sabato 29 ottobre 2016

Trasecolo

E' il lavoro ora che mi porta agli eccessi. Esultazioni e preoccupazioni, passione e stress, lavoro che ti mangia l'anima e fulmini a ciel sereno.
Dopo aver affrontato e vinto imprevisti, problemi, difficoltà di ogni tipo nell'estensione del "sistema" esistente  (realizzato come prototipo da un brillante collega anch'egli sotto pressione del "fai un bambino in due mesi e mezzo!") dopo aver dato una mano ai colleghi della squadra su problemi comuni che siamo nella stessa barcaprogetto, l'azienda dice che non vado bene, sono troppo lento, la qualità proprio non interessa.
L'altro giorno brancolano, si interrogano su un requisito del sistema da specificare ai clienti. La conosco bene: è il panico da emergenza in un contesto ad alta pressione su scadenze "subito, ora!!".  In reparto girano voci, questo? o forse quello? Frenesia ansiosa e ansiogena, inconsulta, "autofertilizzante".
Avevo documentato quel punto che avevo snasato essere importante e fornisco, tre minuti per recuperare il documento e verificare, la specifica richiesta con tanto di riferimento in letteratura tecnica. Parte la telefonata e forniscono la risposta al cliente. Ma è solo un aneddoto dei molti.
Dopo due giorni la comunicazione disciplinare.
A cointegro un amico che utilizza i "nostri" sistemi si lamenta, dice che sono farraginosi, rozzi. Mi conosce e mi punzecchia chiedendomi delle mie battaglie per la qualità che conosce. Non so cosa rispondergli, moralmente non dovrei criticare l'azienda in cui sono, in questo diario almeno c'è la sua anonimità.
E' che sono non so se un asburgico - teutonico, un giapponese, un alieno.
Giornalmente vedo violate, ignorate buone pratiche, tecniche e metodologie insegnate a livello di una scuola professionale, mica ingegneria avanzata, eh!?
Trasecolo in silenzio. Ciò che viene insegnato come fondamenti non vale più.
Sei minuti (!!) per fare un biglietto alla macchinetta in stazione, mi stampa tre biglietti (!?) per andare a Rovereto. Ieri è venuto giù un viadotto  sulla Como-Lecco lasciando sotto della gente polpettata. Treno delle 920 soppresso  di nuovo l'altro giorno. Eccetera eccetera.
Ho sgobbato duramente con molte ore fuori orario perché quando c'è da rimboccarsi le mani ce le si rimbocca! Il bene dell'azienda è il mio bene.
Poi c'è la parola data al mio capo, prima l'onore come uomo! Mi porto anche lavoro a casa come ho fatto. Si può essere eroici per qualche tempo limitato.
Non voglio che me li contino come straordinari, mi guardano così, di nuovo sono alieno. Ci saranno poi i periodi di calma, scarichi, non sono affatto uno stacanovista perenne.
Ora dovrò difendermi giustificando. Sono meticoloso ma è tempo sottratto ad altro, al lavoro a casa e mi credo ansia, preoccupazioni che ora ero anima e corpo sul finire e finire bene. Sono proprio dei coglioni!
Resisto alla liquefazione, tento di resistere.
Incombe la scadenza coi clienti, c'è già di nuovo frenesia, agitazione, ansia.

43 commenti:

  1. E' il lavoro ora che mi porta agli eccessi. Esultazioni e preoccupazioni, passione e stress, lavoro che ti mangia l'anima e fulmini a ciel sereno.

    Il lavoro rende l'Homo umile, lo ingobbisce per ore al giorno mettendone a prova la resilienza.

    ===

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    1. Il lavoro (inteso come lo intendiamo oggidì, che non è per niente il modo migliore di intenderlo) prende l'homo umile, lo sfianca, lo umilia, lo rapina, quindi dopo averlo masticato a dovere lo sputazza ai margini d'una strada (sconnessa e piena di cacche di cane).

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    2. Il lavoro mette alla prova la resilienza, le capacità e logora da sempre e sarà sempre così.
      Io ritengo che il lavoro possa essere anche passione , piacere.
      Certamente nella società liquida ci sono anche nel lavoro novita' continue e questo ha, come contraltare, che il nuovismo e il consumismo si applicano pure ai coloro che lavorano.

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    3. Sì ...
      l'inganno è che con l'automazione potremmo lavorare tutti e meno;
      ed invece, il Sistema installato e operativo non allenta la catena, anzi il contrario !
      Bene ...
      avanti così.

      ===

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    4. Il lavoro, in un sistema in cui gran parte di esso viene "distrutto" per progressiva automazione, e' semprepiu' una metarisorsa. La biologia prevede una competizione e relativa selezione asperrime prorpio in modalita' "intraspecie".
      La sudddivisione del lavoro. per quanto razionale e logica, non e'nella non-logica della competizione.
      E' il motivo per cui i sistemi socialisti, comunisti, le realizzazioni distopiche della visione marxista del mondo, non solo non hanno funzionato ma sono diventati mali molto peggiori di cio' che avrebbero voluto curare.

      In questo senso ci sono anche le elite e i loro disegni per sfruttare piu' possibile cio' che, nella piramide sociale, sta sotto di essi.
      La competizione feroce dei livelli inferiori a loro, e'un eccellente motore a scoppio sociale da sfruttare.
      Per questo le castalie alla Clinton - Soros lavorano con un successo che sembra non avere limiti. Solo che stanno facendo un giochino pericoloso. Prima o poi le masse catechetizzate da decenni di questa incredibile commistione tra cristianesimo, ebraismo e marxismo, si renderanno del disegno di colossale e pervasivo sfruttamento alle quali sono state programmate e saltera' tutto per poi ripartire come prima (non puoi eliminare la competizione dalla biologia, la puoi mediare,a volte). Aggiungo che la competizione la puoi governare solo in comunita' a misura d'uomo.

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    5. Non succederà perché quelle masse saranno scomparse, sostituite da altri.

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  2. Fammi capire. Hai ricevuto una lettera di contestazione disciplinare?

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    1. allora perdonami, ma la descrizione di come ti rapporti in azienda stride assai. uno che si porta il lavoro a casa, che ha un'alta capacità di problem solving, che ha (mi pare) un buon rapporto col capo, che non tira fuori straordinari NON riceve una lettera di contestazione disciplinare perché è pignolo o lento.

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    2. Sbagli, Francesco. Lo dico per esperienza diretta. Per esempio, il "capo" vede come il fumo negli occhi le menti creative, perché troppo spesso finiscono per essere "cani sciolti" difficili da controllare. Il "capo" vuole dei sottoposti, non delle menti libere, delle persone acriticamente obbedienti o comunque totalmente controllabili/manipolabili. Diversamente non sarebbe un capo ma un compare, ed il suo capo lo vedrebbe come il fumo negli occhi rimuovendolo dall'incarico o sminuendone il peso per neutralizzarne il potenziale destabilizzante (dal suo punto di vista di "capo"). Il "capo del capo" ha a sua volta un altro capo...

      C'è poi la spinosa questione della concorrenza tra "capi", che rende ciascun "capo" ancor più virulento nella sua (per usare una parola di UUIC) nocenza.

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    3. x Francesco:
      > uno che si porta il lavoro a casa
      Questa avviene raramente, NON è usuale.
      Ci sono volte che sei scarico e c'è poco lavoro, ci sono dei picchi ed emergenze.

      > ha un'alta capacità di problem solving
      No.
      Io ho alte capacità nell'ingegnerizzazione e nella progettazione e realizzazione per estensione, manutenzione, affidabilità, etc. .
      Non sono certo brillante nella protipazione creativa e mai lo sono stato.

      > buon rapporto col capo
      Rapporti dignitosi e rispetto reciproco.
      Io non sono molto espansivo, molto fuffi fuffi pucci pucci neppure coi rapporti coi colleghi. Non è che sono orso a casa e cicisbeo al lavoro!
      Comunque ritengo che il rapporto sia soddisfacente, considerato che io sono una persona riservata, a volte perfino schiva.

      > perché è pignolo o lento
      La nostra struttura è relativamente piatta.
      Il mio capo risponde direttamente al DG.
      Allora, egli mi ha confidato che io non vado bene prorpio perché non faccio le cose in fretta.
      Non so quanto egli stesso sia sotto colpi di martello e quindi li scarichi su di me.
      Egli mi ha confidato che nel progetto precedente, in cui ho lavorato in una squadra di quattro persone con una collega che, ho saputo ora, è moglie di uno dei vertici, sono stati scontenti.
      Un altro collega tecnico e io segnalammo ripetutamente: volevo pararmi il culo! (scelte economiche di progetto folli con impatti a livello tecnico molto pesanti, non c'ho le scarpe ma voglio i gemelli in platino e diamanti a 8 carati).
      Non solo, con quella collega, poi, in maniera goliardica ma senza risparmiare battutacce, sollevai obiezione sul fatto che il prodotto finale, nuovo (MIIIIII, partiamo proprio bene) aveva dei difetti orribili, prodotti che NON avrebbero passato un esame di scuole professionali triennali.

      La mia impresisone è che io,oltre che lento per questi frenetici, precoci, sia proprio scomodo, un rompicoglioni che non si adegua.

      Anthony Robbins indicava che le squadre vincenti hanno sempre un disadeguante su una squadra di cinque o sei. Solo che bisogna avere una buona attitudine, un po' come col metodo della "confittualità assertiva" o altri.

      Ecco, io sono un po' un cane sciolto, per dirla alla MKS.

      Sapete cosa diceva A-Woman, stare con me fu bello ma faticoso.

      Ci sono ovviamente, anche lotte di potere dal quale io rifuggo in ogni modo (non ho potere ne' mi interessa) e questo mi "aliena".
      Mai cercato la carriera, io cerco l'affidabilità, la corretezza, una qualita'decente per i prodotti aziendali, per il bene dell'Azienda che non sia solo fino a dopodomani.

      Qualche tempo fa, il mio capo, passò per i corridoi esultando, perché il prodotto cui lavorai con altri due (e per il quale ricevetti altre due contestazioni disciplinari sulla mancanza di rispetto dei tempi, avevo fatto delle stime abbastanza rivelatesi, in seguito abbastanza precise, rigettate perché "eccessive") venne e viene considerato il miglior prodotto aziendale.

      Ecco, a pensare a queste cose iniziano anche a girarmi i koglioni.
      Le mie stime, rivelatesi abbastanza precise, vennero rigettate.
      Ma che cazzo vogliono sapere e fare questi? Hanno formazioni economiche e le calano sui tecnici dall'alto.
      Che mi viene da bestemmiare...

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    4. mi hai risposto lungamente ma non so, qualcosa non mi torna, al netto della nota stupidità aziendale, soprattutto se non padronale, e mi pare che la tua sia una public company. dico solo che il lavoro non è la birra che bevi al pub con gli amici. il lavoro è talmente che l'ideale sarebbe poterne fare a meno. m siccome hai una certa età e un certo stipendi, ti consiglierei di venire a patti col "sistema", che un altro lavoro così col cazzo che lo trovi. e hai delle responsabilità, non tanto verso te stesso ma verso tuo figio e la banca a cui paghi la rata del mutuo.

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    5. UCoso, been there, done that.

      Il tuo errore è che cerchi di fare il lavoro che pensi di dovere fare o che ti piacerebbe fare, invece che fare public relation.

      Quando il capo viene e ti dice "entro tot giorni dovete tare questo software" tu non devi dire ne "mancano le specifiche" oppure "non si può fare con queste scadenze", devi dire "certo capo, siamo i numeri uno".

      Poi devi mettere insieme una porcheria che funzioni per finta entro la finta scadenza, quello che basta per fare una demo.

      Poi il capo fa la demo e per lui il progetto è completato. A quel punto il cliente inizia a lamentarsi che non funziona una minchia ma per l'azienda non è più "consegna", è diventato "assistenza".

      E comunque, c'è la seconda parte. Dopo che hai detto "figata numeri uno" e ti sei messo a lavorare per fare la porcheria-demo, inizia a lavorare il capo ai fianchi in modo da scaricare la "negatività" su un collega. Tipo "capo io sono tanto caro, tanto bravo, tanto solerte ma c'è Tizio che rema contro".

      L'ideale sarebbe anche fare qualche favore al capoccia extra-lavorativo, diventare un suo "famiglio". Li devi stare attento a scegliere il capoccia giusto, che tra di loro esiste tutto un ecosistema di poltrone, scrivanie e piante di ficus di vari calibri in base ai pesi specifici.

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    6. Comunque UCoso, imprimiti in testa questa verità:

      Non sei misurato sulla qualità delle cose che fai ma da quanto faciliti la vita al capoccia.

      Non credere che al capoccia serva un lavoro fatto bene e spesso nemmeno che sia fatto entro la scadenza. Gli serve solo avere le occasioni giuste per gestire le sue relazioni all'interno della azienda e verso l'esterno, ovvero qualcosa che gli faciliti il "farsi vedere". Gli serve solo fuffa ma la fuffa che gli conviene.

      Lo so che non è facile metabolizzare l'idea. Ma o te ne fai una ragione o abituati a vederti scaricare addosso periodicamente una valanga di merda, passare avanti gente più "capace" e (dipende dalla azienda) perfino il licenziamento.

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    7. A questo giro, un plauso all'analisi di Lorenzo. Era mia intenzione sottintendere le stesse cose, lui è stato più esplicito. Quella è l'etologia umana così come ricade su un certo angolino del pollaio odierno.

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    8. Francesco, io mi trovo in una sorta di cruccio filosofico: prendere atto della realta', descritta in modo preciso ed efficace da Lorenzo qui sopra, prendere atto di miei limiti e caratteristiche e capire quanto essere parte del mondo "storto" e quanto impegnarmi, per quanto possibile per me, per migliorarlo.
      Considerando che non ho certo risorse economiche, capitali o altre forme di reddito per permettermi di non lavorare.

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    9. UCoso, se non ti adegui, ti adeguano.
      Been there, done that, come dicevo.

      Anche nel lavoro, come in tutto nella vita, essere "estroversi" (leggi, scemi, superficiali) aiuta tantissimo.

      Tieni conto di una altra considerazione catastrofica: più passa il tempo e più il "cono di rientro" si rimpicciolisce, ovvero ti si propongono sempre meno opzioni.

      A trent'anni ti puoi permettere "strambismi" che a cinquanta nessuno ti concede, anzi, è tanto se ti concedono di respirare.

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  3. Mettiti in proprio.

    La storia del cavalcavia sulla Valassina è tipo che un addetto aveva notato che stava venendo giù, h segnalato il problema ma siccome non è mai responsabile nessuno e nessuno prende iniziative che esulino dalle circolari, pena sanzione, invece di mettere immediatamente un divieto di accesso al manufatto, nessuno ha fatto niente, perché tocca sempre a qualcun altro, fino a che è arrivato un trasporto speciale carico di acciaio, che non si capisce perché passi su un cavalcavia del genere, il quale naturalmente ha fatto crollare tutto.

    Le aziende sono struttura auto-referenti, un po' come la P.A., ovvero la gente che ci lavora investe tutte le proprie risorse nel crearsi una nicchia di potere, una rete di relazioni e il prodotto o il servizio è semplicemente un pretesto. Il bello è che il cliente di solito è un'altra organizzazione similare e le due strutture hanno come punto di contatto una membrana di gente che non sa o non gli importa se il prodotto è fatto bene o male e se costa 10 o 100.

    E' l'umanità ad essere fallata, caro il mio Ucoso.

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    1. C'è solo da sperare che il pesciolino ha fatto la prima segnalazione l'abbia fatto in forma scritta e rispettando tutti i crismi stabiliti dallo scaricabarile burocratico, se no immagina un po' dove andranno a ricadere le colpe altrui (quelle vere, quelle dei pescioloni)?

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    2. MrCoso, come sai io contesto la faccenda dei "pesciolini" e dei "pescioloni".

      Infatti perfino nell'Esercito c'è una postilla del regolamento che afferma come il soldato sia comunque responsabile personalmente delle azioni che compie in obbedienza agli ordini e quindi ha il dovere di rifiutare ordini palesemente criminali.

      Questo idea risale al fatto che essere "pesciolino" consente di auto-assolversi per avere semplicemente fatto ne più ne meno del proprio "dovere". Prego notare che ogni "pesce" è "pesciolino" per chi sta sopra e "pesciolone" per chi sta sotto, quindi un dirigente d'azienda che vede del fumo in una stanza della ditta può benissimo dire, esattamente come il magazziniere neo-assunto, che la responsabilità di decidere ed agire era dell'Amministratore Delegato.

      Inoltre, mentre nell'Esercito la disciplina tende ad essere imposta brutalmente, nella vita quotidiana se non ti va di essere "pesce" di un certo acquario, puoi sempre andartene, nessuno ti obbliga col fucile puntato. Viceversa, se rimani, accetti implicitamente la tua quota di biasimo per le cose biasimevoli, non puoi tirarti fuori dicendo che sei solo un "pesciolino" e che la "colpa" è dei "pescioloni".

      Tanto è che in Italia, paradossalmente, abbiamo inventato dei reati di "contiguità", ovvero il fatto di intessere relazioni con qualcuno presumibilmente impegnato in illeciti, ti rende "complice" nelle intenzioni, anche se non si può provare che tu abbia compiuto direttamente alcun reato.

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    3. Cosa avrebbe fatto il caporale Lorenzo se avesse avuto idea che il cavalcavia era pericolante? Si sarebbe messo di persona a bloccare il traffico e avrebbe chiamato i Carabinieri. Poi avrebbe segnalato il problema alle "autorità competenti", che mettessero in moto l'ingranaggio burocratico.

      Se avesse ricevuto la notifica da un addetto sul posto, gli avrebbe detto di mettersi di traverso a bloccare il traffico e che avrebbe chiamato i Carabinieri, eccetera.

      Ovvero, stessa riposta in un punto qualsiasi della catena di comando.

      E perché i Carabinieri? Perché, a dispetto delle barzellette, Carabinieri e Vigili del Fuoco sono gli unici che quando li chiami alzano le chiappe e vengono a vedere.

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    4. > La storia del cavalcavia sulla Valassina è tipo che un addetto aveva notato che stava venendo giù

      Tu parti da lì e invece io guardo prima.
      Perché i viadotti o le loro campate vengono giù? Perché sono progettati male, realizzati male e manutenuti peggio.
      Perché questa sequenza? Perché non c'è attenzione alla qualità?
      Perché tante disfunzioni nei servizi? Costi esorbitanti e malasanità?
      Perché le strade sono discariche e i pulitori spargono sporco invece di pulire? Perché la giustizia è una macchina infernale da cui è melgio tenersi lontano?
      Eccetera eccetera.

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    6. UUIC: "Perché [...] Eccetera eccetera."

      Perché un pollaio troppo pieno è sempre un pasticcio ingestibile dove regna il conflitto in ogni sua forma. Compresi l'elusione e lo scaricabarile che, in quelle condizioni, diventano tecniche di sopravvivenza che richiamano il ben noto mors tua, vita mea.

      Cacciamocelo nella testa: non siamo fatti per vivere in corpi sociali di decine, quando non centinaia di milioni di persone, particolarmente se stipate su un territorio inadeguato al numero. La nostra "dimensione sociale" è quella del gruppo di poche centinaia di persone, con spazi tra gruppo e gruppo bastevoli per rendere le interazioni tra gruppi possibili ma costose in termini di sforzo per implementarle, desiderabili ma non inflazionabili, frutto di una forte volontà costruttiva anziché meccanismo coatto.

      I cambiamenti necessari per passare dalla nostra attuale condizione fisiologica (quella dei piccoli numeri) alla nostra attuale situazione contingente richiedono tempi evolutivi che non si misurano certo in poche migliaia d'anni, anche se teste d'uovo elitarie e in mala fede vorrebbero convincerci che per la nostra specie l'evoluzione che conta riguarderebbe aspetti culturali e non "bassamente" materiali.

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    7. Lorenzo: "nella vita quotidiana se non ti va di essere "pesce" di un certo acquario, puoi sempre andartene, nessuno ti obbliga"

      Questo è semplicemente falso. Fosse vero, tu avresti già da tempo abbandonato quell'area ove vivi e che non perdi occasione per definire (più che opportunamente) un inferno. In realtà, in modo magari non esplicito ma non per questo meno efficace, tu sei costretto a stare dove stai da circostanze che io non posso neppure immaginare ma che certo esistono. Tu pure sei un pesciolino nell'acquario dove l'hanno ficcato, e da lì, per una ragione o per l'altra, non esci.

      Cerca di non prendere quest'affermazione come un attacco personale, perché non è quella l'intenzione (anzi...).

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    8. E' noto da sempre, in etologia, che la costipazione aumenta la rissosità fino a forme di cannibalismo.
      Non so quanto questo sia un fattore diretto, in questo caso.

      Nell'ultima visita GAS ci spiegaron che le galline arrivano fino a gruppi di 1500 oltre i quali inizia ad esserci forme di stragi interne: oltre a quel numero in essi non si riesce a stabilire una gerarchia e le lotte tra le galline che ambiscono ad essere capi diventano via via più numerose e cruente, fallendo comunque nell'obiettivo di selezionare una gallina capo che sia riconosciuta come tale dalle competitrici.

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    9. Oh signore.

      Primo, e più importante, non ho mai detto di essere "innocente" rispetto al mondo in cui vivo. Coerentemente a quello che ho scritto sopra, se vivo qui mi faccio necessariamente carico della mia parte di biasimo per le cose biasimevoli. Non solo, essendoci nato e vissuto e non semplicemente capitato, ne sono anche stato formato, ergo se qui è un posto brutto, presumibilmente sono brutto anche io.

      Secondo, il fatto di vivere qui mi mette nella posizione del cliente più che del dipendente della ditta "inferno spa". Sarebbe diverso se io fossi impiegato in un qualsiasi ufficio tecnico comunale, provinciale o regionale, la dove si decide quanto alta deve essere la fiamma e come distribuire i dannati.

      Terzo, le circostanze. Si tratta semplicemente del fatto che quando capisci come funziona il mondo sei troppo vecchio per utilizzare questa consapevolezza con profitto. Nel caso mio in particolare, sono più di la che di qua, quindi l'ipotesi di ricominciare una vita altrove è abbastanza impraticabile.

      Non cambia nulla rispetto a quanto ho scritto sopra. In concreto, se non ti va il lavoro che fai, nessuno ti costringe a farlo. Ovviamente certe professioni offrono più opportunità di altre ma in generale è un tantino troppo comodo sedersi, prendere quello che passa il convento e poi lamentarsi di quanto sono infami i "pescioloni".

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    10. UCoso, rispetto al cavalcavia, tu usi la retorica cattocomunista, che è fallata nelle premesse.

      Primo, nessun manufatto è eterno. Le opere in cemento armato sono generalmente previste con una durata di 50 anni. Il cavalcavia in questione è stato costruito più o meno quando sono nato io, ergo era alla fine del suo ciclo di vita. Insieme a tutti i manufatti analoghi lungo la stessa strada.

      La differenza è locale, magari su quel cavalcavia sono transitati tot autotreni carichi di bobine di acciaio che hanno imposto una usura catastrofica. Magari c'era un difetto nella costruzione che ha causato una maggiore usura delle armature (es infintralzioni acqua).

      La soluzione, ne abbiamo già parlato per il terremoto, non è di scatenare magistrati che non hanno alcuno scopo nella vita ma di abbattere periodicamente tutte le costruzioni e rifarle nuove da zero.

      Nel caso in oggetto, quando vedi che un cavalcavia sta cedendo, lo chiudi e lo demolisci, prima di quello che faresti, che ne so, con un capannone, per via dello sforzo ineguale che il cavalcavia deve sopportare. L'alternativa è ridurre il carico, imponendo PROVVISORIAMENTE il passaggio di un veicolo alla vota, entro un certo limite di peso.

      In Italia però c'è questa idea che le costruzioni siano eterne e che, esattamente come per il terremoto, si tratti di metterci delle pezze, leggi "mettere in sicurezza".

      Tutto li. Riguardo la rapidità di intervento, sappi che se succede qualcosa in un posto qualsiasi, ci vogliono ore o giorni perché qualcuno intervenga semplicemente perché non esiste nessuna responsabilità specifica prevista. E' per quello che ogni evento diventa tragedia, nessuno si muove fintanto che succede il patatrac.

      Ci gloriamo di quanto siamo bravi a gestire le emergenze. Dove per gestire si intende fare capitare l'emergenza e poi metterci una pezza.

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    11. Esempietto da due soldi: mio fratello fece l'obiettore di coscienza in un comune della Brianza. Non ricordo se c'era uno scavo o se era una buca causata dalla pioggia, insomma mio fratello di sua iniziativa è andato di notte a mettere i lumini e i segnali di pericolo. Al Comune nessuno sa niente per giorni e anche se sanno, nessuno si muove fuori dall'orario di ufficio e poi se si muove deve essere una mansione prevista dalla sua funzione. Un sindaco non può mandare un dipendente qualsiasi di notte sotto l'acqua a mettere dei segnali di pericolo, deve seguire tutta una trafila. Se passi di li e ci cadi dentro, il giorno dopo sei sul telegiornale e parte l'indagine della magistratura.

      Indagine che si risolve con un nulla di fatto perché tutti hanno seguito la procedura o meglio, non seguito la non procedura.

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    12. Dalle nostre parti la tecnica non è rifare bensì aggiungere, col bel risultato che 1. la manutenzione è inesistente perché tutti gli sforzi se ne vanno nell'aggiunta e 2. l'esistente da sottoporre a quella manutenzione che non potrà mai essere posta in essere aumenta e aumenta e aumenta. Risultato: un ammassarsi di roba che ricorda sempre più i paesaggi di Sarajevo dopo i bombardamenti umanitari. Però, tra tutta quella roba in vari stadi di devastazione, c'è sempre un nuovo gioiellino da inaugurare in pompa magna con le autorità in prima fila a gonfiare il petto di fronte alle telecamere e ai flash (dopo, ovviamente, aver fatto scorrere di mano in mano un'adeguata dose di denaro per gestire potere e relazioni per organizzare il prossimo gioiellino e relativa inaugurazione).

      Dietro tutto questo, ancora una volta, il problema n. 0 a fare da motore.

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    13. Lorenzo, uso le tue parole.
      "L'ipotesi di ricominciare una vita altrove è abbastanza impraticabile.".

      > UCoso, rispetto al cavalcavia, tu usi la retorica cattocomunista, che è fallata nelle premesse.

      Guarda, se c'e' una cosa che non andava proprio, nei paesi comunisti, era proprio la manutenzione.
      Qualsiasi manufatto ha un ciclo di vita e qualsiasi manufatto ha un ciclo di vita piu' breve e "peggiore" se non viene sottoposto alla doverosa buona manutenzione "ordinaria".

      Invece siamo in un paese del nuovismo, si fanno le cosa USA&getta senza poterselo permettere, visto che e' una strategia economicamente falllimentare, non solo ecologicamente fallimentare, funzionale al consumismo, non certo a valori e buone pratiche, alla sostenibilita, etc. .

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    14. Non c'entra niente il "nuovismo". Anzi, magari si fosse capaci di concepire il "nuovo".

      Oggi mio fratello mi prendeva in giro dicendo che ormai sono un vecchio rimbambito perché non sono d'accordo che mettere in mano a un bimbo di 4 anni un tablet sia una "figata".

      Il fatto è che per me il "nuovo" deve avere dei contenuti, uno scopo, una idea, non ha un valore intrinseco solo perché introduce una variazione, un cambiamento. Anche un meteorite è "nuovo", anche il bozzo che ti porta alla tomba dell'altro post.

      Il fatto è che il "nuovo" vuoto è una cosa che 1. sono capaci tutti, 2. non impegna.

      Il caso ovvio di questi giorni è il mantra della "ricostruzione" come conseguenza del terremoto. Bisogna essere dementi solo per pensare che sia possibile "ricostruire", eppure nessuno si pone il problema, ne prima ne dopo.

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  4. Uomo, leggo solo ora questo post, mi dispiace dei grattacapi che hai sul lavoro.

    Spesso io mi lamento del mio ma no, non c'è paragone. Un atteggiamento del genere (chiedermi un lavoro fatto a cavolo, per rispettare scadenze assurde) non c'è. Uno dei pochi vantaggi a fare un lavoro come il mio (l'altro è quello di avere persone grosso modo sensate attorno, un buon ambiente).

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    1. BuluCosa, anche qui è uguale, basta lavorare nel Pubblico. Li non ci sono problemi di budget o di scadenze, anzi, tanto peggio tanto meglio.

      Inoltre, dato che le carriere sono sostanzialmente automatiche e non reversibili, nessuno sgomita più di tanto. E' una situazione tipo un esercito dove tutti quelli che hanno i "titoli" diventano generali, tutti quelli che hanno altri "titoli" diventano colonnelli, eccetera. Tipo la RAI, ci sono seicento direttori, ogni anno ne nominano una nuova infornata che semplicemente si stratifica sulla informata precedente. Una volta direttore puoi solo salire oppure uscirne morendo.

      L'unico problema, come sai anche te, è entrare dalla porta migliore con i "titoli" adeguati ma non c'è nessuno che vende il tuo lavoro per ieri, promettendo che il tuo aggeggio trasformerà il piombo in oro, non c'è nessun cliente che reclama il rispetto del contratto dove non c'è scritto che l'aggeggio NON trasforma il piombo in oro quindi è implicito che lo debba fare, non ci sono penali da pagare se consegni una settimana in ritardo, eccetera.

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    2. BuluCosa, anche qui è uguale, basta lavorare nel Pubblico. Li non ci sono problemi di budget o di scadenze, anzi, tanto peggio tanto meglio.

      Nota: io non lavoro nel pubblico. Inoltre: non è "tanto peggio, tanto meglio". Se lavoro male mi sbattono fuori!
      Io ho scadenze, ma grosso modo le so e mi preparo prima.

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    3. Ci sono troppi "io". Il ragionamento di cui sopra era generale, significa che in Italia ci sono milioni di persone che non si devono preoccupare di scadenze e di qualità del lavoro, anzi, non si devono preoccupare di niente. Il dipendente pubblico può letteralmente fare qualsiasi cosa in bene e in male e non fa nessuna differenza.

      Anche nel privato il rapporto tra azienda e dipendenti è regolato da due entità esterne, il pretore e i sindacati. In caso di contenzioso, si va davanti a pretore che sentenzia quasi sempre a favore del lavoratore. L'unico modo che l'azienda ha per aggirare il problema è accordarsi col sindacato che provveda a fare ingoiare agli iscritti un certo accordo (es. tot anni di cassa integrazione, mobilità ecc, cioè stare a casa ed essere pagati un tot).

      Ora, non lo posso sapere con certezza ma sono abbastanza sicuro che se invece di diavolo straniero che deve supplicare un permesso di soggiorno tu fossi un locale assunto da una istituzione pubblica, nemmeno tu avresti problemi di scadenze e performance. Avresti il problema delle amicizie giuste.
      Poi non ci credo nemmeno per un attimo che se ritardi una certe consegna chi ti paga è costretto a pagare delle penali ad un committente.

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    4. Poi non ci credo nemmeno per un attimo che se ritardi una certe consegna chi ti paga è costretto a pagare delle penali ad un committente.
      Io non ho detto che il mio ente deve pagare delle penali per me. Dove lo vedi scritto?
      Io ho scadenze che, se non rispetto, significano il mio licenziamento. Vedi bene che devo rispettarle.
      Mi sembra che non sia una situazione da "dipendente pubblico".

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    5. Appunto, quindi tu non fai testo, sei una eccezione.

      La regola è quella che ho detto io. Sarei curioso di sapere che fine hanno fatto quei due professori di Bologna che avevano pubblicizzato l'ennesima macchina miracolosa che genera più energia di quanta ne consuma.

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    6. Quest'altri giro, invece, al contrario del precedente, è uno di quelli in cui LoreCoso merita solo il silenzio che si dedica a coloro che si decide d'ignorare sapendo d'essere di fronte all'espressione d'una loro fissazione. La zia di mia cognata era così. Lei, negli anni '80, sentiva gente che fabbricava metanolo in un'intercapedine tra le pareti di casa sua.

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    7. Eh gà, il fatto che qui ci sia gente che è parte in causa non ha niente a che fare con la dotta diagnosi, vero?

      Comunque, i fatti sono li da vedere.
      Compreso che io mi presento per nome e cognome e sono l'unico. Pagliacci tutti.

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    8. Bulutn, io penso che ci sia un problema se no irrisolvibile, sicuramente con pochi gradi di liberta.
      I vertici - me lo hanno detto - hano mandato di aumentare la redditivita' dell'azienda in un contesto di sensibile impoverimento del mercato. Insomma, fare le nozzo coi fichi.

      Uno dei pattern piu' comuni e' quello di imporre dei tagli che dall'altro iniziano a muoversi verso il basso.
      In fondo alla piramide nessuno pu' propagare l'azione.
      Sebbene io mi renda conto che fare le nozze coi fichi non ha una soluzione, non sono neppure un coglione qualsiasi che si cosparge il capo di cenere per errori e/o condizioni oggettivamente problematiche che NON dipendono in alcun modo da mie responsabilita' o mancate respons-abilita'.

      Insomma c'e' una mangiatoia e la lotta di sempre per essere piu' avanti e mangiare piu' degli altri.

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    9. UCoso, il problema delle aziende è che tendono a selezionare dirigenti che non hanno nessuna capacità se non quella di vendere se stessi.

      La fase terminale di questo processo di selezione è lo stadio in cui l'azienda produce pesanti passivi di bilancio a danno dei soci/azionisti mentre paga stipendi e bonus fantasmagorici ai dirigenti.

      Il meccanismo cattocomunista che vede sulla scena i sindacati (parti sociali) e lo Stato (più precisamente le gerarchie dei partiti) non fa che dare il colpo di grazia all'animalone morente con ulteriori livelli di vendita di culi senza alcun costrutto concreto.

      Probabile che tutto questo sia una inevitabile ricaduta della stratificazione della società per cui pochi vivono di quello che producono (o scambiano quello che producono). la specializzazione e l'intrico delle relazioni produce astrazione, separazione dell'essere e dell'agire dalle cose concrete.

      Per esempio, io ancora non capisco il concetto di "economista", per me è un insulto.

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