martedì 27 giugno 2017

Grande inquietudine

Il grande capo quello in cima sopra gli altri capi, mi ha convocato, la settimana scorsa: mi ha detto che... ho tempi troppo lunghi, che  voglio il controllo sulle cose, mi affideranno carichi più impegnativi in tempi minori.
Lo ascoltavo allibito.
Ultimamente ho dato una certo taglio, ho cercato, quando possibile, di usare la roncola o l'ascia invece che cesello, calibro e compasso.  Insomma, nel progetto eravamo andati abbastanza bene.
Mi avevano passato parti che non andavano realizzate da terzi e le avevo sistemate. I terzi sono colleghi ma anche aziende ed organizzazioni esterne. Sono manufatti che vanno bene in un insieme semplice e ridotto di casi e non vanno un cazzo, giri a destra e questi svoltano a sinistra o vanno dritto, nel resto.
Beh, mi ero ingegnato e avevo trovato, anche in tempi veloci, delle soluzioni. A volte tampone, visto che fare le nozze coi fichi non ti lascia molte possibilità.
Poi questo fulmine a ciel sereno.
Ora non ho più grandi margini, già per mio interesse e passione ho fatto, settimanalmente, due o tre ore di straordinario gratuito, per  finire quelle cose che nei tempi compressi non sarei riuscito a finire, per mettere a posto strumenti e officina, etc. .
Mi sento dissociato da questo mondo liquido, incapace di adeguarmi alla frenesia sempre più vorticosa dell'apparenza delle cose. Noi tecnici, fare i bambini in cinque mesi. Come sto, io, in questo teatro della frenesia? Ciò che mi ha insegnato mio papà e poi che ho studiato? Nulla di tutto ciò vale più?
Sono giorni di grande inquietudine, pensieri pesanti, dormo male, il pomeriggio la stanchezza accumulata diventa mordace, l'ansia diventa rabbiosa, scaccia il sonno ristoratore.

37 commenti:

  1. Non ho buone notizie, UCoso.
    Scontiamo il sommarsi di diversi fenomeni negativi.

    La frattura insanabile in ambito aziendale tra "chi fa" e "chi vende", che poi se ci pensi rispecchia pari pari una "frattura sociale" del mondo contemporaneo, con l'aggravante NON ACCIDENTALE che il mondo del "vendere" è assunto come modello universale. Il nostro "modello" non è certo l'ingegnere della NASA, è il "bocconiano" alla "Milanese Imbruttito".

    La "globalizzazione" che produce una involuzione di cose e persone, dove conta solo il rapporto tra costo e quantità e la variabile qualità non esiste. Potrei fare mille esempi, ne faccio due, le confezioni dei supermercati americani, enormi ma con dentro la merda e la gente non sa se la merda cresce sugli alberi o nuota nel mare. I gadget elettronici che sulla carta dovrebbero potere fare X e poi invece fanno Y perché non c'è tempo di mettere assieme le cose in grazia di Dio e tutto viene fatto da schiavi in posti remoti, poi tanto devi comprarne un altro appena hai capito cosa va e cosa non va in quello che hai in mano.

    Rispondo alla tua domanda: non solo non vale più ma sono le stigmate dello "sfigato".

    Se tu passassi le giornate in cravatta, telefonando ai "prospect" o in ridicolissimi "meeting", "briefing", presentando "master plan" e "break even", avresti la piena cittadinanza.

    Ma siccome sei li a girare un dado con la chiave, che sia reale o metaforica è lo stesso, sei un ilota, un servo della gleba, sei un tot chili di minerali, una mera risorsa materiale e come te ce ne sono milioni, miliardi, ovunque. Non solo non conti, non sei nemmeno veramente umano.

    Il mondo ideale che ci vendono è un mondo "di sopra" in cui venditori si vendono "servizi a valore aggiunto" l'un l'altro e dove la parte materiale del "lavoro", orribile, inguardabile, impensabile, è sepolta sottoterra, affidata ai robot e a pochi subumani che accudiscono i robot. Oppure ai reclusi di campi di concentramento in mezzo alla jungla o la deserto di qualche fogna lontanissima.

    Conosco una sola soluzione: riuscire a rendersi indispensabili in qualche modo e "mettersi in proprio" facendosi pagare a peso d'oro. Conosco qualcuno che lo fa ma nei casi che so si tratta di una mezza truffa giocata sul fatto che i "venditori" non sanno e non vogliono sapere come funzionano davvero le cose. Se sapessero, troverebbero sempre qualcun altro che fa le stesse cose a condizioni peggiori o molto peggiori.

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    1. Qui mi ricollego ai commenti ad un mio post sul Debito, da cui il ruolo dello Stato ma altri aggiungerebbero la famosa "responsabilità sociale delle imprese" (che fa ridere).

      La disperazione di chi concepisce il "lavoro" in termini di "sopravvivenza" da cui discende necessariamente l'idea che bisogna essere disposti a tutto.

      Una umanità sofferente che si contorce nella bolgia infernale cercando di aggrapparsi a chiunque o qualunque cosa gli "garantisca" la "occupazione".

      Schizofrenia tra la sottomissione completa, servile, canina, leccare la mano che ti "nutre" e il sentimento di rivalsa, di antagonismo, verso la stessa mano e per estensione, verso il mondo.

      Anche qui, conosco una sola soluzione che è ridurre al minimo le proprie necessità. Certo, non è una vera soluzione perché paghi un po' più di libertà con lo scomparire dal mondo.

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  2. UnUomo: ti auguro che le cose non vadano peggiorando... Sì, anche secondo me le cose stanno come ha descritto nel suo commento Lorenzo.
    In bocca al lupo...

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  3. non dare retta alle sirene, non hai mandato per risolvere i problemi dell'umanità e neanche dei clienti. ma soprattutto mi risulta che il mutuo non sia ancora finito e tuo figlio fa ancora le superiori. se qualcun altro può vivere a prescindere dal lavoro buon per lui ma si tratta di fortunati o parassiti. fattela passare insomma.....

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    1. Infatti ciò porta preoccupazioni e il resto.

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  4. Anche questo è invecchiare -- il mondo nel quale vivi immerso non è più veramente il tuo, è cambiato nel frattempo (e sempre più in fretta).

    La cosa triste, davvero "schizofrenica", è che in questo caso hanno ragione sia Lorenzo sia Francesco (Lorenzo conducendo un'analisi spietatamente oggettiva, Francesco osservando che una cosa è l'ideale, altra cosa è il quotidiano). Pensa che roba!

    Poi ci si chiede perché di quando in quando qualcuno "sbrocca" e succedono dei papatrac...

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    1. Francesco ha omesso un passaggio, quello in cui "te la fai passare" e comunque ti arriva le letterina del licenziamento o della cassa integrazione (la seconda di solito precede la prima).

      Accettare lo status quo sotto il sole in uno stagno che si asciuga o sotto l'albero quando sopra si addensa il temporale, non è una idea saggia.

      Al contrario, la "precarietà" del "lavoro" è una delle ovvie ricadute dei tempi.

      Esistono diversi tipi di "precarietà". Tornando a quanto scritto sopra, ci sono i "manager" che fanno fallire le aziende che dovrebbero gestire e prima che la nave affondi si preparano il posto da un'altra parte usando le proprie conoscenze, da cui creare e mantenere la rete di conoscenze è il loro vero lavoro, quello in cui investono talento ed energie. Lo "sfigato" che gira il dado con la chiave tipicamente investe tutto il suo tempo nel girare dadi, nello scegliere i dadi, nel girarli piano, medio, veloce, eccetera e non si cura di quello che gli succede attorno. Quando il "manager" di sopra fa saltare tutto per aria, il "giradadi" si trova spiazzato. Manda i curriculum, va a fare colloqui e scopre che SE VA BENE, rientra ad un livello tot posizioni sotto quello che occupava in precedenza.

      Perché nello stagno che si asciuga o sotto i fulmini che fanno il vuoto, tra i giratori di dadi c'è la guerra dei poveri, tutti col mutuo da pagare eccetera, tutti strozzati dal bisogno in un "mercato" ultra-saturo.

      Quindi l'unico suggerimento sensato che posso dare ad uno che vive pensando che "fare" conti qualcosa e che "fare bene" conti di più, è di ribaltare il suo modo di pensare, perché "fare" non conta nulla. Ergo, "fare" il minimo indispensabile e investire quanto più tempo possibile nel creare e mantenere le relazioni, internamente alla azienda attuale e, potendo, presso chiunque e ovunque.

      Quando si asciugherà lo stagno o cadranno i fulmini, moriranno prima quelli che sono meri pezzi meccanici, sacrificabili. Poi, se e quando tocca saltare in un altro posto, si va per conoscenze invece che come merce sul "mercato" e cosi si gioca con carte completamente differenti.

      Senza contare che le PMI italiane sono tutte originate da un ex-dipendente che si è messo in proprio e un requisito è quello di portare via i clienti alla azienda da cui si esce. Una cosa che si può fare se si intrattengono relazioni personali con i capoccia-clienti.

      Eccetera eccetera.

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    2. Cito una parabola evangelica: c'era una volta un signore strambo dal nome Lapo. Costui licenziò il "primo livello" dei suoi "manager" di una azienda che non si capisce esattamente cosa produca, diciamo accessori di moda, perché l'azienda in due o tre anni aveva prodotto tot milioni di passivo.

      Ora, prego valutare il delta tra il signor Lapo, il "primo livello" dei suoi manager e le persone che montano le stanghette degli occhiali che in teoria sono il prodotto dell'azienda. Il signore che monta la stanghetta è li che pensa "caspita, invece della vite a stella numero 5 adesso ci metto una brugola numero 3 cosi la stanghetta si può aprire e chiudere 1200 volte invece che 850 come prima". Eccapirai, se la notizia arriva al signor Lapo o al suo management...

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    3. mrkey..... è sempre stato così. 30 anni fa i nostri genitori dicevano le stesse cose, 60 anni fa i nostri nonni. il mondo va avanti lo stesso, non era perfetto prima, non lo è adesso, non lo sarà domani. e in ogni azienda le responsabilità dell'inefficienza sono proprie di tutte le persone a busta paga, dal manager alla receptionist. in ogni caso, non è tutta merda. io ho vissuto epoche in cui esisteva l'automotivazione, l'ansia del risultato, la voglia di fare e di andare avanti, anche se il padrone non esisteva ma esisteva l'indefinito azionista di riferimento. in ogni caso, anche il sopravvivere è un segno di carattere. non si capisce perchè accettiamo il darwinismo solo quando ci fa comodo e non quando non ci conviene

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    4. Francesco, il problema è che UCoso pensa di essere misurato sulle "qualità" del prodotto a cui lavora mentre invece la selezione si fa su quanto è capace di farsi "amici" capoccia e clienti.

      Il concetto di "darwinismo" mi fa abbastanza ridere quando si parla dei topi chiusi dentro il labirinto di un laboratorio.

      La prima cosa sarebbe capire che:
      1. sei topo
      2. sei dentro un labirinto
      3. il labirinto è dentro il laboratorio

      Perché se pensi di essere merluzzo e di nuotare libero nel Mare del Nord, di solito non finisce bene.

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    5. le alternative mi sembrano meno praticabili ed eticamente sconvenienti. senza metterla in gazzarra, al supermercato non ti vendono gli alimenti se non porgi una tesserina magnetica o adeguato contante. sarò topo? sarò in un labirinto? il labirinto è dentro al laboratorio? forse, ma a fine mese arriva un bonifico, che fuori dal laboratorio tendenzialmente mi fa vivere bene e senza dover chiedere niente a nessuno. tutto il resto sono banalità da matrix o da punkabbestia del centro sociale. quest'ultimo non mi pare luogo che ti piaccia, giustamente, frequentare ed il primo è un film, almeno così mi risulta.

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    6. Ci sono delle cause e degli effetti.
      Osservare il come è importante.
      Poi bisogna capire il perché.
      Il lavoro, in molte lingue, è indicato con il termine di "travaglio". Il travaglio è mutato nelle forme, si è modernizzato ma non nella sostanza.

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    7. No Ucoso, una volta era cosi:
      "All'uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare,
      maledetto sia il suolo per causa tua!
      Con dolore ne trarrai il cibo
      per tutti i giorni della tua vita.
      18Spine e cardi produrrà per te
      e mangerai l'erba campestre.
      Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
      finchè tornerai alla terra,
      perchè da essa sei stato tratto:
      polvere tu sei e in polvere tornerai!»."

      Adesso invece è una storia diversa perché (quasi) tutto è immateriale, non c'è collegamento tra il pane e il sudore della fronte.

      Nella mia esperienza succede che la gente si trova in una azienda e, non capendone la natura, si ricava una sua nicchia e li rimane, preoccupandosi di ricevere lo stipendio, delle ferie e "io faccio il mio". Come ho detto, quando i soldi scorrono a fiumi, tutto bene. Quando lo stagno comincia ad asciugarsi scopri che alla azienda non importa niente se il "lavoro" lo fai tu o un bulgaro ad un terzo del tuo costo lordo, perché il tuo "lavoro" è sostanzialmente un espediente che consente a un sacco di gente di fare telefonate e riunioni e presentare bilanci tarocchi. Quindi se l'azienda non fa utile, prima o poi ti arriva la letterina, QUALSIASI COSA TU FACCIA sul lato del "lavoro" e l'unica possibile differenza è CHI CONOSCI.

      Inoltre, nel caso tu ti trovassi a dovere cambiare lavoro, CHI CONOSCI è anche la differenza tra stare bene e stare male, fare in fretta e aspettare mesi o anni, prendere bene e prendere poco.

      Te ne dico un'altra. Una volta mi hanno detto che se tu procuri lavoro a qualcuno (o contratti/soldi) e non ti fai dare la mezza, non solo non ti diranno mai grazie ma penseranno che sei un povero pirla.

      Poi fai te. Io volevo solo dire che proprio quando piove merda NON è il momento di abbassare la testa. Non è mai il momento ma tantomeno quando piove merda. Speriamo che tu non mi dia mai ragione.

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    8. Francesco : il mondo va avanti lo stesso, non era perfetto prima, non lo è adesso, non lo sarà domani.

      Bruttissimo modo di ragionare qualunquista.

      ===

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    9. può essere, a parte che mi spieghi cosa tu fattivamente faccia per cambiarlo

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    10. Prima di agire, bisogna avere consapevolezza di ciò che accade.
      Avere un'intenzione di cambiare le cose, e poi costruire un'idea di cosa fare per cambiare le cose.
      Ma l'impronta dei commenti a supporto di Uomo, qua sopra, è riassumibile in : salva la tua pelle, e fottitene di tutto il resto.

      Avanti così, ragazzi.

      Sarà bello.

      Il Chaos.

      ^_____^

      ===

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    11. ho 50 anni. ma soprattutto non trovo una, dico una, ragione o entità per la quale armarsi e partire.

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    12. Marco, cito dall'articolo che hai segnalato: "Questo [mantenere il posto di lavoro], per motivi economici, non è stato possibile per le quattro donne che si occupavano delle pulizie. [...] sembra che le donne avessero chiesto 12 mensilità a testa. Richiesta che non era stato possibile esaudire.

      Chissà se il titolare aveva già prenotato il nuovo BMW...

      Il tutto nel rispetto delle procedure e delle norme.

      Alla fin fine, questo è l'importante. Senza minimamente mettere in discussione il contenuto delle une e/o delle altre, ovviamente. Chissà se chi ha scritto procedure e norme ha già prenotato [l'ennesimo] nuovo BMW...

      Marco, su una cosa Francesco ha senz'altro ragione: niente di nuovo sotto al sole. E non è certo una buona notizia.

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    13. Francesco postò il collegamento ad un egiziano che aveva creato una impresa di pulizie [ovviamente assumendo invasori/schiavi che lavorano a un terzo o un quarto degli, anzi, delle italiane].
      Poi questi sarebbero le mirabolanti imprese delle sinistra, le accoglienze senza se e senza ma fatte a spese dei poracci, la difesa delle classi subalterne, il proletariato, blablablabla blablablabla blablablabla blablablabla.
      Sì sì.
      Fino a farlo suicidare, il "proletariato".

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    14. Questo è il passaggio-chiave :

      Insieme ad altre tre ragazze era stata lasciata a casa perché l’imprenditore, che l’aveva regolarmente assunta, avrebbe deciso di esternalizzare il servizio di pulizie a una ditta non ha chiesto di assumere i vecchi dipendenti.

      E tutto secondo la Legge.
      E, ci scommetto, la ditta esterna ha dozzine di lavoratrici extra-comunitarie assunte con contratti a termine e paghe ridicole.

      E' ...
      molto competitivo, molto capitalista, questo GIRO DI VITE agito per spremere ulteriormente e fino al nocciolo quanto rimane della nostra società già abbondantemente costruita e satura di beni materiali, due cose che non piacciono ai Padroni dei salvadanai grossi che, quindi, vedendo calare i margini di profitto si sono inventati la devastazione cui noi stiamo assistendo, inerti.

      Già, cosa c'è di strano ?

      E adesso, il meccanismo sta stritolando il nostro amico UnUomoInCammino, che però difende ad oltranza la religione detta “Capitalismo”.

      Mah.

      ===

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    15. @ Uomo : spesso, gli imprenditori sfruttatori delle “risorse” sono “italiani”.
      Le “risorse” non sono innocenti – nessuno lo è – ma non diamogli tutte le colpe.

      ===

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    16. Ionon difendo il capitalismo.
      Sarebbe come difendere l'etologia o il fatto che siamo composti di acqua per i tre quarti o che i numeri dispari non possono essere pari.
      Io affermo che è la scala il problema.
      Se la scala è oltre il controllo umano, ecco che i meccanismi che regolano la società diventano oltre sub umani.

      I marxisti/sinistranti/progressisti/noborders/etc. sono utili idioti per il più grande progetto di frantumazione e industrializzazione geosociale planetaria, al confronto del quale lo stalinismo fu poca cosa (ovviamente considero lo stalinismo molto più grave del nazionalsocialismo).

      Io stesso devo considerare la decrescita intelligente, il localismo come soccombenti.
      Non sono sbagliati, sono un'utopia, date le condizioni attuali.

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    17. Sì, MKS , c'è anche la maturità che porta disillusioni e qualche consapevolezza di difficoltà, limiti. L'esperienza è anche questo.
      Oltre al fatto che si ha meno resistenza psicofisica a carichi pesanti.

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  5. Questa pagina è introspettiva, riflessiva.
    Osservo alcune cose. Anche se ho delle idee, non ho ancora scritto giudizi né sono arrivato a qualche conclusione.

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    1. Che è fantastico, no?
      Significa che non hai ancora preso una palata sul muso.

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    2. Non necessariamente bisogna sbraitare.
      C'è il tempo per riflettere e meditare, Lorenzo.
      Forse anche questo è un problema: io sono stato educato a osservare, pensare e POI ad agire. Uno degli insegnamenti di mio papà. Anche questo non si concilia coll'epoca del subito e ora, ovunque.

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    3. Non mi sembra di avere scritto che dei sbraitare. Ho scritto che la "qualità" del tuo lavoro non interessa all'azienda e che dovresti spendere del tempo a creare e mantenere una rete di relazioni, perché nel mondo contemporaneo non conta "fare" ma conta "vendere".

      Fine.

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  6. Caro AMan dopo n anni (non ricordo bene 5, 10, 15?) in cui sopravvivi con molti bassi e qualche alto in una realtà lavorativa che non ti è mai piaciuta, di cui da sempre ti lamenti delle stesse cose, forse è il caso di agire per cambiare?
    Hai competenze e qualità da vendere. Soluzioni alternative ci sono. Io ad esempio lavoro in una piccola realtà di sviluppo in cui ho potere decisionale e un rapporto umano con tutti i livelli dell'azienda. Non sono un semplice ingranaggio.
    C'è la possibilità anche della scuola, dell'insegnamento, ti ci vedrei bene. Ti ho accennato qualche settimana fa del mio tentativo di entrarci, che potevi provarci anche tu, ma tu non hai battuto ciglio, nessun segno di interesse.
    Caro AMan, sento che ti lamenti molto, ma vedo che agisci poco, bloccato sempre più nei tuoi schemi, nelle tue "certezze" e nelle tue abitudini consolidate!

    Scusa la franchezza, ma penso possa esserti utile
    _zzzz

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  7. Uno dei miei limiti è l'essere schivo.

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    1. Un altro è di essere stoico.

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    2. Non sei NemboKid, ricordatelo.

      ;)

      ===

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    3. Non stoico, testardo. C'è una grossa differenza

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    4. Testardo è l'altra faccia della medaglia di tenace.
      Il limite tra il.mollare e passare ad altro e il continuare sul problema è a volte sottile e labile altre inesistente.
      Tu lo sai e lo vivi anche.

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  8. > Uno dei miei limiti è l'essere schivo.
    > Un altro è di essere stoico.

    Quindi? Cosa c'entra con l'affrontare la situazione e lavorare per un cambiamento?

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