lunedì 8 febbraio 2016

Redivivo

  • Ci avete rubato tutto.
    Capo pellerossa

Iñarritu si occupa di una storia drammatica e splendida. La narrazione è asciutta e attenta, osservazione della realtà, storica e sempre contemporanea, un omaggio alla Nazione pellerossa, al suo rapporto sacro reale (non certo edulcorato, waltdisneyzzato) con la Madre (asperrima e soave, madre di vita e madre di morte).
Ambientazione in luoghi di bellezza, ampiezza, integrità straordinarie.
Se Into the Wild ha una connotazione di fuga, di tensione ascetica, nel finale quasi francescana, Redivivo rimane fedele alla realtà (dio è uno scoiattolo nel cespuglio, da sbaffare per sopravvivere). La tinteggiatura degli europei, francesi e britannici, con uno strato finissimo di discutibile  morale (monoteistica nella citazione delle rovine surrealiste  di una chiesa e di qualche accenno di preghiera in momenti drammatici) evapora come fiato nel freddo, rispetto a brutalità, rozzezza e corruzione dell'agire e, non di rado, di lotta per la sopravvivenza.  Il protagonista si integra nella cultura Pawnee e ne viene redento, con un nitore che supera ogni difficoltà, fino alla ecologica, etica e - si trascende l'eterno conflitto - morale eliminazione, soppressione del peggio invasore.

Le comunità umane, quando sottoposte a stravolgimenti (migratori) qualitativi e quantitativi del genere perdono, per dirla alla Renaud Camus, la in-nocenza. Il nuocere quotidiano diviene via via più grave, frammenta ulteriormente e rafforza il processo di perdita di fiducia e disgregazione.
Personalmente mi trovo combattuto: da una parte la selezione competitiva tra culture (così ben affrontata da Jared Diamond in "Armi, acciaio e malattie") e riconoscerne l'aspetto scientifico, oggettivo, storico. Dall'altra osservare che questa evoluzione è spesso una involuzione. Le culture native in America erano assai meno tecnologiche e assai più fini, olistiche, sostenibili ed etiche, sostanzialmente, per i miei canoni, superiori. Filtro passamerda anche nella competizione tra culture?

Poi: esiste una "giustizia" tra popoli? Osservo la Grande Catastrofe per dirla alla palestinese ma osservo, contro utopia di "giustizia" e morale, la superiorità degli ebrei ai quali sono assai vicino come cultura e così non posso non osservare questa mia frattura interna tra istinto, simpatie o antipatie e morale. La giustizia è nel mondo della morale, assai meno in quello dell'etica.
Ora siamo noi, europei, cavie e protagonisti. Masosadismo autoantagonista come segno di demenza degenerativa primaria dei sistemi umani complessi (detti "culture")? siamo cotti, bolliti? come osserva Michel Onfray?  Oggetto e soggetto di ciò che Renaud Camus indica con Grande Sostituzione.
Nel 2048 ci sarà qualche regista che narrerà il soccombere della koinè europea?



40 commenti:

  1. ci stiamo dando al cinema ultimamente vedo.... :-)

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    1. Mi sono imposto da tempo la disciplina di mantenermi spazi liberi dal tango.
      In questo orribile e infinito autunno non sono uscito, domenica, per pioviggine tanto stitica quanto fastidiosa.
      Allora sabato me ne sono andato (da solo) al cinema: purtroppo amici etc. erano già tutti impegnati.

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    2. anche io sono più le volte che vado da solo che in compagnia al cinema.

      insomma, pioggia invernale più che autunnale. la corsa (corsona!) fatta ieri mattina sotto la pioggi è stata fatta con 3,9 gradi, così dice il mio garmin.....

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  2. "Le culture native in America erano assai meno tecnologiche e assai più fini, olistiche, sostenibili ed etiche, sostanzialmente, per i miei canoni, superiori."

    Perché fare la mite pastorella stando dentro la Reggia di Versailles è comodo. Il "Mito del Buon Selvaggio" te l'hanno ficcato in testa e, come per altri riflessi condizionati, non riesci a uscirne.

    Le "culture" americane, quando arrivarono gli Europei, consistevano in alcuni imperi analoghi a quelli che gli Europei conoscevano, solo che si trovavano in uno stato tecnologico più o meno pari all'età del rame, prima dell'età minoica o del bronzo.

    Chiaramente nelle terre inospitali delle Americhe abitavano i barbari americani, come nelle terre inospitali europei abitavano i barbari europei, gente dell'età della pietra, senza una civiltà agricola con la sua struttura classica per caste.

    Gli Europei NON fecero quello che si vede nel film, che è un espediente narrativo. Non ne ebbero bisogno perché invece fecero due altre cose. Dato che i nativi erano in guerra tra di loro come gli Europei contemporanei e del passato, si strinsero alleanze con gli uni contro gli altri. Europei di diverse Nazioni combatterono "guerre coloniali per procura" tramite i nativi. Inoltre ci furono le simpatiche epidemie che ebbero più o meno lo stesso effetto sui nativi americani della Peste nell'Europa del secondo Medioevo.

    La razzia era praticata dai barbari americani esattamente con le stesse modalità e per le stesse ragioni della razzia praticata dai barbari europei. I quali Europei mandarono quindi i più barbari di loro a colonizzare terre inospitali abitate da barbari.

    La differenza però non la fecero gli esploratori, i cacciatori, i mercanti e nemmeno i coloni/pionieri. La fecero le tecnologie che furono importante nelle Americhe dall'Europa e che cominciarono a riversarsi verso Ovest partendo dalla costa Est. Queste tecnologie rendevano possibile una logistica delle masse che per i nativi era ovviamente fantascienza. Quindi i nativi dei territori inospitali, come gli "indiani" dei film western, furono soverchiati dalle industrie e dai trasporti, non sterminati a fucilate, se non come conseguenza. Più o meno lo stesso che capitava coi Romani nella fase espansiva dell'Impero.

    Il film è mediocre, ormai si fanno film senza una storia da raccontare. In questo caso un film lunghissimo ricamando su un singolo episodio.

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    1. Forse non è chiaro: tutti dovrebbero sapere che in un esercito per ogni soldato in linea ce ne sono tre che stanno nelle retrovie per ragioni logistiche.

      Significa che per andare a prendere a fucilate gli indiani in maniera sistematica bisognava creare la stessa catena logistica che permetteva ai Romani di costruire i ponti davanti alle legioni in avanzata.

      Ed era questa capacità logistica che stroncava i nativi, non le fucilate.

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    2. > Il "Mito del Buon Selvaggio" te l'hanno ficcato in testa

      Mi sa che i fantasmi ce li hai tu in testa.
      Dove ho scritto del buon selvaggio? dei "buoni" pellerossa?
      Per ironia della sorta non ho scritto dell'episodio per cui una squaw che stava venendo stuprata da un francese (ammazzato da Hugh Glass (L. Di Caprio) a rischio della propria vita, qui c'è l'etica della solidarietà, antiutilitaristica con quel mondo in cui Glass si era integrato e dei valori nobili del quale aveva appreso, ne era stato imbevuto) prende il coltello datole da Glasse ed evira lo stupratore.
      Realizza, con fierezza, la giustizia (rimando ai miei pensieri a proposito, altrimenti Lorenzo, rischierei che ti mi dicessi che sono speculativo).

      I pellerossa sono fieri, sono spartani.
      Paradossalmente appaiono come brutali selvaggi ma è solo una finzione, la brutalità è quella della feccia (spesso veri e propri avanzi di galera) degli invasori europei.

      La mistica propaganda yankee per citrulli yankee dei buoni bovari e dei cattivi pellerossa eccetera eccetera.

      Il lavoro presenta e le guerre tra invasori europei e l'inimicizia e le guerre tra nazioni pellerossa (i Sioux mi hanno ammazzato la moglie dice un Pawnee (?) salvatore di Glass prima di essere impiccato dai francesi).

      > La razzia era praticata dai barbari americani
      Con una differenza, quelli erano in casa loro.

      Qui torno però al mio cruccio: casa loro è morale? oppure la legge è solo quella del più forte?

      > "olistici"
      Glass morente viene curato dal Pawnee e salvato dalla tempesta di neve.
      E' nota la capacità di utilizzo delle erbe nelle culture native (mia nonna era ostetrica ed erborista e durante una recente vacanza in Adamello, _alo mi raccontava che le donne locali erboriste erano considerate "selvagge", delle poco di buono da tecnoteisti allopati).

      Per erano "tecnologici".

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    3. Ho eliminato un doppione del commento qui sopra. Blogspot quindi, a volte, raddoppia i commenti indipendentemente dal fatto che siano scritti da furbofono/dispositivo mobile.

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    4. UomoCoso stai delirando sulla base di una idea completamente artefatta e letteraria della colonizzazione/invasione delle Americhe.

      Purtroppo ci imbattiamo in alcune tue lacune, per esempio non sai cosa sia il mito del buon selvaggio, lo traduci senza sapere in che periodo storico europeo si colloca, per quali ragioni e con quali conseguenze. Non posso rimediare alle falle del nostro sistema scolastico in un commento.

      "Glass si era integrato e dei valori nobili del quale aveva appreso, ne era stato imbevuto) prende il coltello datole da Glasse ed evira lo stupratore. Realizza, con fierezza, la giustizia."

      Questo modo di scrivere, pieno di aggettivi iperbolici, aulici, esagerati è triplamente fuori luogo. Primo, perché i nativi americani non avevano nessun "valore nobile" che gli Europei non conoscessero, secondo perché "Glass" è un personaggio della sceneggiatura cinematografica, terzo perché ti immedesimi in una situazione di cui non hai nessunissima esperienza, sovrapponendo idee di "nobiltà", di "fierezza" e di "giustiza" che non sono mai esistite in nessun luogo.

      Faccio un esempio, visto che hai fatto un'altra citazione a sproposito subito sotto. Gli Spartani erano una etnia che ad un certo punto si era imposta sopra i nativi di una certa area del Peloponneso. Le popolazioni native diventarono gli Iloti, cioè i servi degli Spartani. Gli Spartani si addestravano fin dalla gioventù non tanto alla guerra in quanto tale ma a dominare sui nativi numericamente superiori tramite il terrore, ammazzandone un po' ogni tanto per dare l'esempio e a sedare le rivolte che periodicamente scoppiavano. La prova finale del giovane spartano che entrava nella età adulta sovente era l'assassinio di qualche ilota, ovviamente non in uno scontro aperto, leale ma sfruttando l'agguato, l'inganno, ogni possibile tecnica furtiva.
      Gli Spartani scomparvero con relativa rapidità dalla Storia proprio perché la loro società era centripeta e instabile. Quando i Romani conquistarono la Grecia, andarono a cercare Sparta con l'intenzione di creare un reparto militare con gli Spartani a fini propagandistici e trovarono capanne con dei trogloditi indeboliti da accoppiamenti tra consanguinei.

      Tanto per mostrare la distanza tra la letteratura e la realtà dei fatti.

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    5. "La mistica propaganda yankee per citrulli yankee dei buoni bovari e dei cattivi pellerossa eccetera eccetera."

      Oh ecco, cantiamo tutti "bella ciao", viva Lenin, viva Ho Chi Mhin, viva UomoCoso. Amico, gli anni '70 li abbiamo lasciati indietro da un po' di tempo.

      Non scandalizzi nessuno con tuoi "yankee", tra parentesi è una parola dialettale INGLESE. Il fatto è che il modo di vivere dei nativi americani delle aree inospitali era analogo a quello degli europei che vivevano più o meno nelle stesse condizioni, fai conto che ne so certe tribù celta o germaniche.

      I nativi americani non erano miti cacciatori raccoglitori primitivi, senza malizia, senza violenza, animati da filantropia. Al contrario, erano l'equivalente americano dei Vikinghi, con più o meno le stesse abitudini, tranne per il fatto che, essendo molto più isolati dei Vikinghi, il loro livello tecnologico all'arrivo degli Europei era quello del neolitico.

      Come ho detto, gli Europei non fecero la guerra ai nativi per il semplice motivo che trovarono già una galassia di "nazioni" indigene impegnate a combattersi senza tregua, limitate solo dalla scarsità di risorse. Quindi armarono e foraggiarono qualche "nazione" indigena contro l'altra, col vecchio "divide et impera" e cosi facendo indebolirono i nativi e acquisirono il controllo del territorio.

      Il "francese violentatore" nella realtà sarebbe stato MOLTO MEGLIO per la donna indigena di un uomo di una tribù rivale. Che poi è la ragione per cui gli indigeni vengono comunemente assimilati dall'invasore. Agli indigeni CONVIENE.

      "E' nota la capacità di utilizzo delle erbe nelle culture native"

      Oddio, va bene essere tonti. Tu usi le erbe QUANDO NON C'E' ALTRO. Non è che le "culture native" (guarda che "nativo" si usa contro "non-nativo", non in assoluto) abbiano una scienza superiore, è che non hanno altri mezzi. Viceversa, quando si sviluppa una tecnologia che migliora l'efficacia di un certo procedimento, le conoscenze ancestrali vengono abbandonate perché FUNZIONANO MENO. Esempio, se ti viene la febbre puoi bere un decotto della corteccia del salice. Probabilmente non muori. Però il decotto non solo ha una concentrazione sempre diversa ma contiene anche un sacco di sostanze mescolate per cui gli effetti secondari sono molto meno prevedibili di quelli di una pasticca di Tachipirina. Che non è un problema se sei sano e hai 20 anni, comincia ad essere un problema se hai altri problemi oltre la febbre. Il decotto ti può curare oppure ti può ammazzare o renderti invalido. Cosa che nei tempi arcaici era perfettamente normale.

      Comunque, visto che tu non ami i "tecnoteisti", mi domando perché vai a farti impiantare protesi dal dentista invece di limitarti a farti strappare i denti dal fabbro come si faceva ai tempi della nonna sull'Adamello.

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    6. Ma la cosa che mi fa veramente imbestialire, a parte non capire niente di cinema, è non capire che i film sono prodotti industriali, ingenerizzati dal marketing.

      Non sono semplici "storie" raccontate da un trovatore ne tantomeno documentari storici.

      Quindi guardiamo il film e poi straparliamo di "yankee". Che fatica vivere cosi.

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    7. Mio padre mi spiegò, a suo tempo, il pensiero di Rosseau sul "buon selvaggio".
      A scuola non lo studiai e io non sono un tuttologo, non posso sapere tutto, socraticamente so di essere ignorante.
      Allora, le parole "buon selvaggio" parlano e dicono molto. Non ho scritto di alcun "buon" pellerossa.

      Gli europei conoscono tante cose. Un conto è conoscerlo, un conto è agirle. Siamo pieni di persone "conoscenti" (mah) che fanno il contrario di quanto la "conoscenza" vorrebbe.

      In quanto alla medicina allopata, tecnica, nessuno discute che sia efficace in certi contesti.
      Se hai uan polmonite gli antibiotici sono salvavita e curativi.
      La questione è che questo approccio
      o - quasi sempre non va alle cause della polmonite
      o - finisce col fatto che se hai un brufolo o prurito al gomito o vuoi una maggior resa nel tuo bovinificio intensivo userai antibiotici a raglio.

      Per quanto mi riguarda, conosco di vari casi di malattie croniche sulle quali la medicina allopata è stata fallimentare e che sono stati curati solo da approcci "olistici".

      Ma non vorrei divagare troppo.
      Lo spartano cui mi riferivo era relativo a stili di vita necessariamente austeri e nei quali c'erano fierezza, addestramento alla caccia, alla guerra, etc. come parti di una cultura calata nel mondo, nella realtà.

      Vedere 2a accezione qui.

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    8. Spartano...
      Un aneddoto sciocco, tanto per farsi due ghignate.
      Per la passeggiata dell'altro giorno mi son portato dietro una birra, ma non l'apribottiglie né un coltello, tanto era un percorso semplice e pluricollaudato. Guardo la bottiglia e mi dico "bravo, e ora come la apri?". Provo con una chiave. Tutto quel che ottengo è sbucciarmi un dito. Cerco una roccia a spigolo per far leva sul tappo e faccio leva. La roccia si sbreccia più volte, ma il tappo non si muove. "Porca miseria, mi ci vorrebbe un coltello o, al limite... un chiodo! Ecco, cerchiamo un chiodo!". Ero in un bosco di faggi e castagni ma... incredibile!... in un paio di minuti ho trovato un chiodo lungo una decina di centimetri (?!!?) e per la birra nella bottiglia non c'è più stata storia. Ma quanto sono stato spartano? (e anche un poco brillo, dopo) :)

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    9. La parola "spartano" ha preso significati diversi nel tempo col sovrapporsi di idealizzazioni letterarie. Tipo "spartano" come "laconico" (dalla Laconia) cioè "coinciso" oppure "spartano" come "ridotto all'essenziale, senza fronzoli", oppure "spartano" come "scomodo", oppure ancora "spartano" come "rigido, duro, inflessibile", eccetera.

      Tutto questo non ha NIENTE a che fare con la Sparta storica, che appunto, era una potenza continentale-agricola la cui società era divisa rigidamente in caste, simile a quella dei feudatari medievali germanici che dominavano sui contadini e gli artigiani di etnia gallo-latina. Ma una divisione molto più spietata nella applicazione e che infatti non è durata molto finita la guerra del Peloponneso.

      Quindi...
      L'accostamento dei nativi americani agli Spartani ottiene l'effetto opposto a quello voluto da UomoCoso e cioè mostra come in entrambi i casi si tratti di immagini letterarie, idealizzazioni, che sono entrate nel "luogo comune" ma che non hanno nessuna validità reale.

      Torno a dire, i nativi americani erano tanto barbari quanto gli Europei che abitavano le zone più inospitali dell'Europa. Vivevano più o meno nello stesso modo, facendo le stesse cose e con simili "valori". Cosi come gli Scandinavi si mettevano in mare per commerciare o per compiere razzie nei villaggi lungo le coste meridionali, cosi i nativi americani si depredavano reciprocamente, prima a piedi e poi, quando gli Europei lo introdussero, a cavallo. Come ho detto, la differenza tra un germano del primo medioevo e un nativo americano la differenza era tecnologica, essendo gli Americani nell'età della pietra e i germani nell'età del ferro.

      Ma un'ascia di pietra di ammazza come un'ascia di ferro.

      Riguardo la supposta "saggezza" consistente nel conoscere le erbe eccetera, tutti i popoli pre-tecnologici ce l'hanno. Significa però che quando arrivano gli Europei con il vaiolo, i nativi americani muoiono come le mosche. Cosi come gli Europei quando arrivò la Peste dall'Asia. La salute delle popolazioni antiche era dovuta alla selezione naturale, con una mortalità infantile e pre-puberale elevatissima, solo individui perfettamente sani diventavano adulti e figliavano.

      MrCoso, se tu fossi stato Spartano non avresti mai avuto una bottiglia di vetro, dato che il vetro allora costava come l'oro e non avresti mai trovato un chiodo di ferro perché all'epoca il ferro era usato pochissimo e aveva costi astronomici. Avresti invece avuto un otre di pelle, probabilmente stomaco di capra o di pecora, che perdeva un po' e tappato con un cavicchio di legno. Oppure un vaso di ceramica con un tappo di sughero.

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    10. Veniamo al film.
      La storia si riduce in:
      1. solita manfrina degli indiani che un po' commerciano e un po' scotennano gli Europei miserabili che si infiltrano nei loro territori.
      2. solita manfrina tipo Pocahontas dell'Europeo che si accasa con la nativa che poi muore tragicamente.
      3. il nostro eroe viene ferito dall'orso e per tre quarti del film viene inquadrato in primo piano mentre fa le smorfie.
      4. quando non c'è il faccione che fa le smorfie, ammazzamenti alla Tarantino.

      Idee per un quarto d'ora (forse) di film, stirate per riempire delle ore. Capolavoro.

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    11. Lorenzo: "non avresti mai avuto una bottiglia" (ecc.)

      Miiiiiiii', come sei pedaaaaante!!! :)
      Immagina piuttosto la scena e vedi se non ti sembra una roba paradossale. A me ha fatto molto ridere, perché si è trattato di una situazione inattesa e inusuale. Lo so benissimo che non c'è niente di "spartano" nell'aprire una bottiglia di birra con un chiodo!

      Comunque sia, nel tuo scenario non avrei avuto neppure la birra (che nell'otre in questione sarebbe stata svaporata oltre ogni dire, col classico gusto di piscio irrancidito). Del resto non ne avrei avuto bisogno, perché in zona (in questa stagione) ci sono tanti di quei ruscelli che ti fai venire una panza come una damigiana, dal gran bere che potresti fare senza alcun recipiente al seguito. Invece, nel mio scenario, la birra me la sono pippata tutta con grande giovamento per lo stato d'animo successivo. :)

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    12. Non mi sembra paradossale, mi sembra invece la ripetizione di quello che dicevo a proposito della tua idea di "natura" che in Italia non esiste da nessuna parte. Ovunque tu vada, trovi traccia di presenza umana. Baracche, case, recinti, pali, filo spinato, chiodi, tutto quello che ti pare.

      Il concetto di pipparsi la birretta è tutto tranne che spartano, avresti dovuto bere qualche intruglio a base di sangue e aceto.

      Ammetto di essere pedante. Bisogna vedere se è peggio che parlare a vanvera.

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    13. Dimenticavo: coltellino svizzero, io lo porto sempre.

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    14. Alla fine, non ho capito quale sia la tesi di Lorenzo.

      > "natura" che in Italia non esiste da nessuna parte
      Anche questo è falso (quantificatore nessuna).
      E' del tutto ovvio che tra le selve dell'Appennino, ad esempio e parcheggi degli ipermercati della costipazione conurbata padana c'è qualche impercettibile e lieve differenza.
      Vogliamo ugualizzare anche i luoghi?

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    15. UomoCoso, tra te e Luxuria c'è una certa differenza. Ma nessuno dei due è "naturale" perché abbiamo abbandonato lo "stato di natura" molte migliaia di anni fa.

      Il panorama che vedi in QUALSIASI posto dell'Italia è artificiale. Ti può sembrare "natura" o "meno natura" per via della maggiore o minore presenza di manufatti visibili contro vegetazione o terre incolte.

      Ma, come dicevo a MrCoso, se guardi meglio scopri segni della mano dell'uomo in ogni angolo. Sulla cima delle montagne come in mezzo ai boschi. Nei quali, tra l'altro, vivono specie vegetali ed animali che sono state introdotte dall'uomo, di proposito o per sbaglio.

      Uno spazio abbandonato che viene ricoperto di vegetazione non torna allo stato "naturale" nello spazio della nostra vita e nemmeno nello spazio di millenni. Ci vogliono tempi geologici.

      Che diventi inospitale, non ci piove. Infatti quando ci fu il collasso dell'impero romano gran parte dell'Europa fu abbandonata, nel senso che le campagne non erano coltivate. Di conseguenza tornò la percezione del mondo "selvaggio" e ostile, popolato dalle "fiere", a volte dai mostri.

      In realtà l'Europa abbandonata non tornava quella dei leoni in Grecia o dell'Uro, ormai estinto.

      Ecco, l'Italia di oggi, se abbandonata, diventerebbe il famoso scenario "post-atomico", non l'Europa del medioevo e tantomeno quella del neolitico.

      Mi sono fatto capire stavolta?

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  3. Io sono andata al cinema da sola una volta, ma penso lo farò più spesso quando ci sarà il film che mi ispira): all'inizio può fare strano essere da soli, ma poi va a finire che il film lo si gode di più (e poi ho scoperto che non sono rarità coloro che vanno da soli al cinema, per un motivo o l'altro).
    Venendo al tema del post, ho adorato letteralmene Into the Wild (con tanto di occhi lucidi alla fine) ed ho apprezzato Il Redivivo. Penso siano casi in cui il cinema americano dia veramente il meglio di sé, ben al di là dei soliti "effetti spciali" che solo negli USA ci si può permettere.

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    1. A me piace un mondo.
      Il cinema da sola.
      E questo film mi ha così sconvolta da avermi regalato una notte in bianco... :)

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    2. Se la produzione è statunitense, Iñarritu è messicano. Mi chiedo quanto ruolo abbia avuto questo in una storia che quasi agli antipodi della mistica yankee dei bovari buoni e superiori e dei nativi cattivi selvaggi e inferiori.

      Dal punto di vista logico andare il cinema lo si vive da soli, non è come il tango o come il basket che devi essere in alcuni per "farlo".
      Diciamo che una cosa che mi piace dell'andarci da solo è che
      o - mi godo in silenzio introspettivo il dopo projezionie e tutto il sobollire di emozioni, riflessioni, considerazioni, etc.
      o - riesco a vedermi i titoli di coda fino in fondo, senza dover aver qualcuno che vuole andare via prima.

      Gioia, io ho lasciato decantare oltre una giornata prima di scrivere (ieri mentre andavo e tornavno in treno alla/dalla milonga e ancora stamani in treno).
      Sì, è una storia che dissesta. :)

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  4. Ho letto i commenti e commento a mia volta. Forse nutriamo troppe aspettative in merito all'animale umano, probabilmente perché siamo coinvolti in prima persona. Epperò la chiave sta tutta lì: l'animale umano, nel bene e nel male, è un animale. Punto. Non c'è nulla di "superiore" in esso, nulla di "divino". Ipotizzo che le martore, nel loro modo specifico da martore, pensino che essere quel che sono le pone al di sopra d'ogni altro essere circostante, fino alle distanze più o meno siderali che riescono a concepire nella loro testa da martore. Sostituire "martore" con, "capidoglio", o con "koala" o con "umani" probabilmente cambia ben poco a livello soggettivo. Ipotizzo che ogni individuo, indipendentemente dalla specie di "appartenenza", immagini invariabilmente sè stesso come "il centro dell'universo". Del resto è un autoinganno più che comprensibile, no?

    Su tutto ciò si innestano quelle forme di perversione chiamate "sensi di colpa", sulle quali ci sarebbe tanto da dire ma sulle quali è preferibile coltivare un più sano silenzio.

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    1. I moralisti tentano di usare "bestia" come massimo insulto.
      Si potrebbe aprire un po' di considerazioni su questa idiozia.

      Aì, ciascuno di noi crede ed è anche il centro dell'universo. L'ego esiste, non si può demonizzarlo. Diciamo che lo osserviamo, MKS, eh!?

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    2. Certo. In definitiva anche quello fa parte della natura d'ogni animale (o, a voler essere prudenti, d'ogni animale con un sistema nervoso funzionante, anche se non escluderei forme di percezione e autocoscienza che possono fare a meno d'un sistema nervoso "alla nostra maniera").

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    3. Ho visto il film "Hair" quando ero ragazzino e la storia era già datata. Sono passati quasi quarant'anni e mi ritrovo qui con UomoCoso e MrCoso che cantano Acquarius

      Vintage.

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    4. Questa non l'ho capita, ma fa lo stesso.

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    5. Ebbe, non posso pretendere, allora ti aiuto, diciamo che certe cose io le sento da quanto ho memoria, come un disco rotto...

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  5. L`ho visto la settinana scorsa. Una pellicola imponente per ambientazione, recitazione e musica. Il grande Morricone con piche note ha saputo descrivere quella bellezza e quell`asprezza dibquei luoghi. Il mio unico dubbio é che dal puntobdi vista medico un uomo nn sarebbe maibriuscito a sopravvuvere senza cure adeguate all`attacco di quell`orso. Ferite esposte alla nuda terra. ..non so. É l`unico aspetto del film che mi lascia perplessa, per il resto. ... da togliere il fiato. Una delle nature più belle mai viste.

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    1. > un uomo nn sarebbe maibriuscito a sopravvuvere senza cure adeguate all`attacco di quell`orso

      Orsa, Spirita.
      Glass si mette della polvere da sparo nelle ferita al collo e la incendia, immagino come tentativo di cauterizzarla.
      L'indiano Pawnee che lo salva, poi impiccato dai francesi, raccoglie delle erbe )o così sembra) e le applica sulle ferite purulente. La scheda di wikipedia indica una "terapia larvale".

      Per me che sto vivendo questo autunno caldo e arido, vedere quei luoghi in inverno è stato un grande piacere e anche frustrante.

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    2. Non si contano gli episodi di sopravvivenze improbabili. A quel tempo era normale amputare arti e fare interventi chirurgici anche impegnativi senza nessuna medicina se non qualche decotto con blanda azione antisettica.

      Ci sono scheletri risalenti al medioevo che mostrano ferite orrende a cui le vittime erano comunque sopravvissute. Per inciso, nei film si vede la gente che prende una botta e stramazza morta, nella realtà sui campi di battaglia servivano parecchie ferite per uccidere una persona che sulle prime veniva solo resa incapace di difendersi e poi finita un un secondo momento.

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    3. Morricone ha fatto la colonna sonora ed è candidato all'Oscar per The Hateful Eight di Tarantino.

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    4. > Non si contano gli episodi di sopravvivenze improbabili.

      C'è un dettaglio tanto trascurato quanto importante: i deboli soccombevano prima: la mortalità infantile era molto alta. Quindi gli adulti erano non solo più forti ma anche il risultato di una selezione naturale assai efficace: semplicemente i deboli che non superavano infanzia e adolescenza non si riproducevano.

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    5. In questo caso specifico, se consideriamo eventi insoliti, secondo me si verificherebbero anche oggi, anzi con frequenza maggiore dato che il "pool" a cui attingere è molto più vasto e mescolato di quello antico.

      Mi spiego: siccome siamo tutti diversi DI PROPOSITO, ogni tot individui ce ne sono sempre alcuni che hanno una combinazione di caratteristiche particolare, che può essere vantaggiosa o svantaggiosa in un dato contesto.

      Un sistema immunitario particolarmente reattivo può combattere le infezioni come causare malattie auto-immuni o reazioni allergiche.

      Una certa caratteristica particolare della superficie di certe cellule può darti una resistenza innata ad una certa infezione virale.

      Eccetera.

      Inoltre, noi conosciamo certi esempi di eventi eccezionali perché chi li ha superati è stato appunto ricordato come un evento eccezionale. Non ci ricordiamo invece della massa di persone che erano "normali" e che soccombevano agli ascessi dentari o alle polmoniti o al parto, eccetera.

      Faccio un esempio banale: qui ci lamentiamo delle "polveri sottili", certo si vivrebbe meglio senza. Nei corpi conservati per qualche ragione degli antichi si trova quasi sempre i polmoni ricoperti di fuliggine. La ragione è che nelle loro abitazioni c'era una pessima ventilazione e quando accendevano il fuoco per riscaldarsi o per cucinare, ne respiravano il fumo. Immaginiamoci di vivere sempre avvolti nel fumo. Si potrebbe continuare all'infinito.

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    6. Ah, un'altra cosa: dallo studio dei copri ritrovati nelle sepolture, gli Europei del medioevo erano più o meno come noi riguardo le dimensioni corporee.

      C'era però una differenza molto più marcata tra individui, nel senso che convivevano individui perfettamente sani con ogni forma di malattia e disfunzione causata o da eventi traumatici o da malnutrizione.

      Se si prende una folla odierna gli individui sono tutti mediamente sani. Una folla del medioevo avrebbe incluso storpi, nani, ciechi, paralitici, sdentati, eccetera, in una quantità per noi inimmaginabile.

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    7. Io ricordo, quando ero piccolo, che gli abitanti di alcune zone rurali in cui osservavi il consumo di volti, di mani, di arti dalla fatica di lavori pesanti.
      E' la stessa fatica che vedo nel corpo di alcuni immigrati (ad esempio alcuni cinesi poracci che sono oggettivamente brutti, storti, piccoli, etc., li si confronti con i cinesi e le cinesi nate qui, sembrano popoli diversi).

      Si stava peggio quanto di stava peggio?

      Ora abbiamo nuovi classi di patologie, si pensi solo a quelle dell'anzianità "elevata".

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    8. UomoCoso, a parte che si moriva a mucchi per malattie che oggi sono considerate minori, la faccenda che dicevo rispetto agli storpi dipendeva dal fatto che non si moriva e buonanotte, spesso si acquisiva una invalidità, magari durante l'infanzia, che ti portavi dietro tutta la vita. Pensa, che ne so, una frattura o la rottura di un legamento. C'erano patologie che diventavano croniche, come certe infezioni della pelle e che ti sfiguravano. C'erano le carenze alimentari come il famoso "gozzo", il rachitismo, eccetera.

      Inoltre, come succede nel "terzo mondo", allora i benestanti mangiavano anche troppo, i poveri erano sempre malnutriti, cosi che c'erano differenze di altezza e peso enormi tra classi sociali o tra diverse regioni.

      Gli arcieri inglesi per esempio venivano reclutati tra i piccoli proprietari terrieri che quindi mangiavano abbastanza per sviluppare la forza necessaria per tendere l'arco da guerra, che era più o meno come sollevare oltre di 80 kg per ogni tiro.

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  6. Suggerisco "la conquista dell'America" di Todorov

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    1. Sara, certi saggi per me sono abbastanza incomprensibili perché sono scritti come se il mondo fosse stato inventato il giorno prima gli eventi descritti.

      Cioè, nel nostro caso, si considera la interazione tra le culture mesoamericane e quelle europee senza considerare la storia antecedente.

      Per esempio, confrontiamo gli eventi delle Americhe con la Colonna Traiana, sulla quale si rappresenta in rilievo, a colori e con le armi di bronzo aggiunge alla scultura, le campagne con cui le legioni sotto Traiano annientano i Daci, facendoli scomparire dalla Storia.

      Oppure potremmo guardare gli "arabi" odierni che cercano di rimettere in scena la loro epopea di conquiste nel primo medioevo, copiando i gesti che si facevano allora ai danni dei vinti quando si prendeva una città assediata.

      Il libro che tu hai citato non descrive la conquista della America, invece tratta del concetto dello "altro da noi". Tutto molto interessante, se non fosse che alla fine si traduce nella ripetizione degli eventi già accaduti e non può che essere cosi.

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