venerdì 23 ottobre 2015

Kaizen - 2

(Kaizen)

Torno sul kaizen. E' il pensiero della qualità totale e le pratiche che lo rendono consuetudine di vita e non mi riferisco affatto ai soli aspetti economici, aziendali, tecnici. Osservo che l'obsolescenza sempre più veloce della very very last definitive, fantastic tecnology . Sghignazzo: 'sta roba comporta:
  • tempi sempre più rilevanti nel cambio e adattamento di processi;
  • fette sempre più ampie di tecnici che utilizzano - e non può che essere così - la legge di Pareto in apprendimento, cerco di acchiappare l'80% del grosso con il 20% dello sforzo, tanto dopodomani arriverà un nuovo idiota zelota di un tecnostrumentao meravigliao e buttiamo via tutto;
  • perdita della maestria e un decadimento generale della qualità media; anche in questo lavoro si osservano regressioni sempre più estese con tentativi di estrarre competenze e cacciarle in strumenti più o meno i-diot. Invece di migliorare le persone si complicano strumenti e strutture con persone più scadenti (potete immaginare i risultati) quindi
  • processi sempre più pesanti con risultati sempre più scadenti.
Insomma, di tanto in tanto ho ancora occasione di iniziare a entrare in quella parte di dominio degli strumenti in cui sta l'eccellenza e mi dà ancora molto piacere. Però è sempre meno frequente. Sempre più persone utilizzano strumenti e tecnologie pseudo qualcosa in maniera sempre più bovina. Ma è del tutto inevitabile, è nella struttura del forsennato progressismo fine a se stesso.
In questi giorni sarò poco sul diario, partito nuovo processo, c'è da sgobbare a quattro mani (che peraltro mi piace molto).
E osservo i danni irreparabili di un approccio generale anti-kaizen.
Tempo addietro, in un processo di aggiornamento di una tecnologia, furono messi in uno  stesso contenitore la farina vecchia e quella nuova. Cialtroni? solita richiesta "mi fai un prodotto per ieri?"? incompetenza sullo strumento/tecnologia? sciatteria? Quasi certamente una combinazione di questi fattori. Aver fatto la cosa giusta all'inizio avrebbe permesso di risparmiare costi elevati su tempi praticamente infiniti e una qualità, una pulizia che sono valori in sé.
Ieri ho tentato di ridurre il troiaio ma sento pressione intorno. Dai non è importante, cosa vuoi che sia. Poi nei momenti topici il caos produrrà i suoi effetti.
Il kaizen non è una roba tecno, è filosofia e disciplina di vita.



65 commenti:

  1. E' una dura battaglia, forza Uomo !

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  2. Io ho avuto la epifania molti anni fa.
    La spiegazione del perché le cose vengono fatte a muzzo.

    E' molto semplice, in una azienda ci sono persone di tutti i generi, il fatto è che solo una piccola minoranza fa un lavoro che gli piace fare e quindi ambisce almeno a provare il tuo "kaizen".

    Tutti gli altri, la grande maggioranza, o cerca di fare il minimo indispensabile per ottenere lo stipendio oppure vede nella azienda e nelle varie attività connesse delle "opportunità".

    Si tratta dei due archetipi, quello del "dipendente" e del "commerciale/manager".

    Il primo è un oggetto caratterizzato dalla stessa massa di una stella di neutroni, cioè per fargli compiere un movimento devi spendere una quantità di energie infinita. Inoltre, appena ti giri si frega le matite e la carta igienica per portarli a casa, come mostrato in quella trasmissione satirica "Camera Cafe".

    Il secondo tipo di persona invece vive come i molluschi, succhiando il nutrimento dalla corrente marina o come gli squali che respirano facendo passare l'acqua nelle branchie mentre nuotano. Quindi per loro l'unica cosa che conta è creare del "movimento", dei "vortici" di denaro, cose e persone, in modo che loro possano intercettare il proprio utile all'interno del flusso.

    Eccoti spiegato perché il "kaizen" è impossibile.
    Per il "dipendente" qualsiasi azione non strettamente necessaria ad arrivare a sera è impensabile. Per il "commerciale" qualsiasi azione crei "movimento" è buona e utile a prescindere dalle conseguenze.

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    1. Riassimendo, la "cialtronaggine" origina dalla inerzia estrema dei "dipendenti" e dalla necessità dei "commerciali/manager" di "fare business" sempre e comunque, anche quando mancano le condizioni per farlo, contro l'evidenza.

      Noterai che poi quando le cose saltano per aria il "dipendente" invoca i "diritti" e il "commerciale/manager" chiede una buona uscita e salta su un altro treno, avendo già preparato tutto con largo anticipo.

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  3. la teoria di Lorenzo ha un fondo di verità è fallace per quanto riguarda la commistione del concetto di "commerciale" con quello di "manager" che sono assai distanti sia dalla teoria che dalla pratica.

    per quanto riguarda il kaizen e dintorni, da discreto (discreto, non buono) lettore di saggi di organizzazione aziendale dico questo: ogni idea che parte dal Giappone è teoria pura. e lo dice uno che nella sua tesi di laurea a suo tempo dedicò un capitolo al "Toyotismo" (ed era il 1992, per giove, 23 anni anni fa)

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    1. Li ho messi insieme perché in quelle posizioni ci sono persone della stessa natura umana. Ci vogliono gli stessi talenti (o tare, a seconda di come la guardi) in entrambi i ruoli.

      I giapponesi hanno una cosa che noi non abbiamo: sono condizionati dall'infanzia a mettere il "gruppo" davanti allo "individuo". Il risultato è che da noi ogni comunista dentro di se ha un Briatore, in Giappone anche chi pratica la corsa lo fa solo in riferimento alla staffetta, altrimenti non si diverte.

      Cito Wikipedia:

      る杭は打たれる。

      Deru kui wa utareru.
      Letteralmente: il paletto che sporge viene martellato a terra.
      Significa: se spicchi dalla massa, sarai soggetto a critica.

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    2. Significa che il "kaizen" giapponese è centripeto. Il giapponese farà di tutto per perfezionare le cose già date per scontate, assodate ma molto difficilmente si spingerà in zone ignote o tanto meno esprimerà una idea controcorrente.

      Da noi lo "scienziato pazzo" o lo "artista bohemien" hanno una connotazione positiva, gli si riconosce il ruolo di "avanguardia". In Giappone sono paletti che sporgono, delle aberrazioni.

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    3. anche in Giappone danno inculate che metà basta però..... quindi.....

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    4. Scusa ma non capisco il collegamento.
      In Giappone c'è anche la mafia, quindi?

      Si parlava di "kaizen", cioè nel racconto di UomoCoso lo sforzo di ottenere la perfezione in qualsiasi gesto quotidiano.

      Io dicevo che i Giapponesi fanno "kaizen" sono all'indietro, non lo fanno in avanti perché questo significherebbe fare qualcosa di diverso, di non convenzionale e mentre noi esaltiamo chi rompe gli schemi, i Giapponesi lo considerano un comportamento asociale, negativo.

      Non significa che non ci siano gli svitati anche in Giappone ma mediamente si tratta di una cultura molto conformista, che preferisce ripetere gli schemi noti piuttosto che inventarne di nuovi. Tanto che copiano pari pari le cose che gli sembrano "belle" ma noi da loro copiamo solo le cose antiche.

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    5. Lorenzo: "[...] mediamente si tratta di una cultura molto conformista, che preferisce ripetere gli schemi noti piuttosto che inventarne di nuovi."

      Inventare schemi nuovi va benissimo. Con moderazione e tanta calma. La tua osservazione mi fa sentire molto Giapponese, anche se so che è solo l'impressione d'un momento.

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    6. Se lo dici tu... per effetto di questo meccanismo centripeto, il Giappone periodicamente si costringe ad "aggiornamenti" brutali, come quando entrò in contatto con gli Europei che erano nella modernità mentre i Giapponesi si trovavano ancora nel loro medioevo. Un esempio, seppure edulcorato moltissimo, è il film "L'ultimo samurai".

      Copiare, adattare, migliorare cose che esistono va benissimo, funziona, solo che sei sempre un passo indietro. E' un modo di pensare isolano, tipico delle comunità chiuse e xenofobe, dove xenofobia non si intende come "odio" ma come timore e in ultimo, senso di inferiorità.

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  4. E se Kai-Zen lo interpretassimo col concetto "Fare bene", oppure fai quello che devi fare, e degli altri, come disse il sommo poeta: passa, guarda e non ti curar di loro?.
    Ma di che stiamo parlando...forse che in Italy c'è ancora il senso del piacere, dell' appagamento di ciò che si è, e si fa?
    Forse tu UUIC in giro noti normalità nei ruoli, tocchi con mano sincerità, trasparenza, onestà e soprattutto professionalità...E sul web ? Pochi, molto pochi; ora figurati nell'ambiente lavorativo: solo presunzione di saperne più sulla qualità de l'erba del vicino; e così diffusa la supponenza, la de-qualità dell'essere se stessi ecc.
    Si ! Il Kaizen (fare bene per se e in se) è impossibile che si possa realizzare poiché non la qualità, ma la spregiudicatezza è la regola.

    Buon fine settimana UUIC.

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  5. Gli estremi si toccano: la perdita di qualità è innescata sia dalla decrescita che dalla falsa crescita (brucio un bosco per aumentare il famoso pil)

    La verità è che quando prevale l'ingordigia e il "tutti contro tutti" oppure il "pochi contro tutti" (che poi significa innescare nella maggioranza la guerra fra poveri), i risultati sono questi.

    Tu lo chiami "dirittismo" o "più tuttismo per tutti", io lo chiamo Liberismo e Oligarchia (il caso del comunismo finisce sempre nell'oligarchia, ma l'unione sovietica è finita da tre decenni)

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    1. Allora già che ci sei, dopo avere introdotto il concetto di "liberismo", introduci il concetto del suo contrario... Resto in attesa.

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    2. già fatto, portandoti l'esempio sovietico. E dicendoti anche che convergono entrambi all'oligopolio (perchè nella vita gli estremi si toccano sempre).
      Pochi benestanti e una massa di poveracci. E, ogni tanto, una guerra per resettare.

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    3. Non mi sono spiegato: se il "liberismo" è il male, quale sarebbe la cura?

      Il "dirittismo" è la sua cura nello assumere che al contrario le cose te le devi sudare, sia quelle materiali che quelle immateriali.

      Il "liberismo" invece che cura ha?

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    4. Mi attengo alla saggezza dei vecchi, quando c'erano le mezze stagioni. Al rischio di sembrarti banale credo, appunto, una via di mezzo.

      Purtroppo siamo arrivati a smantellare completamente gli stati, le frontiere, le normative nazionali. Ci hanno detto che siamo nel "villaggio globale", non ci devono essere barriere, impedimenti, vincoli, lacci, lacciuoli.

      Stiamo facendo la fine che vedi, stile indiani nord-america.

      Quando chiudono un'azienda in italia per delocalizzare dovrebbero poi anche mettere dazi all'entrata. Se dico così, vengo tacciato di comunismo, dirittismo (perchè poi le aziende italiane non sentono il pungolo della concorrenza...e balle varie). E allora mi taccio.


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    5. E ancora con la storia della "terza via" tra "liberismo" e "comunismo".
      Lo diceva Benito.
      Lo dicevano i Democristiani.
      Adesso lo dice NotteCoso.

      In concreto la "terza via" si traduce nel dare un contentino a tutti, capirai che figata, che grande pensata del "dotto economista".

      Io ci leggo questa conclusione: "ad oggi non esiste alternativa al liberismo". Punto.

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    6. Si si, dipende "quanto liberismo". Ma continua a non esserci alternativa, al massimo c'è la possibilità di moderarlo.

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    7. Raffreddare il Capitalismo Occidentale, sarebbe già una risposta sensata. Per prendere un po' di tempo e ragionare/discutere assieme di come trasformare un'economia di lucro finanziario ( è questo, il cancro ) in un'economia tarata sui bisogni, le abilità e le convenienze di chi la agisce.
      Ma tale risposta è occultata dai mass-media, che sono di proprietà dei Padroni del Salvadanaio Grosso ( la Finanza, appunto ), e che quindi spingono sul mix di crescitismo, panmixismo, tecnofideismo ... perché i numeri siano sempre in crescita, a qualunque costo.
      E se il meccanismo s'incepperà ... una bella guerra !

      ^_____^

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    8. Marco, quando leggo "ragionare assieme di come trasformare [...] bisogni" mi vengono i brividi lungo la schiena.

      Sono sempre le stesse balle sul "sociale" che ci ripetiamo da almeno duecento anni. Sono balle, menzogne, inganni, paradossi, contraddizioni.

      Un ragionamento sensato non può essere fondato sulla fanfaluca del "sociale" quanto sulla semplice composizione degli interessi particolari. Cioè, io, te e Mario giochiamo un certo gioco, non può esistere una mamma che ci fa vincere tutti e tre cosi siamo tutti felici ma può esistere un regolamento che assicura che il gioco si svolga con delle regole, uguali per tutti e può esistere un arbitro che ci obbliga a rispettare il regolamento.

      Per "trasformare l'economia" bisogna sapere come. Ma nessuno lo sa. Invece di avere la pretesa di creare il Paradiso sulla Terra, pensiamo invece a regolare quello che c'è, a fare funzionare meglio il macchinario.

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    9. Faccio un esempio terra terra. Quando io vado dal meccanico gli dico sempre "prenditi il tempo che serve, dimmi quanto mi costerà la riparazione, quello che io voglio è che tu faccia un lavoro a regola d'arte".

      Cioè tu lavori e chiedi un compenso, io ti pago e chiedo un lavoro fatto bene. Se il sistema è regolato, anche se non siamo tutti felici almeno le cose hanno una loro logica e nessuno viene inchiappettato.

      Se il meccanico fa il furbo e mi mette in conto riparazioni non eseguite oppure mi fa delle riparazioni superflue o perfino non fa un lavoro fatto bene per cui la moto perde i pezzi, quando io lo devo pagare mi trovo in un contesto in cui sono state violate le regole quindi, a prescindere da chi alla fine è felice e chi no, il meccanismo non funziona, vengono smangiati gli ingranaggi.

      Il capitalismo del meccanico cialtrone non è sbagliato in quanto capitalismo, non richiede di essere trasformato in funzione dei bisogni. Deve solo essere regolato, tenuto dentro dei binari.

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    10. Ma no Renzo, cazzo hai capito? Io sono per il senso unico, non per la terza via.

      Ha ragione Marco, lascia perdere il meccanico cialtrone, dai. Io parlavo di via di mezzo e di buon senso, non di opzioni politiche.

      Che cazzo te ne devi fare delle frontiere aperte? Hai paura di pagare uno smartphone 30 euro in più? E che, hai bisogno anche tu di cambiarne uno al mese?






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    11. La logica è banale. Ammesso e non concesso che il problema sia il "liberismo", o il "capitalismo" o mia nonna, prima di dire "trasformiamo" bisogna sapere con una buona approssimazione cosa andremo a fare come risultato della trasformazione.

      La "politica" è semplicemente la amministrazione della cosa pubblica, cioè io e te ci mettiamo d'accordo per fare venire un tizio che ci scavi un pozzo e ci mettiamo ognuno metà dei soldi, piuttosto che io faccio un contratto con un provider e poi tu ti attacchi alla mia connessione alla sera e in cambio io metto la moto dentro il tuo box.

      Quindi, proprio perché parliamo di buon senso, quando dici "liberismo male" e ti chiedo "la soluzione quale è" mi aspetto una risposta. Se la risposta non ce l'hai, allora non puoi dire "liberismo male".

      Quando leggo "lucro" contro "bisogni" non mi serve essere uno scienziato per capire da dove arriva una simile idea a dove può andare, sopratutto se rimaniamo nel vago.

      Se qualcuno mi sa dire come si fa in concreto ad abbandonare un sistema basato sul "lucro" per mettere in piedi uno che soddisfi i bisogni di tutti, sono qui per imparare.

      Resto in attesa.

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    12. Forse sono stato criptico.
      Nell'esempio che facevo sopra è evidente che la "cosa pubblica" è la composizione degli interessi mio, tuo e di Mario. Non c'è nessuna mamma-stato-partito che vigila benevola sopra le nostre vite e ci tutela dalla cattiverie della vita e dalla cattiverie reciproche. Nel senso che se c'è non ha certo lo scopo di vegliare su me, te e Mario e tutelarci, casomai ha lo scopo di asservirci e mettercelo in culo.

      Quindi, si tratta di trovare il modo di fare funzionare le relazioni tra me, te e Mario.

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    13. D'accordo, ma qui si tratta di porre dei limiti a certi tipi di "libertà" (inevitabilmente, la mia libertà inizia dove finisce la tua). La libertà non esiste in senso assoluto, ma esiste come rapporto di forza. Quindi, quando si "deregolamenta" troppo, qualcuno poi ci smena.

      Voglio rimanere sul pratico. Bisogna tornare a regolamentare la finanza (e quindi le banche) e i movimenti di merci, persone, capitali.

      Hanno venduto la globalizzazione come "fenomeno inevitabile", ma non è così, si tratta solo di tornare a fare quello che abbiamo sempre fatto dal 1945 al 1990. Regolamentare i flussi.
      Tutto qui, e credo fosse la stessa cosa che intendeva Marco.

      E' chiaro che per fare questa cosa, devi avere maggiori sovranità locali. Più localismo e meno globalizzazione. Più controllo delle sovranità locali (o "stati") e meno "libertà" per le imprese di muovere merci e capitali.

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    14. Na.

      Se io e altri 21 pisquani ci troviamo su un campo di calcio le cose necessarie sono il regolamento e l'arbitro. Il regolamento è quello che definisce il gioco, che gioco stiamo giocando. Se cambio il regolamento cambio anche il gioco. L'arbitro è una figura che è li per obbligare tutti a giocare lo stesso gioco, cioè a seguire il medesimo regolamento.

      Invece il concetto di "limitare la libertà" significa che oltre al regolamento imponi dei vincoli al modo in cui Tizio può muoversi sul campo, per esempio gli metti una palla di ferro incatenata ad un piede. Io gioco rimane il medesimo, cambia solo la sua capacità di movimento.

      Il discorso della globalizzazione non ha niente a che fare col liberismo, si tratta solo di modificare il regolamento per cui il campo invece di essere lungo X e largo Y diventa lungo Z e largo K.
      Ma se de-globalizzzi, significa che invece di portare le produzioni in Vietnam e vendere in Cile, porterai le produzioni ij Polonia per vendere in Portogallo. Dal punto di vista dell'operaio che vive a Torino non cambia niente se l'auto la fabbricano in Vietnam o in Polonia.

      Cambierebbe solo se si puntasse alla autarchia. Da cui terza via mussoliniana che è abbastanza analoga al sistema nord-coreano. Si, si può ridurre la dimensione del campo da gioco per farlo coincidere con l'Italia, cosi le auto italiane le fabbricherebbero a Torino. L'unico problema è che sarebbero peggio delle Trabant di antica memoria, entro un po' di tempo ci ridurremmo al neolitico.

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    15. Semplifico: quando si dice "globale" si intende "tutto il globo terracqueo". Quando si dice "non-globale" cosa si intende? Quanto grande deve essere lo "spazio" in cui ci si può muovere?

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    16. Beh ma un arbitro che applica un regolamento corrisponde comunque a imporre una serie di limitazioni: non posso toccare palla con le mani, non posso falciare l'avversario,correre con palla oltre la linea laterale, eccetera.

      L'aberrazione è giocare in 7 miliardi la stessa partita.
      Ora vogliono fare un unico mercato tra Europa e nord America. Poche regole (minimali perché le regole son palle al piede) e un unico arbitro.
      Chi vincerà questa partita? Non certo il falegname brianzolo, o il contadino abruzzese, secondo me...

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    17. No, stai mescolando cose del tutto diverse.
      Siccome si parlava del "liberismo", la metafora è tra il luogo fisico dove si svolge il gioco e lo "spazio economico/commerciale" e tra il regolamento del gioco e il "diritto" (nazionale, internazionale).

      L'arbitro non impone nessuna limitazione al modo in cui giochi, si limita al cosiddetto "enforcing" del regolamento, cioè nel caso nostro delle leggi che regolano il vivere a livello generale. Toccare la palla con la mano non è "proibito" in quanto limitazione del gioco del calcio, è "proibito" perché fa parte di un altro gioco, la pallamano. In sostanza il regolamento e l'arbitro servono a garantire a tutti i partecipanti la coerenza del gioco in corso.

      Il "liberismo" per definizione demanda ai giocatori decidere ognuno come muoversi nel campo e cosa fare. Correre, stare fermi, andare avanti, indietro, saltare. I giocatori si possono organizzare tra di loro come meglio credono. SI va dal "tutti contro tutti" tipico dei bimbi che corrono dietro ad una palla senza sapere cosa farne ai tatticismi estremi.

      Le teorie che contrastano il "liberismo" si fondano invece sulla idea che il gioco debba essere "governato", "diretto" da una entità superiore che decide come i giocatori devono muoversi allo scopo di ottenere il "bel gioco", cioè fuori dalla metafora, la felicità delle persone (attraverso appunto il soddisfacimento dei loro bisogni materiali e spirituali).

      Introduciamo quindi oltre a "spazio", "regolamento" e "arbitro" il concetto di "allenatore" (Stato, Partito, Chiesa, ecc) che dice al giocatore Mario "te stai li nell'angolo a sinistra e copri una zona di tre metri di raggio, se la palla passa di li tu la calci in tribuna". Questa è una limitazione del gioco.

      Riassumendo, se si dice che il "liberismo" non funziona, si deve suggerire un altro gioco, cioè scrivere ed adottare un altro regolamento. Ridimensionare il campo di gioco non cambia niente e inserire delle limitazioni al movimento e allo scopo del movimento dei giocatori non cambia niente, anzi, attribuisce il ruolo decisionale ad entità che non fanno parte del gioco.

      Il Comunismo non è una limitazione al liberismo, è tutto un altro gioco. Il comunismo è saltato per aria non solo perché il regolamento era assurdo ma principalmente perché era un gioco in cui si divertivano in pochissimi e la maggior parte prendeva calci nei denti.
      Anche in quel caso, introdurre limitazioni al modo in cui i giocatori potevano muoversi dentro il comunismo non ne ha migliorato affatto la situazione. Chi giocava al comunismo ha deciso di cambiare gioco.

      Riguardo il fatto che "è il liberismo, bellezza" e qualcuno si ingrassa mentre qualcun altro tira la cinghia, invece di guardare il dito del fatto che l'Italia è periferica bisognerebbe guardare la luna del fatto che gli Italiani vogliono essere ricchi, belli, biondi e pieni di fica ma senza sudare o perché sono più furbi degli altri o perché ci pensa mamma Stato-Partito-Chiesa.

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    18. Semplifico, il "diritto" (vedi dirittismo) non è "tutti possono giocare a pallacanestro allo stesso modo", perché l'unico modo per ottenere questo risultato è obbligare quelli alti a stare in ginocchio, quelli veloci a correre piano, quelli che saltano a stare fermi.

      Il "diritto" sono i Dieci Comandamenti, dove c'è scritto che non devi ammazzare, non c'è scritto che lo Stato deve garantire ai nani di potere giocare a pallacanestro.

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    19. Che poi ci pigliamo in giro, il "keynesismo" va di moda perché, stringi stringi, propone di togliere al ricco per dare al povero. Viceversa, se le cose vanno male di chi è la colpa? Del ricco infame. E qual'è il problema del liberismo? Che appunto non prevede che ci sia una divinità benevola che espropria il ricco per dare al povero. Quindi la genialata consiste nel promettere al povero il centro commerciale e i soldi per strafogarsi di merendine come limite al liberismo. Boh. Più che economia qui si tratta di psicologia, peccato che anche quella sia fuffa.

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    20. Lorenzo ... non c'è lavoro per tutti, per l'esattezza - e in questo Paese - non c'è lavoro per 6 - 7 milioni di cittadini in età da lavoro.
      Non c'è.
      Né per gli autoctoni, né per gli immigrati sui barconi.
      La tua chiosa mi sembra prologo fiabesco di un'Italia che non esiste più, di un Paese ottimista sul fatto che rimboccandosi le maniche, prima o poi qualcosa di buono si farà e si starà tutti bene ( = i volenterosi staranno tutti bene, i fannulloni meno e se lo meritano ).
      Ed era un Paese scarsamente industrializzato, poi coperto dalla Industrializzazione 1.0, poi sono arrivate le automazioni delle linee di produzione e siccome non c'era più bisogno di operai ma solo di 1 tecnico programmatore/manutentore di alcuni robot che eseguono cadauno il carico di lavoro di decine di operai ... lo Stato farabutto e le famiglie dissennate hanno deciso che i loro figli svaccassero fuori-corso nelle università, e poi facessero lavori-fake ( anni '90 - '00 ) ... poi scoppia la bolla.
      La bolla sociale, il vuoto di funzione sui binari di una evoluzione imposta dall'alto e non decisa dal basso, di una baldoria iper-consumista che ha ubriacato un po' tutti, popolani e padroni.
      E oggi, facciamo i conti.
      QUESTA economia - sì, è liberista - nella pratica di questo e tanti altri Paesi del cosiddetto Occidente non supplisce più i bisogni fondamentali della massa, perché non v'è più bisogno che la massa intera lavori, né il business si può espandere all'infinito.
      ( gli USA sono un'eccezione integrale, è semplicemente idiota prenderli ad esempio ).
      Chi ha beneficiato dell'automatizzazione delle linee ?
      Nelle utopie del mondo a venire, i robot dovevano alleviare i compiti più faticosi degli umani, che si sarebbero potuti dedicare ad attività più piacevoli.
      Qui, in questo mondo, hanno contabilizzato guadagni maggiori per i padroni della fabbrica, che poi, nel meccanismo di una folle competizione, si sono mangiati tra loro.

      Fermiamoci, finché siamo in tempo.
      Almeno per riflettere.

      ===

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    21. Ti dirò di più, Marco: i maggiori guadagni sono finiti in attività di speculazione finanziaria, in una folle corsa verso l'illusione di una crescita infinita.

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    23. Marco, si vede che non riesco a spiegarmi.
      Uno dei miei assiomi è che c'è sempre un prezzo da pagare. Quando tu dici "non c'è il lavoro" fai una affermazione incompleta, dovresti dire "alle condizioni attuali, non c'è lavoro". Le "condizioni attuali" sono quelle edificate da 70 anni di ideologie e menzogne. Quindi per modificare le condizioni bisogna smantellare le premesse, nello specifico il cattocomunismo e il derivante "pseudo-stato-sociale", anzi, il concetto generico di "sociale", quello che UomoCoso chiama "dirittismo".

      E' una cosa indolore? No, c'è il famoso prezzo da pagare.

      La ragione per cui l'Italia declina è che non siamo disposti a pagare il prezzo di rimettere tutto in discussione.

      A me fa ridere NotteCoso quando dice "speculazione finanziaria" insieme a "crescita infinita", ben sapendo che la speculazione vive di attimi o al massimo di cicli, mentre la "crescita infinita" è il postulato di quelli che insistono nel ruolo dello Stato come motore dell'economia (e quindi "basta austerity").

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    24. Attenzione, però, perchè il "famoso prezzo da pagare" pare sia piuttosto elevato e stia comportando il declino dell'Europa e l'estinzione degli europei (ricordo che il tema era globalizzazione, deregolamentazione su frontiere, delocalizzazione, libertà sfrenata di movimentazione di merci, capitali e persone).

      Speculazione finanziaria. E' il contrario:
      Chi vuole lo Stato come intermediario nell'economia è chi ha preso atto del fatto che il mercato, da solo non è in grado di auto-regolarsi e che bisogna porre dei limiti.
      Ok, possiamo stare qui a discutere su come questa cosa venga portata avanti dagli "interventisti", ma certamente non si può negare che il mercato lasciato a stesso tende alla bolla speculativa.
      (e qui torno a bomba, dicendo che sono falliti sia il "comunismo" che il "liberismo")

      Poi ognuno la pensi come vuole. Io sono per la chiusura delle frontiere, i governi locali, e la regolamentazione dei flussi di merci, capitali, persone (o palla al piede, se la vedete negativamente).

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    25. E' chiaro che pagherete di più la moto, l'auto o lo smartphone. Lo pagherete di più perchè 100 produttori locali producono a prezzi necessariamente più alti rispetto a 1 unico produttore globale.

      Ma consolatevi, perchè quando rimarrà 1 solo produttore mondiale, dopo aver sbaragliato i piccoli industriali, poi alzerà i prezzi perchè farà monopolio.

      Quindi, come dire...Mi pare che la scelta sia obbligata e che il "liberismo" sia evidentemente destinato a fallire.

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    26. Mi fai sempre più ridere nel tuo gioco delle tre tavolette.
      Dire che il "mercato" richiede dei "limiti" è una questione ETICA, cioè è sempre funzione del "sociale". La "bolla speculativa" è banalmente una truffa, solo che è più complessa di uno "schema ponzi" per cui è difficile impedire che succeda.

      Non intacca minimamente il postulato secondo cui non ci deve essere limite alla Spesa perché la Spesa fa crescere il PIL.

      Diciamo che facciamo come la Corea e chiudiamo le frontiere. Un secondo dopo devi farti i conti in tasca e dire "signori, da domani tutti in bicicletta perché non abbiamo i dollari/euro per comprare il petrolio". Il secondo successivo metti in crisi la regoletta "crescitista" secondo cui le immatricolazioni degli autoveicoli sono insieme indicatore e volano economico. Eccetera eccetera.

      In un sistema chiuso, le risorse disponibili non solo sono finite, quello sarebbe vero a prescindere, sono anche piccole e tangibili.

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    27. Il punto attorno a cui stiamo girando è che mescoliamo ragionamenti puramente meccanici con considerazioni di tipo "morale/etico".

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    28. No, non sto facendo una considerazione "etica", assolutamente. Ne facevo una questione di mera convenienza spiccia.
      Infatti, ti facevo l'esempio del fatto che la famosa "concorrenza perfetta" non esiste. Nella globalizzazione rimane 1 solo grande produttore, che sbaraglia quelli piccoli. All'inizio tutti sono contenti perchè i prezzi si abbassano, ma poi quell'unico produttore alzerà i prezzi e detterà le regole (non essendoci più nessuno in grado di ostacolarlo).

      Ma poi tra il "villaggio globale" e l'estremo della "corea" mi pare ci possano essere delle soluzioni intermedie, no?
      Ci sono sempre state e fanno parte dei famosi accordi di commercio internazionale (questo in una comunità dove si vogliano evitare le guerre, diversamente prima o poi è conflitto perchè scoppia il casino)

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    29. > tra il "villaggio globale" e l'estremo della "corea"

      C'è un errore di pensare le soluzioni su una retta.
      Invece sono disposte in una sfera di un'iperspazio.
      I moderati non sono affatto moderati, sono semplicemente su un settore circolare proprio e diverso.

      La questione è che sono tutti approcci spuri.
      Non c'è né capitalismo né statalismo né comunismo né liberismo ma miscuglioni citrocapitalistici in cui se non c'è il peggio si sono masse enormi di persone che si infilano nelle pieghe delle leggi e degli strumenti e li usano al peggio.

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    30. La "soluzione intermedia" è la Terza Via, come dicevo tempo fa.

      La Terza Via è un espediente da cretinetti, cioè di uno che dice "il liberismo fa cacare" e poi dice "il comunismo non funziona", quindi siccome non ha una alternativa dice "facciamo che prendiamo le cose che funzionano del liberismo e quello che non fa cacare del comunismo, oplà abbiamo trovato la ricetta magica per la felicità.

      UomoCoso, in passato ti ho detto che è mille volte meglio un ladro di un sacerdote.

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    31. Io posso anche mettere delle barriere doganali tutto intorno alla UE (ad esempio), questo non risolve il problema che in Italia X persone lavorano per mantenere Y persone, dove per "mantenere" non si intende la scodella di minestra, si intende il consumismo sfrenato.

      Che poi è la stessa manfrina dei famosi "evasori fiscali". Tralasciando il fatto che senza "economia sommersa" l'Italia sarebbe sprofondata nel Mediterraneo tanto tempo fa, se anche si legalizzasse tutto e si recuperasse tutta l'evasione, l'Italia non diventerebbe "competitiva" e nemmeno si smetterebbe di pagare il ticket sulle prestazioni sanitarie, semplicemente si butterebbero via ancora più soldi, perché lo Stato italiano è concepito apposta per essere un buco nero.

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    32. E aridanghete con la terza via e gli evasori fiscali. (tralascio l'iperspazio)

      Sta scomparendo TUTTA L'EUROPA. Se non chiudete la porta farete la fine degli indiani d'America.

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    33. Si l'Europa scompare perché c'è troppo liberismo Come in Italia. C'è troppo liberismo in Italia. Psichedelico.

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    34. L'europa scompare perchè stiamo delocalizzando tutta la produzione industriale del continente in Asia, e con essa perdiamo il know how, le competenze e decenni di vantaggio industriale.
      Non solo: perdiamo la capacità di fare, e perdiamo il rapporto con le cose. E con essa la progettazione di un futuro.

      L'Europa scompare perchè si è deciso che è più importante che un singolo imprenditore abbia la possibilità di esportare la sua azienda nel sud est asiatico e poi rivendere i prodotti in Europa.

      L'Europa scompare perchè importa lavoratori a basso costo dal resto del mondo laddove non può esportare le produzioni industriali.

      Quando saranno finiti i soldi che gli europei hanno accumulato in 3 generazioni di lavoro, non rimarrà più niente.

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    35. La delocalizzazione è inevitabile se abbatti le frontiere. Prego notare che il signor Napolitano, ex Presidente della Repubblica, ex massimo capoccione del PCI, andava in giro per il mondo a fare conferenze sulla "governance mondiale", che è esattamente lo stesso discorso che ho sentito fare a Mario Capanna e oggi, quando qualcuno rivendica una qualsiasi specificità locale gli si appiccica l'etichetta dispregiativa di "populismo" (vedi alla voce "evitare i facili populismi").

      Allora torniamo sempre al discorso del Piano e chi sono quelli che tirano le fila, chi sono gli sparafucile, eccetera.

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  6. Proprio il continuo "cambiar le carte in tavola" che dovrebbe portare al miglioramento progressivo, poiché troppo rapido rispetto alla scala personale, mi ha convinto che non vale assolutamente la pena sbattersi tanto per realizzare qualcosa di pregevole (pur entro i limiti delle capacità individuali). Che senso ha rincorrere continuamente l'irraggiungibile? E se anche un obiettivo si riesce a raggiungerlo, che senso ha averlo raggiunto se in un lampo è già un obiettivo superato? Pertanto, tanto vale vivere alla giornata e guardar l'erba crescere.

    Purtroppo i giovanotti impiegano decenni per comprendere il meccanismo, e cadono vittime come mosche dei sogni che un'accolita di furboni, per proprio tornaconto personale, infligge loro al fine di spingerli a "trottare" e sfruttarne l'abbrivio. Inutile dire che, a suo tempo, hanno irretito pure me.

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    1. A parte che il concetto di "sbattersi tanto" è relativo, uno può considerare "tanto" lavorare quattro ore al giorno, un altro pensa che sia troppo poco lavorare dodici.

      Poi il senso del "rincorrere" è che fatti non fummo a viver come bruti ma ad inseguir virtute e canoscenza.

      Esistono storicamente due scuole di pensiero riguardo lo scopo della esistenza, una edonistica per cui lo scopo è godere l'attimo, l'altra ascetica per cui lo scopo è appunto inseguire la virtù e la conoscenza.

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    2. Il fatto è che fino ad un passato neppure troppo lontano i cambiamenti avvenivano ad un passo tale da far sì che nell'arco della sua intera vita una persona dovesse gestire una flessione solo parziale del proprio modo d'essere e d'intendere. La mia generazione nel corso di due terzi di vita è già stata impietosamente assoggettata a diversi capovolgimenti (non flessioni solo parziali, proprio vertiginose rotazioni a 360°). Non è un modo di vivere consono alla nostra linea evoluzionistica. Magari lo diverrà, al prezzo di una cruda selezione (poveracci coloro che verrano epurati nel processo). Il problema non è la ricerca della conoscenza, è la spaventosa ed irrazionale velocità impressa al volano dall'azione contemporanea di miliardi di teste confuse in un brulichio degno d'un formicaio impazzito.

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    3. Io questa trottola vorticosa non la vedo e non la vivo. Le cose che fanno girare il mondo sono sempre le stesse dai tempi dei faraoni.

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    4. Se prendi in considerazione le basi etologiche della nostra convivenza più o meno forzata, sì, hai ragione da vendere. Se consideri il nostro vivere col grandangolo, no, la trottola gira, e gira, e gira... eccome se gira! A ben guardarla, più che una trottola ricorda un frullatore a immersione: bzzzzzz!!!, e hai solo più una massa informe, nella quale è assai difficile riconoscere gli ingredienti originali.

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    5. Fammi un esempio.
      A me sembra che il mondo funzioni sempre sugli stessi principi, cioè trascinare una esistenza più o meno miserabile nel tentativo di accumulare soldi e potere per ottenere la fica.

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    6. I princìpi di base sono gli stessi, sì, quelli legati all'etologia della specie. Da lì non potremmo uscire neppure volendolo, perché si tratta di caratteristiche stampate nell'hardware. Però quei princìpi vengono applicati in modi molto, ma molto diversi col passare degli anni, a seconda dei mezzi disponibili.

      Chiedi un esempio... ricordi com'era gironzolare per l'Italia nei tempi precedenti alla diffusione capillare degli occhi elettronici? Sì, c'erano i controlli, ma dipendevano dalla presenza fisica di agenti in carne ed ossa, con tanto di cervello più o meno collegato e conseguente capacità di discernere il contesto nel quale contestavano gli illeciti. Oggi?

      Un altro esempio... i mezzi di persuasione e indirizzamento (tipo, ma non solo, la tv) erano agli inizi, e la loro pervasività ed efficacia limitati a ben poca cosa. Ricordo due reti televisive in tutto, in bianco e nero, che trasmettevano quattro o cinque ore al giorno. Oggi?

      Ancora esempi... i contatti con i nostri coetanei erano basati pressoché esclusivamente sulla presenza fisica in luoghi fisici, gli intrattenimenti erano pressoché esclusivamente basati su oggetti fisici coi quali interagire in luoghi fisici. Oggi?

      E così via... basta così.

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    7. Non so, non trovo una connessione tra il "kaizen" di UomoCoso, cioè cercare di fare le cose per bene e la diffusione dei telecamere agli incroci o dei furbofoni.

      Su una cosa concordo e cioè che è evidente il declino sempre più accelerato che contraddistingue l'Europa.

      Per esempio, dove abito è praticamente impossibile mangiare in un ristorante dove il personale è italiano, sono tutti stranieri. Con tanti saluti alla tradizione culinaria italiana. Uno dice vabè i cuochi saranno che ne so austriaci o spagnoli. No, non vengono da questo continente. Per cui non sono le tradizioni italiane che decadono, sono le tradizioni europee.

      E quale "kaizen" ci propone la TV? Certo non quello di mia nonna che faceva gli agnolotti a mano, magari quello di Masterchef.

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    8. La televisione dimostra ancora una volta che il problema è sia la tecnologia (sedativa, rincoglionente, passiva, passivizzante) sia come la si usa.
      Invece di essere usata per migliorare il_bobbbolo è stata usata per rincoglionirlo e per ammansirlo a masse alle quali instillare ogni sorta di dipendenza, di compulsione consumista.

      Fare gli agnolotti a mano è un atto di eccellenza, di maestria, è incompatibile con le dimensioni industriali. C'è, nelle dimensioni dell'iperspazio, anche un fattore

      10 - la dimensione, in piccolo vs in grande.

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  7. mezzo OT: avrete letto dei dipendenti assenteisti del comune di san remo. niente di strano, non sono stupito, e comunque cialtroni ce n'è ovunque. uno di questi però sulla sua pagina facebook faceva il grillino attaccando i politici ladri e disonesti !

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    1. La differenza è una sola. Il meccanico dell'esempio che facevo sopra, se è cialtrone lo batte nel didietro a me una volta e poi io cambio meccanico. Il danno si esaurisce li. Al massimo si ripete per un certo numero di clienti che il meccanico riesce a gabbare. Invece nel caso del "pubblico" il guaio è che tutto il macchinario esiste per dare lavoro ai disoccupati a prescindere dalla loro utilità effettiva. Tutto il resto deriva da questo assunto fondamentale, cioè nella migliore delle ipotesi hai una burocrazia auto-referente, inefficiente e parassitaria, nella peggiore delle ipotesi ti trovi in presenza di reati di varia natura.

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    2. Sì è chiaro che questo pensiero viene facile. Il dipendente pubblico fancazzista frega sia me che te, il privato o la partita iva solo il suo datore di lavoro o se stesso. Però se ci pensi non è vero, perchè il danno alla collettività lo danno pure loro in un qualche modo per non parlare degli imprenditori che scaricano poi sullo stato le loro inefficienze.

      Ma io volevo dire altro. Qui su questo blog sembriamo tutti pii e santi ma io, te, il proprietario del blog ei suoi lettori, noi tutti cosa siamo? Siamo popolo o casta? Chissà quanti ladrocinii commettiamo ogni giorno....

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    3. Na.

      Non si scarica niente sulla "collettività" perché la collettività non esiste, è una figura retorica priva di ogni significato. L'altro giorno ho visto un video in cui un tizio sosteneva che in Italia quando qualcuno si trova in mano una banconota falsa cerca sempre di spacciarla ad un altro. Quindi possiamo dire che se Tizio frega Caio, Caio cercherà di fregare a sua volta Luigi, che cercherà di fregare Mario. Non è tanto il danno economico quanto che tutto questo tirare a fregare abbassa la qualità dell'ambiente in generale.

      Lo Stato meno che meno. Lo Stato in teoria siamo io e te. In pratica però lo Stato è costituito dalla sua burocrazia che di perse esiste per spendere il più possibile, se avesse mano libera spenderebbe il 300% del PIL ogni anno. Se poi un rotolo di carta igienica il fornitore glielo fa pagare 10 euro sai all'apparato cosa gli importa, butta tutto nel mucchio.

      Riguardo al resto, se ti vuoi confessare devi andare in chiesa. Io non ho nessun ladrocinio di cui pentirmi.

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  8. È da venerdì ora di pranzo che non leggevo; in treno mi sono voluti 20' per leggere le vostre note.
    Quali dimensioni sono state evidenziate?
    1 - individuale - collettivo (il paletto che sporge);
    2 - velocità vs. lentezza evolutiva (mi sento giapponese/isolano);
    3 - Daoist sottolinea l'essere (s)centrati sul'erba del vicino, Francesco accenna ai problemi (truffe) della società nipponica;
    4 - lotteria accenna ai "problemi di perdita di qualità dovuti alla crescita" (non riesco neppure a intuire a cosa si riferisca visto che siamo in modelli crescitisti al 99%);
    5 - globale vs. locale
    6 - (vado agli estremi) luddismo vs. tecnoprogressismo (Marco accenna a scopi e fini morali ovvero reali dell'automazione);
    7 - dirittismo vs. liberismo;
    8 - etologia (scienza e conoscenza, realtà) vs. morale (utopia ovvero distopia);

    Già!
    Per il momento grazie. A dopo.

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    1. Insomma, abbiamo un iperspazio con almeno una ottina di dimensioni.
      Sì, avrei potuto scrivere "grande complessità".
      Mi sta venendo in mente, pensando ad alcune note anche di nottebuia in passato, che ci sarebbe una nona dimensione

      9 - soluzioni dal basso vs. soluzioni dall'alto

      Io volevo sottolineare l'importanza della qualità personale, per quello avevo scritto che il kaizen è molto oltre che un processo toyotistico/aziendale e molto oltre l'ultima tecnologiao meravigliao di moda.
      Per dirla in modo dissacrante, non entrerei in un grattacielo progettato da un ingegnere che non si lava i denti o che ha La Casa del Caos. E' quasi certo che la stessa sciatteria e mala-qualità stia nella progettazione e realizzazione anche di manufatti e opere più complessi.
      Se non sai fare bene una cosa semplice, per quale motivo dovresti (essere dissociato e) e fare bene una cosa molto più complessa?

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    2. UomoCoso ti sbagli. A parte che nessun grattacielo può essere progettato da un ingegnere, serve parecchio di più, il contrario del "kaizen" non è "non mi lavo i denti", è il furbofono.

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Rumore, robaccia fuori posto, pettegolame, petulanze, fesserie continuate e ciarpame vario trollico saranno cancellati a seconda di come gira all'orsone.