martedì 24 marzo 2015

Marilena

Il cerimoniale a Westminster è potente, evocativo. Le salme dei reali vengono portate sulla soglia della cattedrale sul portone della quale viene bussato con energia. L'abate, dall'interno, a voce alta, chiede chi si presenta. Il cerimoniere inizia a rispondere: Il Principe Reale, duca di Edimburgo, principe di Grecia, conte di Wessex, marchese di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksburg, duca di ... Al termine una pausa. Il cerimoniere non riceve risposta, attende e poi torna a picchiare con il suo bastone sul portone in quercia sotto al pronao gotico.
L'abate, dall'interno, a voce alta, chiede chi si presenta.
Il cerimoniere risponde: Filippo.
La porta destra e quella sinistra si aprono lentamente.


Domenica notte avevo visto l'affacciarsi del suo diario nella lista di quelli seguiti e mi ero affacciato su di esso a leggere.
Poi lo sgomento. 
Il silenzio.

La morte che si affaccia sul virtuale, forse il più lontano da essa, la falce che si palesa, getta scompiglio, apre varchi.
Non ho mai conosciuto Marilena di persona, i rapporti sono stati solo virtuali. Rischio quindi l'idealizzazione del virtuale. Leggevo con avidità le sue pagine, nella sua emilianità così amabile, semplice ed arguta, saggia e pratica, uno spirito moderato ma anche critico, che rifuggiva da ammassi e ammassamenti. Io ero inebriato dai suoi racconti di lavori nell'orto, dei frutti che esso le aveva restituito, di ricette, di una quotidianità così semplice e saggia e robusta, di passi e biciclette, di viaggi e di radici nel territorio, un tentativo di conciliare contemporaneità e tradizioni, di un senso arguto del vivere, della vita, di come affrontarne le gioie, i dolori, il crimine, il divenire e tutto quanto è della vita. Ero innamorato dalla sua saggezza fine e quadrata, umanità e rigore, calore e senso del bene comune. Io temo che le persone con una estensione etica così stiano diventando rare.
Marilena mi era mancata da quella domenica di novembre in cui cui, probabilmente era iniziata la sua fine e il suo apparire si era fatto via via più rado.
Io ero troppo radicale per lei ma ella era passata qualche volta, lasciandomi un pensiero saggio (qui, qui, qui).
E' morta Marilena, signora del suo diario, Il mio blog in uno zaino.
Una di noi, la morte è arrivata fin qui. Di recente Google e altri grandi società dell'informazione hanno affrontato la questione del trapasso dell'eredità di rete e di altri dati per coloro che se ne vanno nelle grandi praterie. Essa arriva, fino a qui.

Senza conoscerla, mi commuovo, rimango orfano di Marilena della sua testimonianza.
Vorrei che diventasse una bella romiglia o un grande tiglio nell'orto che amava, che continuasse a dispensare i suoi frutti.

Chi si presenta?
Marilena.



14 commenti:

  1. è un pò di giorni, a seguito della morte prematura di una persona conosciuta qualche anno fa in ambito lavorativo, che penso di scrivere qualcosa in materia di testamento virtuale. questa persona che conoscevo si è affidata, immagino però tramite altri visto che la malattia per cui è morto è delle peggiori ed atroci, a facebook per la sua eredità

    io se arriverò lucido alla mia morte mi preoccuperò di cancellare ogni traccia di virtuale. questo è ciò che penso adesso

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  2. Apprendo con dispiacere questa notizia...avevo sentito di questo blog e mi piaceva molto il titolo "Il blog in uno zaino". Ora che hai ricordato questa persona, andro' in punta di piedi a leggere nella sua ormai "ex" casa virtuale.

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    1. Io ci sono passata ieri sera...e non riuscivo più a smettere di leggere...

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  3. E' una cosa a cui cerchiamo di non pensare fintanto che non ci si para davanti.

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  4. Osservo che... non mi sono mai posto la questione di cosa succederà a questo diario o ad altro che ho in rete quando arriverà l'ora della mia morte.
    Ci sono molteplici modi in cui tentiamo di eliminarla dal nostro vissuto e anche solo una certa sicurezza esistenziale mai raggiunta prima (In Il giovane favoloso la precarietà dell'esistenza, a quei tempi, prorompe nella vita del giovane conte Leopardi con la morte per malattia polmonare di una giovane donna (Silvia?) della servitù) è strutturalmente anestetizzante.

    Cerchiamo di non pensare fino a che siamo al suo cospetto terribile.
    E' bastata una piccola operazione chirurgica e la debolezza, ieri, per rendermi più attento agli aspetti sottili della vita.
    C'è un paradosso per cui l'indebolirti fisicamente diventa una sorte di fortificatore spirituale, esistenziale. Nulla è efficace come la morte ad aumentare la percezione della straordinaria, unica, importanza del vivere e del morire che è il suo duale inscindibile.

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  5. Solo ultimamente mi è capitato di pensare a che fine farebbe il mio diario se venissi a mancare. Si, certamente, sarebbe l'ultima delle preoccupazioni.. Ma ci ho pensato. Forse perchè, ciò che di una morte improvvisa ci sgomenta, è quello di lasciare... molte cose in sospeso. Rapporti, relazioni, attività, affetti e cose concrete.
    Sarebbe meglio essere pronti ? Saperlo prima ?
    Forse non saremo mai pronti.

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  6. Anche per me la notizia della scomparsa di Marilena è stato un vero momento di sconforto anche se non la conoscevo personalmente. Gli amici di blog diventano delle presenze importanti, i loro commenti ci fanno pensare, sorridere, a volte arrabbiare ma sono sempre importanti e molte volte si diventa compagni di viaggio. Mi mancherà Marilena, mi mancherà la sua semplicità diretta e acuta, il suo sorriso che si intuiva dietro le parole e il suo entusiasmo. Buon viaggio amica di blog, il tuo zaino adesso lo portiamo noi.

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  7. Pensa che io non l'avevo mai letta, solo gli ultimi due o tre post... e mi aveva colpito molto.
    Non oso commentare sulla sua pagina, perche' non ho mai commentato prima.
    Pero', anche se non ho mai interagito con lei, mi dispiace.
    Anche perche' sembrava proprio un'ottima persona, e un'ottima madre.

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  8. Un omaggio delicato ad una persona conosciuta nella sua Bologna col suo chiacchierare aperto, generoso e la voglia, soddisfatta, di sfidare l'iniziale remora di un incontro fuori dal virtuale. Mi rimarrà negli occhi quel sorriso, quella voglia di vivere e di donarsi. E grazie a te Uomo, per aver ridestato un ricordo timoroso, e forse rancoroso, per le cose della vita.

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    1. Rancoroso per le pieghe tristi che la vita, comunque, decide di riservare.

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  9. Non l'ho conosciuta Marilena, ma ecco. La morte che arriva fino a questi spazi mi ha fatto strano. Qualsiasi cosa scriva mi sentirei fuori posto.

    Quando alla successione del mio blog ci ho pensato. Sceglierò una persona per scrivere il mio post di saluto e poi chiudere tutto.

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  10. Grazie per i vostri pensieri.
    Anche io, come Pippa, vorrei limitarmi. Qui ciascuno di noi si affaccia sull'infinito e le parole poco possono.

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  11. C'è un tempo per nascere, un tempo per vivere e un tempo per morire...Un diario in carte o virtuale non è solo ciò che rimane, è la vita, l'autoritratto, le emozioni, i sentimenti ecc; fatto in parole di chi lo ha scritto e vissuto giorno dopo giorno. E' un modello di vita, che non dovrà essere commentato ma soltanto letto...rimane pur sempre un fatto privato ( in questa triste circostanza ).
    Ecco, se tutto è un divenire, se tutto è nella antura delle cose...per dirla con il Sommo Dante, spogliandoci delle emotività che ci circondano, va ricordato che " Noi siam vermi nati a formar l'angelica farfalla " che volerà nell'immortalità ".

    Tuttavia sin quando faremo parte di questo mondo materiale, è giusto commuoversi per l'evento che incombe su ognuno di noi

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