giovedì 7 maggio 2015

La forma della sostanza

Avevo visto dei vecchi travestiti al supermercato: obesi, pacchiani,volgari, con vestiti vistosi e inadatti ai loro corpi flacidi, deformi per ormoni alieni, labbra come canotti un poco sgonfi, la plastica era entrata anche nel loro corpo, vecchi piedi grossi da uomo in ciabatte pseudo chic troppo piccole, cupi occhiali da sole, vocianti. Come alcune vecchie prostitute che non si rassegnano al tempo o, peggio  ancora, vippazzi che invecchiano, il mondo dello spettacolo è popolato di questi relitti orribili. Io son grato loro per il loro esistere che son diverso da loro: la natura dipolare dell'estetica e della cognizione che ne segue è oggettiva.
O cortigiane attempate: osservi la sequenza di orribili e pacchiani tamarri neoricchi e capisci che il peggio è egalitario, non fa distinzioni. Un orribile miscuglio di degrado dovuto al tempo, al travisare, alla volgarità. La negazione assoluta della merda - per ricordare Kundera - che ne è il miglior diffusore.
Il kitsch, come osservava Kundera, è intrinseco alla dimensione di massa e alla manipolazione delle masse. Dopo la plastica berlusconiana (io penso alle varie orribile Barbie della gioventù nazionalpopolare centrodestrica che devono scimmiottare delle biondastre statunitensi fatte a stampino, al finto biondo ossigenato che dilaga) trasportata a infinite tonnellate dal pattume televisivo, ora le demagogie sinistre, la negazione culturale della biologia, la miss minorata, quella con la vitiliggine, poi la miss non so quale regione che è bengalese, si torna al kitsch delle lenticchie fagiolate. Sì, maschi femminati, bengalesi italianate, lenticchie fagiolate. La negazione della realtà, l'ostilità alla biologia ovvero la negazione dell'estetica e quindi il brutto. Essi gongolano per il politicamente corretto, hanno negato la merda per amplificarla.

Riflettevo sullo scambio di battute con Essessa: Renzi mi sembra privo di connotazioni estetiche, se fossi una donna non lo noterei in strada né per bellezza né per bruttezza, Luxuria è proprio brutto.
Egon Schiele fu odiato dalla borghesia viennese proprio perché ritrasse impietosamente, cinicamente, le intemperie del tempo, degli eccessi, dell'ipocrisia su questi personaggi, ricchezza o volgarità come incredibili amplificatori del brutto.
L'estetica è la forma della sostanza. Sono persone che vivono una dissociazione molto profonda e questa ha costi esistenziali drammatici che poi si manifestano anche a livello fisico. Anima corpo e mente sono una cosa, lo stucco regge poco alle spaccature profonde. L'ecologia è bella.
Rimango sempre snob e barbaro.

86 commenti:

  1. questo è un post che faccio fatica a comprendere. il reazionarismo estetico cozza con il concetto di libertà. anche perchè di solito non fa danni e non nuoce a nessuno quello che tu descrivi.

    comunque la somiglianza tra la moglie di Renzi e Luxuria è nota fin dalla sua discesa in campo (ovvero dalla nomina a capo di governo). e direi che è la moglie perfetta per Renzi, che è uno che la figa non la sente, lui si orgasma col potere.

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    1. Essessa non osservava la bruttezza di Luxuri* ma, in risposta alla mia osservazione, ribatteva chiedendo se non fosse quella di Renzi la bruttezza.
      E' un approccio culturale: poiché io ho fatto un commento politicamente scorretto dicendo che Luxurio è orribile, ella ha reagito culturalmente, deviando su Renzi.
      Ma l'estetica, come ho scritto, se ne infischia del politicamente corretto, di ricchi o poveri, di maschi, femmine, ibridi.
      In genere il travisare, il volgare - ovvero la negazione di un certo aspetto che i "neganti" considerano negativo - non fa altro che amplificarlo.
      Così la dissociazione, la falsità, sono tra i più formidabili vettori del brutto.

      Dal punto di vista della gestione del potere, Renzi mi sembra molto più efficiente di Berlusconi, meno vanesio.
      Essere efficienti può essere drammatico, fare meglio il peggio è un assoluto disastro.
      Si pensi, ad esempio, al sostegno del suo governo alla migrazione di massa.

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  2. Perdonami, Man, anch'io trovo non poche contraddizioni tra la tua voglia di trasgredire, di andare oltre il banale e l'anelito al ritorno alla Natura secondo vie che rasentano l'integralismo religioso.

    Voglio provocarti sul tuo terreno.
    Il sesso a tre NON è naturale, altrimenti la Natura avrebbe previsto 3 genitori invece che due.
    E' chiaro che tu presupponi l'ingresso in campo della intelligenza e della cultura, quindi devi abbandonare e andare oltre le leggi di Madre Natura...

    Coerenza?

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    1. Nottebuia, se argomenti sei più che benvenuto.
      Qui io faccio un discorso di estetica ecologica o di ecologia estetica ovvero della incompatibilità tra bello e politicamente corretto.

      Io non ho scritto che i trii o gli scambi in quattro siano belli.
      Essessa ha risposto alla mia osservazione provocatoriamente centrata sull'estetica deviando su Renzi.


      > anelito al ritorno alla Natura secondo vie che rasentano l'integralismo religioso

      ?

      Essere contro la crescita sarebbe essere fondamentalisti del ritorno alla Natura?
      Guarda che io NON sono un elfo o un amish né apologizzo ritorni a società di cacciatori - raccoglitori.

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    2. Anche se... potrei parlare di un'estetica e di un ecologia del sesso di gruppo. Certamente.
      Nei privè ne vidi di tutti i colori, belli e brutti, sempre col brutto in maggioranza dei numeri, quantitativa.

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    3. L'estetica è assolutamente soggettiva. Io posso trovare bello ciò che tu magari trovi orrendo, mi pare persino ovvio sottolinearlo.

      Il problema non si dovrebbe neanche porre. A mio avviso tu, spesso, tiri in ballo la Natura per stabilire cosa vada bene e cosa no. Se questo è il tuo criterio, dovresti utilizzarlo sempre.

      Infatti tu usi queste parole: la negazione culturale della biologia oppure ancora maschi femminati, bengalesi italianate, lenticchie fagiolate. La negazione della realtà, l'ostilità alla biologia ovvero la negazione dell'estetica e quindi il brutto

      Sono parole che usi tu, eh, mica io...

      Quando però vuoi giustificare una pulsione al sesso di gruppo o a pratiche NON-naturali ci vieni a parlare di giusta distruzione della morale, del luogo-comune, e via discorrendo.

      Ribadisco: se vuoi dire che una cosa è bella o non è bella, è giusta o non è giusta, puoi farlo esprimendolo come tuo personale punto di vista (e andrebbe benissimo così). Evidentemente, a te piacerebbe che il tuo pensiero fosse certificato come "corretto" da Madre Natura, esattamente come provi a fare con i discorsi su crescita-decrescita. Non è così.

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    4. L'estetica è soggettiva.
      Sorrido e ora ti rispondo con un paradosso... che meraviglia
      Come relativista posso... negare la tua affermazione!

      Ahaha
      Che meraviglia i paradossi!

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    5. L'altro giorno avevo esposto tre principi etici per un'etica della sessualità e in questa pagina espongo la mia estetica ecologica.

      Aggiungo altro.
      Se da queste parti hanno eletto una miss qualchecosachenonricordo che è bengalese è stata mischiata l'olio 15W-40 con gli attrezzi per la cagliata.
      La tipa, che io vidi, è ovviamente una bella topa. Il fatto è che essa è una Miss Bengala da Queste Parti e non c'ha un tubo né esteriormente né culturalmente della emiliana di queste parti,

      Però si è ricoperto, mischiata la valutazione estetica con un operazioni culturale che non c'entra assolutamente nulla funzionale ad un recondito assoolutismo moralisticheggiante.

      Solo che nella passione "civile", e _ista con vari ismi come prefisso allora bisogna contrapporre un provocatorio tentativo di razionalizzazione dell'estetica, di sua oggettivazione.
      E' sempre molto dinamico.

      Tu ora tenti una semplice (troppo) speculazione retorica: se l'estetica è soggettiva, opinabile, anche le critiche [mazzate] alla crescita lo sono.
      Tu come crescitista (vado un po' al contorno) ne hai fatta una sorta di indiscutibile e unico modello.
      Allora anche su questo io martello usando proprio tutti quegli strumenti della scienza e della conoscenza che smascherano i falsi e le contraddizioni del modello che diventano poi la sua insostenibilità.

      Sull'estetica si potrà ridacchiare.
      Quando le conseguenze delle proprie scelte (ad esempio le aberrazioni egoiche delle varie eterologhe si scaricano su coloro che non le hanno scelte leggasi bimbi) si torna anche qui al conflitto di interessi.
      Nota che io rimango relativista: non dico è immorale o altro per qualche strano divino messaggio, manitù o la sunna o sanpancrazio.

      Dico che uno che cresce e stringe me, mi toglie spazio, rovina il paesaggio, mi caccia cemento sul prato dove camminavo, oltre a fare un azione che peggiora il deficit ecologico, entra in conflitto con il mio diritto a non subirne gli effetti.
      Sono aiutato dalla matematica: la SAU è diventata xMha - 12.43ha
      Inconfutabile.
      Non è il degustibus, capisci!?

      Il relativismo è terribilmente rigoroso. Infatti cito il bilancio e il risultato del blancio come checksum di un'attività
      (ancora, voi crescitisti siete fondamentalisticamente convinti che il bilancio si possa modificare solo aumentando una parte sola cosa che è ovviamente, elementarmente falsa).

      Discorsi crescita-decrescita non sono così come tenti di opinionizzarli tu.

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    6. L'estetica non solo non è soggettiva ma, come per la etica, risponde al criterio della necessità. Le cose belle sono anche le cose buone, cioè quelle che sono più adatte alla nostra sopravvivenza e alla nostra biochimica.

      Il sesso non deve essere necessariamente ne bello ne buono, lo dicevo in commenti precedenti. Molta gente trova "eccitanti" le cose brutte e sbagliate, proprio perché le percepisce come tali.

      Bisogna riformulare il concetto. L'etica e l'estetica non sono soggettive ma ognuno può scegliere, più o meno consapevolmente, cose che non anti-etiche e anti-estetiche.

      Fintanto che queste scelte non provocano un danno ad altri, non c'è ragione per interferire. In caso contrario, bisognerebbe correggere il problema.

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    7. "cose che sono", Errata.

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    8. @Uomo

      No, qui non c'è nessun paradosso perché stavo dicendo che l'ESTETICA è soggettiva e NON la LOGICA.

      Se poi vuoi estendere il pensiero complessivo a un relativismo a tutto tondo ribadisco che tu, per primo, dovresti consegnarci le tue idee con una consapevolezza di verità e di infallibilità assolutamente differenti, eh...

      Quindi decidi: o fai il relativista, ma rinunci a "certificazioni di Natura", oppure fai l'assolutista ma devi pagare in termini di coerenza. ;-))

      @Lorenzo

      Se l'estetica fosse oggettiva non esisterebbero cose come l'arte o la moda. Le giacche sarebbero tutte uguali, le cravatte dello stesso colore. Credo che la natura stessa avrebbe rinunciato da tempo a produrre ragazze bionde o more, occhi azzurri, verdi o marroni.

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    9. Il paradosso è(ra) in un relativista che nega un'affermazione assoluta del relativismo ("L'estetica è sogettiva.").

      Come relativista sono assolutista (perdo il pelo ma non il vizio ;) nel confutare gli assolutismi. Una volta scrivevo che bisogna essere integralisti contro gli integralisti (religiosi e neoreligiosi).

      In ogni caso, come fatto per Lorenzo, io invito ciascuno a definire i criteri della propria estetica e a verificarli
      E' un esercizio di filosofia e di ecologia del pensiero.

      L'affermazione di Lorenzo (L'estetica non solo non è soggettiva ma, come per la etica, risponde al criterio della necessità) è adamantina.
      Grazie Lorenzo.

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    10. Mi fai abbastanza ridere mettendo la "moda" insieme all'estetica. La "moda" è un'altra cosa che non deve essere bella e buona, deve essere un simbolo di status sociale, deve essere esclusiva.

      In quanto tale, può benissimo essere brutta e cattiva. Per fare un esempio, i re di certi imperi antichi, la dove la vita umana valeva poco o nulla, portavano mantelli fatti con la pelliccia o le piume di animali estremamente rari e/o difficili da catturare. Non perché fossero belli ne tantomeno perché fossero utili, solo a rappresentare il potere assoluto, illimitato.

      Le classi sociali inferiori, imprigionate nel "vorrei ma non posso", si ispirano ai costumi delle elite, quindi se non possono permettersi i simboli dello status, portano delle imitazioni, via via più scadenti. Ancora, non devono ne essere belli ne buoni, devono solo avvicinarsi al concetto di esclusività e/o rappresentare il conformismo.

      Riguardo la natura, mi costringi a dirti che sei un coglione, me lo tiri fuori con le pinze. Infatti dovresti sapere che la caratteristiche somatiche non sono "estetiche", sono vantaggi evolutivi. Per esempio una certa pigmentazione protegge dai raggi solari, un'altra invece li raccoglie per aumentare la sintesi di certe vitamine. La abbondanza di pelo protegge dal freddo, il pelo corto o assente facilita la traspirazione. eccetera.

      La natura non ha rinunciato a nulla, casomai siamo noi con la tecnologia che ne sovvertiamo le leggi. Io in natura sarei morto da lunga pezza.

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    11. L'idea che l'estetica sia soggettiva ha la stessa funzione della idea che l'etica sia soggettiva. E' una scusa per l'idea generale che non esistano regole. L'idea che non esistano regole è tipica delle tre categorie e serve per demolire l'esistente per creare la "società ideale" dove ognuna delle tre categorie trova soddisfazione. Agli idioti la pensioncina, ai mai cresciuti il ribellismo istituzionalizzato, ai furbastri una carriera.

      Per non parlare della quarta, aggiuntiva per mancanza di alternativa, quella dei fenomeni da baraccone. Che dovrebbe essere ovvio.

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    12. Lorenzo, UomoCoso ti aveva ringraziato e ti aveva una exit strategy...invece te le vai pure a cercare...

      Se io indosso una cravatta verde o azzurra è ESTETICA. Se pettino i capelli con la riga o senza riga è ESTETICA. L'estetica è soggettiva. Punto. Che altro c'è da dire??

      Se tu avessi riflettuto di più sulle pagine Wiki che hai letto (forse) avresti capito da tempo che la variabilità impressa dalla Natura è proprio la base che rende l'estetica soggettiva, in quanto la funzionalità dipende dal CONTESTO ed è quindi RELATIVA.

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    13. No, se tu indossi una cravatta, di qualsiasi colore, è perché vuoi portare una uniforme. Sottolineo il verbo VUOI e la parola UNIFORME. Non ha niente a che fare con la "estetica". Ha a che fare invece col fatto che tu ti conformi al comportamento che gli altri si aspettano che tu abbia in un dato contesto. Poi viene il venerdì, detto "casual friday" e invece della cravatta ti metti la polo.

      Ripeto che sei un coglione con l'ego sproporzionato ai tuoi mezzi.

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    14. Hai anche la faccia di scrivere "punto", incredibile.
      No, non incredibile, diciamo triste.

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    15. Renzo, un tuo epiteto è sempre motivo d'orgoglio, appunto perché detto da te, che hai difficoltà a maneggiare cose molto ma molto elementari.

      E' poi bello vedere quando ti incazzi, sbuffi, insisti in questioni stupide e banali.

      Io ho la fortuna di potermi vestire come cazzo mi pare, non indosso uniformi, e porto la cravatta quando ho voglia di farlo.

      Tu invece che fai? Nel tempo libero indossi la maglietta rossa se hai la necessità di fare da torero e la maglietta gialla o bianca in funzione mimetica ?? Ma che cazzo dici, Renzo, datti una svegliata che il Comunismo è finito da trent'anni.

      Chissà che vita triste fa il povero Renzetto...Mi sa che nella vita ha cavalcato solo uno scooter...

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    16. E allora fai finta di non avere capito, cosi sembri più furbo.
      Quando dico che "tu" indossi la cravatta perché vuoi indossare una uniforme ovviamente non intendo "tu" NotteCoso, intendo "tu" individuo qualsiasi.

      La cravatta è un accessorio che fa parte di un modo di vestire codificato, nelle forme, nelle dimensioni, nei materiali e anche nei colori.

      Venirmi a raccontare che puoi scegliere la cravatta gialla come Galliani, quindi l'estetica è soggettiva, è una considerazione non banale, peggio, sub-normale.

      Poi mi vieni a raccontare che ti puoi vestire come cazzo ti pare. Certo, come no. Immagino che tu vada al lavoro indossando una gonna, oppure in un completo giacca e pantaloni colore giallo banana e cravatta verde fluo o avvolto in una toga pretexta o con un perizoma intagliato nel legno. E' palesemente falso, al massimo puoi scegliere di vestirti secondo un codice diverso da quello dell'impiegato di banca. Ma sempre di codice si tratta, un altro.

      Basta?

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    17. Si Lorenzo, io ho capito che tu vuoi sottolineare che esiste un aspetto collettivo di "valutazione" estetica che può diventare "oggettivo" e che nasce da fattori che possono essere ricollegati a specifiche necessità naturali (il sapore dolce è "esteticamente" buono in quanto collegato a zuccheri e quindi maggiore apporto energetico)

      Qui, però, io dicevo a Uomo che il fattore culturale ha ormai sicuramente travalicato molti aspetti che lui vorrebbe farmi passare come naturali, ma che naturali hanno smesso di essere da secoli.

      Faccio un esempio. La gonna e i pantaloni servono per coprirsi dal freddo, ma sono diventati molto di più che semplici oggetti di riparo e protezione.
      In Scozia gli uomini possono indossare la gonna, in Italia "no", perchè la nostra cultura riconduce la gonna a escusive caratteristiche femminili. Indossare la gonna = essere o sentirsi donne.

      E' logico che per te esiste un criterio estetico "oggettivo" ma, converrai con me, che l'esempio del Kilt scozzese ci fa capire che tale criterio non è poi così "oggettivo", ma relativo a spazio e tempo.

      Nel 1890 l'industriale vestiva con giacca a coda di rondine e cappello a tuba.
      Perché oggi in ufficio non c'è nessun imprenditore vestito così? Non è elegante? Non è rispettabile?

      Oh, e allora è chiaro che il criterio estetico diviene prima di tutto una CONVENZIONE tra un gruppo di persone che può cambiare nel tempo e nello spazio proprio perché ha perso una connotazione meramente oggettiva, se la si valuta questa partendo da specifiche esigenze pratiche.

      E' talmente vero il criterio di soggettività che può tranquillamente succedere che domani mattina un mio collega comincia a indossare una cravatta a papillon e, piano piano, inizia a partire una moda che poi si diffonde a macchia d'olio in tutti gli ambienti lavorativi.

      Vedi oggi parrucche alla Luigi XIV in giro? Se non ce ne sono, significa che il criterio che tu reputavi “oggettivo” è in realtà una mera convenzione tra persone, anche se i capelli (finti) possono servire a ripararsi dal freddo o a lanciare un messaggio sessuale (funzioni naturalmente e "oggettivamente" utili).
      Ma oggi è figo l'uomo pelato con l'orecchino, perché la nostra specie può riprodursi anche senza capelli: abbiamo inventato il riscaldamento e il cappello, pertanto sopravvivono anche i calvi.

      Io preferisco Vivaldi e tu Beethoven.

      Cultura vince su natura, l'uomo GIOCA con l'estetica, con ciò che si percepisce.




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    18. Ancora no.

      Chi può iniziare le mode sono le cosiddette "icone" come Steve Jobs, cioè la versione moderna degli antichi monarchi. Uno cosi si può permettere di presentarsi ad una convention mondiale in jeans e dolcevita nero. Ma se lo facesse il tuo collega, che non è nessuno, i capoccia o i clienti gli farebbero il culo a strisce.

      L'estetica risponde a criteri di necessità. L'estetica NON è la moda, l'ho già scritto sopra e la ragione è che la moda NON deve essere estetica. Rileggi piano: la moda non è "estetica", è invece mera esibizione di simboli di stato sociale e la imitazione di questi simboli.

      La parrucca del re non era uguale a quella del funzionario reale e il "terzo stato" non portava parrucche. Anche questa è letteratura come la storia che tutti i greci fossero froci. I cappelli esistono da prima che l'uomo scoprisse il fuoco e col fuoco è arrivato il riscaldamento, quindi anche la storia dei calvi è una fandonia.

      Il Kilt scozzese è una invenzione neoromantica, in realtà gli scozzesi antichi portavano le braghe come i celti. E in ogni caso, quando hai poche risorse, come era per i popoli europei antichi, non solo non ti preoccupi della moda, non ti preoccupi nemmeno della estetica, perché anche nella necessità ci sono delle priorità. Per tessere una pezza di tessuto e farci un abito servono un sacco di risorse, gli abiti valevano un capitale. Chi non aveva queste risorse si copriva con qualsiasi cosa gli capitasse a tiro. E quando dico "coprire", intendo che lo tenevano addosso per mesi senza levarselo mai, finché era appropriato al clima.

      Inutile, dai. Se vuoi ti do ragione.

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    19. Ragione come la può avere uno che accatasta una balla sopra l'altra.

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    20. No, ma tranquillo: non mi hai convinto e non sono d'accordo con te (e viceversa, naturalmente, mi pare evidente).

      Non devi considerare questo un problema, perché a me non interessa avere ragione.

      Due persone che parlano non devono essere per forza d'accordo, cazzo. E non c'è un pensiero che debba prevalere o sminuire qualcuno.

      Va bene così nella mia cultura (che poi penso dovrebbe essere anche la tua, a spanne).

      A proposito di quello che dici, secondo me si torna al Top-Down contro Bottom-Up, per certi versi.
      In questo caso, il tuo approccio mi sembra Top-Down e secondo me coesistono entrambe le cose, nel senso che molti atteggiamenti partono non si sa bene come, dove, quando.

      Una volta ho chiesto questa cosa a un industriale che faceva moda e mi diceva che operava secondo due direttrici:

      - Vestire l'opinion leader in modo che tutti lo imitassero
      - Cogliere una tendenza che nasce spontaneamente tra la gente e farne uso industriale per cavalcare l'onda e rinforzarla.

      Qui poi hanno hanche scritto trattati di psicologia sulla figura del leder e dei maschi alfa.

      A volte uno è maschio-alfa anche se è un normale impiegato: è figo, indossa un occhiale con le lenti rotonde e va a finire che anche il manager poi lo imita.
      Può darsi che questa cosa nasca con la notte dei tempi: il maschio alfa lanciava un segnale e tutti lo seguivano.
      Ma ripeto, a mio avviso oggi gli aspetti culturali sono talmente complessi e intrecciati che quelli banalmente naturali soccombono.

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    21. "Chi può iniziare le mode sono le icone"

      Anche no. Chiedi a Uomo dove e come è nato il tango, o dove nasce il Mambo.
      E' tutta roba che ha origine tra i poveri, nei quartieri popolari di Buenos Aires, nelle periferie. E' evidente che spesso tra la povera gente ci siano persone molto dotate che non hanno modo di emergere. Gente che se fosse nata in una famiglia ricca sarebbe facilmente diventata un musicista, un ballerino, o chissa cosa. E invece vivacchia semi-alcolizzata tra una sbronza e l'altra, ma migliora una tradizione popolare innovando il ballo e la musica, cioè innovando dei criteri ESTETICI e ri-orientando gusti e tendenze.

      Van Gogh è morto suicida in un campo di grano, non aveva soldi o potere per imporre un'estetica. Ti piace? E' bello? Ma chissà quanti altri potrebbero essere belli e semplicemente non sono stati capiti. Oppure verranno capiti e apprezzati tra 50 anni.

      Se ci fosse oggettività, è evidente che l'opera d'arte sarebbe apprezzata immediatamente. A volte, invece, l'opera d'arte imprime addirittura dei CRITERI di valutazione estetici nuovi.

      Ecco perché non mi convince ciò che tu definisci oggettivo.

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    22. @ nottebuia: senti, non ho capito. Che cosa intendi per ESTETICA? :-D

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    23. Riprendo http://unuomoincammino.blogspot.com/2015/05/la-forma-della-sostanza.html?showComment=1431004111165#c1585527562299464383 sotto con cui rispondevo a Francesco.
      E' vero quanto afferma Lorenzo, esiste una morale ed un'estetica che son dettate dalle condizioni ambientali
      E' vero quanto afferma nottebuia, esiste un'estetica culturale definita in parte dal basso e in parte dall'alto.
      Come può essere?
      Dipende da quali condizioni del dominio. La specie homo vive in un certo ambiente che ha insiemi di valori (domini) ammessi
      o - tanto o poca energia
      o - tanto o poca acqua
      o - tanto o poco cibo
      o - tanto o poca mobilità
      o - tanto o poca densità antropica
      o - tanto o poca tecnologia
      o -

      La dimensione culturale prende il sopravvento quando i valori sono verso la zona alta, quando i valori sono in maggioranza verso la zona bassa, la connotazione ambientale prendei il sopravvento.

      Sono un relativista, no!? Ma il relativismo è nella natura, nella realtà delle cose.
      Come insegnava Lorenzo, uno dei problemi della sinistra (e di tutti i moralisti in genere che sono persone molto stupide) è la fissazione di trovare regole valide universalmente, nello spazio, nel tempo. Una stupidità completa, appunto.

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    24. Secondo me quando facciamo queste discussioni ci imbattiamo in un problema fondamentale della comunicazione e cioè diamo significati differenti alle medesime parole.

      Per esempio il concetto di "relatività".
      Nel significato "esinsteiniano" significa che una certa osservazione dipende dal sistema di riferimento su cui si trova l'osservatore, cioè che se io sono sulla terra osservo certe proprietà, se invece sono su un oggetto che si muove molto più veloce, osservo certe altre proprietà. La "relativià" non serve però a postulare/riconoscere questo fenomeno ma a integrare tutte le osservazioni "diverse" di tutti i sistemi di riferimento all'interno di una unica "regola" generale. In sostanza è il metodo scientifico e cioè quando una teoria, in questo caso la meccanica classica, non rende conto di un fenomeno osservato, o è sbagliata e deve essere abbandonata oppure è il caso particolare di una teoria più generale che rene conto sia della teoria pre-esistente che del fenomeno nuovo.La teoria "particolare" si può ancora usare in certe condizioni, altrimenti bisogna usare la teoria "generale".

      Quindi in realtà la "natura" non è affatto "relativa". La relatività NON è nella "realtà delle cose". Tutti gli eventi devono essere compresi all'interno della medesima e UNICA teoria.

      Nella vulgata popolare invece il termine "relatività" si usa per esprimere il concetto che non esiste una "verità conclusiva" ma che possono esistere contemporaneamente più verità, non solo differenti ma anche contraddittorie.

      Cosa che non ha alcun senso pratico, infatti se io devo guidare la macchina per andare da Milano a Bologna, non posso dire "una direzione vale l'altra", dato che solo una direzione compresa in un angolo inferiore a 90° rispetto alla linea ideale Milano-Bologna mi farà avvicinare alla meta, qualsiasi altra mi farà allontanare.

      In altre parole, almeno metà delle direzioni "relative" che posso scegliere sono CONTROPRODUCENTI, due sono NEUTRE, di quelle che rimangono moltissime sono inefficienti e una sola è la direzione ottimale. Da cui, se io chiedo la direzione a 10 persone e ognuno mi da una indicazione differente, possono tranquillamente essere tutte sbagliate ma è impossibile che siano tutte giuste.

      Da cui la famosa frase "rispetto ogni opinione" è una emerita scemenza quando, invece del significato originario di "rispetto", cioè controllo più volte, gli si da il significato che tutte le opinioni hanno lo stesso valore.

      UomoCoso, trovare le regole "universali" non solo è giusto, è anche il modo in cui funziona la mente umana. Se non fosse cosi, noi due non potremmo nemmeno parlare. Invece ci capiamo proprio perché non solo abbiamo uno stesso insieme di "concetti primitivi" e di regole per associarli inserito nella "mente", qualsiasi cosa sia ma anche perché abbiamo lo stesso meccanismo di "astrazione" per cui interpretiamo l'universo attraverso gli stessi concetti generali (es. triangolo).

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    25. Il guaio delle teorie metafisiche come il Comunismo non è che pretendono di ricondurre tutto ad una unica teoria universale ma che questa teoria non è sottoposta a verifica.

      Il procedimento corretto dovrebbe essere: "date queste osservazioni, questa è la teoria che spiega come funzionano le cose" (prego notare, non perché funzionano cosi ma come). Se io arrivo e dico "attenzione, la teoria non spiega questa e quest'altra osservazione", allora si dovrebbe concludere che la teoria proposta in precedenza o è sbagliata oppure è un caso particolare di una teoria più generale.

      INVECE NO.

      Se tu neghi la teoria, sei "il nemico" e devi essere eliminato. L'errore è duplice, non solo si colloca la teoria su un piano fuori dal "mondo reale" in modo che non si possa verificare ma la si assume come eterna, immutabile. Il Verbo Divino. Nessun uomo potrà mai contraddire Dio, ti pare? Quindi le Sacre Scritture sono (virtualmente) immutabili. Cosa contraddetta dalle continue riscritture operate dai sacerdoti nelle segrete stanze ma è un dettaglio secondario.

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    26. Torniamo all'estetica:

      1. la mente umana funziona sulla base di concetti primitivi e regole che sono innati, di cui noi non capiamo la natura e li prendiamo cosi come sono. Questi concetti sono uguali per tutti, altrimenti non potremmo cooperare, comunicare. Non solo per tutti 2+2=4 ma tutti interpretano il mondo con concetti come "triangolo". Il famoso "mondo delle idee" di Platone.

      2. noi siamo sottoposti alla selezione naturale. Tralasciamo momentaneamente le implicazioni della tecnologia. Come ho già scritto, se io devo mangiare un frutto, devo potere riconoscere la forma e il colore e devo potere calcolare la distanza per raggiungerlo. Se invece di essere una creatura arboricola fossi un ruminante, non mi servirebbe riconoscere l'erba, che è sotto il mio muso, tutta più o meno uguale, mi servirebbe invece cogliere il movimento su un più ampio arco possibile attorno a me, quindi non vedrei i dettagli e non vedrei i colori.

      La somma delle capacità innate del punto 1 e delle necessità evolutive al punto 2 non costituiscono solo l'etica, costituiscono QUALSIASI "regola generale" del pensiero umano.

      L'esempio classico è appunto l'etica, cioè il concetto di giusto e di sbagliato. L'unico modo che abbiamo per superare il blocco "etico" che ci impedisce di fare il male è disumanizzare l'altro. Infatti i nostri antenati usavano la parola "uomini" per se stessi ma non per i loro nemici. Come ho già scritto, non significa che non possiamo fare il male, cosi come l'estetica non ci impedisce di circondarci di cose brutte. Significa però che lo dobbiamo fare di proposito, come un atto di volontà. Oppure che lo facciamo proprio perché significa infrangere un imperativo istintivo. Esempio classico, nessuno si butta "normalmente" da un ponte, lo fanno proprio perché il cervello lo percepisce come un pericolo mortale e quindi scatena tutte le sostanze che favoriscono la fuga o il combattimento.

      Veniamo al concetto del conformismo. L'ho già citato prima, solo poche persone si possono permettere di non essere convenzionali, conformisti. Sono i "leader" oppure i "drop out". Cioè quelli che stanno agli estremi opposti della società. Tutti gli altri si conformano più o meno al codice o ai codici che calano dall'alto. I Giapponesi, maestri del conformismo, hanno un proverbio che se non ricordo male recita "il palo che sporge viene martellato", intendendo che tutti i pali di una fila devono essere uguali e quello che si differenzia, in cambio prende delle botte per ricondurlo alla omogeneità.

      La pretesa di potere scegliere è assolutamente falsa. Più precisamente, tanto più il palo "sporge" tanto più forte sono le botte che prende. Per cui la variazione sulla "regola" incontra una resistenza via via maggiore e questo impedisce i comportamenti veramente anticonformisti. Non vediamo nessuno che va in giro facendo cose particolarmente eccentriche perché se ci provasse, verrebbe prelevato e sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio.

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    27. @Lisa

      Per estetica io intendo il settore di indagine interessato alla classificazione del bello, dell'arte e del gusto.

      Intenderei fermarmi qui, perché altrimenti si aprono venti secoli di filosofia sul discorso Estetico più generale che vanno da Platone e Aristotele e passano per per Kant che scrive addirittura l'Estetica Trascendentale.

      Per esempio, il discorso di Lorenzo mi pare più legato all'impronta platonica che correlava fortemente l'indagine artistica con quella della conoscenza (Arte e Scienza, per dirla in termini moderni), tanto che il Bello coincide con il Vero. In quest'ottica Arte e Scienza vanno valutate con lo stesso criterio (che poi è quello di adeguarsi al mondo delle idee, unico fondamento conoscitivo della realtà)
      E' un discorso molto lungo ma anche veramente molto interessante. Non mi dilungo anche perché non sono ferratissimo in filosofia.

      @Lorenzo

      Anche il discorso sulla Scienza è molto lungo.

      Faccio solo un'osservazione: ciò che è RELATIVO è il MODELLO, ossia l'idea che abbiamo astratto dal mondo che, fondamentalmente, noi non conosciamo.

      Però attenzione: mentre la strada più breve tra Brescia e Torino NON è OPINABILE nell'ambito del modello fisico che utilizziamo, ossia sino a quando non troveremo un varco nello spazio-tempo, al contrario il criterio di "eleganza" è una CONVENZIONE SOCIALE, del tutto OPINABILE. Quindi, a mio avviso, assolutamente NON oggettivo.

      Ripeto: il fatto di considerare "elegante" indossare "giacca+cravatta" è del tutto RELATIVO, al tempo, al luogo, alla cultura.

      Arte e Scienza sono per me due cose molto diverse.

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    28. @nottebuia: la mia domanda era intrisa di scherzosa ironia, vista la tua piú che esauriente spiegazione a piú riprese (interventi, i tuoi, che mi trovano in accordo, peraltro) :)

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    29. @Lisa

      LOL, tu scherzavi, poi io il problema me lo sono posto e mi son detto: ma di che minchia sto parlando?? ;-))

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    30. > di che minchia sto parlando??

      No
      Qui è proprio il problema.
      1 - Pensare che l'estetica sia se la cravatta debba essere a righe o a pallini (pois)
      2 - assumere che essa sia assolutamente arbitraria,, personale e che tale regola sia universale.

      Coloro che hanno affrontato la questione estetica non è che fossero degli scemi da Bar Inter a parlare di ore se era meglio il 3-2-3-3 o se Conti è meglio o peggio di Ancelotti.

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    31. Ni, Man.

      Quando Platone discuteva di Arte e di Bello, c'erano anche duemila anni di riflessione in meno. Non c'erano stati ancora Einstein o Cartesio.

      Non c'era nemmeno la psicologia comportamentale tanto per dire.

      Qui mi ricollego a una cosa che diceva Lorenzo (nei punti 1 e 2 qui

      Sai meglio di me che un'automobile nera può essere associata a eleganza e aggressività, una verde pistacchio a fantasia e creatività.
      Vendo la prima al professionista, la seconda al giovane che vuol fare l'alternativo (!)

      Ma tu sai anche che questo è un condizionamento dell'apprendimento, ed è possibile ri-associare l'aggressività al colore verde e la creatività al nero.
      E' qualcosa che si avvicina al condizionamento classico: lo sanno gli psicologi che infatti riescono a curare le fobie, cioè errati apprendimenti che associano una elemento X con un'emozione Y (hai presente Pavlov che associa il cibo al rumore del campanello, no?)
      Tutto questo può essere cambiato: così come viene appreso, può essere disappreso. Montato e smontato, nella vita di tutti i giorni per centinaia di apprendimenti anche stupidi.

      Quindi, Man, anche le basi scientifiche ti dicono che l'estetica può avere basi relativi a fatti e circostanze non sempre correttamente funzionali e quindi resi degni di una qualche "assoluta oggettività", se così possiamo dire.

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    32. Certo che sì.
      Ma il professionista superficiale crederà che gli piace la berlina nera per suo aleatori, divino, superiore e non dicibile arbitrio e così farà l'alternativo superficiale.

      Invece l'estetica, la loro estetica, risulterà da una miscela tra istinto/biologia e cultura/ambiente.
      Questo è l'argomento dell'estetica come disciplina filosofica, psicologica, etologica, sociologica, ecologica.

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    33. "Arte e Scienza sono per me due cose molto diverse."
      Ah su questo non c'è dubbio, infatti la "arte" non esiste.

      In origine il significato della parola "arte" era "mestiere, sapere artigiano", Un "artista" era uno che sapeva fare andare le mani.

      Solo con la solita fuffa neoromantica si sono inventati l'idea dell'artista bohemien che vive un po' di qui e un po' di la, tramite tra spirito e materia. Scollegamento della "arte" dalla materia.

      Inoltre, faccio presente che la "arte" antica copiava il mondo reale pari pari, fino alle statue greche e romane che non sono solo realistiche, sono iper-realistiche. Concetto ripreso dal nostro "rinscimento", vedi Michelangelo.

      L'arte realistica da sempre tra i suoi "trucchi" ha la riproducibilità del modello, pensiamo alle statue, ai bassorilievi e agli affreschi egizi (a cui si sono ispirati i Greci) i quali sono realizzati copiando infinite volte dei moduli standardizzati su una griglia. Non sto qui a menare il torrone con la risaputa faccenda dei rapporti armonici eccetera.

      Veniamo al discorso della "eleganza". ANCORA, per la centesima volta, una cosa "elegante" NON deve essere "bella", infatti si tratta di simbologia. La ragione l'ho spiegata in precedenza, cioè la persona "elegante" in un dato momento storico è la persona che massimamente si conforma ai CANONE del successo, cioè quello che emana dalle elite. L'eleganza non è affatto "soggettiva", è CODIFICATA.

      Prego notare che mentre ho detto che l'estetica è in parte innata e in parte è la risposta ad uno stato di necessità, i "canoni" della moda o della eleganza o chiamalo come ti pare, possono essere qualsiasi, e infatti spesso e volentieri sono del tutto NON funzionali. A volte sado-masochistici, paradossali, estremi. Senza andare a tirare in ballo mutilazioni storiche, basta vedere cosa propongono gli "stilisti", solo una minoranza dei loro abiti è effettivamente indossabile o ha una qualche funzione pratica. Questo non significa che l'estetica sia "soggettiva" ma che la moda è esclusiva, simbolica. Il vestito del boia non deve essere bello, deve incutere terrore. il vestito del faraone non deve essere bello, deve incutere soggezione e senso di soprannaturale. Eccetera. In entrambi i casi si tratta di una anti-estetica voluta, studiata.

      Esattamente come l'architettura delle torri di vetro e acciaio in centro Milano.

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    34. Nottebuia: "Ma tu sai anche che questo è un condizionamento dell'apprendimento, [...] può essere cambiato: così come viene appreso, può essere disappreso."

      Vero. Per questo da una decina d'anni almeno ho rivalutato il senso e il peso del pregiudizio: formulato un giudizio, essendo consapevole delle intenzioni intrinsecamente manipolatorie di chi ho intorno, mi tappo le orecchie per quanto possibile e tento di procedere per la mia strada. Magari è la strada sbagliata, magari è essa stessa il frutto d'una "direttiva", ma sarebbe sbagliato anche seguire delle direttive "aggiornate", per cui mi tengo quelle che ho già (che, come minimo, essendo obsolete sono meno utili a chi me le ha ficcate nella testa).

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  3. vorrei chiarire che parlavo di Renzi moglie...dunque nessuna risposta "culturale"
    "sinistroide" e bla bla, era solo gossip cazzaro.
    bello però quando mi prendi sul serio solo su tali post...quello sull' expo' che era un filino ironico, neanche di striscio...vabbè

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    1. Essepunta, scrivere che Luxrurio è brutto dà fastidio a molte persone che non riescono a separare politicamente corretto ed estetica.
      Hai presente quelli che davano del nano a Brunetta?
      Brunetta è un tappo ma questo è indipendente e ininfluente (e deve rimanerlo) dalle valutazioni sulla sua politica.
      Certo non lo sarebbe se dovessimo metterlo in una squadra di basket.

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    2. infatti non l'ho scritto...certo non è bellA, personalmente la trovo anche molto piccata e simpatica. cosa che non trovo nella muta moglie d i Renzi, mi sa che non hai letto con attenzione il mio commento.

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    3. UomoCoso, c'è un ma. Gli antichi sostenevano che in corpore sano mens sana, che all'inverso significa che una persona con un corpo insano ha anche la mente insana.

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    4. Penso di aver evidenziato anche in questa pagina che il corpo poi manifesta i problemi del'anima.

      I latini avevano ragione ma ... la realtà è ancora più arcigna: anche una mente insana rende il corpo insano.
      Se ad esempio vivi una dissociazione tra il genere che la tua mente desidera e il tuo sesso, inizierai a bombarti di ormoni "falsi", "artificiali", antagonisti della tua natura, che ti invecchieranno, ti deformeranno, etc. .

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    5. Penso di aver evidenziato anche in questa pagina che il corpo poi manifesta i problemi del'anima.

      I latini avevano ragione ma ... la realtà è ancora più arcigna: anche una mente insana rende il corpo insano.
      Se ad esempio vivi una dissociazione tra il genere che la tua mente desidera e il tuo sesso, inizierai a bombarti di ormoni "falsi", "artificiali", antagonisti della tua natura, che ti invecchieranno, ti deformeranno, etc. .

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    6. La questione è complessa. Secondo me la sofferenza, fisica e mentale, necessariamente condiziona il modo di essere e di agire della persone.

      Sposterei l'attenzione dalle forme alle ragioni e situazioni che inducono dolore. In linea teorica, eliminando il dolore, dovrebbe migliorare tutto il resto, inclusa la propensione "estetica" ed "etica" delle persone.

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    7. I latini osservavano che la mente non è staccata dal corpo. I tantrici andava più in là: osservano che mente e corpo sono indissolubilmente legati.

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    8. Be, considerato che non sappiamo cosa sia "mente", diventa difficile dire a cosa sia o non sia collegata.

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  4. Ogni volta che ho la tentazione di giudicare qualcuno dall'apparenza (molto spesso), mi torna in mente la lezione della mia prof. di lettere sulla vecchia imbellettata di Pirandello...

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    1. Giudicare ... non so...
      Usa un approccio più personale, osservare e valutare.
      Si può diventare meno introspettivi quando il segnale che ricevi viene associato ad un tentativo di modificarti, di educarti, quando il segnale è intrusivo.
      Ecco, in questo periodo io mi sto rendendo conto di quanto sia intrusiva la sinistra, ad iniziare dalla violenza degli ingressi a forza di milioni di persone in una terra nonostante esse sappiano di fare una azione non legale. Lo sfondare la porta di casa è una metafora di questa intrusione molto stringente.

      Ignoro la storia della vecchietta imbellettata di Pirandello, Pippa.

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  5. A cosa pensavi quando ai scritto questo post ? Mai tante incertezze nel comprenderlo...anche se un suo senso l'ha. E poichè tu sei un amante della natura, come me, un senso c'è; sulla chirurgia plastica per esempio, che non è solo una infatuazione di certi ceti sociali, ma che ha infettato parte della comunità più in generale...rendendola cancerogena; ci sarebbe da dire su tante altre attività che si definiscono salvifiche della salute ecc.
    Tuttavia se la mente è condizionata dal discriminare sulle cose, sui comportamenti, sulla cultura ecc. va da se che a farla da padrona sarà la discriminazione: Una volta che si è scelto il bello ne consegue il brutto...e se ne pagano le conseguenze.
    Va detto viceversa, che ricercare l'armonia con la Natura già salvefica di suo, va coltivata con snso di appartenenza ad essa, come senso di amor proprio e di simbiosi con essa.
    Personalmente non giudico le scelte di modifiche genetiche del proprio corpo che si possono fare, tuttavia chi nè è attratto, sa a quali conseguenze sarà soggetto; e non mi riferisco a quella parte di società ignorante e intollerante, pronta a deridere tale debolezza umana; ma a quelle medico-sanitarie e complicazioni varie.
    Ecco che dire d'altro? E' proprio vero che la non conoscenza rende ciechi, e che leggere almeno un libro al mese rende liberi nel discernere tra l'utile e l'inutile.

    Che dire d'altro: Ecco l'apprendimento non consiste semplicemente nel dare una nuova risposta quando si è commesso un errore. Esso implica invece che si comprenda la particolare l'essenza dello stesso e si decida che cosa fare in seguito.

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    1. Daoist, anche questo tuo commento è su un livello superiore.
      Scrivere, osservare, osservarsi.
      Nota che ho scritto che il brutto è fondamentale, imprescindibile duale del bello: senza il brutto non potremmo discriminare il bello.

      L'osservare il brutto di corpi -anime - menti in (gran) parti dissociate è su un piano asettico, senza empatia. Se aggiungi in coinvolgimento esso potrà essere di pietas/avvicinamento oppure di ripugnanza/allontanamento.

      Io considero queste persone positivamente, nonostante la bruttezza, perché sono fenomeni della natura umana e perché sono ecologicamente positivi (non si riproducono).
      Poi cambia qualcosa, qualcuno inizia a educarti, a ridurre le diversità, le identità, ad ugualizzare, poi iniziano le azioni egoiche e si arriva a un figli omosessuale che con una eterologa ingravida la madre.
      Se fosse una cosa sessuale, no conseguenze, se van bebe a loro, no problem. Ma questo poi viene fatto con soldi pubblici, sfruttando altri, mettendo al mondo un bambino che avrà dei dementi egoici, e allora divento intollerante.
      Quando vedo lo sfruttamento, la violenza, mi incazzo come un bufalo.
      Grazie per la definizione di apprendimento.

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  6. comunque pippone eccessivo. l'estetica è soggettiva. persino la necessità è soggettiva. per Lorenzo è necessaria l'alimentazione, per la receptionist che sta nella mia azienda è sminchiarsi il già magro stipendio alle slot. ah sì, c'è anche l'etica..... andate voi a dirglielo alla receptionist.....

    ps: infatti quando Ratzinger attaccava il relativismo mi veniva da ridere, se non di più.

    pps: non voglio sdoganare il concetto di "ognuno può fare quello che cazzo vuole", ma semplicemente dire che la libertà di piacere questa o quella cosa esiste persino nelle dittature.....

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    Risposte
    1. Francesco, evidentemente non hai presente la differenza tra "necessità" e "facoltà".

      La necessità è quando se non fai una cosa cessi di esistere. Se non respiri, bevi, dormi, mangi, eccetera, cessi di esistere, quindi queste funzioni sono necessarie.

      La facoltà è quando scegli se fare una cosa oppure un'altra. Per esempio puoi scegliere se mangiare la pasta o mangiare il riso.

      Facciamo un esempio pratico: noi vediamo i colori perché i nostri antenati avevano la necessità di distinguere i vegetali commestibili da quelli non commestibili ad una certa distanza. I frutti maturano e cambiano colore. I nostri antenati si arrampicavano sui rami e li mangiavano. Allo stesso scopo abbiamo gli occhi in avanti e la visione stereoscopica, serve per calcolare le distanze. La conseguenza di questa necessità è che se vuoi usare dei colori in cucina, devi usare tonalità del giallo, del rosso o del viola.

      Altro esempio pratico: uno può decidere di bere il gatorade colore blu elettrico perché è una cosa "insolita", anche se la colorazione è "brutta" e "cattiva" dal punto di vista oggettivo. Per esempio, gli Americani sono condizionati dalla nascita a considerare le cose "nuove" come intrinsecamente migliori, mentre noi siamo condizionati nella maniera opposta. Quindi per un americano mangiare un alimento dall'aspetto del tutto artificiale, anche se è anti-estetico, diventa una scelta positiva, è convinto di averne un vantaggio.

      Come dicevo, non è che non si possa vivere in maniera anti-estetica e anti-etica, solo che è un atto di volontà, l'istinto ci porterebbe a seguire invece il comportamento "ottimale", quello estetico ed etico.

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    2. hai presente cos'è una dipendenza ? lì il concetto di facoltà viene meno fidati. e non parlo di droga o ludopatia. per restare a UUIC, cosa pensi spinga una donna a farsi 50 ritocchi estetici ?

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    3. Poi se portiamo il ragionamento all'eccesso, consideriamo le sostanze "inebrianti". Io non bevo alcolici, non mi ci sono mai abituato. Chi non beve, appena mette in bocca on liquore, sente che si tratta di una sostanza tossica e istintivamente lo sputa.

      Il comportamento innato, cioè "oggettivo", risponde alla necessità di non mangiare cibi tossici, quindi abbiamo il senso del gusto che ci avverte che una sostanza non è salutare.

      Poi interviene il comportamento sociale. Come per la moda, assumere sostanze tossiche diventa parte di uno status, quindi scegli di conformarti. Superi una fase di adattamento e condizioni il tuo corpo a non rigettare le sostanze tossiche ma a tollerarle.

      In certi casi poi si innesca una dipendenza sia fisica che psicologica da queste sostanze, per cui paradossalmente diventano una "necessità" indotta.

      Ma non si può dire che bere sia "necessario", al contrario. Cosi come non era necessario limarsi i denti o deformare il cranio come si faceva in certe culture.

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    4. Vedi che ti conosco, stavo già scrivendo la risposta alla tua obiezione ovvia. Uffa come sei prevedibile, non te in persona, tutti VOI.

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    5. La donna che si sottopone a chirurgia estetica lo fa per lo stesso motivo per cui in altre culture si operano delle mutilazioni genitali, o si limano i denti, o si deforma il cranio o i piedi o ci si infila dei piatti nelle orecchie, eccetera. Non c'è limite.

      E' questione di status symbol e di conformismo.

      Non confondere poi il fatto che uno non sappia che esistano delle alternative con la "necessità". I comportamenti indotti non sono "necessari", sono solo indotti.

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    6. La ricezionista può sperperare il suo stipendio e lo fa assumendo che sia scontato, che siano acquisiti, scontati, siano un "diritto" (non negoziabili, acquisiti, costituzionali, senza se e senza ma, ... qui il gergo della demagogia (sinistra) è ricco in quanto quanto area ideologica prediletta)
      o - il cibo
      o - la casa
      o - l'assistenza sanitaria
      o - la mobilità personale, non solo, l'auto personale, nuova ogni tor anni
      o - le vacanze
      o - i carburanti
      o - la felicità
      o - il posto di lavoro a 13 o 14 mensilità
      o - la corrente elettrica in casa e in ufficio
      o - l'istruzione per i figli
      o - l'avere tanti figli
      o - l'intervento chirurgico coronarico
      o - ...

      Se tutto questo è un "diritto", io ricezionista ho il diritto di scialacquare il mio stipendio alle slot machine.

      Arrivano altri 4M di invasori, il petrolio torna a 1230$/barile, l'imam con la barba rossa e gli da un decreto islamico per cui le donne stanno a casa, l'intervento coronarico non si fa perché ci sono attese di 23 mesi dovute a 700 richieste di ghanesi, marocchini, bengalesi e moldavi.

      La ricezionista sarà molto arrabbiata contro la realtà che ha violato i propri diritti acquisiti impendendole anche il diritto di gettare il proprio stipendio nelle slot.

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    7. UomOoso, l'assunto di Francesco è che siccome una persona può compiere qualsiasi atto irrazionale, qualsiasi cosa è soggettiva, perché non esiste una "ratio" dietro l'agire umano. In realtà questo è un ragionamento inverso che serve per non dovere prendere posizione.

      Torniamo alla questione del sesso. Mi è stato chiesto "cosa c'è di male nel..." e tu hai sostenuto "tot coppie/persone fanno, quindi..." La mia posizione è chiara, io ti dico che una certa pratica è anti-etica e/o anti-estetica e/o anti-necessaria e con questo esprimo un giudizio, una valutazione della cosa in se. Poi questo non significa che automaticamente ti voglia impedire di fare una cosa o obbligarti a farne un'altra.

      Come dicevo, una persona può benissimo trovare di suo gusto una cosa che è "oggettivamente" brutta e/o sbagliata e/o cattiva. Non credo serva fare l'ennesimo esempio scontato.

      Spero di essermi espresso logicamente.

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    8. La normalità è, nella maggioranza dei casi, associata alla dimensione quantitativa: la normalità è ciò che fa la maggioranza.
      Per questo citavo che una coppia su quattro ha fatto sesso di gruppo almeno una volta e che, forse, questo è maggiore del numero di coppie nei quali entrambi sono appassionati di calcio (forse il sesso di gruppo è più quantitativamente normale del calcio).
      Ancora tu non avevi definito quali sono i tuoi criteri per un'etica del sesso (affermando che qui ci possono essere i miei ma non ci metti i tuoi) e quindi io non so cosa tu intenda con certa pratica "è anti-etica e/o anti-estetica e/o anti-necessaria" per non so cosa sia etico e/o necessario.
      Il sesso, sostanzialmente, non è necessario.
      Bastano due rapporti per mantenere la specie.
      Quindi se trombi con la tua compagna i primi due anni 52 volte all'anno (poi scende a 12 volte, poi ancor più, in molti casi), in due anni su 104 rapporti 102 sono non necessari.
      Il sesso è non necessario.
      Anche la musica, eh?!
      Ma da quale punto di vista? quello della riproduzione? ma ci sono altre dimensioni dell'eros?

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    9. Si e no.
      Normale si può intendere in due modi.
      1. quello che fa la maggior parte delle persone.
      2. la regola, la norma, che esiste a prescindere.

      Il sesso è ovviamente necessario, non alla nostra sopravvivenza individuale ma alla sopravvivenza dei nostri geni. Quindi in noi è connaturato l'imperativo di fare sesso e di propagare i nostri geni. Da questa necessità deriva che l'unico modo funzionare di fare sesso è accoppiarsi con più donne giovani e in salute. Accoppiarsi con altri criteri, per esempio con donne vecchie, con uomini o con una sola donna, non risponde alla necessità, quindi è "anti-etico" e "anti-estetico". A chi piacciono le donne vecchie e malate? A chi piacciono gli uomini? Possono piacere a persone che, per ragioni che esulano da questo discorso, sono "devianti" rispetto alla regola, cioè alla norma.

      Ci sono ovviamente infiniti distinguo che puoi fare, per esempio se io e te fossimo per anni costretti a vivere isolati, solo noi due, non potendo fare altro, potremmo anche arrangiarci tra di noi, come i marinai di Lucio Dalla. Oppure no. Ma la premessa è ovviamente non-naturale quindi anche la conseguenza è non-naturale.

      Io non voglio entrare nel discorso della omosessualità innata e quindi benedetta da Dio, da cui la necessità di classificarla come "normale". E' ovviamente illogico quando ci sforziamo in ogni modo di combattere tantissime altre cose "benedette da Dio" e non ci rassegniamo a considerarle "normali" ma alla fine non è un argomento che mi interessa.

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    10. Il discorso dello "eros".

      Facevo sopra l'esempio di chi si butta da un ponte. L'atto di correre dei rischi è una specie di auto-erotismo, infatti come dicevo sopra, scatena la reazione fisica al pericolo. Non piace tanto l'atto in se, che è ovviamente privo di senso, auto-distruttivo ma le sensazioni che provoca.

      L'eros secondo me è un meccanismo analogo. Oltre la funzione descritta sopra, cioè desiderare più donne giovani e in salute, ci possono essere "n" situazioni più o meno avverse che scatenano di riflesso delle sensazioni forti, proprio perché quando sei in quella situazione la percepisci come un "pericolo", quindi è "più eccitante" del banale accoppiamento sul prato con la figlia del contadino.

      Tornando al discorso della omosessualità, per gli antichi era generalmente un "vizio" ma si distingueva nel "vizio accettabile", cioè l'uomo che "prende" un giovane o un servo e il "vizio inaccettabile", cioè un uomo che si fa prendere da un altro uomo o da un servo. La seconda cosa era la massima violazione possibile rispetto all'ideale maschile dell'epoca e proprio in quanto massima perversione qualcuno ci trovava anche il massimo godimento.

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    11. Noto che tu stessi osservi più piani nell'iperspazio dimensionale in cui è definito l'eros.
      Etologi e sessuologi, sociologi (poche cose sono più normati del sesso nelle società) hanno lavorato moltissimo sullo studio e dei fenomeni e delle ragioni.
      Io lessi La scimmia nuda e Il Comportamento Intimo di Desmond Morris e, più di recente, La Regina Rossa di Matt Ridley.

      Alcuni dei comportamenti che tu hai citati sono legati alla dimensione riproduttiva dell'eros. Ma essa è solo una delle dimensioni dell'eros. L'auto serve per spostarsi da un punto all'altro ma non è l'unica sua funzione, altrimenti non esisterebbero migliaia di tipi di autoveicoli.
      Insomma esistono migliaia di manifestazioni dell'eros: cambi piano e ciascuna diventa normale o anormale, favorevole ad un fenomeno o ostativa a esso.

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    12. UomoCoso, dovresti ricordare che per me vale il criterio della semplificazione, non quello della complicazione.

      Semplificando, tutti i comportamenti funzionali sono "etici", i comportamenti disfunzionali sono "anti-etici".

      Il comportamento funzionale è quello ottimale nel rapporto costi/benefici, il comportamento è tanto più disfunzionale quanto più si allontana dall'ottimale.

      Quindi, torniamo a bomba, se tu fai il sesso nella modalità che ha la maggiore possibilità di migliorare la specie, questo è "bene". Se fai sesso in qualsiasi altra modalità, tanto più ti allontani da quella ottimale, tanto più è "male".

      Il fatto che tu come individuo goda nel fare una cosa che è "male" per la specie, è una condizione simile a chi si comporta in maniera anti-ecologica, per esempio sprecando risorse o danneggiando l'ecosistema.

      Adesso tu mi dirai che la riproduzione è anti-ecologica. Ovviamente no, in quanto è comunque indispensabile.

      In ogni caso, è chiaro che fintanto che tu ti comporti in un mono disfunzionale ma lo fai in un contesto che non ha nessuna ricaduta all'esterno, il tuo comportamento è, come dire, irrilevante. Alla peggio, è una perdita di tempo. Siamo cosi tanti che la nostra stessa esistenza è irrilevante, una perdita di tempo. Quindi...

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    13. Ma, ricorda il film "300", Leonida porta con se i 300 volontari votati alla morte a patto che abbiano già generato almeno un figlio, quindi rimpiazzato se stessi nella "economia" di Sparta. Ancora, un conto sono i comportamenti "necessari" un altro i comportamenti "non-necessari". Nell'abito della necessità, esiste una sola risposta giusta o comunque poche. Nell'ambito del non-necessario, ti puoi inventare qualsiasi cosa, tanto è uguale. Fino al punto che diventa controproducente. Il discrimine per qualsiasi cosa è sempre li, quando un certo comportamento da "irrilevante" diventa "controproducente".

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  7. In alcune foto Renzi ha l'espressione di un minorato mentale. La moglie non e' brutta a mio parere, e' un tipo. Trovo che la somiglianza con Luxuria sia vaga. Comunque sempre piu' interessante un viso un po' asimmetrico come il suo che le minkiobarbie plasticate e inespressive di cui fai cenno…

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    1. La moglie di Renzi? In alcune foto mi pare piuttosto brutta, in altre decente.
      La simmetria è uno dei canoni estetici universali e ci sono stati esperimenti importanti su questo.
      In un moltitudine di bicchieri industriali geometricamente perfetti , un calice di Murano soffiato a mano, imperfetto, assurge per bellezza e unicità.
      No?!

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    2. E' verissimo. Sa di perla rara.

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  8. A proposito d'estetica, beccati questo! :)

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    1. :)

      ...
      Le fotografie ritoccate
      Le fotografie che mostrano solo una parte di quello che c'è da vedere

      Insomma il kitsch come rimozioni di parte della realtà è sempre al centro di ogni dissertazione sull'estetica.
      Grazie MKS.
      L'ho visto nonostante sia troppo strobo-frenetico per i miei gusti.

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    2. La scelta strobo-frenetica è di per sé una scelta estetica. Ah, non è necessariamente vero che una scelta estetica debba puntare al bello. Basti ricordare il concetto romantico di sublime, oppure certe forme di interpretazione masochistica del bello.

      Il brano che ti ho proposto è indiscutibilmente brutto anche da un punto di vista musicale. E' addirittura discutibile il suo grado di musicalità. Però trovo che colpisca duramente nel segno l'abbinamento tra i tre media: parola, immagine e suono nel loro insieme sono una mazzata nel cervello.

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    3. Il "concetto romantico" ... non suona una sirena d'allarme?

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    4. Ma no! Dal punto di vista artistico, il Romanticismo ha lasciato alcune perle di rara bellezza (basti pensare alla parte "impegnata" dell'opera di Chopin). E' vero, però, che esistono espressioni del Romanticismo delle quali ci si può dimenticare senza remore.

      Raramente il bianco e il nero si presentano senza una bella schiera di grigi nel mezzo.

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    5. Secondo me invece dovrebbe suonare una sirena d'allarme perché il "romanticismo" (o peggio, il neo-romanticismo) per sua natura si fonda sulle balle, menzogne, fanfaluche. Tipicamente queste balle scaturiscono da un contesto decadente, tipo la solita metafora che ripeto spesso della regina che gioca alla mite pastorella nella finta fattoria ricostruita dentro il giardino della reggia.

      Faccio un altro esempio laterale: i marinai europei che viaggiavano sulle rotte oceaniche si imbatterono in popolazioni che facevano uso esteso della pratica del tatuaggio, che in Europa era sostanzialmente scomparsa con la diffusione del Cristianesimo. Quindi molti di loro trovarono divertente tornare in patria con i tatuaggi a memoria dei loro viaggi.
      Quando l'Europa stabilì gli imperi coloniali, i rampolli delle famiglie aristocratiche e della ricca borghesia mercantile, viaggiarono spesso anch'essi oltre oceano e divenne "di moda" il tatuaggio da marinaio a testimoniare storie di avventura e di esotismo.
      Quindi nel 2015 un Lapo o un calciatore sono coperti di tatuaggi.

      In origine il tatuaggio, nella cultura che lo esprimeva, aveva un significato magico/religioso o era un simbolo di casta. Un po' come per noi portare un crocifisso o i gradi sulla divisa.

      Poi diventò una posa "romantica" sottesa ai racconti di Sandokan.

      Infine è diventata una "moda" priva di qualsiasi significato che non sia semplicemente la "figaggine", se vuoi essere "figo" devi avere il tatuaggio.

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    6. Cosa voglio dire? Che la scelta "estetica" non è affatto estetica. Il tatuaggio non è "estetico".

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    7. Il tatuaggio, più che altro, è... diciamo "irrazionale" per non offendere chi ce l'ha (io ci andei giù anche più pesante, credimi). Non per niente, perfino Elio e le Storie Tese parlano del tatuaggio in termini de "il disagio mentale d'iniettarsi l'inchiostro con gli aghi".

      Dal canto mio, parlavo di qualcosa di parecchio più raffinato, nella fattispecie di capolavori come questo o questo. Impressionanti.

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    8. Ed ecco come abbiamo appena finito di insultare migliaia di anni di storia. Ehhhhhhh

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    9. Cosa significa "insultare migliaia di anni di storia"?

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    10. Mi riferisco ovviamente alla frase "Il tatuaggio, più che altro, è... diciamo "irrazionale" per non offendere chi ce l'ha (io ci andei giù anche più pesante, credimi)"
      Non occorre certo che ti spieghi io la valenza simbolica e rituale insita nei tatuaggi.
      Di nuovo siamo di fronte all'incoerenza del voler tornare all'essere selvaggi in comunione con la natura (e ridiamoci pure sopra a questa evidente sciocchezza) e negare contemporaneamente ciò che all'essere selvaggi appartiene.

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    11. Si tratta evidentemente di pratiche con valenza simbolica e rituale irrazionali, come quelle delle popolazioni che praticano tutt'oggi la limatura dei denti o le mutilazioni genitali o il cosiddetto piercing (compreso quello dei lobi delle orecchie tanto tradizionale dalle nostre parti) o l'autofustigazione o l'assunzione più o meno rituale di stupefacenti. Non si tratta di insultare la storia, né le persone -- si tratta oggettivamente di pratiche irrazionali in quanto contrarie al mantenimento della propria salute, per di più in mancanza di ritorni commisurati al danno.

      Esempi di irrazionalità nella pratica moderna dei tatuaggi e dintorni? Be', eccone uno, un altro e un altro ancora. Direi che possono bastare.

      Volendo invece cercare esempi con motivazioni tradizionali più forti, direi che l'irrazionalità di questa deformazione invalidante autoinflitta sprizza irrazionalità da tutti i pori.

      Ancora più pericolosa, invalidante e quindi irrazionale al di là della basi culturali più o meno robuste è questa forma di devastazione intenzionale della salute, che comincia tormentando inutilmente delle bambine (il che, nella nostra cultura, si chiama "violenza su minori").

      Razionalissima violenza sui minori è anche la pratica del "loto d'oro", che porta (si spera, "portava", ma non si può mai sapere) ad autentiche meraviglie come questa.

      Evito di proposito di fare riferimenti alle pratiche di mutilazione genitale, tanto maschile quanto femminile. Anche quelle sono legate a culture millenarie. Che vedrei volentieri ridimensionate entro limiti più razionali.

      Avessi effettivamente voluto insultare, mi sarei espresso diversamente, ma non l'ho fatto. Chi sottopone se stesso o gli altri alle pratiche lesionistiche illustrate dalle foto, direi, insulta ad un livello ben più pesante. Abbiamo ottimi esempi di questi "preziosismi culturali" anche in Italia. Razionalissimi.

      Sul desiderio di tornare ad essere "selvaggi" (occorrerebbe chiarire cosa si intende con "selvaggi"), che qui non mi risulta sia mai emerso, ti ha già più volte risposto UUIC.

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    12. Io la vedo in maniera più semplice. Se io mi faccio tatuare un simbolo per ogni impresa che compio, il tatuaggio ha uno scopo. Se io sono convinto che se mi faccio tatuare un simbolo questo mi proteggerà dalle malattie o dalle frecce, il tatuaggio ha uno scopo.

      Nel primo caso la simbologia risponde ad uno scopo pratico, cioè portare le insegne del mio grado. Nel secondo caso la simbologia risponde ancora ad uno scopo pratico, anche se le premesse sono metafisiche, cioè quello di assicurarmi protezione. Costa meno un tatuaggio che una cotta di maglia.

      INVECE, proprio a causa delle varie "mode" romantiche e neo-romantiche, il tatuaggio è stato "staccato" dal suo contesto originario e attaccato ad un altro contesto, quello della "figaggine". In altre parole, il tatuaggio non mostra quanti nemici hai ucciso e non serve a proteggerti dal male. Invece serve a dare l'idea a chi ti guarda che tu sei una persona "alla moda", cioè uno/a attenta ai "trend" che contraddistinguono le "persone di successo".

      Il tatuaggio viene insieme a tanti altri accessori, dall'abbigliamento agli strumenti, come nell'antichità si sfoggiava un bastone da passeggio o un ombrellino, adesso si sfoggiano i gadget elettronici, una volta c'era la carrozza, adesso l'automobile.

      Ora, se io voglio attirare l'attenzione e mostrare "figaggine", non mi serve una carrozza funzionale e nemmeno una carrozza bella, mi serve una carrozza che, nel codice riconosciuto nella mia epoca, venga riconosciuta come una "figata". E lo stesso per qualsiasi cosa, se in un dato posto, in una data epoca, le persone "fighe" si tingono i denti di nero, avrò i denti neri. Eccetera.

      In questo momento piercing e tatuaggi sono strumenti di SEDUZIONE convenzionale, cioè servono a intessere relazioni sociali e funzionano solo perché corrispondono ad un codice, codice che tra cento anni potrebbe essere del tutto ignoto.

      E' da stupidi farsi tatuare perché va di moda? La domanda dovrebbe essere "è da stupidi fare qualsiasi cosa perché è di moda?" Dipende, per molte persone non esiste alternativa, per esempio i calciatori. Per altri è come il lasciapassare per potere essere presenti nei posti che contano e/o conoscere la gente che conta, quindi ancora è inevitabile. E' ovviamente da stupidi se lo guardi dal difuori.

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    13. Comunque il punto è che dire che una certa cosa è strumento di seduzione non significa affatto dire che l'estetica è "soggettiva", perché come ho scritto lo strumento assolve allo scopo solo quando è conforme al codice riconosciuto in un dato momento, cioè è convenzionale.

      Non c'è niente di "soggettivo".

      Non fatemi l'obiezione che il codice viene "Inventato" da qualcuno quindi è "soggettivo". Quelli che hanno la facoltà di decidere il codice sono una cerchia estremamente ristretta di potenti. Tutti gli altri o si conformano al codice oppure ne restano fuori, in entrambi i casi non esiste "soggettività".

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    14. Leggo in silenzio.
      MI piace l'argomentare e il voler sostenere, con una certa robustezza nei contenuti, le proprie posizioni.
      Il mio principio è che, finché uno si modifica il corpo per ragioni personali, può far quello che vuole.
      Modifiche e mutiliazioni, come quelle genitali care a islamici ed ebrei (circoncisione) e quelle femminili (escissione del clitordide, infibulazione) in altre comunità patriarcali, misogine, sono già più pericolose anche solo per il fatto di imporre delle regole e farlo per volontà egemonica e di farlo sulle donne.
      Alcune di esse erano brutali metodi di controllo della paternità e di reificazione delle femmine di proprietà, che non hanno più alcun senso ora, e coll'esame del DNA e colla contraccezione.

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    15. Il "può fare quello che vuole" è ovviamente falso. Dovrei fare una ricerca ma sono abbastanza sicuro che ci sono leggi che proibiscono interventi chirurgici che non abbiano una necessità terapeutica, per non dire interventi che sono nocivi o deturpanti.

      Poi, come tutte le leggi italiane, la loro applicazione in realtà è discrezionale, come il caso della immigrazione dimostra su scala astronomica. Del resto viviamo in un Paese dove la stragrandissima parte dei reati rimane impunita, prova a denunciare un furto, ad esempio. Quindi, cosi come rubare è proibito e farsi tagliare una mano è proibito, in realtà probabilmente puoi fare entrambe le cose.

      Non è un "principio", è un "anti-principio", cioè si ignora un principio in nome della opportunità.

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    16. x MrKeySmasher:
      > Esempi di irrazionalità nella pratica moderna
      Non sono i primi esempi di deformazioni orribili del corpo.
      Penso che siano individui che traggono un qualche tornaconto, anche in piccolo, dal proprio abbruttimento.
      Del resto anche questa non è una pratica nuova.
      Se pensi alle automutiliazioni di alcuni mendicanti, sempre a scopo di aumentare l'efficacia della propria deformità, minorazione e quindi riempire il cappello...

      x Lorenzo:
      Tu confondi spesso legale e lecito che son due dimensioni distinte e indipendenti.
      Le leggi sono funzionali al rafforzamento e al mantenimento di un sistema e questo sistema si basa su principi che rispondono a certe necessità ma non ad altre, subiscono l'effetto del tempo, etc. .

      Ci sono leggi estremamente stupide come quelle che decretano il suicidio come reato, altre sconclusionate e fuori dalla realtà, che ne ignorano i limiti (si pensi alla demenziale e sovversiva, criminogena decisione della corte costituzionale contro la rimozione delle indicizzazioni delle pensioni medio-alte, ai buonismi dell'accoglienza senza se e senza ma che se un autobus ha 60 posti ha 60 posti e non puoi salirci in 600).

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  9. Credo che ognuno debba piacere in primo luogo a se stesso, io ammiro quelle signore anziane che non mollano con le civetterie femminili, anche se per gli altri sono ridicole. La vita e'breve, quanto conta nell'economia della nostra esistenza il giudizio dello sconosciuto che incrociamo per strada?

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    1. Sì, piacere a sì stessi.
      La questione è: certe persone che si atteggiano sono sicure di piacere a sè stesse? A volte l'aspetto diventa una corazza verso l'interno piuttosto che difensiva verso l'esterno.

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