martedì 9 giugno 2015

Meglio non saperlo?

  • Qui dove sono tra le persone c'e' una sorta di rete di relazioni interpersonali stretta. Ci si prende il tempo di scambiare due parole, di salutare, di fermarsi e parlare. [...]
    Pero' rende le persone più felici, più solide e stabili. Certo questo non e' il posto ideale ne' e' architettonicamente bello.
    bulutn, commento

  • Ho osservato bene la città e mi sono fatto l'idea che sia una rappresentazione in cemento, mattoni e ferro della sofferenza delle persone. Un enorme monumento alla sofferenza.
    Non mi spiego perché non sia invece una rappresentazione delle aspirazioni, dei sogni, degli ideali.
    E' davvero incredibile quando sia penosamente brutto il posto dove vivo. Ogni singolo dettaglio esprime bruttezza e sofferenza, nel grande e nel piccolo. E' come se ogni cosa fosse un mostro urlante partorito tra indicibili sofferenze intestinali, invece di essere l'opera dell'ingegno e della immaginazione.
    Lorenzo, commento

Che relazione esiste tra la qualità della tessitura delle relazioni umane e la qualità dell'ambiente che le ospita?
Gaia Baracetti osservava come in Friuli, in Carnia, una volta quando la gente viveva una vita austera in ambienti aspri, la bellezza permeava l'architettura di quei posti, il modo (floreale e.. orticolo, voi non sapete quanto possano essere belli gli orti di montagna) di condurli, gli stessi vestiti e costumi.
Col modernismo c'è stata la fuga dai monti al piano, la crescita diffusa dell'orribile del'artificiale, del morto, oltre che le altre. Gaia non si spiegava come persone potessero vivere vestendosi in maniera così brutta in luoghi così brutti quando quelle stesse genti vivevano, alcuni lustri prima, in ambienti agli antipodi per bellezza.


I friulani in particolare si vestono molto male, di scuro senza eleganza, spendendo poco ma ostentando ugualmente (basta vedere il numero di borse di Louis Vuitton a Udine), con roba totalmente globalizzata e mai diversa da quella che si potrebbe trovare in qualsiasi parte del mondo – una non-eleganza di gente che ha paura di distinguersi, che ha paura dei colori, che ha paura di sembrare vecchia o povera e si vergogna di spendere a meno che non sia per una firma. Il risultato è un brutto generale – che ti frega, mi si potrebbe dire. Mi frega, perché la gente vestita male fa tristezza, come un parcheggio di periferia o un balcone senza fiori, o una spiaggia di Lignano o una villetta anonima con posto auto fuori da un borgo antico. [...] I volti e i corpi saranno belli, ma i vestiti dicono: fatto senza cura. Come sono fatti senza cura gli oggetti nelle nostre case, molti dei cibi che mangiamo, persino gli articoli dei giornali. Tutto in fretta, tutto facile ed economico, tutto senza qualità. Inoltre, come nella tecnologia, anche nell’abbigliamento il cambiamento rapido produce inutili incompatibilità e obsolescenze programmate. Lo stesso fa la quantità. Abbiamo tanta roba, eppure non sappiamo mai cosa mettere.
[...]
Una volta il vestire era più semplice, durevole, curato, e legato al territorio e a una vera tradizione. Ora è globale, veloce, scadente, abbondante in quantità non in qualità. Perché non abbiamo mantenuto nulla delle nostre tradizioni nel vestire, tradizioni di artigianato e autoproduzione, di particolari curatissimi, di decorazioni a fiori perché la nostra terra è piena di fiori, di stoffe robuste, di risparmio e riuso perché non c’era alternativa? Secondo me, perché gli abiti tradizionali fanno parte di quel passato di miseria, di “ignoranza” (tra virgolette molto grandi), di vita contadina o montanara che ci siamo voluti lasciare alle spalle, assieme alla lingua, ai lavori tipici, all’artigianato, alle tipologie abitative, ai valori e ai ritmi della vita… naturalmente questa è una gigantesca generalizzazione, ma vera in buona parte. In sostanza, l’abito friulano popolare è stato abbandonato perché si è rifiutato il mondo da cui è emerso, e perché i modelli di mondi alternativi erano troppo forti e allettanti, e questi modelli ci dicevano anche cosa indossare.
(Gaia Baracetti, un progetto estetico)



Io non voglio aggiungere, come esteta, molto altro. Il resto d'Italia non è meglio del suo oriente settentrionale. Io fuggo nei miei angoli desertizeppidivita di paradiso dove trovo ristoro nella bellezza della Natura e del vivere a misura di uomo e natura.
Se la bellezza e la decrescita salveranno il mondo, allora siamo fottuti anche per questo. Sarebbe meglio non saperlo?


("gaiabaracetti", veronicaandreasauchelli)


90 commenti:

  1. Uomo, l'orto e gli ambienti naturali sono belli con la panza piena, le scarpe impermeabili, il giubbino tecnico idrorepellente e traspirante.

    Duecento anni fa la grandinata che ti fotteva il raccolto, la pestilenza, la casa in pietra, la vita al tramonto a cinquantanni con la schiena spaccata e il sorriso senza il dentista non erano cose belle.

    La casa in pietra è bella adesso, con la fibra ottica, il gas metano, la lezione di tango alle 21.30 e l'automobile parcheggiata. Che se succede qualcosa, in dieci minuti sono arrivo.

    Mah...

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    1. Io cerco, galileanamente, prima il come, poi il perché.
      Una delle questioni è proprio questa: perché l'agio insieme con la massa e l'industrializzazione ha prodotto quantità di bruttezza via via maggiore.

      Peraltro noto, in varie realtà che bazzico, che il conflitto tra bellezza e comodità, tra estetica e tecnologia, tra sostenibilità e ben-viere è... inesistente.
      Solo che... quelle realtà, di transizione, sono elitarie e quindi eccezionali. Un po' come i monasteri e la bellezza, in alcuni casi: oasi spirituali, estetiche ed ecologiche in un mare di pessimo, di brutto, di insostenibile, di degradato che cresce.

      Io penso che la dimensione quantitativa e assoutistica (i noti discorsi sul fatto che i crescitisti ragionano sulle quantità assolute e non su quelle pro capite) della crescita sia tra le principali cause di questa antifilosofia.

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    2. Credo la risposta sia nell'ingordigia.

      Fai un piano regolatore di massima speculazione possibile ed ecco spuntare il quartiere dormitorio della periferia cementificata. Se poi mi lasci fare, io alzo il palazzo di altri 7 piani e vendo altri 28 appartamenti.

      Fai invece un piano regolatore dove non c'è sviluppo verticale, dove si lasci il verde, le ciclabili, gli spazi di incontro e vedrai che il problema è risolto.
      Metti l'uomo al primo posto e non il massimo guadagno possibile.

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    3. L'ingordigia è sempre stata una caratterizzazione della specie. Gran parte delle religioni cercano di mediare e attenuare questa caratteristica e le religioni hanno millenni di storia sul groppone.
      Escluderei quindi la sola ingordigia.
      Anzi, nel passato è proprio stata l'ingordigia delle classi ai vertici della piramide che ci ha permesso di ereditare gioielli come il palazzo Ducale di Mantova, le cattedrali gotiche, la reggia di Caserta o di Schoenbrunn, il Castello Sforzesco, Castel del Monte in Puglia.

      Il problema è ingordigia + tecnologia + energia + dimensione/scala (di massa).

      Aggiungo che da un punto di ecologia urbanistica o di urbanistica ecologica ciò che tu proponi (sviluppo orizzontale) è una delle cose peggiori tanto è che in urbanistica è stato coniato un termine per indicarlo (sprawl) che io traduco in italiano, prosaicamente, come diarrea urbanistica.

      Come commentavo da Francesco (e anche qui) bellezza e arte hanno la dimensione del verticale, non dell'orizzontale. La mia intuizione è che esse siano strutturalmente incompatibili con i sistemi 5.

      Aggiungo una cosa... ingordigia.
      Se penso al brutto neoricco, pacchiano, cafonal (qui in Italia quello dei Versaci è tra i più noti) si vede che anche il censo non è sufficiente. Nelle classi ai vertici quale è la distribuzione tra bellezza e bruttezza? Temo che, come scrive Gaia, la non-eleganza. il non-bello predomini anche in esse. Solo che è dissimulato da una qualche parvenza di esclusività.

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    4. Dai, questa è una risposta che prendo come provocazione, non è razionale.
      Che c'entra la tecnologia in sé? Sei sempre tu a decidere cosa implementare e perché. Da quando l'energia in sè è cattiva??? Se usi una motosega per abbattere tutta la foresta amazzonica non puoi certo accusare il Kilowatt e la motosega. Ma forse chi voleva arricchirsi vendendo legname e ricavando terreni edificabili, no?

      Poi cosa c'entra la necessità dell'ingordigia con l'arte? Magari gli stessi artisti avrebbero fatto cose anche più belle se non fossero stati ingabbiati in richieste istrioniche e autoreferenziali da parte di certi committenti.

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    5. Quando vado a comprare un gelato guardo la lista, cono piccolo 2 euro, cono medio 2.5 euro, cono grande 3 euro. Penso "quanti soldi ho in tasca?" poi penso "quanto gelato ho voglia di mangiare?" e quindi decido qual'è il compromesso migliore date le premesse.

      L'ingordigia del "voglio tutto il gelato della gelateria" non è da persona adulta e sana di mente, è un istinto primordiale, da bimbo o da faina. Quindi non è una spiegazione ammissibile.

      Inoltre, dovrebbero esistere delle persone preposte a definire dei criteri e a farli rispettare. Se si deve progettare una certa macchina bisogna definire le specifiche e poi lo sviluppo deve essere presidiato per controllare che siano rispettati i tempi e le specifiche nelle varie fasi e infine ci deve essere una verifica della macchina finita.

      L'urbanistica e la gestione del territorio sono solo un pro-forma, parole vuote e prive di contenuto reale. Per varie ragioni.

      Primo, le persone preposte sono mediamente inadatte all'incarico e lavorano in modalità o auto-referente oppure riferiscono agli "amici" invece che alla collettività.

      Secondo, non si riesce e/o non si vuole definire le specifiche. Oppure si definiscono specifiche metafisiche con riferimenti ideologici, sapendo in partenza che rimarranno in tutto o in parte lettera morta.

      Terzo, non si procede a presidiare la messa in opera, la trasformazione, lo sviluppo della macchina. Anzi, si ammette l'impiego continuo di "varianti" che aggiungono o tolgono pezzi per scopi diversi o addirittura ortogonali.

      Quarto, non esiste il concetto di "finito" tutto è sempre in lavorazione. Un campo può diventare un grattacielo che può diventare una scuola che può diventare un campo che può diventare un areoporto. Ovviamente sulla carta, tanto poi nessuno presidia e ci sono le varianti.

      Veniamo al concreto: il Comune paga un consulente che redige un piano scritto in accadico da cui più o meno si arguisce che una certa area della città deve essere "riqualificata". In termini semplici, qualcuno deve metterci dei soldi per demolire l'esistente, portare via le macerie, bonificare e metterci delle altre cose. L'unico modo è fare un accordo con gli "amici" per cui loro si accollano gli oneri e in cambio il Comune gli consente di costruire oltre il limite del sensato per rientrare dalla spesa, più un certo margine. Da cui, palazzoni con delle piste ciclabili che partono dal nulla e finiscono nel nulla, qualche aiola per fare cacare i cani, qualche panchina, un giardinetto coi giochi che durano sei mesi al massimo.

      Poi, chi va ad abitare nei palazzoni deve mettersi in macchina e guidare fino al grande centro commerciale per comprare due michette, dato che non c'è il panettiere. Alla mattina deve migrare insieme ad altre migliaia di lemming e tornare la sera, c'è il capolinea della Metro ma non c'è il parcheggio e anche volendo il biglietto extraurbano costa come un pieno.

      Quindi, riassumendo, non c'è UNA cosa che abbia senso.

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  2. quello che scrive Gaia lascia il tempo che trova, anzi è pressochè inutile. il commento che hai fatto da me poi è senza senso e te l'ho anche scritto.

    il post poi come sempre mette assieme pere e mele, anzi un pò tutta la frutta esistente sul pianeta.

    mi ha invece colpito quanto scritto da Lorenzo, forse perchè so dove abita. mi ha fatto venire in mente una vacanza di tantissimi anni fa (23 per l'esattezza) in Croazia. abbastanza di quelle come piacciono a te. ma anche a me. perchè si unirono il selvaggio ed il moderno. un mio carissimo amico (lo è tuttora) era in una fase non bella della sua vita. egli voleva disperatamente trovare una donna, nel senso di fidanzarsi. l'approccio a quella pulsione erotica fu affrontato (a mio giudizio) in modo sbagliato, e nella discussione di due ragazzotti di belle speranze io ad un certo punto dissi: "ma guardati intorno, siamo noi, ci stiamo divertendo e siamo in un bellissimo posto". e lui, candidamente: "ma se io fossi con la persona giusta (lui intendeva una donna, ma poteva essere forse una qualunque situazione piacevole) io starei bene anche su un pietrone della spiaggia di Albisola".

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  3. Racconto un fatto personale.
    Devo cambiare casa. Dati sopravvenuti problemi di salute che minacciano di limitare i miei spostamenti, dato il fatto che ho una madre che va per gli 83 con un braccio rotto a cui badare, ho cercato casa nell'ambito della periferia scrausa dove sono nato e vissuto.

    Contatto una cooperativa locale, che costruisce ovunque nel mio Comune, ennesima Stalingrado italiana. Trovo un appartamento nuovo a buonissimo prezzo, in una zona di capannoni abbandonati non lontana da dove abito. Pago acconto per la prenotazione, mi faccio socio della cooperativa. Mi sembrava di avere risolto.

    Per caso passo una sera nella strada davanti l'edificio dove mi dovrei trasferire. Sento un rombo fortissimo. Mi ricordo che dietro un boschetto casuale cresciuto in una zona non edificata e dietro il parcheggio della azienda a fianco passa l'autostrada Milano-Brescia. Mi sarei preso a calci un culo da solo ma per farlo dovrei fratturarmi un ginocchio e sono già messo male.

    Faccio le mie prove durante vari orari della giornata, mattina, pomeriggio, sera, notte alle 3. Il rumore della autostrada è continuo e ovviamente tanto più forte tanto minore è il rumore di fondo della vita quotidiana, quindi di notte è fortissimo.

    Parlo con l'architetto della cooperativa. Mi fa "si, è vero, si sente un leggerissimo sibilo in strada ma le case sono perfettamente insonorizzate". Io non ce l'ho con lui, che deve vendere una sessantina di appartamenti nuovi e che ha perso un po' di tempo per starmi dietro quando ho cercato di contrattare il prezzo di acquisto. Ma non prendermi in giro. Un rumore di fondo del genere rende la zona inabitabile, c'è poco da fare, tranne per persone che hanno una soglia di sopportazione elevatissima.

    Ora, il punto è che le nostre vite si compongono di sveglia la mattina, corsa da gallina senza testa per stare dietro le scadenze e gli obblighi privi di senso, accidenti di ogni tipo che ad un certo punto ti fanno capire che sei mortale e che non morirai in un lampo di gloria ma strisciando in una lenta agonia, rientro con parcheggio auto e chiave nella porta di casa. E una volta li, non devi ne guardare fuori dalla finestra altrimenti o vedi un altro come te che guarda fuori dalla finestra nel palazzo davanti oppure vedi la terra di nessuno del cemento vecchio che si sgretola, ne aprire la finestra altrimenti ti entra nelle orecchie il rombo dei tir che sfrecciano sulla autostrada in continuo.

    La città in cui viviamo non è affatto "il migliore dei mondi possibili", non è la risposta ad una necessità. Io sono convinto invece che sia un monumento che costruiamo e incidentalmente abitiamo, che celebra il dolore della nostra vita priva di senso e costrutto, che si focalizza sulla soddisfazione di pseudo-bisogni indotti come la TV a 400 pollici appesa al muro dell'appartamento invivibile, perché se non ci focalizziamo sull'istante e ci fermiamo a pensare, se ci guardiamo attorno, ci dovrebbe venire l'idea che una vita cosi non vale la pena.

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    1. Io non sono anti-modernista ne ecologista. Ma sono un idealista, forse romantico e mi immagino la città come una colonia tirata su dal niente su un altro mondo.

      Invece sono nato e vissuto in un incrocio tra un campo profughi palestinese e una città satellite sovietica, tipo quella vicino Cernobyl.

      Non riesco ad accettarlo, non riesco ad accettare che altri lo accettino. Non riesco ad accettare che non ci sia via d'uscita. E sono spaventato dal fatto che più tempo passa meno possibilità ho di riuscire a tirarmene fuori.

      Comunque, non venitemi a dire che o la foresta incantata oppure l'orrore della periferia, non ci sono vie di mezzo. Sono entrambe manifestazioni di follia.

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    2. è tutto relativo. i miei genitori abitano a circa 250 metri in linea d'aria dalla tangenziale, dove sono state messe delle ottime barriere sonore protettive o come diavolo si chiamano. hanno i doppi vetri, e le macchine che sfrecciano si sentono solo con le finestre aperte. io abito (come tantissima gente a Milano) a qualche centinaia di metri dalla ferrovia. ho i doppi vetri e non si sente nulla. quando lascio la finestra aperta i treni non li sento. e poi non ho più l'udito di un tempo. è tutto relativo Lorenzo, tutto. la città non è il migliore dei mondi possibili, ma io in campagna mi asporterei i testicoli dopo due settimane, prima il destro, poi il sinistro.

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    3. Ma non farmi ridere, non c'è niente di relativo a dovere vivere dietro una protezione di sabbia e tungsteno per proteggersi dalle radiazioni. Significa che se per caso apri la porta, fuori l'ambiente è invivibile. Che potrebbe avere senso se fossimo degli astronauti in missione su Titano ma non ha nessun senso se siamo due pirletta che tirano a campare fuori Milano.

      O meglio, il senso ce l'ha, abbiamo costruito la nostra prigione, ci siamo chiusi dentro e adesso facciamo finta che sia normale.

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    4. Eppure basterebbe veramente poco per fare cose non dico belle, ma con un minimo di senso e con un minimo di razionalità.

      E' logico fare un centro commerciale vicino a un'autostrada, non un appartamento.
      Ma, come dicevo sopra, certe cose si fanno perché qualcuno ha convenienza a farla.

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    5. magari regaliamole pure, già che ci siamo. le cose belle dico.

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    6. Fra, ho colto il senso e ti do ragione. Ma mi accontenterei di un barlume di buon senso, ancora prima di andare a ricercare il bello

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    7. Non sono d'accordo sul "basterebbe poco", perché è ovvio che se cosi fosse non vivrei nell'inferno sulla terra.

      Diciamo pure che per fare le cose un po' meglio, per vivere almeno nel purgatorio, senza aspettarsi il paradiso, ci vuole un certo sforzo, personale e collettivo. Diciamo pure uno sforzo notevole.

      Per fare questo sforzo, come ogni volta che si deve risolvere un problema, bisogna rendersi conto che il problema esiste e avere la volontà di affrontarlo. A quel punto si può graduare lo sforzo in funzione dello scopo che ci si prefigge e delle capacità esistenti.

      Se invece la gente nasce e viene condizionata a pensare che l'inferno sulla terra sia la "normalità", che le cose sono cosi e cosi devono essere, che è normale chiudersi in casa con le finestre spesse tre centimetri per tenere fuori rumori insopportabili, che sia normale che fuori dalla finestra ci sia un'altra finestra, non importa quanto sia grande lo sforzo, comunque non lo si farà mai perché non esiste la motivazione.

      In queste discussioni, anche un po' per come UomoCoso affronta gli argomenti, tendiamo ad estremizzare, tutto o niente. Non funziona cosi. Non si tratta di "bello" contro "brutto", pagare col sangue oppure regalare. Si tratta di tendere verso un ideale e poi fare un compromesso.

      Se parliamo di Milano, chi ha un po' di cultura specifica sa bene il perché è stata costruita in un certo modo e quando. A questo punto scatta il discorso del vedere il problema prima di risolvere il problema. Per quello che posso capire, il problema non lo vediamo e infatti continuiamo più o meno a fare funzionare la macchina nello stesso modo, cioè a cazzo. E va bene che c'è tanta gente minorata ma non ci credo che nessuno veda, nessuno si renda conto. Da cui masochismo / sadismo inconcepibili.

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    8. Però dopo tanto anticomunismo e antistatalismo arriva Lorenzo, vede un appartamento (più volte come si fa quando si sceglie casa), il prezzo sembra interessante, sembra che si sta facendo l'affare e poi a preliminare fatto ci si accorge (finalmente) dell'autostrada (che è lì da almeno 50 anni credo) ed esce fuori il discorso delle brutture e dell'antiestetica? Scusate, ma in che cazzo di mondo vivete? Siete voi i pazzi, ed anche in malafede. Se volete ve le indico delle bellissime soluzioni immobiliari. Costano qualche milione di euro. Li avete i soldi? No? Che peccato. .....

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    9. Chissà perché era a buon prezzo quell'immobile chissà. ... non vi so può credere a leggervi. A volte mi domando se siate reali.....

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    10. @Lorenzo

      Stavo parlando della speculazione edilizia, del lasciare che uno possa rivendere un terreno del cazzo che non vale niente come suolo edificabile e permettere a lui, il costruttore e la banca di arricchirsi sulla pelle dei poveracci.
      Terreno che vale 0, rivenduto a 100 come edificabile.

      Che sforzo posso fare io se deve esistere qualcuno che pretende di guadagnare in un anno quello che tu a fatica guadagni in una vita di lavoro, lacrime e sangue?

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    11. Poi magari, come dice Francesco, quell'appartamento te lo vende a 80 invece che a 100, e ci "guadagnate" tutti e due. Lui si arricchisce, tu paghi l'appartamento un po' meno della media e metti i doppi vetri.

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    12. Francesco, suggerimento in amicizia: prima di scrivere dovresti pensare. Prenditi tempo. Se vuoi ti porto a fare il giro turistico del paese e cosi vedi dove sono le "bellissime soluzioni immobiliari".
      Tu sai che io so che tu sai che io so. Vale la pena di prendere una villetta a Milanino e pagarla qualche milione e poi rimetterla in linea e mantenerla se a me servono due stanze e un cesso con la doccia? Non siamo nello stesso insieme. Posso io andare a comprare un due locali vista lago? Anche se avessi i milioni, sarebbe un problema logistico.

      In altre parole, non hai capito.
      Il problema non è che incidentalmente un certo edificio si trova nei pressi della autostrada, il problema è che tutto il resto, in un certo "range", per un motivo o l'altro, è inabitabile. E' tautologico, infatti nessuno costruirebbe in un posto di merda perché nessuno ci vorrebbe vivere avendo a disposizione alternative migliori. Anche cosi, certi interventi immobiliari sono cosi estremi che risulta difficile vendere anche se abbatti il prezzo. Fatti un giro e guarda quanto invenduto trovi, ovunque, in periferia come in centro. E' come una soluzione super-satura, non importa quanta sostanza ci butti dentro, non si scioglie più perché ne hai già sciolta troppa.

      Poi, non si tratta di "brutto" e "antiestetico", mai usato questi termini da fighetta. Il termine appropriato sarebbe "posto di merda". Tutta la Lombardia che conosco meglio, cioè tra Piazza Duomo e le montagne, è una distesa di merda. Certo, c'è merda e merda.

      Una volta ho scritto ai vigili e gli ho detto "signori, una volta la via X era un vicolo dove passava la gente in bicicletta, adesso ci fate passare tutto il traffico in entrata da Milano, compresi gli autobus articolati. Lo sapete vero che gli autobus passano ad una spanna dalle finestre delle case che si affacciavano sul vicolo?" I vigili mi hanno risposto "si, lei ha ragione ma non sappiamo dove altro fare passare il traffico". Ebbè, una città con 70-80 mila abitanti normalmente ha un vicolo largo quattro metri per fare passare tutto il traffico in entrata e un altro vicolo per fare passare tutto il traffico in uscita. Normale no? Poi fanno i progetti di riqualificazione. Barzelletta.

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    13. no no, Lorenzo non si è accorto della Milano - Venezia che passava da lì, pensava di essere un genio dell'immobiliare lui.....

      sto facendo un espressione tipo quella di Aldo quando dice "non ci posso credere"..... :-)))))))

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    14. non so cosa dirti Lorenzo. tutto non si può avere. questa è una cosa che nella vita ho capito benissimo. ma bene assai fidati. le analisi poi sul mercato immobiliare e delle costruzini lasciale agli esperti, dammi retta.....

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    15. La speculazione? Allora, capiamoci.
      Se uno Stato prevede che un Comune si finanzi con le operazioni immobiliari, anche presumendo che sindaci e assessori non siano interessati a "regali degli amici", inevitabilmente ci sarà il famoso "consumo del suolo", cioè si costruirà ovunque, offerta senza domanda, semplicemente perché in quel modo gira la grana. O meglio, gira fino a un certo punto, poi si interrompe la musica e qualcuno rimane senza sedia.

      L'esempio più ovvio sono le distese dei "centri industriali" e/o "centri terziari" che coprono la Lombardia, praticamente abbiamo un capannone o una palazzina di uffici a testa. Davanti casa mia ci sono tre palazzi di uffici vuoti con scritto "affittasi" da, boh. oltre dieci anni. E non sono in mezzo alla campagna, ci passa la strada e il tram davanti.

      Comunque, lo ripeto, non è la parte visibile, le montagne di cemento e mattoni. E' tutto il meccanismo delle nostre vite, di cui gli edifici sono una parte. Vite folli dentro macchine folli.

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    16. Si le "analisi" le lascio agli esperti. Infatti lo vedo il risultato. Esperti dei miei coglioni.

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    17. Quello che sottolinea Lorenzo è una delle cose più gravi che stanno accadendo e che possiamo riassumere in "effetto stalla".
      Una volta che sei entrato nella stalla, ti abitui all'odore di merda ed escrementi che spesso le connota. Ti abitui, ti assuefai.
      La periferia padana, per usare le efficaci parole di Grillo, o la costipazione partenopea, il tumore Firenze-Prato-Pistoia, l'antrobetanoma veneto sono posti nei quali le persone si sono abituate al brutto / alienante / degradato.
      Semplicemente non hanno altri riferimenti. Tant'è che molti di queste persone, nei loro spostamenti di massa presso i luoghi delle ferie, tendono a cercare e a ripetere gli stessi folli comportamenti, a rinforzare brutto - dolore - squallore portandoli lì dai loro luoghi di provenienza.
      Cosa è servito, in definitiva, in termini estetico, il modernismo-crescitismi-tecnoteismo progressista?
      Poi potremmo parlare del cibo, del piacere, dell'ecologia..

      Lorenzo, dall'alto delle Apuane meridionali vedavamo il paradiso e poi, vicino al mare, il "posto di merda" versiliese, centinaia di kmq di distruzione, di cementificazione, di ammassamento umano, di infrastrutture, villettopoli e orrende distese di edilizia improbabile.
      Puoi consolarti, non sei nell'unico posto di merda.
      Puoi verificare: la via Emilia è diventata come la statale Padana superiore: centinaia di km nella merda cementizio-plasticato-catramitica.
      Solo che le persone, la massa, non ha più riferimenti o pochi e sempre meno, su ciò che è dignitoso, bello, piacevole.
      Vivono nella merda, non possono accorgersene visto che la non merda non esiste quasi più, e cercano di farla crescere.

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    18. Bah, tempo fa discutevo con NotteCoso sulla natura dei "dotti economisti" e della "economia" come scienza.

      Adesso mi tocca discutere con Francesco sulla natura dei "dotti analisti immobiliari" e della "immobiliarologia" come scienza.

      In entrambi i casi abbiamo tutti davanti agli occhi lo stato dell'arte. Voi pensate pure che questo sia il "migliore dei mondi possibili", per me invece è il minimo comune denominatore, dovuto al fatto che chi non sa fare niente fa il "dotto economista" o il "dotto analista immobiliare", tanto poi nessuno gli chiede il conto.

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    19. UomoCoso, sono perfettamente consapevole che la merda copre tutta l'Italia.

      Ma qui la pressione ambientale è veramente da altro pianeta. Non trovi molti posti in Italia dove la mattina da una stradina in mezzo alle case, costruita in tempi dove passava un carretto alla settimana, passano MILIONI di veicoli di ogni tipo e dimensione nell'arco di poche ore. Vai a verificare la "densità abitativa" per km quadrato del nord-milano, le zone intorno e incluso Sesto S.G. Altri che le formiche siamo, è una colonia di batteri brulicante.

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    20. tu che fai nella vita Lorenzo invece? come impieghi la tua cazzo di giornata? discuti con l'architetto allora, il quale, per inciso, ha fatto solo bene a incularti !

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    21. Comunque, buttiamola sempre in caciara, tanto...

      E' come la storia degli immigrati. Continuiamo a parlare di tutto tranne che della questione fondamentale e cioè che questi che arrivano da qualche parte bisogna metterli e trovargli qualcosa da fare. Quanti ne possiamo infilare nella periferia dove vivo io? Non so, forse scavando nel sottosuolo. Oppure costruendo colonie spaziali. Ma io non trovo due locali per me, pur volendo pagare contanti. Francesco dice "regaliamole", allora le case per gli immigrati da dove saltano fuori?

      Vabe, anche oggi mi sono giocato altri tre anni di vita in incazzatura.

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    22. Francesco, qualsiasi cosa inutile tu scriva, condividi il mio stesso spazio. Se a te sembra un bel posto, meglio. Continua cosi.

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    23. ma veramente mi domando in che mondo vivete..... vabbè ragazzi, fine delle trasmissioni per questo post......

      (non ci posso ancora credere......)

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    24. Ah, un'altra cosa che non hai capito.

      L'architetto ha solo perso tempo perché io gli ho detto che non ho intenzione di addivenire al compromesso quindi non acquisterò l'appartamento. Mi avrebbe inculato solo se io non sapessi (appunto) che esiste l'autostrada dietro gli alberi, se non fossi del posto, se non avessi verificato. Poi "inculato" è relativo, alla peggio avrei dovuto adattarmi alla tua filosofia del vivere dietro finestre di piombo e scappare via la mattina per correre dentro la sera, perché tanto il nostro mondo è questo. Ci si abitua a tutto, no? Anche al treno che ti passa sulle orecchie o ai tir che vanno a motore urlante tutta la notte. Anche al campo di concentramento ci si abitua.

      Evviva evviva.
      Adesso aggiungo un aforisma: se ho detto che "dipendente pubblico" è un insulto adesso aggiungo che lo stesso, anzi di più, vale per chi lavora nel campo dell'edilizia e della gestione del territorio.

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    25. In che mondo vivete? A me sembra di averlo descritto il mondo dove vivo.

      Adesso la questione è se questa è cosa buona e giusta, se devo ringraziare qualcuno per avermi permesso di vivere in questo mondo, oppure se è una merda e me la devo prendere con qualcuno per avermi costretto a vivere in questo mondo.

      Se poi mi si dice che DEVO PAGARE, è un concetto pericoloso. Infatti un conto è una situazione dove posso scegliere se pagare e cosa pagare, un altro conto è se sono costretto a pagare. Siccome le scritte sui muri non le leggono solo i compagni, cito la celeberrima "se ti costringono a vivere strinsciando..." per cui occhio.

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    26. Comunque, ciò che dice Francesco non fa una grinza.

      Purtroppo, Lorenzo, non c'è scampo.

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    27. Francesco, io so che tu ami l'aspetto modernista di Milano.
      Probabilmente c'è una impedenza non superabile su questo.
      Ci sono aspetti del mondo che arrivano fino al cuore, alla base valoriale delle persone che, sostanzialmente, dipende dal vissuto.
      Io penso che abbia un senso riflettere su questo mondo, sull'ambiente in cui viviamo o... sopravviviamo.
      Riportare alla realtà e alle sue caratteristiche è sempre faticoso.
      in ogni caso, in questa pagina, io ho scritto che non so quanto fosse brutto il passato e certamente lo era, il brutto è sempre predomimante e senza di esso non avrebbe senso il bello. Il passato non fa eccezioni.
      Solo che ora è la scala del brutto, dello sterilmente morto-artificiale che è così grande e crescita che si pone un problema anche esistenziale.
      Semplicemente masse sempre più grandi non solo non hanno accesso ad ambienti per i quali ci siamo evoluti ma hanno perso cognizione del problema proprio per mancanza di un metro estetico, di un possibile contrasto.
      Perché ti fa così arrabbiare osservare questo problema?

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    28. e vabbè, si sono tenuti i 1000 euro della prenotazione, un gentile omaggio fascioleghista ad una coop rossa..... :-)

      d'altro canto l'unico essere vivente/categoriasociale/razza umana è il Lorenzo, che tutto sa e tutti ci insegna. lui ha la ricetta per una umanità migliore. peccato solo che l'umanità percorra un'altra strada.

      (non è il mondo migliore, è l'evoluzione di millenni di storia. sicuramente meglio un mondo dove l'età media si allunga, dove esistono i riscaldamenti, dove un treno ed una automobile ti accorciano le distanze ecc ecc.... a voi lascio il vagheggiato mondo bucolico che fa tanto ma tanto radicalchic e - udite udite - anche un pò compagno......)

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    29. Sì, nottebuia.
      Come osservano gli ecologi, gli scienziati, anche molte persone, c'è una massa sempre più grande di homo che lavora a sostenere, aumentare, peggiorare i problemi e campa, lucra, specula di quello.
      E' ciò che capita per lo tsunami migratorio.
      Come scrivevo, siamo fottuti.
      Upton Sinclair lo diceva in altro modo :- "E' difficile far capire qualcosa ad un uomo il cui stipendio dipende dal fatto che non la capisca."
      Questo è uno dei principali problemi che segue il n° 0 che è quello della crescita demografica.

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    30. Ti inventi le cose Francesco, non si sono tenuti niente, avevo un mese per dare disdetta. L'unica cosa che non ho potuto ritirare era la quota associativa, rimango socio della coop.

      Poi boh, devono ancora fare il bonifico, in teoria potrebbero anche non rispettare i patti scritti e non farlo, costringendomi ad andare in tribunale, tutto è possibile. Ma non credo.

      Francesco, ma va?
      L'umanità percorre un'altra strada? Non me n'ero accorto. Ora, la questione, lo ripeto, è se questa strada porta verso la pasticceria o verso la latrina. A te sembra che la cosa marrone che vedi profumi di cioccolata. A me sembra che, essendo marrone e puzzando di merda non sia cioccolata. Uno di noi due si sbaglia.

      Però se vuoi ti dico che è una pasticceria. Ancora, vivi più o meno dove vivo io, vieni più o meno dallo stesso posto quindi volente o nolente condividi le mie esperienze. Un po come se stessimo nella stessa prigione o nello stesso villaggio vacanze. Sono contento per te se ti fai piacere la sodomia.

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    31. Anzi, sono contento per te se sei un sodomita che oltre a farselo piacere ne ricava anche di che vivere. Cosa vuoi che ti dica, in ogni situazione c'è vittima, carnefice, becchino, falegname che fa la bara, eccetera. Poi se il boia dice alla vittima che non ha capito un cazzo, che l'umanità va in un'altra direzione, ci sta...

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    32. Francesco, Lorenzo ha scritto chiaramente che non ha ricette, che osserva, costernato, come tutta la nostra "conoscenza", "intelligenza" non ci permette di realizzare un mondo decente. Si lavora a non luoghi infiniti della sofferenza.
      Lorenzo osserva una realtà e ciò irrita alcuni di voi, Io stesso uso il modo scherzoso delle "bombe atomiche tascabili"per esprimere irritazione e rabbia e volontà aggressive contro la Grande Bruttezza, lo Scempio Continuato.

      Sì, è l'evoluzione e il fatto che la specie si trova dissociata tra senso e istinto, tra tecnologia ed usi primordiali, nel guado tra non-senso individuale e non-senso collettivo.

      E' come se non si volesse prendere atto questa strada finisce su un viadotto interrotto alla seconda campata, che questa rotta passa per il capo horn e il vascello è già malconcio.

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    33. No no. la ricetta ce l'avrei.

      Il guaio è che la ricetta prevede di rimettere in gioco tutto lo status quo e tutte le nostre rispettive posizioni nello status quo, sia quando siamo vittime che quando siamo carnefici.

      Siamo sempre li, il problema non è la difficoltà dello scalare la montagna o quale sia il modo migliore per scalare la montagna, il problema è che nessuno vuole muoversi da dove si trova perché va bene cosi.

      Questo ci divide, io non accetto lo status quo. Non perché io abbia degli ideali metafisici ma più semplicemente perché lo status quo non funziona. Non è normale vivere chiusi in casa dietro porte e finestre blindate perché fuori c'è l'inferno. Non è nemmeno normale guadagnarsi il pane alimentando il fuoco dell'inferno.

      Dire che non vogliamo toccare niente perché ci va bene cosi non equivale a dire che questo è il migliore dei mondi possibili.

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    34. Lorenzo, tempo addietro, seguendo un istruttore / trainer in rete, mi ricordo che egli affermava che il problema quasi mai è cognitivo, di mancanza di info, ma è motivazionale e lo è in modo profondo.
      Io non riconosco quella realtà perché non la accetto e il riconoscimento, la presa d'atto è il primo passo di un cammino di cambiamento che non voglio fare.
      Da questo punto di vista la psicologia evolutiva è terribile nelle sue conclusioni: cambiamo quando il dolore della resistenza al cambiamento supera il dolore del cambiamento.
      E' il bastone e non la carota che ci muove.
      Già,

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    35. Anzi, tiriamo fuori gli stracci.
      Non credo che le cose che vedo io siano diverse dalle cose che vedono tutti.
      Quello che invece credo è che siccome qualcuno di noi in questa realtà assurda ha la sua nicchia, ci sia il timore di cosa potrebbe essere se la realtà fosse messa in discussione e con essa anche la nicchia personale.

      Infatti, vediamo bene che ci sono milioni di persone che piuttosto che rimettere in discussione il loro status preferiscono scatenare l'apocalisse.

      Tanto, il ragionamento è che la merda si distribuisce tra tutti e perché ci devo rimettere solo io e poi io penso al mio, gli altri cazzi loro.

      Faccio il commercialista, per dire una professione a caso, campo di arzigogoli para-legali e individui e aziende sono costrette a rivolgersi a me per rispettare gli adempimenti di legge. In quanto commercialista dirò che è un lavoraccio ma non mi posso lamentare della eccessiva complicazione della normativa o delle contraddizioni, degli svarioni, del cambiamento continuo. Nella merda io ingrasso, quindi va bene cosi, per me è il migliore dei mondi possibili.

      Se per ipotesi nelle costruzioni ci fosse uno standard per i serramenti delle finestre, se tutte le finestre fossero uguali, potrebbero lavorare molti meno "serramentisti" rispetto ad ora che ogni finestra è diversa e ogni serramento diverso per cui deve venire un tizio a montare ed adattare ogni serramento al suo buco individuale.

      Tutto un mondo cosi, dove la gente campa nelle fessure come la muffa. Poi arriva Lorenzo e dice ma cos'è tutto sto schifo? Eccolo il ganassa, di cosa campi tu Lorenzo, che rapporto hai con le fessure e la muffa?

      Ebbe...

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    36. Altro che Leoncavallo. ....

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    37. Francesco, il problema è esprimibile con le tue parole "tu che fai nella vita Lorenzo invece? come impieghi la tua cazzo di giornata? "
      Una parte sempre più grande del mondo vive di distruzione e di abbruttimento.

      Torniamo sempre lì.
      E' difficile far capire qualcosa ad un uomo il cui stipendio dipende dal fatto che non la capisca.

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    38. Facciamo un ragionamento:
      1. abbiamo una sovra-produzione edilizia.
      2. la gran parte di questa edilizia è vecchia, oltre che brutta richiede manutenzione e comunque è inefficiente.

      La unica risposta sensata, oltre ovviamente ridurre al minimo le costruzioni ex-novo, sarebbe l'abbattimento progressivo degli edifici vecchi per ricostruire riducendo la "densità abitativa" e la qualità generale degli spazi urbani.

      Non lo possiamo fare perché gli immobili sono un investimento, come se una auto di 20 anni tutta arrugginita dovesse valere il prezzo di acquisto o possibilmente di più. Demolire l'esistente per ricostruire in pratica costa il doppio.

      Non lo possiamo fare perché chi abbatte un edificio pre-esistente deve ricavarci un utile quindi deve costruire quantitativamente di più di quello che ha demolito. Questo aumenta i problemi relativi alla densità abitativa invece di ridurli.

      Non lo possiamo fare perché, davanti al fatto che stiamo declinando rispetto ad ogni parametro, il nostro modello è ancora quello della "crescita infinita", quindi se si toglie un capannone si mette un palazzo di cinque piani. Nessuno si domanda che rapporto c'è tra la demografia e il costruito.

      Oggi giravo per Sesto e alzando gli occhi mi chiedevo quanto tempo può durare un posto del genere. Decenni? Secoli? Quante ristrutturazioni sono possibili sullo stesso fabbricato? Quanto tempo ci vuole prima che una cosa diventi cosi inguardabile che nessuno ci vuole più vivere dentro? O non succede mai?

      Gli antichi costruivano le città una sopra l'altra. Noi abbiamo la pretesa di congelare tutto e aggiungere solo di lato. Bah, già ora a me sembra che gli edifici a filo strada, pensati per epoche in cui il traffico era una frazione di quelle di oggi, siano ridicoli. Ma forse sono solo io.

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  4. Io credo che le persone siano come i quadri e i vestiti la cornice. Una bella cornice non fa bello un brutto qudro, un bel quadro resta bello anche se la cornice e' modesta. Oggigiorno, con la crisi e le scarse risorse economiche e' per molti impensabile spendere per un "buon vetsito". E per buono non intendo quello strafirmato ma un vestito decente, che non si debba buttar via dopo una stagione. Chi si fissa a voler comprare ad ogni costo un brand al punto di rinunciare ad altro di essenziale o a fare code chilometriche negli outlet la domenica, resta comunque vittima di un sistema ormai molto e sepolto, che ci voleva tutti in un certo modo. Ma certe abitudini sono dure a morire. Vestirsi dignitosamente anche con pochi euro si puo'.

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    1. Le riflessioni di Gaia sono quelle della decrescita intellilgente, estetica, edonista.
      Cambiare ogni anno un capo serve alla filiera, ala crescita, alla bruttezza, alla distruzione ambientale.
      Non potrai MAI avere un TUO stile con abiti la cui foggia è anacronistica, concepita in altri contesti, con scopi che spesso sono irrazionali se non controproducenti, abiti che cambi ogni anno.
      C'è questo brutto pseudo individuale, dozzinale, USA&getta.
      Un abito di qualità che ti piace è il TUO abito: lo tieni con cura, stai bene con esso indossato e quel capo sta bene sul tuo corpo, lo puoi riparare, sarai ammirata perché è il capo bella di una bella Spirita.

      Io penso che la qualità costi e ciò valga anche per ciò che indossi o calzi.
      Ma cosa vuol dire "pochi euro"?
      Se tu indossi e butti 20 t-shirt in dieci anni, pagandole 15€ l'una ("pochi euro"), spendi ogni volta relativamente poco rispetto a quella blusa/camicia realizzata in lino o in cotone, con fiori ricamati, che ti costa 250€.
      Se poi aggiungi i costi indiretti (come il tempo per andare ad acquistare le t'shirt, il costo dei parcheggi, che una volta hai preso 'na multa per la sosta preferenziale, etc.) il paragone crolla per aumento dei costi delle 2'0 t-shirt che fa impallidire anche la più costosa blusa o camicetta fatta a mano.
      Cosa vuol dire spendere pochi euro? E' vero?

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  5. Che relazione esiste tra la qualità della tessitura delle relazioni umane e la qualità dell'ambiente che le ospita?

    Secondo me sono cose scorrelate. (comunque, occorrerebbe fare un esperimento quantitativo! Come si misura la qualità dell'ambiente? Come si misura la qualità delle relazioni umane? Definito questo, poi si idea l'esperimento, si prendono i dati, si elaborano senza orientare l'esperimento dalla parte di quanto si vuole ottenere, etc)

    Riguardo al giustificare la mia opinione che le cose siano scorrevate: qui ci sono panorami mozzafiato, anche se non sono verdi, ma stepposi. C'e' anche verde comunque. E questa terra ha una storia antichissima, ma le cose antiche, sono tutte valorizzate? (no). Pero' ce ne sono tantissime e molte quasi abbandonate, malamente accessibili, e sono di una bellezza estrema.

    Anche qui comunque la "modernità'" arriva e di solito lo fa introducendo un bel fattore di kitsch.

    L'intessere relazioni sociali e prendersi il tempo per salutare, parlare, bere un the' e' soprattutto un fatto culturale. Certo, se uno poi va a guardare se la produttività e' più' alta a Milano o qui, sicuramente a Milano e' maggiore.
    Da una parte, qui le persone sono meno critiche dell'autorità, e la società e' molto gerarchica.
    Pero', se uno misura il modo di vivere la propria vita, qui sono sicura che l'individuo, sempre inserito in un contesto familiare ampio e molto presente, globalmente ritenga di essere più felice di quanto non lo sia un individuo nella società occidentale, che spesso e' composta da molte solitudini individuali.
    Comunque, anche in questo c'e' pro e contro. Sei nella famiglia patriarcale? Ti adegui alla volontà del patriarca, anche se poi magari non soffri di solitudine. Sei un individuo singolo che ha potuto scegliere e decidere per se stesso? Soprattutto negli anni della vecchiaia, la probabilità di restare soli e sentirsi abbandonati e' estremamente alta.

    Uh, commentone!

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    1. Le relazioni personali hanno bisogno di un tempo e di un luogo. Se tu pigi centinaia di persone dentro un casermone - alveare e questi si incontrano solo quando entrano o escono per andare o tornare dal lavoro o per le mille incombenze insensate della vita che comunque si svolgono in altri luoghi, la relazione sarà ridotta al minimo, buongiorno - buonasera.

      In origine, a parte l'avere molto più tempo a disposizione, la gente si incontrava in luoghi che avevano questa funzione, la chiesa, la piazza, il mercato, la via principale, l'osteria. La "macchina" della vita quotidiana prevedeva la funzione della relazione e il tempo e il luogo dove questa funzione si svolgeva.

      Adesso invece non solo non abbiamo tempo di fare niente, non esistono i luoghi dove incontrarsi. Nella periferia dove vivo io non ci sono chiesa, piazza, mercato, via principale, la gente vive barricata in appartamenti sempre più piccoli e sempre più blindati per tenere fuori le condizioni estreme di Titano e quando esce sale in macchina e corre verso località remote, che non hanno niente a che fare con niente altro intorno, esempio tipico il centro commerciale messo in mezzo ad uno svincolo ma anche il palazzo di vetro e acciaio del posto di lavoro, dove se non ci fosse il totem-macchinetta non si parlerebbe con nessuno tutto il giorno.

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    2. Io mi ricordo della parte orientale, asaitica di Istanbul, una cosa di una bruttezza oltre ogni limite.
      Forse ancora più brutta di Atene.
      In genere il modernismo mediterraneo, medio orientale è massimamente brutto. Non so se i formicai cinesi possono essere più brutti di Damasco, di Il Cairo o di Uscudar.

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    3. Non è modernismo UomoCoso, è assenza di qualsiasi regola. Atene assomiglia alle nostre città del peggiore Sud periferico. Se vai a Salonicco, che si trova più a nord, già vedi una cittadina che da noi potrebbe essere nel centro Italia.

      Il modernismo è solo nel lessico, nelle tecnologie. Ma non c'entra col modo in cui sono declinate, quello è il modo di un accampamento di tende beduino.

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    4. è assenza di qualsiasi regola: non ho testato di persona, ma mi hanno detto che a Istanbul ci sono cose che uno nemmeno si sognerebbe. Che l'abusivismo edilizio nostro e' all'acqua di rose al confronto.

      Qui dove sono e' diverso, tutto nuovo. C'e' tantissimo spazio e costa poco, costruiscono continuamente e molto in grande: complessi con parchi, laghi, centri, piazze, moschee, centri commerciali, giardini.
      E' tutto molto veloce, molto imponente. Non commento le mie paure a riguardo. Tipo riguardo alla stabilita' delle strade. Per ora tengono e sono belle lisce, larghe, scorrevoli. Tra cinque anni? Boh.

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    5. In casi come quelli, tipo "città giardino" o "sun city", il problema viene da un cambio delle condizioni al contorno, tipo crisi economica e sovvertimenti politici. Chi vive nel tugurio non vede con simpatia chi vive nella città dei privilegiati. Non è un problema fintanto che tutto intorno c'è un reticolato elettrificato con le guardie.

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    6. >Non è modernismo UomoCoso, è assenza di qualsiasi regola.

      Come sopra per l'ingordigia di nottebuia.
      Sono concause, non cause.
      Le strutture premoderniste dei villaggi greci sono belle, nonostante che non ci fossero tentativi di urbanistica.
      Di fatto è anche l'assenza di regole o il volerle sistematicamente violare - cosa tipica de i_bobboli di furbidioti mediterranei - ma gli effeti peggiori sono dovuti anche alla scala e alla tecnologia.
      La robaccia orribile realizzata è in calcestruzzi armati + laterizi: sono brutti anche perché son materiali alieni a quei contesti ambientali.

      L'assenza di mitigazione da parte del verde in climi subdesertici - mediterranei secchi peggiora le cose. Ancora, l'insofferenza al verde delle genti mediterranee non fa che peggiorare i mali.

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    7. UomoCoso, a volte esageri.

      Tu hai in mente una immagine bucolica da depliant della agenzia viaggio che è storicamente falsa. I "villaggi" pre-moderni non erano affatto belli, erano mucchi di tuguri. La gente dormiva con gli animali, cacava in cortile o in un secchio, non si lavava, gli ambienti erano spesso fumosi e bui, non riscaldati in inverno. Senza elettrodomestici, le donne dovevano strofinare in panni sulle rocce dei torrenti o nei lavatoi, gli alimenti non si potevano conservare se non con il sale o con l'essiccamento, non esisteva trasporto di merci deperibili quindi i prodotti "freschi" erano stagionali e quindi scarsi. Immaginati la vita nei villaggi sull'appennino. I contadini in certi momenti vendevano i figli ai girovaghi. Era un modo di vivere che poteva andare bene solo a gente che non conosceva niente di diverso e infatti appena hanno potuto l'hanno abbandonato di corsa.

      Per esempio, letteratura vacanziera vuole che in Grecia ci sia il "pesce". Chiaramente falso, infatti i piatti tradizionali sono a base di pane, olive, formaggio, qualche ortaggio di stagione e carne di pecora o di capra, cioè gli unici alimenti disponibili, trasportabili e conservabili. Senza "modernismo" il pesce lo devi mangiare appena pescato, quindi non è accessibile che a poca distanza dal porto. Inoltre, non è sempre disponibile, c'è e non c'è, come la caccia.

      La "robaccia orribile" non è orribile per le proprietà meccaniche o chimiche, è orribile per l'uso e l'abuso che se ne fa. Un oggetto può essere un'opera d'arte oppure un rifiuto ingombrante, a seconda di dove e come lo metti. Nel primo medioevo con i marmi dei Romani ci facevano la calce.

      Poi il concetto di "alieno" capisci bene che dipende dal fatto che tu hai una tua immagine idealizzata e la sovrapponi a quello che vedi. Ci sono due obiezioni. La prima è che la tua immagine idealizzata non esiste e non è mai esistita. I filosofi dell'Atene classica vivevano in capanne di fango, non in rustici ristrutturati dall'archi-star. La seconda obiezione è che, volendo, non solo si può ovviamente imitare un certo materiale usandone uno completamente diverso, oppure usare un certo materiale per le strutture e un altro per i rivestimenti ma in teoria si può elaborare un "linguaggio" che, pur essendo "nuovo", si integra lo stesso col luogo in cui viene declinato. Certo, qualsiasi sia l'opera, ci vuole motivazione, ci vuole competenza, ci vuole ingegno, ci vuole amore.

      Il difetto non è nei materiali o nella tecnologia, è in chi li impiega.

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  6. Londra, il lusso abita qui: in vendita la casa più costosa al mondo
    Cinque stanze con vista su Hyde Park, sul mercato per più di 100 milioni di euro.

    (corriere.it)

    Vedete, questo NON è un caso.
    La casa più costosa del mondo, non si affaccia sul CED della City o sulla City Road o sulla centrale a cogenerazione di Vatterlapesk.
    Si affaccia sul parco (residuo di ambiente naturale, oasi estetica oltre che ecologica) di Hyde Park.

    In un certo senso anche un mondo necrofilo, biocida, massimamente alienante conserva qualche traccia di congruenza, in questo caso tra i valori economici e quelli estetici, urbanistici, immobiliari.

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  7. Vorrei solo far notare che l'architettura carnica non è affatto permeata di bellezza. È funzionale ma non bella, anzi, proprio perché espressione delle necessità e delle tradizioni di un popolo. Idem per i vestiti tradizionali locali: non è un caso che i triestini dicano "come un Furlan vestì de festa" (non credo serva la traduzione).
    Riguardo poi alla poca spesa per la massificazione contesto alla grande se l'esempio sono le Vuitton. Questo senza voler tirare in ballo argomenti ben più concreti come la necessità di vestirsi e contemporaneamente metter 2 pasti in tavola ogni giorno. I conti con le magliette e la camicia in lino lasciano il tempo che trovano, posto che una singola camicia non basta, come non basta un singolo paio di pantaloni.
    Attenzione, dico tutto questo da una che vive in un paese di 500 anime in cui d'inverno non c'è nemmeno un negozio di alimentari aperto, che non ha la TV da 10 anni, che possiede 4 paia di scarpe in tutto e che ha gli armadi di vestiti vuoti.

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    1. x Alahambra:
      > l'architettura carnica non è affatto permeata di bellezza. È funzionale ma non bella,
      > anzi, proprio perché espressione delle necessità e delle tradizioni di un popolo.

      Involontariamente volendo dare torto a Gaia / me confermi le mie idee.
      Il bello è perché funzionale, e contestuale all'ambiente.
      Ho trovato un passaggio. in cui Gaia lo spiega bene.
      Le architetture tradizionali walser, tirolesi, cimbre, trentine, mochene, furlane, slovene sono molto simili e molto belle.

      > i conti con le magliette e la camicia in lino lasciano il tempo che trovano

      Non lasciano alcun tempo che trovano a meno che tu non circostanzi, fornendo una stima alternativa sul perché il vestire USA&getta più o meno modaiolo possa costare meno del vestire di qualità tradizionale.

      Se quello che scrivi è vero e non ho ragione di dubitarne, direi che sono molto più importanti i tuoi atti, virtuosi reali concreti più che le parole con cui li smentisci.

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    2. I costui tradizionali ladini, carinziani, sloveni, tirolesi, bavaresi sono bellissimi.
      Non di rado la massa dei cittadini (i triestini?) ha spesso una sorta di buffo e grottesco senso di presunta superiorità su ciò che è tradizionale nonché rurale.
      A questo si aggiunge il problema è che in campagna si tenta di scimmiottare pateticamente i cittadini oppure robe (orribili) venute da altri mondi e ritenute di moda.
      Per farti un esempio,gente che balla pateticamente il boogie o la salsa portoricana e non sanno ballare una giga, una tammurriata o una tarantella. Questo non è certo un problema sole emiliano, campano o calabrese.
      Avevo già scritto, ad esempio, del provincialismo dei milanesi che credono di essere cosmopoliti in quanto seguono ogni sorta di moda (consumistica) e parlano in inglesano.
      Mah.

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    3. Bello perchè funzionale non sta in piedi.
      Un fienile può essere capiente, comodo, ben esposto, asciutto, riparato dai venti ma non è bello. Una stalla può essere pulita, arieggiata, facile da pulire ma non è bella.
      Un affresco di Michelangelo non è utile se non alla contemplazione (e per chi vuel credere all'avvicinarsi meditando al Creatore) ma è bello.
      Sul resto te l'ho già detto ma non leggi. Una sola camicia non basta. Un solo paio di pantaloni non basta. Difficile potersi permettere di vestirsi a 250 euro a botta a camicia. Poi oh, ci sono i pochi che lo fanno, e la camicia artigianale con tutte le belle cuciture fatte una per una con tanta cura gliela fa Dior o Gucci.
      A me fottesega di essere virtuosa e non smentisco proprio niente, Io faccio una scelta che a me sta bene e non mi sento il paladino della giustizia perchè lo faccio. Contemporaneamente difendo il fatto che si possano fare scelte differenti senza che gli si sfrantumino i mammasantissimi con martellamenti inutili e privi di coerenza all'atto pratico, ammantandole pure di qualche mistico incarico di protezione del pianeta.
      Quindi la conclusione è: a te piace vivere con internet, due macchine, lo smartphon e il tango ma a 13 gradi in casa d'inverno, trovi che un fienile sia meglio di un bel condominio liberty e che una casa contadina di 50 anni fa sia permeata di bellezza. Gaia pensa che un balcone sia triste quando non è fiorito e che il vestirsi normalmente sia cosa da evitare come la peste. Io penso che non ci siano tante cose più belle di una bella città, che i fiori sui balconi siano una perdita di tempo immane e che il distiguersi a tutti i costi sia indice di disagi interiori non da poco.
      Come dire, a ognuno il suo.

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    4. Io solo della scuola Bauhaus : bello e funzionale sono imprescindibili.
      Il kitsch è proprio l'assenza di funzionalità o l'antifunzionalità (se io vedo una donna in milonga coi tacchi 10 la posso trovare bella, se la vedo coi tacchi 10 in spiaggia la trovo orribile oltre che scema).

      Ci sono stalle che sono architettonicamente bellissime e sono belle se condotte in qualità.
      Ad esempio, le stalle belle dell'Ottocento, in appennino emiliane, avevano delle colonnine in cotto che separavano i due stalli laterali dalla corsia centrale, pareti in pietra, finestrelle spesso ad arco ribassato in mattoni pieni ben curate e ben realizzate.
      Sono così belle che alcuni agriturismi / ristoranti le hanno restaurate e rese sale da pranzo.

      Difficile potersi permettere di vestirsi a 250 euro a botta a camicia.
      Allora continua a spenderne 300 (o ofrse 400 o 500) per 20 modaiole t'shirt USA&getta.

      Poi ci sono i nuovi stivali, le nuove borse, le nuove cravatte, i nuovi sci etc.

      Io trovo che un fienile sia bello, che una palazzina liberty sia bellissima e che una stalla in CA, una orribile palazzina in struttura CA più laterizio siano spesso orribili.

      Aggiungo che, anche per le mie due auto, che hanno 40 anni in due, io cerco di manutenerle ed usarle meno possibile.

      Ancora, sei centrata su che io io trovo orribile e non pensi a ciò che tu trovi bello o brutto. Puoi scrivere sul tuo diario ciò che trovi tu orribile senza scassare il kazzo qui senza argomentare e circostanziare.
      Il caso della stima dei soli costi commerciali del consumismo di abbigliamento nel caso 20 t-shirt vs blusa/camicia è uno dei casi in cui fai cagnara senza argomentare .
      Allora, se c'è un qualche possibilità di dialettica oggettiva, razionale, ha senso, altrimenti è gusto per la provocazione.
      A te piace fare la maestrina saputella.

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    5. > la camicia artigianale con tutte le belle cuciture fatte una per una con tanta cura gliela fa Dior o Gucci.

      La madre di mio figlio che lavorà per anni in una bottega di alta moda tedesca, osservava, quando giravamo insieme in città, la fattura scadente in tagli, cuciture, componentistica, di gran parte degli abiti di marca (griffati).
      Ancora, confondi la qualità e il marketing che è, sostanzialmente, un tentativo di farti pagare più soldi possibile per oggetti inutili o dannosi, realizzati speso se non quasi sempre cercando di ridurre prezzi e qualità.

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    6. Non è quello che ho scritto, una volta di più leggi quello che vuoi e non quello che è. Va bene, basta che poi tu non dica che non motivo.

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    7. Allora, spiega cosa hai scritto, cita il passaggio o i passaggi che io non avrei capito, e quale mia frase o concetto non vanno bene.
      Supposto che tu ne sia capace.

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    8. Primo: le stalle dei paesini carnici non sono quelle emiliane dell'800 e io della Carnia che conosco bene parlavo.
      Secondo: vorrai avere dei ricambi, diciamo 4 camice e 2 pantaloni/gonne? 250 a camicia fanno 1000 euro + 300 a pantalone/gonna fanno 600 per un totale di 1600 euro. Pensa, le magliette sulla distanza costano meno della metà, che buffo. E pensa ancora, ho t-shirt dai tempi del liceo che metto ancora, pagate quella volta 15 o 20mila lire.
      Terzo: ho citato Gucci per pezzi di sartoria artigianale fatti su misura, non il Brand per la grande distribuzione. E quelli costano ben più di 250 euro e le rifiniture sono impeccabili.

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    9. > Primo: le stalle dei paesini carnici non sono quelle emiliane dell'800

      Qui non ho conoscenze a sufficienza.
      parlo allora di quelle trentine o sudtirolesi che sono, molto probabilmente, molto simili a quelle carniche.
      Ecco, sono belle stalle a volta.

      > vorrai avere dei ricambi, diciamo 4 camice e 2 pantaloni/gonne?
      certamente "dovranno" essere una camicia bianca, una nera, una a maniche corte, una maniche lunghe.

      Allora diventano, per l'abbigliamento moda-USA&getta
      5 camicette bianche
      5 nere
      5 a maniche corte
      5 a maniche lunghe

      Supposto che in dieci anni se ne comprino solo 20 per tutti i tipi.
      Venti camice rispetto a quattro.
      Quanto costa una camicia da donna commerciale?
      Quanto costa una camicia da donna artigianale che tieni non solo per quei dieci anni ma per trenta o quaranta, visto che è un capo di eccellente qualità, ti piace ed è resiliente alle mode indotte?
      Nota che se andiamo a 30 anni o a 40 anni, anche il numero di camicette commerciali va moltiplicato per tre o quattro
      Quindi avresti 60 capi rispetto ad alcune unità.

      Ripetere la stima per
      o pantaloni jeans
      o - pantalioni tela
      o - gonne
      o - short

      Come se uno dovesse poi assolutamente vivere con vari tipi di pantaloni/gonne invece che uno o due.

      > ho t-shirt dai tempi del liceo che metto ancora, pagate quella volta 15 o 20mila lire

      Anche io ho molti capi decennali o più. Lo faccio riparare fino a che non si lacerano per... consumo della tela.
      Ma questo NON mi sembra sia diffuso.

      > ho citato Gucci per pezzi di sartoria artigianale fatti su misura
      marche Gucci o altre) industriali/multinazionali NON sono le aziende artigianali territorialmente connotate.
      Il fatto che le marche, anche di alto livello, siano così costose non significa affatto che siano di qualità superiore rispetto ad un prodotto artigianale eccellente ma non di marca.
      Se su molte questioni di moda qui ho avuto la formazione da parte della madre di mio figlio e le sue critiche implacabili e feroci sulla fattura scadente PROPRIO nei vestiti di marche di alto prezzo.

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    10. Non vi dico cosa c'è nel mio guardaroba perché tanto non ci credereste.

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    11. Ecco, allora ci si dovrebbe porre la domanda: si può vivere senza auto, senza TV, senza completo giacca-cravatta, senza tot scarpe, eccetera? SI può vivere si, perché la stragrande maggioranza di queste cose hanno una natura meramente convenzionale, cioè non assolvono una necessità pratica, tipo ripararti dal freddo, assolvono ad una necessità relazionale, tipo non entri all'ape in centro se non hai la scarpa appropriata.

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    12. Certo che si può. E ci si vive pure bene se si sceglie di farlo, se il proprio vissuto porta a quello.
      E sul si deve che muovo non una ma mille obiezioni.

      Uomo i numeri li hai tirati fuori tu, io ho solo fatto due moltiplicazioni e una somma. Se poi cambi le carte in tavola e i modifichi i prezzi che tu stesso hai indicato...

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    13. Le cose belle sono meglio di quelle brutte. Questo è fuori discussione

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    14. Se mi dici che una giacca invernale imbottita di piumino d'oca, con il goretex, con cerniere e cuciture fatte a regola d'arte è meglio di una giacca imbottita di mollettone, fatta di naylon da due lire, cucita in fretta da una bambina cinese, siamo d'accordo.

      Se invece mi dici che un completo giacca-cravatta è più bello di, che ne so, un altra combinazione d vestiti, questo dipende dal contesto. Ci sono multinazionali dove non entri se non ti presenti col completo nero e la cravatta gialla.

      Poi esiste il concetto opposto, per esempio un paio di scarpe di pelle ultra-fighe di quelle che costano uno stipendio difficilmente sono comode per camminare per chilometri come un paio di scarpe da 80 euro del Decathlon, per non parlare di camminarci dentro le pozzanghere.

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    15. a chi lo dici il problema sociale è che invece ad affezionarci alle persone ci affezioniamo alle cose e ne siamo schiavi, perchè se non le possediamo perdiamo lo status sociale e siamo isolati dalla società. Questo è il mantra della società consumistica. Poi viene lo straccione col barcone e ci sbaraglia tutti

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    16. x Alahambra:

      > Secondo: vorrai avere dei ricambi, diciamo 4 camice e 2 pantaloni/gonne?
      > 250 a camicia fanno 1000 euro + 300 a pantalone/gonna fanno 600 per un totale di 1600 euro.
      > Pensa, le magliette sulla distanza costano meno della metà, che buffo.

      Io ho fatto i conti considerando i capi che si indossano sul torso.
      Se tu aggiungi capi che si indossano su altre parti del corpo (due pantaloni/gonne , devi aggiungere, i costi della moda/USA&getta/obsolescenza indotta, etc. per i corrispondenti capi.
      Quindi oltre alle 20-tshirt
      le m gonne
      gli n pantaloni
      etc.

      Ora si può discutere quanto valgano m e n.
      Sei in dieci anni una persona compra 20 t-shirt moda/USA&getta come capo per il torso, quante m gonne e quanti n pantaloni moda/USA&getta acquista?
      Avevi "tralasciato" questi costi.

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    17. x Lorenzo:
      > Se mi dici che una giacca invernale imbottita di [...] è meglio di una giacca imbottita di è [...] siamo d'accordo.

      Se osserviamo le relazioni tra qualità consumismo e censo, le cose peggiorano salendo la piramide sociale.
      Alla moda USA&getta di scarsa qualità per i livelli inferiori, corrisponde la moda USA&getta di qualità superiore per le classi abbienti. Il consumismo diventa quindi ancora peggio, una dissipazione di capi che hanno un valore d'uso e un costo in termini di risorse ed energia impiegati ancora superiore.

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    18. x Michele Giovannelli:
      > lo straccione col barcone e ci sbaraglia tutti
      Questo è il meccanismo per cui esistono regolamenti, tasse e vari tipi di vessazione che gravano solo su coloro che non sopportano privazioni dovute alla repressione per le violazioni delle norme corrispondenti.
      Ti spiego: la confisca del mezzo è la rovina per un panettiere che deve consegnare a trattorie e ristoranti suoi clienti.
      Una violazione del codice della strada come la confisca è del tutto irrilevante per un ndranghetista che viaggia una una macchina di un prestanome, per un rom che ne ha altre cinque a disposizione, per un maghrebino che l'ha rubata.
      Da questo punto di vista gli invasori hanno una sorta di resilienza alla repressione dovuta al loro livello di vita/spartanità.

      E' per questo che è del tutto ridicolo usare le stesse norme e le stesse modalità repressive per un fornaio, per un rom, per un clandestino egiziano per un bndranghetista in quanto per questi ultimi sono del tutto inefficaci.

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    19. L'ultima osservazione di UUIC (11 giugno 2015 10:58) bisognerebbe stamparla direttamente in ogni singolo neurone di ogni singolo ministro dell'interno al momento stesso dell'insediamento. Ovviamente, essendo UUIC una persona portata a un ottimismo magari involontario, non tiene conto del fatto che a chi dirige la gestione dell'ordine pubblico non interessi l'ordine pubblico, ma fare cassetta. A quel punto, tutto acquista un significato diverso e si dimostra "massimamente" efficace secondo gli obiettivi distorti del dirigente di turno. (ti ho rubato il "massimamente", tiè)

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    20. UomoCoso, ti sei dimenticato un altro particolare: mentre al coglionazzo italiano viene insegnato a fare palestra e mettere il tatuaggio sul bicipite ma poi a cacarsi nelle mutande al minimo accenno di violenza, l'immigrato viene da posti dove la vita umana vale poco o nulla ed è abituato ad un tasso di violenza che da noi non si vede dall'alto medioevo.

      Quindi la "virulenza" con cui gli immigrati si incistano nel contesto del corpaccione flaccido e cadente dell'Italia, si riproducono, si allargano e abbattono la reazione immunitaria fiacca di cui siamo capaci, è necessariamente incontrollabile. Solo nelle zone d'Italia dove la gente va in tre sul motorino rubato, con la pistola infilata nei calzoni, l'immigrato trova un contesto che lo contiene. In qualsiasi altro posto è come un piranha nella boccia dei pesci rossi.

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    21. L’autista del bus non gli apre: sale alla fermata successiva e lo accoltella

      Marco Pie ha scritto, a proposito Il paradosso Maori

      Però altrove, questo, viene chiamato gioiosamente "fondersi".
      Già, siamo alla follia e fottuti.

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    22. se era italiano che cambiava ? ah già, abbiamo già i cialtroni di casa nostra.....

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    23. Il fatto oggettivo è che il simpatico e gioioso multicultturale era egiziano. Il resto sono illazioni.
      Il fatto che abbiamo i cialtroni di casa nostra, a maggior ragione, significa che non dobbiamo importarne a milioni sfondaconfini.
      Quanto tu hai la bronchite, cerchi di pigliarti anche la tubercolosi?

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    24. A me di questa notizia sta sul cazzo la storia dei domiciliari

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    25. Non si tratta di accoltellare, quelli sono i casi eclatanti.

      Si tratta invece del caporalato più bieco a cui gli immigrati assoggettano i propri compaesani per mettere su le loro impresette semi-legali. Dove vivo io c'è il bar dei cinesi, il parrucchiere dei cinesi, il kabab e lo spaccio nordafricani, l'impresa di pulizie è diretta da un egiziano, eccetera. Se avete visto il film "Il Padrino" sapete di cosa parlo.

      Solo che mentre la mafia del sud Italia arrivata negli USA si è dovuta confrontare con una società ancora impostata sulle regole della "frontiera", gli immigrati in Italia trovano una società decadente, da basso impero. E quindi fanno il vuoto attorno solo con una scorreggia, non hanno bisogno di accoltellare.

      Poi, UomoCoso si siede sul treno e si becca qualche infezione "migrante", quello è un altro discorso.

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  8. Aggiungo un altra briscola:
    http://www.corriere.it/economia/15_giugno_10/casa-bancomat-fisco-conto-finale-42-miliardi-tasse-a7e3459a-0f30-11e5-aa3a-b3683df52e95.shtml

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    1. Io vuoto l'indifferenziato diciamo otto? dieci? borsine all'anno.
      Altrettanto di differenziato di altra qualità (ad esempio, nelle lattine di olio che compro dai parenti siciliani di _zzz io tolgo il sigillo/tappo e boccuccio ermetici di plastica e li metto nella plastica, il metallo, prendo i contenitori di plastica, tolgo le eventuali parti di metallo che metto nel metallo, tolgo con le fobici le parti "accoppiate" con l'etichetta di carta che metto nell'indiffernziato, etc.).
      Insomma, arriverò ad una sedicina di sporte, diciamo 8 indifferenziato, 8 differenziato di alta qualtà.
      Ecco, mi sono arrivati 115€ di tassa rifiuti, ca. 7.19€ ciascuna.
      Questa è una tassa ingiusta che va a superficie dell'appartamento.
      Se io fossi in una famiglia numerosa, ad esempio con 4 figli, ovvero in sei, producendo 6 volte tanto rifiuti, essa sarebbe valuta lo stesso.
      A me sti approcci egalitari, che non discriminano o che discriminano al contrario, ovvero con principi che sono l'opposto di quello giusto, contestuale (premiare chi fa meno rifiuti, far pagare chi fa tanti rifiuti) mi stano sui koglioni in modo spropositato.

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    2. Se tu avesi una famiglia di sei persone avresti un debito di circa 240.000 euro. Guadandoti attorno potresti vedere delle cose che sono state effettivamente acquistate con questo debito oppure potresti concludere che un altro, che si chiama PippoCoso, ha una famiglia di sei persone che ha intascato il proprio debito più il tuo.

      Questo, ti dovrebbe fare incazzare.

      Poi le imposte. In linea teorica si dovrebbe tassare il reddito e si dovrebbe tassarlo in maniera proporzionale, cioè chi guadagna di più contribuisce d più. Ma siccome tassare il reddito ha un limite intrinseco oltre il quale la gente o espatria o smette di lavorare e siccome le imposte sul reddito incassano MOLTO meno di quanto serve allo Stato per sostenere la Spesa, si procede a tassare proprietà e consumi. Cosa palesemente ingiusta perché le tasse su proprietà e consumi colpiscono indifferentemente il ricco e il povero. Tutti devono mangiare, vestirsi, avere un tetto sulla testa, muoversi, eccetera. Quindi le imposte sul pane sono pagate, esattamente uguali, sia dal milionario che dal disoccupato.

      Questo, ti dovrebbe fare incazzare.

      Se lo Stato spende più di quanto incassa significa che l'Italia non è fondata sul "lavoro" ma è fondata sulla Spesa. Da cui la famosa teoria economica secondo cui ci si deve indebitare per fare crescere il PIL in modo da provocare la "crescita" pur mantenendo uguale il rapporto PIL/debito. Piccola falla nella teoria: il debito è garantito, l'aumento del PIL, proporzionale, no.

      Questo, ti dovrebbe fare incazzare.

      Se guardi la foto che accompagna l'articolo vedi bene il risultato degli studi fantasmagorici effettuati dagli "analisti immobiliari" a cui, secondo Francesco, bisogna delegare la gestione del territorio e del costruire. A loro e ai fenomeni della Pubblica Amministrazione negli uffici tecnici di ogni ordine e grado. Cioè la rappresentazione della follia.

      Questo, dovrebbe farti paura.

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  9. E'vero, i vestiti buoni sono sempre piu'rari, ma il brutto estetico e'alimentato anche dalla tv, dove per le donne sono ammirate perche'vestite da night club cioe'il contrario dell'eleganza.

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    1. Come maschio eterosessuale mi piacciono anche certi vestiti/stili sexy o, in alcuni contesti, da "zoccola" (c'è intimo e intimo e anche qui ci sono stili e qualità, eleganza e volgarità etc.).
      Rimando allo stile superlativo anche in eleganza e non certo casto che io, da anni , prediligo.

      Il problema è che si usano i tacchi in spiaggia e si va in ufficio o in milonga (io detesto le minigonne puttanesche a maggior ragione in milonga) come delle coguare mezze baldracche volgari, allora sei fuori luogo)
      Pensa ad un SUV in città o ad un palombaro in teatro: sono orribili e patetici proprio perché fuori luogo, funzionalità e aspetto incompatibili e fuori luogo.

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Rumore, robaccia fuori posto, pettegolame, petulanze, fesserie continuate e ciarpame vario trollico saranno cancellati a seconda di come gira all'orsone.