mercoledì 17 giugno 2015

Betulle - 11

(Betulle - 10)
  • Dio del cielo,
    Signore delle cime,
    un nostro amico
    hai chiesto alla montagna,
    ma ti preghiamo,
    ma ti preghiamo,
    su nel Paradiso,
    su nel Paradiso,
    lascialo andare
    per le tue montagne.


Ero pimpante stamattina. Dopo molte ore di sonno. Ascoltavo il brontolare dei tuoni, ieri sera, poi la ridda di squilli e messaggi, serate danzanti annullate.
E la pioggia intensa, stamani era scuro, nuvole basse e gravide. I verdi smeraldini, pisello, di muschi, le foglie lucide della quercia granda amata e questa vita lussureggiante, forse anche le foglie tremule delle betulle, là.
Io non sapevo fossero lacrime, delle betulle, di tutti noi, non ancora.

Andavamo a perderci, a affogarci nella bellezza della Madre aspra e dolcissima e trovavamo lui, occhi e spirito luminosi, che se ne è andato.


51 commenti:

  1. Non è facile trovare le parole giuste, leggendo il tuo post mi sono ricordato di Christopher Mccandless il protagonista del film "Into the Wild", queste parole sono sue "Vivere soltanto vivere, in quel momento in quel luogo. Senza mappe, senza orologio senza niente. Montagne innevate, fiumi, cieli stellati. Solo io e la natura selvaggia ... ... Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un'esistenza non convenzionale...."

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  2. È il silenzio che deve parlare. E le foglie, tremule. E le radici nell'ombra.
    Non noi, loro.
    Lo sapeva lui e lo sai tu.
    (ti lascio un sorriso, sotto una pietra)

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  3. vivere così è roba da squilibrati!

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    1. Non lo so. A volte ci penso. Ma non avrei le palle...

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    2. E' una scelta decisamente radicale.
      Conosco un paesino fantasma al confine colla Toscana dove vivevano due donne, madre e figlia, che erano forse ancor più eremitiche.
      Fino a marzo 2014 wuando la madre morì di vecchisia.
      Retroguardia di resistenza rurale.
      Esse avevano certamente meno vita sociale di Gianfranco.
      Forse anche meno "comodità".

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  4. Al di là delle considerazioni sulla sanità mentale del soggetto, pace a lui.

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  5. Pazzesco.

    Quante volte mi è successo di sbottare contro tutti minacciando di scappare in montagna con quattro capre... beh sto tipo l'aveva fatto davvero.

    Non so se ci voglia più coraggio o follia, forse entrambe le cose.

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    1. Io non ci ho mai pensato.
      Non da solo, ecco. Come progetto con una donna di cui dovrei essere innamorato sì.
      Ma sono fantasie per me.

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  6. Lascio solo un pensiero in silenzio.

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  7. Lascio solo un pensiero in silenzio.

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  8. Un pensiero. A qualcuno, oggettivamente, più forte di me.

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    1. Io penso che Gianfranco sia stato molto forte. Paradossalmente come risultato di problemi nella vita, anche in infanziace giovinezza.
      Quando superi certe difficoltà poi sei forte e quindi libero.
      IChe la libertà e autonomia ti condizionino è un altro fatto.

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  9. La presenza di Gianfry (così era noto, io preferisco Gianfranco) era importante per molte cose.
    Egli era un esempio, un metro, un destabilizzatore di convenzioni.
    Non era un invasato ideologico, nonostante la sua straordinaria ecologia umana e biologica era una persona alla mano.
    Mi ricordo che quando salimmo con UnBipedinone e _zzzino, i due avevano tredici anni. ecco, un'età a cui, di 'ste menate non frega assolutamente nulla. Era lì che saltabeccavano da una una parte all'altro, ignorandolo completamente.
    Poi _zzzino vide che Gianfranco era a piedi nudi e gli chiese perché.
    Domanda semplice direi per una curiosità da ragazzo.
    Io mi aspettavo una risposta e poi che questi due tornassero a fare gli affaracci e i giochi loro.
    E invece...
    Gianfranco iniziò a parlare di noi e la terra, dei nostri piedi e della terra, del fatto che noi non accarezziamo mai la terra ma la calpestiamo con uno strato di gomma, di cuoio o altro in mezzo (ho usato la t minuscola inveche che la T maiuscola in Terra per non porci su un piano metafisico, spirituale). Insomma, egli iniziò a parlare e i due a far domande. I due ragazzi e noi adulti che stavamo seduti a tavola.
    Ragazzi... stregati!!
    Ora, iniziate a parlare di piedi e terra a dei ragazzi e provate, se ci riuscite, a tenerlì lì più di qualche minuto.
    Poi iniziò a parlare del nutrimento del sole, per lui e per gli animali, quando passa i lunghi mesi tra metà autunno e metà primavera.
    Ora, pigliate una persona e fatela parlare di sole per venti minuti e vedete quanti resistono quanto. Ancora, ragazzi presi come due mosche sul miele.
    Poi le vipere e il senso della vita, come faceva nella brutta stagione.
    Gianfranco non era un guru, non era estremista dal punto di vista ideologico, non speculava, non gli interessava la fascinazione delle persone e il potere che ciò dava.
    Insomma, una sorta di eremita sociale, di ecologista radicale senza volerlo, di cantastorie senza teatro né arte, di persona che ammetteva e le narrava, le difficoltà in infanzia, poi il dolore per la morte della madre, il lavoro e le peripezie di quando era autista di autobus.
    Quello che sconcertava è che, una prima reazione era come quella di Silvia :- Questo è fuori, questo è squilibrato!
    Se una persona aveva il coraggio di ascoltarlo, di ascoltare con la mente (neppure col cuore) le domande che poneva, le questioni che sollevava, si rendeva conto che... gli squilibri e le cose fuori di senno sono così abbondanti e invadenti nella nostra vita "normale" che forse, sì, forse, siamo noi a vivere in modo storto, squilibrato.

    Il passaggio ad uno stato superiore, evoluto parte sempre da un distacco e dalla fatica, se non dal travaglio, del cambiamento, dall'uscire dalle acque rassicuranti e chiuse del porto e mettere la prua al largo.
    Gianfranco Bonaldo aveva avuto la grazia di ricordare che ci sono delle rotte che escono dai nostri porti angusti e di acque, non di rado, poco sane, sporche.

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  10. UomoCoso, fino a qui non avrei voluto commentare perché la morte richiede rispettoso silenzio.

    Però una cosa la devo scrivere, una citazione:
    "sunt certi denique fines, Quos ultra citraque nequit consistere rectum - v’è una misura nelle cose; vi sono determinati confini, al di là e al di qua dei quali non può esservi il giusto." (Orazio).

    Siamo d'accordo sulla importanza della libertà individuale e lungi da me l'idea sovietica di rieducare chi non si conforma alle direttive, alla massa.

    Però oltre un certo limite il comportamento deviante è manifestazione di dolore, di qualcosa di rotto, di malato e richiede assistenza. L'eremita non è una nota di colore simpatica, tantomeno fonte di ispirazione. E' qualcuno che deve essere aiutato, anche contro la sua volontà apparente. Ci sono volontari che prestano soccorso agli invasori, falsamente chiamati "profughi" e l'uomo oggetto del tuo post è morto solo, rintanato in qualche angolo come un cane malato. Io non ci vedo nessuna idealità.

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    1. La cosa che non si può dire è che Gianfranco Bonaldo fosse un eremita. Ovvero non nel senso più specifico del termine.
      Da metà primavera fino a metà autunno e, molto più di rado in inverno - i periodi tra una visita e l'altra potevano essere di alcune settimane - Gianfranco "ospitava" nel bivacco decine di persone.
      Insomma, veramente degenere come eremita.
      Perché avrebbe dovuto essere "aiutato" ovvero costretto con la violenza a qualcosa contro la sua volontà? Non c'è nulla di più prevaricante e violento di questo. Se Gianfranco avesse rotto il cazzo a te, se interferisse con la tua vita, potrei anche capire che tu possa ipotizzare un intervento nella sua per difendere la tua.
      Non è morto solo ma in compagnia di due alpinisti.

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    2. Come Lorenzo volevo starmene zitta, per le medesime motivazioni.
      Ma stavolta il suo commento è da applausi.

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    3. I due alpinisti a quanto ho capito l'hanno trovato agonizzante, tanto che non si sa di cosa è morto.

      UomoCoso, non sono infastidito dal fatto che qualcuno voglia vivere a modo suo, sono infastidito dal fatto che quando qualcuno manifesta disturbi evidenti nel comportamento e per di più rischia la vita, perché la cosiddetta "natura" è ostile e elimina velocemente l'anatra zoppa, nessuno pensa di aiutare.

      Sopra si citava il caso di quel tizio americani trovato cadavere dentro un autobus abbandonato in mezzo ai boschi. Ci hanno fatto anche il film. Non so che tipo di fascino una storia del genere susciti nelle persone, per me è esattamente uguale ad una storia di naufragio e i naufraghi si soccorrono. Se tu trovi una persona su un canotto in mezzo all'oceano atlantico pensi "che figata, quest'uomo vive a contatto con madre natura" oppure pensi al modo più pratico per tirarlo dentro, anche se da fuori di matto?

      Oltre al "modus ìn rebus" quando si tratta di comportamenti devianti, c'è anche il "modus in rebus" quando si tratta di idee poetiche, superato il limite si diventa decadenti e di maniera, si ricade sempre nella posa della regina-mite-pastorella.

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    4. Rileggendo, mi rendo conto che posso aver mal interpretato il commento di Lorenzo.
      Vediamo se riesco a spiegarmi.
      Gianfranco fece la sua scelta con arbitrio penso sufficientemente libero.
      La morte improvvisa dopo aver bevuto una "grappa alle erbe" solleva qualche dubbio: ma non è che qualcuno ha sbagliato mettendo qualche erba velenosa in quella grappa?
      Gianfranco era relativamente solo: se ricordo bene, il suo ultimo parente fu sua madre, morta tempo addietro. E' solo più o meno come molte altre persone.
      Per quel poco che l'ho visto io, era una persona serena. Certamente egli non è stato esonerato dall'attraversare alti e bassi, gioie e dolori, come altre esseri umani. Non era un cane malato. Anzi: ci raccontava che in questi anni non ha mai avuto quasi nulla dal punto di vista della salute (per me sconcertante, come diavolo potesse sopravvivere ai classici mali di raffreddamento della brutta stagione non avendo frutta e verdura fresche per mesi => conclusione: il suo isolamento dalle masse umane lo aveva tentuo lontano da tutte le epidemie virali influenzali).
      L'idealità è nel rapporto di Gianfranco con la sua vita e l'ambiente e la dimensione spirituale che lo connotava era il risultato di queste scelte.
      Siddharta cosa fece per perdere la sua connotazione spirituale da bramino inoltratosi nella ricerca del distacco? Iniziò a gozzovigliare sempre più intensamente. Io non so se Gianfranco avesse scelto o subito la dimensione a tratti ascetica, certo la testimoniava con la massima semplicità e naturalezza possibile.

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    5. Forse non è chiaro. Se il tizio americano avesse vissuto nei boschi come i pionieri, cacciando, pescando, sfruttando le risorse disponibili al massimo, sarebbe stata comunque una vitaccia ma plausibile. Siccome invece non aveva nessuna esperienza su come sopravvivere, si è trattato di una forma "letteraria" e lenta di suicidio per inedia. Lo stesso dicasi dell'uomo oggetto del tuo post. Se fosse stato il nonno di Heidi, perfettamente integrato in un certo habitat, con la sua baita, le sue capre, la sua legnaia, eccetera, sarebbe stata una vitaccia ma plausibile. Invece vivere come viveva il tuo "eremita" era ovviamente una forma lenta di suicidio per inedia. Non mi capacito che non solo gli sia stato permesso di suicidarsi, anche se potrebbe avere senso portando una certa logica all'estremo ma sopratutto non mi capacito che invece di una storia triste di sofferenza, abbandono e autodistruzione, se ne cavi una storia edificante sul tema del "buon selvaggio".

      Non ci siamo, c'è un limite alla farloccaggine ecologista, UomoCoso.

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    6. Lorenzo, tu apologizzi una normalità e la citi con il pensiero Orazio.
      Pensa che i tuoi amici sovietici / comunisti ci hanno costruito un modello totalitario sull'uguaglianza normale (ovviamente questo non è un problema solo dei marxisti ma di altri regimi, anche se assai più accentuato nei movimenti poltici derivati da illuminismo e marxismo).

      Gianfranco naufrago?
      Ci raccontava che gli avevano offerto vari posti di lavoro là fuori (in val d'Ossola o dintorni) ma che stava bene dove viveva.
      Io sono sempre contrario alle ingerenze salvatrici nei confronti delle persone: più una persona vuole salvare altri più ha problemi.

      I comportamenti devianti. Devianti da cosa?
      Ho scritto che egli forniva molte spiegazioni sul fatto che i comportamenti "normali" là fuori fossero deviante dalla vita sana e naturale. Tu sei stato un testimone con molti tuoi commenti del grado di degrado, di brutture da sofferenze inestinali che ha prodotto questa società "nornale".
      Ora, se abbiamo costruito questo mondo di "sofferenze da intestino, invece che di scelte da ragione e ingegno" chi sarebbe potuto andare là e correggere con la forza le scelte "sbagliate" di Gianfranco?

      Mi rendo conto che, preso dal confronto, è come se stessi diventando avvocato difensore di Gianfranco a prescindere.
      Io non conosco quasi nulla della sua vita. Ciò che ho visto è vita di qualche ora.
      Il mio ragionamento (nonché il vostro) non può che essere in astratto. Alla fine poi, rischia di diventare uno scontro dialettico fine a se stesso.

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    7. > sofferenza, abbandono e autodistruzione, se ne cavi una storia edificante sul tema del "buon selvaggio"

      Quali informazioni tu abbia a disposizione per queste affermazioni?
      Perché poi uno preso dalla vis polemica scrive ogni cosa, eh!

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    8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    9. più volte ho provato a scrivere qualcosa ma mi sono fermato, perchè c'è una persona morta dietro questa discussione

      voglio però dire una cosa semplice: potremmo anche pensare che questo Gianfranco fosse da TSO. ma con questa logica allora perchè non si prelevano forzatamente le centinaia se non migliaia di barboni che vivono a Milano e li si porta in un luogo dove possono "guarire"? e perchè non si legano al letto tutti gli aspiranti suicidi ?

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    10. UomoCoso, cito la tua citazione:
      "Da anni ormai viveva in solitudine, a piedi scalzi, mangiando quanto trovava nei bivacchi e nel bosco. Oggi il 59enne però è morto davanti ai loro occhi. "

      Non voglio nemmeno provare a introdurre il concetto di "normale", cioè comportamento medio e di "devianza", cioè discostamento dal comportamento medio.

      Invece introduco il concetto di "funzionale" opposto a "disfunzionale", dove "funzionale" è un comportamento che ti mantiene in salute, fisica e mentale, "disfunzionale" è un comportamento che danneggia la tua salute, fisica e mentale.

      Uno di vent'anni, costretto a quelle condizioni, magari sopravvive qualche anno. Uno di sessant'anni, costretto a quelle condizioni, non campa a lungo. Io non so in che "dimensione spirituale" tu viva ma nel mondo reale se mangi poco e male, prendi freddo, magari ti bagni e non hai vestiti asciutti, dormi male, eccetera, prima o dopo la paghi. Non serve un evento catastrofico, basta l'indebolimento generale dell'organismo per cui un mal di gola diventa polmonite.

      Insisto nel non vedere nessuna "poetica" nel suicidio senza scopo ne tanto meno nell'abbandonare un uomo a cui serve una mano a se stesso.

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    11. Francesco, io noto che i fronti ideologici si ribaltano più velocemente di quanto si pensi. Il libertariano Lorenzo è diventato sostenitore degli interventi salvifici obbligatori.
      Io sono allibito.

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    12. Uff, che pazienza.
      Io ti voglio bene, Lorenzo e hai tanti crediti.
      Io non so che informazioni tu abbia. Io vidi un uomo sano, dal fisico perfetto, abbronzato, che mi raccontava che non si ammalava mai. Forse avrà avuto qualche interesse a mentirmi.
      Ora, io non ho informzioni per escludere che si tratti di suicidio, ma ho la sensazione che tu ne abbia ancora meno per affermare che si tratti di questo.
      A questo punto potremmo sparlare di ogni cosa.

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    13. Francesco, infatti tutti i senzatetto dovrebbero essere aiutati. Non è che non lo facciamo perché ammiriamo la loro "dimensione spirituale", non lo facciamo perché banalmente non ci importa se vivono o muoiono, basta non guardarli il problema è risolto. Tranne quando sono sufficientemente "alieni" da fare scattare il meccanismo del "multietnico", "multiculturale" per cui c'è gente che si cala le braghe e si mette a novanta.

      Credo esista un articolo di legge che obbliga a prestare soccorso, per esempio ad impedire un suicidio o una mutilazione auto-inflitta se e quando è possibile intervenire. Se anche non esistesse, è un ovvio imperativo morale. Nel caso dei suicidi ovviamente esiste il trattamento psichiatrico, è la ragione per cui il suicida di solito tiene per se le sue intenzioni.

      Cosa cerchiamo, una scusa per lavarcene le mani? Lo trovo abbastanza ipocrita, facciamo prima a dire che ognuno si gratta le sue rogne, quello lo capisco.

      Nel caso di questo post invece, lasciamo perdere il non-intervento, trovo inaccettabile l'apologia postuma di qualcuno che si è morto da solo dentro la sua "dimensione spirituale" in cui nessuno è entrato.

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    14. > mangiando quanto trovava nei bivacchi e nel bosco

      Questa è una informazione incompleta se non errata.
      Nei mesi non invernali Gianfranco riceveva da molti alpinisti doni di cibo, Egli era regolarmente invitato a cena, a pranzo, dalle comitive che passavano per il Vald di Sopra.
      Le due sere che fummo là, lo invitarono, nel 2013, alle trote cotte sulla pietra e, l'anno scorso, a polenta e ciccia (non ricordo se salsicce, ragù o altro) e vino.
      Su decisione di alcuni di noi (io non ero d'accordo) il nostro gruppo, nel 2013, gli lascio quattro buste di risotti liofilizzati, due porzioni ciascuno.
      Il problema era, per la stagione invernale, il fresco su frutta e verdura. Ma se ricordo bene, egli mi disse che ogni tanto scendeva a valle con la gerla a caricare arance e che qualche volta, la forestale (c'è un bivacco della forestale, accanto al Vald di Sopra) gli chiedeva se aveva bisogno di qualcosa quando sarebbe arrivato il loro elicottero.

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    15. Ah, adesso ho capito UomoCoso, l'eremita è morto di noia. Sai che palle non avere un problema che sia uno.

      Sai cosa dovremmo fare? Invece di teorizzare "dimensioni spirituali" dovremmo o meglio dovresti, fare l'esperimento, vivere esattamente come lui per qualche giorno, cioè mangiando quello che trovi in giro, dormendo dove capita, eccetera poi torni e mi dici se pensi di vivere più a lungo cosi oppure come vivi ora.

      Questa è la storia del tizio americano, quindi torniamo alla posa, al cliche.

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    16. [...] basta l'indebolimento generale dell'organismo per cui un mal di gola diventa polmonite

      Infatti non dimentichiamolo: e' proprio grazie alle medicine e agli impopolari antibiotici che malattie come la scarlattina (causata da streptococchi) non e' più' pericolosa come una volta.
      Ed e' anche il motivo per cui le popolazioni dei paesi "in via di sviluppo" sembrano vecchi a vent'anni: perche' sono soggetti a molte più infezioni, malattie, condizioni avverse di noi "occidentali".

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    17. Lorenzo, mi pare che ti vengano le mestruazione, a giorni.
      1 - stai ipotizzando che Gianfranco fosse derelitto, sofferente, con aspirazioni suicide.
      2 - stai ipotizzando ingerenze salvifiche nei confronti di vari "disadattati"
      3 - stai ipotizzando che io, avendo osservato alcune eccellenze nella vita, stia dicendo che tutti debbano vivere come lui (tua projezione sulla ugallizzazione normale delle persone)
      4 - stai dicendomi che io debba vivere come lui. Insomma, vado ad un concerto di un soprano, rimango, assolutamente stupefatto dalla sua arte, devo diventare tenore.

      Uno dei fatti che scassa le convizioni de la_ggente è che essa si arrampica sui vetri quando queste persone dimostrano che si può vivere bene e diversamente, radicalmente diversamente dai "nornali".
      Mi ricorda le reazioni irate contro la decrescita intelligente: poiché non sono ciance, ma fatti, cuioè tu puoi andare in alcuni luoghi e osservare gradi di transizione e resilienza elevati, questo fa imbufalire quelli che lo negano ideologicamente.
      Insomma, qui tu apologizzi in base alle tue informazioni / credenze che Gianfranco e la sua condizione fossero patologici.
      Forse dovrei riprendere alcuni commenti tuoi sul degrado e la patologia delle nostre costipazioni eusociali artificiali.

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    18. UomoCoso, ti sbagli.
      Primo, da parte mia non c'è nessuna "ira". Non sono minimamente coinvolto nella faccenda. Siccome so che nella vita ne capitano di tutti i colori, come dicevo sopra se qualcuno mi dice che ognuno si gratta le sue rogne, ognuno per se e Dio per tutti, lo capisco, è nella logica delle cose.

      Non mi da nemmeno particolarmente fastidio la tua posa "ecologista" che è trita e ritrita, infatti come dicevamo sopra c'è ampia letteratura e cinematografia. Mi fa vomitare il film sul tizio americano e mi va vomitare ancora di più il Siddartha di Bertolucci.

      Ma una cosa non hai capito, non è di Gianfranco che mi preoccupo, ormai. E' di te. Forse dire che la tua condizione è "patologica" è una esagerazione. Diciamo che fintanto che ci limitiamo a cazzeggiare su Internet puoi scrivere qualsiasi cosa ma se poi vai ad applicare certi discorsi nella "vita reale" allora distinguere le lucciole dalle lanterne potrebbe fare la differenza.

      Potrei sbagliarmi ma secondo me i miei commenti sono coerenti. Io non ho mai detto di essere "anti-modernista" o "ecologista". Io quando vado in montagna mi porto il mio zaino con tutto l'affardellamento previsto e gli scarponi. Se trovassi un tipo che va in giro a piedi scalzi e a cui devo lasciare qualcosa da mangiare perché non ne ha altro, quando scendessi a valle andrei a cercare aiuto per quella persona, non penserei mai che si tratta di uno che ha trovato una "dimensione spirituale".

      Poi siamo ancora davanti al paradosso, come se ci fosse solo l'alternativa tra vivere nei casermoni di periferia che affacciano sulla autostrada oppure andare in giro per i boschi coperti di foglie. Nessuna via di mezzo, nessuna ragione, nessuna intelligenza. Macchine in un caso, trogloditi nell'altro. Rigetto questa logica.

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    19. Boh, dire che una persona mangia quando e se qualcuno gli porta da mangiare e questo è "dimensione spirituale" e "resilienza" secondo me è una barzelletta. Siamo abbastanza oltre. Parecchio oltre.

      Nel momento che ti togli il mangiare dallo zaino per darlo a qualcuno è ovvio che sei in modalità "soccorso al naufrago", non in modalità "facciamo una offerta a Diana cacciatrice". Ed è altrettanto ovvio che ti devi preoccupare di cosa succede quando te ne vai e il naufrago rimane da solo. Dice "ma il naufrago ha detto che sta bene", aahh, allora siamo a cavallo. Dice che sta bene e questo cancella il fatto che gli hai lasciato il mangiare e non sai cosa farà finito quello. Incomprensibile, illogico.

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    20. Ho riletto tutti i tuoi interventi, Lorenzo.
      L'unica cosa silla wuale Gianfranco non era organizzato era l'autoproduxione di cibo.
      Aveva collegamento radio, correntw elettrica, legna, attrezzi vari, equipaggiamento.
      Sul cibo avrà valutato che quello portatogli, quello donatogli e i pasti ai quali era invitato, oltre a quello saltuariamente acquistato, fossero sufficienti.
      Chris McCanfless era completamente isolato, sono situazioni molto diverse.

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    21. UomoCoso, su questa faccenda sei palesemente irrazionale. Non c'è niente di male nell'essere irrazionali a momenti, diventa un problema quando hai davanti una mucca e vedi una gallina. Est modus in rebus anche nell'essere irrazionali.

      Ripeto, è comprensibile che a nessuno importasse davvero se Gianfranco morisse o vivesse.

      Non è comprensibile vedere una situazione di sofferenza mentale con delle implicazioni ovvie di rischio per la salute fisica e non limitarsi a dire "fatti suoi" ma addirittura farne un esempio di sano ritorno alla natura.

      Non ci volevo arrivare ma il racconto dello squilibrato che tiene un discorso ai ragazzi ancora manifesta una errata valutazione della situazione. I ragazzi non sono attratti dalla saggezza, altrimenti affollerebbero le biblioteche, sono attratti dalla stranezza, a maggior ragione se promette un cadavere.

      Concludo dicendo, non ti offendere, che in certi tratti mi sembri ricadere anche tu nella categoria degli "eterni adolescenti".

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  11. sospendo per un po', regaz, che ho da sgobbare.

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  12. Io ribadisco ciò che scrissi all'inizio. Ci dovrebbe essere silenzi, da parte nostra. Ma chi cazzo siamo per sputare sentenze e giudizi? Per intavolare discorsi e sottodiscorsi all'infinito difronte alla morte, soprattutto, ed alla scelta di quella persona di vivere come viveva? Proprio non capisco. Voi fate come credete.

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    1. Prima di giudicare un uomo devi aver camminato per due settimane nei suoi.mocassini.
      Anche supposto che sia eticamente accettabile (e moralmente non lo è, i riferimenti di Lorenzo alla ingerenza salvatrice, a suicidl etc. sono prossimi e in gran parte sovrapposti alla morale cattolica) poter giudicare e quindi agire sulle scelte di una persona (siamo ad un epsilon da Welby ed Englaro) abbiamo / ho poche informazioni.
      E' un tribunale un po' sommario.

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    2. Ancora, UomoCoso, sei tu che parli come il "fedele" di una setta apocalittica, per cui se io ti vedessi mentre stai per impiccarti dovrei dire che siccome non conosco le tue ragioni, la mia linea di azione sarebbe di guardarti mentre muori.

      Non c'entra niente il cattolicesimo, qui siamo alla follia.

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  13. Ma pure il "tizio americano", citando Tolstoj, si rese conto di aver esagerato...

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    1. Mc Candless semplicemente subì l'isolamento per la piena del fiume nella stagione invernale.
      La sua intenzione fu di.muoversi e con essa anche un tentativo di farlo poi fallito.
      Poi cercò di organizzarsi sul cibo senza successo.
      Più un incidente che una scelta.
      Per Gianfranco più una scelta che un incidente.

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    2. Incidente è quando cammini per strada e ti cade in testa un vaso di fiori. Non è incidente quando parti e vai a vivere nel mezzo del nulla senza adeguata preparazione e senza un piano di riserva nel caso capiti qualcosa. Il tizio americano ha fatto la stessa fine di quelli che ogni tanto si introducono nella gabbia delle tigri per farci amicizia.

      Esempio di incoerenza di UomoCoso:
      1. Tempo fa si diceva di fare pagare agli escursionisti il soccorso in montagna perché da una parte non è giusto fare pagare alla collettività la pirlaggine sconsiderata di qualcuno, dall'altra occorre una forma di punizione pedagogica che insegni alla gente che non è tutto uno scherzo.

      2. In questo post se uno si va ad ammazzare nella foresta diventa un "incidente" e non un atto di pirlaggine sconsiderata.

      3. La differenza tra l'atto di pirlaggine sconsiderata e la "scelta consapevole" sta tutta nello "stile", cioè nel fatto che la zona scelta da Gianfranco per suicidarsi lentamente era molto più frequentata di quella scelta dal tizio americano. Allora uno è morto, l'altro pure ma il primo è morto per sbaglio, l'altro è morto consapevolmente.

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    3. Lorenzo, tu sei nella tua modalita' ideologica del suicidio senza se e senza ma.
      Vuoi che ti dia ragione? Hai ragione.

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    4. UomoCoso, sei spassoso.

      Sarei io quello che è in "modalità ideologica", non tu che nella stessa pagina scrivi di uno che "se n'è andato" (andato dove?), che era lo specchio della salute, mai malato, che non aveva bisogno di nulla, che camminava scalzo sull'erba, felice, una persona da invidiare. Uno che però, guarda che strano, è morto a 56 anni.

      Considerato che l'aspettativa di vita media è intorno ai 76 anni, si vede che tutta quella salute, tutto quel benessere, tutta quella felicità, in un modo o nell'altro, gli hanno accorciato la vita di una ventina d'anni.

      I fatti sono auto-esplicativi, non avrebbero bisogno di ulteriori commenti. Infatti non c'è niente da dire sulla morte in se, solo sul fatto che invece di vedere un evento tragico si vede una fonte di ispirazione.

      Siamo sempre nell'ambito del -Mondo, UomoCoso.
      Non sono io di certo.

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    5. Andarsene e' sinonimo di morire su un registro aulico, nelle commemorazioni.

      Un fornaio che conoscevo, appasionato raccoglitore, se ne ando' in poche ore per aver raccolto, al posto di lampascioni, dei bulbi tossici spappolafegato.
      Ora, i soliti ben informati diranno che si e'suicidato per vari motivi.

      Al gas discutiamo sulla questione della raccolta delle erbe che e' pericolosa. Ad esempio, cerfoglio e cicuta sono assai simili.
      Una grappa al cerfoglio ha effetti diversi di una grappa alla cicuta.

      Tu stai facewndo una tempesta su tue impressioni, intuizioni sul presunto suicidio di Gianfranco.
      Io non ho molti stti per smentirle ma sono convinto che tu ne abbia ancora meno per sostenerle.
      A proposito di antimondi e di mondi delle congetture.
      Discrezione, Lorenzo.
      Il dubbio come massima potenza del pensare.

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    6. Ecco bravo, metti in pratica tu per primo la stronzata del "dubbio". Per esempio, fatti venire il dubbio di cosa direi io al GAS rispetto alla possibilità di morire per avere raccolto cicuta invece che certifoglio. Ti tolgo dal dilemma, direi che, stante il fatto che la morte ti attende al prossimo test dello screening per il tumore del colon-retto, anticipare l'appuntamento per giocare al piccolo alchimista è DA COGLIONI.

      Ed è da coglioni pensare che quando incontri uno che vive da "eremita", che campa con quello che trova e che va in giro scalzo, questi sia Diogene redivivo invece che una persona disturbata che avrebbe bisogno di assistenza prima che gli capiti una disgrazia.

      Disgrazia che purtroppo poi è capitata e invece di riconoscere la coglionaggine assoluta di tutta la vicenda, siamo qui a celebrare una qualche sorta di resurrezione sulle miserie della carne.

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  14. @lisa Miller
    Io non credo che in questa discussione si stia giudicando UNA persona, che peraltro Nessuno conosceva; semplicemente a partire da un fatto di cronaca si sta discutendo civilmente di un modo di vivere estremista.
    Non ci vedo niente di male. A me è piaciuto molto il post di Walker e mi interessa molto anche la discussione che ne è seguita.

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