martedì 4 agosto 2015

Puttanescion infrastrutturale

  • I nuovi investimenti nella costruzione di strade in un'area urbana congestionata avranno l'effetto di ridurre la velocità media del sistema di trasporto sia pubblico, sia privato.
    Principio di Lewis-Mogridge


Ascoltavo, cinico, le puttanescion che evacuano gli altoparlanti nelle stazioni :- Dal al del mese di agosto, per potenziamento infrastrutturale, il servizio per verrà sostituito da autocorse.

Stamani ho impiegato 33' minuti in più, +78.6% sul tempo di andata con un cambio. Al giorno saranno un'ora in piu, cinque ore alla settimana, in più di lavoro.
Letteralmente, devono spostare la ferrovia per far spazio ad una nuova strada, altre centinaia di milioni di euro ancora sul catrame. In pochi anni le corsie di catrame, in quel tratto sono passate, per senso di marcia, da tre a cinque, +67% e non è finita. La ferrovia non aumenta di un cazz, da 150 anni, anzi, viene regolarmente smantellata, ridotta, sbocconcellata, tutta l'ingegneria necessaria per un sistema robusto, resiliente e flessibile eliminata.
E' dal dopoguerra che questa antipolitica dei trasporti continua a tagliare il ferro e a pompare, a far crescere il catrame. Una antipolitica che svena le già esangui casse pubbliche in (anti)investimenti pro catrame e pro traffico (privato) su gomma, tagliando quelli sul ferro e, destinando a quelli per le ferrovie, l'80% delle "briciole" all'AV che trasporta il 7% scarso di passeggeri.
Il problema è culturale prima che politico. La Lega ha fatto le peggiori devastazioni possibili al sistema ferroviario in Veneto (qui ad esempio) e in Piemonte. L'Emilia Romagna pidina continua ad aumentare gli investimenti sul catrame rispetto a quelli sul ferro.
A dispetto di scienza e conoscenza. Il_bobbolo vuole catrame e noi glielo diamo.

Ancora una volta non c'è metafora più stringente di questo tumore catramitico, all'ipertrofia stradale che si abbatte, da decenni, sul sistema ferroviario.
Già, potenziamento infrastrutturale. Sì, del catrame.



30 commenti:

  1. Sui forum locali la massa non fa altro che sdilinquirsi, di osannare e applaudire ogni ettaro di catrame in più.
    Più strade e più asfalto per tutti!
    E giù applausi e ovazioni.
    Un chiaro esempio di come ogni popolo ha i politicastri e i governanti che si merita.

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  2. Secondo me è semplice: dipende tutto dal "parco veicoli".

    Se tu spingi la gente ad indebitarsi per comprare l'automobile, poi gli devi dare il modo di adoperarla. Se poi consideri che ogni passaggio prevede una transazione economica, dietro c'è un "business" illimitato come quantità di denaro e di gente che ci mangia sopra. Non a caso un "indicatore economico" (e qui torniamo ai "dotti economisti" demenziali) è dato dal famoso "numero di immatricolazioni".

    Qualsiasi altra forma di trasporto è necessariamente secondaria quando non va a detrimento della industria di cui sopra, quindi direi che è tutto ovvio e lineare. Osservazione piccola, banale ma significativa: senza scomodare le "grandi opere", l'abitudine corrente, poi ufficializzata dai regolamenti, per cui i ciclisti invece di avere un proprio spazio, essendo estromessi dalla strada, occupano i marciapiede, col risultato di espellere dal marciapiede i pedoni, specie nelle categorie deboli come i bimbi e gli anziani.

    Non c'entra ma, parlando di "civiltà", aggiungo che, essendo la bicicletta usata dai "nuovi italiani" per varie ragioni, ormai i furti sono cosi frequenti che si esita a comprare una bicicletta nuova perché comunque appena la lasci incustodita te la rubano, in barba a qualsiasi contromisura antifurto.

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    1. > Qualsiasi altra forma di trasporto è necessariamente secondaria quando non va a detrimento della industria di cui sopra

      C'i sia un non in più.
      Infatti alla radio, in questi giorni, c'è tutto uno sdilinquimento crescitista per orribili notizie come questa.

      Sul lievismo dei reati gravemente diffusi scrissi tempo addietro.
      L'incultura italiota dell'impunità e della irresponsabilità è un ottimo fattore di sostegno per l'importazione di milioni di alloctoni che, non avendo alcuna possibilità di lavoro, non possono che o evaporare o delinquere.
      Questo è il massimo per la sinistra marxista che, ideologicamente, è ferocemente globalista e ostile alle culture e identità del territorio.
      Due piccioni con una fava: distruzione sociale e ugualizzazione al peggio. Gli speculatori, i sacerdi (tua terza categoria) poi che si approfittano dello sfascio campandoci, lucrandoci e fomentandolo.

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    2. No no, è scritto giusto.

      E' secondaria quando non va a detrimento, significa che nella migliore delle ipotesi non frega niente a nessuno delle altre forme di trasporto al netto della distribuzione di soldi tramite il "Pubblico" ma normalmente (e ovviamente) le risorse investite in altre cose (es. treni) non si spendono per incrementare il business delle auto, annessi e connessi.

      La cosa importante da capire è che la "industria" dell'auto, con tutto l'intorno che va dai pozzi di petrolio fino all'urbanistica delle nostre città, ha delle dimensioni cosi colossali ed è cosi connaturata alla nostra società che ha la priorità su qualsiasi cosa, crea e distrugge governi e nazioni.

      Non si tratta di fantapolitica, in Italia abbiamo avuto lo Stato che era proprietario di industrie automobilistiche e nello stesso tempo finanziava direttamente e indirettamente anche le aziende concorrenti, tutto per alimentare il più possibile la "industria" del settore.

      Per questo dico che non ha molto senso la tua lamentela per la ferrovia che fa posto ad una nuova strada. QUALSIASI cosa fa posto ad una strada ma non perché c'è dietro chissà quale ragionamento, si vuole solo portare la gente ad acquistare e consumare più auto e tutti i prodotti collegati. Sempre più auto, sempre più strade, sempre più parcheggi. Non è la ferrovia che viene messa da parte, sono le persone, come dicevo il traffico ci costringe a chiuderci in casa e ci espelle dalle città. L'auto ha la priorità su qualsiasi cosa.

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    3. In retrospettiva io devo essere pazzo ma nella mia pazzia e nella mio piccolo, sono una specie di filosofo nel mio sottrarmi a quasi tutti questi meccanismi anti-umani.

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    4. Condivido con te un aforisma di Oscar Wilde che ho mandato ieri a un artista (nonché tanghero) che ho scoperto essere persona squisita e nobile, accanito "antimodernista", no global, critico ferocissimo rispetto alle puttanescion neoreligiose come i vari fondamentalismi e stupidaggini filomassmigrazionisti, genderisti, antifa, filoislamisti etc.

      Essere in disaccordo con i tre quarti del pubblico britannico [gente] è il primo requisito della sanità mentale.

      Cioè se tu non ti conformi alla stupidità diffusa, dal gregge verrai considerato pazzo.
      Tu puoi farne vanto e motivo di orgoglio.

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    5. UomoCoso, come dicevo altrove, non conformarsi implica il prezzo della a-socialità, che a sua volta normalmente implica una reazione, un "feedback", di esclusione, cioè se tu non ti conformi non puoi frequentare posti e persone e fare le cose che fanno gli altri, quando non frequenti e non fai le cose che fanno gli altri, diventi un reietto, un emarginato.

      Scegliere più o meno consapevolmente di diventare un reietto, di farsi emarginare, di pagare il prezzo in termini sociali del comportamento non-conforme, è sintomo o di assoluta sanità mentale o di pazzia, dipende da come la vuoi girare.

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  3. UUIC: "Il problema è culturale prima che politico."

    Questo accade ad ampio spettro, non solo in merito alla questione specifica. La cultura [1] è la programmazione di base del nostro cervello, quella che guida i ragionamenti spontanei e la loro direzione. La cultura si trasforma [2] col passare del tempo, ma è un processo lento, salvo in presenza di "scrolloni" (=tragedie) che sarebbe meglio evitare perché, al di là di quanto possa essere emozionante leggerne i resoconti rimaneggiati sui libri di storia, sono un rullo compressore sulla qualità della vita delle persone che si ritrovano a viverli.

    [1] intesa nel suo vero significato, che non è istruzione, ma senso della normalità e dell'anormalità, del giusto e dello sbagliato, è quell'insieme di automatismi mentali determinati dall'immesione precoce in un determinato ambiente, bla, bla
    [2] non necessariamente in meglio, non necessariamente in peggio -- dipende dalle circostanze e dal... concetto culturale di meglio e peggio che portiamo dentro di noi

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    1. MrCoso, no. Il "meglio e peggio" non sono relativi.

      Per esempio, se io mi sottopongo ad una procedura che mi sottopone ad un rischio di menomazione o morte, devo avere una ragione per cui il vantaggio è molto grande rispetto al rischio che corro.

      Altro esempio, in ogni cosa c'è un limite quantitativo, se io metto un cucchiaino di zucchero dentro il caffè una volta al giorno non succede niente, se mettessi un cucchiaino di caffè dentro una tazza di zucchero, dieci volte al giorno, probabilmente finirei male abbastanza in fretta. Questo si traduce nel fatto che troppo di qualsiasi cosa ti ammazza e se ti chiedi come si misura il "troppo", è quando gli effetti negativi pareggiano gli effetti positivi.

      La parola "cultura" si rifà al concetto di coltivare le piante. La pianta non chiede di essere coltivata, poi arriva qualcuno che la taglia e se la mangia. Allo stesso modo le persone "coltivate" per essere servi e consumatori, crescono nell'orto del "lavoro - guadagno - pago - pretendo" e vengono mietuti sempre nella metafora di Matrix.

      Non c'è una logica dietro la faccenda dei "trasporti", tranne quella del "consumo-vendita" e di tutto lo smisurato intorno. I treni non si consumano e non si vendono, l'unico "intorno" che hanno è quello dei dipendenti pubblici e delle commesse statali, entrambe le cose possono esistere ugualmente anche se non si muove nemmeno un treno.

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    2. Cultura ha un etimo inequivocabile, come sottolinea Lorenzo.
      Wendel berry, racconta dello sradicamento dalla Terra come il primo fattore filosofico di inquinamento. Una specie che ha perso il senso del tempo, del ciclo vita morte, quindi la dimensione spirituale.

      La distruzione della mobilità e l'antipolitica dei trasporti che lo anima, le scelleratezze che porteranno ad un ulteriore peggioramento del traffico, del defici ecologico, all'ulteriore aumento dei tempi di percorrenza, dei costi, sono proprio una dimostrazione dei non-ragionamenti e dei mestieranti del potere e del bobbolo che li esprime.
      Come ecologista osservo che una "cultura" di sradicati dalla terra è una cultura demenziale che peggiora - in un sistema che si autoalimenta - la demenza delle persone e aggrava e degrada il sistema nel suo complesso.

      No, non c'è una logica che non sia la massimizzazione nei tempi più ridotti di alcune utilità per sparuti gruppi di persone e un ulteriore grave peggioramento complessivo, sistemico.
      In altre parole lavorare e applaudire per l'aumento dei problemi.

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    3. UomoCoso, adesso mi tocca dire una cosa che non ti piace: è chiaro che i tuoi discorsi perdono forza quando si infrangono nella tua stessa incoerenza.

      Tu prima di essere "ecologista", qualsiasi cosa voglia dire, sei "edonista", ti piace godere e se per godere devi entrare nel circolo del "consumo", lo fai.

      Non serve che tu dica che ti sottoponi a privazioni e ordalie, ai miei occhi non acquisisci dei meriti che puoi spendere nei tuoi momenti di edonismo.

      Il fatto è che, come ti dicevo in passato, ogni cosa ha un prezzo. Per mettere in discussione il fatto che gli esseri umani sono secondari rispetto al meccanismo del consumo e nello specifico che le auto vengono prima di qualsiasi cosa, comprese le persone, devi rimettere in discussione TUTTO, non basta che ti mettano un trenino pulito e puntuale sulla tratta casa-lavoro.

      Io so quale è la mia "superficie esposta", quando dipendo io dal mondo attuale. Non so quanto sia per te e per gli altri lettori del blog.

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    4. Prego leggere qui:
      http://27esimaora.corriere.it/articolo/i-nostri-figli-dai-nonni-noi-su-e-giu-dalla-citta-diario-di-una-mamma-stanca/

      Errore che la maggior parte dei lettori compie: si ragiona come se le necessità della donna in questione siano fortunatamente assolte dagli strumenti di cui la donna dispone. Invece è il contrario, la donna non si rende conto di vivere in funzione delle cose. Ovviamente non solo lei, tutti.

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    5. Se io fossi un ecologista coerente al 100% coerente dovrei diventare stragista e quindi suicida.
      Ho già scritto molte volte che l'associazione edonismo-consumismo è uno dei falsi ideologici di massa funzionali al consumismo. In un numero straordinario di casi, l'edonismo e il consumismo sono incompatibili.
      Sì, bisognerebbe mettere in discussione tutto; tu stesso hai sottolineato più volte che l'unica possibilità è quella di far funzionare meglio il sistema, senza radicalismi o utopie.
      Io penso che una mobilità intelligente e sostenibile e di qualità come quella del trasporto ferroviario in una urbanistica intelligente con una popolazione sostenibile (che non c'è alcun sistema di mobilitità sostenibile e gradevole, efficiente se il teratoma umano continua a crescere oltre all'aberrante attuale) sia funzionale ad una mobilità intelligente e sostenibile e di qualità e che ciò sia utile alle persone oltre che all'ambiente dal quale dipende la (soprav)vivenza delle persone.

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    6. Secondo me non intendiamo la stessa cosa quando si dice "mettere in discussione tutto". La prima cosa che bisogna mettere in discussione sono le persone, non nella loro esistenza fisica ma nella loro "cultura", inteso nel senso della coltivazione. E qui casca l'asino UomoCoso, te non puoi essere "ecologista" non per la strage ma per la tua socialità. Non stragista dovresti essere ma a-sociale, cioè non coltivare nessuna relazione perché nel farlo necessariamente devi conformarti al/ai modello/i culturale/i.

      In questo vedo la futilità di queste discussioni.

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    7. Che poi non vale per te, vale per tutti tranne i casi borderline o pazzi dichiarati come me, per i quali non è un problema essere a-sociali. Io credo che una minoranza consistente di persone potrebbe rinunciare alle "cose", inteso come "cultura del consumo" ma pochissimi sono disposti a pagare il prezzo in termini di socialità che questa rinuncia comporterebbe. Viceversa, se vuoi frequentare devi essere figo e presentarti allo "ape" con l'abbigliamento e gli accessori adeguati. Eccetera eccetera.

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    8. Quale sarebbe l'ecologia dell'asocialità? Un'ecologia che nega il nostro imprinting, la nostra etologia?
      Noi siamo dentro un modello culturale, non possiamo non esserne influenzati.
      De Martino, grandissimo antropologo gloria d'Italia, nella sua ricerca e studio sulle culture, arrivò, nel suo relativismo, ad un punto fermo: non possiamo non avere un nostro punto di vista che è il punto di vista della nostra cultura.
      Per questo, prima così osannato dalla sinistra, venne odiato da questi. Perché era arrivato, con scienza e conoscenza, alla questione delle radici e dell'identità, uno dei belzebù del globalismo internazionalista ugualista dei sinistri.

      Mi fa sorridere, perché tempo addietro dicevi che non si può essere asociali. O, almeno, non troppo.

      Infine, non puoi non consumare.
      E qui si ritorna alla minima impronta ecologica che cresce esponenzialmente con la crescita esponenziale delle locuste mandibolatrici-asfaltatrici-cacanti-etc. homo.
      Mentre non si puà non consumare, si può arrivare a far decrescere la popolazione e farlo in modo "dolce" ovvero usando la potenza dell'esponenziale a base inferiore a uno.
      Avere uno o due figli massimo per donna per qualche generazione.

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    9. Non ci siamo capiti. Io ho detto che l'essere umano è un animale gregario. Infatti tradizionalmente l'isolamento e l'ostracismo sono usati come punizione.

      Ma di fronte ad un comportamento sbagliato hai due alternative, o ti conformi o non ti conformi. Portando la cosa all'estremo, è la famosa questione del soldato che si trova a dovere eseguire degli ordini sulla base della "obbedienza" che gli viene richiesta ed imposta. Nel nostro ordinamento al soldato viene contemporaneamente richiesto di obbedire agli ordini pena la corte marziale e di disobbedire agli ordini che sono palesemente criminali perché se non lo fa viene considerato responsabile di crimine di guerra. A quel punto c'è sempre e comunque un prezzo da pagare, che tu esegua o che tu ti rifiuti, perché non c'è modo di uscirne indenne.

      Ora, tornando a noi, è ovvio che per il solo fatto di vivere tu consumi.

      Però quello che io ti farei notare è che tu sei completamente focalizzato sulla questione demografica mentre fai finta di non vedere quanto costa (per esempio) uno dei tuoi eventi danzanti, che non hanno alcuna utilità pratica se non quella di essere un rito e quindi strumento di certi rapporti sociali.

      Se tu fossi veramente ecologista dovresti trarre le conclusioni per qualsiasi cosa, non selezionare gli ambiti e le cose che ti fanno comodo (relativamente).

      Per essere coerenti su qualsiasi cosa, in una situazione dove questa coerenza ti dovrebbe portare a rifiutare tutti o quasi i riti della socialità contemporanea, devi essere necessariamente a-sociale. Viceversa, il fatto di frequentare la gente ti obbliga a condividerne in tutto o in parte le abitudini, quindi ad essere necessariamente incoerente.

      Certo, possiamo creare un livello soprastante e dire che si può essere coerenti nell'essere incoerenti.
      :)

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    10. La linea di pensiero è ovvia:
      Facile parlare di decremento demografico quando si pensa a se stessi come uno degli eletti che non solo eredita la Terra (e la terra) ma che ha il potere di godere di qualsiasi godimento (o di non farlo) con un semplice atto di volontà.

      Cioè PRIMA di rinunciare alle persone, si può rinunciare a tante altre cose a meno che tu non dica che preferisci rinunciare alle persone invece che rinunciare a (esempio) il gelato al pistacchio. Però se tu proponi di fare a meno di Mario perché tu devi avere il gelato, allora Mario ti risponde che lui fa a meno di te perché deve avere il bombolone.

      Chiaro?

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    11. > l'isolamento e l'ostracismo sono usati come punizione.

      Non solo quelli.
      Anche la convivenza forzata di molte persone in spazi più o meno angusti è una forma di punzione. Isolamento e... "costipazione".

      > tu sei completamente focalizzato sulla questione demografica


      Tempo addietro mi chiedevo quale, tra l'austerità (radicale) e la decrescita demografica vincesse come utopia.
      Osservando che paesi evoluti come Giappone, Germania, Italia, etc. sono da anni in sensibile decrescita demografica (se non fosse per lo tsunami migratorio che stravolge le prime due) la mia conclusione è che la decrescita demografica è più realizzabile della austerità radicale.
      Non solo, essa è matematicamente vincente, poiché lavora sul numero di homo e non sulla impronta ecologica di ciascuno che NON è comprimibile sotto una certa soglia.

      > mentre fai finta di non vedere quanto costa (per esempio) uno dei tuoi eventi danzanti
      I miei eventi danzanti costerebbero relativamente poco, se vivessi in città. Molto poco.
      La danza, la musica sono arti praticamente immateriali.
      Anzi, gli scenari di decrescita serena dicono proprio che è importante trasferire "il piacere" dal consumo di oggetti materiali ad attività immateriali.

      Alcuni gasisti che fanno decrescita molto radicale sono assai spartani e sobri e, in un certo senso, realizzano quanto tu indichi.

      > tu proponi di fare a meno di Mario perché tu devi avere il gelato, allora Mario ti risponde che lui fa a meno di te perché deve avere il bombolone

      La mia posizione - del resto superata dagli eventi, visto che l'esplosione demografica afro-asiatica sta iniziando timidamente a riversarsi sulla scatola di sardine europea e il rientro dolce è una chimera in Africa e Asia- è che Maria non deve mettere al mondo altri figli oltre a Marco, come Khadija non dovrebbe mettere al mondo un altro figlio oltre a Mohammed etc.

      Perché altrimenti Mohammed e Marco e altri milioni si trovano a tirarsi i pugni prima, poi i missili perché entrambi vogliono più gelato e più bombolone quando in realtà i campi che hanno edificato per le loro case autostrade stadi e outlet producono MENO gelati e MENO bomboloni.

      Una volta che milioni milioni di Marco e milioni di Mohammed (in casa del primo, v. tsunami migratorio) competono per du bomboloni e tre vaschette di gelato, la regola diventa Mors tua vita mea.

      Chiaro?

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    12. UomoCoso, è chiaro ma continua ad essere incoerente. Non farne una questione personale, non sei tu, è tutta la faccenda, è il nostro (mi ci metto anche io) modo di vivere e di pensare ad essere incoerente. Può essere più o meno evidente.

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    13. Nessuno può essere completamente incoerente (è una forma di malattia mentale) o completamente coerente (i sistemi biologici NON rispondono alla logica aristotelica).
      La questione è capire, nell'intervallo tra i due estremi, come posizionarsi.

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  4. Stare insieme con persone godibili è bello ma tornare a casa propria nel fresco di in temporalee dormire di gusto nel proprio letto… non ha prezzo.

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  5. Comunque nel momento in cui i consumi crolleranno forse crolleranno almeno per i comuni mortali i rapporti basati sul censo o sullo sfoggio di cazzate. Addio a sofisticazioni inutili e si a serate passate a giocare alle carte come i nostri nonni

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    1. Prima di fare crollare i consumi chi di dovere scatenerà l'apocalisse, tenendo sempre presente che l'Italia è periferica rispetto al "mondo" nel suo insieme, per cui un calo dei consumi da una parte si può compensare con un aumento dall'altra. Non a caso la FIAT ha cessato di esistere e non ha più nessun legame con Torino ne con l'Italia, essendo una holding che controlla oltre 90 marchi sparsi per il mondo.

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    2. Lorenzo: "Non a caso la FIAT ha cessato di esistere e non ha più nessun legame con Torino ne con l'Italia, essendo una holding che controlla oltre 90 marchi sparsi per il mondo."

      Il che dimostra quanto siano stati utili gli "ajuti" che abbiamo così liberalmente "donato" alla famiglia Agnelli nel corso dei decenni. Giusto per fare un esempio, perché chissà quante sono state, sono e saranno le "famiglie Agnelli". Epperò ora abbiamo il "debbido bubbligo" da ripagare (la Fiat nella sua nuova incarnazione contribuirà a ripagarlo, visto che parte di quel "debbido" è stato contratto per gli "ajuti" che ha ricevuto?).

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    3. Anzi, più che la Fiat sarebbe la suddetta famiglia, ovvero persone in carne ed ossa, che dovrebbe restituire gli "ajuti" ricevuti facendo fronte con le proprie personali sostanze in Italia e all'estero. Ovviamente non ci credo neppure mentre lo sto scrivendo, anche se ho molta fantasia.

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    4. Come dicevo, lo Stato italiano è stato proprietario del maggiore gruppo industriale europeo, uno dei più grandi al mondo e cioè l'IRI. C'è stato un tempo in cui lo Stato fabbricava veicoli e nello stesso tempo sovvenzionava le industrie concorrenti, al fine di massimizzare le vendite (o le immatricolazioni) di questi prodotti, non importa chi, come, dove, quando e perché.

      Dal punto di vista della "politica" di quegli anni, gli "investimenti", leggi soldi buttati in giro a caso senza speranza ne di restituzione ne di sviluppo, avevano lo scopo di garantire la "Piena Occupazione" e, in subordine, tramite determinati espedienti, anche la "Redistribuzione del Reddito", vedi appunto la leva della svalutazione e la famosa "Scala Mobile".

      Prego notare due fenomeni:

      In Italia e nel mondo intero ci sono milioni di nostalgici dei vecchi tempi, un po' come i vecchi col petto coperto di medaglie di latta che manifestano al Cremlino il proprio rimpianto per Stalin.

      In Italia e nel mondo intero l'industria dell'automobile e il suo intorno sono cosi preponderanti che come dicevo creano e distruggono governi e nazioni e i provvedimenti e gli incentivi, non importa se assegnati agli Agnelli o alla Volkswagen, sono solo la conseguenza del fatto che le auto hanno la priorità su tutto, comprese le persone.

      Chiudo sottolineando che c'è questa corrente di pensiero che vuole la abolizione degli Stati-Nazione per costituire degli aggregati amministrativi e burocratici che inglobano cose e persone senza nessun vincolo o criterio. E' la logica de "cittadini del mondo". Se siamo cittadini del mondo, anche la FIAT è cittadina del mondo. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.

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    5. x Michele Giovannelli:
      > crolleranno almeno per i comuni mortali i rapporti basati sul censo o sullo sfoggio di cazzate.

      Sì.
      Devo dire che dal punto di vista ecologico, il biocidio in atto è in gran parte dovuto ai non ricchi. In altre parole la massa ecocida del ghiacicone antropico è solo in piccola parte quella del vertice, della parte superiore. Questo pattern è comune a tutte le società: le masse iraniane, ad esempio, sono più ecocide dei milionari iraniani, per quanto essi riescano a sperperare.

      x MrKeySmasher:
      Già, i famosi "aiuti di stato", così cari a destra, centro e sinistra nel loro riformismo moderato che non è altro - per dirla alla Grillo - un tentativo di riformare la cacca. Si arriva in breve al ruolo tra capitalismo e stato, al dipolo capitalismo - operaismo che dipende da esso, al crescitismo, etc. .

      x Lorenzo:
      Già, il globalilsmo, con i pro e i contro.
      L'autossicodipendenza è un fenomeno planetario, di specie. Essa regola dispoticamente in ricca compagnia il degrado di corpi, menti e ambiente.
      Ovviamente, i problemi vanno sempre con i problemi, come le cose buone si accompagnano sempre con altre cose buone.
      L'autossicodipendenza, va con tante cose, ad esempio, con consumismo, dirittismo, antiurbanistica, etc.

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    6. Il "globalismo" non ha nessun pro.

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    7. Per risponderti dovrei fare l'avvocato a difesa del modernismo.
      Non sono certo il migliore di questi avvocati.

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Rumore, robaccia fuori posto, pettegolame, petulanze, fesserie continuate e ciarpame vario trollico saranno cancellati a seconda di come gira all'orsone.