lunedì 22 agosto 2016

Grugniti, intraprendere, limiti

Stanotte, svegliato dal temporale che ha portato un po' di acqua, finalmente, nell'Appennino di mezzo così siccitoso, riflettevo. Un po' l'ansia, non solo il vento, che mi teneva sveglio. Pensavo al giovane uomo contadino che ci ha mostrato la sua azienda, ieri, nei colli e monti della provincia di là: ha lasciato perdere il lavoro come meccanico in un'officina di una paesino non lontano da quello dove abito e, con la sua compagna, è andato là. Ad iniziare tutto da capo.
Un podere in una posizione non delle più fortunate ché quando si parte senza denari... Qualche ettaro, tutto da fare, dalla casina storta con i piccoli scuri verdi, a tornare a iniziare a lavorare i campi, il recinto per le mucche libere e poi anche quello, meno ampio, per i maiali, gli attrezzi... Io non ho quella forza di intraprendere, di buttarsi nelle novità a capo basso.
Eppure, quelle difficoltà superate, il sacrificio quotidiano e un lavoro ampio - secondo me fare il contadino è uno dei lavori più difficili, devi essere un po' fabbro, un po' veterinario, agronomo e poi ragioniere, un po' ricercatore botanico, chimico e falegname, un po' meccanico e poi commerciante ai mercatini bio di Campi Aperti e anche economo e muratore, saldatore e tante cose, quante conoscenze e abilità servono ! - li portano ad una grande felicità, ossa stanche la sera, cuore allegro, calli e pochi soldi e la sensualità e la gioia di lavorare con la vita, nella natura.
Vedevo gli occhi di _aneri brillare,  quando raccontava che il nonno suo, della bassa emiliana, riuscì a vivere a sufficienza, egli strappato dalla miseria dalla terra e operaizzato nell'industria, per vedere il nipote che tornava alla terra. Mio nonno - diceva - sprizzava di gioia quando riuscì a venire qui e a vedere quello che avevo fatto, gli animali, tutto, prima di morire. Ieri c'era anche una camminatrice, israeliana, che nei kibbutz aveva vissuto, anche se in forme diverse, quel movimento nascente - così ben descritto da Andrea De Carlo in Due di due - di una nuova impresa contadina. Sereno, _aneri, diceva che se le figlie non vorranno continuare in quel contesto, prenderà su tutta la famiglie e inizierà qualcos'altro altrove.
Io che sono restio a iniziare, che resisto al nuovo, dopo quelle ore nella terra odorosa di maiali, di prugne, col cantare delle galline-ho-fatto-l'uovo, stanotte sentivo un po' il dolore dei miei limiti. La paura del gettarmi in un'impresa, nello sconosciuto. Saranno giorni di cambiamento al lavoro: ho ansia e paura, opporre resistenza che senso ha!? Eppure è così facile per altre persone ciò che per te è invalicabile o forra orrida e oscura.
Penso ai maiali di ieri - adoro quegli simpatici cotechini semoventi - nel boschetto di roverelle, azzurrini di fanghi nelle loro pozze spa - son proprio cinghiali domestici! -  i loro grugniti allegri, il giocare dei piccoli e dei giovincelli e osservo quel loro vivere felice breve (ma non come i colleghi dei maialifici) e inconsapevole.


34 commenti:

  1. Prima o poi per noi succederà che altri decideranno al nostro posto

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    1. Probabile.
      Un po' come per quei bovini, per quei maiali.

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    2. Prego sostituire il futuro con il presente indicativo. Non vedo cosa deve ancora succedere prima che ci accorgiamo che tutto è deciso in altre sedi.

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    3. Lessi documenti su come già veniamo trattati come bovini o suini od ovini nei supermercati.
      Esistono fini? aggressive? efficaci? non esplicite tecniche di disposizione dei prodotti sugli scaffali e di organizzazione degli scaffali che sfruttano attitudini ed etologia degli homo.
      Lo scopo è quello di far acquistare loro i prodotti meno necessari e più costosi possibile.
      Di fatto, senza che ci sia un recinto fisico, già ora la gran parte dei consumatori si muove ed acquista essendo inconsapevolmente condizionati da queste tecniche e relative disposizioni della merce.
      Proprio come pecore o bovini in un recinto.

      Io risolvo cercando di entrare meno possibile in quei luoghi e approcciandoli con la semplice e classica lista della spesa.

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    4. Magari il problema fosse limitato ai supermercati e al consumo "consapevole".

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  2. I cambiamenti spesso inquietano, ma a volte sono necessari...
    Sulla vita contadina che dire....un conto vederla da fuori avendone un ideale bucolico, i poveri ma felici (mah... dipende quanto poveri) ... un conto, credo viverla giorno per giorno....
    Penso che abbiano anche loro i loro bei problemi...e non piccoli...se il maltempo allaga una stalla, se le bestoe sivammalano, se il raccolto va in malora per una gelata....voglio vedere quanto ti rilassi la sera a guardate il tramonto che scende placido dietro la collina....
    Certo l'aria di campagna non é quella che si respira in cittá....ma a parte quello, credo che sia una vita dura. Come tu stesso dici peraltro.

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    1. Tutti i lavori hanno parti oscure, pesanti, noiose, faticose .
      Diciamo che è noto, in letteratura, che il lavoro sedentario è meno usurante fisicamente (ma lo è comunque) ma è usurante, depressivo dal punto di vista psicologico, emotivo.
      C'è, anche qui, questo rapporto amore-odio tra fatica e benessere, direi.

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    2. Il "lavoro" viene dal latino per "fatica" intesa come sofferenza. Non a caso in molte lingue straniere e dialetti italiani "lavoro" si traduce in "travaglio", per esempio in spagnolo si dice "trabajar" e in siciliano si dice "travagghiari".

      L'unica cosa che può attutire il travaglio è il rapporto di forza tra prestatore d'opera e committente. Se tu sei Michelangelo puoi imporre le tue condizioni, entro un certo limite, al Papa. Quantomeno puoi contrattare.

      Quindi, invece di insegnare ai figli che il massimo nella vita è il "posto fisso", annessi "diritti", per poi lamentarsi di quanto sia avvilente e magari scoprire che i "diritti" sono scritti sulla carta da culo quando salta il banco, bisognerebbe insegnare ai figli a diventare Michelangelo.

      Anche perché le "certezze" del lavoro reggono solo se tutto attorno c'è una muraglia che ti isola dal fluire degli eventi. Se si abbatte la muraglia, No Borders, scopri che ci sono ingegneri nucleare cinesi che lavorano il doppio per un decimo dello stipendio.

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    3. Diciamo _aneri è un contadino, ovvero libero imprenditore: egli possiede i mezzi di produzione ovvero animali, terra (non molta), strumenti: storicamente i contadini stavano assai meglio di mezzadrie ancor più dei i braccianti che erano proprio ai confini della miseria.
      Certo è condizionato dai ritmi della natura (alimentazione degli animali, loro cura, etc. non fa mungitura, i vitelli allattati dalla mucca), dagli orari/giorni dei mercatini ma non da altro.
      Sul piano delle relazioni intraspecie, in confronto ai rapporti di lavoro dipendente ha un numero straordinario di gradi di libertà.

      > lavorano il doppio per un decimo dello stipendio.
      _aneri diceva che con una famiglia di quattro, sostanzialmente va in pareggio.
      Rispetto ad altre imprese contadine che chiudono meglio.
      Il problema della riduzione del reddito è generale ed è un processp iniziato dalla seconda metà degli anni settanta e molto accentuatosi.
      In realtà begli anni dello sciagurato boom e fino a tutti gli anni 80 il tenore è stato troppo alto e pompato da un deficit annuale pazzesco che ha accumulato un debito che ora pesa su di noi.
      Come osservi un deficit non solo pesantissimo ma che invece di diminuire (tassi bassissimi ora) continua ad aumentare drammaticamente.

      Siamo nella merda che sale dal collo e i politicanti catechizzano il_bobbbolo facendogli credere che le cose stiano migliorando.
      Poi Renzi va a tirare le giacchette per far più deficit.
      Siamo alla follia.
      I No Borders fanno parte di questa patologia sociale e politica che cerca di distruggere le nostre società. Essi lavorano sul fronte demografico, di frantumazione sociale per innesto forzato di alloctoni incompatibili.

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  3. Io sarò scemo ma non capisco la continuità tra il maiale, che per inciso puzza più di qualsiasi altra cosa e i cambiamenti.

    UCoso, i cambiamenti DELLA MATURITA di solito avvengono perché sei costretto o per semplice botta di sfiga. E' finita l'epoca in cui ti credevi immortale e di avere tutto il mondo a disposizione, per cui il cambiamento era parte del normale fluire della vita. Quando sei costretto, la logica è sempre quella del male minore, quindi è solo normale essere "restii" al cambiamento.

    Nessuno sano di mente, avendo una alternativa migliore, va a spalare la merda per vivere, dai retta. E' la ragione per cui gli antenati appena hanno potuto hanno abbandonato le stalle.

    Io mi domando e chiedo se la gente che frequenti ha qualche ruolo in queste tue divagazioni neoromantiche, ovvvero se le ispira, le asseconda, le incoraggia o se è solo farina del tuo sacco. Fossi io, ti riporterei immediatamente sulla terra.

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    1. A proposito, fare il contadino non è difficile, notoriamente nella Storia i contadini occupano il livello più basso della società proprio perché hanno competenze di valore relativamente scarso.

      Fare il contadino è avvilente, al contrario di quanto emerge dal tuo racconto romanzato. E' avvilente perché bisogna fare cose faticose o sgradevoli (come alzarsi col buio per accudire le bestie) e in cambio si ottiene poco, oggi come ai tempi di Babilonia.

      Pensa che, sempre considerando la Storia, il lavoro che nelle società industrializzate assorbe la manodopera non qualificata, cioè l'operaio edile, in realtà è una mansione specializzata socialmente superiore al contadino. Vedi alla voce massoneria, che leggenda vuole sia nata dalle corporazioni dei muratori e degli scalpellini. Che io sappia non è mai esistita una corporazione dei contadini.

      Io comunque sarei anche d'accordo a rivalutare il mestiere del contadino ma bisognerebbe pagare MOLTO di più le derrate alimentari, oggi le importiamo come tutto il resto da Paesi dove la gente campa con cento euro al mese, se va bene.

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    2. > il maiale, che per inciso puzza più di qualsiasi altra cosa

      Il maiale è un animale pulito. Il fatto che sia considerato sporco è dovuto al fatto che la maggioranza dei maiali sono quasi immobilizzati in spazi angusti nei quali essi stanno sulle/dentro le loro urina e feci. Ma questa NON è la loro etologia né il loro comportamento naturale. Infatti i cinghiali non solo sono puliti ma hanno pratiche comuni di igiene personale: avvoltolarsi nel fango e strofinare il pelo suy alpberi, possibilmente su conifere resinose, per mantenersi liberi da parassiti.
      L'azienda che abbiamo visitato domenica NON fa allevamento intensivo: i maiali (penso un paio di dozzine) sono allevati allo stato semibrado in uno spazio abbastanza ampio (direi, a naso, un terzo o mezzo ettaro).
      Infatti non puzzavano.
      Le persone che tengono maiali come animali da compagnia sanno che essi sono puliti come i cani: è sufficiente educarli a gestire opportunamente urina ed escrementi.

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    3. Si può fare il contadino bene o male.
      Fare il contadino bene, ovvero non un operatore dell'industria chimica sulla terra o l'operaio superspecializzato in lattonzoli 0 -> 3 kg è difficile perché devi avere un ampio spettro di conoscenze, abilità manuali e intellettuali, spirito di osservazione, di ricerca e di miglioramento.

      Sul fatto che una parte notevole di contadini faccia il lavoro mediocremente o male li accomuna a tutte le altre professioni (personalmente ho visto notai fare dei lavori con strafalcioni grammaticali ed errori madornali).
      Chiaramente in una società che tende alla superspecializzazione (del millimetro quadrato) USA & getta in ambiti sempre più artificiali, la figura “olistica” del contadino risulta marginale.

      Quella famiglia è scappata da una vita "ordinaria" e si è gettata in una impresa contadina di livello alto (filiera completa, azienda quasi chiusa, lavoro sulle varietà, hanno del mais antico piemontese, veloce, a scarsa esigenza idrica per un po' di farina di mais per polenta bio).
      _aneri è sveglio ed è riuscito con successo a coltivare l'aglio che notoriamente è un ortaggio assai difficile.

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    4. > bisognerebbe pagare MOLTO di più le derrate alimentari

      Per inciso, io pago quegli alimenti molto di più del prezzo medio della GDO, a volte anche tre o quattro volte i prezzi inferiori.
      Mi rendo conto di essere, con altri gasisti e acquirenti critici, una minoranza (infatti ho auto vecchie, uso per il 95% del tempo un vecchio Nokia da 29€, non ho abbonamenti a SKY, etc. ovvero metto i soldi nelle cose importanti, ad esempio nel cibo di qualità da una eco-nomia locale).
      Siamo un numericamente piccolo e scomodo controesempio.

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    5. UCoso, sai che sei divertente nel tuo negare l'evidenza? Esiste il detto "la terra (o la zolla) è bassa", significa che per coltivare la terra devi piegare la schiena.

      Come no detto, da sempre nella storia dell'uomo coltivare la terra è stata l'attività meno remunerata, più servile. Vedi l'economia agricola romana fondata sugli schiavi e il latifondo, vedi la successiva economia medievale fondata sulla agricoltura intensiva portata avanti dai servi della gleba, cioè della zolla, eccetera.

      Il maiale puzza eccome. Puzza perché è un animale onnivoro, puzza come puzzano le persone, non a caso i maiali sono il modello medico/chirugico utilizzato per simulare l'essere umano. La puzza non la senti se guardi da una certa distanza, quanto è bello fare il contadino. Io però la campagna l'ho frequentata nei limiti del possibile e di tutti gli animali domestici, il maiale è quello che puzza di più. In confronto la buascia di mucca o la cacca di cavallo è inerte.

      Un'altra cosa che forse non sai, a parte l'ovvia considerazione che i cinghiali vivono frugando nel terreno, quindi si, sono coperti di fango e di qualsiasi altra cosa, è che la carne di cinghiale non si conserva, marcisce immediatamente. E' la ragione per cui gli avi hanno inventato la salatura, che però in origine aveva di costi proibitivi per via del sale.

      UCoso, parliamo del GAS.
      Io non capisco come ragioni. Sono sicuro che Briatore quando ha voglia si fa arrivare la carne del manzo Kobe dal giappone o le ostriche dalla Polinesia. E' un piccolo e scomodo contro esempio.
      Qui però parliamo di masse e grandi numeri, un problema economico generale che ha bisogno di soluzioni generali. Dire "io mangio il pippolo spippolante che coltiva il mio amico Mario" non è un esempio di intelligenza, è un esempio di sconnessione dalla realtà.

      Il problema è che Francesco prende la macchina, esce dal box, si infila in un tubo, esce dal tubo, parcheggia sotto il centro commerciale e poi sale e gira per gli scaffali. Come lui il 99% degli Italiani e degli Europei, tranne quelli che o si producono gli alimenti in proprio o vivono molto vicino a chi lo fa. Sugli scaffali del centro commerciale trovi prodotti costruiti a tavolino in modo da abbattere i costi di produzione, massimizzare le vendite al prezzo più alto relativamente a quella nicchia. Oggi come oggi comprare del pollo o del maiale o del formaggio o dei fagioli è esattamente uguale a comprare una bottiglia di coca cola.

      Da cui, il problema e la soluzione non hanno niente a che fare col GAS. Il problema è sempre lo stesso, il Piano, in questo caso declinato negli aspetti culturali della alimentazione. Se vengono prese decisioni nelle famose stanze dei bottoni semi-occulte per cui si smantellano certe produzioni italiane, per esempio il latte, poi è ovvio che fare il formaggio in Italia non ha più molto senso, lo puoi fare ovunque. Idem per qualsiasi cosa, se il prosciutto lo fai con maiali allevati dall'altra parte del mondo, non c'è ragione per cui sia diverso da un altro prosciutto fatto da un'altra parte.

      Alla fine la professione del contadino in Italia, fatto salvo le nicchie del lusso e del super-lusso, diventa impossibile perché qualcuno ha deciso, ai livelli di elite apolide, che DEVE ESSERE IMPOSSIBILE. Nel prendere questa decisione è anche evidente l'intento di annientare i legami culturali col cibo, la sua preparazione e le materie prime.

      Mi sono spiegato?

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    6. Comunque, questo neo romanticismo di mollare tutto per fare il contadino è un antico filone letterario. E' una favola che si raccontavano già gli aristocratici del medioevo mentre cavalcavano nelle loro tenute.

      Ma nel "mondo reale" non funziona come Forrest Gump che si mette a pescare i gamberi e tutti vanno gambe all'aria tranne lui e diventa milionario. Nel mondo reale i contadini "globalizzati" diventano servi della gleba per conto delle banche che gli prestano i soldi per pagare le bollette.

      Quindi tornare alla terra è una cosa che si fa quando precipita l'apocalisse e allora non hai alternative, se vuoi mangiare, che produrre con le tue mani. Fino ad allora, ti conviene lavorare per la banca che presta i soldi al contadino e lo spossessa.

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    7. Sulle puzze non ho tempo di replicare.
      Se la cacca è di un animale che si nutre bene con cibo sano, puzza di meno.
      Più l'alimentazione è carnivora più le feci puzzano. Non so chi di voi abbia avuto la sfortuna di incappare in feci di rapaci (ad esempio sotto un loro nido). Emanano un fetore putrescente non so se orribile o nauseante.
      I maiali di _aneri, come la maggioranza dei maiali allevati bene, vengono allevati con soli vegetali (fieno, orzo, favino, etc.).
      Certamente scoveranno ancora qualche lombrico residuo nel bosco di roverelle, ma le proteine animali rimangono in quantità irrisoria.

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    8. > mollare tutto per fare il contadino è un antico filone letterario.

      La parte più benestante e colta degli ebrei europei andarono a lavorare la terra in Israele (nei kibbutz e ci sono ancora come coloni).
      Quanti dirigenti lombardi stressati ad un certo punto sclerano, strippano e vanno a fare i vignaioli o gli allevatori di Mora Romagnola o di Modicana in Gargano, a fare biodinamico in Maremma o Lunigiana, etc.?
      Certamente non vanno a fare i braccianti.
      Sono imprese contadine di livello alto, spesso con attività collaterali, come l'agriturismo, le settimane di relax e cura, l'equitazione, etc. .

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    9. > Alla fine la professione del contadino in Italia [...] che DEVE ESSERE IMPOSSIBILE

      _aneri mi ha detto che in quella provincia si sono accorti che la ipernomazione stava distruggendo le piccole imprese contadine e hanno dato molti giri di allentamento della vite.
      Da questo punto di vista il "fatta la legge trovato l'inganno" è provvidenziale ed ecologico quando le leggi sono economicide per la piccola economia locale.
      Pensa, in Emilia Romagna, quanto si varia da provincia a provincia (in questa c'è ancora un notevole accanimento e una tendenza di fatto punitiva sulle piccole imprese contadine).

      Inoltre, in quella provincia, hanno dato un pesantissimo giro di vite sugli ungulati che sono la dannazione degli agricoltori di collina e montagna.
      Pesante riduzione dei cinghiali, ad esempio, che ora non si vedono quasi più.
      Inoltre un bracconaggio intelligente che preda altri capi senza arrivare all'estinzione.

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    10. UomoCoso non sai di cosa parli.
      Fai una ricerca sullo smaltimento dei liquami degli allevamenti suini e vedrai che richiedono un trattamento particolare, cosa che include la possibilità di adoperarli come sorgente di energia proprio perché puzzano in maniera indicibile (la puzza viene dai gas della fermentazione, non è magia).

      E' chiaro che due maiali liberi su 20 ettari di terreno puzzano di meno rispetto a 20 maiali costretti in una stanza di due metri. Ma non cambia niente, lo stesso ragionamento vale per qualsiasi animale, dai pesci rossi agli elefanti.

      Comunque il punto è che curare i maiali significa curare delle bestie che sono non sono proverbiali perché sono gradevoli. Se dici a qualcuno "sei una capra" sotto intendi scarso acume (cosa per altro falsa, le capre sono curiose), se dici a qualcuno "sei un maiale" sotto intendi abitudini particolarmente sgradevoli, schifose.

      Ergo, il punto della faccenda è che passare da riparare automobili a allevare i maiali non è necessariamente un grande passo avanti.

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    11. Io non capisco questo ragionare sulla piccola scala come la "provincia".

      Il "mercato" a cui si rivolgono i contadini non è locale, a meno, lo ripeto, di diventare "fattoria - boutique" dove si servono i fighetta. Se tu mungi la mucca e vuoi vendere il latte, il prezzo del latte viene determinato come minimo a livello europeo.

      Mentre tu non puoi comprare una casa in Ucraina, smontarla, portarla qui e rimontarla, col latte, cosi come tutti i prodotti agricoli, non è un problema. La Coop, che pure è vicina al "popolo", vende prodotti che secondo il loro stesso giornalino, vengono dai quattro angoli della terra. Che ne so, i legumi vengono dal Sud America. Tu coltivi fagioli, li vuoi vendere ad un grossista che poi li vende all'industria, il grossista ti fa un prezzo che è quello che farebbe in Cile o in Perù.

      E veniamo al solito problema. Per impedire che il contadino italiano debba vendere ai prezzi "globalizzati" bisognerebbe interporre dei dazi doganali. Cosa che ci viene impedita dal fatto che non solo abbiamo abbattuto ogni barriera ma che stiamo facendo di tutto per eliminare qualsiasi traccia di indipendenza ed autodeterminazione, devolvendo tutto ad "amministrazioni" e "sedi legislative" sovra nazionali.

      Non si dice sempre, di continuo, che bisogna avere una unica fiscalità comunitaria? La fiscalità comunitaria se ne frega dei contadini dell'Emilia, rispetto, che ne so, a quelli delle Fiandre.

      Qualcuno ha deciso, molto tempo fa, che l'Italia non deve produrre il proprio cibo e non deve produrre tante altre cose, per esempio niente nell'elettronica. Deve essere solo consumo ed eventualmente trasformazione.

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    12. Un'altra cosa ridicola: le etichette.

      A noi converrebbe se le etichette riportassero quante più informazioni possibili sul luogo di produzione e sulla filiera che arriva al prodotto finito.

      Anche questo ci viene vietato dalla UE perché in altra sede si è deciso che bisogna favorire la circolazione di merci, anche A DANNO DEL CONSUMATORE, cioè da una parte non dando comunicazione sulle differenze qualitative dei prodotti, dall'altro incentivando le aziende a rifornirsi sul "mercato globale", che in poche parole significa comprare dai "Paesi emergenti", la dove ci sono gli standard qualitativi più bassi, nessuno controlla i pesticidi e le tossine, eccetera.

      A chi conviene se la dicitura "made in Italy" non significa nulla? A noi no di sicuro e nemmeno ai contadini o ai trasformatori italiani. Decisioni prese altrove che subiamo passivamente.

      Subiamo passivamente perché da una parte non sappiamo e non capiamo, dall'altra abbiamo l'idea che tutto questo avvenga in cambio di qualche regalia, di qualche favore.

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    13. "La parte più benestante e colta degli ebrei europei andarono a lavorare la terra in Israele (nei kibbutz e ci sono ancora come coloni)."

      UCoso, dai, per favore, mi viene male. La faccenda di Israele si inquadra nel Sionismo, fai una ricerca anche per quello. Altrimenti non ha senso scrivere cose a caso.

      Israele oggi non vive di agricoltura, che sarebbe ridicolo anche considerate le culture idroponiche, vive di tecnologia (a parte il supporto che viene dagli Ebrei americani eccetera). Io non ho mai mangiato formaggio israeliano, in compenso una volta ho comprato un software da una azienda israeliana che lavorava per la Difesa.

      "Quanti dirigenti lombardi stressati"

      Anche questo è uno stereotipo di certi film di Salvatores. I dirigenti lombardi stressati cambiano vita in funzione degli zeri sul conto corrente. Potrebbero anche non fare niente, aprire un chiosco di piadine, qualsiasi cosa. Siamo sempre bloccati nel modo di pensare del ricco che favoleggia la vita sana e ingenua, quindi felice, del povero. Una posa che è VECCHIA DI SECOLI, tipo Paul Gauguin che dipinge i nativi polinesiani, solo che tu purtroppo non lo sai.

      "a fare biodinamico in Maremma o Lunigiana"
      "le settimane di relax e cura, l'equitazione"

      Mi viene il vomito, UCoso, per favore, dai. Parliamo di agricoltura, di fiscalità, di consumi, di mercati e tu vieni fuori con il relax e l'equitazione.

      Mamma mia, brividi.

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    14. Lorenzo, sei troppo ideologico. Gli esempi della realtà che cito non ti vanno bene.
      L'orizzonte politico nella mia società ideale è quello dei cantoni o delle province. Quindi anche l'eco-nomia, i mercati, energia, acqua, rifiuti. Anche l'agricoltura.

      Con i GAS rompiamo la filiera lunga speculativa e globale e facciamo proprio quello: pagare di più il contadino locale che ci produca, a prezzi ragionevoli - non siamo nababbi né fighetta (vanno da Natura Scic quelli) - cibo sano, ecologico e buono.
      Siamo pochi? Meglio pochi che niente!

      Israele ha un deficit ecologico mostruoso, importa quasi tutto. Io conosco solo le arachidi e i pompelmi come prodotti agricoli esportati.

      Certamente le nuove imprese contadini devono avere una filiera più completa possibile per avere un reddito sufficiente. E attività collaterali, come alloggio, equitazione, didattica per bambini, etc. .
      Così campano, altrimenti chiudono. Anche se non ti piace e ti fa vomitare.

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    15. No tu citi esempi letterari, non della realtà.

      Il guaio catastrofico è proprio questo, che per te letteratura e realtà coincidono.

      Niente in contrario rispetto al GAS ma è una cosa che non fa nessuna differenza rispetto alle cose che ho scritto sopra. E alla lunga, o il contadino da cui ti fornisci campa di GAS, oppure viene schiacciato dalla "globalizzazione" dei mercati per cui i suoi prodotti non li compra nessuno perché sono "fuori mercato".

      Il fatto che i prodotti italiani siano "fuori mercato" non è accidentale, non dipende da leggi casuali, è stato pianificato a tavolino, insieme alle cose che ho scritto in passato. E' tutto parte dello stesso progetto.

      Le "imprese" con la "attività collaterali" sono una idea che ha senso se consideri che gli Italiani in generale esistano solo come consumatori, col reddito creato dal nulla da spendere in divertimenti. Non funziona cosi, mano a mano che sbaracchi le produzioni diminuisce il PIL, quindi il reddito procapite, anche perché incide sempre di più il prelievo fiscale, che non scende insieme al PIL anzi aumenta (e quindi si allarga la forbice).

      Quando gli Italiani non hanno soldi (o non hanno lavoro) nelle "imprese" con le attività collaterali chi ci va?

      A me non fa vomitare l'agriturismo UomoCoso, mi fa vomitare il mondo concettuale in cui ti muovi. Sai perché? PERCHE NON L'HAI PENSATO TU. Ti limiti a fare un elenco di luoghi comuni, che vengono da un certo contesto, a sua volta sottoprodotto del famoso Piano.

      Nota a parte:
      Israele nasce dal sionismo, ti ripeto l'invito a fare una ricerca, poi capisci come si incastrano i pezzi. Non è che se incontri uno o dieci Ebrei allora sai tutto per osmosi.

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    16. Comunque do ragione a Francesco, sono un coglione. Ma non nel senso che intende lui, nel senso opposto. Perché non cambia niente, la macchina è in moto ed è enorme. Sentivo giusto adesso su Radio Radicale un dibattito sul "futuro della Unione Europea". Delirio. Poi qui ci sono i "dirigenti lombardi stressati" che aprono le "imprese alte". Totale sconnessione. Ingranaggi che non sono collegati e girano a vuoto.

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    17. > No tu citi esempi letterari, non della realtà.
      >
      > Il guaio catastrofico è proprio questo, che per te letteratura e realtà coincidono.

      Non essere ridicolo.
      Abbiamo, sul non fresco, giri di oltre 10k€ di ordini al trimestre, decine di produttori e aziende e decine di famiglie.
      No, non è finzione.
      E' una realtà economica che esiste, si può andare a toccarla, visitarla, venir via con prodotti e pagarli.
      E se lo fanno decine di famiglie perché non lo potrebbero fare decine di migliaia o decine di milioni?
      Non lo fanno perché non si vuole.
      Fine delle elucubrazioni.

      Il reddito procapite diminuisce per varie ragioni
      o - trasferimento di economia produttiva all'estero
      o - debito mostruoso accumulato in passato
      o - aumento della popolazione (da tsunami migratorio) e diminuzione del PIL (meno torta e più fette e mandibolatori di fette).
      Questo + un meccanismo crescitista, non decrescitista.
      Ci sono casi famosi di paesi non certo "baluba" come il Giappone dove cittadini e paesani sono diminuiti sensibilmente più del PIL avendo ottenuto un aumento pro capite del PIL ovvero di beni, servizi e risorse a testa.

      Il nostro scopo è proprio quello che quel contadino campi di GAS, lavori localmente e produca a km 0. Vogliamo usare un termine di moda? Vogliamo un'economia circolare (esattamente agli antipodi di importare CPU taiwanesi rivendute da statunitensi o limoni sudafricani, con capitali enormi e conoscenze che escono dall'Italia e vanno a Taiwan, USA e Sud Africa).
      Eccetera eccetera.

      Francamente non capisco, Lorenzo.
      Piuttosto che incraniarti su questo e quello che non va, indica quale sarebbe la dimensione economica, la sua estensione, et. insomma il modello economico che pensi possa migliorare la realtà rispetto a quello "principale", dei grandi numeri, attuale.

      La critica e facile, l'arte è difficile.

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    18. "E se lo fanno decine di famiglie perché non lo potrebbero fare decine di migliaia o decine di milioni? Non lo fanno perché non si vuole.
      Fine delle elucubrazioni."

      E certo, come no. Questo è pari pari l'aneddoto (inventato) secondo il quale la proverbiale regina di Francia, quando gli comunicano che il popolo chiede il pane esclama "che mangino le brioches!".

      Se lo fanno decine di famiglie (il GAS), perché non lo fanno milioni di famiglie? La risposta di Topolino è "perché non vogliono o non sanno", il popolo bue.

      Non interessa in questa sede PERCHE diminuisce il PIL (o sta fermo mentre il resto si muove, quindi diminuisce relativamente). Il fatto che conta è che se gli Italiani hanno le chiappe strette, ovviamente una economia basata sul superfluo è la prima cosa che smette di funzionare. Certo, anche quando tutto va a rotoli ci sarà una quota minoritaria di gente che non ne risente. Ergo, se sei Dolce e Gabbana vivi lo stesso anche se c'è una spirale deflazionistica.

      Il caso del Giappone, o UomoCoso, l'hai citato a sproposito perché tu non saresti mai disposto a vivere nei loculi accatastati e mangiare le merda (pagandola a peso d'oro) come fa il giapponese medio.

      Il tuo scopo che il contadino campi di GAS è ovviamente velleitario. Non succederà mai. Ovvero, anche nella migliore delle ipotesi UN contadino campa di GAS, DUE contadini campano di GAS ma qui devi mantenere tutta l'Italia. E torniamo alla evidenza che il mondo è un'altra roba rispetto alla tua versione romanzata.

      Cosa non capisci, che ti dico che le tue sono fregnacce che sento ripetere da quando ho memoria? Esattamente come quelle che ci sono nei blog che hai nel tuo blogroll.

      Mentre tu fantastichi di un mondo dove la gente compra la verdura direttamente dal contadino invece che nel centro commerciale, in vaschetta, importata dal Peru, nel mondo reale sta succedendo ESATTAMENTE IL CONTRARIO.

      La soluzione alla maggior parte dei problemi di cui discutiamo si risolve sempre nello stesso modo§:
      1. guerra civile
      2. guerra di indipendenza

      Cioè bisogna reclamare la nostra autodeterminazione ed invertire il processo di "globalizzazione".

      Tutto il resto o asseconda i processi in atto, oppure è aria fritta.

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    19. Ripeto: le cose che vediamo, in ogni ambito, compreso quello dell'agro-alimentare, non accadono per caso ma come esito di un Piano disegnato a tavolino e che ci vede schiavi, soggetti.

      Controbattere il Piano non è questione di comportamenti individuali, quelli al massimo fanno resistenza passiva. Controbattere il Piano richiede la SOVRANITA.

      Il processo a cui stiamo assistendo va benna direzione opposta, ovvero che, con la storia dei "diritti universali", tutto è "universale", da cui bisogna cedere sovranità, sottomettersi ad una autorità altrettanto universale.

      Tu fai la tua conserva di pomodoro, benissimo. Non sposti la questione di un micron. Appena esci di casa, appena fai l'atto di avere una vita pubblica, ti trovi privo di sovranità e soggetto, schiavo. Subisci lo "universale".

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    20. Perche, UomoCoso, tu sai benissimo che ci sono i deputati europei del PD che votano CONTRO l'agricoltura italiana. Abbiamo un Governo e un Parlamento che amministrano e legiferano CONTRO di noi. E mi chiedi quale è la alternativa?

      Cosa ti aspetti che di dica, che l'alternativa sono i comunisti post-comunisti farlocchi del GAS, quelli che straparlano di "energie rinnovabili" su RAI 3? I comportamenti e gli acquisti "equi e solidali"?

      Bah, boh, dovrei venire a fare una delle tue gite per litigare con tutti e vedere se riesco a martellare qualche cosa nella tua testaccia.

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    21. > ci sono i deputati europei del PD che votano CONTRO l'agricoltura italiana

      Conosco bene il il problema e li avevo anche elencati, li riporto ancora una volta questi sinistranti sfascisti

      1 - Mercedes Bresso, PD
      2 - Sergio Cofferati, ex PD
      3 - Andrea Cozzolino, PD
      4 - Roberto Gualtieri PD
      5 - Cécile Kyenge, PD
      6 - Antonio Panzeri, PD
      7 - Massimo Paolucci, PD
      8 - Gianni Pittella, PD
      9 - David Sassoli, PD
      10 - Renato Soru, PD
      11 - Patrizia Toia, Partito Popolare/di frequentazioni socialiste e dalemiane
      12 - Flavio Zanonato, PD
      13 - Curzio Maltese, Altra Europa (manineicapelli solo per il nome del partito neopostcomunista)
      14 - Elly Schlein, PD
      15 - Barbara Spinelli , Altra Europa

      Quello che dico sempre, anche nel caso dell'acquisto compulsivo di berline di lusso tedesche da parte di greci e italiani, ad esempio, è che potrebbero pure vendere olio tunisino o aglio argentino (visto ieri da _mlero a Natura Sì) ma che se gli acquirenti non comprassero quei prodotti (ad esempio perché acquistano olio in filiera corta da olivicoltori di fiducia) quei prodotti rimarrebbero invenduti.
      L'acquisto è un atto policito e la destinazione del reddito un'arma, contro alcuni e a favore di altri.

      Il problema dell'uscire di casa è una questione di massa: essa può avere comportamenti gregari, di massa appunto, nefasti ma anche virtuosi.

      Certamente si potrebbe arrivare a misure sempre più coercitive come la confisca delle seconde e poi prime case per l'inserimento di "doni, ricchezze, opportunità, gioiosi fratelli e pagatori di pensioni" o la messa al bando (già in atto, peraltro, vedere campagna Genuino Clandestino) delle piccole imprese contadine a trasformazione diretta.
      Al peggio non c'è limite.
      Però l'acquisto critico è un'arma da utilizzare in questa lotta identitaria, localista, eco-nomica.

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    22. Il fatto è, UCoso, che te fai finta di non capire che il nemico è nel GAS prima che fuori.

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  4. Nota
    Ho corretto qualche parte del testo, scritto ieri un po' di fretta.
    Una frase faceva proprio a pugni con la consecutio temporum.
    Buongiorno!

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  5. Nota 2
    Aggiunta questa pagina alla categoria "gas".
    La visita trae origine dal gruppo di acquisto solidale (v. qui "Il vitellone") e alcuni gasisti erano anche presenti, domenica.

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