lunedì 30 marzo 2015

Pyr chiakè - 1

Quando sentivo la voce di Enza, durante la fronna (è la parte iniziale della danza, le tammorre sono ancora silenziose, sono i cantori che chiamano i devoti al rito di celebrazione della Madonna) sentivo i brividi scendere fin giù.
Lontani centinaia di chilometri, in un posto incantevole, un vecchio casale emiliano sui colli, recuperato con attenzione. Eppure, la voce di Enza ti riporta indietro, secoli. Una specie di moviola spazio temporale. Un ritorno alla guerra, alla sfida, alla terra, al sangue, eros, amore, morte, rinascita.

Cercavo di trovare qualcosa che documentasse questo rito, la tammurriata è un rito devozionale che comprende anche la danza (musica) e la danza (aspetto coreutico). che non fosse centrato solo sui musicanti (in questa pagina avevo citato un corto, il migliore che avevo trovato che ben documenta la parte coreutica del rito).
Mi sono imbattuto in vari corto, sul voitubo e in vimeo e il più incredibile coacervo di contraddizioni, di modernità e arcaico, di cozzi estetici tra la potenza della musica e lo squallore di molti luoghi in cui la tammurriata si ... manifesta, kitsch antico e kitsch contemporaneo, di cultura alta che si abbassa, di popolo basso che è alto, femminielli puri e malafemmine danzanti, di plasticame e magliette sintetiche di multinazionali dello sport e di tamburi e strumenti antichi, di pelli, di giunchi, la brutalità del patriarcato misogino e la potenza del femminile. Caos, Dioniso; Madonne, sacro, profano. Enza e Cristina raccontavano degli intrecci, dei riti, della storia, delle sette Madonne. Non solo tecnica coreutica e musicale perché non lo è. C'è dentro il Sud, la Grecia (alcuni termini dei testi, a volte di volgarità estrema, hanno proprio etimologia greca, come valle del fuoco, pucchiacca o purchiacca, da pyr, fuoco e chiakè, valle).

Il Sud Italia è la catarsi, la crisi, la maschera greca del sole sopra lo scuro dell'anima (come diceva un amico salentino e _lla, calabrese). Senza questa sregolatezza infinita, ho intuito, non ci potrebbe essere tutto ciò.
E' la caratteristica anche di questo paese, la sregolatezza incompatibile con il sistema e questa palude, da queste sabbie mobili, eruttano, di tanto in tanto, l'eccellenza, la genialità. Poi tutto passa e i ritmi lenti, la tragedia torna ad assorbire tutto, a perpetuarsi.



29 commenti:

  1. Risposte
    1. L'incubo può essere il transiente rispetto ad una dimensione sconosciuta e liberatoria.
      Anche se...
      Io andai alla Madonna Candelora di Montevergine alla ricerca della transe campana come fenomeno, appunto, di transe tradizionale e poi tornai a casa.
      Io stesso vivo la contraddizione tra il rifuggire dall'incubo (spesso infernale, gli episodi di tragedie sono frequenti e questa è La Tragedia cui mi riferisco) ed esserne attratto perché esso ha dimensioni ontologicamente incompatibili con il nostro sistemico "controllato-organizzato".
      La Madonna Avvocata o la Madonna delle Galline non possono avvenire in una valle valser o dei ladini furlani, in Lettonia.

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    2. Il concetto di "liberazione" implica il concetto di "catena" e la "catena" è un vincolo che ti è imposto tuo malgrado.

      Invece, io scelgo per me stesso, decido delle mie azioni. E' l'unica cosa che mi è concessa in questa esistenza precaria e dolorosa dentro un universo ostile.

      Quindi non ho bisogno di "liberarmi" dalle mie decisioni, casomai ho bisogno di liberarmi dalla tentazione di venire a compromessi e di diventare parte dell'incubo di cui sopra.

      "Se anche una sola volta la strada buia tu prendi, per sempre essa dominerà il tuo destino! Consumerà te, come consumò l'apprendista di Obi Wan! - Maestro Yoda."

      Le cose che hai descritto non sono ne soprannaturali ne virtuose, sono la conseguenza del fatto che la "strada buia" di solito è la più facile.

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    3. Le prime catene sono quelle della mente, Lorenzo.
      Inibizioni, paure, fissazioni, debolezze....
      Questi riti hanno un che di dionisiaco che permette di allentare o rompere questi legami. Non sono di potere, economici, non direttamente: sono vincoli personali.
      La strada buia puo' essere tutt'altro che facile. Cito sempre una pellicola "tantrica" che e' Il Cigno Nero di Darren Aronofsky in cui e' l'abbracciare il "buio" che permette la catarsi di una stella.
      Anche la sua fine.

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    4. Il rito dionisiaco è una roba da femminucce e da venditori di aspirapolvere.

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  2. Ogni cosa al suo posto. Sono manifestazioni di un'espressività che non hanno nulla a che fare con la mia cultura e con i miei luoghi. Che le persone portatrici (più che legittimamente, A CASA LORO) di questo tipo d'espressività abbiano invaso i miei luoghi non mi aiuta ad accettarlo meglio, a sentirlo più vicino. Anzi, me lo rende addirittura odioso, come tutto ciò che è invadenza.

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    1. Capisco la reazione.
      A differenza di te, io provo non solo repulsione ma anche... un po' di attrazione. Anche se in buona parte idealizzata.

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  3. Hai mai provato le danze ungheresi?
    Ce ne sono di bellissime, quando suonano per me non ballare e' impossibile (e io non so ballare, preciso).

    Prova ad ascoltare questa (l'unica di cui mi ricordavo il titolo e che sono riuscita a trovare su youtube... gli altri "Karpatia" che trovi sono tutt'altro genere)
    Kárpátia Folkműhely - Keserves és kezesek
    Giusto per darti un'idea, anche se le danze tradizionali sono un pochino diverse (in genere partono lente ma finiscono molto veloci, molto piu' veloci di questa. Prova ad ascoltare dal min. 3:15, per esempio).

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    1. Cito Elio & Le Storie Tese:

      "... E all’improvviso parte una canzone tipo Bregović… Bregović!
      La musica balcanica ci ha rotto i coglioni
      è bella e tutto quanto ma alla lunga… rompe i coglioni

      Certo ne avrei senz’altro tutta un’altra opinione
      se fossi un balcanico, se fossi un balcone
      ma siccome non sono croato né un balcone balcano
      io non capisco perché tutti quanto continuano insistentemente a suonare questa musica di merda..."

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    2. Beh, ti dico solo una cosa: a me piace pure la musica tunz-tunz turca!
      (Va beh, non tutta, dai).
      Ora vado al palazzetto, la sorgente di tutte le mie conoscenze musicali locali (oltre alle canzoni patriottiche che fanno imparare ai bambini e che per conoscenza imparo anch'io... so due strofe di inno turco, mentre solo una di quello italiano. Ehm.)

      Al confronto, la musica balcanica e' moooolto piu' raffinata!
      Provare per credere:
      tunz-tunz che spopola al momento, video kitsch, musica rappresentativa.

      Vo' a farmi una cultura! :)

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    3. Grandissimi Elii!!! :)
      E' proprio vero: trovo bella, anzi, bellissima la musica balcanica... per cinque minuti! Al nostro orecchio suona intrigante, originale, viva, particolarmente per via delle soluzioni ritmiche (i cosiddetti "tempi asimmetrici", 5/8, 7/8 e così via) e per l'uso di scale per noi inconsuete. Passata la sorpresa, però, ci accorgiamo più o meno consapevolmente che parla un linguaggio che ci è estraneo, del quale possiamo comprendere solo in minima parte i contenuti. Difficilmente una musica che non comprendiamo può avvincerci a lungo. E' come ascoltare un attore madrelingua che recita bellissime poesie in giapponese... inizialmente siamo affascinati dal suono di quelle parole, dalle espressioni dell'attore; dopo pochi, pochissimi minuti cominciamo ad avere una forte sensazione di ripetitività, dovuta al fatto che non comprendiamo il senso delle parole e ci sfuggono i particolari delle inflessioni delle voci, perfino la mimica ci pare bizzarra e fuorviante. A quel punto, mandiamo a stendere l'attore giapponese e le sue sicuramente bellissime poesie, perché non fanno per noi che Giapponesi non siamo.

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    4. Oltre alle considerazioni etnico/culturali (prego notare la ovvia affinità tra la "musica balcana" e quella mediorientale), e' anche questione di "vicinanza" caratteriale.

      Necessariamente io sono etnicamente, culturalmente e caratterialmente più vicino a questo:
      https://www.youtube.com/watch?v=37q9zIznj2M

      O a questo:
      https://www.youtube.com/watch?v=PSZmtvXKXtw

      O a questo:
      https://www.youtube.com/watch?v=8DQnS18EeWM

      Per finire con questo:
      https://www.youtube.com/watch?v=C3vUKBOJ5sU

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    5. Nuvola, il pezzo ungherese, a orecchio, mi sembrerebbe folk tendente al classi, il pezzo turco e' pop dance turca, che ricorda peraltro molto un altro pezzo, che andava un paio se non tre estati fa, penso qualcosa di rumeno, dovrei cercare un po'.

      MKS ha spiegato i perche' di scarsa affinita' con espressioni piu' o meno artistiche esotiche.

      Lorenzo, i canti gregoriani sono diamanti come quelli alpini, eh!? Almeno per me che li ho nella mia cultura, nella mia infanzia.

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    6. @Uomo (OT)

      Senti, ma quand'è che metti un po' da parte il tango e ti dedichi anche a questo, che secondo me ci si diverte un casino...

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    7. Forse il pezzo rumeno che citi e' Dragostea sin tei o robe simili, una versione era degli O-zone, l'altra di Haiducii...

      Ah ah ah! Mi viene da ridere perche' a me tutte queste cose piaciucchiano, mentre voi mi pare le scartate come il trash del trash o come musica da sottosviluppati/culture inferiori/etc...

      Non devono piacere a forza, eh. Pero' a me piacciono, anche perche' non mi sono estranee, le ho ascoltate più' volte, e conosco (grosso modo) le popolazioni coinvolte.

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    8. MrKeySmasher: E' come ascoltare un attore madrelingua che recita bellissime poesie in giapponese...

      Giusto. Ma quindi, per uno che parla giapponese/studia giapponese e ha interesse ad avvicinarsi alla cultura giapponese, tali poesie hanno un significato, perche' le capisce.
      Io parlo altre lingue oltre l'italiano, e a me la musica delle lingue che parlo interessa, anche perche' io capisco (o: ho possibilità' di capire) i testi che la accompagnano, e il contesto culturale in cui sono sorte.
      Non dico che debbano interessare a tutti pero'.

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    9. Primo, io parlo sempre o soltanto per me e per gli antenati.
      Essendo notoriamente "fascioleghista" (secondo l'amabile definizione di Francesco) sono fermamente ancorato alla mia terra. Non sono e non voglio essere "cittadino del mondo", quindi non mangio cose "etniche", non vado in vacanza in buchi di culo remoti, non ascolto canti tibetani mentre sono in macchina. E potendo, non rivolgo la parola agli immigrati, perché per me sono ospiti sgraditi.

      Detto questo, studiare una "cultura" si fa per varie ragioni, per esempio per lavoro (quindi per interesse) oppure per affinità di certi aspetti con la propria personalità. Oppure perché si è scemi. Detto questo, ritengo che sia ESTREMAMENTE improbabile studiare una cultura extra-europea e poterci trovare più di qualche elemento di interesse.

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    10. Il nemico va sempre studiato con attenzione.

      Avrei potuto virgolettare il temine nemico ma... non è proprio il caso, considerata la conquista demografica in corso e la orribile metastasi islamizzante in corso.

      Nuvola, era una hit dance con tanto di fisarmonica etc. Dovrei ravanare e l'ho fatto brevemente ma non ho tempo.

      Nottebuia, io adoro vedere anziani che,d a queste parti, piroettano felici nei loro festoni a suon di mazurca, polka, valzer, tangoliscio (perdonali, non sanno quello che fanno! ahahah), foxtrot e improbabili balli di gruppo. Tutto omogeneizzato, liscizzato, facilitato nella migliore tradizione di liscio e filuzzi.
      :)

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    11. Se il nemico ce l'hai in casa è passato il tempo di studiare.

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    12. I peggiori nemici, come tu osservavi, sono
      questi catechisti predicatori invasati.
      In effetti, come osservavo, gli islamici, nel loro chiaro disegno egemonico, appena giungono al potere li fanno fuori.

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    13. No no, io non accennavo all'ovvio problema della quinta colonna che è in collusione col nemico alle nostre spalle, intendevo proprio che quando vedi il nemico significa che ce l'hai in casa e non è tempo di sofismi, è tempo per l'ascia. Oppure di accettare il proprio destino di sottomissione e schiavitù.

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    14. Riprendo da un po' sopra:

      Detto questo, studiare una "cultura" si fa per varie ragioni, per esempio per lavoro (quindi per interesse) oppure per affinità di certi aspetti con la propria personalità. Oppure perché si è scemi. Detto questo, ritengo che sia ESTREMAMENTE improbabile studiare una cultura extra-europea e poterci trovare più di qualche elemento di interesse.

      Il fatto e' che bisogna mettercisi. Comunque concordo, culture extra-europee sono anche molto distanti dalla nostra.
      La conoscenza di per se' e' positiva, perche' e' conoscenza. Aiuta a capire i meccanismi.
      Nel mio caso, sono interessata a conoscere alcune delle civiltà' con cui mi trovo a dover vivere. Cio' non significa che le ritengo superiori o che le idealizzo.
      Bada bene, io non posso essere altro che italiana, e da italiana mi avvicino alle altre culture.

      Come probabilmente immagini, anche le popolazioni locali sono a loro modo "fascioleghiste": prova andare in un villaggio dell'Anatolia o della Transilvania e vedi quanto cittadini del mondo sono: giustamente, tengono a loro stessi, alla propria terra, e ogni altro e' straniero. Come e' giusto che sia.
      Cosi' come e' comprensibile che gli abitanti della Lombardia e del Veneto (per dirne due) non vogliano trovarsi in minoranza rispetto ad immigrati che, alla fine, hanno tradizioni totalmente diverse.
      Sono dell'idea che quando uno emigra si deve ADATTARE, non il paese ospitante adattarsi a lui.

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    15. Ecco
      Potrei definirmi, provocatoriamente, neorazzista fascioleghista.
      Ihihihi

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  4. Risposte
    1. Chi non li vorrebbe come vicini di casa, eh?

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    2. Gli zingari non sono ungheresi o turchi o rumeni piu' di quanto siano italiani e viceversa.
      I gagi europei non sono sinti o rom e viceversa.
      Gli ungheresi non sono slavi, i rumeni non sono slavi, etc.

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    3. Francesco non ne fa una questione antropologica o etnologica.

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