(Le ore oscure - 2)
Io cerco di resistere come posso, ad esempio declinando tutti gli inviti (meno uno) alla ridda di cene, a questa anticipazione frenetica del Natale. Si arriva alla festa solstiziale stufi di bagordi, dolci, mangiate. Quella dovrebbe essere l'inizio di un periodo, della rinascita del sole. A volte mi guardano un po' strani quando non accetto una fetta di pandoro e ascoltano la mia risposta :- “Ideologicamente lo mangio da Natale in poi!”.
La cosa buffa è l'ennesima sovversione, il fatto che invece di considerarsi fuori tempo, considerano me un po' strambo.
Anche da questo punto di vista questo è un mondo sempre più lontano dall'essere calato nel tempo, nel qui e ora degli orientali, un mondo storto che anela a festeggiare Natale in Avvento, la Pasqua passati i giorni della merla, il carnevale a maggio (come delle ridicole e patetiche feste da queste parti), la sagra del crostolo/sfrappola/lattuga/chiacchera/... ad agosto e quella del tartufo a marzo. Anche l'antipatia per il pieno - vuoto, ordinario – straordinario, festivo – feriale, luce – oscurità, silenzio – rumore, etc. , fa parte di questo orribile appiattimento che non mi può che far inorridire, filosoficamente, edonisticamente, esteticamente.
Sento cittadini (artificializzati è pleonastico) che gnolano per freddo e oscurità: stamattina, osservavo i mille cristalli della brina e gli arabeschi nel principio di sottile permafrost, i riccioli impazziti del terreno cretoso congelato. La bellezza dell'inverno, delle ore oscure è evidente e mi fa felice ogni mattina che posso camminare e scendere lungo quel pezzetto di sentiero. Una bellezza così grande che annulla le luminarie pacchiane effetto discoteca pseudo psichedelica. Noi italiani custodi di tanta grande bellezza, proprio non ce la facciamo sulla luce, non so se sono peggio queste orribili luminarie discotecare tamarre o le candele mangiafumo a colori improbabili coi loro puzzoprofumi artificiali.
La bellezza dell'inverno, di milioni di miliardi di cristalli... solo gli occhi spenti e lamentosi non la vogliono vedere o non la vedono, nelle città coll'olezzo di piscio di magrebini molesti e ubriachi sui marciapiedi e la puzza di merde canine punkabbestiche. Posso anche capire ma anche questo degrado è e segno e concausa della grande bruttezza ugualista, della barbarie, dell'abrutimento.
Per questo non posso che appoggiare con decisione la proposta dei pentastellati di chiudere gli esercizi commerciali nei festivi. Negozio - ozio è un altro dipolo osteggiato da questa orribile liquidità ugualista, omogeneizzante, entropica. Un piccolo segno di restaurazione contro questo progresso regressivo, peggiorativo.
Un arabesco di brina, dono delle lunghe ore oscure, mi fa felice.