sabato 6 maggio 2017

Non ho nessuna voglia di

Non ho nessuna voglia di tornare in città.
Mi aveva mandato un paio di foto di prati prima verdi poi di prati e vette imbiancati. Viene giù [la neve] come noci, mi scriveva.
Dopo un anno e mezzo di lavoro parossistico, con meno di dieci giorni ferie in diciotto mesi e più di sessanta ore di lavoro settimanali, il fratellino è finito... in cassa integrazione. Così ha deciso di passare un paio di settimane nel remoto paesino della mamma, in Trentino. Lunedì tornerà su.
Mi comunicava, spesso, il piacere del silenzio, dell'aria sottile di bosco e vette, di freddo e musica del fuoco scoppiettante nella cucina economica o nella stufa a ole nella stube, di passeggiate in solitaria o di quando cucinava qualche buon piatto per la morosa che lo raggiungeva dalla costipazione lombarda, il fine settimana.
Un po' l'ho invidiato ma ero e sono felice per lui che ha potuto vivere giorni felici.
In quel paesino lontano dal turismo alpino di massa, troviamo gli archetipi, un po' l'illusione del paradiso, ora che la Natura è ancora splendida e severa ma non più feroce, arcigna come un tempo, addolcita da energia e tecnologia.
Ritroviamo il focolare e il profumo del fumo di fuoco di lares e pez (larice e pecci), ricordi di mamme e nonne, matriarche soavi e dure, temprate, al centro, al cuore di famiglie ormai sparse, disperse.
I ritmi disumani ai quali siamo sottoposti, servi del fiscoglebainps di uno stato antidemocratico, diretto da castalie parassitarie mondiali che usano il denaro, il tempo, la vita dei servi contro di loro, catapultando loro addosso il resto del mondo affinché lo scoppio sociale aumenti. Da una parte  hanno conservato il travaglio del vivere, riformulato a livelli meno fisici - non è più la fatica  dei lavori manuali, fisici a incidere, a ferire o spaccare le animecorpi ma la frenesia, la dematerializzazione dei lavori, la tessitura di difficili relazioni, la mancanza di etica e senso -, dall'altra hanno reso ancora più soavi e inebrianti, suadenti come musica d'arpa i ritmi meno frenetici del vivere al cospetto di quei boschi, pascoli, malghe, campanili e chiesine e vette.
Mio fratello, come tutti in famiglia, è laborioso e ha lavorato alla manutenzione di casa antica e bella, di poggioli in legno, di usci tarlati, canne fumarie e spazzacamini, di legna (rimanenze e ritagli fatti arrivare dalla segheria) da impilare nella legnaia.
Per parafrasare Saint Exupery, arrivò un commerciante di tecnologiche pillole lucenti dicendo, al fra' :- Prendine una e poi avrai caldo per sei mesi, risparmiando tempo.
Il mio "piccolo" fratello gli rispose No grazie, mentre la zuppa finisce di cuocere, sul fuoco pigro del forlar, scendo a impilare la legna.
Ma è resinosa, si fa fatica.
La resina è profumata - senti il profumo!? - e, alla fine, mi diverto a farne pallini, strofinando i polpastrelli, e lanciandoli tra i denti di leone del prato qui sotto. Quando sarò stanco andrò a dormire, con un buon sonno.
Non ho nessuna voglia di pillole lucenti.


(fratellodiuuic)

33 commenti:

  1. Qui piove di brutto brutto brutto (da recitare con accento ticinese). In Trentino ci ho fatto la naja, un po' come a casa meno la presenza incombente di Milano.

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  2. Bella narrazione, molto sentita da te, direi, e capace di toccare anche alcune mie corde piuttosto sensibili. La descrizione della nostra situazione attuale è molto, molto centrata. Solo una cosa non ho capito: cosa sono quelle "pillole lucenti"?

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    1. Saint Exupery usa l'allegoria della "pillola che ti fa passare la sete".
      Si tratta delle illusioni della tecnologiao meravigliao che, da una parte, non riesce neppure un secondo a scaricarti di lavoro (io continuo a lavorare oltre 40h/mese da lustri e lustri e il mio orario settimanale non e' diminuito di un secondo, tecnolgiagraziealcazzonone'servitaadunaemeritacippa, mio fratello pure peggio), dall'altra ti toglie dalla realta' negando sofferenze, disagi oma pure i piaceri della realta', della vita fisica.

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    2. Sì, ora ho capito.

      La tecnologia non "scarica" il lavoro almeno per tre ragioni: 1. c'è sempre il solito furbone di turno che si appropria della produttività (che parola di merda) extra, 2. viene impiegata molto male e 3. più aggiungi efficienza, più per una ragione o per l'altra si provvede ad aumentare le pretese (annullando i vantaggi in termini di riduzione del carico di lavoro).

      Mio fratello, pur non essendo propriamente un'aquila, tempo fa mi disse una cosa molto acuta che suona più o meno così: "Se scopri un modo per fare più in fretta il tuo lavoro, non dirlo a nessuno -- usalo per finire prima, poi tira tarti bighellonando senza farti beccare fino al momento in cui avresti finito senza quell'accorgimento. Diversamente, stai certo che ti rifileranno qualche carico di lavoro in più senza darsi pena di pagarti per l'extra e dovrai faticare più di prima per niente." Ragione da vendere. Tendo a dargli retta. Consiglio di fare altrettanto.

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    3. Voi due avete una idea della tecnologia tutta sbagliata.

      https://www.youtube.com/watch?v=SPWzIzyEnBY

      https://www.youtube.com/watch?v=q-bnM5SuQkI

      https://www.youtube.com/watch?v=90hhb9atFUM

      Basta smettere di credere a quello che vi raccontano come se fosse oro colato.

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    4. Forse capisco cosa intendi dire, ma sposti solo la questione un po' più a monte, non la modifichi d'una virgola.

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    5. La "questione" non esiste.
      La tecnologia non è magia, non è culto esoterico, è come fare le divisioni, qualcosa che si apprende e si mette in pratica.

      L'idea che la macchina sia estranea e che ti obblighi ad accudirla mentre ti aliena dal mondo è una perversione. La macchina è una estensione dell'uomo, come la spada è estensione del braccio. E' un problema solo se sei minorato.

      E qui casca l'asino. Non è la tecnologia il problema ma il sistema che invece di sviluppare le persone le storpia per farne dei minorati, dei minus habens.

      Poi ai minus habens si racconta che non solo è "normale" o "naturale" essere cosi, gli si racconta anche che loro sono i Benedetti dal Signore (o da Lenin).

      Ma per favore separiamo l'essere umano storpiato dalla tecnologia.

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    6. Filosoficamente, la tecnologia NON ESISTE fuori dal pensiero umano, è la rappresentazione nell'universo fisico del pensiero. Quindi per definizione la tecnologia non può essere ne estranea ne limitante, è una affermazione-negazione.

      Torno a dire, chiediamoci il perché.

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    7. Questa volta mi sa che sei stato tu a non capire il nodo del mio ragionamento, perché ti parlavo di mele e hai commentato in merito agli ossidi dei metalli non ferrosi. Non dico che hai torto, dico solo che stai parlando d'altro.

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    8. Secondo me sei tu che non afferri che il problema sono le persone.

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    9. Mettiamola cosi, il vostro para-ecologismo anti-modernista e luddista propone come soluzione l'apocalisse e il ritorno al medioevo.

      La mia idea che tutto si riduca alla persona invece richiede solo una migliore/diversa educazione degli individui, nota bene, non nel merito del "bene" ma puramente quantitativa.

      Partiamo dal presupposto che pazzi e carogne ci saranno sempre, quello che possiamo limitare ed idealmente eliminare sono gli ignoranti, quelli che 2+2=3.

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    10. Ah si vi sto indirettamente dando degli ignoranti.

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    11. Facciamo l'esempio di quel post dove UCoso ci ha mostrato quel complesso industriale riadattato con delle piante che secondo lui era qualcosa di "bello".

      A parte l'incoerenza ovvia che è inutile rimarcare tanto UCoso secondo me non la percepisce e poi la giustifica dicendo che la vita è incoerenza, un po' come Francesco giustifica il fatto di non capire una fava con la necessità di cambiare idea, il fatto è che banalmente UCoso non sa nulla di Architettura, non intesa come "tecnologia del costruire" ma come "storia e motivi dei manufatti".

      Idem, chi ammira i grattacieli che hanno cambiato lo "skyline" di Milano facendone una città "globale" non sa niente di Architettura, oltre che non avere nessuna conoscenza ne attaccamento riguardo lo specifico di Milano.

      Se leggo i blog nel blogroll di UCoso ci sono esempi psichiatrici di gente che argomenta della fine del mondo citando corpose biografie e che secondo me non ha la minima idea di come si materializzano gli oggetti che ha in casa.

      Eccetera eccetera.
      Quindi no, la tecnologia non è ne problema ne questione.

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    12. Ohi ma non mi citare a cazzo please!

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    13. { ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ! }.

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    14. Che ne sai che sei tu quel Francesco?
      Excusatio non petita accusatio manifesta.

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    15. Il paradosso e' quello che Matt Ridley descrive come introduzione al suo lavoro piu' noto, La Regina Rossa, - Sesso ed evoluzione, utilizzando la metafora della Regina Rossa (dal libro Alice allo Specchio, ) che deve muoversi all'impazzata per... rimanere sempre nello stesso punto perche', nel frattempo, tutto il resto si e' mosso all'impazzata con essa.
      MKS hai centrato hai osservato con precisione il fenomeno, sia pur con una lettura in parte (punto 1), marxista che, nonostante la mia allergia, e' precisa.

      Lorenzo, la tecnologia prodotta dall'uomo come sua protesi, estensione, ne modifica, ne influenza e determina i comportamenti. Le persone che si estraniano da questa risonanza sono rare. probabilmente l'esempio quotidiano, da lustri, dell'influenza dello strumento sul comportamento, e' quello dell'automobile.
      Chi va al mulimo si infarina, anche se a parole pochi lo ammettono o non lo considerano possibile (faranno un mulino tecnologicamente piu' avanzato).
      Se da una parte c'e' il luddismo, agli antipodi c'e' il tecnoteismo che sono ai due estremi del diametro, due facce della stessa medaglia.

      L'educazione della persona non e' sufficiente: persone educate, con strumenti, conoscenze e altro sono in un questo livello "culturale" che e' sottile rispetto a comportamenti determinati dalla biologia bioevolutiva.
      Quindi puoi avere persone "ben educate" che in situazioni emotive non ordinarie, o in contesti non ordinari, nonostante la loro "educazione" si lasciano andare a comportamenti assurdi, nocivi, criminali, etc. .
      L'educazione come dispositivo tecnologico culturale, come protesi o prolungamento o macchina, non e' sufficiente: prendo il bulldozer e nonostante tutte le informazioni sull'aumento di CO2, sull'inquinamento, etc. ti spiano il boschetto che si era formato sul campo incolto di mia proprieta' sul quale spero di far ripartire la speculazione edilizia.
      A cosa e' servita l'educazione, la formazione? A nulla.

      A fool with a tool is a [more dangerous] fool.

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    16. E quanti francesco ci sono in blogger?

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    17. "la tecnologia prodotta dall'uomo come sua protesi, estensione, ne modifica, ne influenza e determina i comportamenti. "

      Questa è una affermazione che sconfina nello psichiatrico. Ripeto, la "tecnologia" NON ESISTE FUORI DAL PENSIERO UMANO, non esiste come ente fisico o metafisico esterno, indipendente. Dato che non esiste come ente separato, non può "influenzare" una beata mazza. Sarebbe come dire che un triangolo influenza il comportamento umano.

      Senza contare l'ovvia osservazione che l'essere umano ha sviluppato la tecnologia molto più rapidamente di quanto abbia potuto evolvere cambiamenti fisici e "comportamentali". L'uomo di oggi è IDENTICO a quello che esisteva 3000 anni fa.

      "Le persone che si estraniano"

      Sono persone che si estraniano dagli altri, non dalla tecnologia, che come ho detto NON ESISTE nell'universo fisico, è un concetto astratto. Gli eremiti e gli anacoreti esistono da millenni, anch'essi sono precedenti lo sviluppo tecnologico. Nella maggior parte dei casi si tratta di disturbi mentali, per inciso, perché l'essere umano è naturalmente gregario.

      Il luddismo è stato conseguenza del fatto che le persone erano storpiate. Non esiste il suo contrario perché una persona non-storpia pensa e di conseguenza usa la tecnologia con la stessa naturalezza con cui conta. Il luddismo è come un movimento di gente bocciata in matematica che propone di abolire i numeri.

      Nota che io ho specificato che la "educazione" non ha niente a che fare IN QUESTO CASO con il "bene" ma solo con la quantità. Per essere storpiati in modo da concepire la "tecnologia" come "estranea" bisogna NON SAPERE ABBASTANZA COSE, ovvero avere sentito o letto solo una sezione insufficiente e di solito scelta appositamente, di tutte le cose che bisognerebbe sapere.

      Mi dispiace UCoso ma anche te manifesti dei problemi di ragionamento che a mio parere dipendono da una educazione insufficiente che tu hai cercato di completare attingendo alle solite fonti ridicole e "fumettose" degli anni '70, vedi "para-ecologismo-apocalittico".

      Guarda, pensandoci non serve andare a sfrucugliare niente di moderno, per me ti basterebbe ripassare il pensiero dai Savi di Grecia fino ad Aristotele. Gia con quello hai il filtro per il 90% delle stupidaggini che leggo qui e attorno.

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    18. Per sapere qanti Francesco ci sono dentro il servizio Blogger bisogna chiedere agli amministratori di Google ma a naso direi più di 10.

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    19. Insisto su un concetto fondamentale, che è anche trito e ritrito: non è la pistola che ti ammazza, è la persona che la usa. La stessa persona potrebbe usare una padella per ammazzarti o una forchetta o un bastone. Non è la tecnologia che contiene il "bene" o il "male", sono le persone che compiono delle azioni e gli strumenti che adoperano sono meramente incidentali.

      La campagna di Gallia condotta da Giulio Cesare parecchio tempo prima della nascita del Cristo probabilmente ha ammazzato più gene di una bomba atomica, c'è voluto solo più tempo e pazienza.

      Il MODO non ha niente a che fare con lo SCOPO.

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    20. Lorenzo, la tecnologia come "applicazione e l’uso degli strumenti tecnici in senso lato" (Treccani) esiste.

      > che non esiste come ente separato, non può "influenzare" una beata mazza

      Questa affermazione è falsa.
      Nel senso che è vero che in teoria dovrebbe essere ogni persona ad usare , a discernere sull'uso, a trovarne o valutarne l'utilità, ma questo vale per un numero così ristretto di persone che può essere considerato un'eccezione.
      In altre parole, come uno strumento di misura perturba il campo misurato, come ogni osservatore modifica quanto osservato, "l'uso e le applicazioni" degli strumenti tecnici modificano i comportamenti, la percezione di parte rilevante delle persone che li usano.
      Il modo influenza lo scopo.
      Ci sono molti esempi di introduzioni di strumenti che da strumenti sono diventati il fine, con relative gravi regressioni di massa.
      Auto, climatizzazione degli ambienti, furbofonia, televisione, etc. .
      Il tuo ragionamento "individui che utilizzano la tecnica, quindi capaci di pensare e di discernere" è teoricamente inecceppibile e praticamente falso.
      Un po' come il comunismo o la decrescita o il liberismo, la globalizzazione o altre paradigmi che teoricamente sono perfetti e in realtà non funzionano. Paradigmi che diventano feticci ovvero diventano, da strumenti, il fine. Il tecnoteismo (ovvero la fede che le masse ripongono nel fatto che la tecnologiao meravigliao nuova, progredita, risolva i problemi introdotti dalle tecnologiao meravigliao precedenti, fa parte di questi approcci salvifici e relativi fideismi che distraggono - siamo d'accordo - dalla centralità della persone.
      Ecco, ora, ad esempio, Macron, nel suo europeismo di plastica per idioti, crede che l'Europa sia la soluzione.
      Pensare che basti solo allontanare il luogo delle decisioni politiche e aumentare la scala per risolvere i problemi dovuti alla distanza dai "decisori" da realtà e territori e dalla scala già fuori controllo.

      Sono approcci spacciati alle masse per far adorare loro un nuovo feticcio e poi controllarle e sfruttarle meglio.
      Ci sono molti ismi in questa serie di credenze, compreso il tecnoteismo.

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    21. Non ci siamo.

      "UnUomo.InCammino8 maggio 2017 13:04

      Lorenzo, la tecnologia come "applicazione e l’uso degli strumenti tecnici in senso lato" (Treccani) esiste."

      Il dizionario ti restituisce il significato delle parole ma anche quello bisogna saperlo usare. La parola "tecno-logia" è composta da "tècnhnè" arte intesa come mestiere, fare le cose e "logia" che si traduce letteralmente in "discorso" ma sta per "conoscenza teorica".

      In sostanza si tratta non della "applicazione di strumenti" ma della conoscenza teorica applicata al fare/fabbricare le cose.

      ""l'uso e le applicazioni" degli strumenti tecnici modificano i comportamenti, la percezione di parte rilevante delle persone che li usano."

      Qualsiasi cosa modifica qualsiasi cosa, è il presupposto teorico della astrologia, secondo cui le "stelle" impostano alla nascita il carattere delle persone e in seguito ne determinano sia l'umore che l'agire a seconda della combinazione astrale.

      Che il mio comportamento venga modificato dal fatto che sto pigiando bottoni su una tastiera o girando un dado con una chiave inglese o macinando il grano con una mola in pietra è una boiata pazzesca. Casomai è l'esatto contrario, la tastiera o la chiave inglese sono l'esito del mio comportamento, l'ultimo passo di un certo cammino precedente. Nota bene che se io giro un dado lo faccio perché ho uno SCOPO, non come gesto automatico, tipo sbattere le ciglia o respirare.

      E veniamo al solito punto: la differenza tra girare il dado in maniera consapevole o perché qualcuno ti dice "gira il dado in questo modo" e tu semplicemente ripeti il gesto come una scimmia ammaestrata.

      Se sei scimmia non dipende dalla chiave inglese che ti hanno insegnato ad usare, sei scimmia come condizione a priori e indipendentemente dal fatto di usare una chiave inglese o un computer.

      Mi dispiace UCoso ma dimostri di non avere le basi per trattare questo tipo di argomenti. Fai come vuoi, non è compito mio tirarti fuori la testa da ovunque tu l'abbia infilata.

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    22. Ah, dimenticavo una cosa, che per me è ovvia ma qui la devo descrivere.

      La ricchezza o la povertà, il potere o la sottomissione dipendono dalla CONOSCENZA non dall'avere in mano oggetti.

      Che tra l'altro è uno dei tanti errori catastrofici nella visione marxista del mondo. Non si tratta affatto di collettivizzare le cose, gli strumenti, si tratta casomai di collettivizzare la conoscenza.

      Ma anche il marxista TEME la distribuzione della conoscenza perché quello si che renderebbe tutti gli uomini UGUALI mentre lo scopo del marxista è preservare l'esistenza del proletariato che è la sua ragione d'essere.

      I problemi del nostro mondo derivano tutti dal fatto che la conoscenza è capitalizzata e controllata dalle famose "elite" a danno di tutti gli altri e dal fatto che di conseguenza è una risorsa esigua, insufficiente nella popolazione generale.

      Però è molto piu semplice e rassicurante immaginare il mondo bucolico ideale e il mondo artificiale aberrante, la "natura - piante - animali - bene" e lo "artificiale - macchine - tecnologia - male".

      E' uno schematismo sufficientemente infantile da rientrare nella famosa tripartizione idioti-bambini-furbastri.

      E via cosi.

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  3. Scritto quasi tutto col furbofono, ci sono un tot di refusi, errori (dovuti al distorsore, come "scendo ha impilare la legna", imperfezioni.
    Correggero' appena possibile.

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    1. No, non mi sembra scritto col furbofono.. ma più con quella sensibilità che ti riconosciamo tutti, ormai..

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    2. 'spetta
      Il fatto di averlo scritto con la penna d'oca, su una vecchia Olivetti, sul furbofono non influisce sui contenuti ma sulla forma dei contenuti. In particolare il furbofono cambia solo alcune parole, se non hai un controllo ferreo sulle sue proposte spesso distorsive.

      Il testo di questa pagina lo avevo scritto sul furbofono in treno venerdi' mattina,poi pubblicato ieri, con alcune correzioni "tipografiche" (alcuni corsivi, etc.), l'aggiunta dell'immagine a corredo, etc. velocemente ieri.
      Mi erano sfuggiti alcuni errori e refusi. Inoltre,ora, blogger non supporta piu' la modifica di una pagina pubblicata per il mio vecchio navigatore (una versione di Opera, la 12.02, che ha oltre cinque anni).
      Correggero' domani.

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    3. Meglio.. io col furbofono al massimo appunti volanti, roba da facebook... se devo ricamare rischio di intrecciarmi, distrarmi, segare il pensiero..

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  4. In bocca al lupo al fratello...

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    1. Intendi per la cassa integraazione, Pippa?

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  5. Ennesima bella narrazione, Uomo.

    La brevilinearità delle soluzioni è spesso menzognera se non traditrice.
    Ed anche nel caso in cui ottieni davvero qualcosa al termine del processo, è certa la tua ignoranza sullo stesso.
    Che è quello che il Sistema vuole, oltre a sottrarti il tempo vitale in cambio di uno stipendio dignitoso.
    Al contrario, chi è precarizzato ha più tempo di te : tempo libero congruo E stipendio decente sono due cose che, assieme, non sono per i plebei.

    ===

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    1. Si', considerare gli effetti (i benefici) di una soluzione solo sul breve termine puo' portare a peggiori soluzioni (se non pessime) su periodi mei o lunghi.

      Io ritengo che il Sistema non sia altro che... l'etologia e quindi la fisica: un sistema fatto di macchine termodinamiche che cercano di aumentare le risorse, l'informazione, la complessita' e che cercano di scaricarne i rifiuti, l'entropia, all'esterno, da cui vengono prelevate le risorse necessarie.

      Tempo e spazio sono il Lusso contemporaneo e i lussi sono SEMPRE, per definizione , ristretti a pochi individui. Se tali individui fossero tutti gli individui o la maggior parte, sarebbero la normalita' e non piu' lusso.

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