martedì 25 agosto 2015

L'uomo che devitalbizzava gli alberi

Dopo cinque anni sono tornato a percorre l'ex sentiero ora brutta strada forestale. Del resto lo zio modernista e crescitista lo dice sempre, in dialetto: dovete capire che qui in montagna la gente ci deve vivere. Corollario: artificializziamo la montagna così sia simile al resto dell'Italia artificializzata, la crescita del teratoma antropico può continuare.

Mentre passeggiavo pensavo al paradosso, uno dei molti per i quali siamo spacciati.
Le masse urbane in crescita esponenziale, impazzita, non hanno alcuna percezione della sostenibilità: è semplicemente scontato avere energia, acqua da bere, potersi fare la grigliata, due docce al giorno quando fa caldo, respirare, la confezione col cibo dentro, piselli o i porcini, salire nella metro a trazione elettrica e che essa funzioni, è la GDO che è la fonte del cibo, della plastica con l'acqua dentro, del furbofono e della batteria per l'auto. Semplicemente non esiste alcuna percezione di cosa sia necessario affinché tutto ciò avvenga.
I gruppi rurali, che vivono in una sorta di paradisi residuali, lì dove una qualche sostenibilità locale esiste ancora, dove si vive quasi in paradisi alte-risorse bassa-popolazione, non hanno alcuna percezione della impronta ecologica delle conurbazioni-tumore e della voragine che ciò sta creando, né del valore del contesto e della condizione in cui vivono. Essi subiscono la fascinazione del finto-plasticato-artificiale-tecnoprogressista-concentrato urbano e smaniano per poterlo realizzare, anche in piccola parte.
Quindi da una parte miliardi di locuste mandibolatrici che danno tutto per scontato (dirittismo), dall'altra milioni di persone che credono che quello sia il non-plus-ultra.
Le prime crescono, le seconde pure. Siamo fottuti.

Osservo che la sia pur ridotta industrializzazione del settore primario nelle Alpi, unitamente con l'aumento delle temperature e la globalizzazione di xenospecie, ha portato alla diffusione pazzesca di vitalba (e di ailanto) anche nei boschi alpini di media quota. Semplicemente contadini e interventi manuali quasi azzerati. Non ci sono macchine per devitalbizzare gli alberi, gli interventi non possono essere che manuali e richiedono e lavoro e manutenzione quasi continua. Il parassita si espande.
Stavo passando per la brutta strada e ... ho visto un abete direi ventennale, completamente coperto di vitalba, ormai un cono di vitalba da qui spuntava qualche ramo e ancora un metro di cima. Con quaranta minuti di lavoro, a mani nude, sono riuscito a liberarlo.
Ho fatto anche un esercizio filosofico: UnBipedinone gnolava perché voleva tornare a casa. Gli ho detto che se avesse voluto darmi una o due mani, avremmo finito prima. Il ragazzo però era pigro. Così dopo qualche aiuto si è fermato a osservare, come gli umarelli dei cantieri. Passava il tempo e si incazzava per il protrarsi della mia devitalbizzazione e pure io stavo per incazzarmi a vederlo lì malmostoso con le mani in tasca. Sono riuscito a mantenere la calma, a rispondergli con calma :- se vuoi andare a casa prima dammi una mano che insieme finiremo il lavoro prima. Macché. Mi è costato fatica e controllo quell'essere paziente e calmo.

Vitalba (Clematis Vitalba) che contiene alcaloidi e saponine che possono provocare lesioni alla pelle. Infatti, alla fine avevo lesioni su sei delle dieci dita. I miei veci erano perplessi :- hai salvato un abete ma guarda a quale prezzo.

Io sono contento di aver salvato quell'abete e di avere annullato quel cono da 10 metri da cui i semi si sarebbero diffusi nel resto del bosco degradato dalla strada.
Porto le mie stigmate da ecologista, faccio una parafrasi al titolo dello splendido neo-vangelo di Jean Giono, UnUomoCheDevitalbizza(va)GliAlberi.

 
 (ferite  ancora in cicatrizzazione sulla mano sinistra e destra a cinque giorni dalla devitalbizzazione)





18 commenti:

  1. Bravo, iniziativa lodevolissima e da imitare da parte di chi ancora riesce a pensare col proprio cervello. Piccolo consiglio: fai come me quando combatto con l'ailanto, per evitare di auto-stigmatizzarsi: usa un bel paio di guanti da giardinaggio. Se le piante sono relativamente piccole io uso il glifosate, l'unico metodo valido. Prova infatti a tagliare un ailanto grande e passa dopo un anno, tutta la zona intorno "esploderà" di nuovi alberi.

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    1. x Arturo Tauro:
      Oh, grande! La prima persona tra i pochi non addetti (sto assumendo, forse sbagliando, che tu non sia un agricoltore/giardiniere) con cognizione di causa che conosce il problema ailanto.
      Un gasista aveva due alberi di ailanto vicino a casa e ha combattuto per anni contro questo flagello. Comunque, a furia di tagliare e ritagliare i polloni, alla fine è riuscito a debellarlo.
      Come apicoltore osservava che l'unico pregio di quell'albero è che le api lo bottinano molto bene (anche se un'altra gasista apicoltrice diceva che il mele di ailanto è mediocre).

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  2. ma non c'era un modo per fare questa cosa senza rovinarsi le mani ?

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  3. Uno con la tua voglia di fare dovrebbe portarsi sempre dietro i guanti.

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  4. Dai Uo', a volte sei troppo esigente, povero ragazzo ha fatto bene a non aiutarti, guarda come ti sei ridotto le mani senza un paio di guanti.

    Ciao snobbo e barbaro.

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    1. Sebbene io abbia imprecato perché srtavo faticando molto e avevo, alla fine già le mani piagate, sapevo che era una scelta mia e non potevo imporla a UnBipedinone.
      Però gli ho lasciato la possibilità di discernere: aiuto papà e andiamo via 20' prima oppure facciouncazz e aspetto 40'?
      Egli ha scelto, io ho dovuto controllare la mia rabbia e fare un esercizio di assumermi le responsabilità delle mie scelte (e le tracce che esse hanno lasciato sulle mie mani).
      Il tuo "Snobbo e barbaro" a me piace sempre moltissimo. Ti lovo quando scrivi così! :)

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  5. Alcanoidi?
    Ma non è che puoi spargere la voce in giro, così i tossici vanno a raccoglierla di loro sponta?

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    1. Alcuni mangiano i germogli di vitalba lessati. Sono un mediocre succedaneo di quelli di luppolo.
      In effetti alcaloidi e saponina la rendono sostanzialmente velenosa.
      Non conosco le eventuali proprietà psicotrope della vitalba.
      Purtroppo le cose peggiori, come vitalba e ailanto (che io paragono agli arabi islamici, per invadenza e dinamica della popolazione) sono quasi sempre neppure inutili ma dannose.

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  6. Non ho letto tutto il post perché troppo lungo.
    Ma mi spiace per le tue mani... sembrano eroiche però!

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    1. Ora sono un campo di battaglia.
      Ieri mi sono scusato con una tanghera per il fatto che fossero ruvide, rugose, etc. Passerà.
      Il lavoro d'ufficio mantiene belle e fini le mani (che piacevano a molte donne). Si infighetteranno velocemente.
      Pagina un po' lunga, ma ho messo insieme varie considerazioni.

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  7. x Arturo Tauro:
    x Francesco:
    x Lorenzo:
    Allora, diciamo che io non amo molto fare quella strada forestale perché ogni volta è rivivere una devastazione di quello che era uno dei più belli sentieri di media montagna che io conoscessi.
    Così a quel punto sono arrivato venerdì pomeriggio, con una passeggiata con i miei veci. Non avevo con me i guanti e così, o sarebbe stato in quel momento o non sarebbe stato forse più. Il famoso attimo (della devitalbizzazione) fuggente.
    Quando vado in giro da queste parti mi porto spesso guanti da lavoro e/o roncola e compio, con amici, delle incursioni.
    Tra le altre cose è un ottimo esercizio ginnastica per i muscoli dell'avambraccio, per i pettorali, per gli arti superiori, in genere.
    Venerdì è stato un tiro alla fune tostissimo per quaranta minuti.

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  8. Io capitozzo gli alianti a mani nude! Pure Apua si spaventa un po'...

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    1. Qualsiasi azione contro gli ailanti è meritoria.
      Cpaitozzi... nel senso che spezzi la parte sommitale?
      L'ailanto è una brutta... "bestia" e ci sono metodi di tentativo di eliminazione che sono contro producenti (ad esempio il fatto di segarli, poi pollonano di brutto dalle radici).

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    2. Io credo che funzioni proprio la capitozzatura.

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    3. Nessuna pianta singola può resistere alla determinazione distruttiva d'un animale che la prenda di petto per lunghi periodi.

      La regola di base è privare dell'accesso alla luce. "Capitozzare" significa, in definitiva, proprio quello -- niente foglie, niente alimentazione. La pianta per un po' resiste e ti fa le boccacce ributtando con un vigore che stupisce, ma se non le dai tempo e la defogli ancora appena butta un germoglio, e poi ancora, e ancora con cadenza fitta e anzi financo maniacale... be', in quel caso non può farcela e schiatta.

      Diciamo, però, che nel frattempo le piante accanto t'ha già messo sotto con la forza del numero...

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    4. Sara, intendi capitozzatura, eliminazione della parte superiore della pianta o, come scrive MKS, la defoliazione della pianta?

      > le piante accanto t'ha già messo sotto con la forza del numero...
      Per quello io paragono ailanto e invasori islamici, ad esempio.
      Ti mettono sotto con la forza del numero.

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    5. La "forza del numero" è una balla, un'altra delle tante che vi hanno instillato nella crapa.

      I nostri antenati hanno deforestato interi continenti, in qualsiasi condizione di vegetazione e popolazione animale, dagli insetti ai mammuth e l'hanno fatto con due stecchi e un sasso.

      Si tratta si motivazione, di determinazione.

      Ma qui torniamo sempre al solito discorso, voialtri avete una mentalità decadente per cui per un dogma di fede noi in questo secolo non possiamo fare una Venezia e non possiamo togliere delle piante dai coglioni. Perché siamo nanetti, siamo debosciati e al massimo possiamo sperare di conservare per un po' di tempo l'esistente, dando per scontato che comunque ci aspetta la morte, rovine, spettri, cimiteri, eccetera.

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    6. Si e no.
      Nel senso che, se vuoi usare un approccio razionale, scientifico,
      10 motivati e determinati

      contano un centesimo di

      1000 motivati determinati

      In realtà non è proprio lineare, ma lo approssimiamo così.

      Il fatto che l'azione congiunta, sinergica, potenzi l'effetto, lo avevano capito i latini simbolizzandolo con i fasci: insieme di verghe che da sole ben poco potrebbero fare che legate insieme diventano uno strumento/arma potente, simbolo poi adottato da Mussolini e dal fascimo.
      Un motto della sinistra è il noto

      "El pueblo unido jamás será vencido" è la stessa cosa.

      Il detto popolare "l'unione fa la forza" idem.

      Diciamo che, dal punto di vista storico, sociologico, ci sono state delle avanguardie, dei visionari, dei condottieri, che hanno sempre poi convinto e trascinato le masse. Anche questo vero.

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