lunedì 8 giugno 2015

Attivisti della pedata

Delle considerazioni sul folklore calcististo-social-emiliano ho già scritto. Stamane, però, in una stazione, ho osservato, stupito, questo cartello. Certo che ci vuole proprio dedizione e impegno: procurarsi il pannello, poi il pennarellone, i lacci, scrivere, prendere forse l'auto, andare in stazione, appendere, fissare. Se le persone usassero anche solo il 10% dell'energia, tempo, risorse che usano in cazzate se non in danni, nell'andare contro, il mondo andrebbe meno male.
Questi, poi, sono quelli che dicono che partecipare ad un gas, ad esempio, è impegnativo.


45 commenti:

  1. Magari l'ha scritto un adolescente, dai. Comunque il tuo discorso vale lo stesso: ho visto gente anche piuttosto matura allo stadio impazzire...E' un mondo fatto così, Man, non è che tutti siano appassionati di letteratura russa e canti madrigali. Nella gamma degli individui esistono anche queste cose e, tra l'altro, sono quelle che fanno notizie.

    I mille appassionati di cinema, giardinaggio, immersioni subacquee, falegnameria, lingua giapponese, in quel mentre facevano cose interessantissime e tu non li hai visti (ma ti assicuro che c'erano).

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    1. Io trovo strano che la gente si appassioni per cose passive, fatte da altri.
      Consideriamo i tuoi esempi
      > cinema, giardinaggio, immersioni subacquee, falegnameria, lingua giapponese

      è come se uno "impazzisse" per una pellicola vista da un amico,
      Le attività che hai citato,vengono fatte in prima persona, non da altri.
      Comunque io non discuto che succeda, mi stupisco che succeda e raccolga un livello tale di coinvolgimento.

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    2. tutta la vita la pedata al posto della falegnameria. anche perchè mi farei male. e lo dico anche ora che sono in fase poco amorevole verso al pedata.

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    3. Tu la pedata la giochi, direi. Non sei un telepedatore.

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  2. Eppure anch'io che non ho *mai* seguito il calcio in vita mia...
    Ecco, domani sera ci sarebbe Bologna-Pescara che si contendono la serie A :)

    Sarà il legame con la città....

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    1. vabbè, ma siete abituati alla A lì in mezza terronia.....

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    2. Sì, a vederla di sfuggita :)

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    3. Oggi hanno ingombrato il 15% del giornale radio regionale con 'sta menata di Bologna - Pescara. Se avessi avuto una bomba atomica delle mie tascabili le avrei tirate, sul Dall'Ara, sulla sede del Bologna e su quella del Pescara.
      Meno male che non abito dalle parti dello stadio.

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    4. Pescara era inavvicinabile quando si festeggiava per la serie A...
      Ho rischiato di rimanere schiacciata nella ressa :)

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    5. nel Pescara giocò Leo Junior

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  3. UomoCoso, sei un po' strano, lasciatelo dire. Secondo te è uno sforzo vano scrivere un cartello e appenderlo ad una cancellata. Lo sai che quasi tutti gli Italiani, non contenti di pagare il canone della "TV di Stato", sottoscrivono abbonamenti a uno o più servizi "TV a pagamento" e molti di questi, non paghi, sottoscrivono anche abbonamenti per recarsi di persona allo stadio a partecipare ad una specie di rito pagano, massificato.

    Per me è molto ma molto più inverosimile che gli Italiani sopportino di pagare il "canone" RAI piuttosto che qualcuno scriva e appenda un cartello. Per due ragioni, primo perché pagare il "canone" è ingiusto e insensato, secondo perché il "canone" lo paghi tutta la vita, mentre il cartello lo scrivi una volta sola.

    Riguardo lo specifico del "tifo", con qualcosa lo devi pure riempire il vuoto. Si diceva della gente che fa immersioni o origami. Non è tanto diverso e non è meglio se non per il fatto che nessuno si fa male facendo origami (qualcuno si fa male facendo immersioni). Non è tanto diverso perché il "fare" non è una cosa buona di perse. Lo è solo se è un atto di volontà e quindi di libertà, non lo è quando si tratta di un automatismo, quando è indotto. Indotto sia dalla necessità di riempire il vuoto che dalle convenzioni sociali. Un po' come i tatuaggi.

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    1. Comunque, ora che anche le società di calcio sono messe in mano a stranieri, viene meno qualsiasi vaga ragione per interessarsene, si tronca la tenue continuità con il passato e le memorie e le tradizioni.

      Persa qualsiasi identità, seguire l'Inter o il Bayern è uguale, anzi meglio il Bayern.

      Il prossimo passo necessario è l'abolizione delle competizioni tra nazionali, ormai non hanno senso, in Italia il calcio e i calciatori non sono italiani. Anzi, nemmeno gli Italiani sono italiani.

      Figurarsi che senso può avere la foto bianco e nero, ingiallita, di quando i calciatori avevano cognomi qualunque e la maglietta e calzettoni di lana.

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    2. Grazie Lorenzo.
      Francamente trovo sollievo nei tuoi commenti. C'è qualcuno che è su un piano di vita degno. Meno male!
      Guarda, la madre di mio figlio ed io, che detestiamo il calcio (passivo) ci siamo trovati UnRagazzo che è ingrifato di calcio. Cose buffe che succedono.
      Ecco, io sono più radicale di lei e a casa non ho il televisore, una delle 5 migliori scelte della mia vita. Io ho già deciso che se metteranno il canone per la scatola inquina-menti come tassa sulle bollette, io evaderò altrettanta IVA.
      Parte rilevante del sistema degli ingombranti (non mi riferisco ai rifiuti ma ai vippastri) e di rincoglionimento delle masse e di parassitaggio dei primi sulle seconde è centrato sul circo, qui in forma di pedata.

      Ieri ci siamo presi una giornata lenta, passato mezzogiorno (prima no perché ho spadellato e casalingato con una certa intensità) fino al semplice camminare lungo quel torrente, sederci, mettere i piedi in acqua, sentire la brezza, UnRagazzo e _uda tiravano i sassi piatti a saltarello, etc. .
      Io vivo regolarmente un conflitto con unRagazzo (ma anche con _zzz e _zzzino, ad esempio, con il figlio di A-Woman) che partecipando appassionatamente al calcio alimentano quel sistema, per quanto poco.
      Canone, SKY, scarpe, marche, magliette, tutto un sistema per rastrellare soldi e concentrarli ai vertici di quel sistema.
      Ecco, sono incogruente, perché dovrei troncare con quel sistema e pure con figlio e amici che ne sono appassionati.

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    3. Il calcio è diventato un business che non ha alcun legame col territorio.
      Arriva un ciaino e compra questo, poi un neocafonal saudita e compra quello.
      Un amico interista mi diceva che quando l'Inter vinse la tripletta con Mourinho, non aveva italiani in squadra. Io però conosco poco della pedata.
      Certamente esso non è esente dalla frantumazione identitaria, dal tritacarne culturale omologante al peggio che sta lavorando, a furia di tsunami migratorio, in Europa.

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    4. Lasciando da parte società e calciatori, nel tempo è esistita una specie di "antropologia" o "sociologia" del calcio in Italia, collegata all'unica identità reale degli Italiani, cioè il campanile. Entrò la prima volta in crisi quando, negli anni '70 che, per inciso, a me sembrano mostruosi ma molti rimpiangono, anche al calcio si sovrappose lo "impegno politico". Lo "sporivo" divenne un "militante", annessa guerriglia. Poi da una logica vagamente dopo-lavoro sponsorizzato dal padrone della ferriera, si passò alla grandiosità dei palinsesti TV mondiali e i "diritti" muovevano i miliardi di allora. E lo "sportivo" divenne telespettatore abbonato, le partite spettacoli. Adesso siamo all'ulteriore passo di conseguenza, tutto globalizzato e anche il calcio. Non fa più differenza da dove vengono i prodotti che mangiamo, non fa più differenza da dove vengono i calciatori, nemmeno dove si svolgono gli incontri. Si sta anche perdendo il contesto "reale", le partite potrebbero essere simulazioni computerizzate, tornei di videogiochi.

      Oggi ho incontrato un famoso allenatore che vive qui vicino, faceva la spesa con la moglie. Mi ha fatto venire in mente di epoche che io immagino in bianco e nero, anche per via del grigiore e delle nebbie milanesi di un tempo, in cui esistevano i "cacciaviti" (tifosi del Milan di estrazione operaia) e i "bauscia" (tifosi dell'Inter di estrazione impiegatizia).

      Poi ripenso alla mia giovinezza, fatta di giardinetti spelati e di cartelle a fare i pali. Più in la di palestre comunali. Gli "idoli" di allora erano "gente normale" se vista con i canoni delle rock star di oggi, i calciatori passavano le serate nei ritiri fumando di nascosto e giocando a scopa.

      Comunque, finché si tratta di portare tuo figlio alle partite, direi che va bene. Comincia ad essere un problema se ti accorgi che tuo figlio assomiglia ad un calciatore professionista.

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    5. Riguardo il resto... io sono nel processo di cambiare casa. Ho osservato bene la città e mi sono fatto l'idea che sia una rappresentazione in cemento, mattoni e ferro della sofferenza delle persone. Un enorme monumento alla sofferenza.

      Non mi spiego perché non sia invece una rappresentazione delle aspirazioni, dei sogni, degli ideali.

      E' davvero incredibile quando sia penosamente brutto il posto dove vivo. Ogni singolo dettaglio esprime bruttezza e sofferenza, nel grande e nel piccolo. E' come se ogni cosa fosse un mostro urlante partorito tra indicibili sofferenze intestinali, invece di essere l'opera dell'ingegno e della immaginazione.

      Quindi mi dici che la gente spende il proprio tempo nel dare addosso al prossimo invece che spenderlo nel fare qualcosa di costruttivo. Basta vedere come viviamo, non solo la città che ho detto sopra ma proprio come si svolgono le giornate delle nostre vite. Per me è un miracolo se non siamo tutti pazzi rabbiosi.

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    6. Quindi mi dici che la gente spende il proprio tempo nel dare addosso al prossimo invece che spenderlo nel fare qualcosa di costruttivo. Basta vedere come viviamo, non solo la città che ho detto sopra ma proprio come si svolgono le giornate delle nostre vite.

      Con queste parole mi confermi indipendentemente una cosa che pensavo: qui dove sono tra le persone c'e' una sorta di rete di relazioni interpersonali stretta. Ci si prende il tempo di scambiare due parole, di salutare, di fermarsi e parlare. Magari pare molto superficiale e sicuramente all'inizio e' forzato, quando non conosci nessuno. Pero' rende le persone più felici, più solide e stabili. Certo questo non e' il posto ideale ne' e' architettonicamente bello, ma la gente ti accoglie, per come e' capace. Il tempo di un saluto e un sorriso non si nega mai, e non sai quanto può fare bene. Anche tra persone che non c'entrano nulla nella vita uno dell'altro, che nemmeno possono comunicare piu' di tanto a parole.

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    7. dio abbia in gloria tuo figlio

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    8. Lorenzo, leggere quanto hai scritto nei tuoi commenti "8 giugno 2015 20:05" e "8 giugno 2015 20:13" ripaga ampiamente la pazienza che mi ha richiesto sopportare il tuo sfogo contro i dipendenti pubblici (dunque anche contro di me) in qualche post precedente. Confermo: sai salire molto (molto) in alto per ricadere molto in basso, e via così in una sinusoide simmetrica. In questo momento ti vedo in alto. Appenditi lì e non scendere più, che così è una figata!

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    9. x Lorenzo:
      > Ogni singolo dettaglio esprime bruttezza e sofferenza, nel grande e nel piccolo.

      Del passato abbiamo la Grande Bellezza, catapecchie sono state demolite nei secoli. Quindi non so se in passato ci fosse più bruttezza che nel qui e ora (post)modernista.
      Certamente la bruttezza ora è cresciuta in modo esponenziale.
      Il teratoma è caratterizzato da miliardi di homo e da miliardi di bruttezze.
      E l'ambiente è importante nel formare, nel bene e nel male, gli homo che ci vivono.
      Uno dei motivi per cui siamo fottuti e la crescita non solo demografica ma anche della bruttezza.

      x Francesco:
      > dio abbia in gloria tuo figlio
      E', anche io ho i miei grandi problemi! ;)

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    10. MrKeyCoso, la bellezza è nell'occhio di chi guarda.

      Se tu non fossi parte in causa probabilmente vedresti la questione del "Pubblico" in Italia con altri occhi. Quello che le persone coinvolte direttamente sottovalutano è che non sono degli dei che esistono fuori dal tempo e dallo spazio ma sono persone che IN TEORIA lavorano per conto della collettività. Se io fossi il garzone del panettiere Mario, il Mario mi direbbe fai questo fai quello, deciderebbe la mia paga e mi prenderebbe a calci in culo se non faccio come dice. Invece se fossi un "dipendente pubblico" o non renderei conto a nessuno perché non soggetto a leggi terrene oppure renderei conto alla accoppiata sindacato - politica.

      Quando tu lavori per la collettività ma sei auto-referente oppure riferisci a Tizio, ovviamente la collettività invece di percepirti come parte di se stessa ti percepisce come un elemento estraneo, parassitario e ostile. Capisci che l'insegnante che si lagna per l'orario lavorativo di una ventina di ore settimanali è meglio che non si lagni in pubblico con gente che magari lavora 10 o 12 ore al giorno e poi deve corrispondere un 60-70% della ricchezza prodotta allo Stato che con questi soldi non riesce nemmeno ad andare in pari, anzi si indebita.

      Io però si vede che sono o pazzo o scemo perché davvero non mi faccio una ragione dello "orgoglio greco".

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    11. Il mio orario lavorativo NON è assolutamente di 20 ore (che sarebbero poi 18, quelle dell'insegnamento "in cattedra"). E' una leggenda dura a morire che deriva da una formula contrattuale che fa della "atipicità" un'arma da usare contro il lavoratore sia nel senso di danneggiarlo come immagine pubblica, sia nel senso di appioppargli carichi di lavoro incongrui facendo in modo che siano occulti. Negli anni, ho duramente contestato in ogni assemblea sindacale, richiedendo con forza che si prendesse in seria considerazione il vantaggio di definire per noi insegnanti un orario di tipo impiegatizio, con ogni onere in presenza e rigorosamente quantificato. Vantaggio, perché per fare un esempio, ancora venerdì ero sul luogo di lavoro alle 7.30 (inizio lezioni alle 7.50) e già compilavo scartoffie, anche se ufficialmente non avevo ancora iniziato il servizio; tra un'ora buca e l'altra (tutte trascorse dando indicazioni individuali ad alunni in procinto d'affrontare gli esami di fine anno, compilando scartoffie per la valutazione, correggendo compiti, incontrando colleghi per concordare attività, nessuna conteggiata come servizio), ufficialmente ho lavorato cinque ore, ma in realtà ho lasciato il servizio alle 17 passate, concedendomi ben tre quarti d'ora per un pasto freddo portato da casa.
      In serata, non contento, ho verificato la posta elettronica, trovandoci i messaggi di altri tre ragazzini che mi chiedevano aiuto per la preparazione del percorso d'esame; rispondergli mi ha richiesto una bell'ora abbondante in orario che per qualsiasi altra categoria sarebbe considerato "notturno" -- tutto invisibile, tutto inesistente. Invisibile e inesistente è anche la montagna di tempo che dedico alla preparazione dei materiali per le lezioni, che con l'introduzione (almeno nella scuola dove lavoro) di LIM e PC richiede anche un livello di competenza che non è quello necessario vent'anni fa.
      C'è poi il capitolo dell'intensità lavorativa, che non è seconda a quella di un sacco d'altri mestieri.
      Insomma, non voglio dire che faccio tutto io e che sono un dannato, ci mancherebbe. Però affermo che il mestiere del quale mi occupo è un mestiere come molti altri e più complesso e usurante di alcuni di essi.
      Ci sono poi tutti gli annessi e connessi legati a cosette come l'essere chiamati a mettere di tasca propria materiali ed attrezzature... vorrei vedere qual è l'elettricista al quale il titolare dell'azienda impone di comprare cacciaviti e lampadine per completare l'impianto del cliente, o il meccanico che deve andare al lavoro portandosi la propria cassetta degli attrezzi e una manciata di bulloni in acciaio inox...
      Lorenzo, so d'aver speso inutilmente queste parole, perché non mi crederai. Non importa. Le cose stanno come ho brevemente accennato, tralasciando aspetti ulteriori e non meno significativi che m'avrebbero reso eccessivamente prolisso in questo fuori tema sul quale mi son già dilungato anche troppo.

      P.S. Non sono per niente autoreferenziale. Anche senza contare gli aspetti gerarchici della professione, devo rendere conto settimanalmente a 220 e passa studenti e alle rispettive famiglie. In trent'anni di lavoro ho già dovuto rendere conto a mezza città, e ben pochi han trovato di che lagnarsi.

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    12. Non ho problemi a crederci. Ma una rondine non fa primavera. Come diceva qualcun altro, forse Francesco, non è un caso che tradizionalmente l'insegnamento è una professione femminile, dipende dal fatto che lascia il tempo per dedicarsi ad altre cose. Ora mi si dirà che i tempi sono cambiati. Forse. Ma non mi sembra a sfavore degli insegnanti considerato il rapporto numerico tra i ragazzi e gli addetti. Tanto che il mio liceo adesso è chiuso.

      Io non ho mai visto "materiali e attrezzature" dall'asilo all'università, tranne lavagna e gesso. In compenso mi dicono che i genitori devono pagare extra per carta igienica e eventuale insegnanti ausiliari.

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    13. Ah il rendere conto agli studenti deve essere una nuova moda. Ai miei tempi gli insegnanti non si presentavano nemmeno al lavoro e noi si giocava a Risiko per MESI, salvo poi andare a ripetizione per recuperare. Non starò qui a raccontare aneddoti di macelleria scolastica tra insegnanti analfabeti e insegnanti carogna, fatto sta che da studente non mi è mai sembrato che qualcuno mi dovesse rendere conto, invece mi è stata data l'impressione che mi facessero un favore, di malavoglia.

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    14. Temo che MKS sia eccellente, quindi assolutamente minoritario, nel suo campo.
      Il grosso è così così (e vale anche per gli insegnanti), i pessimi e scarsi una coda della gaussiano, probabilmente alcuni volte, in numero, gli eccellenti (altra estremità della gaussiana).

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    15. Capisci la qualità di quegli insegnanti proprio dal fatto che, da quel che dici, non sentivano di dover rendere conto del proprio servizio. E' un "rendere conto" che molte volte è solo interiore, ma per chi è persona seria è più che sufficiente (mentre per alcuni, come per me, un "rendere conto" formalizzato sarebbe un gioco intollerabile che otterrebbe l'effetto opposto rispetto a quello inteso, ovvero allontanare da qualsiasi forma di coinvolgimento).
      Non per niente hai un ricordo negativo di quelle persone, mentre come ti ho detto conosco ormai mezza città, e ogni volta che incontro degli "ex! (siano stati essi studenti o genitori non importa) mi capita di incontrare o persone molto false, o persone che conservano un ricordo molto positivo di me e del mio operato. Certo è che non sono cose "gratis", perché costano fatica e determinazione.
      A volte mi vien da pensare che potrei perfino passare all'incasso, e "sfruttare" questa buona reputazione proponendomi per un incarico nell'amministrazione locale... solo che mi fa talmente schifo affrontare il "filtro passamerda" e sono talmente sicuro che mi espellerebbe alla velocità della luce da ricacciare subito indietro la tentazione.
      Ah, aggiungi una cosa: gli studenti sono giovanotti, ed hanno per forza di cose una percezione da studenti giovanotti delle persone che gravitano loro intorno. Non escludo che se il Lorenzo cinquantenne dovesse vivere oggi le stesse identiche esperienze che ebbe a vivere trentacinque anni fa, potrebbe avere una percezione (e quindi una valutazione) completamente diversa del tutto. Magari dopo aver fatto l'insegnante per una ventina d'anni e nelle situazioni più disparate... :)

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    16. EC: "gioco intollerabile" sarebbe dovuto essere "giogo intollerabile".

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    17. La qualità non si fa con la forza ma certamente non si fa con il lassismo egalitario che punisce i meritevoli e garantisce i demeritevoli.
      Rimando, sulla questione, ad un confronto di questi giorni da gioia.

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    18. "Lassismo egalitario" è in sé una definizione che richiama alla mente qualcosa di negativo, laddove cambiando le parole si potrebbe indicare qualcosa di positivo. Per quella che è la mia esperienza, i "patogeni" (ovvero i lazzaroni irriducibili) da eliminare sono percentualmente pochi. Per gli altri, persone un minimo attente alla valorizzazione dell'esistente cercherebbero di implementare meccanismi di coinvolgimento e suasione più che di deterrenza e punizione/espulsione. Siccome però lo scopo delle dirigenze non è il miglioramento dell'istruzione, allora sentiamo le scempiaggini che stiamo sentendo sul "premiare i migliori" (ovviamente, l'onore e l'onere della valutazione finirebbe nelle mani dei soliti noti, ben addentro ai sistemi di corruzione, clientela, nepotismo e via discorrendo che ben conosciamo tutti quanti -- a valutare sarebbero, insomma, proprio coloro che per le proprie "qualità" hanno superato il blocco del filtro passamerda). Davvero siete tanto ingenui da credere che ad essere premiati saranno i migliori? E poi, "migliori" secondo quali parametri? Decisi da chi? Misurati come? In quali realtà? Lo scopo, date retta, è tagliare, tagliare, tagliare. E, nel contempo, stringere il cappio per convincere l'asino a ragliare a comando anziché di testa sua.

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    19. Io insisto nella mia visione utopistica di una Nazione dove ci riuniamo, decidiamo cosa vogliamo fare, incarichiamo le persone più competenti e le paghiamo il giusto a fronte di una prestazione adeguata.

      Quindi, l'insegnante bravo sarà pagato bene e insegnerà nella scuola rinomata, l'insegnante medio sarà pagato cosi cosi e insegnerà nella scuola senza infamia e senza lode, l'insegnante scarso sarà licenziato e andrà a fare altro.

      Invece oggi, superata la barriera osmotica dell'assunzione nel "pubblico impiego" è come essere ammessi in paradiso, si può fare qualsiasi cosa o non fare nulla ed è esattamente la stessa cosa. Non DEVE esistere selezione, non DEVE esistere differenza tra un insegnante e un altro, tra una scuola e l'altra. Perché la Scuola deve essere "pubblica, libera e democratica", che poi abbia una funzione pratica è irrilevante.

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    20. Mi si dice che si bada solo ai tagli. Non so cosa stiano tagliando, considerato che ci sono "n" volte meno ragazzi nelle scuole ma "n" volte più insegnanti. Ai miei tempi facevamo i doppi turni, cioè un mese alla mattina e un mese al pomeriggio, per ficcare il doppio dei bimbi negli stessi banchi. E' vero che andavamo a scuola con il grembiulino-fiocco-uniforme ma avevamo una maestra sola per 32 scarabocchi.

      Comunque la questione è più ampia, riguarda sempre il fatto di non mettere insieme gli elementi materiali con gli elementi ideali.

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    21. > Quindi, l'insegnante bravo sarà pagato bene e insegnerà nella scuola rinomata,
      > l'insegnante medio sarà pagato cosi cosi e insegnerà nella scuola senza infamia e senza lode,
      > l'insegnante scarso sarà licenziato e andrà a fare altro.

      Sei un intollerante, nazifascioleghista, antidemocratico, capitalista di merda, brutto cattivo cacca diavolo! no no e poi ancora no e no!
      Brutto
      Cattivo!

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    22. > E poi, "migliori" secondo quali parametri?

      Per questo è quanto mai necessario trovare dei metodi di valutazione che abbiano una qualche oggettiva, anche minima che è sempre meglio che niente.
      Leggi invalsi.
      O sbaglio?

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    23. L'insegnante deve avere due abilità, deve conoscere la materia che insegna a menadito e deve avere il dono di trasmetterla agli altri.

      Sono entrambe cose in parte basate sul talento e in parte basate sullo studio, come suonare il piano. Ci sono pianisti che fanno concerti, pianisti che suonano nei villaggi vacanza, pianisti che suonano alle feste dell'oratorio.

      Io non so valutare un pianista ma sono sicuro che qualcuno lo sa.

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    24. Su questo argomento non avete contatto con la realtà, quindi enunciate giudizi senza fondamento che in realtà sono desideri, non veri e propri giudizi. Non è una colpa, è una condizione.

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    25. Ancora con 'sta storia, come se non fossimo stati a scuola un certo numero di anni. Qualcuno anche tramite figli e nipoti. E' come dire che tu mangi il gelato ma non i tuoi giudizi sono senza fondamento perché non sei il gelataio. Allora diciamo che certi argomenti sono tabù e facciamo prima.

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  4. Ho goduto per la sconfitta della Juve.
    Poi.
    Sorpresa che questo risultato calcistico abbia diviso un paese ( pro e contro Juve), con un fervore che (soggettivamente parlando) dovrebbero riversare su cose più importanti.

    Il mondo è bello perché è vario.

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    1. Buongiorno Chaill.
      Anche mio figlio tifava appassionatamente Barcellona.
      Io non ho una posizione da tifoso.
      Io ritengo che le monoculture, come quella della Juve nella pedata, siano un problema.

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    2. Certo poi non si capisce come facciano le squadre spagnuole a spendere qualcosa come 100 milioni per uno come Bale (Real Madrid) e dove trovi il Barcellona i soldi per stipendiare Messi, Neymar, Suarez e compagnia bella.
      Poi dicono che la Spagna ha gravi problemi economici.

      Perlomeno le squadre italiane stanno un po' di più con i piedi per terra: su tutti, Inter, Milan e Juve fanno economia, provano a prendere giocatori meno quotati a livello internazionale e valorizzarli, cercano di andare a trovare tutti i campioni a parametro zero, eccetera. Gli eccessi (fortunatamente) sono finiti.

      Nella Spagna con livelli di disoccupazione più alti dei nostri, invece, pare non ci siano problemi con il calcio. Assemblano i campioni assoluti, poi chiaramente vincono (ma divertente sarebbe stato vedere assegnare il giusto rigore su Pogba in finale l'altro ieri contro la Juve, e magari il Barca avrebbe perso nonostante fosse più forte e nonostante i supercampionissimi).

      Poi, se uno vuol godere per la sconfitta della Juve per le varie ragioni campanilistiche, ci sta. Ma tutta questa simpatia per le squadre spagnole me la dovete spiegare.

      A me fa invece rabbia che i nostri soldi di imu e ici magari siano andati a finire nei fondi salvastati riversati su Grecia e anche Spagna.
      Salviamo le banche spagnole dalla bancarotta e poi questi spendono 100 milioni per un giocatore?

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    3. Io sono ignorante delle cose della pedata.
      So che in Italia (visto che non mancano certo i nostri problemi per occuparci anche di quelli degli altri) esiste una fiscalità e un diritto civile abnorme per le squadre della pedata e a nessuna organizzazione commerciale od economica sarebbero concesse delle deroghe come a quelle del calcio.
      Forse solo alla cacca religiosa (ora pure di importazioni) sono concesse deroghe maggiori che al calcio.
      Ogni due anni la cloaca rigurgita per troppo pieno e quanto avviene con Blatter e la sua ghenga di affaristi dimostra che in Europa e nel mondo pare non sia molto meglio.
      Togliere ogni sovvenzione, ogni prebenda, ogni sgravio.
      Solo che questo confligge con il principio della sedazione sociale del Pane e Circo.
      Quindi non verrà mai eseguito alcuna terapia in questo mondo perché il risanamento del calcio significherebbe l'instabilità sociale.

      Poi uno si chiede come si possa non essere misantropo, no!?

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    4. io non ho simpatia per le squadre spagnole, io odio la juve

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    5. Io considero patologico che un paese con problemi come la Spagna possa superare persino le dissipazioni italiche in fatto di calcio.
      Non posso che convenire con nottebuia.
      Soluzioni locali a problemi locali: come possiamo migliorare 'sta magagna in Italia? Sarebbe assurdo che cercassimo di occuparci della follia calcistica iberica senza lavorare sulla nostra. Spero che, almeno su questo, siate d'accordo.

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