venerdì 7 agosto 2015

Prima, dopo

Non c'è esempio più chiaro di come il tumore modernista, crescitista, tecnoprogressista sia semplicemente incompatibile con bellezza e natura. L'artificiale morto e orribile che cresce a detrimento del vivo e bello.
W la crescita!
Già.

 

88 commenti:

  1. Quando si dice...

    Sono stata a Venezia al rientro in patria. In Piazzale Roma ci siamo passati solo a tarda notte e in piena corsa per prendere il treno, e tale scempio non l'ho notato.
    Certo, almeno potevano fare un po' meglio e costruire nello stile appropriato...
    ...Venezia, tra parentesi, e' bellissima (e assaltata dai turisti).

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    1. > e tale scempio non l'ho notato.
      Pare che abbiamo tolto dei teloni o similia solo ieri.

      > fare un po' meglio e costruire nello stile appropriato...
      No
      Proprio no.
      Non c'è da costruire proprio nulla a Venezia, men che meno 'sti merdosi, orripilanti parallelipedi razional-modernisti.
      Anche considerando la quantità enorme di edifici da recuperare.

      Venezia è anche aree vuote e verdi (foto a sinistra, albero, muratura con rampicanti) e le aree verdi e non occupate / vuote contribuiscono alla qualità di un paesaggio urbano (si veda il caso orribile dell'ex ex bosco di Gioia a Milano.
      Il fill-in è infatti uno dei segni della peggiore antiurbanistica crescitista.
      Come ecoplogista ed esteta sottolineo ancora che il cemento e il nuovo non solo non deve crescere ma, in gran parte, andrebbe abbattuto e rinaturalizzato. Togliere parallepipedi e cubi orribili e fare parchi, campi, boschi, campielli.

      Uno non prende un Tiziano, un Duerer o un Monet e lo fa crescere, appicicicando a fondo tela una "crescita" della tela, no!?

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  2. a Venezia ci sono altri casi così

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  3. UomoCoso, questo argomento merita una trattazione un po' tecnica.

    Prima cosa, dobbiamo decidere se l'Italia è un organismo vivo o un organismo morto. Se è vivo, deve evolvere, adattarsi, crescere certe parti, scartare altre parti, eccetera. Se è morto lo possiamo congelare, mettere sotto formalina e tenerlo li, in esposizione.

    Se vogliamo conservare Venezia o qualsiasi altro luogo, bisogna togliere gli abitanti e tutte le funzioni di una città "viva", trasformare Venezia in un museo a cielo aperto, con tutti i corollari rispetto alla conservazione dei reperti e dell'andirivieni dei visitatori.

    Se invece Venezia è una città viva, è solo normale che gli edifici vecchi siano demoliti e sostituiti, cosi come sicuramente i veneziani di oggi non usano tubi di piombo per gli impianti delle case ma usano tubi di plastica, ogni volta che possono. Cosi come i veneziani di oggi sicuramente non usano il camino, la stufa o il braciere per scaldarsi in inverno ma avranno installato degli impianti di riscaldamento di foggia e specifiche variamente "moderni".

    Poi possiamo anche discutere su cosa sia bello e cosa sia brutto. Ma una cosa "bella" è un esercizio di stile inutile se nello stesso tempo è inutilizzabile, come il palazzo di Versailles dove all'interno l'acqua ghiacciava in inverno o come gli utensili "di design" che non ti stanno in mano o anche come le case dei primi "razionalisti" che dopo pochi anni cadevano a pezzi per via della fragilità delle soluzioni utilizzate e dei materiali.

    Giriamo sempre attorno al concetto di "crescita". Se intendiamo l'aumento di dimensione, una questione quantitativa, ovviamente in Italia non c'è spazio. Se invece intendiamo "crescita" come "cambiamento", è necessario perché l'alternativa è la morte e il congelamento, l'imbalsamazione.

    A questo punto si tratta di "cambiare" in maniera più o meno furba.

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    1. > Se vogliamo conservare Venezia

      Sì, la questione è se vogliamo conservare una delle città più belle del mondo o ... se non la vogliamo conservare.

      Poi uno può anche prendere un Guarneri del Gesù e poi credere che sia opportuno "farlo vivere", sostituendolo con una Stratocaster
      Ah, ma non si può mica suonare il rock con un Guarneri del Gesù.
      Già.

      > Se intendiamo l'aumento di dimensione, una questione quantitativa, ovviamente in Italia non c'è spazio.

      Sì, questo è proprio un caso di nefasta crescita quantitativa.
      E' stato distrutto per sempre un giardino per aumentare volumi, capienza, etc.
      Poiché gli spazi sono finiti, distruggi una area verde, viva, con capacità fotosintetica, con capacità di decoro, di raffrescamento e ci metti un orribile parallelepipedo modernista.
      Lo spazio che non c'era è stato recuperato a spese della distruzione di un terreno biologicamente vivo.

      Ovviamente mi rifiuto di credere che i proprietari di quell'albergo rischiassero l'indigenza e il morir di fame per l'albergo Santa Chiara come nelle condizioni precedenti.
      Ora ci sarà meno capacità fotosintetica, più carico antropico, più produzione di CO2, meno verde in città, effetto isola di calore aumentato. Tutte "crescite" di cui c'era straordinariamente bisogno.

      Crescita da... ingordigia.

      "La logica economica vi direbbe di investire sul fattore limitante. La vecchia politica economica di costruire più pescherecci ora è antieconomica, quindi dobbiamo investire in capitale naturale [la ricostituzione della fauna marina / stock ittici, NdUUiC], il nuovo fattore limitante."

      Economia per un mondo pieno
      Herman Daly

      http://ugobardi.blogspot.it/2015/08/economia-per-un-mondo-pieno.html

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    2. Se Venezia è una città significa che NON si può conservare.

      Il concetto di "conservazione" è logicamente incompatibile con il concetto di uso.

      Le cose che usi non si conservano, si trasformano, si "usurano", il termine è auto-esplicativo, viceversa, quelle che vuoi conservare non le puoi usare, le devi tenere da parte, ancora come dice il termine medesimo.

      Per conservare Venezia senza trasformarla bisogna rinunciare ad abitarla, deve diventare un museo e quindi avere lo scopo della conservazione.

      Se gli Italiani non fossero imbottiti di fanfaluche capirebbero che analoga considerazione deve essere fatta per l'Italia in generale e che le idee e i comportamenti contraddittori, mutualmente esclusivi, oltre ad essere manifestazione di pazzia sono anche controproducenti, auto-lesionistici.

      Ci possono essere solo due opzioni, quello che vogliamo conservare deve essere sottratto all'uso. Quello che vogliamo usare deve essere pensato e gestito per ottimizzare le condizioni di uso, sottratto a qualsiasi logica di conservazione. In sub ordine, bisogna essere bravi sia a conservare che a progettare e gestire l'uso.

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    3. Si può anche concepire una realtà nella quale alcune cose le usi e altre le metti da parte per godertele con amore e cura, oppure le metti proprio da parte e le dimentichi (anche per il loro bene). In questa similitudine, immagina le aree da antropizzare come le "cose da usare" nel quotidiano, le aree "monumentali" [1] come le cose da tenere in maggiore considerazione e da godere come se fossero "gli abiti della domenica", le aree naturali [2] come le cose da mettere da parte e dimenticarsi [3]. Ogni territorio amministrato come si deve, a mio avviso, dovrebbe tenere conto d'un approccio di questo genere.

      [1] da capire anche bene e con larga condivisione di intenti cosa è da considerarsi "monumentale" e cosa no, anche tenendo ben presente fin dove ci si può spingere nel sostenere i costi di mantenimento, che obbligheranno a restringere il raggio della conservazione.
      [2] che nella nostra condizione territoriale non si può fare a meno di considerare prioritario ampliare, al costo d'una riduzione dell'antropizzazione
      [3] anche perché costituiscono un "serbatoio di sicurezza" del quale oggi stupidamente crediamo di poter fare a meno

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    4. Non capisco. Quali "aree da antropizzare"? Mica si parla di un eso pianeta da colonizzare, si parla dell'Italia e di Venezia, non c'è più niente che non sia già antropizzato, l'alternativa è tra usarlo o non usarlo.

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    5. L'alternativa è tra continuare a importare in modo del tutto intenzionale e pianificato (come si sta sciaguratamente facendo) milioni di persone ogni pochissimi anni, oppure lasciare che le spinte etologiche facciano il loro corso (ovvero che la popolazione presente in Italia possa decrescere spontaneamente come stava timidamente iniziando a fare [1] e come avrebbe continuato a fare a velocità crescente quando noi figli dell'incosciente baby boom degli anni '50-'60-'70 saremmo giunti alla fine del nostro ciclo vitale, mediamente tra venti o trent'anni).

      [1] anche, se non in massima parte, in conseguenza dei mutamenti comportamentali determinati dallo stress del sovraffollamento, sono convinto

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    6. Aggiungo che ci sono diversi livelli di "antropizzazione" -- un prato da sfalcio, un castagneto... sono un tipo di antropizzazione ben diverso da quello d'un condominio o d'un'autostrada.

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    7. Gli immigrati non li collocano certo nel cubo a Venezia, invece li portano nottetempo in giro nei Comuni della anonima provincia italiana e li mettono ovunque ci sia posto, alberghi, case popolari, oratori, colonie, eccetera. Qui da me ce ne sono un tot alloggiati dentro un oratorio, con fuori un container che credo serva per i bagni. Tutto fatto in silenzio, lo scopri solo quando ne vedi un capanello sulla strada.

      Comunque l'ho detto e lo ripeto, questi non sono "migranti", non sono "profughi" e nemmeno "poveri" per i loro standard, sono gente che viene reclutata e trasportata in Europa da una organizzazione che gestisce una logistica altrimenti impossibile, per essere adoperata come arma demografica.

      E' ovvio che chi sta gestendo la giostra vuole portare il tutto alle estreme conseguenze e quindi si adopera perché da una parte gli Italiani e gli Europei abbiano la percezione che sia "giusto" accogliere il "profugo", tramite propaganda martellante, dall'altra si adopera perché l'eventuale reazione avvenga quando ormai è troppo tardi e per ottenere questo risultato occorre ridurre al minimo gli eventi significativi che svelano le loro intenzioni e invece propagandare al massimo quelli che gli fanno gioco, come i "naufragi" o gli "episodi di razzismo".

      Ennesima riprova di come i "complottisti" che fanno risalire i nostri problemi alla "finanza speculativa" e alle "banche" con le loro "politiche neo-liberiste" siano sostanzialmente dei cretini che guardano il dito e non vedono la luna. D'altra parte sono gente come Vauro, gente che vive di demolizione.

      Riguardo al prato, al castegneto, eccetera, sono tutte cose prodotte dall'uomo, quindi già antropizzate. La "densità" della antropizzazione dipende solo dal caso, qui dove abito hanno fatto un parco su degli spazi che sono rimasti non edificati solo perché c'era una discarica e degli scarichi fognari. Ci hanno messo degli alberi ma a poco a poco stanno aggiungendo laghetti, strade e stradine, vedremo quanto ne rimarrà in futuro.

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    8. > Gli immigrati non li collocano certo nel cubo a Venezia

      Si tratta di migranti ricchi a tempo.
      Il Club di Roma & MIT (v. qui) e altre scuole / laboratori (come si traduce in italiano think tank?) ci hanno allertato da tempo sul fatto che l'esplosione demografica (nuovi ricchi e benestanti compresi) avrebbe portato all'usura, al collasso monumenti, parchi naturali, citta' d'arte, etc. .
      La crescita della domanda qui e' diventata crescita dell'artificiale, orribile e morto proprio a scapito.... di un parco, di una zona biotica, di un angolo di bellezza, etc.

      > Riguardo al prato, al castegneto, eccetera, sono tutte cose prodotte dall'uomo, quindi già antropizzate.

      Ora, m chiedo se sia una fregnaccia provocatoria oppure che senso ha questa frase?
      Ci sono livelli biologici assai diversi tra un giardino, con albero, forse vite americana e un parallelepipedo con struttura in CA che, non solo distrugge la zona biotica/fotosintetica ma su di essa pone una struttura che aumenta ulteriormente il carico antropico.

      Poi, Lorenzo, poi anche scrivere che un ailanto che cresce ai margini di un parcheggio di un centro del consumismo commerciale e' una pascolo contornato dfa beti e faggi in appennino sono ... parimenti umani.
      Il fatto che il Grande Programma prevede la crescita senza fine del tumore, senza fine e senza confini non significa che oltre all'alienazione della periferia costipata padana, ad esempio, si deva procedere all'alienazione, al degrado e alla crescita della merda anche a Venezia.

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    9. Bah UomoCoso, sputare anche sul turismo, nella condizione in cui siamo è da malati di mente.

      La differenza tra il prato e l'albergo è solo UNA, il posto dove si trova il prato non interessa a nessuno, non ha un valore commerciale e quella è l'unica ragione per cui è ancora un prato.

      A volte mi sembra UomoCoso che tu e i tuoi colleghi "ecoCosi" abbiate perso il senso della realtà, ci sono valli alpine, per esempio dove si trova Aprica, che sono state coperte di edifici quando ai locali è sembrato un affare vendere i prati agli immobiliaristi. Gli immobiliaristi hanno costruito e per un po' la località è andata di moda, adesso la moda è passata e una buona parte degli edifici, che nel frattempo decadono, sono vuoti.

      Secondo ma non parliamo delle stesse cose e non usiamo la stessa lingua. Io sono nella ottica di prendere una macchina scassata e cercare di farla funzionare, invece non capisco tu in che ottica sei visto che tutto quello che scrivi si pone in una dimensione onirica dove non esiste il genere umano e nello specifico, l'Italia e gli Italiani.

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    10. Probabilmente ho scritto cose incomprensibili, perché questa volta ho parlato di pere e mi si è risposto in merito ai cristalli di quarzo.

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    11. L'ho detto, io vi leggo ma non vi capisco. Parliamo di cose diverse usando lingue diverse. Dal mio punto di vista io osservo un certo schema nelle cose e mi pongo l'obbiettivo di correggere le parti sbagliate. Non mi pongo l'obbiettivo di immaginare un altro mondo con tutto un altro schema nelle cose, un mondo che non è mai esistito e che non esisterà mai.

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  4. In effetti non se po' guarda'. Buttate subito giù quel vecchio hotel che rovina l'estetica futurista di quello splendido cubo dal design minimalista.. ;)

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    1. C'e' una pagina di FB dove il sarcasmo su questa devastazione ha trovato un canale in cui sfogarsi.
      In una delle foto hanno preso piazza San Marco e sostituito il PalazzoDucale con un robo modernista.
      Oh, molto piu' efficiente, piu' capiente, persino in classe A++. Una operazione... di ecologia del fare. :)

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  5. Ma com'e' stato possibilie?

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    1. Perché non dovrebbe essere possibile?
      (non è una domanda retorica)

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    2. Ti avevo gia' risposto sopra.
      L'abergo Santa Chiara andava benissimo come era e non era certo nelle condizioni di dover chiudere per fallimento per assenza di clienti se non avessero costruito quell'orripilante superfetazione modernista accanto.
      Immagino che l'unico spaventoso problema del Santa Chiara sara', quasi certamente stato, quello di avere il tutto esaurito per un numero elevato di settimane all'anno.
      E' stato posisbile perche' si e' distrutto un piccolo giardino residuale e un pezzettino secolare di paesaggio e "fatto crescere" il coso per l'ingordigia di proprietari/azionisti e altri pochissimi interessati all'operazione. Classica operazione di distruzione di un bene comune e di trasferimento di utili e lucro nelle mani di pochi devastatori.

      Venezia vive cosi' come e'.
      E' la mistica del fare: le persone vivrebbero meglio se facessero meno (problemi, disastri e scempi).

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    3. Io contesto che si tratti di un "orripilante superfetazione modernista", contesto che non si debbano costruire nuovi edifici, contesto che si debbano mantenere quelli vecchi. Tutto questo nella ipotesi iniziale che Venezia sia una città abitata.

      Se invece Venezia è un museo, allora nessuno deve toccare niente tranne i restauratori e i visitatori devono entrare, fare un giro e uscire, arrecando meno disturbo possibile.

      L'affermazione "Veneiza vive cosi come è" è un paradosso. Se vive, non può rimanere cosi come è, ogni giorno bisogna sostituire qualche pezzo con un pezzo nuovo. Per farla rimanere cosi come è bisogna che cessi di vivere. Mai sentito dire "Panta Rei"?

      Se non ci arrivi, pazienza.

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  6. Lorenzo,
    Sei tu che non VUOI arrivarci.
    Nel caso specifico non c'era nessun pezzo vecchio da sostituire.
    Non c'era da approntare una fogna, o da mettere la banda larga.
    Nessuna opera indispensabile.
    E' stato un Ampliamento, capisci? Solo un fottutissimo ampliamento.
    E comunque certi architetti andrebbero buttati giú dai loro stessi edifici.

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    1. Che gli architetti, gli ingegneri, i dirigenti degli uffici tecnici e compagnia cantante, siano generalmente non all'altezza del loro compito, E' TUTTO UN ALTRO PAIO DI MANICHE e,anzi, è tutto causa-effetto del meccanismo per cui i famosi "dati statistici" ci dicono che le scuole italiane sono un disastro e diplomano gente semi-analfabeta, che poi affolla le professioni e la pubblica amministrazione ma non si può dire nello stesso momento in cui si assumono cento o duecento mila di questi semi-analfabeti in qualità di insegnanti.

      Inoltre, proprio la retorica fasulla del "patrimonio da tutelare" rende l'Italia un presepe, che non è capace ne di conservare e tramandare ne di andare avanti e esplorare nuove direzioni. Siamo immobilizzati in questa mediocrità pervasiva e siccome stanno tutti al calduccio, ci va bene cosi. C'è gente che pensa che la "conoscenza" sia dentro gli "archivi", un po' come i monaci medievali che ricopiavano manoscritti senza capirne il contenuto.

      Io non so niente del caso specifico, non lavoro nell'ufficio tecnico del Comune di Venezia, non ho verificato i progetti, non ho dato i permessi.

      Faccio notare però tre cose:
      1. se Venezia è una macchina che viene usata, come il nostro corpo, invecchia e muore ogni giorno. Solo la sostituzione con parti nuove la tiene in vita. L'alternativa è la fine della vita, il congelamento sotto formalina in un barattolo.

      2. dei due edifici, fianco a fianco, per me il cubo bianco è di gran lunga preferibile, non solo per l'estetica, che lo stile bizantino-assiro-azteco falso-antico è come la musica balcanica del Primo Maggio, ha rotto i coglioni. Il cubo ha il merito di essere un elemento neutro, fossero tutti cubi bianchi nelle nostre città, invece di esercizi di "creatività" o peggio di rievocazione storico-vintage, sarebbe molto meglio. In aggiunta, un edificio costruito con tecnologie contemporanee, al netto del fatto che l'edilizia ha un livello di innovazione tecnologica praticamente quasi nulla, è molto più efficiente e comodo da abitare.

      3. la affermazione: "Non c'era da approntare una fogna, o da mettere la banda larga. Nessuna opera indispensabile." manifesta due errori evidenti.

      a.
      La prima non fa che confermare quello che sto dicendo, infatti per mettere in posa una rete fognaria in un contesto di edifici "storici", devi sventrare e quindi devi demolire parte di quegli edifici storici. Se questi edifici hanno la valenza di "reperto" posare la fogna è un danneggiamento inammissibile, viceversa, se la fogna va posata perché la gente deve usare il cesso in quegli edifici, allora gli edifici non hanno niente di diverso da qualsiasi altro edificio e la cosa migliore sarebbe demolirli e sostituirli, in modo che non solo la fogna sia adeguata ma tutte le caratteristiche.

      b.
      La "banda larga" non serve a una minkia tranne a utilizzare Internet per erogare servizi di TV via cavo. Chi ne parla e straparla come di una infrastruttura indispensabile è un povero minchione. Stiamo spendendo soldi pubblici per la "banda larga", cosi poi Tizio e Caio potranno vendere abbonamenti per le partite di calcio o i telefilm, in una situazione di mercato ultra-saturo? Certo e quindi doppio livello di minchiaggine.

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    2. Sul punto (b) sono d'accordo. Aggiungo che ad ogni aumento della possibilità di carico inevitabilmente (e stupidamente) segue un identico aumento del carico fino a nuova saturazione. Vediamo questo insano principio all'opera in ogni campo, quasi che il concetto di "margine" (magari pure "di sicurezza") sia diventato qualcosa di cui vergognarsi. Quando poi la saturazione viene raggiunta per perseguire obiettivi idioti si aggiunge idiozia all'idiozia.

      P.S. Al momento in cui scrivo, il sorgente html di questa pagina conta la bellezza di 3768 righe di codice, ed annovera una quantità smodata di collegamenti a file da caricare "in parallelo" (a spanne, ne ho contati più di 75). Ora, guardate i contenuti di questa pagina e ditemi se non siamo di fronte a uno sperpero di banda da fuori di testa: gli stessi contenuti potrebbero stare in un file di poche centinaia di righe e i file "paralleli" essere ridotti a una risibile porzione di quelli attuali senza modificare d'un pelo la sostanza.

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    3. Questa "pagina" non esiste, viene generata runtime, cioè nel momento in cui viene richiesta, da una serie di accrocchi rotanti sui server di Google.

      Tralasciamo i tecnicismi.
      Il problema vero è che un PC è una macchina con cui puoi fare qualsiasi cosa ed Internet è una serie di magheggi che servono per collegare tra di loro i PC.

      Questa configurazione mette nelle mani della gente qualcosa di troppo potente e nello stesso tempo destabilizzante.

      Quindi ecco la necessità, sia da parte della "industria" che del "pubblico", di "stupidificare" le cose, ricondurre tutto a qualcosa di molto più semplice e comprensibile, con dei limiti evidenti e rassicuranti.

      A cosa serve un "terminale" di questi servizi? A guardare i videi, magari a fare qualche gioco, a "socializzare" dentro una griglia di funzioni predefinite ed uguali per tutti.

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    4. Sì, lo so che questo tipo di pagine sono "assemblate" in modo dinamico. Ciò non toglie che il programma che le assembla può essere di un tipo che genera pagine "snelle" (e dunque rapide a caricarsi e che impiegano poca banda) o pagine "elefantieche" (per caricare le quali, con tutta la zavorra, se non hai una connessione veloce ti viene il latte alle ginocchia). Ora, dieci anni fa i programmi di gestione dei blog assemblavano pagine che erano parecchio più leggere, tant'è che "navigavo" tranquillamente con una connessione 56k. Nel giro di tre/quattro anni, la connessione 56k si è fatta inconcepibile, nel senso che ce l'avevo ancora ma ero continuamente "piantato". Sono dunque passato a una di quelle "chiavette USB" per la connettività mobile. I primi tempi era una scheggia, ora comincia ad "arrancare" pure lei. Eppure, nel frattempo, i blog restano blog, e i servizi offerti pure, MA il carico di banda lievita, e lievita, e lievita, e sentiamo dire che "c'è bisogno di investimenti". Oh, già! Invece, come in così tanti altri ambiti, quello che serve sono degli standard seri che impongano di tenersi al di sotto dei limiti, possibilmente prescritti con intelligenza e non con lo scopo di "fare mercato".
      Ora mi dirai che sono fuori dalla realtà. Guarda che lo so. La realtà è ben peggiore.

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    5. Sentiamo dire un sacco di cose, nel 99% dei casi sono scemenze e/o imbrogli.

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  7. Ha ragione Lorenzo, che ha il brutto vizio di essere logico cosa che alla maggior parte di voi sembra mancare.

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  8. @ lorenzo
    quindi un sindaco che impronta la sua politica sul concetto #no al consumo di territorio# tu lo giudichi un idiota?
    per me è invece una idiozia pensare che una città per vivere ha bisogno di cemento.
    Sulla banda larga posso aver detto una cazzata, visto che non so neanche cos'è e l'avevo usata come esempio •pensavo fosse una cosa utile, mi dite di no e va bene• ma il concetto rimane quello.

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    1. Il "consumo" del territorio non presuppone la demolizione degli edifici esistenti per sostituirli con altri oppure con un parco, presuppone solo di costruire altri edifici, di aggiungerli all'esistente.

      Nel caso di Venezia la polemica non risale al "consumo del territorio", dato che Venezia non ne ha di territorio da consumare, ma al fatto che il "cubo" è un elemento dissonante rispetto al panorama di edifici decadenti che costituisce il cosiddetto "skyline" di Venezia. Nel corso degli anni chissà quante costruzioni sono state aggiunte o modificate senza polemiche, solo perché si mimetizzavano meglio.

      Una città ha bisogno di tante cose, tra cui il cemento. Ma questo non significa AGGIUNGERE cemento lasciando il cemento di prima, significa SOSTITUIRE il cemento di prima col cemento nuovo o anche nessun cemento. Tutta la questione si fonda su due requisiti, le risorse (ovviamente) e le capacità tecniche. Il fatto di abitare dentro edifici "storici" e/o di costruire degli obbrobri e di "consumare" il territorio in maniera insensata, dipende solo dalla mancanza di risorse e di capacità per fare meglio di cosi.

      Per cui, come dicevo, se Venezia è una città "viva", si possono selezionare degli edifici di particolare rilevanza, degli scorci da preservare e quelli proteggerli come reperti, cosa che però significa sottrarli allo utilizzo. Tutto il resto degli edifici, dovendo rispondere alle esigenze delle persone che ci abitano, DEVE essere demolito e ricostruito. Non a Venezia, ovunque in Italia.

      Faccio un esempio già trattato: il terremoto di L'Aquila e la successiva favola della "ricostruzione". Il concetto di ricostruzione di una città antica demolita da un terremoto non ha nessun senso dato che per rimettere in piedi edifici sbriciolati, uguali a prima e per dotarli nello stesso tempo delle caratteristiche anti-sismiche necessarie, se non si incontrano difficoltà pratiche insormontabili, si incontrano costi esorbitanti. Anche li, si può pensare di ripristinare qualche edificio significativo con un intervento di restauro, costi quel che costi al solo fine di contemplarlo come una opera d'arte. Tutto il resto va ricostruito ex-novo.

      Ci si potrebbe domandare cosa resta dell'Italia se togliamo le "bellezze" delle "città d'arte". Io mi domando cosa resta dell'Italia se è costretta a rimanere nei confini delle "città d'arte". Nessuno di noi vorrebbe vivere come viveva Dante Alighieri, cioè senza vetri alle finestre, senza acqua calda, cacando in un secchio, eccetera.

      Un sindaco non è un profeta, incaricato da Dio di compiere una missione. Un sindaco è un rappresentate eletto e il suo compito è quello di amministrare la città.

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    2. Infatti anche per il cosiddetto "sviluppo" sarebbe cosa buona e giusta definire degli standard e dei limiti e imporre di attenersi. Se a un certo punto quegli standard e quei limiti diventano troppo "stretti" significa che da qualche parte, a monte, è stato fatto un errore e che quell'errore bisogna correggere, magari limitando proprio quel "qualcosa" a monte (e qui chi mi conosce sa bene a cosa faccio riferimento).

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    3. In un universo che "scorre" secondo me bisogna cavalcare l'onda, non essere fermi come la roccia. Quindi idealmente si dovrebbe mettere in pratica una continua rivalutazione della situazione e delle decisioni prese.

      L'obiezione potrebbe essere che qualsiasi decisione si prende sulla base di principi che non cambiano.

      Io rispondo a questa obiezione che i principi sono come i monumenti, devono essere pochi e di particolare rilevanza, tutto il resto deve essere mobile e rispondere a criteri di praticità.

      Lo "sviluppo", non mi stanco di ripeterlo, non è una questione solo quantitativa ma è anche o principalmente una questione qualitativa. Purtroppo mentre tutti capiscono istintivamente che 10 biscotti sono meglio di 2 biscotti, bisogna essere educati per capire che un biscotto fatto in un certo modo è meglio di un biscotto fatto in un altro modo.

      Il guaio è che la "cultura" italiana è tutta centripeta, involuta, decadente. Non sto proponendo un nuovo futurismo ma non sopporto nemmeno l'idea del declino compiaciuto.

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    4. Leggo un sacco di assurdità
      Allora, Lorenzo, quell'albergo, in quello che tu consideri un edificio "decadente", è un albergo in stato "funzionale" molto buono.
      Il "decadente" è una speculazione dialettica puerile.
      Del resto Venezia è una città delle più visitate al mondo proprio perché è "decadente"/"decrepita"/"vecchia"/"inefficiente" / altre possibili critiche. Nessuno si sposta da Dubai, dal Brasile, dal Davos o da Bergen per venire a visitare il novotel di Crema o di Forlì, per quanto essi siano efficienti, moderni, etc.

      Venezia vive e lo fa piuttosto bene. Nel senso che lascio a te l'onere di dimostrare che la qualità della vita a Venezia o le difficoltà o i problemi della città siano peggio di quelli di Marsiglia, di Brighton, di Malaga o di Vienna o Bucarest.

      > Il "consumo" del territorio non presuppone la demolizione degli edifici esistenti per sostituirli con altri oppure con un parco
      > presuppone solo di costruire altri edifici, di aggiungerli all'esistente.

      Infatti. E' ciò che è stato fatto qui. Aggiunta di roba all'esistente distruggendo, consumando territorio (biotico/con capacità fotosintetica, se rimaniamo sul piano ecologico, poi ci sarebbe paesaggio, decoro urbano, etc.).

      > Tutto il resto degli edifici, dovendo rispondere alle esigenze delle persone che ci abitano, DEVE essere demolito e ricostruito.

      Cosa mi tocca leggere.
      Io conosco molti edifici antichi o vecchi di pregio o anche solo in parte di pregio che sono stati restaurati e recuperati e offrono una qualità di vita e di viverci dentro molto alta.
      Certamente molto più alta dei robi modulari-funzionali modernisti e quel ciarpame orribile più o meno efficiente che sempre ciarpame è.
      Infatti nessuna persona sensate prenderebbe una credenza di pregio del settecento e la scambierebbe con uno scaffale o una cassettiera Ikea "più efficiente".

      Lo sviluppo è una questione qualitativa, appunto e non c'entra nulla con la merdosa crescita quantitativa che ancora una volta tutto fa per violare i limiti dell'esistente e degradare il sisttema.
      Ecco, buttiamo giù i 3/4 della "fatiscente" edilizia veneziana sostituendola con della roba nuova e vedrai che ottimo risultato sarà. Verranno a vedere lo skyline a quadtati, rettangoli e vetrocemento in Calle dei Fabbri o in Rio terrà Colonne come quello della periferia di Lione o della 50a strada di Chicago.

      La decadenza della cultura italiana è, in primis nella distruzione del patrimonio e nell'accettazione acritica di tutto ciò che sia nuovo, moderno, etc. specie se estero.

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    5. UomoCoso, sei illogico.
      Venezia "vive" proprio perché si costruisce, solo che tu NON LO SAI, perché nessuno te lo comunica. Adesso c'è il caso del "cubo" ma non credo che l'ufficio tecnico di Venezia ti mandi un rapporto su tutti gli interventi sull'esistente e sulle nuove costruzioni, sbaglio?

      "Io conosco molti edifici antichi o vecchi di pregio o anche solo in parte di pregio che sono stati restaurati e recuperati e offrono una qualità di vita e di viverci dentro molto alta."

      E io contesto tutto ciò come l'ennesima posa pseudo-intellettuale tra le tante che stanno affossando l'Italia. Partiamo dicendo che "restaurati e recuperati" dal punto di vista tecnico ESCLUDE qualsiasi modifica o aggiunta all'opera originaria. Se per esempio tu rifai i solai o installi un impianto di riscaldamento non stai "restaurando", stai "ristrutturando" e non fa differenza se si tratta di un edificio del trecento o del 1970, cosa massimamente evidente in quelle operazioni dove si conservano solo le mura perimetrali e si svuota tutto quello che contengono, necessario se si vuole ottenere un edificio realmente abitabile.

      Questo post non fa che portare alla vista che certi argomenti sono un esercizio di stile. L'Italia ormai è sepolta sotto uno strato cosi spesso di cretinate che non c'è speranza.

      Aggiungo solo una cosa, la gente viene a vedere Venezia perché è decadente, evviva. Il guaio non è avere un museo, un diorama, uno scenario di cartapesta coi gondolieri in maglietta a righe o i personaggi vestiti da Casanova, il guaio è fare finta che dovremmo vivere tutti cosi, dentro un museo o un diorama.

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  9. Comunque in questo post Lorenzo mostra tanto Buon senso. Io ricordo che se Pompei fosse in america accanto ci darebbero Disney world

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    1. Francesco, l'obiezione ovvia è che gli USA possiedono molto più spazio dell'Italia, ci sono sei volte meno abitanti in media per chilometro quadrato.

      Piuttosto, se Pompei fosse negli USA ci sarebbe un museo organizzatissimo dove si svolgono eventi, per esperti e per famiglie, vende merchandising, propone sconti con gli alberghi intorno, eccetera e sarebbe un museo che produce degli utili.

      In Italia invece Pompei è una scusa per stipendiare un po' di "amici" e tutto il resto c'è e non c'è, come qualsiasi cosa che ha a che fare con il "pubblico".

      Il problema non è l'Italia, il problema sono gli Italiani.

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    2. Ma quante bisogna leggerne tutti i giorni...quante...

      Ma nel computo della densità americana entrano anche i deserti ?? Ma ti sarai chiesto perchè gli abitanti americani si concentrano tutti nei soliti posti o no?

      Se poi Pompei fosse in America, e ci fosse a fianco un giacimento di scisto, l'avrebbero già trivellata per estrarre idrocarburi e poi l'avrebbero ricostruita finta, in plastica e vetroresina da un'altra parte. Tanto è lo stesso, e tu saresti contento di andartela a visitare bevendo litri di beveroni gassati e zuccherati, con panino di carne pompata di estrogeni e berrettino colorato.
      Figata.

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    3. Sei sempre un povero coglione.

      Facciamo il caso dello Stato dell'Oregon, leggermente più piccolo dell'Italia, con una variabilità di ambienti naturali relativamente simile:

      Superficie 255 026 km²
      Abitanti 3 831 074
      Densità 15,02 ab./km²

      Contro:
      Superficie 301 340 km
      Totale 60 753 794 ab.
      Densità 201,73 ab./km²

      Poi direi che invece di fare speculazioni sulla ipotesi ridicola che Pompei potesse essere situata sopra delle argille, che non avrebbero causato una eruzione seppellendo la città, mi focalizzerei sul fatto che nei pressi di Pompei c'è un vulcano attivo e siccome siamo in Italia, abbiamo costruito dei simpatici paesi sulle pendici del vulcano, paesi che sono ovviamente a rischio di fornire ai posteri altre Pompei.

      Il paragone non si può fare con gli USA, casomai si può fare con le favelas del Sudamerica o con i campi profughi trasformati in città del Medio Oriente.

      Smamma.

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    4. Per completezza di informazione, ecco:
      https://it.wikipedia.org/wiki/Zona_rossa_del_Vesuvio

      Eh ma se ci fosse lo scisto...

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    5. Hehe...ma cazzo, Renzo, proprio l'Oregon sei andato a prendere??

      E' occupato per buona parte da altipiani desertici e catene montuose. Ma non potevi prendere uno stato nella zona delle praterie ?

      Non sei nemmeno furbo, non sei...e ci credo che a 50 anni sei così, con quella foto da ripresa al videocitofono e la prateria del midwest alle spalle...

      Dai, aspetta che ti apro, così ci fai divertire...

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    6. > se Pompei fosse in america accanto ci darebbero Disney world

      Ecco, ci mancava pure una Pompei World di plastica.
      Questa è proprio una mentalità crescitista e modernista.
      Infatti io non guardo affatto alla plastica stelle strisce che noi importiamo acriticamente con giulivo nuovismo esterofilo.
      A proposito, quella roba world di plastica di parigi pare sia in crisi nera. Evidentemente la plastica e il finto viene a noja dopo un po'.

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    7. Gli altopiani desertici e le catene montuose ci sono anche in Italia, dove esiste UNA SOLA pianura di dimensioni significative, la maggior parte solo colline e montagne. Tanto è che per campare da sempre gli antenati sono stati costretti a terrazzare i fianchi delle montagne, tutto a manina, cosa che potrebbero fare anche gli Americani ma non gli serve perché di spazio ne hanno a strafottere.

      Apri a sorreta, coglione.

      UomoCoso, io mi domando e chiedo, nella condizione attuale della Pompei vera e del circondario, ci vuole proprio una faccia come il culo a spalare merda sugli altri.

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    8. Ah, sei sempre tu che suoni ? E che ci dici, stavolta?

      ...come...?? Vuoi insegnarci a terrazzare un altopiano desertico fatto di roccia lunare ?
      Ma no, no...te l'ho detto anche l'altra volta, non conosci il mestiere del contadino, non sai cosa è una zappa, come si fa una caciotta...

      Devi spegnere il PC, devi uscire da casa...lassa stà, dai...

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    9. La terra che si mette nelle terrazze può essere qualsiasi, in oriente nelle terrazze ci fanno le risaie. La ragione delle terrazze è la mancanza di superficie coltivabile nelle regioni collinari e montagnose e la necessità è quella della agricoltura intensiva, per tirare fuori da poca terra il più possibile.

      Sono tutte cose che la dove ci sono poche persone e tanto spazio non hanno nessun senso e la "roccia lunare" non c'entra una fava, tanto che dove hanno voluto e dovuto, hanno reso fertile anche il deserto vero.

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    10. Certa gente, può essere solo meridionale, di sinistra e dipendente pubblico.

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    11. Aspetta, Renzo, adesso chiamo il Dipartimentimento dell'Agricoltura americana e faccio presente il tuo piano: facciamo movimento terra e spostiamo le zolle fertili dell'Oklahoma e del Nebraska sull'altopiano di Oregon e Nevada. Terrazziamo tutto in 6 mesi, non ti agitare.

      Aspetta che chiamo, eh, dammi cinque minuti...anzi, forse dieci. Sai, anche laggiù il Ministero è statale, che ce voi fà...

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    12. Genio, il punto originario della faccenda è che in USA non serve niente del genere perché ci abita MOLTA MENO GENTE rispetto alla terra disponibile e quindi hanno più risorse procapite di noi.

      La tua obiezione patetica, tanto per scrivere qualcosa, sarebbe che gli USA sono tutto deserto lunare quindi la gente non ci abita perché non c'è spazio abitabile. Mentre qui è un giardino dell'eden quindi ne abbiamo a strafottere.

      Se chiami il Ministero non risponde nessuno oppure c'è la musichetta. Tanto è tutta gente che non deve fare niente, sono dei segnaposto.

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    13. Ma infatti, te l'avevo detto da subito di non prendere l'esempio dell'Oregon. Ci sono 50 Stati, proprio l'Oregon, dovevi prendere?

      Poi si, loro hanno tante risorse. Qualche migliaio di testate nucleari sono una risorsa che non ti dispiacerà.

      Intanto al ministero mi hanno risposto. Han detto che ti faranno sapere, Renzo. Chiamano loro, però, non ti disturbare...

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    14. L'Oregon l'ho preso a caso, non cambia niente. Il punto è che ci sono comunque meno abitanti che qui.

      Si si le "testate nucleari".
      Quando tiri la testa fuori dal culo per prendere fiato, pensa che le "testate nucleari" non sono una risorsa naturale, sono delle armi e casomai consumi risorse per fabbricarle. Magari con quelle armi poi ti puoi appropriare delle risorse degli altri.

      La commedia è che in questo momento in Italia non abbiamo il problema di fabbricare testate nucleari, abbiamo il problema di pagare le pensioni. Siamo molto più avanti.

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    15. Si, certo, le pensioni e le risorse naturali. La densità.

      Ma il Comunismo ? Ma ti ricordi quella canzone: "avanti o popolo alla riscossaaa...bandiera rossa....bandiera rossa..."


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    16. Renzo, secondo me sei sprecato in Italia. Ma che dico in Italia...in Europa! Perchè non fai una start up in Oregon, per terrazzare il deserto?
      Ma sai quanti soldi puoi fare ?

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    17. Ti è sfuggito che gli Italiani emigrarono e continuano ad emigrare?
      Quando riprendi fiato, prova a pensare come mai.

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    18. Eccerto, perchè questo è un Paese dove non vanno avanti i più meritevoli, i più capaci, i più intelligenti e preparati come te, Renzo...

      E' un Paese per i furbi, i raccomandati, gli ammanicati. Ma se solo venissero valorizzati i veri valori, quelli come te meriterebbero subito di essere ai vertici di tutto...nevvero?

      Ehhhh, maledizione...

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    19. No, io non sono terrone e comunista quindi non mi aspetto di essere "valorizzato".

      Ho solo citato un fatto, gli Italiani sono emigrati a milioni e una ragione ci sarà. Guarda nella "banche dati statistiche".

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    20. Beh, dalla foto non trasparirebbe un aspetto nord-europeo, poi magari mi sbaglio, eh. La foto è così piccina...

      Non so, come facciamo a capire che tu sei un settentrionale?

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    21. Non mi importa se vivi, figurati se mi importa se capisci.

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    22. > essere ai vertici di tutto

      Questa è una nota che attira il mio interesse e la mia critica.
      Questo è un mondo in cui i filtri passamerda sono sempre più efficienti. Nei mille fenomeni della crescita c'è anche la crescita dei filtri passamerda e della loro efficienza.

      In altre parole, il valore di una persona NON dipende dalla topologia sociale, dalla posizione.
      Già Zygmunt Bauman ha osservato il fatto che più persone fanno danni e più hanno potere, fama, denaro, etc.: ad esempio nella grande maggioranza dei casi il reddito delle persone è indice della loro nocività.

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    23. UomoCoso, ingenuotto.

      Secondo te quelli della prima categoria, cioè gli idioti assistiti, cosa si ripetono davanti allo specchio e tra di loro? Che in questo mondo ingiusto il loro "valore" non è riconosciuto e che in un mondo ideale sarebbero "valorizzati". L'idiota assistito ha come scopo nella vita di indossare una divisa e un paio di stivali per poi camminare sottobraccio alla moglie in paese facendo vedere a tutti che, nessuno ci avrebbe dato un soldo ma adesso "non sanno chi sono io". Cosa diceva Mao riguardo il desiderio di scalata sociale? L'aggiunta è che la scalata sociale non pensano di farla con le proprie forze ma che gli sia dovuta dallo Stato o da potere equivalente di cui diventare scagnozzi, vedi alla voce auto-esplicativa "servitore dello Stato".

      Chiaro che non ci nasci cosi, ci diventi, te lo insegnano. E la cosa bella è che è cosi saldato in profondità che non si rendono conto che appena aprono bocca diventa tutto palese, ripetono inconsapevolmente degli stereotipi.

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  10. ehi ragazzi, non vi accapigliate troppo in discussioni su Venezia: Purtroppo fra non moltissimo verrà sommersa da un riscaldamento globale totalmente fuori controllo. Con tutte le antiche bellezze insieme alle oscenità dei nuovi edifici. http://ugobardi.blogspot.it/2015/08/arriva-il-mostro-del-metano.html
    Amen

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    1. Di fronte ad un cataclisma direi che preoccuparsi delle "antiche bellezze" è abbastanza folle. Un po' come se ti brucia la casa e invece di mettere in salvo i figli ti preoccupassi del corredo della nonna.

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    2. La questione è che il cataclisma è stato proprio creato con mille mila miliardi di azioni di degrado, antiecologiche. Lo scempio di cui si occupa questa pagina è una di queste.
      In un mondo che necessità di aumentare esponenzialmente la capacità fotosintetica biotica e di diminuire esponenzialmente la pressione antropica si è distrutto per sempre un pezzo di terreno "verde" per metterci su un aborto modernista per "più crescita" di impronta ecologica/homo/ e altri aspetti del teratoma umano.

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    3. Assolutamente falso. Venezia tutta, compreso San Marco è LO SCEMPIO di cui ti lagni, infatti in origine li c'era una laguna con i pesci e gli uccelli. L'unica differenza è che tu hai dei riflessi condizionati per cui Venezia = bello e buono, Rozzano = brutto e cattivo, quindi meccanicamente cala un filtro selettivo per cui solo quello che non ti piace è "scempio", un po' come il tuo ecologismo è limitato dal tuo edonismo.

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    4. > tu hai dei riflessi condizionati per cui Venezia = bello e buono, Rozzano = brutto e cattivo,
      > quindi meccanicamente cala un filtro selettivo per cui solo quello che non ti piace è "scempio"

      Hai scritto delle stupidaggini.
      Prima di tutto perché nella colonna consumo di territorio ho affrontato un tot di pagine sulle devastazioni anche nei centri medio-piccoli, nelle altre grandi e brutte città.
      Secondo perché io ho avuto per le mani proprio il caso paradigmatico, scolastico, il caso studio di abominio crescitista-modernista. Se avessi parlato dell'ecomostro capannone vuoto o campo solare a terra fatto a Vattelapescano, non avrebbe sollevato il benché minimo interesse.

      L'ecologia è incompatibile con il consumismo.
      Anche se ti metti a bere 11 litri di birra al giorno e scarichi la composta fermentata sempre sullo stesso giardinetto lo fai schiattare.
      => l'ecologia è incompatibile col tuo birrismo

      Certamente potrei vivere in maniera molto più austera.
      Ma anche questo ha una parte di antiecologità.
      Più sno le risorse a cui rinuncio, meno inquinanti produco, più risorse rimangono per altri homo, magari per altri loro figli, etc.

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    5. Uè UomoCOso, scemo non sei.

      Quindi dovresti capire che VENEZIA, tutta, vecchia e nuova, è uno scempio. Immaginati se domani qualcuno si mettesse in testa di costruire Milano 10 dentro una laguna, tu cosa diresti.

      Gli edifici "storici", tralasciando il fatto che quelli ancora in uso sono per la maggior parte posticci, sono i "cubi" della loro epoca.

      I Romani quando colonizzavano qualche territorio tiravano due righe ortogonali e poi costruivano le loro città tutte più o meno uguali, cosi che un viaggiatore sapeva sempre dove era il foro, dove era il mercato, dove erano le terme, eccetera. Erano "cubi" e anzi, la loro "cubosità" era in parte voluta, cosi come l'atto di costruire ponti e strade davanti alle armate che avanzavano, per incutere soggezione nei "barbari" di fronte alla tecnologia e alla logistica romana.

      Adesso te vedi Venezia o Roma come parte integrante della tua "ecologia" ma in realtà sono SCEMPIO esattamente come le città contemporanee.

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    6. L'unico atto "ecologico" sarebbe quello di demolire l'esistente e ripristinare le condizioni pre-urbane. Siccome però chi demolisce deve comunque abitare, in contemporanea con la demolizione bisogna ricostruire.

      Mi si dice che Venezia è un'opera d'arte. Non è possibile estendere il concetto ad una intera città di 250 mila abitanti. Città che in quanto tale deve funzionare, è una macchina.

      Insomma, la faccenda del "cubo" è l'ennesima posa senza ragione.

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    7. > Venezia o Roma come parte integrante della tua "ecologia" ma in realtà sono SCEMPIO esattamente come le città contemporanee.

      Lorenzo, perdi punti quando spingi acriticamente i ragionamenti al contorno.
      Venezia non è Quarto Uggiaro né una banlieue della Ile de France.
      Venezia è ambita proprio perché NON è un moderno insieme di cubi e parallelepipedi. Ogni passo nel trasformarla in questa direzione è un azione che ne altera l'essenza.
      Poi pure prendere un'opera di gioielleria, sostituire un brillante con una pallina di metallo al nichel saldata sul platino o sull'oro "molto più resistente, non hai problemi che si "disincastoni") e poi guarda cosa succede al tuo gioiello.
      Quando hai sostituito tutti i brillanti con efficienti e ben saldate palline di metallo al nichel, prendi e vai a rivenderlo.
      Prego.

      > L'unico atto "ecologico" sarebbe quello di demolire l'esistente e ripristinare le condizioni pre-urbane.

      Tu scrivi questo per sostenere un atto, documentato qui sopra, di costruzione di orribile ciarpame modernista inesistente e di peggioramento delle condizioni (scarse) relative a terreni biotici.

      Ti stai arrampicando sui vetri.

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    8. Invece di sbagli, da un punto di vista ecologico Venezia è PEGGIO di Quarto Oggiaro, per tutte le ragioni tecniche del mondo, è situata dentro un ambiente naturale che in Italia non ha uguali, mentre Quarto Oggiaro è praticamente dentro uno svincolo della autostrada alla periferia di Milano, Venezia scarica tutto nella laguna e da li in mare, mente a Quarto Oggiaro con poco sforzo si possono raccogliere gli scarichi, mentre a Venezia se compare il cubo a fianco di un edificio di ZERO valore architettonico si scatena l'apocalisse, una costruzione nuova a Quarto Oggiaro è una benedizione. E lo ribadisco, Venezia è un cumulo di spazzatura su cui si è costruita l'ennesima "mistica del patrimonio culturale e del declino compiaciuto".

      Non sono io che mi sto arrampicando suo vetri, sei tu che sei un ecologista da ridere. O meglio, arrivi da una certa direzione da cui non riesci a liberarti.

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    9. > a un punto di vista ecologico Venezia è PEGGIO

      Dipende.

      Venezia da sola con i suoi abitanti o con decine di milioni di visitatori portatori di denari e di stronzi, di plastica?

      I problemi più grandi non sono venezia ma Mestre, Porto Marghera, il carico antropico del Veneto.
      Ancora: dimensione e impatto della crescita antropica e del modernismo: la laguna ha vissuto per secoli bene poi sono arrivati, col modernismo, e tot milioni di homo in più, poi i fanghi rossi, poi i canali approfonditi e ampliati per le navi di grande stazza.
      Il sistema fognario a Venezia ha funzionato relativamente bene per secoli.

      Nota che il depuratore a Quarto Oggiaro è una finzione.
      I depuratori depurano molto poco, la maggior parte del carico inquinante rimane, In altre parole la finzione depuratore di Quarto Uggiaro sta scaricando nei corsi d'acqua, quindi nel Po', quindi nell'Adriatico, quindi nella laguna di Venezia, molteplici inquinanti non biodegradabili per formula chimica o per quantità eccessiva.

      La maledizione di Quarto Oggiario è proprio che fino ad alcuni decenni fa era campagna e ora è un pezzo di ciarpame modernista, che produce inquinanti e consuma energia, un pezzo del teratoma della conurbazione costipata ambrosiana quindi lombarda quindi italiana quindi.
      Q.O. dentro il sistema di svincoli e di roba in mezzo agli svincoli?
      Come è stato fatto quel tumore? Come un tumore ovvero con una cellula alla volta moltiplicatesi esponenzialmente, un cubo e un parallelepipedo cementizi, un metro di asfalto catramitico alla volta.

      Se l'edificio storico del Santa Chiara ha valore zero, le milioni di case , capannoni e robi hanno valore negativo.
      Anche tu vieni da direzioni e nel tuo immaginario modernismo e crescita erano e in parte ancora sono, roba positiva.
      Io mi rendo conto che non posso essere così ecologico e antimodernista, io non so se tu ti renda conto della tua apologia di crescita, modernismo.

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    10. Prima parte:
      Mi ero scordato il "brillante".

      Esempio bellissimo di assoluta incoerenza, infatti io non spenderei un centesimo per comprare un brillante, oggetto assolutamente inutile. Opera di gioielleria, quanto di meno ecologico si possa immaginare, per estrarre i metalli preziosi e le gemme da sotto terra non solo si aprono voragini che in confronto la ValSusa fa ridere, non solo si usano le persone come schiavi ma si adoperano anche varie sostanze, per esempio il mercurio, che poi, essendo le miniere collocate in capo al mondo, si scaricano semplicemente dove capita. Poi c'è tutta la raffinazione e la lavorazione, alla fine di questo processo si ottengono oggetti che non hanno alcuna utilità se non quella di ornamento, la cui "bellezza" è una mera questione di simbolo di stato, il rapper quando fa i soldi si carica d'oro e gemme come (prego notare) una madonna in processione.

      Ma questo esempio non calza rispetto a Venezia, che non ha caratteristiche particolari di durezza o di resistenza agli acidi, Venezia non serve a nulla di pratico, è semplicemente un mucchio di edifici vecchi, che concorrono a produrre l'effetto di "pittoresco" che i viaggiatori dell'ottocento cercavano nel sud-europa. E da li parte il filone pseudo-intellettuale del neoromaticismo, per cui la gente si metteva i sarcofaghi, veri o falsi, nel giardino.

      Viva il cubo.

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    11. Seconda parte:
      I visitatori vengono attirati proprio dal "pittoresco", vanno dove ci sono le rovine, i centurioni e i gondolieri, i ristoranti col cameriere imbrillantinato e la tovaglia a quadretti. Che va bene, a patto di rendersi conto che è una rappresentazione, uno spettacolo, poi si chiude il sipario e si torna al mondo reale. Altrimenti non si capisce che se Venezia è una città, deve avere le stesse funzioni, assolte nello stesso modo, di Adelaide o di Dussendorf.

      Mi piace il concetto del "poi sono arrivati", quando scatta l'interruttore per cui la tecnologia diventa "troppa" per i gusti di UomoCoso.

      Dai, non farmi girare i coglioni. Quando costruisci un accampamento, di dimensioni modeste, uno dei primi problemi e disporre le latrine e gli scarti. La ragione è ovvia, se cachi dove bevi e mangi, nel giro di poco, a parte la puzza, ti becchi una bella epidemia. Il "sistema fognario" di Venezia era lo stesso adoperato in tutte le città europee dopo il collasso dell'impero romano e cioè si cacava in un secchio e poi si buttava tutto fuori dalla finestra. Solo che a Milano finiva per strada, a Venezia finiva nel canale. Il canale non era tanto meglio, infatti a Venezia c'erano gli stessi problemi sanitari, le stesse pestilenze e gli stessi lazzaretti, il tutto complicato dal via vai delle imbarcazioni, ognuna col suo carico di ratti e di pidocchi.

      Quarto Oggiaro e Venezia sono due cose sostanzialmente uguali, sono due insediamenti. La differenza da un punto di vista ecologico è che Quarto Oggiaro, a parte essere molto più piccolo, insiste in un territorio che non ha niente di particolare, quindi perderlo è un danno minore. Venezia insiste in un ecosistema che come dicevo in Italia non ha uguali, quindi fa un danno molto maggiore.

      In ogni caso, sventrare una via o un palazzo a Quarto Oggiaro non è un problema, fare la stessa cosa a Venezia invece è un problema, basti pensare che solo l'uso dei motori per le barche implica un danno alle fondamenta degli edifici.

      L'edificio di Santa Chiara vale zero perché ha solo un valore simbolico, come nell'esempio sopra dei "brillanti". Il capannone invece ha il valore di una palata di merda, cioè una cosa con cui puoi fabbricare i mattoni, alimentare la stufa o concimare l'orto, tutte cose molto più utili di quello che fai col brillante. Non solo, ma il capannone quando non serve lo demolisci e buonanotte, invece a Venezia per voi eco-farlocchi, non si può toccare nulla, cosa per altro falsissima per definizione.

      Il "modernismo" roba positiva. Mi fai ridere, veramente. Te sei molto ma molto più "modernista" di me ma il tuo criterio per essere parte del "modernismo" è "quanto fa godere UomoCoso". Quello che ti fa godere è buono, quello che ti è indifferente è cattivo.

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    12. Parte terza:
      La cosa divertente è che a Venezia da sempre si demolisce e si costruisce, perché è semplicemente inevitabile in una grande città.

      Chi ha due neuroni in testa da che gli edifici, a parte il cambio nella destinazione d'uso, da magazzino ad ospedale, da ospedale a caserma, da caserma a scuola, da scuola ad albergo, richiedono manutenzione anche se non sono abitati, per il solo fatto di essere esposti alle intemperie. Figurarsi quando sono costruiti sul fango e circondati d'acqua marcia.

      Solo che gli "eco-farlocchi" non ci fanno caso, non hanno fatto caso ai cambiamenti di Venezia finché qualcuno ha sobillato la plebe con lo "scempio" del "cubo".

      E ancora più divertente è che se il costruttore invece di fare un "cubo" avesse replicato pari pari l'edificio "pittoresco" a fianco, nello stile "bizantino - assiro - azteco", coi suoi mattoni lavati, le tegole, le finestre con gli archetti, eccetera, nessuno avrebbe mosso una obiezione, si sarebbe mimetizzato nel panorama delle rovine circostanti.

      Per la cronaca, se avessero completato il Duomo di Milano come fecero nell'ottocento, mettendo una facciata neoclassica ad una cattedrale gotica, oggi si scatenerebbe lo scandalo dello "scempio". Ma siccome gli eco-farlocchi se lo sono trovato già cosi, allora va bene, perché non è una cosa "modernista".

      E anche li, il fatto che il Duomo venga ricostruito a ciclo continuo perché si consuma, pare non suscitare nessuna obiezione, purché i pezzi nuovi siano copia di quelli vecchi. In realtà nessuno ci pensa più di tanto, che la maggior parte delle cose visibili non sono quelle originali ma sono l'ennesimo rifacimento, quando addirittura non una aggiunta che prima non c'era.

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    13. Qui esce un tuo limite.
      Il bello è apparentemente senza utilità.
      Come li considerano, "inutili" per masse di idioti, il vuoto, il selvatico e tutto ciò che non è finalizzato ad una immediata produzione di roba (spesso inutile se non nociva) a uso personale.


      Quanto affermo, dell'utilità di ciò che viene considerato inutile, è che l'edificio "valore ZERO" del Santa Chiara, come altri "decrepiti edifici non modernisti" di Venezia, attirano anche troppi turisti.
      L'inutile che si rivela fin troppo utile.
      Ecco uno dei paradossi che fanno strame della tua logica irrazionale, Lorenzo.


      > e il costruttore invece di fare un "cubo" avesse replicato pari pari l'edificio "pittoresco"

      No, la comunità veneziana avrebbe dovuto semplicemente impedire qualsiasi costruzione, neppure un "pittoresco" clone kitsch dell'edificio esistente. ovvero semplicemente lasciare un giardino e relativo verde dove era.
      Recupero e restauro dell'esistente o abbattimento e rinaturalizzazione, ovvero decrescita dell'edificato e dell'impronta ecologica e della capacità di generare impronta ecologica.

      A volte ti trovo orribilmente sovietico, nelle tue posizioni. Il fatto che tu sia così antikomunista potrebbe essere un segno che su molte cose competete sullo stesso spazio ideologico, concettuale, ideologico.

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    14. Porca miseria ho perso il commento, lo riscrivo, all'indietro.

      Prima cosa, io condivido il mondo con tutti, compresi i comunisti. Non competo nello "spazio idelogico", competo nel mondo fisico. Se il comunisti mi presentassero soluzioni tecnicamente correte e praticamente produttive, mi farei comunista. Invece è il contrario, sono tecnicamente errate e praticamente controproducenti.

      Il concetto del "bello".
      Il bello per me deve essere il più semplice possibile e il più funzionale possibile, quindi alla forma deve corrispondere la funzione. Una cosa che non ha funzione (quindi è inutile) non è "bella".

      Le opere di Michelangelo una funzione ce l'hanno, venivano commissionate da i potenti dell'epoca perché impressionassero la gente e incutessero timore/rispetto per il committente, la sua potenza e grandezze. Lo stesso delle piramidi. E' l'unica ragione per cui una persona sana di mente potrebbe pensare di cavare un blocco enorme di pietra da una montagna, trascinarlo fino al centro di una capitale e scolpirlo per creare una opera titanica.

      Il concetto "romantico" di "bello" non rientra nel mio universo, perché non solo non ha nessuna funzione, deve manifestare la decadenza, la corruzione, la cessazione della funzione. Il "bello - romantico" è un cadavere, una rovina, uno scenario post-atomico.

      Venezia non è affatto "naturale", ogni edificio AUTENTICO che vedi era il "cubo" del tempo in cui è stato edificato, poi ce ne sono un tot che sono imitazioni, ricostruzioni "in stile" risalenti all'epoca in cui Venezia ha smesso di essere una potenza navale, una piccola New York o Tokio dei suoi tempi, per diventare "romantica", cioè il cadavere, lo scheletro della Venezia potenza dei mari.

      A parte la questione che dicevo per cui Venezia occupa una laguna, in origine a Venezia c'erano fonderie, cantieri navali, magazzini, il porto, tutto quello che trovi in una città industriale contemporanea. Gli edifici di allora rispondevano a criteri funzionali (ovviamente tranne le chiese e gli edifici del governo). Tutto questo è piano piano cessato mentre Venezia decadeva.

      Poi mi dici "kitsch", cito:
      "Il kitsch è spesso associato a tipi di arte sentimentali, svenevoli e patetici; il termine può comunque essere utilizzato per descrivere un oggetto artistico che presenta una qualsiasi mancanza: una delle caratteristiche di questo tipo di arte consiste, infatti, nel tendere ad essere una imitazione sentimentale superficiale e teatrale. "

      Tutta Venezia, per come la intendi tu, è un esempio colossale di "kitsch", cosi come tutte le città d'arte, Roma coi suoi centurioni, Firenze con le gioiellerie su Ponte Vecchio, Venezia con le gondole, eccetera.

      E ripeto, non c'è niente di male, a patto di rendersi conto che se l'Italia non è un cimitero di Foscolo, con gli spettri, lapidi e sarcofaghi, queste cose sono solo spettacoli, non la REALTA. L'alternativa è chiudere la baracca, sdraiarsi ed aspettare la morte, cosi ci conformiamo all'ideale di decadenza.

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    15. E se ti viene l'idea sbagliata, il mio pensiero non è "moderno", è invece antico, risale alle origini dello "occidente". I Greci inventarono la FISICA, non il romanticismo, che non sapevano cosa fosse. Gli antichi costruivano macchine (vedi gli ingranaggi di Anticitera), costruivano navi, costruivano città, strade, ponti, acquedotti, eccetera. Il Colosseo non era una rovina "pittoresca", era una "multisala" di allora, dove ogni giorno si tenevano battaglie navali, combattimenti di belve, ogni sorta di spettacolo.

      Che le cose dovessero avere una forma e una funzione è stato vero fino a tempi relativamente recenti. Poi è venuto meno con il "sentimentale" ed è stato recuperato nel '900 coi "futuristi" e coi "razionalisti".

      Se mi si accusa di vedere Venezia con gli occhi di un razionalista o di un futurista direi che non è vero, io penso di vederli con gli occhi di un Veneziano dell'epoca di Marco Polo.

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    16. A ri daje...
      L'abergo Santa Chiara funzionava quasi certamente anche troppo bene.
      Non c'era alcuna necessita' di aumentarne la cubatura che non sia quella di fare piu' sghei per prorpietari, costruttore, a danno di tutto il resto.
      Peraltro le architetture veneziane erano assai funzionali e l'abbondanza di vuoto era proprio per tenere gli edifici leggeri considerata la cedevolezza dei terreni (fondi lagunari) sui quali si appoggiavano.
      I veneziani, nei secoli, avevano trovato un modus vivendi, un certo equilibrio tra citta' - laguna - mare.
      Ovviamente con ordini di grandezza due o tre volte minori rispetto all'attuale. Se non sei o sette ordini di grndezza, se consideriamo la massa antropica che potenzialmente puo' o potrebbe gravitare sulla citta'.

      Si' una volta i palazzi erano moderni ai tempi nei quali vennero realizzati. Con tutt'altro tipo di architettura e di materiali e tecniche costruttive.
      Io non voglio vedere architetture modulari, lineari, parallelepipediche, lecourbusiane, vetrocemento e vetroponti (vedere la porcata di calatrava) e altro schifo razionalista, internazionalista a Venezia.
      Venezia deve rimanere quello che e'.
      Uno non prende uno stradivari e inizia a trapanarlo o a metterci sopra con del bostik un amplificatore eletronico di plastica.
      Anche se questo ha molta piu' potenza.
      Che si fotta la potenza, io non voglio la quantita', io voglio la qualita' del suono dello stradivari, i profili dei palazzi secolari di una citta'
      Tanto male non devono essere fatti.
      Osserva invece lo stato pietoso in cui versano le strade e altre innfrastrutture in CA: dopo alcuni decenni tutti i ferri a vista, ossidati, consumati marci.
      Visto i piloni della E45 dalle parti di Vedeggheto, se nel giro di un dieci/quindici anni uno o piu' piloni non verranno giu' sara' un miracolo.
      E quasi tutte le opere in CA sono cosi', anche sull'A1 e in altri contesti.
      I ponti dei romani e dei veneziani sui loro canali sono durati millenni e secoli, quelli nostri decenni.

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    17. Ma che "modus vivendi", questa è una tua visione onirica.

      Venezia nel periodo di gloria era come una metropoli asiatica di oggi, come ho detto, c'erano fonderie, cantieri navali, tutto il porto e l'angiporto, carovane che andavano e venivano, c'era tutta le gestione dell'interno veneto che forniva le materie prime, c'era la politica coloniale ed imperiale mantenuta con le armi, c'era tutto quello che tu adesso vedi nel "modernismo".

      Non si ragiona con uno che da una parte sogna, dall'altra non conosce la realtà dei fatti.

      A parte che non è mai esistito un insediamento umano in "equilibrio" con l'ambiente, DA NESSUNA PARTE nel mondo. Come ho detto, anche popolazioni dell'età della pietra hanno estinto molte specie animali e vegetali, alterando per sempre l'ambiente che colonizzavano. Certo, piegare l'Artico con legnetti e pietre non è facile, quindi l'impatto degli Inuit sull'ambiente fino a poco fa è stato quasi nullo. Non c'era comunque equilibrio, c'era lotta incessante per sopravvivere, dove l'Artico cercava di ammazzare li Inuit, che se avessero potuto, avrebbero ammazzato l'Artico.

      "Io non voglio vedere... Venezia deve rimanere... Io non voglio... Io voglio...."
      E chissenefrega delle tue fisse e dei tuoi voglio, scusa. E chi sei, anche te l'Imperatore dei Francesi come NotteCoso? Questo non è un criterio sensato, è una affermazione da folle.

      Come dicevo, ci sono criteri e metodi per fare le cose. Bisogna sapere di cosa si parla. Facevo l'esempio del Duomo di Milano, che non è mai stato "finito" quindi esiste un ente, la Fabbrica del Duomo, che continua a costruirlo e ricostruirlo. Ogni tanto fanno anche delle aggiunte anche se la gente come te non lo sa, ci sono guglie che rappresentano personaggi di attualità tipo astronauti eccetera. Essendo poi una accozzaglia di elementi eterogenei aggiunti nel corso di oltre quattro-cinquecento anni, non esiste coerenza da rispettare.

      Invece, nel caso della Ultima Cena di Leonardo, non si usa il ripristino ma il restauro conservativo, cioè si consolida quello che è rimasto dell'affresco, cercando di modificare il meno possibile e si integrano le parti mancanti con elementi "neutri", chiaramente distinguibili dall'originale, cosi come si fa coi vasi di cui sono rimasti solo alcuni cocci.

      Nel caso di Venezia, le parti che si vogliono restaurare devono essere sottratte all'uso. Non si può restaurare un ospedale, si può ristrutturare ma deve funzionare secondo i criteri di oggi, non quelli di ieri o di ieri l'altro. Vale per qualsiasi cosa, case, alberghi, ristoranti, che ne so. La cucina di un ristorante di oggi segue le norme igieniche e di sicurezza sul lavoro di oggi, non dell'epoca di costruzione. Fatto salvo, come dicevo, che la maggior parte degli edifici attuali di Venezia non ha niente di originale se non un % dei muri perimetrali.

      Uno prende uno Stradivari e lo trapana e lo incolla se questo stradivari serve per un trapianto di fegato. Facile dire no quando non è il tuo fegato.

      I ponti dei Romani sono durati ma oggi sono inutili, cosi come le strade romane. Questa è la ragione per cui si costruiscono nuovi ponti e strade, perché non abbiamo le esigenze dei Romani e tanto meno quelle del medioevo.

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    18. La ragione per cui scrivo qui è che il problema non è ovviamente limitato alle fisse di UomoCoso, c'è tutta una letteratura che è insieme causa ed effetto del declino dell'Italia.

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    19. E' risaputo che il cemento armato è un materiale "a scadenza". Lessi da qualche parte che se ne stima la durata media in sicurezza per un lasso compreso tra i cinquanta e i settant'anni.
      Tempo addietro, accompagnando una visita d'istruzione, ebbi modo di conversare con un anziano che era stato un addetto alla fabbricazione semi-manuale del cemento in una vallata a qualche decina di km dalle mie zone. Mi raccontò del procedimento di frantumazione della pietra calcarea con maglio idraulico (nel senso proprio di azionato dall'acqua), quindi della cottura in fornace e della vagliatura del materiale di risulta. Mi spiegò che i vecchi muri in cemento e pietra calcarea della zona sono tutt'ora in piedi perché la tecnica d'impiego del cemento "antico" era totalmente diversa da quella attuale: il cemento di qualità non si mescolava con sabbia o ghiaia qualsiasi, ma con il "setacciato grossolano" estratto dopo la cottura, in fase di vagliatura; inoltre, anche se "a crudo", anche i blocchi di pietra da costruzione erano dello stesso materiale. In pratica, sabbia/ghiaia, pietra e cemento diventavano come una specie di tutt'uno, laddove oggi il cemento è tra i grani di sabbia e ghiaia (non ne fa parte) che restano solo parzialmente coesi.
      Non so quanto ci fosse di vero o non vero in quanto mi venne raccontato, perché le mie conoscenze in materia sono pressoché nulle e quel signore era davvero molto, molto vecchio e magari un po' "svanito" (sicuramente molto chiacchierone), però apparentemente la storia è credibile.

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    20. Il cemento si dovrebbe chiamare "calcestruzzo" in quanto insieme di legante inerti di vario tipo.

      Cito:
      "Il calcestruzzo (spesso abbreviato cls.) è un conglomerato artificiale costituito da una miscela di legante, acqua e aggregati fini e grossi (sabbia e ghiaia) e con l'aggiunta, secondo le necessità, di additivi e/o aggiunte minerali che influenzano le caratteristiche fisiche o chimiche, nonché le prestazioni, del conglomerato sia fresco[2] sia indurito."

      Il calcestruzzo è una invenzione antica, lo conoscevano anche i Romani. Il cemento armato invece è calcestruzzo con annegato dentro una struttura di tondini di ferro. Lo scopo è che il calcestruzzo da solo si comporta come pietra, resistendo alla compressione ma non resiste alle deformazioni. Aggiungendo la struttura metallica, si aggiunge questa capacità perché il ferro "tiene insieme" il calcetruzzo. Anticamente nelle strutture in pietra si usavano elementi di metallo come i perni tra gli elementi delle colonne o le grappe tra i blocchi orizzontali delle murature.

      E' vero che gli edifici contemporanei sono progettati per durare circa 50 anni e infatti io lo dico sempre che andrebbero demoliti arrivati a fine vita. Non si fa per mero interesse economico.

      Questo non significa che gli edifici antichi fossero pensati per durare di più, infatti non succedeva, ogni imperatore romano demoliva quanto più possibile e ricostruiva ex novo. Cosi si faceva nel medioevo e in qualsiasi altra epoca. I muri in pietra delle città d'arte sono fatti di sassi con una malta che ormai è diventata sabbia. Stanno in piedi solo per il loro peso. La differenza tra gli edifici antichi e quello odierni sta nelle dimensioni. Gli edifici di abitazione difficilmente superavano i tre piani di altezza, che incidentalmente è ancora oggi il limite per una struttura interamente in legno. Gli edifici monumentali come le cattedrali o le cupole erano invece costruiti con una attenzione particolare, erano un po' come degli shuttle di oggi, delle astronavi. Noi non investiamo le stesse risorse per nulla di uso corrente, se facessimo un grattacielo con i criteri di San Pietro costerebbe più del suo peso in oro.

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  11. Riprendo questo post con questo link:
    Le piazze italiane

    Ci sono due modi per guardare queste immagini. Il primo è con gli occhi foderati di neoromanticismo e fuffa sul "patrimonio culturale", da cui si conclude che si tratta di "gioielli", il secondo è con gli occhi "modernisti", da cui si conclude che se l'Italia non esce da questa paralisi del declino compiaciuto, siamo finiti senza speranza.

    Non c'è niente di male nelle "piazze" italiane, tranne il fatto che sono tutte cose che sono state costruite secoli fa e da allora non siamo riusciti a fare niente se non ricoprire l'Italia di palazzi orrendi e di capannoni.

    A Milano hanno costruito delle torri di acciaio e vetro con l'idea di cambiare lo "skyline" della città da paesone a metropoli contemporanea.

    Ma se il "passato" vale qualcosa, se davvero abbiamo una "cultura" e non è una scatola vuota, uno scenario di cartapesta, allora dobbiamo essere capaci di progettare, cioè di portare in avanti quello che abbiamo dietro.

    A quanto pare non ci sfiora nemmeno l'idea di potere fare quello che hanno fatto i nostri antenati, ci accontentiamo del rimpianto nostalgico.

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Quando i nostri antenati facevano quello che facevano le condizioni erano radicalmente diverse. Il particolare che più si fa notare è che vivevano in meno di dieci milioni su un territorio che offriva ancora un sacco di possibilità. Vivevano inoltre in piccole comunità omogenee al loro interno e ben distinte le une dalle altre.

      Particolare non secondario: le energie dell'intero corpo sociale venivano spese a beneficio d'una risibile minoranza. Quella che oggi consideriamo monumentalità è solo il segno tangibile della sofferenza della collettività d'un tempo a vantaggio dello sfarzo d'un gruppetto di tagliagole d'alto bordo. Il resto, quello che era "vita ordinaria" (generalmente, vita di merda per colpa esclusiva dei suddetti tagliagole), è andato distrutto, generando l'illusione che "i tempi andati" fossero un tutt'uno con quei monumenti e solo con essi.

      In realtà, ritengo che non ci sia nulla di monumentale in un'opera come il castello sforzesco di Milano (per fare un esempio), solo l'oscena testimonianza degli effetti dell'etologia tipica della nostra specie quando i corpi sociali si organizzano. La grandezza dei monumenti di allora, come quelli di oggi (gli edifici "di pregio", le grandi opere e altro, fino alla sonda mandata in culo ai lupi per scattare quattro foto a una cometa o l'acceleratore di particelle di xyz km di diametro), rappresenta in modo direttamente proporzionale il livello di vergogna che dovrebbero provare le dirigenze che ne hanno imposto la realizzazione alla faccia di chi è stato costretto a rovinarsi la vita giorno per giorno per realizzarle.

      Lo so che è un modo di vedere le cose un po' fuori dalle righe, ma così è come la penso. Volare basso e tenere i piedi per terra dovrebbero essere imperativi un po' più diffusi di quel che in effetti sono.

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    3. Io non ho capito il senso di questo commento.

      Le piazze, da cui le foto collegate sopra, non sono "monumenti", sono il luogo dove la gente si incontrava, l'equivalente del foro romano. Sulla piazza si affacciavano gli edifici che assolvevano le funzioni pubbliche fondamentali, la cattedrale, il palazzo del comune, la banca, le botteghe degli artigiani e degli speziali, eccetera.

      Il nocciolo della questione è perché pensiamo che una piazza antica sia un "capolavoro irripetibile".

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    4. Devo ammettere che non ho aperto la pagina collegata.
      Sul perché siamo portati a pensare che una piazza antica sia un "capolavoro irripetibile" potrei fare delle ipotesi, ma sarebbero pura illazione.

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    5. Non posso che osservare la straordinaria bellezza e funzionalità delle piazze dei centri storici italiani, una bellezza unica e irripetibile che nessuno potrà mai delocalizzare.

      Ora semplicemente, nelle periferie moderniste non si fanno piazze perché esse sottraggono metri quadrati alla speculazione.
      Per crescita e speculazione quel vuoto, e la funzione per la polis che esse assolvono, è non solo inutile ma dannosa rispetto agli scopi prefissi.
      Piazze e parchi assenti sono infatti connotazioni frequenti della peggiore antiurbanistica. L'ingordigia privata ha tentato di creare quegli orribili luoghi fintoplasticati come gli outlet farsa, di sostituire alla piazza le gallerie commerciali nei tempi del consumismo di massa finto-democratico, sì global.
      Le piazze sono irripetibili perché non ci sono più le condizioni, l'ambiente favorevoli alle piazze.

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    6. Invece no.

      E' la stessa situazione del "cubo", io mi rifiuto sia di dare per scontato che le piazze antiche siano "capolavori" solo perché sono antiche e di dare per scontato che siano irripetibili perché ci siamo involuti al punto di non distinguere più uno sfintere dall'altro.

      No surrender

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    7. > Invece no

      Se c'è la volontà, si possono creare piazze ed è stato fatto anche in tempi moderni (nella galleria che hai citato,immagine 9 (RC), immagine 26 (BG) ma poi citare belle piazze moderne in altre città, come LI, BS, etc.).
      Ma la questione è che siamo involuti, ovvero la massa ora vuole andare al Merdonald in auto e comprare spazzatura con dentro cibo spazzatura, poi arrivare nell'autorimessa sotto casa, salire in ascensore 4 piani e infilarsi a mangiarlo davanti ad uno schermo piatto gigante da cui assumono spazzatura mentale che rinforza la dipendenza dalle altre.

      La relazione tra autossidipendenza, antiurbanistica, abbruttimento e abrutimento generali sono fortissime. Il risultato è anche l'antiurbanistica in cui le piazze non esistono più, sostituite da centinaia di migliaia di ettari di territorio dsitrutto per sempre per iperdiffusori (ipermercati, centricommerciali) di spazzatura.

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