sabato 27 maggio 2017

Esso controlla te

Ora devi scegliere: ti organizzi una mezz'ora di tempo nella quale spippolare, se vuoi comunicare coi tuoi amici e poi dormi oppure vai a [...] dalla mamma e spippoli quel che vuoi. Ti misuri, osserva se sei tu che controlli il coso [il furbofono] o se esso controlla te.
Ciao papà.
Ciao

35 commenti:

  1. Non ho figli, quindi non so come mi comporterei in questo caso, forse non sarei così drastica, tuttavia dare delle regole è giusto.

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  2. Dai Uomo, ci siamo passati tutti. A quella età é uno sforzo concentrare tutti i w_app in mezz'ora, alla mia é uno sforzo perdere mezz'ora a rispondere...

    Vivrà anche la fase inversa il tuo bipede.

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  3. Una questione di principio inutile.

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  4. Magari chiedere che non lo utilizzi quando fate qualcosa? Tipo vedere un film assieme o fare una passeggiata..(oltre che, ovviamente, mentre si mangia)?

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  5. Io conosco il problema (ovvero: bambini che vogliono assolutamente giocare ai giochini sull'Ipad (per dire) e che non riescono a smettere se non quando li obblighi a smettere, oppure pre-adolescenti che appena sentono una notifica sul TUO cellulare corrono a vedere se è per caso un messaggio per loro).
    Se si vive in un contesto come quello attuale, è inevitabile che i bambini siano esposti a queste cose. Se sei l'unico a resistere (come ero io fino all'anno scorso) la scuola stessa (eh sì, nel mio caso è stata proprio la scuola) ti forza a dare al bambino quello che vorresti rimandare a più avanti. Oppure gli amichetto che ti invitano a casa loro a giocare ai giochi sul loro iPad.
    Visto che i genitori sono loro stessi a mettere in mano l'ipad e simili ai loro figli per zittirli...

    Premesso questo, finché uno non è in grado di gestirsi da solo, deve avere qualcuno che lo tutela. Della serie: ad un drogato metti la droga sotto il naso? È ovvio che non può resistere e regolarsi. Non per niente, ci sono le comunità dove uno si "disintossica".
    Idem per l'uso dei telefonini e tutte le attività connesse (social network, giochini, etc). Non vanno date in mano a chi non si sa regolare.
    Se il danno è fatto e si rischia di farne dei "reietti", secondo me è più che lecito regolamentarne l'uso.

    Anche per motivi di salute che forse nessuno immagina. L'aumento drastico dei casi di miopia forte è legato anche a questo; l'occhio, soprattutto in giovane età, ha bisogno di un sacco di tempo in cui è "focalizzato sull'infinito", che significa: occorre avere orizzonti ampi attorno, non stare in luoghi chiusi per la maggior parte del tempo, non stare con gli occhi su uno schermo a 20 cm la maggior parte del tempo.

    Quindi: anche io mi trovo a lasciare i miei bambini giocare con iPad e simili.
    Però cerco di limitarne il tempo, e di spiegare loro perché è nocivo.
    Anche se forse lo capiscono a livello intellettuale, è difficile per loro regolarsi da soli, per cui controllo.
    Quando saranno più grandi spero si diano una regolata da soli. Chissà se devono perdere la vista per regolarsi... Spero per loro di no.



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    1. Hai ragione e condivido molto. Però il figlio di Uomo ha 17 anni, non è più un bimbo.
      Inoltre trovo davvero spropositata questa reazione rispetto ad altre situazioni ben più serie, tipo la gravidanza.

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    2. Sono anch'io d'accordo che spigolare sul cellulare è molto diverso dal tema della gravidanza, che è ben più serio, in quanto concernente un altro essere umano che viene ad esistere.
      Per quello che vedo, a 17 anni in media si è ancora "bambini". Ovvero: teoricamente si è ad un anno dalla maggiore età, ma mi sembra che non si sia abbastanza maturi. Probabilmente nemmeno io lo ero. Chissà come sarei stata se avessi avuto un cellulare di oggi tra le mani, allora...

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    3. Condivido anche questa considerazione, ma le restrizioni ed i divieti non credo possano rimanere gli stessi, fatti salvi i basilari principi minimi.
      In più non ho mai trovato sensati, utili, educativi e formativi gli ultimatum, perché non si chiede veramente di fare una scelta ponderata ma di entra automaticamente in conflitto.
      Avrei preferito in un caso del genere offrirgli una alternativa che piacesse al ragazzo (ovvero non spaccare legna o camminare 10 ore per monti ma che so... guardare una partita di calcio assieme a lui). In tanti qui sostengono che Uomo sia in padre fantastico: può darsi, ma da quello che scrive qui io vedo un genitore che non crea un rapporto vero, è che nei rari momenti di complicità lo fa da amico invece che da guida. E infatti poi si impone su un diciassettenne in modo inutile, ottenendo un allontanomento evitabilissimo.

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    4. Refusi a pioggia, scusa.

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    5. AlaCosa, mi fai ridere.

      "offrirgli una alternativa"
      Già questo è privo di senso, quale sarebbe l'alternativa ad un aggeggio che ti fa "esistere" per la comunità dei tuoi pari? Ai tempi di Dante si andava a messa tutti agghindati e li si incontravano i ganzi del paese e le damigelle accompagnate dalle mamme e dalle zie. Oggi si spippola il "terminale di servizi" per il quale il solerte genitore deve sottoscrivere un abbonamento. L'alternativa è non spippolare o non possedere il "terminale di servizi", cosa che ti pone automaticamente fuori dal consesso della umanità.

      Prima di proporre una alternativa del genere devi avere costruito un individuo che è pronto e capace di pagare il prezzo. Se fosse cosi, tale individuo non avrebbe bisogno dell'intervento di UCoso, ergo non ci sono soluzioni reali.

      Inoltre e qui siamo alle vette:
      "alternativa che piacesse al ragazzo".

      Questa frase presuppone l'idea che per educare il ragazzo bisogni dargli il "rinforzo positivo", come al cane. Vieni qui Bubi - biscotto - bravo Bubi - carezza. Ancora e ancora fino a quando il cane associa automaticamente il "vieni qui" alla ricompensa vera o figurata.

      Significa che il ragazzo non deve scegliere tra bene e male, non deve essere autonomo, padrone di se stesso. Deve reagire agli stimoli sensoriali, appunto, come una bestia. Immaginiamoci che razza di cittadino può diventare uno che concepisce solo di scegliere tra piacere e altro piacere. Siamo oltre l'idiota in senso etimologico.

      Il problema qui è completamente differente, ovvero che UCoso non può imporre nulla, non ha autorità di fatto.

      Che lui si ponga come "amico/coetaneo" è un ripiego palese alla consapevolezza di non avere autorità, è il tentativo di mantenere un "rapporto" su un piano possibile, visto che l'altro è impossibile.

      Sarebbe già difficile se UCoso non dovesse anche nuotare controcorrente, ovvero educare il figlio a comportamenti che sono l'opposto di tutto quello che viene insegnano a suo figlio dal resto del mondo.

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    6. Vorrei sottolineare un cosa tra le mille che si dovrebbero dire. Lo "spippolamento" si fonda sulla menzogna e la finzione, ovvero abitua la gente alla idea che mentire e fingere sia assolutamente normale. Inoltre si fonda sul distacco tra "immaginario" e "reale", ovvero abitua la gente al fatto che la "esistenza" dentro il "terminale di servizi" non sia soggetta ad alcun vincolo.

      Tornando all'esempio dantesco, a quei tempi sapevi che una mossa falsa ti portava alle coltellate o davanti al magistrato.

      Oggi si osservano comportamenti immorali, aberranti, come fossero "normali" e nell'assunto che qualsiasi cosa/azione/persona sia priva di valore e conseguenze concrete.

      La famosa faccenda della gravidanza secondo me dimostra proprio questo, passa in cavalleria come tutto il resto, come un messaggino o un video. Bip bop, una riga dopo è gia dimenticato.

      Viviamo nell'epoca in cui stragi orrende vengono percepite, vissute e cancellate allo stesso modo. Nello stesso istante ci si organizza via uozap andare a presidiare il mattatoio dei poveri animali o si compra il viaggio a Sharm o si pubblica la foto in posa.

      Niente di tutto questo avviene per caso, continuo a dirvelo.

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    7. Tu confondi autorità ed autoritarismo. Chi ha guadagnato autorità non ha bisogno di imporre nulla, viceversa l'autoritarismo.

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    8. > Chi ha guadagnato autorità non ha bisogno di imporre nulla

      Benjamin Spock fece molti danni.

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    9. Spock con quello che ho detto c'entra come il cavolo a merenda.

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    10. AlaCosa, questa storia dell'autoritarismo è anti-umana perché è anti-storica.

      La situazione in si sono succedute innumerevoli generazioni di esseri umani era questa:
      Fino alla primissima adolescenza, più o meno le nostre scuole elementari, i bimbi e le bambine stavano con le mamme, le zie, le sorelle e le nonne.
      Arrivati alla soglia della pubertà, le femminucce rimanevano nelle pertinenze femminili e imparavano ad accudire gli altri. I maschietti invece si spostavano nelle pertinenze maschili e iniziavano l'apprendistato per maturare il pieno "status" maschile, apprendistato che era ovviamente differente a seconda del contesto (tribale, nomade, rurale, cittadino, professionale) e della casta.

      L'apprendistato maschile da sempre prevede un meccanismo semplice ma duro, vieni sottoposto a delle prove e per procedere le devi superare, non necessariamente con la forza, puoi farlo anche con l'inganno, l'importante è che le superi. Questo genere di prove ti misurano contro gli "eventi naturali", leggi "difficoltà della vita", per esempio si buca la bicicletta e ti misurano contro i tuoi pari, leggi "amici e nemici", devi collocarti nella tua posizione in campo e devi giocare con la tua squadra, dare e prendere calci contro quelli dell'altra squadra, conquistare il campo avverso.

      Per centinaia di migliaia di anni i ragazzi MORIVANO come conseguenza spiacevole ma inevitabile del loro apprendistato. Tra l'altro, venivano anche messi IN PRIMA FILA nelle battaglie tra eserciti schierati, perché erano "spendibili" più dei "veterani".

      Io qui affermo due cose:
      1. le donne non dovrebbero dire ad un uomo come educare suo figlio.
      2. l'idea contemporanea della educazione è completamente sbagliata e fallimentare, produce dei sub-umani che non sanno badare a se stessi, appunto, gli idioti nel senso greco della parola.

      Allargo la questione: spero vi renderete conto che uno Stato esiste solo la dove ha la FORZA di imporre le sue leggi. Si tratta della estensione del meccanismo che ho descritto in precedenza. Quindi la "dis-educazione" contemporanea ha la conseguenza e lo scopo di produrre il collasso dello Stato.

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    11. Ah si, mi rendo perfettamente conto che lo "spirito" del tempo afferma che "i sentimenti" bla bla e che tutti gli esseri viventi sono uguali, quindi si addestra il cane col piacere e si educano i figli col piacere.

      Indovina indovinello, da quale sorgente è scaturita questa saggezza?

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    12. La psicologia evolutiva è molto chiara: è il dolore e non il piacere il motore del cambiamento, dell'evoluzione.

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  6. Il figlio di UCoso non è un bambino.
    Il figlio di UCoso di fatto non è soggetto alla tutela di UCoso.
    I buoi sono scappati dalla stalla.

    Inoltre, ormai siamo al parossismo, a me capita di continuo di parlare a qualcuno e questo spippola sul telefono. Farglielo notare non serve a niente.

    La scuola ha lo scopo funzione di dis-educare, sia per via delle direttive dall'alto che per via del fatto che gli insegnanti non hanno niente da insegnare.

    I genitori... boh, mi domando se uno ci si trovi suo malgrado e poi diventi una tassa da pagare o se sia un hobby tipo comprare un cane. Intanto mentre qui non sappiamo più come orientarci, arrivano le navi da sbarco cariche di gente che ha le idee molto più chiare. Spippolano lo stesso però, per via del minimo comune denominatore.

    Se esiste una "integrazione" non la facciamo noi, la fa GOogle o Facebook. Qui si apre un'altra cornucopia e mi fermo.

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  7. Ho la non ambita occasione di poter osservare da vicino i ragazzini. Ha ragione Lorenzo: siamo al parossismo, alla compulsione più totale ed ormai anche acefala. Assisto di persona a vere e proprie "crisi di astinenza" che non hanno poi molto da invidiare a quelle dovute ad agenti psicoattivi -- ragazzini che cadono in uno stato tra l'ansioso e l'isterico aggressivo non appena li privi dell'accesso al "mezzo" per placarsi immediatamente appena l'hanno nuovamente incollato agli occhi. Non è normale. No, non lo è per niente.

    Attenzione, però: il fenomeno riguarda anche tanti, troppi adulti. Sicuramente una nutritissima maggioranza che fa degli altri delle vere e proprie "mosche bianche".

    Personalmente ho preso ad allontanarmi (intendo proprio fisicamente) appena il mio interlocutore estrae l'attrezzo per il classico cicalino che preannuncia un messaggio su What's up o equivalente. Senza salutare, ovviamente, ché alla cafoneria rispondo con lo stesso linguaggio. Alcuni (non molti, invero) hanno capito e in mia presenza si trattengono. Altri, la maggior parte, può fare a meno della mia compagnia.

    "Il mondo è pieno di gente che non vale la pena conoscere." (Voltaire)

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    1. "Altri, la maggior parte, può fare a meno della mia compagnia" doveva essere "Altri, la maggior parte, possono fare a meno della mia compagnia".

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    2. MrCoso, io farei un distinguo.

      I ragazzini non diventano isterici perché sono privati dello scemofono in quanto tale ma perché sono messi davanti ad una costrizione/rinuncia/difficoltà/sfida, una cosa che non gli capita MAI e quando gli capita, hanno imparato che la reazione del neonato induce negli adulti il panico o un fastidio tale che questi si affrettano a mettere il pargolo a loro agio.

      Il ragazzo di oggi non misura il mondo in "poche o tante scarpate nel culo" ma lo misura nei termini neonatali del "piacere" (vedi commento ad AlaCosa sopra), ovvero poco o tanto piacere.

      E' un mondo alla rovescia, estremamente diseducativo perché induce un totale scollamento dall'universo fisico, uno scollamento che poi, per essere conservato evitando appunto le crisi isteriche, richiede l'applicazione costante di una super-tutela perché i ragazzi, futuri adulti, non sanno più vivere, non sanno più esistere fuori dal bozzolo.

      Il comportamento normale è questo: bicicletta nuova, ridotta a rottame in tutti i modi. Si rompe, la si butta li dove capita e si telefona al genitore. Il genitore ansioso si precipita ad accudire il "pargolo" (1.80 per 72 kg) e appena possibile gli compra altra bicicletta.

      Non c'è fatica, non c'è rinuncia, non c'è idea dei vincoli, non c'è idea del valore delle cose, delle persone, del tempo. Quanto vale la bicicletta? Zero. Quanto vale il genitore? Zero. Quanto vale qualsiasi cosa o qualsiasi persona? Zero. Qual'è l'unica cosa che conta? Divertirsi.

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    3. ma quando voi vi ammazzate di commenti sui post di UUIC non è niente altro che una altra faccia della stessa medaglia?

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    4. (...) Attenzione, però: il fenomeno riguarda anche tanti, troppi adulti. Sicuramente una nutritissima maggioranza che fa degli altri delle vere e proprie "mosche bianche".

      Personalmente ho preso ad allontanarmi (intendo proprio fisicamente) appena il mio interlocutore estrae l'attrezzo per il classico cicalino che preannuncia un messaggio su What's up o equivalente. Senza salutare, ovviamente, ché alla cafoneria rispondo con lo stesso linguaggio. Alcuni (non molti, invero) hanno capito e in mia presenza si trattengono. Altri, la maggior parte, può fare a meno della mia compagnia.

      "Il mondo è pieno di gente che non vale la pena conoscere." (Voltaire)


      Fantastico.
      Compresa la citazione.

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    5. Blu Malva, grazie per l'apprezzamento. Mi capita di rado, invero -- è da quand'ero bambino, un bel quaranta e passa anni fa, che mi si definisce "un tipo strano". Il che, per me, vista la normalità è un complimento.

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    6. Lorenzo, fai bene a fare quel distinguo, è realistico. Anche l'esempio della bicicletta è molto calzante. Le tue precisazioni integrano le mie osservazioni senza contraddirle. Osserviamo più manifestazioni dello stesso fenomeno, e potremmo elencarne di ulteriori. Tante.

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    7. > Blu Malva, grazie per l'apprezzamento.

      MKS, se tu fossi un insegnante di mio figlio io sarei molto contento.

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    8. > e in mia presenza si trattengono

      _rio, il tesoriere del GAS, l'alter ego "anarcomunista" di Lorenzo, persona molto intelligente, mi fece notare una volta, alcuni anni fa, una mia reazione repentina per cercare di rispondere al cellulare che squillava.
      Mi disse, quella volta, come osservasse la risposta compulsiva, osservando che la maggior parte delle persone, giovani e adulti, semplicemente, non riesce a non rispondere, entra in una sorta di crisi nervosa/emotiva.

      Bene, quella volta fu molto utile: ora sono io che decido quando e se rispondere. La cosa che noto è che non rispondere (e decidere di richiamare in seguito, quando utile/necessario) non mi procura più alcuna tensione: sono io che controllo il coso (il vecchio Nokia) e non il viceversa.

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  8. Alcune precisazioni.

    1
    La mezzora che ho indicato a mio figlio come tempo era l'ammontare dei vari spippolamenti nel tempo in cui ci vediamo, in genere qualche ora "vigile" durante la frequentazione infrasettimanale e ormai anche nelle giornate dei fine settimana spezzatino.
    Mezzora su due o tre ore è... quasi un tempo eccessivo.

    2
    Mio figlio, sarebbe dovuto uscire dopo un paio d'ore, finito il pranzo. si era lamentato della stanchezza: poi si stende e inizia la spippolatio compulsiva. Due segnali che non vanno d'accordo.
    A volte va a letto anche presto poi spippola per un'ora e mezza o due -> diventa tardi, la sveglia arriva presto alla mattina, il tempo del sonno passa da sette ore e mezza a sei, un pessimo approccio anche su questo fronte.

    3
    Si era messo a piagnucolare: io gli ho detto che deve scegliere, nella vita bisogna scegliere tutti i giorni: o stai qui e ti regoli oppure assecondi la tua dipendenza ma non qui. Così ti misuri.
    E' MOLTO educativo abituare i figli alla scelta: come dissi anche a lui, nel mondo, NON esiste la botte piena e la moglie ubriaca, anche se la porcheria ideologica dirittista farcisce di questa merda di credenze assurde la testa delle masse da mane a sera.

    4
    Gli ho fatto presente che i vari capi “rastrellatori di risorse / spacciatori di rincoglionimenti / tosapecore" pongono dei limiti draconiani di tempo all'accesso alla rete ai loro figli: essi conoscono benissimo l'arma soft che hanno creato e cercano di tenerli lontano.

    6
    Come ho detto a UnBipede, ci sono mille mila passatempi e attività il che non si concilia con un tempo "libero" passato al 99% sul furbofono.

    7
    Non tutto lo spippolamento è uguale come non sono tutti uguali i libri, le persone, non sono uguali le trasmissioni televisive, i modi di rapportarsi allo sport, non sono uguali il cibo, i passatempi etc. .
    La cosa più facile e comoda è sempre la peggiore a medio e lungo termine.

    8
    Gli ho detto che più esso sarà autonomo, avrà pensiero critico, strumenti e intelligenza per affrontare i problemi, invede di essere manipolato e subirli, e più sarà in difficoltà perché questi meccanismi gregari sono molto esclusivi, settari, tutto il gruppone si scaglia subito contro il disadeguante.
    Quindi non può non affrontare il dolore se vuole evitarne molto di più in futuro.

    9
    In ambiti fisiologici non esiste la negoziazione con un bravo allenatore.
    Oltre a ricordargli questo gli ho detto che non c'era alcuna possibilità di negoziare con me un “sto qui E spippolo oltre la mezzora/finché lo riterrò necessario”.
    Io non sono un tuo amico, sono tuo padre, ho il dovere di allenarti alla vita.

    10
    Il mondo lì fuori non è il mondo di cazzate buoniste di queste scuole progressistoidi, cattoliche e comunistoidi che martellano di stupidaggini e di ciarpame i regaz tutti i giorni. Esiste la competizione brutale, i migranti che arrivano a milioni vi faranno un culo così e competiranno in tutti i modi possibili leciti, illeciti fino alla soppressione fisica, se necessario.
    Quando a Monopoly arriva un imprevisto o una probabilità sgraditi non la si rimette nel mazzo perché non piace.

    11
    Fuori di qui sei un numero, una persona che sempre più sarà una rotella in un meccanismo di sfruttamento, in cui sei solo la tua capacità di consumare e trasferire le tue risorse a qualcun altro, che cercherà di condizionarti più possibile in modo che ciò avvenga il più possibile e avvenga in modo facile, smart, social, liscio , fico e glamour.
    Più controllo hai sulla tua vita, meno controllo avranno gli altri su di te.

    12
    Diventi ciò che metti nella mente, oltre a quello che metti nel corpo.

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    1. quanto tempo hai perso per scrivere questo sermone alla celentano? altro che spippolamento di tuo figlio......

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    2. E' come se dicessi ad una partoriente che non deve perdere tempo con il parto o ad un avvocato di non perdere tempo a preparare un arringa.

      Non è che tutto il tempo è uguale, Francesco.
      Tentativo polemico infelice.

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    3. chissà perchè il tuo tempo social è più prezioso ed intelligente del suo

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    4. Te lo spiego io e rido nel farlo.
      Perché UCoso non spippola mentre è con suo figlio. Se il figlio spippolasse quando non è con UCoso, non si porrebbe il problema.

      E' ovvio per tutti tranne che per i poveri Franceschi.

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    5. Perché rispondi in sua vece? Preferisco l'interpretazione autentica se permetti.

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    6. > chissà perchè il tuo tempo social è più prezioso ed intelligente del suo

      Il mio tempo sul social è un ventesimo del suo.
      Quindi, metricamente, oggettivamente, assolutamente più scarso e quindi più prezioso.
      Ovviamente poi ci sarebbero anche considerazioni di tipo qualitativo.
      Si ritorna che non è affatto tutto uguale, leggere la gazzetta al bar sport oppure studiarsi uno spartito di Bach o potare degli ulivi.
      Anche se la propaganda martellante ti ripete la menata dell'uguaglianza ugualista da mane a sera.

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Rumore, robaccia fuori posto, pettegolame, petulanze, fesserie continuate e ciarpame vario trollico saranno cancellati a seconda di come gira all'orsone.