giovedì 9 aprile 2015

Ti spremo Tutto

Avevo già letto da Lorenzo, le "novità" tariffarie sono arrivate pure a me, con l'ultima bolletta. Nulla da aggiungere alle interessanti considerazioni tecniche anche nei commenti della pagina lorenziana. Vorrei integrare alcune mie considerazioni.

Prima due i conti: passerei da ca. 81€ a bimestre a 88.90€ a bimestre, col peggioramento del pagamento mensile e il costo relativo (io per questi ladri non ho mai autorizzato il pagamento automatico bancario, aggiungiamo quindi 1.10€ ca. di bollettino postale).

81 -> 90 cioè +11.1%.

A novembre, se ricordo bene, il canone era stato aumentato di qualche punto percentuale, vado a memoria, qualcosa come il 3%. In un semestre aumento del 14%.

Note:

  1. Se il problema del pubblico è l'inefficienza, quello del privato è l'ingordigia ladresca.
  2. In un contesto di stabilità o di leggera deflazione, aumenti così sono ancora più gravi: ecco il vizio italiano di aumenti sconsiderati e privi di ogni logica dei prezzi. Uno dei motivi per cui la disciplina dell'euro è più che necessaria (non ha solo contro quella moneta).
  3. Una volta il traffico dati era decente e date le limitazioni in centralina (motivazioni ufficiali) non consentivano ulteriori abbonamenti e relative connessioni ADSL. Ad un certo punto hanno deciso di rimuovere il limite e se la banda disponibile è peggiorata sensibilmente, non sono certo calati i prezzi. Anzi, Telecom ha fatto incetta dei nuovi abbonamenti.
  4. Sono quattordici anni che pago canone e tredici ADSL esosi: il gestore ha più che ripagato gli investimenti e sta facendo lucro pazzesco. Nel frattempo la qualità del servizio ADSL è continuamente peggiorata. Se dovessi calcolare il prezzo per banda (quantità di dati per unità di tempo) l'aumento sarebbe ancora più cospicuo, 50? 70? 110? % visto che fino a qualche anno fa avevo una velocità decisamente superiore.
  5. L'aumento avviene non sui servizi, dove c'è qualche concorrenza (voce e dati) ma sull'abbonamento dove non c'è strutturalmente, concorrenza. Se si vede la versione "voce", si passa da 15.19€ a 19€ mensili (+25.1%).
  6. Un piano strategico (di business) intelligente favorirebbe gli utenti affezionati: ad esempio, dopo 10 anni, ti cala sensibilmente il canone. Questo fidelizzerebbe la clientela e permetterebbe economie di scala e relativi profitti da utilizzare per gli investimenti. Uso industriale della rete, non suo uso speculativo ad effetto rattrapizzante.
  7. Privatizzazioni all'italiacana, dice Sara: infatti. Liberalizzare monopoli naturali non ha alcun senso. La Telecom andava meglio quando... era pubblica. La politica parassitaria dei vari dirigenti multimilionari (a partire da Tronchetti Provera, predazione che Grillo aveva sottolineato da tempo) è connaturata a queste criminali "liberalizzazioni" pagliaccio. Si può fare peggio di così? Sì: si privatizza la rete, l'infrastruttura e la si lascia/dà in esclusiva ad uno dei fornitori di servizi che dovrebbero competere (anche al mio paesello problema dell'ultimo miglio). Potere stare tranquilli: se si può fare male una cosa, probabile che in Italia si riesca a farla peggio, più ladresca, più criminale. Qui l'Europa  non c'entra una fava.
Infine una considerazione che vuole picconare le credenze di molti di voi tranquillisti tecnoteisti crescitisti. La tecnologia non solo non salverà un cazzo ma, come sempre, aumenterà sprechi, consumi, inefficienze, inquinamento.
Io manderò a scopare il mare questi ladri e così, spero, faranno molti altri abbonati. Ma la soluzione tecnologica di appoggiarmi ad Eolo (sabato intervento del tecnico per l'installazione) avendo un traffico dati molto più efficiente (non ci vuole molto rispetto alla carriola di legno sgangherata attuale) a meno della metà del prezzo via radio, non ha alcun senso tecnologico, è un non-sense. E' usare il gatto delle nevi perché sul prato c'è la brina.

Questo dimostra, come è sempre stato, che NON sono le migliori tecniche e tecnologie per fare bene la cosa giusta che si impongono (si pensi al formato VHS ad esempio su altri e mille casi ancora). L'evoluzione al peggio dei sistemi (aumenti assurdi di complessità, legge ecologica di Tainter e quella economica di Ricardo dei rendimenti decrescenti) è dovuta a scelte antipolitiche, a difetti di specie come l'ingordigia, il ladrocinio che sono massimizzati, in efficienza, dalle privatizzazioni.
Telecom Tutto. Sì sì, ti spremo più di prima, ti spremo tutto.

27 commenti:

  1. come scritto da Lorenzo, mia mamma credo disdirà l'utenza fissa e userà solo il cellulare. ma non è detto. venendo a me, io so di pagare un botto. molto di più degli 88 euro da te citati. avendo fastweb (che rompe i coglioni ogni santo giorno sia sul fisso che sul cellulare) fisso + internet la bolletta viaggia sui 95 euro. si sa che è il migliore dei servizi. di cui farei a meno se non fosse che avere internet illimitato (che è un illimitato relativo, si sa) mi piace. guardarmi intorno per risparmiare qualche euro .... boh, non ho voglia. ma lo stesso dicasi per le utenze luce e gas....

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    1. Teoricamente anche io avrei una ADSL Alice 7MBit illimitata quando non c'è nulla di più limitata. Pensa che quando uso il mio furbofono antidiluviano a casa, esso ha velocità 2? 3? volte superiore.

      Forse non mi sono spiegato male: Eolo, a cui mi rivolgerò, fornisce traffico dati ovvero accesso alla rete (internet) via radio.
      Io arriverei con Tim Tutto (che non si chiama più Telecom) a 90€/mese con un servizio orribile, tu con 5€ in più hai il migliori servizio, dici.
      Per il traffico voce sono già quasi due anni che non uso più il fisso, e ciò nonostante sul cellulare mi rimangono ogni mese un tot di minuti voce inutilizzati.

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    2. UomoCoso, la ADSL tecnicamente dipende da tre cose.
      1. quanti utenti sono attestati sui medesimi apparati.
      2. la distanza tra casa tua e la centrale più vicina.
      3. lo stato del doppino del telefono nei vari passaggi tra te e la centrale.

      Il punto 1 significa che chi ti fornisce il servizio ha interesse a vendere quanti più abbonamenti possibili per ogni apparato che colloca. Dato che nel contratto praticamente non esiste un livello di servizio minimo e che il fornitore si riserva di fare come gli pare, quando gli pare, può capitare facilmente che ci siano X utenti su apparati che per rispettare i termini "nominali" del servizio dovrebbero invece fornire Y utenti.

      Il punto 2 significa semplicemente che ogni chilometro di distanza tra casa tua e la centrale il segnale degrada, da cui la "velocità" della linea diminuisce.

      Il punto 3 significa che, siccome il doppino è stato posato quaranta anni fa e da allora nessuno ha più fatto controlli e manutenzione, perché non c'è nessun guadagno nel farli, il doppino che funziona per portare le chiamate telefoniche è inadeguato per portare il segnale di una connessione "dati", quindi la "velocità" della connessione si abbassa ulteriormente.

      Le connessioni mobili usano frequenze radio. Quindi, posto che non ci siano ostacoli naturali tra le due antenne o interferenze, il servizio soffre solo della limitazione al punto 1. Inoltre, dato che i contratti delle connessioni mobili sono "n" volte più truffaldini di quelle via cavo, per motivi storici, i provider preferiscono spendere per quel tipo di infrastruttura.

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    3. 2) Sempre quella da 14 o 13 anni, a meno che abbiano fatto qualcosa a mia insaputa. La mia casa non si è mossa granché direi rispetto alla "centralina giù alla stazione" (di cui parlavano i tecnici) e la stazione neppure.

      3) Anche su quello non ho controllo.
      In treno dicevano oggi, a riguardo, che uno dei motivi di degrado degli impianti è dovuto ai danneggiamenti delle linee aeree da parte dei proiettili dei cacciatori. Solo che... secondo me casa mia è collegata al resto via terra.

      Per il momento, su quel fornitore, ho buoni riscontri.
      Del resto, peggio di così non può andare.

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    4. Non hai controllo su niente. Mettiamo che ci sia qualche pezzo di doppino che è finito sott'acqua o un armadietto mezzo rotto dopo che qualcuno ci è andato contro. Se chiami Telecom non si muovono fintanto che la linea è attiva, cioè che il telefono funziona.

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  2. Il problema non è di natura tecnica, è di natura politica.
    Dove per politica si intende che nella nostra società i venditori occupano le posizioni di leadership.

    In quanto venditori non gli importa di nulla, ne di come funziona il prodotto, ne se è fatto bene o male, ne se è utile o dannoso. Gli importa solo che il prodotto è una scusa con cui imbastire una transazione il più vicina possibile ad un illecito, da cui trattenere un utile. Se poi si presenta l'occasione di fare fallire l'azienda o l'Italia o il mondo e nel processo creare e trattenere ulteriore utile, tanto meglio.

    In sostanza la nostra società è diretta da persone senza alcun "valore morale" se non il proprio utile e senza nessuna capacità se non quella di gestire le relazioni e di massimizzare il proprio utile tramite queste.

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    1. Non cambia niente se un servizio è fornito dallo "Stato", essendo lo Stato popolato da venditori nelle posizioni apicali e dai loro clienti (in senso storico del termine) nelle posizioni subordinate. Per chi ci lavora dentro lo Stato è come una azienda, con l'aggravante che si può fare letteralmente qualsiasi cosa senza essere chiamati a risponderne e che i soldi che si muovono non vengono dai soci o dai clienti ma dal prelievo forzoso delle imposte, quindi ancora, la provvista è virtualmente illimitata.

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    2. > senza nessuna capacità se non quella di gestire le relazioni e di massimizzare il proprio utile tramite

      danni estesi, generalizzati, esternalizzati, permanenti.
      Vedi ad esempio la notizia odierna su Effetto Cassandra.
      Una specie in cui la gran parte di esemplari ha comportamenti individuali con effetti collettivi che sono talmente stupidi da essere nefasti.

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    3. Qui torniamo al discorso dei "dotti economisti".
      Gente che farnetica di "leggi" e di "scienza" ma che non sa come funziona una pila. Il concetto di "legge" e di "scienza" è necessariamente quello delle famose "scienze umane" il cui fine ultimo è quello di manipolare le persone. In sostanza, non devi sapere fare niente se riesci a convincere o obbligare qualcuno a farlo al posto tuo. Alla fine tutto si riduce ancora alla massima "sgheo fa oseo", cioè i soldi fanno l'uccello.

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    4. Immaginati cosa gli frega ad un manager Telecom di quello che fa veramente Telecom, cioè degli aspetti tecnici o se Telecom va bene o male, se alla fine il suo obbiettivo è avere lo "sgheo" per fare "oseo".

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    5. Economisti...
      Come scrivevo l'economia può cercare di utilizzare metodi scientifici ma si trova a dover descrivere comportamenti massimamente eterogenei, caotici, spesso assurdi.
      Penso che nottebuia avesse espresso qualcosa come "la microo mini economia tende a massimizzare il profitto a breve anche se questo comporta perdita di profitto e altri problemi a medio e lungo termine".
      Ma, ancora, MIT, Club di Roma, Diamond e altri hanno osservato che questo non è un problema dell'ecomomia, mini micro o di medio livello come nel caso Telecom/Tim, ma un problema generale.

      "sgheo fa oseo": da sempre. Le femmine della nostra specie sono in maggioranza attratte da maschi ricchi e potenti. Molti maschi quindi tendono anche per questo a massimizzare lo "sgheo" anche se ciò crea problemi per essi stessi (ovviamente oltre che agli altri, ma questo fa parte della competizione intraspecie, che è la più feroce ed efficace).

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    6. Man, sono un po' incasinato al momento e non riesco molto a risponderti.

      In generale, alcune oservazioni sollevate da Lorenzo rischiano di farci tornare al lungo discorso di qualche giorno fa.

      A quanto tu hai appena detto, possiamo anche aggiungere che il perseguimento di obiettivi micro-economici non comporta necessariamente il miglior risultato per tutti.
      Esempio pratico: se ciascuna azienda taglia i costi e paga poco i suoi dipendenti, va a finire che le aziende non hanno più clienti perchè la gente non ha soldi da spendere.
      Ovvero: il giochino di pagare meno i dipendenti può avvantaggiare una impresa, ma non se lo fanno tutte contemporaneamente.

      Diciamo che i "liberisti" tendono a voler fare a meno della macro-economia perchè a loro (ideologicamente) non piace quello che vedono come un atteggiamento "dirigista", che piove dall'alto e che mina la libertà del singolo...

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    7. E quanto mi devi pagare?

      Mi devi pagare il giusto, in line con quanto produco. Se produco 100, posso mangiare 100.
      Ma se tu mi paghi 60, a te resta un invenduto di 40. A quel punto o esporti, oppure fai indebitare i tuoi clienti.

      (questo in generale)

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    8. Nel discorso del "liberista" però non si considera quanto scritto sopra e cioè che il manager, che sia di una azienda privata o pubblica, può essere incapace e/o privo di scrupoli (verso chiunque, non solo verso il "mercato") e quindi creare un danno agli "share holder" della azienda, riuscendo però a trattenere per le lo "sgheo" che fa "oseo".

      Io insisto nel dire, secondo l'ideale semi-aristocratico, che non esiste libertà senza responsabilità.

      Invece vedo una società che segue puntualmente il percorso di decadenza di tutte le società "democratiche/mercantili", lo stesso arco che descrivono gli autori romani. E cioè un progressivo affondare nell'edonismo accompagnato dalla assenza di freni inibitori, per cui tutto è lecito pur di soddisfare i propri desideri. La "virtù" non si misura dalle gesta di ognuno ma dal "successo".

      UomoCoso, lo "oseo" non va inteso solo in senso letterale ma anche metaforico, cioè nel senso del "ce l'ho più grosso". Non a caso si dice "cummannari è megghiu ri futtiri", cioè comandare è meglio che fottere.

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    9. Calma, però. Difficilmente la proprietà di un'azienda nomina un manager pazzo. Ai manager vengono dati una serie di obiettivi e questi producono costantemente una reportistica da girare a chi sta più in alto di loro e monitora la situazione generale.

      Se c'è qualche problema, il manager è il primo che salta. E' il primo in assoluto per cui vale la regola: o produci risultati in linea con le aspettative per cui sei lautamente pagato o te ne vai di corsa.

      La logica è: business is business.

      Il modello che hai in mente tu, Lorenzo, mi sembra più in linea con una sorta di modello "equo e solidale" o "etico", per cui la ricerca del profitto non è esasperata: le banche etiche, certe cooperative, alcune società a conduzione semi-familiare, e cose di questo tipo.

      Mi sembra che la tua idea non legga molto bene la realtà del capitalismo vero e proprio.

      Poi posso anche essere d'accordo con te, per carità. Possiamo anche dirci che mai avremmo il coraggio di battere una pacca sulla spalla a una persona per licenziarlo pensando che a casa lo aspetta una famiglia.
      Dopotutto, siamo uomini o caporali? E su questo c'è ampia letteratura...

      Ribadisco: a me pare che il modello che avete in testa tu e Uomo inizi a discostarsi da quello capitalistico vero e proprio che è molto (molto) lontano da moralismo e idealismo.

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      "Se c'è qualche problema, il manager è il primo che salta. E' il primo in assoluto per cui vale la regola: o produci risultati in linea con le aspettative per cui sei lautamente pagato o te ne vai di corsa.
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      Te vivi a Paperopoli.
      Se c'è qualche "problema", il manager è colui che ha creato il problema presentando al contempo ai soci informazioni artefatte, andando dai piani e progetti irrealistici al falso in bilancio. L'azienda fallisce e il manager non ci rimette nulla, incassa comunque stipendio e buona uscita. "In linea con le aspettative" è una espressione priva di significato. Le aspettative di chi? Dei soci? Del management? Dei dipendenti? Dei clienti? I soci non hanno le informazioni. Il management è auto-referente, i dipendenti pensano solo alle tutele sindacali, i clienti sono carne trita.

      Io non ho in testa niente. Le cose che ho scritto sono la semplice osservazione dei fatti.

      La dicotomia tra chi detiene quote o azioni di una azienda e il management è la ragione per cui le aziende falliscono. E falliscono di continuo.

      Come dicevo sopra, le aziende funzionano esattamente come la Amministrazione Pubblica e c'è dentro esattamente la stessa gente che fa le stesse cose. La differenza è che lo Stato può incassare delle perdite che nessuna azienda può incassare, perché nessuna azienda ha 60 milioni di soci che sono costretti a ricapitalizzare sotto minaccia delle armi.

      Non vedo nessun "equo e solidale" quando dico che le università che formano i "manager" hanno più o meno la funzione del carcere nel formare la malavita. Il problema è che un "tecnico" può solo essere incapace mentre un amministratore oltre che incapace ha come obbiettivo di sodomizzare o di farsi sodomizzare al fine descritto in precedenza.

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    11. Poi dobbiamo definire il concetto di "business".
      Se io ti sparo in testa, di apro in due, ti estraggo gli organi e li rivendo, è "business"?

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    12. Capisco che tu possa incazzarti, ma io non ci posso fare niente. E' la triste realtà di questo mondo (dimmerda)

      Facciamo finta che tu sia un imprenditore: saresti tu a scegliere i manager, non calerebbero dal cielo con il raggio - teletrasporto.
      Non sei obbligato a sceglierti il lauretato all'Università Del Figo Di Legno o quello che ha fatto il Super Master in Cioppa.

      Sei tu fare i colloqui per sceglierti i manager oppure vedi gente all'opera da qualche parte e poi li ingaggi. Non prenderesti il primo pirla che passa per affidargli compiti dirigenziali (spero per te).

      Dopodicchè passeresti il tuo tempo con la frusta in mano convocando i manager costantemente per capire cosa succede in ognuna delle tue filiali sul territorio nazionale.

      Un manager fa quello che gli dici tu: è lui stesso a suggerirti il modo per sgamare una leggina o una normativa fiscale e sei tu poi a decidere il da farsi, a dare il semaforo verde su certe operazioni. E' gente che ti deve riportare il problema ma anche tutte le possibili soluzioni, non deve farti perdere tempo.
      L'ultima parola è la tua, a meno che tu non decida di fidarti ciecamente e conferisca al tuo manager autonomia su certi ambiti di gestione. Ma in ogni caso: sei sempre tu a decidere COSA cazzo fare nella TUA azienda. Ed è a te che devono riportare.

      Di norma il funzionamento è questo. Lascia stare il caso del ragioniere che fugge con la segretaria e la cassa. Lascia stare i film.
      Lascia stare poi il caso di gente che spesso viene anche pagata per metterci la faccia e consentirti lo scaricabarile (io non sapevo, il Tale manager ha fatto tutto a mia insaputa...)

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    13. Lorenzo, ti sei mai chiesto perché tu, ad un certo punto della tua vita decidi di quotare in borsa la tua aziendina stampando tante belle azioni ? (si, siamo nel 2015, ci sono le borse e l'URSS non c'è più)

      Non lo sai che il capitale poi va REMUNERATO? Non lo sai che gli azionisti si aspettano DIVIDENDI?

      Ti ripeto: tu hai in mente un'idea molto sportiva e romantica del capitalismo. Chiaramente questo non è un problema perchè, di base, io preferisco la gente come te rispetto a quelli che amano soldi e carriere.

      Nello stesso tempo temo un po' gli atteggiamenti moralistico/romantici.

      Per esempio, preferirei affidarmi a un chirurgo che prende le mazzette ma è competente piuttosto che a un professionista onesto ma incompetente.

      Non so se ho reso il concetto (visto che la perfezione a questo mondo è piuttosto rara...)

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    14. Noto con piacere che... inizia ad essere evidente che senza una dimensione etica nessun sistema complesso e in grande può avere qualche possibilità di non peggiorare.
      Il problema della corruzione e di ladrocinio, truffa, rapina, falso è interno alle stesse organizzazioni economiche. Falso in bilancio, azionisti scellerati, dirigenti che "gabbano" gli azionisti, corruzione e lavoro clandestino per i concorrenti, c'è di tutto e di più (ogni tanto mi raccontano della corruzione nel settore privato, cose che non potete immaginare).

      Il materiale umano è questo e il capitalismo ha successo perché è costruito sulla selezione, competizione, ingordigia.
      Solo che... e vado ancora una volta alla Maestra, la Natura, esiste sempre un'etologia del gruppo anche in Natura.
      Prendere atto di questa Natura com-prenderla e cercare di governarla.
      Come si fa? Utilizzando tutti i modi possibili: carota e bastone, scale in cui i problemi siano percepibili "gestibili", conflitti virtuosi e sistematici di interessi, osservare e imparare dalla storia. Non sarebbe nulla di trascendentale se non che... questo buonsenso a sua volta va a impattare con altre caratteristiche di specie.
      E' il problema per cui, nel 2015, nonostante tutte le evidenze, la letteratura, la scienza e la conoscenza, si continuano con antipolitiche folli: Expo, panmixismo, Orte - Mestre, assistenzialismi, diritto storto, familismo, TAV , BreBeMi, Fico, mercati elettrici aberranti, filomassmigrazionismo, citrocapitalismo, deficit e debitismo, crescitismo, consumismo e servizismo, People Mover, terza pista Malpensa, delocalizzazioni, Made in Italy fasullo, privatizzazione mediante svendita/regalo delle galline dalle uova d'oro come Telecom, autostrade a privati ladri e distruttori, projectt financing all'italiota etc.

      Siamo molto lontani dalla perfezione.

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    15. NotteCoso, UomoCoso:

      Ovviamene per me la "dimensione etica" è parte fondamentale del vivere. Anticamente la chiamavano "virtù".

      Il significato che gli diamo oggi è questo:
      "Virtù (dal latino virtus; in greco ἀρετή aretè) è la disposizione d'animo volta al bene; la capacità di una persona di eccellere in qualcosa, di compiere un certo atto in maniera ottimale, di essere virtuoso come "modo perfetto d'essere"."

      Il significato originario invece era questo:
      "La parola latina virtus, che significa letteralmente "virilità", dal latino vir "uomo" (nel senso specifico di "maschio" e contrapposto alla donna) si riferisce ad esempio alla forza fisica e a valori guerreschi maschili, come, ad esempio, il coraggio."

      Io contesto che debba anzi possa esistere un "uomo" educato non solo per non avere virtù ma addirittura per incarnare gli ideali opposti. E quindi non concepisco nemmeno il "capitalismo" nel modo descritto da NotteCoso.

      Che poi persone che incarnano ideali opposti alla "virtù" costituiscano l'elite di una nazione è addirittura paradossale.

      NotteCoso dice che se io fossi il padrone della ferriera mi sceglierei i manager che preferisco. Ci sono due obiezioni, la prima è che gli interessi di Tronchetti Provera, azionista di riferimento, non necessariamente coincidono con gli interessi di Lorenzo, azionista di Telecom. La seconda obiezione è che allo stato attuale potrebbero non esistere manager dotati di virtù, anzi, con tutta probabilità non esistono. Quindi, tra le qualità di quelli che posso scegliere c'è l'inganno e la dissimulazione. Io mi accorgo di dovere cacciare il manager solo molto dopo che questi ha creato "il problema". Riguardo il fatto che il manager esegua solo i miei ordini, come dicevano i criminali nazisti, io gli posso dire che voglio degli utili. Il manager arriva con un piano di colonizzazione degli asteroidi che io non posso valutare se non mettendomi al suo posto. Il piano è strampalato e porta l'azienda alla bancarotta, io caccio il manager e poi chiudo.

      Riguardo l'essere "romantico", se rifiutarsi di accettare la merda come necessità storica significa essere romantici, allora si, sono romantico.

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    16. E per essere concreti, visto che parliamo di telefonia e reti, quando sento il "governo" che straparla di progetti per "connettere" l'Italia e di miliardi da investire, mi si arricciano i diti dei piedi.

      Mi domando e chiedo chi incarica chi di fare cosa, nella logica di NotteCoso. Dove è il "capitalismo" e di che "capitalismo" parliamo.

      Risultato, tutti sappiamo che le telefoniche costituiscono un cartello che opera in spregio ad ogni legge e principio morale, con la connivenza della "politica" e a danno nostro. Ma siamo servi e ci tocca subire.

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    17. Lorenzo, sul piano della scala dei valori da attribuire a questa esistenza posso anche essere d'accordo con te.

      Il mondo che io vedo (quello che io vedo, NON quello che vorrei) è purtroppo quello che ti ho descritto (e sempre secondo la mia esperienza, naturalmente)

      Se tu scegli i collaboratori sbagliati, la tua impresa fallisce perché la concorrenza è spietata.
      Si chiamano imprese proprio per questo: anche le navi erano a rischio ammutimento durante le traversate. Eri proprietario di navi e spezie, ma poi finivi in pasto ai pesci. Oplà!

      In genere nei consigli di amministrazione comandano gli azionisti di maggioranza, che siedono in proporzione alle quote. C'è un regolamento societario, non si inventa niente.
      Se tu hai due azione dell'azienda Vattelappesca, non conti nulla.

      A te, fondamentalmente, il capitalismo non piace: probabilmente lo affermi solo come forma di anti-comunismo. Va bene uguale.

      Voglio dire: a me il petrolio non piace, ma non è colpa mia se i petrolieri finanziano le campagne elettorali e il giro di combustibile, automobili puzzolenti, inquinamento poi finisce per rimanere lo stesso.

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    18. Sempre per tornare all'esempio delle navi con le spezie, è chiaro che se tu possedevi un'intera flotta e amministravi da terra, dovevi pagare MOLTO bene i tuoi "manager" sulle navi per evitare ammutinamenti o cambi di rotta e bandiera.
      Anzi, non bastava nemmeno pagarli bene: dovevi sceglierli sufficientemente svegli e scaltri perchè non si facessero fregare e amministrassero l'equipaggio (un onesto spesso non è adatto).

      Allo stesso tempo, dovevi anche trovare il modo di non farti fregare tu stesso.

      Non si inventa niente, da che mondo è mondo.

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    19. Cito Wikipedia:
      "La parola "capitalismo" è usata con molti significati differenti, a seconda degli autori, dei periodi storici, e talvolta del giudizio di valore che l'autore porta sull'organizzazione sociale vigente. Volendo trovare un comune denominatore alle diverse visioni, si può forse affermare che per capitalismo si intenda, generalmente e genericamente, il "sistema economico in cui i beni capitali appartengono a privati individui"."

      Che non si inventi niente è lapalissiano. Che una società che si fonda sull'edonismo e sulla assenza di virtù sia nella fase discendente è altrettanto palese.

      Quando un D'Alema dice che calano i barbari e lui è contento cosi si può rinnovare la società, non c'è altro da dire.

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    20. Lorenzo, tu hai una dimensione spirituale rara.
      Appartieni ad un ristretto fior fiore, vertice (élite) di gente che non fu fatta per viver come bruti.
      Quando ti leggo il mio pensiero va ai Spartani, a Leonida. Beh, non male, eh!? :)
      Mi ricordi sempre molto _rio, mio amico caro anarchico.

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    21. La cosa strana è che per me non c'è niente di "spirituale", è più una questione filosofica e come tale, visto che sono d'accordo con NotteCoso, non si inventa niente, siamo seduti sulle spalle dei giganti.

      A proposito di Telecom, il mondo di adesso è questo:
      - Andata
      - Ritorno

      Mi si dice che queste sono le caratteristiche intrinseche del Capitalismo e io lo contesto, non è vero.

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Rumore, robaccia fuori posto, pettegolame, petulanze, fesserie continuate e ciarpame vario trollico saranno cancellati a seconda di come gira all'orsone.