venerdì 9 giugno 2017

Le note, commozione e odio

Ieri sera saggio della scuola di musica della valle (alta e media). Non mi piacciono i saggi, non di rado le esibizioni sono patetiche. Esitavo ieri; mio figlio però ci teneva; dato che la frequentazioni si sono rarefatte, considerata la sua maggior autonomia, ho vinto la mia ritrosia.
Sì, alcune esibizioni sono state di piccoli musicisti acerbi, alcuni proprio 'un gliela posso fa', premiamo la volontà. Altre no: ci sono stati ragazzi* che hanno suonato con maestria, flauto traverso, piano, clarinetto, voce, violino, ... in un bel repertorio jazz, popolare, classico, contemporaneo.
Io mi emozionavo, a tratti mi sono commosso. C'era maestria e un primo fiorire di capacità di interpretazione, colorare le suonate con la propria anima, oltre la tecnica andando allo spirito, primo segno di eccellenza.
Anche il fratellastro di UnBipede (non parlerò del mio prodotto qui) ha suonato al piano un pezzo di Bach con arte e interpretazione; poi una clarinettista accompagnata dal suo maestro al piano.
Che meraviglia!
E' stato un lungo bagno nell'acqua fresca e cristallina di un buon mondo che esiste ancora, che c'è e lavora con arte, disciplina, grazia, impegno.
Pensavo a questa somma arte della musica, al bel canto di una giovane ragazza  (un po' schiva mi ha detto, quando mi sono complimentato con lei, che non può studiare canto, mi ha un po' rattristito questo), all'arte che riceviamo dal passato e che abbiamo l'obbligo morale di tramandare.
I figli degli invasori che arrivano al il 40% in alcune classi  (dei quali una buona metà se non i due terzi islamici) non c'erano, non: uno.
Eppure non mancavano i ragazzi di alcune famiglie italiane modeste, certamente avranno fatto fatica a sostenere l'impegno economico. Ecco il segno della Cultura e l'abominio della barbarie, la Grazia che sposta le montagne e l'abrutimento.
La barbarie avanza, il merdame islamico, le masse di bruti obnubilati da quel libro scritto da un poveraccio problematico che avrebbe versato piombo fuso nelle orecchie di chi ascolta musica, la feccia barbara iconoclasta, articida cresce.
Cosa succederà alle nostre arti quando questo tumore avrà reso il nostro Giardino, Italia ed Europa belle, come gli orridi , squallidi inferni dai quali ci invadono? Questo è il destino (francamente la follia permea pure il Regno Unito, il caos, lo sbandamento crescono anche là).
L'odio per i sinistranti che apologizzano, sostengono la sirianizzazone cresce.

92 commenti:

  1. mia figlia avrebbe fatto compagnia ai musulmani, ma neanche sotto tortura la portavi a sentire musica classica. al massimo guè pequeno

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    1. Non solo classica, ieri, anche molti altri generi.

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    2. c'era guè pequeno? o similare? sennò stava a casa sua. magari a spippolare

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    3. No, c'era il fratello di uomino che suonava il pianoforte, era andato là per lui. È una cosa carina.

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    4. Entrambi hanno suonato, Clorinda.

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    5. Ah che bello, e che strumento suona?

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    6. Gli strumenti della "musica classica" sono come la cucina francese, sono stati ideati e perfezionati ad uso e consumo della nobiltà. Della alta o altissima aristocrazia, perché quella bassa, che presidiava i feudi a cavallo, si accontentava di un'arpa o una pianola.

      La nostra tradizione autentica è quella di strumenti simili a quelli degli Arabi, perché con certi materiali puoi fare solo un certo numero di cose. Il tamburo, il piffero, la piva (o cornamusa), strumenti a corda elementari.

      La differenza non è nello strumento come aggeggio ma nel percorso storico e nella composizione etnica differenti.

      Ascoltare e guardare le immagini di questo video

      Secondo me, se è grave che la figlia di Francesco non sopporti la musica classica e ascolti solo Pequeno (non so chi sia) è meno grave del fatto che tra la figlia di Francesco e la nostra Storia si sia interrotta completamente la continuità.

      Come per qualsiasi altra cosa, non solo la musica.

      E non è successo per caso.

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    7. Tra parentesi, è ovvia la continuità tra la musica "araba" e quella delle tradizioni popolari europee nelle zone contese come la Spagna, il Sud Italia, la Grecia, i Balcani.

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    8. Il 99% degli adolescenti ascolta rock, hiphop e musica commerciale. Io stesso ascolto solo musica rock e pop, straniera e italiana. Ed è 50 anni che è cosi.

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    9. Ma in che mondo vivete? Bach?

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    10. Si Francesco, sono gli adolescenti che una volta adulti venderanno il culo per 10 euro. Dai...

      Te la appoggio piano. Quando io ero adolescente andavo a scuola in un palazzo di sei piani. Nei primi quattro c'erano l'Istituto dei Geometri e quello dei Ragionieri, negli ultimi due il Liceo Scientifico.

      Praticamente potevi fare una sezione trasversale che riproduceva l'evoluzione del genere umano a partire dai pitecantropi fino all'homo sapiens.

      Quindi quando dici il 99% degli adolescenti stai facendo una generalizzazione da una parte inutile, dall'altra sospetta in quanto sei genitore. Se io avessi un figlio adolescente, sapere che fa parte di quel (supposto) 99% di minchioni non mi farebbe dormire la notte.

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    11. Bisogna fare i conti con la realtà

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    12. La realtà è che il mio amico S. ha tre figli e quello di mezzo suona il piano. Abbiamo visto sotto che il figlio piccolo di BCosa strimpella la sua pianola, di sua iniziativa. Non mi sembra l'apocalisse di Fedez e Pequeno che dipingi, che per altro fa tanto "Milanese Imbruttito".

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    13. Ad essere onesti: forse in casa mia c'è un bias: ascoltiamo anche musica classica... se la musica classica è orecchiabile (non Rachmaninov per dire) allora piace.
      Ho scoperto oggi che a scuola mettono musica in certe ore. Alla parete c'erano le seguenti copertine: arie d'opera, Bach, Vivaldi, Mozart, Beethoven, Chopin, e altri che non ricordo. Cioè: la maestra di mio figlio, turca, gli mette su la musica CLASSICA EUROPEA quando devono, per esempio, disegnare. I bambini apprezzano.

      Ovviamente, i bambini sono esposti a tutto il resto quindi vai di giochini (Minecraft (da anni ormai) e compagnia bella) e musica moderna (noi ci becchiamo tutto: pop e trash americana, turca, italiana, tedesca, ... anche qui anni fa andava PSY e gangnam style come in Europa. Nelle grandi metropoli non c'è alcun gap per musica e stronzate, tipo la stress sarki (non so il nome inglese, ora mi sfugge... insomma quella specie ti trottola da dito), i loom (anni fa ormai), lo slime fai-da-te con il borace, ...

      Io lo so chi è Gue Pequeno, anche se ascolto Bach... diciamo che lo conosco per via di Rovazzi.
      Secondo me, tutti, anche Fedez (per dire un nome), hanno cominciato con Bach e Mozart da piccoli.

      Bach è molto importante perché ha stabilito le regole dell'armonia. Un mio amico musicista (e matematico) mi spiegava che "Bach dimostrava teoremi con le sue opere" (vabeh, era un po' drammatico, ma rende molto l'idea).
      Le regole dell'armonia di Bach sono usate da TUTTA la musica occidentale (anche quelle ultra-moderne). Invece, le musiche turche e orientali che vi fanno tanto ridere hanno la loro base in una diversa armonia. Purtroppo non ne so molto di più, ma è un argomento molto interessante (per me almeno).

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    14. Senti ma il bias che c'è in casa tua quante zampe ha? Penso di averne schiacciato uno.

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    15. Ah, sì, vero.

      Qui hanno 8 zampe. Come sono i bias lì da te?

      Dai, riformulo: in casa mia c'è una propensione ad ascoltare anche musica classica e in genere ci piace.
      Quindi, i miei figli sono esposti alla musica classica anche tramite me.
      Non gliela impongo, però la sentono e indubbiamente piace loro.

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    16. Appunto, quindi quando un Francesco afferma che il 99% dei "giovani d'oggi" è XYZ in realtà sta dicendo che il 99% dei genitori nel suo intorno produce rampolli che ascoltano solo il Pequeno.

      La ragione è sempre la stessa, costa fatica nuotare controcorrente.

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    17. A pensarci, la maggior parte delle cose che non vanno nel mondo contemporaneo dipende proprio dal fatto che la gente "si adegua", assume il "dato di fatto" come "inevitabile".

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    18. Lorenzo mi duole senza finta ironia farti notare che Francesco generalizza sugli adolescenti in egual modo e misura tua quando generilizzi sulle donne.

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    20. E quindi?

      Io non ho alcun problema con la "generalizzazione" in quanto tale. E' uno strumento utile e necessario, la cui alternativa sarebbe l'inazione, la paralisi.

      Nel caso di Francesco ci sono due cose che inficiano la sua generalizzazione particolare. La prima, ovvia, è che lui è responsabile di sua figlia e tutti noi siamo responsabili dei figli in generale. Quindi quando dici "tutti i ragazzi si fanno le canne" stai dicendo che tu hai fatto in modo che i ragazzi si facciano le canne. La seconda, derivata, è che Francesco insiste con la tesi che i "fenomeni sociali" contemporanei siano da una parte "naturali/inevitabili", come se fossero il risultato del disegno divino, dall'altra che, in quanto "divini", siano SOPRA la nostra "morale" di Farisei che qui fanno i "moralisti" e poi nel privato vendono il culo per 10 euro. Ovvero, nella logica di Francesco, per opporsi al "fenomeno sociale" tu dovresti essere un Titano, come minimo e sfidare gli Dei. Siccome sei un pidocchio, devi stare muto.

      Noterai che nel caso mio, rispetto alle donne, la mia generalizzazione è asettica e si limita a descrivere il fenomeno, rispetto al quale io non sono parte in causa, dato che non determino il comportamento delle donne o quello che dicono. Per sostenere che la mia generalizzazione è sbagliata non basta dire "io non sono cosi", dovresti dire che il fenomeno da me descritto è una eccezione (non puoi dire che me lo sono inventato), caso particolare di una generalizzazione diversa che rende meglio conto del fenomeno. Ovvero dovresti dire che la larga parte delle donne si comporta diversamente da come descritto nella mia generalizzazione.

      Mi sono spiegato?

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    21. Lorenzo, se tu avessi un figlio come minimo ti accoltella nel sonno

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    22. Lo sai vero, ciccio, che esiste la storiella di Edipo e che è vecchia come il mondo?

      Un famoso ebreo, il signor Freud, rivisitò un centinaio di anni fa la storia greca dandogli questo significato "psicanalitico" (cit):
      "Si tratta di un atteggiamento ambivalente di desiderio di morte e sostituzione nei confronti del genitore dello stesso sesso e di desiderio di possesso esclusivo nei confronti del genitore di sesso opposto."

      Fammi indovinare, per evitare il confronto edipico tu proponi la soluzione contemporanea per cui il babbo, invece di essere "genitore" figura di riferimento, si propone come "amichetto" (o "amichetta", visto i tempi) del figlio.

      Benissimo, quindi demanda pure la "educazione", cioè condurre fuori dalla caverna, dei figli alle elite apolidi e mondialiste.

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    23. A meno che tu sia veramente cosi tonto da pensare che il "Pequeno" sia l'ennesimo "fenomeno spontaneo", come tutti quelli che investono "il sociale".

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    24. di quello che vuoi. uno incapace di rapportarsi col mondo col figlio si comporterebbe anche peggio. parlo di te, qualora non te ne fossi accorto.

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    25. Fammi capire un po' cosa c'entra il mio "rapporto col mondo" rispetto al fatto che "mia figlia ascolta Pequeno" oppure l'estensione "tutti i ragazzi ascoltano Pequeno".

      A naso direi che la mia responsabilità è limitata al fatto che non sono ancora diventato imperatore del mondo quindi non ho il potere di determinare gli eventi.

      Mentre nel caso tuo, torno a dire, quando dici che tua figlia fa o non fa una certa cosa, si tratta di "fenomeno spontaneo/naturale"? Oppure si tratta delle conseguenze delle opere ed omissioni tue e di tutti quelli che le stanno attorno?

      Infine, possiamo anche immaginare che quello che è sia il "migliore dei mondi possibili", quindi non solo Pequeno è "fenomeno naturale" inevitabile, è anche la cosa migliore che avrebbe potuto verificarsi, sia lodato il Signore.

      Tutta e sola questione di logica.

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    26. Inoltre, come ho detto sopra, che il figlio ti voglia accoltellare sarebbe perfettamente "normale". Viceversa, se il figlio non ti vuole accoltellare significa che è saltato per aria qualcosa di fondamentale che è esistito per mille mila anni.

      Anche qui, delle due l'una. Io posso pensare che il "genitore amichetto" sia una grande innovazione, un gigantesco passo per l'umanità, che tutte le generazioni precedenti non capivano una fava, oppure posso pensare che sia una catastrofe che condurrà ad ulteriori catastrofi.

      Alla fine si tratta sempre della definizione di "progresso".

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    27. Mah... in un campione statistico mi domando quanti adolescenti preferiscano ascoltare musica moderna e quanti lasciati liberi si scegliere si recherebbero ad un concerto di musica classica. Ammmetto che Allevi (per quanto mi riguarda un borioso incompetente) abbia riportato in auge una certo interesse... ma anche al netto del fenomeno dubito che la percentuale sia superiore al 10/15.
      Non vedo nemmeno per altro perché sia necessario classificare la musica moderna come inferiore.
      Per quel che mi riguarda io, nipote di pianista, ho studiato a mia volta musica e piano per anni (costretta) e mi piace particolarmente la musica da camera, con il violoncello che rimane il mio strumento a corda preferito. A 17-18 anni però ascoltavo tutt'altro eh, e ancora nel mio quotidiano ascolto pop, lasciando quartetti, suite e leader a momenti di concentrazione ben diversi.
      Da notare che ho diversi amici diplomati in conservatorio che di preferenza ascoltano anch'essi pop e che nel contempo hanno una cultura musicale notevole.

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    28. Mi domando che senso ha domandarsi cosa sceglierebbero gli adolescenti che sono sottoposti alla tutela degli adulti proprio perché non sono in grado di scegliere.

      Inoltre, mi domando che senso ha domandarsi che mondo sarebbe se [qualsiasi cosa], per esempio se il possesso del furbofono fosse riservato ai maggiorenni come la guida dell'automobile, oppure se non esistesse la TV.

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    29. Ma dai Lorenzo!
      Lo so che tu avvochi il giudizio universale da padre padrone veterotestamentario, ma non ha senso, specie in questo contesto.
      Tra il proporre un ventaglio di conoscenze e l'imporre una specifica c'è un abisso, così come c'è tra il padre padrone e il padre amico.
      Una volta che hai trascinato il diciassettenne di turno ad un concerto orchestrale o a sentire la Boheme che cosa hai capito? Hai allargato i suoi orizzonti in modo costruttivo o hai ingenerato una ulteriore chiusura rispetto ad una eventuale successiva proposta?

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    30. Non mi risulta che le donne, nemmeno quelle delle cliniche del dottor Mengele dove si serve il signor Vendola, partoriscano ragazzotti diciassettenni. A naso direi che ci vogliono ancora 17 anni per fare un diciassettenne. In tutti questi anni il bimbo non decide nulla, perché se potesse farlo ci troveremmo con la gente che vive nelle grotte come nel paleolitico.

      A me non hanno mai trascinato da nessuna parte, però mi hanno costretto a fare un sacco di cose che io non avrei fatto e mi hanno anche giudicato. In vita mia ho letto montagne di libri che non avrei letto, visto mille cose che non avrei visto, ascoltato suoni e lingue che non avrei ascoltato, eccetera.

      Molto di quello che io sono lo eredito dagli avi e la eredità mi è stata imposta. Adesso possiamo discutere se questa eredità è una benedizione o una maledizione.

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    31. Certo per me il "dialogo" padre-figlio come se fossero "pari" è una finzione priva di senso, per centomila ragioni che non ho voglia di elencare.

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    32. A maggior ragione Lorenzo. Hai proposto le varie alternative prima (ed alcune imprescindibili le hai imposte). Dopo 17 anni ottieni un adolescente a cui puoi pure permetterti di far scegliere se andare o non andare ad assistere all'Aida o a sentire Wagner senza farti cadere la corona. Non credo che a parte rarissimi casi l'adolescente scelga il concerto.
      Il dialogo non è tra pari fino ad un certo punto, poi i ruoli cambiano ed i rapporti pure.

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    33. Purtroppo non ho letto tutti gli interventi, per mancanza di tempo.
      Mio figlio ha avuto un'educazione musicale varia, non approfondita (sua madre e io non siamo musicisti, musicologhi o esperti) ma neppure banale o commerciale.
      Musica buona non è mai mancata fosse jazz, popolare tradizionale, classica, techno, strumentale, elettronica, europea o esotica, profana o religiosa.
      Alle orecchie di UnBipede arrivano Ghali (si chiama così?) e il trap, canti gregoriani, i Queen, Dvorak e Ziggy Marley, Chopin e le tarantelle del Gargano dei Cantori di Carpino, la techno di Jeff Mills e mille autori suoi che mi presenta.
      Nei vari generi, ha gusti abbastanza precisi e tende a riconoscere tessiture e ricchezza da banalità e commercialate.
      A volte ascolta anche le commercialate come succede che, di fronte ad un morso di fame, uno si pigli un pugno di patatine fritte: ci sta anche quello, no!?

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    34. Non ci capiamo.

      Allo stato attuali i genitori "dialogano" da quando i figli hanno 17 mesi, non da quando hanno 17 anni. La ragione per cui il genitore odierno è "amichetto" non è che è tanto più furbo degli avi, è che NON PUO FARE ALTRO, avendo abdicato al suo ruolo molto addietro. Quando si arriva al redde rationem, cioè ci si accorge che il figlio è partito per la tangente, ormai l'unica cosa che si può fare è trattare come la Polizia coi rapinatori dentro la banca.

      Perché il genitore abdica al suo ruolo? Per una composizione di fattori, tempo, voglia, mancanza di modelli di riferimento, condizionamento generale, limiti propri.

      Potrei fare mille mila esempi su casi concreti ma alla fine è un discorso ozioso, inutile. La piega che hanno preso gli eventi è evidente e anche il fatto che non c'è via di scampo.

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    35. Però mi fa ridere il pensiero fantastico che un giorno l'Italia si trovasse in guerra con San Marino e i babbi dovessero svegliare i pargoli 17enni perché c'è da prendere il treno per il fronte.

      Probabilmente ha scritto la stessa cosa un Laurentius romano del 400 dopo Cristo. Idem con patate a proposito dei Goti accampanti nei "centri di accoglienza".

      Amen.

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  2. Io amo la musica in generale e quella classica in particolare (specialmente la musica barocca). Non ho però un'educazione alla musica, non suono alcuno strumento. Ho solo un buon orecchio e sono intonata, ecco.
    È successo che, nell'ultimo mese, mio figlio si è messo da solo a imparare melodie ad una specie di pianola giocattolo. Al momento, sa suonare la sonata alla turca (un classico di Mozart) e varie altre. A settembre lo manderemo da un'insegnante di piano... in realtà, potremmo anche mandarlo come privatista alla scuola di musica (dove lo prendono solo se reputano che abbia potenziale a riguardo) ma la cosa è capitata inaspettata, un mese fa nemmeno lo guardava quella pianola.
    Io non credo avrei avuto gran talento al piano ma sicuramente sapere suonare è una grande cosa in sè. Io non so cosa farei se non potessi cantare per me stessa, è qualcosa che mi rilassa e mi riempie di gioia.
    Allo stesso modo, immagino che il saper suonare e tirare fuori la melodia che si vuole da uno strumento sia qualcosa che dia un'enorme soddisfazione, indipendentemente dall'esibirsi o meno.
    Comunque, condivido in pieno il fatto di avere una grossa eredità lasciataci dai musicisti europei (dove italiani e tedeschi hanno avuto un ruolo determinante) e che tale patrimonio vada valorizzato, conoscendolo, studiandolo. Non per essere una parruccona retrograda, ma c'è tantissima bellezza nella musica di Bach e di Vivaldi (per dire).

    Cosa suona tuo figlio? (se lo vuoi dire)

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    1. Mi veniva una battutaccia su cosa suona UCosino sullo stile del vecchio Arbore ma mi astengo.

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    2. Ha portato due pezz, uno di Ludovico Eiinaudi, l'altro di un autore che non ricordo.

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  3. Oggi parto per la Val Badia, sette ore in macchina con Mozart, Coldplay, Gorillaz, EL&P, Bach, Keith Jarrett e altre robe. Ai giovani d'oggi manca lo spaziare. Sono a compartimenti stagni. perché spaziare giova alla mente, ma non ai mercati.

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    1. Sono del "ramo" e ti posso assicurare che è tutta solo ignoranza (nel senso descrittivo, senza intenzioni moralistiche) -- non sanno che certe cose esistono. Quando li indirizzo, quelli che scoprono motivi di interesse in "materiali musicali" che paiono snobbati sono più di quelli che potreste credere. Del resto, e hai ragione da vendere, quali sono i "canali" di massima penetrazione tramite i quali passa la "informazione" sull'esistente musicali? Che finalità hanno? Che fonti di finanziamento? Non stupiamoci che seminino solo l'immondizia che vendono, cercando di nascondere sotto allo zerbino quel materiale di valore che non fa capo al loro "giro d'affari". Del resto sbaglieremmo a credere che sia una novità di questi tempi -- anche quand'ero ragazzo io, negli anni '70 e '80, era così.

      Ah, prima che qualcuno si scandalizzi e mi dia del "purista", son solito spaziare alquanto e trovo motivi di interesse (sottile ma non troppo la distinzione tra interesse, entusiasmo e coinvolgimento) praticamente in ogni genere, purché sia "roba" di qualità. Sì, esistono cose almeno argute anche negli ambiti di genere solitamente considerati più monnezzosi! E' che "non tirano" (ovvero non fanno capo agli ambienti dove girano i soldini, il primum movens dei nostri tempi).

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    3. Per dire... nel 2013.

      Poi, certo, andando più indietro si trovano cosette tipo questa, o questa o, inarrivabile, quest'altra. D'accordo che il livello è ancora più elevato, ma non è che perché il platino ha grande valore allora l'oro non vale nulla!

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    4. Torno a dire quanto sopra.
      I genitori sono responsabili dei figli.
      Gli insegnanti degli studenti.
      Gli Italiani di quello che succede alla loro Nazione (e quindi degli insegnanti, dei legislatori, degli amministratori, dei magistrati, eccetera).

      E via via.
      Per esempio, la gente fa la fila per votare le "primarie" del PD e vota tale signor Renzi che è quello che si bullava del "bonus" di 500 euro distribuito agli studenti. Qualcuno gli ha chiesto ragione del risultato di questo investimento? Idem con patate, quando i vari personaggi periodicamente affermavano la necessità di collocare il barcone ripescato dal fondo del mare in un mausoleo dei "migranti" uccisi dal nostro egoismo, qualcuno gli chiedeva se non era il caso di investire soldi perché i ragazzi non siano limitati a Pequeno (o una qualsiasi altra cosa, per esempio fare uscire l'acqua potabile dai rubinetti o smaltire la pattumiera)?

      No e no.


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    5. Cià va, vi linko questo pezzo che in originale era degli anni '80, quando io ero adolescente, la versione acustica non so, forse è coeva, forse no.

      E poi vi linko anche questa, un po' antecedente, credo.

      E anche questa che però è degli amici che erano più grandi, come si evince dal B/W.

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    6. Mmm, non rende il pezzo della PFM, quelli mi ricordo che suonavano meglio dal vivo, ricordo un concerto alla Festa dell'Unità della Montagnetta...

      Allora proviamo con quest'altro.

      La cosa bella è che per chi viveva nella periferia di Milano erano storie auto-biografiche.

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    7. e cosa c'entrano PFM e Garbo con la musica classica? ai nostri tempi erano l'equivalente di Guè Pequeno e Marracash. è proprio che capisci poco, ma proprio poco. anzi un cazzo

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    8. Ho detto che c'entrano?

      Comunque la differenza è ovvia, la musica contemporanea dei "rapper" è tutta fatta al computer, non sono strumenti suonati da mestieranti o maestri del genere. Questo rende possibile alla industria dell'intrattenimento "creare" personaggi a volontà, perché tu potresti essere Pequeno, potrebbe essere il panettiere, chiunque. Il prodotto musicale è ingegnerizzato come quello cinematografico o qualsiasi altra cosa. Non serve più sapere FARE qualcosa, è tutto sintetico, ante e post-prodotto.

      Francesco io e te non siamo nella stessa categoria, fattene una ragione e limitati al tuo consueto.

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    9. ma grazie a dio non siano della stessa categoria. ringrazio il cielo di alzarmi al mattino ed essere diverso da te. oddio, tutti sono diversi da te, a ragion del vero. non ti lascio il diritto di dire minchiate in solitaria. la PFM aveva per, per dire, la chitarra elettrica. Verdi non ne poteva disporre. se vuoi provo col disegnino, caso mai non ci arrivassi.

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    10. La chitarra elettrica è uno strumento a corde con una membrana che cattura la vibrazione della corda e la trasmette all'amplificatore. Di suo la chitarra non fa niente, non si suona da sola. Suonare la chitarra elettrica, a parte i vari effetti di distorsione, è uguale a suonare la chitarra acustica che a sua volta è uguale a una lista infinita di strumenti a corda che risalgono come minimo al medioevo.

      Invece il Pequeno, lo ripeto, non esiste, è completamente "virtuale", ovvero un "pezzo" si realizza componendo una base tramite opportuno hardware e software digitali, potendo accedere ad una libreria di suoni di ogni tipo e di melodie, accordi, eccetera e registrando una voce QUALSIASI che in fase di post-produzione viene modificata, filtrata, in modo acconcio al risultato voluto.

      I personaggi della PFM erano auto-costruiti, nel bene e nel male, ovviamente avevano un senso nel contesto coevo e non li puoi trasportare nei salotti dove si esibiva Mozart.

      Ma il Pequeno è un personaggio sintetico, solo per economia non è completamente costruito al computer, intendo anche la persona, si fa prima a prendere un tizio, agghindarlo, insegnargli le mossette e a fargli recitare un personaggio, potendo poi aggiustare le riprese in fase di editing.

      Mi piace la affermazione infantile del "tutti sono diversi da te", che è insieme una tautologia, perché siamo tutti diversi e una stupidaggine perché tu non conosci tutti e nemmeno ha senso assumere che tutti siano uguali a te.

      Tu non sei diverso da me, sei inadeguato.

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    11. A proposito del disegnino, vediamo se capisci lo schema:

      Un conto è fare musica suonando le nacchere, il tamburello e il flauto dolce, come facevamo alle medie.

      Un conto è aprire un file e il computer fa zumpappa zumpappa.

      Nel primo caso sei tu che suoni, per quanto banale sia, devi muovere le manine, pigiare coi ditini, soffiare. Nel secondo caso premi solo un interruttore, volendo potresti farlo sbattendo le ciglia e alla fine sei solo passivo.

      Nella migliore delle ipotesi sei insieme personaggio e spettatore dello show, come usando gli occhiali che mandano il video in diretta di quello che stai guardando al "social" insieme ai video di tutti gli altri che in quel momento indossano gli occhiali.

      Una parte dell'imbroglio del Pequeno è che mentre io non potevo immaginare di salire sul palco con la PFM e i miei amici più bravi avevano la band che suonava in qualche modo le "cover", i ragazzi contemporanei sono tutti Pequeno mentre ascoltano Pequeno.

      E vabè, filosofia sprecata.
      Dopo esco e vado a vendere un po' di culo, va.

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    12. Guarda, se mi davi del coglione era più azzeccato di inadeguato. Detto da uno che vive alle spalle e ai margini della società suona così ridicolo....

      Tornando alla parte grosso modo normale del discorso, 40 anni fa un nostro coetaneo avrebbe detto che Claudio Villa e il quartetto cetra erano più bravi, più capaci della pfm. Noi adolescenti li avremmo sfanculati. Tu oggi pretendi di ritenere ghali, coez, salmo il nulla, il vuoto pneumatico. Si chiamano gusti, tempi, mode. Possono non piacerti, ma vanno rispettati. Oddio, tu non rispetti nessuno, che pretendo....

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    13. Sei inadeguato per via di cosa scrivi e di come lo scrivi. Ti manca sia il linguaggio che l'articolazione del pensiero.

      Che tu possa essere un coglione come persona non mi interessa, tu per me esisti solo sotto forma dei tuoi commenti.

      Non un nostro coetaneo avrebbe detto di Claudio Villa ma uno più anziano. Il paragone non si pone perché la PFM esiste/va per la parte strumentale del rock progressivo, non certo per il talento vocale di Dicioccio o chi per lui. Se mi dici adesso come allora che Claudio Villa canta/va meglio di Dicioccio, è senz'altro vero. Viceversa, Villa era limitato a voce e accompagnamento, con l'ulteriore limite dei testi "amore amor amore", abbastanza ovvio che una band con amplificazione, vari aggeggi di coontrollo del suono, ha una capacità di "riempire lo spazio" molto maggiore di un cantante singolo.

      Comunque tanto villa che PFM sono "musicisti/interpreti", ovvero gente che esegue con il proprio strumento (voce, chitarra, percussioni, altro) una certa composizione musicale.

      Il Pequeno, nome a caso, contemporaneo, è una finzione tutta elettronica creata in fase di marketing e di editing. Esattamente come i film o qualsiasi altro prodotto di intrattenimento. Arriveremo ad un punto in cui le partite di calcio saranno ricreate da un computer con calciatori "virtuali", tipo i giochi elettronici attuali. Per il momento è solo una questione di economia rispetto alla resa, costa ancora meno pagare un troglodita del terzo mondo per correre sul campo piuttosto che ricrearlo con sufficiente approssimazione per via "digitale" (per fare prima uso questo termine improprio).

      Ma ripeto, la parte "tecnica" è secondaria. Quello che conta è il rapporto tra "mondo/realtà" e "individuo".

      Confermo che io non rispetto quasi nessuno. Come ho detto più volte, la parola "rispetto" significa "riguardare", come ricontrollare i calcoli. Per estensione, significa che una certa cosa è di importanza critica, come lasciare il gas aperto, quindi la ricontrolli. Quello che puoi rispettare sono le azioni/opere di qualcuno, per esempio Michelangelo scolpisce la Pietà, senza dubbio è qualcosa che merita di essere guardata e riguardata.

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    14. Prego notare che io non ho detto niente sulla "qualità musicale" dei brani/video/performance di Pequeno o chi per lui.

      Ho detto che sono prodotti creati per via sintetica dal marketing e dall'editing e che chiunque o quasi può diventare una "star" dell'intrattenimento contemporaneo. Si potrebbero anche creare "personaggi" del tutto artificiali, che esistono solo dentro le macchine.

      Io spero che sia evidente la differenza che passa tra io che suono il tamburello e non vado nemmeno a tempo rispetto al Lorenzo "digitale" (!) che suona che ne so, l'oboe "digitale" e che appare dentro il furbofono nello stesso identico formato e modalità del video appena "postato" dal possessore del furbofono.

      Mi sembra strano doverlo dire, tanto è ovvio.

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    15. Michelangelo la Pietà l'ha scolpita con le sue manine da un blocco di marmo, con la mazza e lo scalpello, non l'ha composta con un programma di editing e una stampante 3D con un computer (che tra l'altro la renderebbe replicabile in infinite copie).

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    16. Scusate mi intrometto in questo discorso (reale vs virtuale ingegnerizzato, estremamente interessante) e scusate anche che vado piuttosto di fretta quindi lascio lì alcune osservazioni (frettolose anche queste).

      Premetto: come si è passati dai computer a schede perforate a quelli attuali, probabilmente c'è ancora ampio margine per ulteriori salti tecnologici in avanti (etc).
      Comunque mi trovo spesso a sbattere contro (per via del mio lavoro) con i limiti del digitale.
      Tipo, quando si parla di riconoscimento di immagini e pattern, io che mi scrivo da sola i miei codicini (script in qualche linguaggio apposito per processare una serie di immagini) vedo quanto l'occhio umano (inteso: occhio più tutto il sistema percettivo nel cervello) sia estremamente più sofisticato rispetto al più sofisticato algoritmo di riconoscimento.
      Certo, io non sono un'esperta di riconoscimento di immagini, ma mi ritengo piuttosto brava. Oh, davvero, ogni volta che provi un algoritmo che ti dovrebbe riconoscere un set di cose, spingendo i vari parametri al limite (tipo: diminuendo il contrasto, aumentando il noise/signal ratio, etc) si trova sempre una condizione che un umano riconosce ma un algoritmo no.

      Inoltre, avete mai provato a falsificare dei dati? Non che io lo faccia, eh, ma di solito si riconosce subito cosa viene fuori da un esperimento e cosa viene fuori da una simulazione.
      Nel caso della musica, mi aspetto che per quanto sofisticato sia il programma per "produrre il suono", un orecchio fino riesce a percepire le differenze tra esecuzione reale ed esecuzione artefatta. Se un orecchio non è abituato, certo che no, sono dell'opinione che ci sono vie di produrre brani interamente digitalizzati che suonino molto realistici... ma se uno fa attenzione si sente come la voce di un cantante sia "affascinante" proprio per il fatto di avere qualche sorta di "imperfezione" (magari una voce un po' rauca, leggermente "ruvida"... ). La voce di qualcuno dipende da un sacco di fattori, per esempio la forma stessa del cranio e delle sue cavità la influenzano.

      Insomma: se uno ha l'occhio o l'orecchio allenato, riesce a distinguere cosa è reale e cosa è "virtuale ingegnerizzato".

      Certe bellezze reali sono difficilissime da riprodurre in modo ingegnerizzato. Con l'ingegnerizzazione hai un protocollo che ti produce cose (magari molto sofisticate e ben fatte) che devono tutte rispettare un certo standard. L'esecuzione di una musica "reale" invece è meno omogenea, più prona all'interpretazione personale.
      Se io ascolto passivamente, forse il brano sempre uguale da' più sicurezza.
      Se invece la musica è cosa viva e si vive come cosa da suonare, cantare, tramandare, allora è impensabile affidarsi solamente ad una riproduzione sempre uguale.

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    17. Linguaggio? Articolazione del pensiero? Ora, va bene tutto, ma io in italiano mi esprimo quanto se non meglio di te. Rispetto a te le differenze sono tante. Alcune ci stanno, e si chiamano divergenze di pensiero. Ci sta meno il tuo ergerti a eletto, ma ci passiamo sopra. Sono evidenti a tutti i tuoi disturbi mentali e relazionali. Quello che reggo meno, ed è l'unico motivo mi diverto a replicare, è come possa pontificare una persona per la quale il martedi è uguale alla domenica. E bada bene, non lo faccio per te, stante questa sia palese la tua inutilità sociale e umana. Lo faccio per tutti coloro che ogni tanto ti danno ragione, perché magari un secondo dopo possano dire "ho dato ragione a Lorenzo, ma Lorenzo che minchia fa nella vita? Che contributo gli ha dato?".
      Ciao napalm 51, salutami ammammete. Augurandole tanta salute.

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    18. Quindi, riassumiamo.

      1. io ho disturbi mentali e relazionali, diagnosticati dal prof. Francesco ma che sono evidenti a tutti.

      2. Per me martedi è uguale alla domenica e per questo motivo non posso "pontificare".

      3. Sono inutile alla "società umana" perché non faccio niente nella vita.

      4. Sono un personaggio di Crozza.

      5. Ti devo salutare mia mamma.

      A me sembra abbastanza palese che tutta questa tirata è il massimo che puoi fare, per esempio "virgola ma" e "virgola e", come fanno tutti i "laureati a pieni voti" della TV. Il contenuto non c'è, solo il patetico tentativo reiterato ancora e ancora di buttarla sul personale che ovviamente funziona sempre meno tanto più la ripeti. Non ti considero Francesco, qui ci potranno essere degli stramboidi ma non vedo nessuno mediocre come te.


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    19. BCosa, il fatto del "digitale", che è un termine improprio, si dovrebbe dire "strumenti meccanici, elettromeccanici, elettronici assortiti, corde, pulegge, condensatori, circuiti e vario software", è semplice, lo stesso delle A.I.

      Noi non sappiamo come fa il pensiero umano ad arrivare al concetto di "foglia" con tutti i suoi attributi "convenzionali" di forma, colore, consistenza, odore, sapore, temperatura al tatto, eccetera, partendo dalle reazioni elettro-chimiche che la biologia del corpo umano produce.

      L'insieme di aggeggi che "rappresenta" la foglia per es su lastra fotografica (reazioni ottico-chimiche) o su display (led accesi partendo da valori numerici tradotti da un software intermedio), è una APPROSSIMAZIONE e una SEMPLIFICAZIONE.

      La fotocamera "emula" un occhio ma lo fa con due limitazioni, una ovvia legata alla tecnologia disponibile, una meno ovvia legata al fatto che noi non sappiamo come funziona davvero il senso della "vista", a parte le cose misurabili con una autopsia. Possiamo solo vedere l'esito che in qualche maniera "assomiglia" alla coppia "biologia/pensiero astratto".

      Ed è ovvio che se tu controlli lo strumento che "genera" l'immagine, questa immagine può anche non avere nessuna relazione con il mondo "reale", ovvero saltare la parte che traduce l'input ottico in numeri e creare direttamente i numeri, oppure prendere l'input e modificarlo, aggiungendo, togliendo, alterando. In Unione Sovietica quando un capoccione veniva eliminato si procedeva al fotomontaggio che lo toglieva da tutte le fotografie ufficiali circolanti. Ecco, adesso è enormemente più semplice, un intero personaggio potrebbe essere creato dal nulla.

      Infatti come dicevo, in linea teorica si potrebbe creare un film con attori e ambienti completamente artificiali, cioè numerici, bit.

      Un domani si potrebbe anche creare un telegiornale di notizie che esistono solo dentro un computer, cioè che mostrano eventi mai accaduti come se fossero "veri".

      Per il momento conviene ancora usare persone vere, qualsiasi. Se tu parti dal presupposto che gli aggeggi che hanno gli studi di registrazione fanno cantare perfettamente CHIUNQUE e che la post-produzione del video può fare molto anche per l'aspetto fisico, oggi un "cantante" o un "attore", almeno fintanto che non li incontri dal vero, sono come dei manichini su cui viene montato un personaggio di fantasia.

      Poi c'è la questione del perché si monta un "rapper" che scimmiotta un delinquente dei ghetti americani piuttosto che un missionario mormone.

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    20. Riguardo la musica, vale per qualsiasi cosa, immaginati una persona che dalla nascita ha mangiato sempre e solo cibo per astronauti, come fa a sapere che sapore ha il pane appena sfornato. Se tu non hai mai sentito il suono di uno strumento dal vero e conosci solo la versione "elettronica", non sai se esiste una differenza. Se tu hai visto un oggetto o un animale solo in fotografia, non hai proprio idea di come sia quando lo vedi dal vero. Eccetera.

      Se inverti il ragionamento, nel momento in cui io non mi aspetto che il fruitore possa mai confrontare il mio prodotto con una versione "reale", non mi devo preoccupare della "fedeltà" più di tanto.

      Come dicevo sul mio blog, a pensarci siamo dentro la Fantascienza senza rendercene conto, perché non ci viene esplicitato, anzi ci viene detto che è "reale". Che poi è la ragione per cui esiste una normativa che in teoria obbliga chi fa pubblicità a mettere una avvertenza che si tratta appunto di pubblicità e non di una presa dal vero o una cronaca.

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    21. Lorenzo, a parte il diverbio con Francesco (che non mi interessa), dici tante cose che considero giuste, però sei un po' troppo radicale.

      Mi spiego brevemente: fare musica col mezzo digitale non ha niente di negativo in sè, il mezzo digitale è uno strumento e come tale può essere impiegato bene o male, con intelligenza o meno, con scopi benevoli o malevoli. Aggiungo pure che è uno strumento che ha messo nelle mani di tanti musicisti "come si deve" delle possibilità prima impensabili e, fattore non secondario, a costi letteralmente risibili.

      Il flusso di lavoro, poi, non è detta che venga modificato dall'impiego del mezzo digitale, ma avere la possibilità di modificarlo non fa che ampliare la "tavolozza dei colori" tra le mani di chi fa musica.

      Il problema non sta nello strumento, sta nelle INTENZIONI di chi lo usa. E, lo ammetto, anche nelle sue potenzialità artistiche (ma qui si apre tutto un capitolo di opinabilità, quindi lascio perdere).

      Ah, un altro problema, colossale, sta nelle intenzioni di chi pilota il musicista quando intende tentare la strada della notorietà. A quel punto parlare di arte diventa improprio, come hai giustamente osservato. E questo vale ogni volta in cui si passa dallo spessore artistico della realizzazione alla sua dimensione monumentale -- la monumentalità, da sempre, richiede la movimentazione di risorse assurdamente (insensatamente) enormi e, da sempre, tende ad essere implacabilmente nemica dell'arte. Anche quando la monumentalità sta semplicemente nella mole delle vendite d'un "prodotto" musicale (termine che non per niente detesto e rifuggo).

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    22. "Il problema non sta nello strumento, sta nelle INTENZIONI di chi lo usa. E, lo ammetto, anche nelle sue potenzialità artistiche [...]"

      "Sue" non è riferito allo strumento, bensì a colui che usa lo strumento stesso. Ho usato un'espressione ambigua.

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    23. Dai che ora tocca a te essere attaccato dal napalm51 di Cinisello!

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    24. In linea teorica, giusto.

      Ma guardiamo i casi concreti. Quando andavo a scuola uno studente di ingegneria che un domani avesse dovuto progettare e realizzare un ponte doveva sapere disegnare una assonometria e una vista prospettica dello stesso ponte A MATITA, con tutti i trucchi pratici dell'uso della matita e con tutte le convenzioni che rendevano "leggibile/utile" il disegno. Poi nella vita professionale pagava un disegnatore al quale non serviva la laurea in ingegneria.

      Avanti qualche anno, arrivano i primi computer con sopra programmi CAD. All'inizio workstation che si potevano permettere solo i grandi studi e poi normali PC "consumer". Usare un programma CAD è una discreta rottura di palle ma ha due vantaggi colossali:
      1. non devi avere nessuna abilità manuale, chiunque può imparare ad usare il programma, non c'è chi lo fa meglio e chi lo fa peggio, un disegno fatto col CAD è esattamente identico a qualsiasi altro. Al massimo cambia la velocità di esecuzione che comunque è solo questione di pratica.
      2. il disegno CAD ha tutta una serie di automatismi che eliminano i "difetti" e riducono l'incidenza della routine, per dire, se devi fare un'area tratteggiata che rappresenta una sezione, non devi metterti li a disegnare "n" righette a distanza uniforme, pigi un tasto e il programma ti fa il riempimento dell'area selezionata. Inoltre, puoi correggere, togliere, aggiungere senza danneggiare il supporto fisico (che non esiste) e puoi produrre infinite copie identiche con un plotter qualsiasi (con un disegno a matita è mooolto più complicato).

      Allora, una volta ogni disegno era sostanzialmente un pezzo unico, con tutti i pregi e i difetti dei lavori fatti manualmente. Un disegno tramite hardware/software è "uniforme" identico a qualsiasi altro fatto da chiunque altro ed infinitamente modificabile e riproducibile. Ovvia sparizione immediata dei disegni manuali in tutti i settori dove la "qualità" del disegno è solo un impiccio.

      Applichiamo la stessa regola alla "musica" (che bisognerebbe definire come concetto ma semplifichiamo). Tutte le parti che passano da una combinazione hardware/software per definizione tagliano via la "peculiarità" del pezzo singolo, lo rendono "uniforme" e lo rendono "infinitamente modificabile e riproducibile". Inoltre, tutte le parti "elettroniche" possono essere eseguite da chiunque, purché impari ad usare lo strumento. Imparare ad usare un computer, per definizione, è qualcosa che non richiede nessuna "fisicità", è una attività puramente intellettuale come imparare a giocare a scacchi. Potresti non avere le braccia o, usando dei diagrammi, essere sordo.

      A fino a qui siamo ancora nell'ambito di prima, quando l'elettronica "consumer" aveva l'ambizione di fare come dici, cioè estendere le potenzialità di chi la usa.

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    25. Poi arriva la "post-PC-era" e dal "computer personale", uno strumento dalla potenza e dalle capacità virtualmente illimitate, al "terminale di servizi". Il terminale di servizi deve solo darti la possibilità di accedere ai servizi, previo abbonamento.

      Torno a dire quello che dicevo a proposito del concetto di "esistere". Oggi la gente non "esiste" se non accede ad un servizio (i "social") e se non è parte dello show, ovvero insieme spettatore e attore. Ma questo essere attore non si traduce in una "performance" che punta alla "eccellenza" o alla "rottura" come avanguardia, si traduce nel fenomeno da baraccone, nello spettacolo da circo, la donna barbuta, l'uomo forzuto, quando va bene, oppure dettagli di budella quando va male.

      Sempre andando ai tempi di prima, tipicamente un ragazzo prendeva e andava al corso di chitarra, fatti un po' di accordi si trovava con degli amici e strimpellava dei pezzi "famosi", a seconda dei gusti. Alla fine era la versione "popolare" e semplificata di andare al Conservatorio. E sicuramente ancora oggi c'è chi strimpella nel box e chi va al conservatorio.

      Ma le "masse" sono educate, condizionate, a fare altro, ovvero a ricevere e trasmettere, guardare ed essere, un Pequeno. Come dicevo, ovvio il motivo, in origine era un tizio del ghetto analfabeta e senza strumenti, prendeva un registratore, metteva una cassetta con una base ritmica e ci parlava sopra, tipo un cantastorie senza epica o con l'epica del ghetto. Nel nostro contesto si presta perfettamente, qualsiasi pirletta può fare lo stesso e nel momento che diventa "arte/non arte", non c'è bisogno di dargli un senso oltre quello che contiene di suo, auto-contenuto.

      Il discorso della "notorietà".
      Ti ricorderai il film "Fame", da cui "Saranno Famosi". Il messaggio tipico dei tempi era che per diventare famoso dovevi avere "talento" e passare attraverso il percorso catartico-majeutico del "sacrificio". Fai il confronto con il concetto di "fama" che viene propagandato oggi. Nota la "favola" completamente diversa, aliena.

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    26. Per me che ero sbarbato negli anni '80, la "favola", il "mito" era quello di Fame.

      Per quelli che sono sbarbati negli anni '10, non c'è "favola" e non c'è "mito", non c'è epica, è tutto il famoso "istante presente-continuo" e la "vita" è una estensione sopportata a fatica dello "show" proiettato nelle due direzioni dal furbofono. Sopra tutto ci sono le famose "elite" a cui tutto questo fa gioco perché, come ho detto, che tu sia italiano o indonesiano è identico, oltre a non esserci il "tempo" non c'è nemmeno lo "spazio".

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    27. A proposito, gli Americani 'so forti e producono film come "caso di studio" di archetipi comportamentali, per esempio la majeutica socratica vecchio stile (il vecchio saggio e il giovane stolto). Un altro film degli anni '80, forse un po' posteriore, è questo.
      Dopo avere passato ore a lavare macchine e dipingere steccati lo sbarbato va dal vecchio e gli dice che non gli ha insegnato nulla e che vada a fare in culo. Segue bagno di umiltà.

      Che poi è la stessa roba dei Jedi della saga Star Wars, una parte che non a caso è stata eliminata nella saga Disney contemporanea.

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    28. C'è del vero in quel che scrivi, ma la casistica è molto più ampia. Esiste quel che descrivi ed esiste anche altro. Ad esempio... sul finire degli anni '80 ci "consorziammo" in tre amici per acquistare un registratore a 16 tracce. Non un apparecchio ultraprofessionale, diciamo un apparecchio amatoriale avanzato. Con mixer dello stesso livello. Niente effetti. Niente "monitor". Totale, dodicimilioniquattrocentomila lire tonde tonde. Una cifra! Ogni nastro (mezz'ora di registrazione) costava la bellezza di novantacinquemila lire!

      Passano trent'anni.

      Oggi registro con qualità migliore e possibilità molto più avanzate che emulano uno studio professionale del 1988 usando un PC da cinquecento euro e una scheda audio da duecento! Con un hard disk da un tera (diciamo un'ottantina d'euro) ho a disposizione uno spazio di registrazione che, a sedici tracce, si aggira sulle dodici ore, cancellabili e riregistrabili una quantità ennesima di volte. Volendo posso sovrapporre non sedici, ma trentadue, quarantotto, anche sessanta e più tracce prima che il PC cominci a mostrare la corda. Il tutto con programmi gratuiti o addirittura open source che per un uso amatoriale avanzato (o professionale non troppo ambizioso) sono semplicemente ottimi.

      ...e potrei elencare mille altre preziose caratteristiche che non sostituiscono quelle già disponibili con i registratori a nastro del 1988, bensì le potenziano, le amplificano e le integrano al meglio abbattendo i costi. Abbattere i costi significa aprire potenzialmente la strada alla creatività di una miriade di persone che altrimenti ne sarebbero escluse.

      Impeccabile, invece, il tuo ragionamento in merito all'importanza dell'acquisizione manuale e non troppo "assistita" delle abilità di base (oggi si ama dire "delle competenze): solo dopo aver capito cosa si sta facendo si mette veramente a frutto la "magia" delle apparecchiature attuali; diversamente ci si lascia 1. dominare e 2. sostituire dagli automatismi. Il che, anche secondo me, è MALE.

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    29. Torno a dire, tu stai dicendo cosa fai tu adesso.

      Io ti sto dicendo cosa le "elite" vogliono che faccia la massa da qui a vent'anni. Il PC è un aggeggio che sparirà dai negozi, diventerà prima un prodotto di nicchia e poi, visto che i componenti fanno capo a due o tre mega-produttori, sparirà. Può darsi che si torni alle workstation, può darsi di no e che ci si aggeggi con "Internet Delle Cose", cioè adoperando una galassia di aggeggi differenti collegati (es tavoletta - bracciale - occhiale - vaso di fiori).

      I prodotti di intrattenimento come la "musica" (intendo i videoclip e i file distribuiti dagli store), il "cinema", eccetera, sono prodotti industriali ingegnerizzati per le masse. Da una parte condizionano dall'altra sono condizionati. Il processo per cui in un film di un certo periodo di doveva essere un nero e un asiatico nel gruppo dei personaggi principali adesso è parossistico (basta vedere i film Marvel e simili).

      In tutto questo NON E' PREVISTO che tu PRODUCA contenuti. Scrivo "tu" intendo "essere umano". Devi solo assorbire quello che arriva dall'alto, nemmeno come "favola" ma come "dato di fatto". E' finita la Storia e quindi, tra le altre cose, non c'è più differenza tra fantastico e reale.

      Guarda, senza andare lontano, quando io avevo vent'anni i giardini erano popolati da gente di ogni età che giocava a pallone. Adesso sono popolati dai cani e, a volte, dagli immigrati. In compenso ci sono i "runners" e ti invito a considerare la tipologia umana del "runner" rispetto a quella di chi giocava a pallone una volta e tutti i corollari. Cosa ha il runner tipicamente? Qualche aggeggio elettronico che serve a "misurare la performance" (!) e ad isolarsi dal mondo.

      Ho scritto più volte sul rapporto tra elettronica e Scuola. Non so se ti ricordi. Ai bambini non vengono messi in mano strumenti che servono ad impadronirsi delle cose, solo strumenti di fruizione passiva.

      Eccetera eccetera.

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    30. Mi si dice del "socializzare". Tu che sei insegnante avrai presente la differenza tra il "socializzare" di 20, 30, 40 anni fa e quello che fanno oggi i ragazzi. Idem per il resto, come dire che oggi usano il 30% in meno di vocaboli, che sono fisicamente minorati (in media) eccetera.

      Tra le cose che io trovo fastidiose c'è lo "spontaneismo", ovvero l'atteggiamento per cui le cose "capitano" un po' per caso e un po' per necessità. Quando è esattamente l'opposto, tutto quello che succede è stato disegnato a tavolino. E se gli scagnozzi intermedi, se un Matteo Risponde, non sono consapevoli della conseguenza desiderata della causa provocata, stai certo che i loro referenti lo sono eccome.

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    31. Adesso ai concerti usano l'Auto-tune, che è l'ultima evoluzione del macchinario per modificare la voce. L'Auto-tune corregge l'intonazione in tempo reale, quindi la "stecca" è diventata impossibile. Così facendo hanno appiattito verso il basso il livello dei cantanti e anche quelli mediocri possono vantarsi di essere degli "artisti". Ringraziamo la tecnologia, R.I.P. talento.

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    32. Gli Americani direbbero che si tratta di un "overkill", considerato che i "concerti" sono questi.

      Qui potresti mettere il proverbiale cavallo di Nerone e sarebbe uguale.

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    33. Ah beh, di sicuro in questo caso l'auto-tune sarebbe un investimento sprecato.

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  4. Il rap in Italia è esploso molto tardi, ma è nato in America negli anni '70 ed è fiorito a New York nel '77 insieme al punk e alla disco music. Gue Pegueno non è un fenomeno musicale degli ultimi anni, fa rap da più di 15 anni. Il fenomeno musicale che scimmiotta un genere serio come il rap (che può piacere o meno) è un altro e Gue Pegueno non c'entra nulla con loro. Non so spiegare il motivo per cui ai ragazzini piace così tanto il genere, sono usciti anche tanti rapper nuovi, ma di nuovo non c'è nulla. Musicalmente non valgono niente e non apportano freschezza. In pratica in Italia ultimamente è diventato pop uno dei generi musicali meno mainstrean della storia della musica.

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    1. Il perché è presto detto.
      Una volta un Mussolini doveva andare in piazza, salire su un palco e arringare la folla, facendo in modo di essere udito e visto da quanta più gente possibile. Questo ti spiega la ragione di quel modo di muoversi esagerato, da pupazzo, non era scemo, è che era l'unico modo per comunicare alle masse.

      Oggi siamo controllati e sottoposti a messaggi di continuo, tramite i mille strumenti che la tecnologia ha perfezionato.

      Quindi se una volta ti imbattevi nelle cose andando fisicamente a casa di un amico che aveva il disco di un certo cantante o gruppo, oppure il tale libro o perfino il tale volantino ciclostilato, adesso le cose ti vengono inoculate senza che tu ne sia consapevole, diventano "dati di fatto" perché non riesci a separare una cosa dall'altra, è un continuo.

      Sul perché si scelga il rap piuttosto che un'altra cosa, secondo me la ragione è che si presta da una parte a creare il personaggi da zero col minimo sforzo, dato che in origine era proprio quello, una persona senza alcuna istruzione e/o strumento faceva "musica" parlando sopra una base registrata. Dall'altra è un genere che veicola il messaggio del "mondo globale", della "bellezza", "ricchezza", ecc della Torre di Babele. Uno pseudo rapper italiano e uno indonesiano o cileno sono virtualmente identici, indistinguibili, interscambiabili. Un unico prodotto, un unico-mega-mercato.

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    2. Il condizionamento invasivo è stato concretizzato negli anni '80, con l'iper-trofia del mezzo televisivo.
      { vabbé, Ray Bradbury lo aveva preconizzato nei dettagli già nel 1953, in “Fahrenheit 451” }.

      Guè Pequeno dovrebbe essere [ questo tamarro qua ].

      Fa figo atteggiarsi a boss di quartiere ma dei boss c'è ne sono pochi, la selezione della giungla condanna i più a mansioni subalterne e servili, se non all'esilio in altri territori urbani liberi oppure nei quali la Legge di strada è lasca.

      C'è però da dire che i personaggi socialmente negativi attecchiscono, da alcuni decenni, nell'immaginario di una borghesia occidentale viziata e viziosa, decadente, in cerca di emozioni in prestito che le esistenze noiose a cliché non pompano nel sangue e nei muscoli avvizziti.

      ===

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    3. Non esattamente, esiste tutto un filone letterario di personaggi ai margini o fuori rispetto alla "società", da Robin Hood al Corsaro Nero (filone nobile decaduto), passando dal Conte di Montecristo (vendetta mafiosa) e arrivando ai testi di Springsteeen che sono sempre storie "at the edge of town". Anche i testi della PFM sono storie di periferia.

      La differenza sostanziale è quella che ho detto, le storie di una volta erano "favole", c'era una "epica" di fallimento e riscatto, bene e male, luce e ombra, eroi e vigliacchi, eccetera. Adesso non c'è nessuna storia, c'è la finzione del "presente", la finzione del "reale". I "personaggi negativi" pretendono di essere delle istantanee.

      Esempio, confrontare:

      Racing in the streets - testo

      Gue Pequeno - testo
      Altro pianeta. Tra l'altro Pequeno va benissimo nei salotti milanesi.

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    4. Mio nonno, il pianista di cui sopra, era del '13. Impediva a mia madre del '50 di ascoltare i Beatles perché "sono dei capelloni che non dicono niente".
      Ti suona familiare?;P

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    5. Come ho detto, le cose non capitano per caso, in un senso o nell'altro. Mio nonno nel '15 a 17 anni era sul Piave coi Ragazzi del '99 e ce l'avevano spedito con la tradotta. 700.000 dei ragazzi portati al fronte con treno furono seppelliti, quelli di cui si trovarono i resti, tra questi il fratello dell'altro mio nonno che però mori come sottotenente il primo anno di guerra. Molti di più furono storpiati a vario titolo. Prego guardare il video di Youtube sul treno del Milite Ignoto. Di poi gli stessi ragazzi si misero la Camicia Nera con l'idea di fare la Rivoluzione e ripulire l'Italia corrotta.

      Beatles si, beatles no, aria fresca. Tua mamma andava ad ascoltarli dalle amiche. Il guaio è che più o meno in quegli anni avvenne il "big bang" delle fregnacce "progressiste", i Beatles poi andavano a farsi illuminare dal guru indiano ma da noi c'era la guerra civile.

      Chiudo dicendo che i figli sono come te li fai o come te li fanno gli altri mentre tu stai a guardare.

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    6. Lascia stare Lorenzo che con la mia famiglia caschi malissimo in questo senso.

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    7. Cosa devo lasciare stare?
      La tua famiglia l'hai tirata in ballo tu, per me è irrilevante.

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    8. Alla base di tutto il discorso (non solo di questo filone sui Beatles) c'è la volontà o l'assenza di volontà di fermarsi un momento a pensare con la propria testa. Questo cerco di insegnare ai ragazzini: pensa con la tua testa! Con successo alterno, però mi pregio di buttare lì qualche semino -- tanti seccheranno, probabilmente la maggior parte, qualcun altro germinerà e diverrà una persona diversa da me, magari opposta a me, ma proprio per questo autonoma. A quel punto, forse, mi lascerò andare a un fugace istante di speranza. Appena prima di tornare coi piedi per terra.

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    9. Ecco, giusto.
      Pensare con la tua testa.
      Richiede due cose, una libreria più ampia possibile di nozioni e una raccolta di metodi per elaborare le nozioni.

      Venendo alla "musica", cosi come che ne so, alla "pittura", idealmente dovremmo ascoltare e vedere quanto più possibile, andando anche a vedere in che periodo storico una certa opera è stata realizzata, in che contesto, commissionata da chi, facendo riferimento a quali precedenti, eccetera.

      Per caso io non so niente di musica ma mi intendo un po', un minimo, di Storia dell'arte. Come dicevo, sarei curioso di sapere dove sono finiti i famosi 500 euro del "bonus" renziano.

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    10. Giusto, Lorenzo, e non dimenticare un altro ingrediente importante: l'attitudine a mettere in dubbio le cose e gli eventi con i quali ci si trova ad avere a che fare. Se non dubiti, non c'è approccio analitico. Se non c'è approccio analitico non c'è comprensione. Senza comprensione è impossibile il pensiero autonomo.

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    11. Lorenzo: "sarei curioso di sapere dove sono finiti i famosi 500 euro del 'bonus' renziano"

      Facile: a ingrassare il debito pubblico, come un'infinità di altri provvedimenti non veramente finalizzati agli interessi degli Italiani.

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    12. Vabbè, ridurre Il conte di Montecristo a un romanzo di “vendetta mafiosa” è una riduzione della riduzione della riduzione ... fino a perdere il senso ... tipica di chi è ossessionato dalla ricerca dei minimi comuni denominatori.
      Giusto per tenere il mondo lontano dalla propria torre d'avorio, paventando in un contesto virtuale di sapere = avere capito tutto.

      { onfrontare il personaggio del conte con Gué Pequeno, per farsi una idea }.

      Le vicissitudini del conte sono situazionate tra il Mediterraneo e la Francia, e gli intrighi della restaurazione post-napoleonica.

      Il personaggio di Robin Hood sarebbe intercalato nella crociata in Terra Santa nella quale era impegnato RIccardo Cuor di Leone, e la sua azione avrebbe avuto connotati politici, anche declinati nella nota giustizia sociale eseguita attraverso la re-distribuzione di parte del bottino ai bisognosi.

      Ma non è nato come prodotto mainstream.

      Le sue origini sono piuttosto dubbie, la codifica in eroe eseguita spontaneamente dalla parola popolare, sono attestate “ballate” che ne cantano le gesta ... fino a varie interpretazioni, alcune riprese anche nel formato cinematografico.

      Quello che è pure cambiato, tra queste storie e quelle dei rapper, è l'ampiezza panoramica e storica : le metropoli sono cresciute in modo abnorme, ogni sudicio vicolo è diventato la Terra di un piccolo boss che canta a raffica il proprio ego ipertrofico.
      E la storia di un giorno è diventata La Storia.
      Tutto, anche il protagonista, è vittima dell'urgenza del momento.
      Che pressata dalla voglia di quattrini dell'industria, diventa banalità.
      Ogni cagata di questa tempesta di meteore musicali – qualcuno si ricorda di Eminem ? – viene promossa dall'industria musicale, con tempi sempre più rapidi tra l'evidenziarsi di un “talento” e la sua promozione a big.
      Tanto che, presi dall'emergenza di arrivare prima della concorrenza, e di saturare le vite della gente di cazzate, s'è perso per strada il talento : guardate le varie trasmissioni televisive dette talent show.

      Mentre la letteratura mainstream aveva un finale moraleggiante per educare il popolo, con l'hard boiled – da cui l'europeo noir ... prima cosa che mi viene in mente – prende concretezza il fascino del crimine sanguigno, meno mediato e intellettuale, quindi adatto alle masse.

      Il criminale è un cliché osannato, vedi – ad esempio – le centinaia di milioni di dischi dei rapper, venduti e scaricati.
      Smercio di emozioni pre-confezionate, per gente timorosa di farsi anche solo qualche graffio.

      ===

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    13. Io direi che la differenza tra le storie antiche e quelle contemporanee è che, al netto del nobile decaduto, una volta c'era sempre una "morale", la storia aveva una valenza didattica, mentre quelle odierne si propongono come "fotografie", immobilizzano l'istante dell'eterno presente della "società ideale" mondialista, dove il figlio di papà che pippa la coca alla festa è nello stesso insieme dello spacciatore con la pistola nelle mutande e l'incisivo d'oro.

      Visto che si parlava di Crociate (termine moderno), una volta il Papa convocava il fiore della nobiltà franca e gli diceva: "uè razza di sfaccendati, invece di passare le giornate ad accoltellarvi tra di voi e a violentare giovani contadinelle, andate un po' a riconquistare i Luoghi Santi e a guadagnarvi cosi la Salvezza nel Regno dei Cieli!". Adesso il Papa va in TV e dichiara "costruite ponti, non muri", forse si rivolge all'ordine degli ingegneri ma considerati i cavalcavia italici, la marchiamo male a prescindere.

      Quindi una volta si prendeva su e ci si metteva in viaggio per la Terrasanta che era come per noi andare sulla Luna. Adesso si sta a casa a fumare le canne e a prendere sul serio il Pequeno.

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    14. Prendiamo in considerazione i due diversi babbi, quello che spediva il figlio cadetto con una cotta di maglia, un elmo a scodella, un cavallo e una pacca sul sedere a fare fortuna in Terrasanta, con buona probabilità di morire di dissenteria, un po' meno di prendere la lebbra o una freccia in un occhio contro il babbo moderno tipo UCoso che si strugge per le pene d'amore (per cosi dire) di UCosino mentre lo rimprovera per lo spippolamento inopportuno.

      Come dire, abbiamo perso un po' il contatto con la realtà, basta vedere la gente che arriva con i "barconi".

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