lunedì 27 ottobre 2014

Bassa modenese molto alta

Al sole, appena arrivato al campo, ieri, avevo avuto di tempo per intervistare un robusto (ciccio) ciclista della domenica. Secondo me questo è una buona forchetta.... Mi ha elencato quattro posti di pregio, per andare a mangiare un boccone. _rio voleva infatti godersi un po' di buona cucina emiliana e non aveva senso tornare a casa da noi.
C'è una cultura del cibo incredibile, in Italia, di cui non siamo consci.
Uno di questi era chiuso. Due erano esauriti (Oca Bigia, La Secchia). Abbiamo iniziato a cercare, un'altro chiuso, altri due, Due Madonne, sono stati gentilissimi e si erano messi a cercare altri posti per noi, senza posti disponibili, e trattoria Baldini, senza un buco libero.
Quando lavori bene in cucina i risultati vengono. Io non vado quasi mai a mangiar fuori, è una delle spese che ho tagliato. Mi fa impressione e mi fa pensare osservare che ci sono molto luoghi, in uno sperduto paesino della bassa modenese, dove non c'è posto.

Alla fine, casualmente, ci siamo infilati in una trattoria semplice, vista mentre stavamo vagolando per strada verso un'altra destinazione: c'erano un paio di cartelli sgarrupati a colori fluo con indicazioni "Caldarroste", "Menù prezzo fisso" a caratteri cubitali neri su colore verde fluorescente. Erano le 13:20, stava diventando tardi. Ci siamo guardati un po' perplessi. Mah, andiamo a vedere se...
Un posto così dimesso, direi gucciniano o felliniano. Mi ricorda sempre "L'osteria della Fola", che poi citai con un aneddoto parlando con l'oste.
Un posto semplice semplice, in una vecchia cascina padana, con una verandina in legno vecchio, (non in alluminio anodizzato! :) i piatti bianchi e spessi di ceramica, le sedie di legno vecchie, il bagno sul retro, ancora con la turca e il lavandino piccolo, lì dove c'era il riparo per gli attrezzi e i trattori. Era un viaggio nell'Italia degli anni settanta.
  • tortelloni alla zucca e tortelloni alla ricotta
  • rane fritte
  • chiocciole al forno
  • patate al forno
  • bianco croccantino
  • lambrusco chiaro di Sorbara (preferisco lo scuro reggiano) e sangiovese (purtroppo servito troppo freddo)
Eravamo stupiti dai sapori semplici ma con la cura, la sapienza e capacità culinaria medio alta. In sala è arrivata, alla fine, una sdora con il copricapo in tela bianca, le labbra rosse di rossetto uscita da una tela di Botero. Eravamo una quindicina, noi in sei, su quattro tavoli. Spazio, silenzio, vista sui campi, i bambini che potevano muoversi.
E' la cultura del cibo ancora più che residuale, una delle espressioni del genio italico che ancora mi stupisce.
Eh, questa Italia molteplice.

_elo, caro amico che si era unito a noi, mi dice che in modenese "parmigiano reggiano" si dice fourmai, con il fonema ou che indica una o un po' u o una u un po' o.


47 commenti:

  1. Siamo un Popolo (o meglio dei Popoli) antico. Quando riesco a dimenticarmi dalla cialtronaggine atavica mi infurio perché gli "Intellettuali" ritengono che questa antichità non solo non valga nulla ma sia un qualcosa da eradicare per costruire il "mondo nuovo". Dove invece di piatti tradizionali (comunque per me niente rane e lumache) devi mangiare roba "fusion".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. C'è un disprezzo antico (italico ?) per le attività manuali.
      La letteratura e la musica erano considerate arti nobili, la danza... mmh, già un po' meno.
      La cucina era considerata l'attività, il mestiere del cucinare.

      Un mio caro amico che vive a Cambridge mi dice che la devastazione della cultura del cibo è compiuta. Nei supermercati l'80% dei prodotti alimentari sono cibi già preparati.
      La classe lavoratrice mangia roba schifosa.
      Mah.
      La zeresima cultura è quella della cibo, la prima quella della lingua.

      No lumache, non rane... perché non ti piacciono? per intolleranze? o per altri motivi?

      Elimina
    2. In realtà è un po' differente. In Italia il disprezzo per le attività manuali è limitato all'area greca, quindi al meridione. Il Nord, essendo predominante la componente gallo-germanica ed essendosi affermati i comuni, essenzialmente una civiltà mercantile, il disprezzo per le attività manuali è molto minoritario.

      Ma le cose hanno preso una brutta piega con la famosa "rivoluzione industriale" che si è sovrapposta alla strategia coloniale di togliere alla gente le proprie radici, meglio se poi li si deportava anche lontano dalla terra dei padri, in modo da creare quelle masse di proletari che non erano poveri solo nei mezzi ma sopratutto nella cultura. E quindi facilmente assoggettati.

      Come dicevo altrove, i pionieri dello sradicamento culturale sono stati gli anglofoni, non a caso Marx elaborò le sue teorie in quell'ambito. E non a caso le regioni dove più povera è la tradizione, tanto etnica che culinaria, sono le terre anglofone.

      Per contaminazione il processo si è esteso a tutta l'Europa e adesso è parte integrante del Piano globale. In Italia abbiamo le solite due malattie che aggravano il problema, le due Chiese Universali, che non concepiscono l'umanità come sommatoria di differenze ma la vogliono uniformata ad uno "standard" omnicomprensivo che annulli tutte le differenze. L'esatto contrario.

      Elimina
    3. A me risulta invece che quando i gallo-germani si coprivano ancora con pelli rudimentali, la Magna Grecia avesse raggiunto capacità artigianali raffinatissime e avanzatissime e che si commerciasse con tutto l'oriente.
      La tradizione è poi rimasta nei secoli tanto che, coloro che migrarono a nord nel novecento, portarono arti, mestieri, capacità e ingegni che contribuirono enormemente alla fortuna e allo sviluppo dell'industria settentrionale.

      Questo è un Paese ricchissimo di arti, mestieri e amore per le capacità artigianali, da Nord a Sud.

      Non aprirei qui una parentesi sulla famosa "questione meridionale", perché assai complessa e non esauribile in 4 scambi.

      Elimina
    4. A me risulta che te la tiri otre i tuoi mezzi, al solito.

      Nella cultura greca esistevano i vasai solo che erano una classe inferiore. Ancora oggi nell'area della Magna Grecia si considera degno del "nobile" solo l'esercizio delle lettere e quindi c'è una sovraproduzione di avvocati, pseudo-letterati e pseudo-filosofi.

      Inoltre, inutile rammentare che l'epopea comunale in Italia è una faccenda che non è scesa sotto lo Stato della Chiesa. Cosa che ancora oggi è palese nel famoso "senso civico" delle genti nelle diverse aree d'Italia.

      Bravo non aprire parentesi che non sapresi cosa metterci dentro.

      Elimina
    5. Forse non è chiaro ma a me del Sud non importa nulla. E' un altro Popolo, quindi un'altra Nazione che dovrebbe avere un suo Stato, come gli Arabi palestinesi.

      UomoCoso può essere più ecumenico di me ma sa bene di cosa parlo.

      Elimina
    6. In effetti, io ho mezzi modesti e anche scarse conoscenze. Non ne voglio far mistero.

      Però me diverto come 'n pazzo a leggere le tue risposte...

      Go on, please. E' interessante questa storia degli pseudo-filosofi, pseudo-letterati. La Grecia dei vasai...

      Raccontame Lore', aiutame a capì, tu che sai...Ma soprattutto, famme divertì ;-)

      Elimina
    7. La mia impressione è che al sud il lavoro manuale venga tenuto in minor considerazione.
      L'uso di appellare con "dottore" le persone delle quali si vuole sottolineare un ruolo, non è un dettaglio, penso che connoti un modo di pensare comune, penso che non sia un dettaglio casuale.

      Non vado oltre. Sono ignorante e non ho dati.
      Sicuramente esistono eccellenze artigiane e manuali anche in meridione.
      Vi parlavo di quel tanghero _nio, di origini calabresi, Mani D'Oro.
      Ma sono solo impressioni personali.

      Elimina
    8. UomoCoso, fraintendi.
      Con "attività manuale" non si intende solo la fabbricazione di ceramiche, si intende anche qualsiasi attività mercantile e finanziaria. Guarda in Italia dove sono collocati storicamente i maggiori centri mercantili e finanziari (cioè le banche e le famiglie di strozzini).

      Elimina
    9. @Uomo

      El sciur dutùr era importante anche a Nord e la gente ci teneva anche lì (quando eravamo povera gente).
      Poi sai, se non c'è lavoro puoi solo emigrare o studiare, sperando di emergere in quel poco spazio di possibilità lavorative che c'è.

      Per te che stai leggendo Bagnai: è interessantissimo il discorso che lui fa sulle famose Aree valutarie Ottimali (le OCA). Leggilo, ne vale la pena.
      Ci sono spunti che, secondo, me offrono anche nuove interpretazioni su certi questioni interne al nostro Paese e che si starebbero riproponendo su scala continentale (facendo il deserto industriale anche del nostro Nord). Non affatto banali.

      Elimina
    10. Beh, anche se si usano ancora molto le mani per spippolare una tastiera di un computer, o la voce per curare le relazioni e seguire le fasi di progetto, per coordinarle, NON sono attività manuali.

      L'Ora et labora benedettino era una regola edonista oltre che un precetto morale (e direi, etico, ogni tanto le due cose vanno insieme): salute, piacere, saperi.
      E si intendeva lavorare con le mani, non cambiava molto se a raccogliere erbe officinali e distillarle, se essere intagliatori o intarsiatori, essere mastri pasticceri o birrai, ortolani, liutai, mastri scalpellini, etc.

      Elimina
    11. Ancora di sbagli, infatti i monaci non solo zappavano o facevano conserve ma copiavano testi, l traducevano e si occupavano di tutte le faccende finanziarie e amministrative del monastero e dei territori circostanti, oltre tenere corrispondenza con altri centri religiosi. Quel poco di cultura classica che sopravvisse in Occidente fu tramandato dai monaci. Il "labora" non intende solo "lavorare con le mani". Fosse stato cosi i monaci si sarebbero ridotti nelle caverne invece che diventare una industria fiorente.

      Elimina
    12. Che poi, anche per coltivare l'orto bisogna studiare i manuali di orticultura.

      Elimina
    13. Bisogna studiare e bisogna praticare, Lorenzo.
      I monasteri riconoscevano le diverse abilità dei monaci e non mettevano in amministrazione uno che era allergico ai calcoli né mettevano in farmacia chi detestava raccogliere e lavorare le erbe.
      ;)

      Elimina
    14. Ovvio io volevo dire che il "labora" significa "sii operoso, datti da fare" non significa "fai lavori manuali".

      Il "labora" è evidentemente in opposizione all'ozio, padre dei vizi. E l'ozio, guarda caso, era la professione tipica dell'aristocratico nella cultura classica (non romana, infatti c'era un noto attrito tra i romani conservatori e i romani "ellenizzati").

      Elimina
  2. la cucian è una delle poche cose dove eccelliamo veramente. anche se devo dire che mi stupisce sempre questa cosa dei "ristoranti pieni". se ci pensi, la domenica a pranzo NON dovrebbe essere così. ci sono ancora abitudini e benesseri che nessuna crisi sembra scalfire.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io mi "dissanguo" per il tango, non ho risorse per la ristorazione.
      Non andando quasi mai fuori a pranzo non ho una visione sul settore della gastronomia.
      Penso che non sia facile, visto che esistono segmenti molto diversi.
      Dai miei colleghi "famigliati" intuisco, da quanto parlano, che le spese "voluttuarie" riguardino quasi solo vacanze e "andar a mangiar fuori". Quindi è ancora ritenuto importante.
      Anche una buona parte delle persone che conosco in Trentino (parenti, conoscenti ) spendo il loro reddito a mangiare.
      Non so.
      Non ho una visione sufficientemente ampia.
      Ieri stavamo correndo il rischio di rimanere a panza vuota, dio bono.

      Io penso che la cosa peggiore, per la nostra economia, sia il consumismo di prodotti e servizi esteri, importati.
      Quello è terribile, è un impoverimento e culturale ed economico del paese.
      Meglio gente che va alla trattoria in Fiat Punto o Maserati Quattroporte che gente che risparmia sulla cucina e sul cibo per comprarsi il Golf VW oppure l'X6 della BMW.

      Elimina
    2. La questione è più complessa. Parlando con lo stesso amico del "se gli togli wazap mio figlio è morto", si faceva il confronto con l'educazione di noi figli di gente che ha sofferto la fame durante la guerra. A noi mettevano in tavola un piatto e o si mangiava quello o niente. E guai a giocare col cibo o a lasciare gli avanzi.

      I suoi figli sono pieni di fisse, uno non mangia le cose verdi, l'altro non mangia le cose tonde, uno non vuole la carne tagliata per traverso, eccetera. Quindi lui riempe il frigo di cose confezionate e a pranzo fa tre tipi di pasta per accontentare tutti.

      L'impoverimento è figlio della troppa ricchezza, paradossale ma vero. Che poi si innesta nel discorso di cui sopra riguardo il Piano.

      Volendo si potrebbe facilmente tornare indietro ma occorrerebbe ridefinire tutta la società su altre basi, per renderla molto più spartana negli scopi e quindi nei metodi.

      Elimina
    3. concorde con te al 100% Lorenzo

      Elimina
    4. La mcancanza di spartanità è uno dei mali salienti di questa società, quindi del suo sistema educativo, quindi della prossime società.
      Ricchezza, agio, opulenza, neoricchismo sono spesso una delle principali cause di miseria culturale, di perdita di saperi e conoscenze,, di regressione e artificializzazione.
      + Sparta x tutti!!

      Elimina
    5. Ricchezza associata a mancanza di scopo e di cultura, oppure, ove presente, cultura decadente.

      Nella antichità i patrizi si dovevano pagare la panoplia e poi dovevano marciare in prima fila, tanto che quando Annibale massacra le armate romane fa una montagna con gli anelli/sigillo dei nobili.

      Ancora nella Grande Guerra gli ufficiali italiani avevano l'uso di esporsi di proposito fuori dalle postazioni in spregio del nemico e ne morivano cosi tanti causa i cecchini che i comandi si videro costretti a proibire l'uso esplicitamente. Il fratello di mio nonno, che pure era della piccola borghesia, da giovane sottotenente fu insignito della medaglia d'oro per avere guidato un assalto.

      Il benestante efebico, imbelle e inutile è una invenzione moderna.

      Elimina
    6. nei prossimi giorni tornerò su questa cosa, con la testimonianza di come si comportarono i capi partigiani furlani, decimati come mosche.
      L'etica dell'onore (per dirla alla De Benoist) è evaporata, sparita.

      Elimina
  3. Il cibo è cultura, territorio, tradizione.

    Non è necessario andare in un ristorante. Basta anche solo approfondire con gli anziani, che spesso custodiscono una miniera di consigli utili oltre a capacità pratiche che rischiano di perdersi.

    Dalle tue parti non oso immaginare in quanti modi si possano preparare ravioli o fettuccine.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciò che viene fatto colla farina e i suoi prodotti, piò o meni elaborati, dalla sfoglia fino ai tortellini, passando per le paste ripiene, tagliatelle, lasagne ma anche passatelli, gnocco fritto è centrale nella cucina emiliana che ha nelle minestre uno dei suoi punti di forza.
      La pasta ripiena però è patrimonio di molte province del nord, a dire il vero.

      _igi, il fornaio anarcoide del GAS, da sempre dice che il cibo è la PRIMA cultura.
      Una volta andò ad una riunione degli anarchici bolognesi e li spazzolò per pelo e contropelo.
      Dopo i massimi discorsi scoprì che... andavano a fare la spesa di cibo spazzatura alla Metro.
      Fece loro un discorso di Politica del territorio, di cultura della colture.

      Elimina
  4. io invece sono molto di più per andare in una stella michelin, anche perchè a casa mia si mangia meglio che a un ristorante comune. son oanche fortunato abbastnza da vivere in un posto dove le stelle abbondano e dove il prodotto è eccellente.
    a proposito di prodotto:

    Bologna Tartufunghi Di Marata Roberta
    via Casa Chioso, 29
    40038 Localita' Oreglia BO
    Italia

    Sti due ragazzi fan le robe semplici fatte in casa, ma in realtà forniscono posti come il DOM a Sao Paulo (dove posso dirvi vige una regola di eccellenza raramente provata). E mangi a un cazzo, il che mi ha sorpreso.
    A Oreglia di Campolo, guerdi ban!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche io mangio a casa mia meglio che nel 60% dei ristoranti. :)
      Qui a Bologna io andavo da Arrigo, a Savigno, e in alcuni posti in appennino.
      Grazie per la segnalazione del Tartufunghi. Quei posti, che conosco un po', sono anche molto belli.

      Guerdi ban!

      Come ex lombardo, amo la musicalità del dialetto emiliano! :)

      Elimina
  5. Favoloso. La 'sdora con il rossetto meritava la sosta! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Stavo cercando di descrivere il rosso...
      Direi rosso carminio.
      Sessantacinquenne, direi, tanto larga quanto alta, le sopracciglia un po, a / \, labbra fini e pinte di rosso carminio.
      Ma ha lavorato proprio bene ai fornelli.
      :)

      Elimina
  6. Dovreste assaggiare qualcuna delle mie pastasciutte "se ci provi, ci riesci"... Cucina da campo, butta dentro quel che hai e dita incrociate. Di solito finisce con una goduria (del resto, il condimento migliore è l'appetito). Appreso nelle interminabili "sessioni" di vagabondaggio boschivo giovanile, mai più dimenticato. Bei ricordi, han lasciato il segno sotto forma di rustica spartanità, quanto mai utile di questi tempi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ambiente naturale, aria buona, vista buona, movimento, fatica... sono degli aperitivi formidabili.
      Cosa intendi con "butta dentro quel che hai"?
      Paste asciutte,,, casuali?

      Elimina
  7. UUIC: "Paste asciutte... casuali?"

    Esattamente, l'arte di arrangiarsi anche con gli avanzi o con quel che si trova (ad esempio, m'è capitato d'usare pesci agguantati "a mano" in torrenti semiasciutti, erbe aromatiche più o meno sicure, funghi, frutti selvatici, la buccia di quella mela mangiata il giorno prima... per gli insetti non ho mai avuto stomaco sufficiente ma chissà, se un giorno servisse...). In genere le ricette più "originali" venivano fuori dal terzo o quarto giorno di permanenza, quando occorreva raschiare il fondo dello zaino a caccia di quel poco che era rimasto. Ho imparato a cucinare con qualsiasi cosa, con accostamenti anche molto "arditi" che alcuni non esiterebbero a definire "stomachevoli", scoprendo un sacco di cose alle quali in contesti più "normali" non avrei mai neppure pensato. Grande scuola di vita, particolarmente quando ero in modalità "eremita". Bei tempi...

    Ah, in quei contesti ho anche imparato l'arte di chiedere, che non è così scontata come si può essere portati a pensare. Non accattonaggio, sia ben chiaro, diciamo "spontanee donazioni/scambi in natura" che riuscivo di quando in quando ad ottenere da chi mi capitava di incontrare. Solo due volte mi fu opposto il classico "muro", rispettivamente sui monti del piacentino e sull'Appennino ligure. In entrambi i casi mi fu negata la possibilità di rinnovare la mia scorta d'acqua. Capisco non voler sganciare altro (non ho mai preteso nulla), ma negare un litro d'acqua di rubinetto... ti rendi conto di che gente esiste, nonostante tutto?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. > le ricette più "originali" venivano fuori dal terzo o quarto giorno di permanenza
      > quando occorreva raschiare il fondo dello zaino a caccia di quel poco che era rimasto

      Ehehe, la necessità che aguzza l'ingegno.

      Insomma, MrKeySmasher, stavi facendo cucina nuova, sperimentando abbinamenti di sapidità audaci.

      > In entrambi i casi mi fu negata la possibilità di rinnovare la mia scorta d'acqua.
      Escluderei che tali persone avessero scorte esigue e che tale scarsità potesse causar loro danno.
      Forse tu stavi loro sui koglioni? (io ad esempio sarei felice di negare acqua a dei clandestini se questo li potesse far schiattare). Quindi potrei pure essere peggio. Comunque avrei uno scopo etico...
      Oppure erano dei miserabili da un litro d'acqua?

      Elimina
    2. Non si nega l'acqua nemmeno al peggior nemico. Codice vuole che prima lo disseti e poi lo prendi a mazzate.

      Elimina
    3. Giusto!
      Lezione di etica dell'onore.

      Elimina
  8. Il bancomat c'era ? Nemmeno la mia commercialista l'ha messo.Prima si dissolve lo stato unitario per incapacità fiscale meno peggio è per il centro Nord, diciamo da Rieti in su.Leggevo che oggi renderanno il wi fi gratuito obbligatorio per tutti gli esercizi commerciali con piu di 100 metri quadri ed almeno 2 dipendenti questo quando fino ad 1 anno fa era illegale...Voglio vedere qualche milione di dipendenti pubblici senza una busta paga parziale a fine mese..Questo non perchè il privato sia sempre bello, ma perchè un pubblico di queste dimensioni e che si occcupa prima di tutto degli erogatori dei servizi e zero di sostenibilità non ce lo possiamo piu permettere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Putroppo prima che tu possa vedere le cose che ti auguri, noi due saremo dentro un cartone sotto un ponte.

      Elimina
    2. Il sistema si avviterà in crisi sempre più gravi e che si autoalimenteranno.
      Perché i fattori di crisi sono molteplici.
      I cinque riassunti da Jared Diamond come fattori di collasso delle culture, sono tutti presenti, in eccellente stato di forma e in ulteriore potenziamento.
      Qui aggiungiamo
      o - insostenibilità sociale (variante specifica degli anacronismi morali)
      o - ipernormazione vessatoria (idem)
      o - tecnologizzazione regressiva delle masse (idem, tecnoteismo progressista come nuova religione).

      Elimina
  9. ho da poco terminato di leggere un libro molto interessante e scritto anche bene ...
    sì okay l'autore è un americano (!!!) ma proprio per questo merita stima :)
    Pollan Michael è l'autore e il libro si intitola "cotto".

    RispondiElimina
  10. un esempio, M.P. sostiene che l'industria alimentare ci ha liberati dal tempo impegato a cucinare ...
    ma per fare cosa?
    per fare la coda al supermercato comprando cibi surgelati?
    per fare un'ora di macchina per raggiungere il ristorante?
    per aspettare che arrivino le ordinazioni?
    per stare un'ora in più davanti alla tivù, a consumare cibio "passivo"?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'incipit de Il corpo e la Terra di Wendel Berry si apre con una farneticante frase di un ministro statunitense degli anni '50 - se ricordo bene - nella quale egli affermava che avrebbero liberato gli americani dall'occuparsi del cibo, ad iniziare dalla cucina.

      Certo,. tu "liberi" le masse dal rapporto con la Terra in modo che sradicate, esse possano essere ancora più giulive e manipolabili.

      Sai cosa ci dicevano quelli che non venivano al GAS? Non c'ho tempo.
      Poi passano 4h al dì davati a televisore e faccialibro
      Impiegano 2h solo per andare e tornare dall'ipermercato più vicino a prendere cibo tossico spazzatura e contribuendo a distruggere, con la GDO, prima i campi e poi le piccole imprese contadine residue.
      Poi fanno un'ora di auto per andare a mangiare al ristorante, rendono decente una sola volta alla settimana ciò che per loro bambini, per i genitori e i nonni era pratica quotidiana.

      Aahh, il progresso!!

      PPppppprrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr

      Elimina
  11. A cucinare sono una frana, ma mangiare mi riesce benissimo.
    Hai detto bene, è cultura, prima che sostentamento.

    PS di Botero ho tenuto questa come sfondo del pc per un mesetto, come monito :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Morbida,tiepida, profumata e ... mora.
      :)
      Sostentamento e cultura non erano, non furono MAI scissi come ora, nel postmodernismo liquido.
      Non per nulla l'etimologia del termine cultura...

      Elimina
  12. UUIC: "Escluderei che tali persone avessero scorte esigue e che tale scarsità potesse causar loro danno."

    Fai bene ad escludere, perché in entrambi i casi si trattava di case rifornite da comunissimi acquedotti. Nel caso piacentino chiesi a un tipo che lavorava nella lavanderia annessa ad un albergo (la lavanderia aveva una porta basculante che dava all'esterno; di rubinetti ce n'erano a bizzeffe, dentro); nel caso ligure c'era una colonnina lungo un viottolo all'esterno d'una casa, alimentata da un tubo proveniente da una sorgente più a monte, acqua "di flusso", che comunque andava persa senza interruzione (una signora guardò dalla finestra, poco dopo il flusso si interruppe -- evidentemente era stato chiuso un rubinetto).

    In compenso ricordo episodi quasi commoventi, come il malgaro bergamasco che mi venne a cercare in piena notte sotto un temporale pazzesco nelle valli dell'ossolano. Mi offrì di raggiungerlo in baita, ove di sua spontanea volontà lui e la moglie condivisero con me vino e formaggio, offrendomi perfino un letto per la notte (che rifiutai). Dal mattino dopo e per quattro giorni, ogni mattina trovai una mezza bottiglia di latte davanti alla tenda... Si noti bene, da parte mia non ci fu alcuna richiesta e nulla diedi in cambio se non cordialità e rispetto. Esistono anche persone più che decenti (a parte le sonore bestemmie mattutine all'indirizzo dei cani da pastore che, evidentemente, non lo soddisfacevano col loro lavoro). Il mondo potrebbe essere un posto molto gradevole... con un po' di selezione.

    RispondiElimina
  13. UUIC: "Certo, tu 'liberi' le masse dal rapporto con la Terra in modo che sradicate, esse possano essere ancora più giulive e manipolabili."

    Se hai voglia di perdere cinque minuti, prova a leggere cosa scrivevo qui a proposito di qualcosa di simile.

    RispondiElimina

Rumore, robaccia fuori posto, pettegolame, petulanze, fesserie continuate e ciarpame vario trollico saranno cancellati a seconda di come gira all'orsone.