martedì 1 marzo 2016

Archetipi

Domenica, con la mia compagna di studi di milonga, donna dagli innumerevoli lati positivi, tra i quali stile, mente, arte nel corpo ma che non mi piace fisicamente, siamo tornati in quella milonga edonistica, la milonga In.Stabile. Siamo diventati due corsari della gioia direi.
Durante una pausa, ci siamo messi a parlare con un tanghero locale. Lo vedevo, all'inizio (iniziammo grosso modo insieme), già mi piaceva il suo stile, un suo carattere deciso. Ci ha raccontato, in modo colorito e frizzante, la sua storia. Il primo anno ha fatto trecentocinquanta giorni di tango su trecentosessantacinque, che malattia il timorbo! Insomma, con la sua cadenza "etrusca" della Toscana settentrionale, comunque un parlare garbato, ci diceva che egli non ha studiato, è un artigiano, lavora nell'edilizia, se la cava bene (beh, si capisce dalle spese, visto che gira come una trottola tutta Europa per eventi milongheri) - rideva - che egli "semplice" fa ballare donne che sono tutte avvocate, consulenti, dirigenti, stiliste, giudice, direttrici, etc. Ha un mondo assai deciso di condurre (in gergo si dice marca). Il tango è come l'opera, ha origini popolari e poi, nella sua eccellenza, è diventato colto e ambito dai segmenti alti della piramide sociale ma le radici sono profonde.
Ecco, una delle cose del tango che io adoro è che... non ci sono diritti: solo tu, il tuo impegno, la tua passione portano i frutti. Leone Incovic si sbagliava (non solo lessicalmente) quando diceva che la milonga è democratica. Cazzate! La milonga è meritocratica e lo è ferocemente: se sai ballare balli altrimenti ... altrimenti devi fare la gavetta. Il tango te lo devi guadagnare (e non è neppure una condizione sufficiente, è come l'amore, non ci sono condizioni sufficienti). Non ci sono diritti, dirittismi, politicamente corretto e questa merda. Paradossalmente, tutto questo diventa ed è egalitario.
Il tango è archetipico, è verticale, è gioia e frustrazione, è lotta, gelosia, è critica al vetriolo e saluti ossequiosi, è guerra e amore.
Gli archetipi sono fascino, sono vita, sono istinto, sono terribilmente attraenti.
A proposito di archetipi: ho scovato questo cortometraggio proprio carino.

13 commenti:

  1. "Ecco, una delle cose del tango che io adoro è che... non ci sono diritti: solo tu, il tuo impegno, la tua passione portano i frutti. Leone Incovic si sbagliava (non solo lessicalmente) quando diceva che la milonga è democratica. Cazzate! La milonga è meritocratica e lo è ferocemente: se sai ballare balli altrimenti ... altrimenti devi fare la gavetta. Il tango te lo devi guadagnare (e non è neppure una condizione sufficiente, è come l'amore, non ci sono condizioni sufficienti). Non ci sono diritti, dirittismi, politicamente corretto e questa merda. Paradossalmente, tutto questo diventa ed è egalitario."

    Parto da qui, tutto sacrosanto...ma perchè politicizzare tutto ? Ficcare la politica da pertutto ?...sembra una persecuzione automentale e autocondizionante.
    Hai steso un post magnifico, da rileggere in continuazione...Che cazzo c'entra la politica con la gioia del ballo...del Tango.

    UUIC, forse a volte non ti rendi conto che guasti il piacere della lettura a chi passa qui da te.
    E' proprio vero...a volte sei un autolesionista icallito.

    Va bè, scusamoi per lo sfogo...ma di politica, di politichese e altro, qui da te non ci vorrei morire asfissiato.

    W IL TANGO e buona serata, amico di lunga data

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    1. Mi dispiace, Daoist, che ti abbia rovinato la lettura.
      Provo a risponderti da un punto di vista che ci è caro: il tantra. Allora, appena una persona inizia ad addentrarsi nella prassi e nelle filosofia del tantra inizia ad osservare che tutto è uno.
      Io sono sempre stato stupito dal fatto che non si può non essere sociologi, ecologi, psicologi, etologi, criminologi e pure politici se cammini la via del tantra.
      Tutto è uno, uno è parte del tutto.
      Quindi... anche il tango è politico.
      Anzi, è proprio perché reale, qui e ora, che è massimamente politico. E questo non può che essere incompatibile con l'inquinamento ideologico e relativo oscurantismo che cresce, cresce, cresce.
      Allora racconto il tango e la vita della milonga e osservo come esso, così reale e vero, è assolutamente politico e quindi antiideologico.

      Devo venire a leggerti, caro.
      Abbraccio forte.

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    2. Nessun dispiacere...per me poi,ahahha. Mi è piaciuto il post, apprezzo le tue esternazioni...anche quando la butti in politica; ma questa volta ho voluto provocarti per comprendere meglio il tuo spirito libertario e libertino...e sopratutto ribelle.
      Ecco, penso ti si addica molto il termine ribelle...

      Passa quando vuoi, tu hai sempre novità.

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    3. Ribelle, non lo so. I ribelli sono talvolta eteroriferiti, reagiscono a vincoli esterni. Io cerco di seguire una mia linea e spesso questa e' minoritaria.

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    4. ...Alla fine le rivoluzioni non sono mai il popolo bue che le concretizza...la massa sa solo rotolare dal pendio e raccattare tutto e di più durante la scivolata a valle: E' opportunista, niente di più.

      Buna giornata e buon lavoro.

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  2. Chiedo scusa in anticipo, lo so che non ho diritto di scriverlo ma per ragioni mie con qualcuno me la devo prendere, oggi tocca a UomoCoso.

    Con 'sta storia del tango avresti un attimino rotto i coglioni. :)

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    1. Ti tocca portare pazienza, Lorenzo.
      La passione non accenna a diminuire, anzi...

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    2. Be', diciamo che in effetti se queste storie sul tango fossero un soprammobile in casa mia l'avrei già buttato anch'io. Però c'è un però... sono un soprammobile in casa d'altri e non sta a me decidere se tenerlo o buttarlo. Posso solo decidere di non guardarlo.

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    3. Per un profano sono pagine noiose specie dopo un po' di tempo.

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    4. Sì, ma sono anche pagine innocue e che qualcun altro troverà senz'altro interessanti. Dunque, ben vengano. L'unica cosa che mi riservo di fare (l'avrai notato) leggerle e passare oltre, senza intervenire. Ora sono intervenuto solo perché stimolato dalle parole di Lorenzo.

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  3. Nessuno si è accorto o ha voluto segnalarmi un refuso: il titolo di questa pagina era "Achetipi", mancava una erre (ora l'ho corretto).

    Interessante questo!

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    1. Si chiama "delicatezza"... :)

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    2. Come appassionato di kaizen, di miglioramento continuo, di qualità totale, e anche di una certa spartanità nella vita, ritengo che tra delicatezza e possibile fisime a ego tanto grandi quanto fragili per insopportabili "correzioni" alla propria insindacabile grandezza e superiorità, ovviamente sono iperbolico qui, ma neppure troppo, molte, troppe persone sono in questo stato - alla delicatezza, dicevo, preferisco il kaizen o, se vogliamo, la correzione che permette di migliorare.

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Rumore, robaccia fuori posto, pettegolame, petulanze, fesserie continuate e ciarpame vario trollico saranno cancellati a seconda di come gira all'orsone.