lunedì 25 gennaio 2016

Mai via

Ieri abbiamo percorso, verso Firenze, la variante di valico, la prima volta per tutti e quattro. Poi là una tanghera mi chiede :- com'è?
Penso un po' e rispondo: artificiale.
Sì, ci penso ancora ed è il termine più preciso.
Più comoda - l'artificiale è l'acesulfame della comodità - e per due terzi in galleria.
Le nuove infrastrutture per spostamento veloce di massa tra luoghi ugualmente artificiali (in questo caso dalla costipazione conurbata padana-emiliana a quella Pistoia - Firenze) sono sempre più artificiali. L'ugualismo è un problema anche nei non-territori, estensioni geografiche dei non-luoghi, delle non-vie di comunicazione di massa (non vai mai via, il grosso è tutto uguale, ti sposti nello stesso artificio, muoversi senza muoversi). Entri in un tubo e vieni espulso in un altro punto del tumore antropico, nei meandri della modernità, trasferimento con strisce laterali di luci ingoiate dalla velocità in tubi catrame calcestruzzo armato. Come ratti in cunicoli (non paragono ad altro di scatologico).

Almeno per il momento si potrà scegliere.

Rimangono le vie di fuga, le nicchie residuali, diverse. Sali in cima ad un colle, tra cipressi e ulivi e profumi di erba cipollina nel prato, entri in una pieve romanica, trovi abbracci, il palpitare di cuori, musica "vecchia", bandoneon, piano, pietra, caratelli, orci di coccio, legni e corde e torni nel Suo grembo.
Si, destabilizza.

64 commenti:

  1. Al termine della galleria più lunga, ritornati all'aperto, un po' allibiti, un po' confusi, abbiamo impiegato del tempo per capire se fossimo ancora in Emilia o già in Toscana: ma dove siamo qui?!

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  2. ma c'è una sorta di bivio tra vecchio e nuovo percorso? e la gente in base a che cosa sceglie ?

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  3. C'è un tratto di alcune centinaia di metri a - ricordo bene? - 4? 5? corsie al termine del quale, se stai a sinistra percorri il tratto "storico" (ovvero paesaggistico/montano), stando a destra percorri la "variante" (ovvero il tratto artificiale in maggior parte in galleria).

    In base a cosa sceglie(rà) la gente? Non ho idea, Francesco.
    La maggior parte dei veicoli industriali rimarranno in variante, hanno una quota decisamente inferiore da raggiungere e ciò significa risparmio notevole di carburante e di usura del mezzo.
    Le auto? Non so, dipende dalle preferenze, necessità.

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  4. A margine: dalle mie parti c'e'la tendenza di facoltosi privati a chiudere secolari (millenari?) vie d'accesso al mare e sentieri nel bosco.

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    1. Ecco, questo occorrerebbe ricordarlo a chi sostiene quanto sia un valore l'accoglienza... già, purché sia a carico di qualcun altro. Chi ha i mezzi (che poi sono gli stessi che decidono che chi non li ha deve accogliere) pratica forme feroci di chiusura, di esclusione, e ritiene che sia un proprio pieno diritto. E' storia vecchia, ma non per questo fa meno schifo.

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    2. Io sono favorevole a rendere inaccessibili parti sempre più estese di natura e biodiversità se questo significa proteggerle dall'azione ecocida, distruttiva delle masse di homo e ricostituirle.
      L'ecologia è sostanzialmente incompatibile con gli homo, antidemocratica, antiegalitaria.
      Se le riserve integrali lo sono per legge, per servitù militari, per proprietà private esclusive non mi interessa.

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    3. Se tu avessi 16 anni te la passerei. Ma siccome sei grandino, dovresti sapere che in Italia NON ESISTE la "natura", qualsiasi posto è artificiale e come tale va MANTENUTO.

      Anche la incapacità di distinguere il Parco del Ticino dalla foresta amazzonica è conseguenza della propaganda.

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    4. Sì e no.
      Ci sono aree del paese in cui lo spopolamento ha riportato ad un notevole riduzione dell'azione antropica, ad una ricostituzione di biodiversità.
      Con tutti i limiti del vivere in un paese, in un continente mostruosamente sovrappopolati.

      > qualsiasi posto è artificiale e come tale va MANTENUTO
      Ni
      Si se tu hai in mente i tempi degli umani
      No se tu lasci all'ambiente ricostituirsi.
      Diciamo che in molti ambienti il degrado è difficilmente recuperabile (si pensi, ad esempio, all'inquinamento o alla distruzione delle falde ovvero dei giacimenti di acqua "geologica").

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    5. Sì e no.
      Ci sono aree del paese in cui lo spopolamento ha riportato ad un notevole riduzione dell'azione antropica, ad una ricostituzione di biodiversità.
      Con tutti i limiti del vivere in un paese, in un continente mostruosamente sovrappopolati.

      > qualsiasi posto è artificiale e come tale va MANTENUTO
      Ni
      Si se tu hai in mente i tempi degli umani
      No se tu lasci all'ambiente ricostituirsi.
      Diciamo che in molti ambienti il degrado è difficilmente recuperabile (si pensi, ad esempio, all'inquinamento o alla distruzione delle falde ovvero dei giacimenti di acqua "geologica").

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    6. La foresta che colonizza i capannoni abbandonati non è quella primigenia, le piante più aggressive sono infestanti, spesso originarie di altri continenti. Con le piante vengono gli animali, tipo le famose nutrie, i coleotteri cinesi, il gambero rosso americano, le zanzare afro-asiatiche, eccetera.

      Poi, altro problema ovvio, la natura ha il suo modo di fare le cose. Se un fiume esonda dentro il parco, poco male ma se esonda appena fuori il parco sono cazzi. Siccome il fiume è uno, non è che puoi gestire un pezzo in un modo e un pezzo in un altro e neppure puoi pensare di rimettere a palude aree che oggi sono abitate.

      Siamo sempre li con la metafisica. Non ci vogliamo rendere conto che la unica ecologia possibile in Italia è l'ecologia dell'artificiale, quindi vagheggiamo di "oasi naturalistiche" popolate di unicorni e ircocervi.

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    7. Più che per perseguire l'inaccessibilità per il tramite di leggi e divieti, io opterei per una forma di accessibilità limitata da due fattori "spontanei": 1. non fare pubblicità ad un'area e 2. eliminare le vie d'accesso ordinarie. In questo modo l'accesso riguarderebbe solo una manciata di persone molto motivate, sicuramente non propense a sfasciare tutto e solo fortuitamente a conoscenza dell'esistenza del luogo da tutelare. Inoltre, la mancanza di vie d'accesso agevoli (ivi comprese quelle per via aerea) precluderebbe ogni possibilità di sfruttamento economico dell'area (altra fonte di distruzione certa, anche se la si chiama valorizzazione territoriale per confondere le acque).

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    8. Si riecco i giardini di Versailles.

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    9. Abbi pazienza, ma questa tua risposta non l'ho capita.

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    10. > Si riecco i giardini di Versailles.

      No, esattamente il contrario.
      Se volete distruggere scampoli di natura più o meno integra, rendetela facilmente accessibile alle masse.
      Strade, comodità, automobili, poi i primi insediamenti, coloni in Amazzonia o multiproprietà in ValPincopallo non cambia assolutamente nulla, poi altre case, poi inizia la speculazione, arrivano gli homo, etc. .
      Togli la comodità, togli il 99% dei devastatori.

      Lorenzo, cosa fai, il paladino del dirittismo "natura democraticamente per tutti"?

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    11. UomoCoso, trovo divertente tutto questo, te sei quello che sostiene la "infinita complessità" ma putroppo (o per fortuna) i tuoi ragionamenti sono sempre relativamente ovvi, stereotipati, cose sentite e risentite.

      Non vedo "dirittismo", la proposta di MrCoso sopra è ESATTAMENTE IDENTICA alle riserve di caccia e ai giardini che sono esistiti in tutta Europa fino dal tempo dei Romani. I ricchi, i nobili, i regnanti, avevano terre che tenevano in vari stadi di "naturalità" e sulle quali vantavano diritto esclusivo, cioè ai "comuni" era vietato viverci e/o utilizzarne i prodotti. In compenso di tanto in tanto vi si tenevano battute di caccia, feste in maschera ed eventi.

      Prego notare che siccome gli antichi avevano sempre la cinghia stretta, anche questi territori non erano MAI lasciati completamente a se stessi, venivano comunque sfruttati a vario titolo (es. legname, cacciagione, pascolo, ecc) e i proventi andavano alla nobiltà titolare.

      Io non sono Francesco, non ho la fissa del "sociale" e della collettivizzazione.

      Però mi fa ridere questo "ecologismo" retrò, vintage, la soluzione per il secolo XXII è rimettere in scena, che ne so il secolo XVI. Con una piccola differenza, messeri. Quando esistevano i feudi, i marchesati, le baronie, in Europa e in Italia vivevano un decimo o meno delle persone che ci vivono adesso.

      Poi ovviamente c'è sempre il paradosso di segare il ramo su cui si sta seduti ma cosa lo scrivo a fare...

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    12. UomoCoso di Sherwood, conte di Loxley e MrAthos, conte de La Fère.

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    13. Ora credo di aver capito, e ne deduco che a non aver capito il senso del mio intervento questa volta sei tu (poco male, succede). Non ho parlato di enclosures con le quali dei privilegiati si appropriano di quelle aree. Al contrario, ho parlato di: 1. evitare di fare pubblicità, ovvero non richiamare intenzionalmente "visitatori" che senza pubblicità non avrebbero alcun interesse per quel tipo di ricchezza, e non ho parlato di divieti, anzi ho parlato di 2. lasciare libero accesso in condizioni di disagio, ovvero facendo in modo che l'accesso costi uno sforzo personale, fisico, individuale, non mediabile (non so che altri termini usare) e possibilmente di rilevante consistenza. Il mio riferimento alla preclusione della via aerea voleva intenzionalmente indicare l'esclusione della "scappatoia" più percorribile dai ricconi che hai indicato tu -- ce li vedi Marchionne o Briatore che camminano due giorni con zainacci da quindici chili su e giù per crinali, gole e torrenti per raggiungere una spianata boschiva del tutto anonima a trenta chilometri di distanza che la maggior parte della gente manco sa che esiste? (sì, perché in assenza di sentieri e tra la vegetazione spontanea non è che si possa essere molto più veloci di così neppure a vent'anni)

      Abbandonare, nascondere (non pubblicizzare), isolare, per una zona naturalistica valgono più di mille divieti e integralizzazioni.

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    14. Non ci siamo MrCoso, sono ragionamenti da bambini.

      Per le ragioni sopra esposte non esiste nessun luogo in Italia e pochi in Europa che non siano facilmente raggiungibili da chiunque. Non esiste nessun metro quadrato di terreno che non sia stato pestato da piede umano. Tu vai sulle alpi e dove ti giri vedi un muretto, una malga, un sentiero, eccetera.

      Poi, prima cosa si tratta sempre di imporre un divieto formale con la forza militare.

      E lo imponi in un contesto dove Briatore si fa portare in elicottero ovunque voglia e dove la marmaglia crea le strade semplicemente accalcandosi uno sopra l'altro come gli zombi. Non sie in grado di fermare Briatore che si compra te e tutto il circo, non sei in grado di fermare la marmaglia perché non hai la forza militare per farlo.

      Oltre al fatto che come dicevo o si impara a gestire quello che abbiamo oppure finisce tutto in vacca. La terza via, quella dell'arcaismo, del ritorno appunto al medioevo, si può fare solo previa apocalisse che tolga di mezzo 9/10 dell'umanità.

      A quel punto dubito che qualcuno avrà tempo e voglia per pensare all'ecologia.

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    15. Io ho notato che se un posto lo si raggiunge solo sudando, in quel posto c'è in giro per poca gente. E lo si capisce anche solo guardando per terra lungo il percorso: più t'allontani dalla strada carrozzabile (o dal luogo raggiungibile con altri mezzi "di supporto", tipo funivie, seggiovie, risciò, ecc.) meno rumenta vedi in giro. Il sistema funziona.
      Qualche anno fa, in seguito a una nevicata furibonda, per mancanza di fondi venne lasciata sommersa dalla neve la stretta provinciale (regolarmente asfaltata) che percorre la valle del Gorzente alla base del monte Tobbio, tra Genova e Alessandria. Si tratta di una strada solitamente parecchio frequentata da "gitaroli" di varia estrazione. In quei giorni, di domenica (cioè in una giornata di quelle che di solito vede il massimo afflusso) la percorsi a piedi. Non incontrai una persona che fosse una. Un caso? Ora, immaginiamo che quella strada (che non porta da alcuna parte se non all'interno di un parco naturale) venisse chiusa definitivamente... in estate sicuramente qualche accesso ci sarebbe comunque, ma in che proporzione rispetto all'attuale?
      Da non dimenticare che sono ormai vent'anni che il Parco delle Capanne di Marcarolo è sottoposto a una martellante campagna di "promozione", e che sono in corso svariati interventi di "valorizzazione territoriale" (sostanzialmente la costruzione, in un parco naturale, di dannosissime "strutture ricettive").

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    16. MrCoso, vediamo se riesco a spiegarmi.

      Come fai a rendere inospitale un posto dove adesso c'è un comodo casello della autostrada? Demolisci la autostrada? Ebbe, facile, pratico, fattibilissimo. Da una parte continuiamo a costruire strade e automobili, dall'altra arrivi tu e proponi di demolire strade per non fare muovere la gente che nel frattempo ha comprato l'auto e gli viene detto (cit. Francesco) che "si deve viaggiare".

      Guarda, c'è un grande parco naturale in Ucraina, per metterlo in opera hanno dovuto solo fare saltare per aria un reattore nucleare. Si potrebbe fare qualcosa del genere anche noi. O qualcosa di simile. Prendiamo esempio dai Giapponesi, popolo civilissimo che hanno fatto esattamente cosi, una bella fuga di radiazioni e adesso c'è un'area di oltre cento chilometri di diametro in cui la "natura" si sta riprendendo tutto.

      Ma già che ci siamo si potrebbe mettere della stricnina nelle confezioni di qualche bene di prima necessità, una ogni tot. E cominciamo a decimare gli Italiani. Come coi topi e gli scarafaggi, se ne riduciamo il numero diventano meno visibili e fastidiosi.

      Cosi quando in gita ci andate te, Conte de la Fàere e il Conte di Loxley, non vi incomodano.

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    17. Talvolta Lorenzo si fa prendere dalla polemica.

      MKS ha semplicemente ragione: massa e facilità di trasporto sono le cose più nefaste per bellezza e integrità di certi luoghi. Ho decine di esperienze e ne conosco ancor più su questa cosa.
      Intorno a Cernobil, infatti, spariti gli homo, la natura sta tornando alla grande. Tempo addietro il Corriere pubblico un servizio sul ritorno della fauna in quell'area.

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    18. Si certo ha ragione nel seguirti nei tuoi deliri "pseudo-ecologici" che per fortuna sono limitati al mondo della fantasia.

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    19. Preciso, delirio come ragionamento del tutto irrazionale, illogico, come quei sogni dove accadono eventi impossibili o senza rapporto causa-effetto.

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    20. Lorenzo, le strade non è che devi per forza distruggerle, basta non costruirle. Non spuntano spontanee la notte, come i funghi. Così come le seggiovie, le funivie gli skylift e simili. Inoltre, se ammetti l'istituzione di aree integrali nelle quali è proibito entrare per legge, perché trovi sconcio il concetto di aree alle quali l'accesso è invece consentito ma reso e/o mantenuto disagevole? Nessun divieto, se non quello che deriva dall'associazione tra disinteresse e pigrizia del potenziale frequentatore (il pigro privo di interesse per un luogo lo devasta a cuor leggero, se può raggiungerlo senza sforzo, l'appassionato disposto a investire energie per raggiungerlo con impegno è in genere molto più attento). Non sono rare le occasioni in cui esorti alla coerenza, ora è il mio turno.

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    21. Mi rimangio l'esortazione alla coerenza. Era UUIC, non tu, a richiamare il valore delle riserve integrali (che sono sempre integrali solo a parole).

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    22. "le strade non è che devi per forza distruggerle, basta non costruirle."

      Sei in ritardo di quei due o trecento anni, cosa vuoi che sia.

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    23. Ti comunico che si continua incessantemente a costruirne di nuove. Smettere sarebbe già un bel passo avanti. E non solo di strade parlavo.

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    24. Anche diminuire tutto il resto sarebbe un miglioramento, rispetto a quando ero bambino c'è 10 volte il traffico. Oppure, rispetto ad allora ci sono 10 volte più cose nel frigorifero. I bambini hanno 10 volte più giocattoli. Eccetera.

      Insisto, noi viviamo dentro una macchina. Fantasticare che si possa regredire a stati preistorici, cosi di punto in bianco o che si possano ritagliare delle "oasi" dentro la macchina è irrealistico.

      Quello che potremmo fare è perfezionare parti della macchina, che comunque continuerà sempre a girare. Per esempio potremmo fabbricare auto diverse, usarle in maniera diversa, cambiare certe abitudini e di conseguenza la topografia del nostro vivere, eccetera.

      Fintanto che vaneggiamo di medioevi fantastici non faremo niente di concreto.

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    25. Voglio dire, mentre tu e UomoCoso vaneggiate di bloccare o ostacolare il movimento della gente per non farli andare in certi posti cosi da ricondurre quei posti allo "stato di natura" (che comunque non avrebbero perché quella "natura" non esiste più in nessun luogo), scopriamo che le auto hanno prestazioni reali completamente differenti dalle prestazioni dichiarate, in termini di consumi e quindi di inquinamento. Ridurre le emissioni inquinati della metà complessivamente sarebbe senz'altro molto più utile, possibile e sensato di creare una "oasi" minando le strade che ci arrivano.

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    26. L'auto rincoglionisce.
      Auto che consumano meno rincoglioniranno lo stesso o di più. E' il principio di Jevons in una idiocrazia.

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    27. Lorenzo, ti sta sfuggendo (e me ne stupisco, perché so quanto sei acuto) la differenza tra ridurre e non aumentare, tra distruggere e non costruire. Non è differenza da poco!

      P.S. Non sono certo di famiglia ricca, e lo dimostra il modo in cui son abituato a vivere, eppure anche se siamo coetanei non ricordo un solo giorno della mia vita in cui mi sia capitato di trovare il frigo vuoto. Anche in merito alle occasioni di gioco direi che non mi sono perso niente, perché un conto sono i giocattoli, altro conto le occasioni di gioco. Anche in questo campo non vedo passi avanti verificatisi nel corso della mia vita, anzi...

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    28. Non mi sfugge, solo che è un concetto fuori dalla realtà. La realtà è che si producono milioni di auto. Milioni di auto circolano su migliaia di strade. Aumenta il numero di auto e aumenta l'estensione della rete stradale.

      Facciamo l'esempio di UomoCoso. Se fosse vissuto agli inizi del '900 non avrebbe posseduto nessuna auto. Intorno agli anni '60 ne avrebbe forse avuta una. Oggi ne ha due. Gli servono le automobili per lavorare, per incontrare la gente, per fare la spesa, andare dal dottore, svagarsi.

      La cosa sensata da fare è migliorare per quanto possibile il meccanismo. Poi ho, non la vogliamo capire e ci piace sognare l'isola che non c'è? Va bene.

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  5. UUIC: "non vai mai via, il grosso è tutto uguale, ti sposti nello stesso artificio, muoversi senza muoversi"

    Bellissimo, assolutamente pertinente e molto, molto mirato. Non solo nel caso specifico al quale fai riferimento. Un corollario è: perché e per cosa spostarsi, in queste condizioni?

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    1. Nel caso specifico mi sono spostato per un evento milonghero. Sebbene siano anni che ho ridotto i miei viaggi, ancora avvengono.
      Aggiungo che, quando ho la possibilità (e più volte l'ho scritto qui) scelgo viabilità minore visto che per me il viaggio ha una propria importanza, dovrebbe avere una propria bellezza, fascino e persino... tempi minimi.

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  6. C'è un problema di fondo.

    Io viaggio poco e quando lo faccio vado in treno o in moto. Quindi posso dire "non capisco tutta questa frenesia di spostarsi di qua e di la come galline impazzite".

    UomoCoso invece fa una cosa diversa, lui vuole viaggiare per diporto e visitare i luoghi ameni e romantici come gli inglesi e i tedeschi dell'ottocento, però non vuole tutti gli altri in mezzo ai coglioni. Quindi si lamenta degli spostamenti di massa, come di qualsiasi altra cosa di massa, come è volgave la gavlevia signova mavchesa...

    Non dice "non mi muovo io", dice "non si muovano gli altri". Ebbe.

    Viaggiare è diventato un "diritto", come tutto il resto e dietro c'è una industria di dimensioni illimitate. Il "tubo" non sbocca in Italia, sbocca sul Mar Rosso o nello Yucatan. Cosa ci vai a fare? Ah non chiedetelo a me, chiedetelo a UomoCoso o a Francesco che svengono nel vedere cotanta bellezza.

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    1. Per inciso, l'altro giorno ero a Mediaworld col mio amico impiegato-consumista e mi mostrava gli ultimi ritrovati rispetto agli schermi TV.

      Poi mi guarda in faccia e vede la mia espressione ebete... allora gli dico "si bello ma perché? Voglio dire, cosa te ne fai alla fine?" E lui si incazza perché pensa che lo faccio apposta. Invece no proprio non capisco perché uno debba comprare il super-maxi schermo con la tecnologia iper-ultra-high, per poi vedere Masterchef o le repliche di Starsky&Hutch.

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    2. Ecco, uguale rispetto al mettersi in macchina nel weekend per andare a fare una passeggiata a 400km di distanza.

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    3. I marchingegni implementati per rendere possibile raggiungere in quattro e quattr'otto quei luoghi sono una delle principali cause della distruzione di quei luoghi stessi. E' lo stesso meccanismo per il quale alcuni (ben poco intelligenti o molto stronzi, a scelta) decidono di farsi costruire una bella villetta in qualche luogo ancora pregevole, salvo dopo pochi anni trovarsi a vivere in una succursale di Milano fatta di tante villette costruite nel(l'ex) luogo pregevole in questione (ognuna rigorosamente cintata per impedire a chicchessia di circolare liberamente se non è proprietario). A quel punto che fa il gonzo/stronzo di turno? Semplice: scocciato, si fa costruire un'altra villetta da un'altra parte, tanto c'ha i soldi. Fino a esaurimento scorte dei luoghi pregevoli. Tanto oggi c'è l'aereo e si può estendere il meccanismo anche all'estero.

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    4. Un mio parente vive nel posto con le villette. Solo che in origine gli abitanti del posto erano abituati ad andare al "general store" a comprare pallottole, farina, pancetta e fagioli, adesso nessuno può vivere senza le comodità "moderne" quindi ci si mette in macchina e si va al contro commerciale o più di uno. Col risultato che la località amena è un quartiere di periferia, solo meno denso.

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    5. Giusto. "Fatti non foste" etc. etc. ma noi chiudiamoci pure dentro al quartiere. Tanto conoscere altro mica serve. Nono.

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    6. Prima dovresti chiederti "Conosco davvero il mio quartiere?", quindi ricordarti quella massima di Voltaire che recita "Il mondo è pieno di gente che non val la pena conoscere".

      Comunque sia, al di là di queste considerazioni, non è infestando di villette (o palazzoni, o centri commerciali, o strade e stradine, o...) un'area che "conosci altro" -- diciamo piuttosto che replichi il tuo quartiere in un altro dove per poi ricominciare a lamentartene nell'attesa di replicarlo ulteriormente in qualche altrove. E' una "compulsione a ripetere" molto diffusa tra gli insoddisfatti che hanno il limite di non provare neppure, per prima cosa, a conoscere se stessi e il perché di certe spinte che li animano.

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    7. Subentra anche un altro fattore, ovvero cosa uno vede quando guarda, ovvero come è tarata la messa a fuoco dell'obiettivo tramite il quale persegue la conoscenza. Per esempio, c'è chi guarda il panorama verso l'orizzonte beandosi della vista "in grande stile" e perdendo i dettagli, e chi invece guarda al piede d'una pianta beandosi dei dettagli del micromondo che alligna tra il muschio e perdendo il quadro più ampio. La prospettiva, con tutte le sfumature intermedie, cambia alquanto, l'arricchimento in termini di conoscenza no.

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    8. Comunque confermo, "conoscere" altro NON SERVE.

      Questa faccenda del "conoscere" è veramente spassosa. Gli Italiani non sanno leggere, non sanno far di conto, non sanno la differenza tra Governo e Parlamento, non sanno chi mai fosse che ne so Mazzini o Galileo, però se salgono su un aereo e scendono a Sharm el Sheik allora "conoscono altro".

      Un po' come i turisti americani vestiti come clown che vengono a "conoscere" Firenze, Roma e Venezia in una settimana.

      Il presupposto del "conoscere" è la capacità di pensare. La capacità di pensare non è ne innata ne si può acquisire comprando un biglietto, servono anni, servono informazioni, servono i metodi per elaborare le informazioni.

      Non confondiamo la "meraviglia" con il "conoscere". Quando Francesco sviene alla vista di Venezia ha la reazione del selvaggio davanti ad un evento incomprensibile o del mite pastorello davanti alla apparizione mistica.

      L'industria dell'intrattenimento si basa proprio sui dispositivi che ingenerano sensazioni. UomoCoso ci racconta le sue sensazioni, solo che lui le incarta in una confezione ottocentesca invece che una contemporanea.

      Vivere di sensazioni è tipico del "cittadino del mondo", eterno adolescente e minorato che il Piano mira a produrre.

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    9. Prego notare che le "sensazioni" vissute in maniera edonistica, non bastano mai. Il suono non è mai abbastanza coinvolgente, la vista non è mai abbastanza rutilante, il gusto non è mai abbastanza stupefacente, eccetera eccetera.

      Quindi il fruitore corre di qui a di la cercando di procurarsi sempre nuove e maggiori (quindi migliori) sensazioni.

      Quella che gli Americani chiamano "user experience".

      Quando ti vendono una CPU per il computer non dicono "questa fa più operazioni al secondo", dicono "raggiunge livelli di user experience inusitati". E nessuno si domanda "e come fa'" perché si da per scontato che sia QUANTITATIVAMENTE di più, più grosso, più forte, più veloce, più alto, più largo, eccetera.

      Chiaro che fare una passeggiata vicino casa NON PUO' essere "abbastanza", devi andare a passeggiare sulla cima della montagna, ma la montagna non delle Alpi, sull'Himalaya ma ancora non basta, adesso studiano le gite orbitali, un domani sulla Luna.

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    10. x Lorenzo:
      > Non dice "non mi muovo io"
      Ho sensibilmente ridotto i miei spostamenti, rispetto ad un tempo. Quando abitavo in Lombardia, TUTTI i fine settimana ero via, la maggioranza delle volte in altre regioni.

      > Quindi si lamenta degli spostamenti di massa
      Dimensione, quantità, scala modificano radicalmente i sistemi. Hai mai provato a cucinare per 4, 40 e 400 persone? (io sono arrivato a 40).
      Anche se a te ideologico non piace, puoi constatare tutti i giorni che nei luoghi a BASSA densità antropica il concetto di traffico, di ingorghi, è praticamente inesistente o, fisiologicamente ridotto a eccezioni.

      Non c'è alcuno diritto, neppure quello alla mobilità.
      Però tu compi un atto ideologico, il tranquillismo quantitativo, secondo il quale sarebbe "oviginale, stvampalato" lamentarsi delle masse.

      Allo stesso tempo chiedei che vengano pubblicati solo i bilanci delle ferrovie (che sono il miglior mezzo di trasporto di massa) ma non chiedi che vangano pubblicati e fatti altri bilanci.

      > L'industria dell'intrattenimento si basa proprio sui dispositivi che ingenerano sensazioni.
      > UomoCoso ci racconta le sue sensazioni

      Non si tratta di vivere di sensazioni secondo un fantomatico piano.
      Si tratta di osservare la realtà e viverla con pienezza. Da questo punto di vista una persona semplice è contenta per sentire una cassa e le vibrazioni in petto dovute alla sua percussione. Poi sono arrivati Dvorak, Verdi, Bach, Wagner che sono andati un po' in là, hanno creato delle opere che sono fini, articolate, con una tessitura, ampiezza etc. .
      Secondo te sarebbero "agenti del piano" per la produzione di edonisti/debosciati?

      Ci sono persone che non conoscono i dintorni di casa.
      Ma è anche vero che, una tantum, hai desiderio di confrontarti, di vivere altre realtà e tornare nei tuoi luoghi rinfrancato, esperienziato.
      Ci sono i due estremi, di coloro che ignorano ciò che va oltre il proprio naso e coloro che ignorano ciò che è sotto il loro naso. Ma non è mica obbligatorio vivere così, no!? Discernimento, Lorenzo.

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    11. non è che io svengo ogni tre per due, e comunque non ero svenuto. dire che Venezia non sia bella e che non possa incantarti è dire una cazzata. la mistica quindi non c'entra nulla. detto questo, di viaggiare si deve viaggiare e direi che è una delle massime esperienza di democrazia. un tempo viaggiavano solo i ricchi, i miei bisnonni probabilmente non si sono allontanati (se non migranti) di più di 10 km da casa loro. conoscere serve? non serve? non lo so, però anche andare in un villaggio sul mar rosso è vedere qualcos'altro. meglio che di com'era, per l'appunto, 100 anni fa

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    12. Francesco, la democrazia non c'entra 'na mazza.
      Piuttosto non si può non osservare
      o - i disastri della mobilità (compulsiva) di massa
      o - i disastri del turismo (consumistico) di massa
      o - l'estendersi del dirittismo a mobilità e turismo
      o - il rincoglionimento / idiozia di massa (il_bobbbbolo che non conosce i colli e quel museo dove vive e va impecoronito in crociere, sul mar Rosso, etc.) che ha sottolineato Lorenzo.

      Ecco, la maggior parte delle persone riduce Venezia a Piazza San Marco, Palazzo Ducale, guardasullgondolac'èClooney, il ponte di Rialto.

      Non è meglio, è diverso.
      La specie non è meglio di un tempo, è diversa rispetto ad un tempo. Anzi, tu sai che in letteratura sono stati pubblicati decine di casi di regressioni cognitive di massa dovute alla tecnologizzazione lobotomizzante. Ma sarebbe un discorso lungo.

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    13. comincia a stare a casa tu allora, dai l'esempio.

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    14. Scusate, ve lo dico in amicizia.

      Site entrambi vittima di stereotipi, in parte gli stessi, in parte differenti.

      UomoCoso, hai ridotto gli spostamenti rispetto a prima che eri sempre in giro. Bene, vuoi la medaglia? Il fatto è che SE tu vai in gita nel posto X ALLORA anche Luigi va in gita nel posto Y. Per fare muovere tutti gli UomoCOsi e i Luigi in giro per l'Italia, l'Europa e il mondo, si fabbricano quei "tubi" di cui ti lamenti. Però se non ci fossero i "tubi", l'alternativa sarebbe ridurre di molto gli spostamenti di tutti, compresi i tuoi. E chi lo stabilisce se DEVI andare in gita oppure NO?

      Certo, se gli Italiani fossero numerosi come gli Svedesi, il problema non si porrebbe e ci sarebbero solo stradine, viottoli, sentieri e sentierini in mezzo a large regioni di foresta. Ma solo la Lombardia contiene più abitanti della Svezia ed è una delle 20 regioni italiane.

      Siamo realisti, il "tubo" è una conseguenza di quello che scrivo sotto.

      Francesco, scusa ma "viaggiare si deve viaggiare e direi che è una delle massime esperienza di democrazia."
      Viaggiare SI DEVE? Oibò e chi lo dice? La democrazia, lo so che tu non ci hai mai pensato bene, consiste nella facoltà di votare, non consiste nel viaggiare, nel mangiare, nel fare all'ammore, nel suonare il clavicembalo, nel guidare una automobile, tutte cose che sono state enormemente facilitate dal surplus di risorse reso possibile dalla civiltà delle macchine.

      Poi dovresti sapere che la gente ha cominciato a viaggiare in giro per l'Italia come risultato dell'avvento del Fascismo. Infatti furono le riforme fasciste a modernizzare l'Italia introducendo il Sabato, le colonie estive, i dopo lavoro, perfino i treni appositi chiamati "littorine".

      Se vuoi sottolineare un processo "democratico" che ha migliorato le vite dei bisnonni, questa è stata la alfabetizzazione, non certo le gite fuori porta. Infatti fino dagli albori della democrazia, per potere esercitare i diritti e i doveri della cittadinanza devi avere un minimo di istruzione, altrimenti rimani bestia e quindi servo della gleba.

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    15. Ho dimenticato di ripetermi. :)
      Viaggiare si deve perché il diporto, l'intrattenimento delle masse E' UNA INDUSTRIA, quindi cosi come vi ficcano in testa che "si deve" possedere la TV super-ultra e pagare 10 abbonamenti per vedere le solite boiate, allo stesso modo vi ficcano in testa che "si deve" viaggiare.

      Per Osiride, vorrai mica stare fermo 10 minuti a pensare, che poi ti verrebbero brutte idee. Meglio muoversi di continuo come il criceto sulla ruota. Con la convinzione di fare chissa quale esperienza mistica, spirituale, culturale, andando da X a Y dentro il tubo e una volta fuori, non capendo una fava di quello che si vede, a parte tette, culi, gelato e uccellini sui rami fioriti, eventualmente.

      Siamo al punto che la gente non si cura le carie, non fa mangiare i figli ma DEVE adeguarsi ai comportamenti indotti dal marketing e dalla propaganda.

      Che poi a me va anche bene, nel senso che piove, non piove, la gente è demente e si comporta in maniera stereotipata, è nell'ordine delle cose.

      Solo non cercate di vendermi la merda come cioccolata e meno che meno che se non mangi la merda muori.

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    16. viaggiare non è un dovere, forse neanche un diritto, ma una opzione lo è di sicuro. se ricordi bene, a capodanno e dintorni uomo era in giro a smadonnare nella neve che non c'era e incazzato perchè (guarda un pò) tutti fanno il brennero in quei giorni. io invece non mi sono mosso da Milano e ho goduto della bellezza della mia città.

      rivendico però il diritto di uomo di andare dove minchia gli pare e quando gli pare. e di mettere davanti questa cosa rispetto alle carie, alla spesa all'hard discount rispetto alla coop per risparmiare, ai finanziamenti quinquennali per andare a marsa alam ecc ecc ecc.....

      bisogno indotto? condizionamenti? non so, ma quando si allarga il ventaglio delle possibilità questa E' DEMOCRAZIA ! fosse avvenuto, come dici te, anche in epoca fascista (le littorine in Sicilia però non sono state usufruite dai miei nonni....)

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    17. Ah signore, perdonalo che non sa quello che scrive.

      Francesco la libertà di fare quel cazzo che ti pare è una lama a doppio taglio perché ogni cosa che fai ha un costo, che paghi tu ed eventualmente gli altri.

      Esempio classico, mettiamo che io rivendichi il "diritto" di fumare dove e quando mi pare. Questo non solo danneggia la mia salute, danneggia quella degli altri attorno e, se non bastasse, tocca poi sostenere le cure mediche a spese della collettività perché ho anche il "diritto" alla salute.

      Quindi liberissimi tutti di mettersi in macchina e girare l'Italia e il mondo, per poterlo fare bisogna costruire tutta la infrastruttura necessaria e bisogna anche rendere accessibili nello stesso modo il fondo delle valli e la cima dei monti. Non ci lamentiamo poi che ci sono i "tubi", una cosa implica l'altra.

      Quando si allarga il ventaglio delle possibilità non c'entra una fava la democrazia. Il significato del termine è semplicemente quello di una forma di governo a cui partecipano tutti i cittadini. Ripeto, partecipazione politica.

      In epoca fascista c'era appunto l'allargamento del "ventaglio" ma non c'era la democrazia. Eppure non è difficile da capire...

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    18. Ah, Francesco, tu mi insegni che gli Italiani si fecero tutti fascisti prima e poi tutti comunisti dopo proprio perché della "democrazia" come partecipazione alla vita pubblica non gliene fregava una ceppa, mentre ognuno sperava nell'allargamento del "ventaglio", cioè che il "regime" gli garantisse qualche beneficio concreto.

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    19. ah no non mi freghi Lorè, la conosco anche io la differenza tra libertà positive e libertà negative. e non cado nel trappolone di uomo secondo cui siccome c'è chi viene al mondo automaticamente mi toglie spazio, energie e risorse.

      esiste anche il "relativo" e "relativamente" dico che mio cugino che prende l'aereo per andare a Sharm mi sta togliendo poco. o molto meno che nel caso venisse da me a costruire una statua in amianto in cucina.

      ma il punto è sempre un altro ed è già stato sottolineato. aborro per dirlo alla Mughini lo pseudomonachesimo, il nimby e ogni precetto che valga per gli altri e non per se stessi.

      e per quanto mi riguarda, io mi autoregolamento. lo scorso weekend non avevo la macchina e ho preso il treno. non sono morto ma nessuno mi dica che stare 4 ore in giro equivale allo starci per 2 ore, perchè non è così

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    20. Francesco, non te ne voglio se non ci arrivi.

      Io non ho nessuna propensione al "sociale". Potrei dirti che il "relativamente" significa che se tu devi morire perché io mi tolga uno sfizio, tu muori.
      Invece dico un'altra cosa e cioè che se "viaggiare è un diritto", allora "tutto è un diritto", per tutti e quindi dobbiamo disporre di RISORSE INFINITE.

      Quello di cui si lamenta UomoCoso è il consumo delle risorse che necessariamente ci costringe via via a vivere dentro ambienti artificiali, a mangiare cose artificiali, eccetera. La ragione è puramente meccanica, siamo troppi e vogliamo fare troppe cose, il risultato è che per farne di più da un punto di vista quantitativo dobbiamo farne di meno da un punto di vista qualitativo.

      Si parlava tempo fa della qualità dell'abitare nelle città. E' un altro esempio lapalissiano. Tutti devono avere la casa relativamente vicina ai servizi, ai luoghi di lavoro, ai luoghi di divertimento, tutte le case devono provvedere un certo grado di comfort, il risultato è l'alveare di cemento. Viviamo come formiche e questa è la conseguenza di volere tutto da un punto di vista quantitativo, cosa che si paga in termini qualitativi.

      Oppure, vuoi andare al centro commerciale e trovare le fragole in gennaio? Ci sono. Il problema è che per mettere le fragole sullo scaffale a monte deve esistere tutto un ecosistema che fa in modo che non solo le fragole facciano schifo ma che costino come i diamanti, anche se certi costi ti vengono nascosti perché sono indiretti.

      Eccetera eccetera.

      La "autoregolamentazione" è la scusa di UomoCoso, non tanto per le sue gite, quanto per il fatto che poi si lamenta della qualità dei luighi, rovinata dalle infrastrutture che rendono possibili le gite. Chiara, palese, evidente contraddizione, paradosso.

      Se volessimo recuperare in qualità, dovremmo diminuire in quantità. Il guaio è che viviamo dentro una macchina che non crolla su se stessa solo se continua a girare come una trottola ad una certa velocità. Quindi in realtà, lasciando da parte il fatto che alla gente si fa il lavaggio del cervello, anche volendo non abbiamo la scelta di rallentare, a meno di non essere disposti a farci crollare addosso l'apocalisse.

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    21. Non che la trottola non possa comunque rallentare e fermarsi e quindi caderci addosso, solo che adesso stiamo facendo il possibile per procrastinare l'evento, invece di favorirlo.

      Apro una parentesi: un giorno scriverò un post sul concetto che la maggiore disponibilità di risorse procapite equivalga alla democrazia. C'è dietro uno di quelli universi-discarica che ogni tanto è bene scoperchiare.

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    22. boh, magari sei tu che non ci arrivi. non preoccuparti: ti perdono anche io

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    23. Si non arrivo a capire che:
      1. "desiderio" non è sinonimo di "diritto"

      2. [populus] duas tantum res anxius optat
      panem et circenses

      "Giovenale, grande autore satirico, amava descrivere l'ambiente in cui viveva, in un'epoca nella quale chi governava si assicurava il consenso popolare con regolari distribuzioni di grano (panem), a volte integrate con elargizioni economiche a cui avevano diritto circa 200.000 cittadini di Roma e con l'organizzare diversi grandiosi spettacoli pubblici (circenses)"

      Non è sinonimo di democrazia.

      Cosa vuoi, sono un cretinetti che va a guardare sul dizionario.

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    24. x Francesco:
      > comincia a stare a casa tu allora, dai l'esempio.

      E' quello che ho iniziato a fare da tempo.
      Però... non funziona (vedi paradosso di Jevons).
      Ed è proprio così.
      In una riunione di vicinato avevamo stabilito ripetutamente con votazioni unanimi che una certa area avrebbe dovuto rimanere libera dalle auto.
      Cosa è successo in un paese di autossicodipendenti?
      Che io lasciavo la mia a 50m di distanza, dove c'è un piccolo parcheggino e alcuni vicini, hanno completamente occupato l'area che dovrebbe essere libera.
      Il mio rispettare le decisioni di fatto ha favorito il loro violarle.

      Se più persone andassero al lavoro in bici, alcuni autossicodipendenti che adesso utilizzano i mezzi pubblici o la bici dopo aver soccombuto al traffico, riprenderebbero da andare in auto.

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    25. x Lorenzo:
      > La "autoregolamentazione" è la scusa di UomoCoso
      Come appena risposto a Francesco, ad un certo punto gli onesti e autodisciplinati si potrebbero pure chiedere perché devono passare per fessi.
      Non è affatto una scusa.
      D'altra parte io sono consapevole del paradosso di Jevons e non proprio già o ancora così pirla.

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    26. UomoCoso, non c'è modo di risolvere un paradosso lavorando di lima. Non è che se scegli di usare meno le tue due automobili o scegli di acquistarle usate, con questo risolvi il paradosso di non volere il "tubo" ma di doverlo usare, di avere la necessità del "tubo" perché in Italia ci sono milioni di persone che brulicano in tutte le direzioni nello stesso momento.

      Io, che pure non possiedo nessuna automobile (e tu ne possiedi due) non mi lamento del "tubo", nel senso che posso sottolineare il fatto che viviamo in un alveare artificiale ma riconduco tutto ai dati di fatto che sono di ordine quantitativo, siamo troppi e vogliamo tutti fare tutto nello stesso momento.

      Riassumo, siamo d'accordo sulla osservazione del fenomeno, è il tono e le conclusioni che sono differenti, vedi alla voce "ecologia".

      Per me l'ecologia possibile è quella di rendere meno fastidioso l'ambiente artificiale nel quale siamo costretti a vivere. Per te invece l'ecologia (non so se possibile) è quella del ritorno al medioevo. Ma ognuno ritorna con la "autoregolamentazione", dai.

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  7. Io so che igni volta che prendo oer sbaglio il passante di Mestre faccio un giro della madonna e spendo il doppio... :/

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