Prima siamo rimasti estasiati dalla bellezza dei costumi. Ammiro i Sardi che, ancora li curano, li fanno, li indossano, come segni della cultura della loro nazione.
Alcune di queste donne erano bellissime e quegli abiti della festa tradizionale, teche preziose del mistero femminile che celano, così finemente erotizzanti!
Abbiamo partecipato, Rosa Canina ed io, alla intera processione, un'ora e mezza di cammino, Gloria, Ave Maria ripetute. Pensavo non avrei mai partecipato a qualcosa del genere. Ma vivere questa festa non è se non si partecipa, fisicamente, anche al cammino, alle litanie ripetute e cullanti.
Nella tradizione comune ad altri luoghi, la strada è stata cosparsa di fiori, di erbe profumate (mirto, menta nepitella, elicriso), una splendida cornice olfattiva che si è fatta notare, calpestata dai devoti, nel giorno di festa.
Abituato alle nostre Madonne longobarde bionde cogli occhi azzurri, ho trovato bellissima la statua di Maria del Carmelo, occhi scuri, come la carnagione, e un accenno di chioma corvina sotto il velo.
Abbiamo aspettato, alla fine, su ballu tundu: erano apparsi tre musicanti (un organetto diatonico, una fisarmonica, un flauto triplo) ma... nulla. La piazzetta del ballo è stata dominata dal concerto ufficiale, una insulsa e anonima sbobba di brani inglesi interrotta da un paio di pezzi di Mina e Pino Daniele, brodaglia musicale internescional che puoi ascoltare in un qualsiasi laungebarre del pianeta globalizzato.
Maria del Carmelo... prega per noi!
(unuomoincammino)