domenica 28 settembre 2014

Felice a tre quarti

UnRagazzo è andato a letto, sono usciti gli amici, andati anch'essi. Silenzio. Il jazz di Melissa Stott suona un po' malinconico, come una gallina bagnata di pioggia che ti guarda storta un po' cosi'.
Il mio ego è stato accarezzato ancora una volta, non è rimasto più nulla dellla cena "povera" di mare e di orti di montagne emiliane. Bis, ter, visi che si illuminavano dopo i sapori evocatori intro-messi a cucchiaiate o a forchettate. E io ero felice del mio potere su quelle anime.

Come va con le donne? Essi sanno che sono migliorato col tango. Sotto sotto pensano che...
Come va con le donne?
E' come la cornetta che suona in sordina ora: belle e artiste, forse un po' impossibili, sono uno dei tanti.
Esse sorridono e pure io sorrido felice, poi me ne torno tra i monti nella torre alta del mio maniero. Esilio dorato, solo e sopra a tutto, arte, sensi, bellezza ma non sono condivisi con un'anima mia.
Felice a metà? Forse anche un po' di più. Felice a tre quarti. Così  tanto e così poco.
Ora è finito anche il CD e non c'è più l'odore di candele spente.

19 commenti:

  1. Guardala nell'altro senso, nessuno che rompe le balle.

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  2. Felice a tre quarti è un ottimo risultato.

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  3. la felicità se esiste è soggettiva

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  4. Il tuo potere su quelle anime? :)

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  5. x Lorenzo:
    Hesse nelle parole di Boccadoro diceva che la "guerra" tra i generi è il requisito indispensabile per l'amore.

    x Wannabe Figa:
    E' anche una delle cause dello stallo.
    Stare molto bene è un freno terribile al cambiamento.

    x Francesco:
    La felicità è una questione mentale.
    Se io accettassi la qualità della mia vita senza donne e con la sfera erotica annullata, sarei felice uno di uno.
    Ma poiché mentalmente mi rendo conto di questa incompletezza, ecco che manca un quarto del serbatoio.

    x gioia:
    Ehssì.
    La mia parte femminile esulta tutte le volte che riesco a far star bene amici/affetti. E' un potere quello.
    Un potere del piacere ed esso agisce sulle anime.

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  6. Sempre che il cosiddetto "Amore" (A maiuscola) esista.
    Considera che fino al medioevo era un concetto ignoto.

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  7. Penso che la felicità si alimenta di spontaneità...basterà viverla...in fondo che c'è di meglio per farla emergere, più di un buon bicchiere di vino e il resto della serata descritta?

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  8. x Lorenzo:
    'spetta
    Io non bene cosa sia l'amore che è 'na roba così grande e soggettiva che sfugge alle definizioni.
    Però innamoramento esiste da sempre. Anche prima del medioevo.
    C'è una con cui stai da dio e che ti manda fuori di melone.
    Ora io mi sono dimenticato quasi tutto della letteratura imparata sui banchi di scuola, ma qualsiasi letterato con discrete conoscenze di dirà di autori del medioevo e romani o greci che parlarono dell'Amore.
    Gli stessi greci lo avevano divinizzato (e come papà del simpatico putto arciere con le ali scelsero Chaos).

    x Daoist:
    Mmmh.
    Io faccio fatica a risponderti perché la felicità e, come l'amore, 'na roba molto soggettiva.
    Diciamo che il ben-vivere lo prepari giorno per giorno con una buona disciplina, con l'ecologia della mente, del corpo, dell'agire.
    Mito della spontaneità (v. qui e qui)? Non va bene.

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    1. Si si, solo che gli antichi davano alla parola più il connotato dell'eros che quello spirituale introdotto in seguito.

      Cito Wikipedia:
      Il dibattito sul significato di amore nella lingua italiana è ampio, il termine racchiuderebbe comunemente le seguenti sfaccettature:

      amore familiare verso i familiari o i parenti
      amore per gli amici
      amore per se stessi
      amore romantico
      amore sessuale (considerato da alcuni più un istinto che una vera e propria forma d'amore)
      amore platonico, amore romantico verso qualcosa o qualcuno in cui un eventuale coinvolgimento fisico è solo un mezzo per raggiungere l'amore spirituale
      amore caritatevole (detto anche bontà o misericordia), aiutare i bisognosi, gli affamati, gli animali feriti
      amore ideale, per qualcosa di astratto o inanimato, come un'idea o un obiettivo
      amore politico o sociale, per i propri principi, la propria nazione o patria, la propria dignità, il proprio onore e l'indipendenza
      amore di fede verso qualche essere divino o Dio (detto anche devozione)

      Nel greco antico i termini utilizzati per definire i vari sensi con cui attualmente si usa la parola "amore" sono in maggior numero e perciò più precisi, rispetto alle molte lingue moderne.
      Ideogramma cinese tradizionale/giapponese per amore (愛) consiste in un cuore (centrale) all'interno di "accetta," "tatto" o "percepire", ciò mostra un'emozione graziosa.

      Agape (αγάπη) è amore di ragione, incondizionato, anche non ricambiato, spesso con riferimenti religiosi: è la parola usata nei vangeli.
      Philia (φιλία) è l'amore di affetto e piacere, di cui ci si aspetta un ritorno, ad esempio tra amici.
      Eros (έρως) definisce l'amore sessuale.
      Anteros (αντέρως) è l'amore corrisposto.
      Himeros è la passione del momento, il desiderio fisico presente e immediato che chiede di essere soddisfatto.
      Pothos è il desiderio verso cui tendiamo, ciò che sogniamo.
      Stοrge (στοργή) è l'amore d’appartenenza, ad esempio tra parenti e consanguinei.
      Thelema (θέλημα) è il piacere di fare qualcosa, il desiderio voler fare.

      Eccetera eccetera.

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    2. Sul rapporto felicità sesso, sai già cosa penso e comunque trovi risposte nei post già pubblicati nel blog. Sulla "felicità" del commento...pensavo a Epicuro.

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  9. Felice a tre quarti è tanta roba...Io mi accontenterei, ora, di essere felice a...un quarto !!
    Comunque hai ragione. La felicità è uno stato mentale. Assai variabile.

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  10. Il grado della felicità lo decidi tu. Stabiliamo noi cosa ci basta per esserlo. Tre quarti, comunque, non è male, contando che siamo occidentali! :D

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  11. x Lorenzo:
    I tantrici avevano individuato sette livelli nei quali si esprime l'amore.
    E' molto interessante la classificazione greca delle manifestazioni amorose.
    Otto piani (invece di sette).
    Interessante. Sarebbe interessante un esame comparato.

    x John Barish:
    La felicità è uno stato mentale e la mente è sostenuta dal corpo.
    Mi pare che tu abbia un pendolo molto ampio nelle escursioni e ora stai forse transitando nei settori centrali, quelli prossimi alla verticale.
    Anzi, dal tuo diario leggo che stai provenendo dal settore oscuro e superata la verticale, stai entrando in quello luminoso.
    Buone prospettive, allora. :)

    x Mareva:
    Se io ignorassi la questione dell'atrofizzazione della mia sfera erotico-sentimentale, sarei un pascià.
    Sempre considerando che io non anelo alla felicità imperitura che non esiste. Esiste la felicità insieme con l'afflizione, il piacere con il dolore...
    Ieri sera ero così, felice, appagato, soddisfatto.
    Con la mente andavo a cosa mancava.
    Spero che quel quarto mancante diventi buono stimolo.
    Poi arriverà l'eros e magari andrà via altro.

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  12. La linea evolutiva che ha portato alla differenziazione dei sessi per quanto efficace da un punto di vista riproduttivo è fonte di un'enormità di malessere dal punto di vista individuale. Per quanto mi riguarda, voltandomi indietro a guardare i cinquant'anni trascorsi posso affermare che è una caratteristica fallimentare della quale avrei volentieri fatto a meno. Ma non sta all'individuo decidere come devono comportarsi le parti che lo costituiscono, per cui si balla la danza che impongono i fatti. Con grande fatica e risultati discutibili.

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    1. Quale malessere?
      Bisogna mettere le cose in prospettiva. La "felicità" è sostanzialmente incompatibile con l'autocoscienza. Appena si acquisisce il senso della ragione si capisce che l'universo non ha un senso apparente. Quindi? Chi ragiona sulla "felicità" è qualcuno che non ha nessun problema concreto.

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  13. Infatti, Lorenzo, non ho usato la parola "tristezza" (che è l'opposto di "felicità") bensì "malessere". Anche in questo caso, comunque, son sicuro che hai capito benissimo quel che volevo dire. Non perdiamo di vista il senso concreto delle cose per rincorrere le sottigliezze linguistiche, perché anche se sono importanti tante volte distolgono dal centro d'attenzione (lo so perché è una cosa che capita anche a me di fare più spesso di quanto dovrei).

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    1. Mai essere "sicuri" di qualcosa. Infatti il "senso concreto" è che quando ti fa male la pancia perché sei andato a cena dal cinese, hai un "malessere".

      E il "malessere" lo sfoghi poi sulla tazza. Tutto il resto è una posa per chi non ha nessun problema concreto.

      Perché, come dice il macellaio nel video di Piotta, "febbre der sabato sera, ai nostri tempi se chiamava voglia de scopà, te lo ricordi, signò?"
      Piotta er filosofo



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  14. Ecco, in questi giorni mi è tornato voglia di scopare.
    (8|

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    1. Non avevo dubbi. Quella è una cosa normale, naturale, buona e giusta. Il discorso sull'amore inizia ad essere un altro paio di maniche.

      Per come la vedo io si può "amare" una persona, escludendo il legame filiale, nel senso di "stimare/apprezzare/ammirare" questa persona. Cioè ci piace avere vicino una persona che vale, perché vale.

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