domenica 20 marzo 2016

Vulnerabile

Il mio vivere nell'isola felice della singolitudine mi rende vulnerabile.
Govedì sera dalla  porta della loro abitazione, uscivano le urla di un litigio di _aria con il suo compagno. Lunedì tornando da lezione di tango, in auto, si era un poco lasciata andare, mi parlava delle sue frustrazioni e delusioni per il fatto che il suo compagno ha una mala educazione alimentare, un'indifferenza al limite dell'ostilità per ciò che riguarda la cucina e che ciò la frustra, la infastidisce molto, sente il peso del suo impegno non riconosciuto a cui si aggiunge la contrarietà del compagno (Perché perdi tutto quel tempo per cucinare?!).
Qualcosa inizia a scricchiolare? O sono forse solo io che rimango sensibikle alle intemperanze della coppia?
O della convivenza? Ieri sera ho avuto un altro scazzo con mio figlio. Io cerco di dare il massimo, di fare stare bene ma ho i miei limiti, difetti, vulnerabilità.
Dopo esserlo andato a prendere, aver preparato cena una buona e dopo una intera giornata di lavoro, seduti a tavola, dopo essermi alzato un tot di volte, come sempre, per servirlo e servirmi, finisco il vino. Vabbe', aspetto, ero proprio stanco, facciamo senza vino  Nel frattemp UnRagazzo finisce di cenare, è lì nel suo dopopasto. Beh, a questo punto gli chiedo se può alzarsi a pigliare la bottiglia di vino là, tanto ha finito.
Mio figlio mi guarda scandalizzato, irritato. Ecco, lì è partito il litigio.
Capisco che non ho alcun diritto ad un'attenzione ogni tanto, men che meno da mio figlio. Alzarsi novantasette volte su cento non significa nulla: alla novantottesima volta puoi sentire tutto la contrarietà e l'essere scocciato per una richiesta. Ma questa osservazione disincantata, razionale non cambia la reazione del mio ego e che rovinare parte della nostra serata mi ha fatto male.
  1. La singolitudine di lungo corso comporta che nessuno, quasi mai - amici a parte quando sono da loro -  si occupi di una qualche attenzione nei miei confronti e poi questa esigenza deborda dall'orlo e sbrodola su mio figlio.
  2. La convivenza è difficile e non esserci abituati la rende ancora più difficile.
  3. Non ho più un figlio bambino, ma un figlio adolescente che va verso la maturità, un essere con un suo ego che può essere in confitto con il mio e con i suoi voleri e il suo percorso, fisiologico, di formazione del carattere e delle personalità. Non è più un bambino.
Poi io mi sono scusato e poi anche lui e ci siamo ritrovati. E' così soave il riconciliarsi. Ma ha fatto male lo stesso, come sentire quelle urla dall'uscio dei vicini. Oggi è andata liscia come l'olio.

18 commenti:

  1. si, ti confermo che vivere da soli a lungo non fa poi così bene

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  2. In omaggio alla discussione anti-Adinolfi cito il cartello apposto sulla Croce: "Questo è Gesù, il re dei giudei".

    Non sei più vulnerabile di chiunque altro, UomoCoso. Da soli o in compagnia, stiamo tutti salendo sul Golgota e in cima ci aspetta il patibolo. Non è un parco giochi per nessuno, tanto più si invecchia tanto più diventa evidente.

    Storicamente sono state elaborate due strategie, le solite, per affrontare il problema. Una è la strategia ascetica, del distacco. Se tu ti distacchi dalle cose del mondo e diventi indifferente, diminuisce e idealmente si annulla il dolore che viene dalla consapevolezza della inevitabilità del fato avverso. L'altra strategia è quella epicurea, del godimento maggiore possibile, più a lungo possibile, senza pensare ad altro. Questo annulla il dolore della consapevolezza annullando la consapevolezza, idealmente diventi un essere fatto di sole sensazioni, senza pensieri.

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  3. Adotta il parlare con tono gentile gentile, quasi a farti piccolo piccolo funziona. Ho visto mia zia farlo e ottenere l'inverosimile dalla figlia.
    Gli adolescenti sono strani, drogati da una quotidianità malata. I metodi di un tempo non funzionano più.
    Notte u.

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  4. Adotta il parlare con tono gentile gentile, quasi a farti piccolo piccolo funziona. Ho visto mia zia farlo e ottenere l'inverosimile dalla figlia.
    Gli adolescenti sono strani, drogati da una quotidianità malata. I metodi di un tempo non funzionano più.
    Notte u.

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  5. Capisco che non ho alcun diritto ad un'attenzione ogni tanto, men che meno da mio figlio.

    Perché no ?
    Perché ti auto-colpevolizzi ?

    La convivenza è difficile e non esserci abituati la rende ancora più difficile.

    Sì, però nella convivenza ci dovrebbe essere una distribuzione di doveri.
    Come il preparare la tavola una volta io e una volta tu, oppure io porto qualcosa in tavola e tu porti qualcos'altro.
    E' il 97 a 3 che è sbagliato, in linea generale e al netto di eventuali ragioni che non conosco ...

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    1. Sono totalmente in accordo...
      Perchè mai non avresti diritto ad un'attenzione? SOPRATTUTTO da tuo figlio?

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  6. Purtroppo i ragazzi di oggi danno tutto per scontato e quello che per loro é un diritto non viene visto come dovere. Ma tra genitori e figli certe cose non dovrebbero nemmeno essere viste come diritti o doveri ma come semplici gesti reciproci di cura e amore.

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  7. Dovresti sapere da te che nel rapporto di coppia oltre alla complicità, c'è anche lo scazzo; tuttavia non sono queste le cose che scompongono sino all'irreparabile il contenuto reale del rapporto- Si innescono processi, a volte, molto più complessi e che poi portano alla separazione, con ricadute sui figli. Come ho già avuto modo di dirti in un preedente commento, io convivo con la mia compagna da 40 anni e con la variabile che Ella è divorziata e con un figlio a carico, in aggiunta a quelli venuti dopo. Tuttavia, credimi, ci sono momenti della quotidianità che ti ritagli per te stesso, per riflettere e a volte...sopratutto dopo una discussione magari tosta, la solitudini può presentarsi con l'esclamativo: Mando a fa 'culo tutti e tutto; ma non può funzionare; interviene la riflessione, l'analisi del perchè è così: era una semplice discussione ecc. Poi te la prendi col figlio che in quel momento ti chiede attenzione su qualche cosa che per lui, nella sua vita non sta girando come vorrebbe, allora due son le cose o affronti con lui il suo problema o lo mandi a quel paese col suo problema...così anche in questo caso un a frattura direi generazionale...Insomma UUIC le cose non vanno mai come ci si immagina devono andare, così o lasci perdere e tutto va nella monotonia asfissiante, oppure di tanto in tanto una sana e litigata a muso duro: senza se e senza ma, è il toccasna che rimette le cose al proprio posto. C'è sempre tempo per la rappacificazione familiare.

    Te la dico con una metafora taoista:
    "LA DOLCEZZA E'PIU' FORTE DELLA RABBIA.
    VINCERE E' UNA SORTA DI SCONFITTA, E PERDERE E' UNA VITTORIA...E QUESTO PERCHE' VITTORIA E SCONFITTA NEL RAPPORTO DI COPPIA SONO UGUALI."

    Buon inizio di settimana

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  8. Ma Uomo, hai anche tu le tue cose? :D
    Dai, e' una battuta stupida!
    Io, oggi, credo che se avessi un disintegratore disintegrerei ogni disgraziato che mi passa a rompere i cosiddetti.
    (Bene che ancora non hanno inventato i disintegratori.)

    Comunque, davvero: meglio soli che male accompagnati.

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  9. Rispondo così che continuo ad avere problemi con i domini gugglici.

    x Francesco:
    Più che il vivere da soli è il farlo per molto tempo. Anche vivere in coppia, per molto tempo, è insalubre. Bisogerebbe entrare ed uscire, con una certa regolarità, dalle situazioni.

    x Lorenzo:
    La strategia epicurea del solo piacere non funziona. La stasi estetica, anche quella sul livello del piacere, anestetizza. E' il contrasto il principale catalizzatore sensoriale, estetico e quindi cognitivo. Come scrivevo da Francesco, abbiamo superato la vetta e ora siamo scendendo dall'altro versante quello in fondo al quale c'è la morte: prima della vetta, semplicemente, non la vedevamo neppure.

    x Magnolia:
    Ho un aspetto femminile che tende a sopportare e accumula troppo, poi quando l'energia è troppa, scatto. Non va bene.
    Penso che lo sclero sia stato utile ad entrambi, anche se doloroso. Ci sono volte in cui bisogna essere maschi nei confronti ed è educativo, specie per un maschio giovane.

    x Marco Poli:
    Mia madre diceva che dai figli è giusto non aspettarsi nulla.
    Non esiste neppure il mio diritto ad una qualche attenzione ogni tanto. Infatti...
    Piuttosto bisognerebbe reintrodurre tutta una serie di piccoli e grandi lavori che i figli facevano in casa. Diciamo che quelli li fa, il mio bipede. Qui era proprio un'attenzione una tantum, quella volta. Una volta erano le figlie femmine che servivano in tavola. Poteva anche esserci una giustificazione, quando gli uomini avevano lavorato con la durezza della fatica. Beh, non è che io arrivi a sera a casa fresco come una rosa, anche se non faccio lavori fisicamente pesanti.
    Distribuzione dei doveri mi piace! :)

    x Spirito Libero:
    Quello che è stato doloroso è proprio il dover uscire dall'illusione che un figlio, solo per il fatto che sia lì o sia tua figlio, sia automaticamente premuroso, amorevole etc. .
    Anche io ho delle... strane pretese. Invece sono persone, esseri umani, solo più vicine negli affetti, nell'intimità, ma con i loro limiti e difetti.

    x Daoist:
    > ci sono momenti della quotidianità che ti ritagli per te stesso
    Questo è così importante per noi maschi!
    Mi piace il tuo pensiero che evidenzia che, spesso, in coppia, i giochi sono a somma zero.
    Buondì caro.

    x bulutn:
    Passa il tempo e si è meno forti, meno irruenti, meno insensibili.
    Come rispondevo a Francesco, bisognerebbe avere dei tempi in cui si sta da soli e altri nei quali si convive con le persone care. Probabilmente non così semplice.

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    1. Eppure, a me sembra che chi persegue l'immediata soddisfazione delle pulsioni, il sentire, soffra solo della frustrazione di non averne mai abbastanza, mentre chi cerca dentro se stesso soffra due volte, della stessa cosa del caso precedente più della acuita consapevolezza delle condizioni al contorno.

      In parole povere, a me sembra che convenga essere tonti piuttosto che pensatori.

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    2. Sì, Lorenzo, anche il piacere assuefa e tende a richiedere dosi più grandi e intense.
      Il miglior metodo egoistico è di rinunciare, regolarmente, a esso.

      Tanti o pensatori? Non si dice beata ignoranza?!

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    3. Appunto.
      Ma "ignoranza" è un termine che presuppone la mancanza di informazioni, mentre secondo me per vivere beati bisogna non porsi il problema, nessuno.

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    4. Ignoranza e tontaggine (?) non sono affatto la stessa cosa.

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  10. insomma vuoi la botte piena e la moglie ubriaca. direi che è un pò troppo comodo

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    1. No, direi che è tutto meno che comodo. Entrare e uscire dalle situazioni è difficile, impegnativo, scomodo, specie se ci entri con una certa profondità.
      E' invece comodo rimanervi fino a bollire, lessarsi fino al punto che poi le situazioni esplodono. Mi sarà molto più frequente, comune, questo. No?!

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    2. comodo nel senso che stare in coppia comporta negatività, sacrifici, sottrazione. stare da soli comporta altro. ci sono persone, forse pure io, che hanno cercato di prendere il meglio delle due situazioni. ma io per primo so che non è così un gioco a somma zero. e prima o poi te lo pigli nello stoppino lo stesso.

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    3. Intendi che anche le relazioni diciamo senza convivenza forzata si concludono male? Le relazioni erotiche sono le più difficili.

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