martedì 22 marzo 2016

In movimento

  • Da ragazzino mi chiamavano Inky - sporco d'inchiostro - e ancora adesso mi macchio come settant'anni fa.
    Oliver Sacks

Fu proprio _ina a regalarmi   "In movimento".  Da oltre due lustri in questa bella amicizia osservo che gli ebrei hanno sviluppato un fortissimo senso identitario e comunitario basato su cultura e prossimità  relazionale. La diaspora ha negato loro la dimensione territoriale, geografica ovvero nazionale e quindi ecco l'inventarsi una nuova fisiologia identitaria, di una cultura identitaria. Come osserva Sacks a proposito della corteccia cerebrale di ciechi o sordi, aree deputate alla elaborazione di input visivi o uditivi si riformulano, si rifunzionalizzano a elaborare segnali uditivi o visivi. La necessità aguzza l'ingegno e questo vale anche per identità e koiné.

"Visitai una cittadina, a Martha's Vineyard, dove un secolo prima circa un quarto della popolazione nasceva sorda. [...] Nel corso degli anni, la comunità aveva adottato l'unico linguaggio che tutti fossero in grado di usare; udenti e non udenti, allo stesso modo, si esprimevano fluentemente nel linguaggio dei segni. [... . Quando] parlai di persone con 'udito compromesso'  uno degli studenti chiese, nel linguaggio dei segni :- Perché non considera se stesso come persona con 'compromissione della capacità di usare i segni?' " p. 270.

Ho divorato i primi due terzi di questo libro, più autobiografici che tecnici, meno l'ultimo a "proporzioni invertite". Sacks compie in gioventù un viaggio nel mondo e negli eccessi (record di sollevamento pesi in accosciata nel 1961), nella psichedelia e nella droga rischiando di non uscirne) e poi si inoltra in altri eccessi (trentacinque anni di cast(r)ità, le degenerazioni, disfunzioni e patologie del sistema cervello-mente, passare dal gotha scientifico alla prassi clinica con contatto quotidiano con tutti i tipi di pazienti, di sovente problematici) e sempre più in quella disciplina di frontiera che è la neurologia. Uno degli aspetti interessanti e che mi affascina di questa autobiografia è il tentativo abbastanza compiuto di avvicinarsi all'uomo leonardiano, arte e scienza, corpo e mente, emozioni e raziocinio.
L'ultimo terzo del libro è via via più tecnico fino ad arrivare a Gerald M. Edelman e alla sua teoria del darwinismo neurale secondo la quale


"le cellule nervose potevano morire, potevano migrare [...] potevano connettersi le une alle altre in modo imprevedibile - così che già al momento della nascita i dettagli fini dei circuiti neurali sono completamente diversi perfino nel cervello di gemelli identici, che sono già individui diversi e come tali rispondono all'esperienza. [...] Era su una tale popolazione di varianti che la selezione naturale poteva agire preservando alcune linee per la posterità e condannandone altre all'estinzione. [...] 
Edelman ravvisava l'unità fondamentale di selezione e cambiamento non nella singola cellula nervosa ma in gruppi costituiti da cinquanta - mille neuroni interconnessi; così chiamò la sua ipotesi 'teoria della selezione dei gruppi neurali'." p. 372 - 373


Oliver Sacks racconta gli ultimi anni della sua vita, cosciente del proprio decadimento fisico. I gravi problemi a gamba e occhi diventano occasione di studio, egli diventa medico, paziente e scienziato contemporaneamente. Nel 2008. dopo trentacinque anni di letargo sentimentale e sessuale si innamora di Billy, scrittore.
La passione irrefrenabile di Sacks per la scrittura (a p. 395 il pensiero in apertuta citato) fu, infine, feconda anche per l'eros, la coronazione di una persona geniale, brillante, fuori dagli schemi.

In movimento
Oliver Sacks
Adelphi


20 commenti:

  1. Ennesima contraddizione.

    Se questo è vero:
    "La necessità aguzza l'ingegno"

    Allora questo è falso:
    "Perché non considera se stesso come persona con 'compromissione della capacità di usare i segni?"

    Da cui si deduce che un conto è essere "qualcosa" (es. ebreo, sordo) per scelta, un altro è se è una condizione imposta, innata, inevitabile.

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    1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    2. Lo stesso Sacks ammise di essere poco incline al linguaggio dei segni. Poca necessità e quindi...

      Comunque l'affermazione del sordomuto mi ha fatto proprio sorridere. Un cambio radicale del punto di vista e cambiano i metri di giudizio.
      Oggettivamente dal punto di vista di certi linguaggi siamo compromessi. Con uno spartito io sarei un incapace.

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    3. Boldrini & C. : collaborazionisti, scafisti, traditori, mandanti, invasati, oscuramtisti, sostituzioni, età. .
      Sono responsabili di tutti questi crimini. La loro hybris massonica avrà molta soddisfazione in queste ore.

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    4. Quindi la ragione per cui il commento è stato eliminato quale sarebbe?

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    5. Francamente non ho capito perché sia stato eliminato. Tel'ho rispedito via mail in modo che tu lo possa ripubblicare taloqualo.
      In treno avevo acceso il furbofono per rispondere solo che
      1 - ero stanco e mi sono appisolato piu' volte;
      2 - il furbofono non ne voleva sapere di farmi rispondere a quel commento (devo aver pigiato qualcosa di sbagliato).

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  2. dunque Uomo, tu tenti di dirci, inconsciamente, che dopo tanta castità, ti sei innamorato di un tangherO
    be' auguri.

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    1. La biografia è di Sacks, non la mia.
      Lo dici tu, non io.

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    2. eddai uomo, è una battuta .....

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    3. certo che era una battuta...permaloso?
      ;P

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    4. Visto il lungo periodo di mancate molestie a gentili portatrici di vagina sono un po' suscettibile, ohpersanpancrazio!

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  3. Decisamente interessante, Uomo.
    Terrò presente per letture future.

    { buona giornata }.

    ===

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    1. Anche tu al tremendisssimo problema di dover scegliere tra milioni di libri.

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    2. Già.
      Ma tiro avanti.

      ^_____^

      ===

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  4. amo molto i libri di Sachs a cominciare da l'uomo che scambiò sua moglie per un cappello.

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Rumore, robaccia fuori posto, pettegolame, petulanze, fesserie continuate e ciarpame vario trollico saranno cancellati a seconda di come gira all'orsone.