martedì 9 agosto 2016

La stanza, la radura



Questa settimana _mlero sarà nella sua terra dai suoi. Tempo per godermi solitudine e libertà. Quella volta che le dissi che almeno due giorni alla settimana li farò per i cavoli miei, mi rispose che sembravo un gatto che tira fuori gli artigli.
Ieri a casa, in silenzio, senza figlio, senza morosa, a rispondere solo ai miei capricci, a fare le mie cose. Nel corso della giornata mi aveva proposto di tornare mercoledì invece che giovedì per andare a ballare insieme in un posto nuovo. Francamente mi ha leggermente scocciato. io desidero stare questi giorni per i fatti miei. Mark Renthon non ha tutti i torti quando scrive che non sembro innamorato.
Si ripropone lo schema vissuto con A-Woman: con lei sto bene, senza di lei sto altrettanto bene, solo e sempre con lei starei certamente peggio, male.
Io sono stato meravigliosamente bene da solo per cinque anni e faccio fatica a passare a dormire sotto le stelle in una radura del bosco a entrare nella confortevole e angusta stanza della coppia.
Comunque ho smesso di farmi le seghe mentali: ieri sera non avevo voglia, non ho risposto a nulla (chiamata, messaggi, mail). Stamane dopo una dormita andava meglio, ha chiamato lei, in treno, conversazione scorrevole, piacevole.
Devo dirle anche che ho intenzione di mantenermi anche uno spazio da solo anche per le occasioni di tango.
A stare da soli si diventa insofferenti ai compromessi anche i più piccoli. Ad esempio, ella non mangia, in genere, carboidrati, la sera (pasta, risotti o altre minestre). Così ieri sera, mi sono fatto tre porzioni di fusilli con ristretto di pomidoro (eccellenti, portati dai nostri amici a cena, sabato sera), aglio, peperoncino e dadolata finale di pomodoro fresco, piatto guarniti con basilico fresco. Ad ogni morso mi godevo il sapore di grano duro, di olio di Biancolilla, il profumo del basilico, le fragranze dei pomidoro, freschi e saltati, un caleidoscopio gustativo.. Ero tornato al picnic in quella radura nel bosco.

82 commenti:

  1. Sei una fase elastica..é una cosa maschile che spesso noi donne, per natura molto inclusive, non capiamo e la confondiamo con il distacco... ma a voi serve per riprendere il contatto con voi stessi e le cose che amate fare. :)
    Innamorarsi non é una cosa che si può decidere a tavolino...o accade o non accade. Mi sembra che lei stia un pó premendo con la sua presenza e le tante cose che vuoke fare insieme...bello ma anche stressante immagino...forse lei innamorata lo é e si sa che gli innamorati vogliono stare insieme all'amato il piü possibile.

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    1. > Mi sembra che lei stia un pó premendo con la sua presenza

      Direi che non è lei: ella è molto discreta, devo dire. Ovviamente tende a fare proposte etc. .
      Sono io che sto bene da solo e farei cose da solo: ella, quindi, semplicemente mi pone davanti al cruccio se essere sincero e declinare i suoi inviti, per quanto garbati, oppure se essere accomodante e accettarli.
      Si tratta di queste menate.
      Io non so come ella visse e vorrebbe vivere le sue storie, idem per lei nei miei confronti.
      A volte penso che un chiarimento non sarebbe male. Anche se sono i fatti a chiarire, le parole contano poco.

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    2. Non sono menate, Uomo. Voi avete fatto finora molte cose insieme...addirittura una vacanza simil viaggio di nozze (magar per tanti non vuol dire nulla... ma per come la vedo io significa che due sono insieme)....penso sia normale che ella si senta in coppia...però a questo punto, visto che lei sembra piú coinvolta e tu invece la vedi come una cara amica con cui condividi eros e piaveri vari ma senza particolare trasporto emotivo, sarebbe opportuno chiarisi...piú il tempo passa infatti piú rischi che lei poi ci resti male. Vedi me e A....e bada che mi ero coinvolta pur non facendo mai niente di tutto quello che avete fatto voi...come gite, vacanze, dormire iniseme ecc ecc.
      Insomma, devi essere sincero. E lo so, non é semplice perché lei potrebbe tirarsi indietro. O anche no. Ma se non lo fai le cose si potrebbero complicare e pii sarebbe un peccato che finisse tra spiacevoli recriminazioni.

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    3. Cioé non bisogna dare per scontato che l'altro/a "capisca" che non vuoi un rapporto piú stretto solo perché talvolta non rispondi al buongiorno o cose simili....é davvero facile fraintendersi se mon ci si dice le cose con chiarezza. Tipo "Mi piaci ma ho bisogno dei miei spazi" oppure "Mi piace passar del tempo insieme a te ma non riesco avere un rapporto quotidiano con i messaggini". A volte basterebbe essere semplicemente sinceri senza temere di offendere per evitare tanti malintesi. Scusa sembro pedante ma essendoci passata so quanto ci si puó restare male quando l'altra persona ti costringe con silenzi e "non detti" a capire certe cose per "deduzione".

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    4. Io chiarirò tutto con _mlero (per il femminile le parole contano molto, quanto i fatti o forse di più): le difficoltà nel passare, in pochi giorni, qualche settimana, dal nulla al quasi tutto e che, se vogliamo andare avanti, non avendo io pulsioni masochiste, dovrò passare dal "quasi tutto insieme" al "qualche cosa insieme".
      In effetti è la semplice verità.

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    6. Relazionarsi dopo lungo tempo da singe non é semplice. Si hanno ritmi e abitudini che una nuova persona inevitabilmente ti svonvolge. Penso però che se con quella persona ci stai bene non dovrebbe essere un problema insormontabile accordarsi sui tempi e i modi della frequentazione.
      Diverso discorso é se le aspettative sono molto (troppo) diverse. Forse lei vuole un comoagno a tutti gli effetti mentre a te sta bene vedervi piacevolmente di quando in quando senza scadenze fisse e obbligate. Sono entrambe aspettative legittime ma vanno palesate. Quindi é giusto che gliene parli.

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  2. Questo post darà vento alle vele degli Anti-UomoCosisti.

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    1. Seriamente, Coso.

      Torno al mio amico che non capisce perché il Moto Perpetuo non esiste. L'altro giorno mi chiama per salutarmi prima di partire per le vacanze con moglie e figli. Mi fa "porca miseria devo alzarmi alle quattro domani". Perché? "devo montare il porta bici e le bici dei figli (tieni conto che il più grande fa l'università) sopra la macchina prima di partire". Ecco. Quando ci siamo rivisti dopo vent'anni la cosa che mi aveva più impressionato era che la moglie lo chiama diverse volte al giorno. Dice "quando non sa cosa fare mi chiama".

      Io non sono mai andato vicino ad una situazione del genere perché NON RIESCO AD ADATTARMI AI COMPROMESSI. E la vita all'interno di una relazione consiste praticamente SOLO di compromessi. Almeno, questo è quello che osservo.

      Devi fare cose che se tu fossi da solo non faresti mai. Devi sopportare voglie e idiosincrasie altrui, anche quelle che non hanno senso. O cosi, oppure ci sono due opzioni, passi la vita in un litigio costante o salta tutto per aria.

      Contrariamente a quello che leggo, non si tratta di "essere presi di lei" o meno, tutto il contrario. Si tratta, come scrivevo altrove, di una specie di lavoro.

      Io vedo che la gente si assoggetta a questo lavoro e, onestamente, secondo me la paga sotto forma di chiavata saltuaria (che la maggior parte di noi non compie le tue mirabolanti maratone), non vale la pena.

      Non ho idea di come sia possibile tutto ciò eppure esiste.

      Non vorrei dirlo ma non c'è modo di "mettersi d'accordo". Ovvero, significa passare da "coppia" a "trombamica", cosa che, nonostante tutte le chiacchiere, non rientra nel modo di pensare femminile, che pretende il contrario, cioè di esaurire tutto il tuo tempo e le tue attenzioni.

      Voglio dire, attento che appena pigi quel bottone è molto probabile che scateni una reazione a catena dagli effetti che sai.

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    2. [...] era che la moglie lo chiama diverse volte al giorno. Dice "quando non sa cosa fare mi chiama".

      Io quando non so cosa fare controllo la mia email come riflesso condizionato.

      Concordo sul fatto che il matrimonio sia una sorta di lavoro (del resto, è un patto tra due persone che si impegnano a rispettare certe cose). Nessuno dice che sposandosi ci siano solo rose e fiori.

      Per quanto riguarda i rapporti tra persone adulte non conviventi e non legate da matrimonio o figli: ognuno è libero di negoziare la propria relazione. Se non va bene, non staranno insieme.

      Una curiosità: _mlero ha figli?

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    3. Non il matrimonio è un lavoro, vivere con una donna è un lavoro.

      Il matrimonio serve a contrattualizzare la convivenza, cioè si sottoscrive un contratto che impegna le parti a certi doveri sia reciproci che da/verso l'esterno.

      Dobbiamo sempre tenere presente da dove arrivano le cose. Il matrimonio si deve vedere nella logica dei clan familiari dove esisteva una gerarchia e compiti/diritti/doveri conseguenti. Si trattava di un contratto che non impegnava l'uomo e la donna ma i rispettivi clan. Poderi, città e regni venivano fondati consolidati, ristretti ed allargati attraverso i matrimoni.

      Notare che il termine "matrimonio" è l'immagine femminile di "patrimonio", il primo significa "il compito della donna - madre" e il secondo significa "il compito dell'uomo - padre".

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    4. La donna è portata a pensare che lo "amore" consista nel fatto di essere al centro dell'universo dell'uomo. La ragione storica è ovvia, tanto più l'uomo si dedica alla famiglia, tante maggiori possibilità di sopravvivenza della donna e dei figli.

      L'uomo invece idealmente (includiamo UomoCoso dato che ce l'ha detto lui stesso) andrebbe come l'ape di fiore in fiore a impollinarle tutte, col minimo di impegno per ognuna. Non è che l'uomo non "ami", è che le amerebbe tutte se potesse. La ragione storica è ovvia, tanto più figli in giro, tanto più si trasmette il DNA, senza contare la necessità di variabilità genetica per cui l'incesto ad esempio è un tabù ancestrale.

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    5. Ma oggigiorno la maggior parte delle persone si sposano per non sentirsi dei falliti, per occupare il tempo e realizzarsi agli occhi della società, mica perchè sono convinti di avere trovato l'anima gemella, la persona con cui condividere il resto della vita. Alcune donne si sposano solo per realizzare il loro desiderio di maternità e stop, pensa te...

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    6. Ho provato a chiedere.
      La risposta alla fine è stata un "boh, mi ci sono trovato".

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    7. Chiavata saltuaria...
      Sarà l'età ma io non ho più questa necessità. In effetti, gli ultimi giorni, in questa fase un po' di fermento meditativo, io non avrei neppure trombato.
      E abbiamo trombato decisamente semplicemente, perché ella lo voleva, sabato e domenica mattina.
      Nulla rispetto alla sinfonia barocca di quasi tre ore di qualche giorno fa e ai grovigli senza fine di Ginostra.

      Ecco, il mio tempo era assai interessante e piacevole (sia pur senza sesso) prima di _mlero. E' quello che frega: non c'è un vincolo che spinge, trattiene, fa stare nella stanza.

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    8. Coso, te lo dico da amico, più scrivi peggio diventa.

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  3. Scusa, ma non puoi ugualmente mangiare pasta a cena mentre lei si nutre di un'altra cosa ?
    Dovete per forza mangiare le stesse cose ??

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    1. A suo tempo osservavo allibito A-Woman che cucinava sempre il doppio: qualcosa per lei e qualcosa per AwKid che si nutriva con poche combinazioni di cinque cibi base.
      Tutte le volte il doppio del tempo da dedicare alla cucina. il doppio del tempo delle pentole da governare, etc. .
      Mi sono spiegato?
      Si può fare ogni tanto, direi occasionalmente, non certo quotidianamente.

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    2. Noi mangiamo sempre cose diverse, per tanti motivi. La fatica non sussiste perché ciascuno cucina per sé e siamo tutti e due contenti.
      È proprio volersi far problemi dove non ce ne sono, altrimenti detto far pippe alle statue.

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    3. AlaCosa, sabato sono andato a pranzo da mio fratello che era a casa da solo, famiglia in ferie sui monti. Mi fa "mangi il fegato"? Perché non lo devo mangiare? "mah, a casa mia lo mangio solo io e il cane". Ergo, quando mio fratello cucina per la famiglia, che è lui quello col pallino dei fornelli, o prepara MINIMO due secondi e due primi, oppure lui deve mangiare le cose che mangiano tutti. Quindi il poverino si compra le cose che gli piacciono e se le cucina a parte o quando gli altri non ci sono.

      Non è un problema come finire sotto un tir, siamo d'accordo. Ma è una di quelle cose che io sarei disposto a fare solo se convivo con qualcuno che ha una allergia, cioè una ragione concreta. Altrimenti sarei costretto ad un compromesso. A dieci, cento mille mille milioni di compromessi.

      Il fatto di dovere sottostare alle fisse altrui e quindi ai compromessi non è un problema? Forse no, forse sono io a mancare di diverse rotelle.

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    4. Non è un problema se non lo vivi come tale. Come dicevo noi mangiamo cose diverse e ciascuno dei due cucina per sé.
      Io non mangio fegato e orzo, mio marito ne va pazzo. Quindi che si fa? Lui lo cucina e lo mangia mentre io cucino e mangio altro. Non è in alcun modo un problema.

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    5. Quindi se domani mi chiudono a san Vittore in cella con 12 magrebini infoiati, se me lo faccio piacere non è un problema.

      Nel mio universo il mangiare è un rituale sacro che inizia con il biblico "sudore della fronte" e finisce quando ci si alza e si riassetta. Il capostipite a capotavola, il clan riunito, eccetera. Tra la saga vichinga e il Padrino.

      Non concepisco futilità efebiche e decadenti come "non mangio X" e "vado pazzo per Y". Si mangia quello che c'è in tavola. Ovviamente con l'eccezione che va gestita come tale, il caso in cui se mangi X ti gonfi come un pallone e muori.

      Tempo fa intrattenevo una comunicazione epistolare con degli americani che non solo cucinavano per conto proprio ma mangiavano anche ognuno per conto proprio. Da quelle parti è normale, si arriva a casa a orari qualsiasi, si prende qualcosa di precotto e ci si mette sul divano o al computer.

      Non c'è bisogno di dire che è una cosa che io non tollererei mai.

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    6. Dove per "mai" si intende che dovrei avere vent'anni e dovrebbe chiedermelo Gisele.

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    7. Noi mangiamo assieme seduti a tavola e niente cibi precotti. Solo che mangiamo cose diverse.
      Non esiste "si mangia quello che c'è in tavola" perché non c'è uno che prepara ed in qualche modo impone. Non capisco il quid di tanta rigidità Lorenzo.

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    8. Ognuno ha i suoi difetti, te lo dicevo sopra. E' possibile, anzi probabile data l'evidenza statistica, che a me manchino delle rotelle.

      Stante la mancanza di rotelle, tanto più il mondo mi spinge al compromesso tanto più io oppongo resistenza. Tanto più mi spingono all'oblio, tanto più io voglio tramandare la memoria, eccetera.

      Una domanda: se togli la rigidità, cosa rimane di te?

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    9. Attenzione alla domanda, non è banale come potrebbe sembrare perché non mi riferisco alle mirabolanti prestazioni di UomoCoso - Rocco sull'Isola Che Non C'è.

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    10. Rimane la persona Lorenzo.
      Perché rigidità non è aderenza ad un principio, non è coerenza, non è linearità. Rigidità è solo precludersi il poter valutare idee differenti (e scartarle se è il caso, ovvio).

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    11. La tua spiegazione mi è del tutto incomprensibile. Cosa significa "persona"?

      Io di te posso solo vedere le azioni, il movimento, la parola. Non vedo la "persona".

      La "rigidità" non solo è aderenza al principio, coincide col principio.

      Se una affermazione contiene la sua negazione, come piace pensare ai giorni nostri, si tratta di una contraddizione, quindi di un annichilimento, del nulla.

      Non preclude niente, presuppone solo che prima di "mollare" una idea bisogna dimostrare che sia falsa e prima di sposarne una alternativa, bisogna dimostrare che funzioni meglio della precedente. Torno a dire, A non coesiste con Non-A se non nelle menti condizionate dell'Italiano contemporaneo.

      E comunque, per farla più semplice, cito il maestro Yoda:
      "Once you start down the dark path, forever will it dominate your destiny, consume you it will”.

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    12. Ah, conseguenza di quanto sopra è che una "persona" si misura dalle sue azioni, non dalla sua "essenza di persona".

      Fa abbastanza ridere ma anche la Chiesa non guarda la tua "anima", guarda i tuoi peccati o il contrario di peccato che non ho mai capito bene cosa sia, forse la santità.

      Ergo, la Chiesa in origine insegnava la massima rigidità, fino alla morte. Non a caso dalla stessa radice viene l'ebraismo di gente che pre-strappa la carta igienica per non lavorare il Sabato e l'Islam delle 77 vergini.

      Boh, ribaltiamo il concetto. Se io mangio alla tua tavola, mangio quello che c'è. Se non è un "problema", non è un "problema" nelle due direzioni.

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    13. Hai ragione, definire con negazioni non ha alcun senso. Ci riprovo: la rigidità è una barriera che poni tra te ed il tuo interlocutore per sottrarti al rischio di un confronto. Tutto il resto del tuo discorso lo comprendo, lo condivido ma non ne vedo il nesso con quanto si stava dicendo. (E un po' ridacchio perché ho detto la medesima cosa riguardo agli individui ed alle proveniente geografiche e hai affermato il contrario).
      Se vieni a cena da me ti offro delle alternative: puoi sceglierne una, digiunare, prenderti una pizza, portarti la pappa da casa. Non c'è alcun problema, la mia autostima non ne viene modificata di una virgola, il mio amor proprio nemmeno e non la vivo come una mancanza di rispetto. :)

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    14. AlaCosa, io la vedo in modo diverso.

      Ci siamo io, te e "n" giochi, ognuno con un set di regole.

      Se vogliamo giocare, come stiamo facendo in questo stesso momento, dobbiamo convenire sulle regole del gioco che per definizione sono rigide, oppure non sono e il gioco non è.

      Il gioco è esattamente l'opposto della "barriera", è il dialogo nel senso filosofico della parola.

      Allora, se non conveniamo sulle regole di un certo gioco possiamo accordarci per un set di regole diverse e un altro gioco, oppure non accordarci e non giocare.

      Ancora, anche questa non è una "barriera", è silenzio, assenza di comunicazione e di dialogo. Considerato che come ho detto ci sono "n" giochi possibili, non trovarne nemmeno uno da giocare è una condizione ipotetica ed estrema.

      Veniamo alla seconda parte che trovo divertente. Se io vengo "a cena da me" tu mi offri delle alternative che io non riconosco come "vere", nessuna di esse, le trovo abbastanza psichiatriche a dire la verità.

      Infatti la tua definizione di "cena da me" equivale a "ci vediamo in piazza", cioè quando arrivo a casa tua sulla tavola non c'è nulla.

      Se tu me lo dici prima, io vengo a cena da te, mangio a casa mia e poi eventualmente ti incontro in un secondo momento. Se invece non me lo dici prima e io arrivo a cena e non trovo niente in tavola e tu mi dici che devo ordinare una pizza o stare digiuno, ovviamente lo posso prendere o come uno scherzo o come un insulto. Prego notare che in tutto questo il tuo "amor proprio" non viene considerato. Sei tu che (incromprensibilmente) insulti me, non il contrario.

      Veniamo al caso che io e te ci accordiamo per mangiare assieme. Nel mio universo esiste il "mangiare" (quando senti il bisogno di) e il "mangiare assieme" la cui funzione primaria non è il nutrirsi ma il gioco di cui sopra, cioè una serie di azioni e reazioni, di interazioni.

      Le persone non sono erbivori che si trovano per caso a brucare l'erba nello stesso momento in un certo prato, ognuno per conto suo. Il mangiare assieme è un rituale arcaico che affonda nel remoto passato della specie.

      Se mi vuoi vendere l'idea che il tuo modo di "cenare" sia "normale", non passa.

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    15. La conseguenza di questo preciso dialogo è che io prendo l'appunto che probabilmente a te mancano più rotelle di quante ne manchino a me, oppure ti mancano rotelle diverse. In ogni caso manifesti un comportamento che io non capisco e che mi indurrebbe a scansarti.

      Ergo, hai eretto una "barriera".

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    16. > Nel mio universo il mangiare è un rituale sacro
      > che inizia con il biblico "sudore della fronte"
      > e finisce quando ci si alza e si riassetta.
      > Il capostipite a capotavola, il clan riunito, eccetera.

      Lorenzo lo ha scritto in modo che mi ha fatto sorridere.
      Ma quello, un po' estremizzato, è la dimensione spirituale del convivio.
      Il convivio, il pasto, non è un cibarsi.
      Non è il "ciascuno arriva, quando vuole apre una lattina di "tortellini ragù e ketchup alla Bolognaise" li mette nel piatto e poi nel forno a microonde e se li mangia da solo mentre guarda la TV.

      (considerate che questa è ormai e già la prassi diffusa nel mondo anglofono, ad esempio).

      Una frase buffa o da molti detestata e riportata nelle narrazioni di scontri con genitori è "Questa casa non è un albergo!" (che sottintende anche il "non è il ristorante dell'albergo").

      In effetti, sul piano simbolico, esiste una ritualità e un valore del rito e dell'unità che esso celebra (o della quale vuole essere propizio).

      Mangiare n menù risolve il problema.
      Mangiarlo in momenti separati o in luoghi separati risolve altri problemi.
      Alcuni problemi si risolvono, altri si creano.
      c'è un equilibrio precario tra ideale, tradizione, necessità pratiche, capricci, sofisticazione, autodisciplina, disciplina, imposizione, degenerazioni egoiche etc. .

      Ora UnBipedinone c'ha la fissa di aglio e cipolla perché la morosetta c'ha il naso sensibile.
      Ora, i menù da preparare, o i piatti da preparare, iniziano a diventare almeno tre.
      In questo caso UnBipedinone non può cucinare quando arriva tardi.
      Oppure c'è il fatto che la mia cucina non ha i fuochi a sufficienza per preparare n menù. Qui siamo ancora sul piano tecnico.
      Esistono obiezioni all'approccio "mangio alla carta" anche sul piano filosofico, pedagogico, simbolico, etc. .

      Il fatto è che se osservi queste cose (spesso problemi) e non ti adegui, si può pensare di essere senza rotelle. Il fatto, semmai, è che esiste una massa di individui che annulla dispositivi, riti, tradizioni e che crede che tutto ciò sia progresso e senza conseguenza alcuna, che abbia solo pro.
      Sono questi i casi nei quali mancano molte rotelle.

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    17. > Se vieni a cena da me ti offro delle alternative:
      > puoi sceglierne una, digiunare, prenderti una pizza, portarti la pappa da casa.

      > la tua definizione di "cena da me" equivale a "ci vediamo in piazza", cioè quando arrivo a casa tua sulla tavola non c'è nulla


      Questo il punto: si arriva ad una cena che non c'è, si arriva alla non-cena.
      Allora, visto che amo la precisione del linguaggio, nel caso in cui non ci sia neppure un tegamino sui fornelli, ci sia il vuoto diventa "ci vediamo da me".
      Oppure, nel caso in cui si vada a prendere qualcosa "vieni da me e prendiamo qualcosa da mangiare".
      La cena (che non per nulla è diventato il rituale sacro più importante dei cristiani) non è un aperitivo, né un giochiamo insieme alla Playstation, né un beviamo una Redbull con patatine.

      _mlero mi racconta di una squallida, orribile "cena di Natale" in una benestante famiglia inglese.
      Nota che per tutto il giorno e fino alle 19 nessuno ha mosso una virgola. Alle 20, quando si sono radunati tutti, uno (non ricordo, la madre o il padre) chiede a tutti cosa ordinare al servizio di ristorazione a domicilio (catering).
      _mlero la cita ancora come uno delle peggiori, più squallide, più orribilmente fredde vigilie di Natale che abbia mai passato.

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    18. Io il problema che alle persone piacciono cose diverse (o hanno allergie a determinati alimenti) lo risolvo cucinando in modo "componibile".
      Quando invito le persone a cena da me faccio in modo di preparare tenendo conto delle preferenze dei miei ospiti (ovvero: riso separato da carne, per dire, e carne di mucca non mischiata con carne di gallina, che gli indiani non mangiano le mucche così come i musulmani il maiale).

      Grosso modo tutti i giorni quando si mangia si mangia in famiglia si mangia insieme, ci si aspetta per cominciare, uno può scegliere le verdure tra quelle messe in tavola, ma il piatto principale non si discute, uno è e quello va mangiato da tutti, perché rispetta i gusti e i fabbisogni di tutti (lo preparo così per principio).

      Preparare regolarmente due menù diversi, nel mio caso di genitori entrambi lavoratori con bambini in età scolare con alcune allergie, è insostenibile.
      Farei (e feci) lo stesso se non avessi figli: uno dei due prepara per entrambi, e si mangia insieme. Altrimenti, che senso ha stare insieme? Allora tanto vale vivere da soli.

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    19. Io non vedo "equilibrio precario", di precario vedo solo lo stato mentale delle persone.

      Ho scritto sopra che in ogni sistema di regole ci deve essere un meccanismo che gestisce le eccezioni. Quindi se OmettoCoso vuole baciare la fidanzatina, vabè, vorrà dire che per quella volta si cucinerà un menu senza aglio e cipolla, ci sono tante altre erbe e spezie. Ci sarà la volta che OmettoCoso dovrà uscire prima e mangerà qualcosa al volo. Pazienza.

      La eccezione è eccezione, non può diventare la regola. La regola del non ci sono regole e ognuno fa come cazzo gli pare, quando gli pare, dove gli pare, è un ovvio paradosso.

      Immaginiamoci la Ultima Cena, Gesu raduna gli Apostoli attorno al tavolo e gli dice "raga, voi fate un po' come vi pare, io mi sono portato un po' di agnello di mia mamma avanzato da ieri" si siede, apre il fagotto e inizia a mangiare.

      Invece no, Gesu prese il pane, lo spezzò e disse...

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    20. Evidentemente non ci capiamo.
      Secondo me state complicando una cosa estremamente semplice. Se ci sono minestra di verdura (che mangia mio marito) e linguine con i gamberi e zucchine (che mangio io) ti offro di scegliere quale delle due mangiare. Non c'è nulla di irriguardoso né tanto meno sciatto: sono delle alternative.
      Per altro se vieni a cena a casa mia mi aspetto che nel momento in cui arrivi non ti metta istantaneamente a tavola, che pur potresti trovare apparecchiata.
      Ma attenzione perché anche questo è un potresti, dal momento in cui le riunioni conviviali a cui siamo abituati noi comprendono il fatto che tutti facciamo qualcosa, magari anche solo mettere i tovaglioli, in modo tale che il peso della convivialità poi non ricada sul solo padrone di casa. E ancora non capisco dove sia il problema.
      Magari mi mancano le rotelle ma secondo me quelli che si complicano la vita per niente siete voi.

      Lorenzo condivido che le regole del gioco debbano essere rigide così come sia necessario stabilire un lessico comune in modo tale da evitare il più possibile fraintendimenti. Nello stesso modo, una volta stabilite queste regole, nella maggior parte dei casi possiamo stabilire che il gioco ci piacè e continuare oppure cercare altri compagni che condividono regole differenti. È quello che facciamo tutti i giorni frequentando questa persona invece di quell'altra, oppure scegliendo di svolgere alcune attività con alcuni ed altre con individui differenti. Con te mi piace discorrere ma non ti inviterò a cena, perché l'esperienza diventerebbe frustrante per tutti e due :)

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    21. UomoCoso, manca un passaggio.

      Se tu mi dici "vieni da me che mangiamo qualcosa" e quando sono li mi dici "ci facciamo due spaghi aglio e olio" oppure mi dici "ordiniamo una pizza", non violi nessun principio del gioco, infatti in entrambi i casi facciamo insieme la stessa cosa, cuciniamo e mangiamo la stessa pasta o ordiniamo e mangiamo la stessa pizza.

      E' ben diverso da dire "ciao, senti io mi sono fatto la pasta, te fai come ti pare". Questa sarebbe una grave violazione delle regole del gioco, ovvero dichiari che io e te NON SIAMO AMICI, non spezziamo il pane insieme.

      E' difficile da capire? Caspita, sono i fondamentali.

      Riguardo la cena inglese, te lo ripeto, loro hanno sperimentato anticipatamente il Mondo Nuovo che stanno preparando anche per noi in questi anni. La distruzione dei legami tradizionali, della cultura di un Popolo, a partire dalle cose basilari come sedersi a tavola e mangiare, è pianificata, non accidentale.

      BuluCosa, se io invito a cena gli emissari del Grande Khan ovviamente sarà un cerimoniale diplomatico dove ogni cosa è una eccezione. Il presupposto però è che io non ho poco in comune con queste persone e quindi deve passare moltissima acqua sotto il ponte prima di poterli definire "amici".
      La conseguenza è che io non mi metterei mai in una condizione dove non posso avere amici perché ho poco in comune con gli altri. Oppure, se lo vogliamo mettere in altri termini, non riesco ad essere cosi estroverso da vedere un amico in ogni essere umano (e potenzialmente, ogni essere vivente).

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    22. > Se tu mi dici "vieni da me che mangiamo qualcosa"

      Infatti.
      Se invece ti dico "sei invitato da me a cena" tu arrivi e la tavola è preparata (con decorazioni, quando possibile fiori o decorazioni vegetali, bel servizio, posate, calici e bicchieri, etc., candele e lumi etc. ) e ho già preparato la cena che è calda sui fornelli.
      Questo è il mio standard per cena (a volte addobbo della tavola più semplice, se durante la settimana, magari piatti - ricette - un po' più veloci).

      Unica domanda che pongo quando invito :- Esistono ingredienti o cibi che non mangi per gusto, intolleranza, allergie?
      In caso mi venga risposto preparo una cena senza quegli ingredienti.

      Per me esistono quindi le seguenti frasi con significati diversi

      "ci vediamo da me alle 20" a cui aggiungo (ciascuno mangia a casa prima per i fatti suoi, non preparo nulla")

      "ci vediamo e mangiamo qualcosa insieme" (ordiniamo una pizza, oppure decidiamo, oppure io faccio l'insalata e tu porti il salame col pane)

      "sei/siete invitato/i da me a cena"

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    23. AlaCosa non ci capiamo perché tu ignori o fai finta di ignorare alcuni fatti fondamentali della vita.

      Esiste un detto, "l'amico si vede nel momento del bisogno".

      Significa che sono poche le persone che sono disposte a correre dei rischi, a ricevere un danno, per venirti in soccorso, per il tuo bene.

      E' vero, tu incontri molta gente tutti i giorni. Ma il "grado di prossimità" che hai rispetto a questa gente NON E' TUTTO UGUALE.

      Una cena tra colleghi è una cosa diversa da una cena con perfetti sconosciuti ed è diversa da una cena con gli amici più stretti.

      Idealmente, l'atto del cenare insieme sarebbe propedeutico proprio a creare quei legami reciproci che avvicinano le persone, che le rendono più prossime.

      Ergo, è esattamente il contrario di cambiare commensali ogni volta per conoscere gente nuova.

      Allora chiediamoci cosa cerchiamo negli altri.

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    24. > complicando una cosa estremamente semplice

      Il preparare n cene per m persone complica le cose, Alahambra.
      Da una parte aggira/risolve la questione "io voglio mangiare bavette zucchine e gamberetti" e "io voglio mangiare pasta e fagioli" e "io voglio mangiare patatine con pollo fritto" con una strategia "alla carta" dove si preparano n cene dall'altra complica acquisti, preparazione e poi governo (lavaggio, asciugatura, riposizionamento nei posti giusti) del pentolame e attrezzi.

      Uno dei primi limiti, molto semplice, è il numero dei fuochi.
      Ad esempio, se tre persone desiderano ciascuno il proprio primo e il proprio secondo, si arriva, facilm,ente ad avere 6 pentole sul fuoco (in genere i fornelli domestici hanno quattro fuochi).
      Poi immagina che queste tre persone iniziano a lavorare insieme per preparare cena: ci vuole un piano di lavoro molto ampio o forse due o tre. Ci vogliono tre taglieri, almeno tre coltelli per lavorare le verdure dei q salse o contorni diversi, etc. .

      Una soluzione può essere quello di delegare e delocalizzare la preparazione: siamo in sei a cena, tre coppie, Caio e Pia portano il primo, Fermo e Gaia preparano insalata e contorno, Maurizio e Sara portano lo spezzatino o i calamari al forno.
      E' ovvio che se n persone condividono una sola abitazione, questa soluzione delega e delocalizza non è praticabile.

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    25. Una volta che abbiamo chiarito cosa cerchiamo negli altri, in quelli che invitiamo a cena, possiamo derivare automaticamente le modalità della cena.

      Per quanto mi riguarda, essendo introverso, avere a che fare con la gente in generale è una fonte di stress. Sono tanto più a mio agio tanto più sono "prossimo" alla gente che ho vicino. Quindi ho due ragioni, avvicinare pochi altri (tanti sarebbero ingestibili) e conservare vicino quelli che ho.

      UomoCoso, siccome io spezzo il pane solo con gente che già conosco bene, non devo chiedergli se ha delle intolleranze, lo so già. Bisogna considerare una cosa: nessuno dei miei amici d'infanzia aveva intolleranze, una volta era un fenomeno rarissimo. Non solo, eravamo tutti, indipendentemente dal censo della famiglia, educati al "mangia la minestra o salti dalla finestra" e ai racconti della fame di genitori e nonni.

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    26. Ma infatti Lorenzo. Frequento pochissime persone proprio per la mia selettività. Ho lo stesso gruppo di amici da 20 anni quasi e sono le persone con le quali amo condividere parti della mia vita. Sono quelli che quando abbiamo traslocato la prima volta abbiamo trovato sotto casa con le macchine senza che li avessimo chiamati perché "così fate prima e poi andiamo farci una birra". Sono quelli che "certo che faccio 400 km per venirti a prendere" e via discorrendo.
      Sono 15 persone e sono sempre le stesse da anni. Abbiamo, come dici tu, delle regole di gioco comuni.
      Continuo a non capire.

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    27. Aggiungo una cosa: escludendo le condizioni patologiche per le quali c'è poco da fare anche con tutta la buona volontà, per me dire "a me piace" o peggio "io voglio" significa manifestare un vizio ed egocentrismo infantile.

      Un conto è avere delle preferenze, un altro è pretendere che le proprie voglie siano sempre e comunque soddisfatte, non importa dove, come, a quale costo.

      Per me sarebbe impensabile obbligare chi mi invita a cena a cucinare (o non cucinare) qualcosa solo perché a me va (o non va) di mangiare una certa cosa.

      Torno a dire, per me non conta cosa si mangia, può essere una scatoletta di tonno, conta l'atto di farlo insieme. Quindi è fondamentale che tutti mangino la stessa cosa.

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    28. Cosa non capisci?

      Se io vengo a casa tua mangio quello che mangi tu, non importa cosa sia e per me questo è UN DOVERE, o più precisamente la Via da seguire.

      Per te invece sembra normale che io venga a casa tua e ti chieda di cucinare muflone tibetano in salmi, quindi ti premuri di dirmi che se voglio me lo devo portare da casa. Cosa che, stanti le mie premesse, equivale ad un insulto.

      Ovvio che abbiamo presupposti completamente diversi.

      Per inciso, se io incontrassi una tanto bellina che però non mangia questo e quello e che vuole la carne senza grasso e i piselli di un certo diametro, di sicuro non arriveremmo alle nozze.

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    29. Siamo arrivati ad un estremo che non è la situazione da cui siam partiti.
      Ricapitolo: mio marito ed io mangiamo cose differenti che ciascuno dei due prepara autonomamente. Mangiamo assieme, seduti alla stessa tavola chiacchierando come fa una famiglia, spesso con musica in sottofondo. Siamo molto soddisfatti entrambe di questa soluzione che non comporta alcun disagio logistico per nessuno dei due.
      Se un amico ci viene a trovare e rimane per cena mangia quello che c'è tra le alternative che gli vengono proposte e se non c'è nulla che gli va a genio non capisco che problema ci sia se decide di ordinarsi una pizza. Il che non significa "io mi preparo la pasta tu arrangiati" ma solo che a lui non piacciono le proposte (già in casa bada bene).
      Se ti invito a cena significa che abbiamo un grado di intimità tale da sapete i tuoi gusti e cerco di venirti incontro. Se mi chiedi il muflone tibetano in salmi io non ti invito a cena, semplicemente.
      Se incontro uno che ha mille fisime non lo frequento perché mi rompe l'anima.
      E ancora non capisco dove stia il problema.

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    30. Il problema è che a me probabilmente mancano le solite rotelle ma so leggere:

      "Se vieni a cena da me ti offro delle alternative: puoi sceglierne una, digiunare, prenderti una pizza, portarti la pappa da casa. Non c'è alcun problema, la mia autostima non ne viene modificata di una virgola, il mio amor proprio nemmeno e non la vivo come una mancanza di rispetto. :)"

      Riassumiamo l'elenco alternative in Casa AlaCoca:
      - digiunare
      - prenderti una pizza
      - portarti la pappa da casa.

      Seguito da:
      "Non c'è alcun problema, la mia autostima non ne viene modificata di una virgola"

      Che è abbastanza in contraddizione con:
      "... grado di intimità tale da sapete i tuoi gusti e cerco di venirti incontro."

      Ah si, lo ammetto, sono un rompicoglioni.

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    31. [..] se io invito a cena gli emissari del Grande Khan ovviamente sarà un cerimoniale diplomatico [..]: pensa se invece inviti a cena il Gran Khan in persona!

      Nel mio caso, non è che io sia chissà quale creatura estroversa da vedere amici in ogni essere umano, però c'è una certa comunanza d'affetti e di interessi con le persone che solitamente invito a cena e quindi non è che sia un grande sforzo preparare cose che vadano bene anche a loro, anche se di religione diversa, di nazionalità diversa etc. In un certo senso, loro sono un po' la mia famiglia qui (e io la loro).

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    32. Non so se invidiarti o compatirti.

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    33. Tertium datur: puoi anche semplicemente fregartene!

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    34. Fatto non fui a vivere come bruto ma ad inseguire virtute e canoscenza.

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    35. Opporcamiseria!
      Lorenzo, buon onomastico!
      Non c'entra nulla (scusa Uomo), lo so, ma è il 10 Agosto, quindi buon onomastico! Guarda le stelle se si vedono da dove stai tu!

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    36. Io comunque non le vedrei.

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    37. Ti sei perso il passaggio in cui ti offro quello che c'è a casa e lo rifiuti Lorenzo.

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    38. A parte che il passaggio non lo vedo, faccio presente che la premessa del discorso era proprio la mia "rigidità" nel NON rifiutare MAI quello che ti mettono in tavola contro la tua "mollezza" di cucinare cose diverse per accontentare ognuno.

      A forza di andare metaforicamente con UomoCoso si impara a UomoCosare?

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    39. Lorenzo il tutto è partito dal fatto che mio marito ed io mangiamo cose diverse e che non è un problema. La rigidità era su questo punto.
      "Se vieni a cena da me ti offro delle alternative: puoi sceglierne una, digiunare, prenderti una pizza, portarti la pappa da casa" =
      puoi scegliere una alternativa tra quelle che ti propongo. Venendo dopo i due punti era una delle opzioni in elenco.

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    40. E io cosa ho scritto, le tue alternative prevedono che io non mangi nulla, che ordini una pizza o che mi porti il mangiare. Ergo non esiste l'alternativa di mangiare quello che mangi tu.

      Delirio.

      A me non importa niente cosa fai col marito in qualsiasi condizione, entro le mura della vostra magione, tra adulti consenzienti. Comincia ad essere un problema se lo fai all'aperto come UomoCoso sull'isola. Per te non è un problema, per me non sarebbe un problema come una tantum ma sarebbe il segnale che qualcosa non funziona nella testa di qualcuno se è la regola. Ma io non sono parte della tua equazione.

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    41. Per inciso, la compagna di mio fratello non mangia alcuni piatti relativamente comuni, per esempio niente che venga dal mare. Mio fratello gli vuole bene lo stesso evidentemente ma mica pensa che sia normale.

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    42. E che cavolo Lorenzo, è italiano. Ti offro delle possibilità tra cui scegliere OPPURE digiunare OPPURE pizza OPPURE te lo porti da casa. Non far finta di non capire.
      (Per inciso io mangio tutto tranne orzo ed interiora)

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    43. No, in italiano sarebbe
      "ti offro oppure oppure"
      Non sarebbe
      "ti offro: pippo, pluto"
      Nel primo caso ci sono TRE condizioni, nel secondo ce ne sono DUE.

      Quindi lo svitato è tuo marito.

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    44. Non ho intenzione di imbarcarmi in una tavola rotonda su grammatica e punteggiatura. So di aver ragione sull'uso dei due punti e questo è quanto, così come so che né mio marito né insisto carenti di rotelle :)

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    45. Mito!
      Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo.

      E il Maggiore Maggiore Maggiore Maggiori?

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  4. Ma io come sempre la penso come alahambra

    Però a questo giro uuic ha le sue ragioni

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  6. Semplicemente: quando sei veramente cotto di una le altre donne non le vedi neanche, fatto salvo che non ti passi davanti Scarlett Johansson con il reggipetto a balconcino. Non ti saltano in mente fantasie con chiunque, in spiaggia o al bar, ogni tre per due.

    E' un peccato che questa condizione di innamoramento fotonico si verifichi in poche fortunate circostanze durante l'arco della vita, per qualcuno addirittura non accadrà mai.

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    1. Semplicemente conta anche lo stato di bisogno. Anche l'innamoramento genera un bisogno, ma non è la sola condizione. Per esempio ve ne sono alcune di ordine molto più pratico.
      Quello che ha detto M. Renthon è condivisibile. Ci colgo la nostalgia dell'innamoramento che anch'io spesso provo. Credo che il fatto di averlo vissuto in modo totalizzante, comprese le ombre che l'innamoramento comporta, generi la sensazione profonda dell'eccezionalità, sensazione che tende ad essere tanto più forte quanto più netta è la percezione di non essere nella disposizione d'animo adeguata. Bisogna riconoscersi 'bisognosi', ma questo richiede capacità che nel corso della vita andiamo perdendo, anche per ovvie ragioni fisiologiche.

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    2. Ma non è vero

      Puoi essere innamorato e guardare le altre ed essere fedele. Anzi è altre ti servono per trombare meglio la tua donna

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    3. L'innamoramento cosi descritto mi fa pensare al cane quando gli metti sotto il naso qualcosa appetitoso. Potrebbe scatenarsi l'apocalisse, l'unica cosa che conta è la scodella. Ma la attenzione del cane per la scodella è temporanea, una volta sazio, c'è la pallina, il postino, l'uccellino sul ramo, eccetera.

      Il fatto è che non credo esista una donna in grado di essere scodella di pappa in ogni momento, ogni giorno.

      Una relazione necessariamente si fonda su altre cose.

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    4. Infatti questa cosa del tutto totalizzante quando si è innamorati è una panzana da film americano. Non si smette di avere occhi e desideri e non esiste un unico soggetto che soddisfi tutti i desideri. Poi ci sono gli adolescenti che nella loro immaturità non sanno dar valore alla serenità e vogliono solo passioni brucianti e quindi a termine per loro natura.

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    5. > Infatti questa cosa del tutto totalizzante quando si è innamorati è una panzana da film americano

      Più o meno come un islamico che afferma, con veemenza, che il prosciutto al forno con rafano o un cotechino non esistono.
      Io ho vissuto due innamoramenti totalizzanti nella mia vita: con la madre di mio figlio e i primi due anni con A-Woman.
      Il fatto che come ogni cosa totalizzante sia rincoglionente, è altrettanto un fatto.
      Di fatto è una sbornia ormonale ad origine erotica.

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    6. Lorenzo, spesso l'innamoramento così come l'ho descritto è destinato ad affievolirsi inesorabilmente con il passare del tempo, si chiama routine.

      Ma adesso ho visto che è arrivata Miss Perfezione, la depositaria di tutte le verità, per cui posso anche archiviare la discussione.

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    7. Mark, vale per tutto, anche la vista si affievolisce.

      Io però ho espresso un concetto leggermente diverso, ovvero che quando sei col naso sulla patata non pensi ad altro, appena alzi il muso, ci sono cento altre cose che attirano la tua attenzione.

      Ovvero, un comportamento molto più meccanico, se vuoi essenzialmente biochimico e anche molto più limitato nel tempo e nello spazio.

      Tra l'altro, è evidente perché si vive la stessa esperienza in modo diverso con l'età, proprio la biochimica è dei picchi e dei volumi differenti, quindi anche il "focus" è sia meno intenso che meno persistente.

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    8. Ripensandoci, una certa "esaltazione" è comune ad ogni situazione nuova, per esempio quando compriamo una nuova auto.
      Per i primi giorni ce la guardiamo da tutti gli angoli, la accarezziamo, la lucidiamo, annusiamo l'odore di nuovo, eccetera.
      E ogni tanto ci pensiamo quando stiamo facendo altre cose.
      Poi ci si abitua, si perde sullo sfondo.
      Alla fine diventa una rottura di balle che devi portare a fare la revisione, che perde olio, che paghi assicurazione e bollo, eccetera.

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  7. Non so se Miss Perfezione sia la sottoscritta. Niente di più aderente alla realtá. Ma libero di crederlo.

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  8. Non so se Miss Perfezione sia la sottoscritta. Niente di più aderente alla realtá. Ma libero di crederlo.

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  9. Non so se Miss Perfezione sia la sottoscritta. Niente di più aderente alla realtá. Ma libero di crederlo.

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