mercoledì 2 settembre 2015

Emergevano pulsioni arcaiche

Dopo l'eccelso e gli eccessi degli in-boscati, serata milonghera interlocutoria, ieri. Col senno di poi, capisco che non avrebbe potuto che essere così. Ne parlavo con_zia, ieri, in auto. Per quanto banale possa sembrare, non ci può essere l'eccelso senza il mediocre, senza l'infimo e viceversa.
Tornati a casa un po' prima, che ero felice, ho avuto una battaglia con una zanzara per un'ora e mezza: alla fine la mia pigrizia ha ceduto, mi sono alzato, sono andato nel letto di sotto, con la zanzariera. Ero così felice di poter dormire un po' di più, per una volta.
Emergevano pulsioni arcaiche.


("sanguesutela", surfer-osa)

40 commenti:

  1. Che stess le zanzare, mi sa che stanno covando in questo periodo.

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    1. Zio cotica, veramente abbondanti e moleste.
      Sgrun! >:/

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  2. Bah, che discorsi decadenti UomoCoso. Lo "eccelso" e il "mediocre". Da millenni è noto il concetto dello "scorrere" dell'universo per cui ogni cosa nello stesso momento in cui la guardi in realtà si sta trasformando in qualcos'altro. Eccelso e mediocre non sono due principi antitetici come Ying e Yang, sono la stessa cosa. Io compro le mutande nuove, le lascio nel cassetto, prima o poi la gomma dell'elastico si polverizza e con le mutande ci faccio uno straccio. Dov'è il punto in cui si passa da "mutanda nuova" a "straccio"? Non c'è, la "mutanda nuova" contiene lo "straccio" e viceversa (anche se, essendo il tempo per noi lineare, non sappiamo come muoverci nelle due direzioni).

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  3. Io compro le mutande nuove, le lascio nel cassetto, prima o poi la gomma dell'elastico si polverizza e con le mutande ci faccio uno straccio.

    Ricorda molto "pulvis es et in pulverem reverteris".

    Eccelso e mediocre (mi viene da dire per deformazione professionale) lo sono solo rispetto ad una media. Quindi: sono una misura di una quantità scalare.

    Invece, riguardo alla direzione del tempo, ce ne sarebbe da scrivere.

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    1. Visto che sei arrivata con le quantità scalari mi tocca dire che l'eccelso e il mediocre sono concetti metafisici perché non esprimono una misura di quantità ma una misura estetica. La stessa identica cosa, invariata, può essere giudicata nello stesso momento eccelsa o mediocre o infima proprio perché questa valutazione non è "oggettiva", cioè non è una misura con una scala di riferimento.

      Grande e piccolo sono misure di quantità scalari perché in quel caso è implicito e necessario il riferimento ad una scala. Bello o brutto non sono quantità scalari, sono di solito introdotti come concetti primitivi.

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    2. Aggiungerei che io non ho scritto che la mutanda inizia come straccio e straccio ritorna. Ho detto invece che la mutanda esiste contemporaneamente come mutanda e come straccio. Nel nostro caso noi in ogni momento nasciamo e moriamo nel mentre le cellule che ci compongono si replicano e vengono distrutte. Dato che su di noi e dentro di noi vivono un numero imprecisato di organismi estranei, che assorbiamo e secerniamo di continuo cose varie, è anche difficile stabilire con precisione un confine topologico tra "noi" e "altro da noi". Che poi è anche la ragione per cui è difficile stabilire il momento in cui passiamo da "vivi" a "morti" o da "gamete" a "persona".

      Applicando la logica alle esperienze "estetiche" di UomoCoso, un istante di "eccellenza" diventa un istante di "mediocrità" o di "infimo" e viceversa, quindi non ha senso dire "adesso è eccellenza, adesso è mediocrità", nel momento in cui lo dici l'osservazione si riferisce a qualcosa che è già qualcos'altro in una direzione qualsiasi. (a differenza della mutanda che è un esempio "scalare" legato alla efficienza dell'elastico).

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    3. Io ho scritto che l'esempio della mutanda "ricorda" quello del ricordati che sei polvere etc, non che e' la stessa cosa. :)

      Comunque, l'altro tuo discorso ("Applicando la logica delle esperienze estetiche...") mi richiama il gatto di Schroedinger (il gatto e' morto, il gatto e' vivo, evviva il gatto!). "Mi richiama" solamente, non e' la stessa cosa.

      Comunque, tutto questo mi fa pensare che la mia mente, oltre che essere deformata, e' come un sistema quantistico che proietta sui suoi autostati qualsiasi cosa. Quindi, a volte la proiezione e' zero, a volte e' piccola, a volte e' grande, a volte e' massima (e' un autostato puro).
      Spero di avere tanti autostati, a questo punto, e non solo |1> e |0>, in modo che posso concepire un insieme molto grande di cose.

      Ma: chiedo venia, la smetto di parlare in questo modo da ORA!

      In effetti, e' possibile una definizione di individuo? Probabilmente quella si' (almeno nei casi "standard"). Probabilmente si tratta di una definizione operativa.

      Confine topologico... boh. Io definirei una superficie interna e una esterna. Ma allora come tratti il caso dei gemelli siamesi? Boh.



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    4. Che fiko! Lorenzo ha le mutande di Schrödinger *_*

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    5. Alahambra: :)

      mi fa sorridere tanto la tua frase! :)

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    6. Ma le lavo, eh...

      Il discorso del gatto ha delle implicazioni molto concrete, per esempio quando i medici e i legislatori devono stabilire che una persona è deceduta oppure quando i medici e i legislatori devono stabilire se un certo ammasso di cellule umane è una persona o un oggetto.

      Per esempio, un escamotage tipico è attribuire lo status di persona ad un embrione a partire da una certa età stimata. Dopo un certo numero di giorni dal concepimento diventa persona, prima di quella scadenza invece è una cosa (più precisamente una escrescenza del corpo materno).

      E' abbastanza ovvio che da un punto di vista logico una tale definizione è assolutamente priva di senso (dato che l'embrione passa arbitrariamente da uno status all'altro) e che si giustifica solo dalla necessità pratica di autorizzare un atto che senza questo artificio sarebbe inammissibile. Se un embrione è un oggetto si può sopprimere o comprare e vendere, oppure si può usare per qualsiasi tipo di esperimento. Invece se è una persona la legge gli garantisce gli stessi diritti delle persone che parlano e camminano.

      Si vede anche che il concetto di "giusto/sbagliato" non è scalare esattamente come quello di "bello/brutto".

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    7. Ah, la definizione di individuo che secondo me è l'unica sensata è quella data da Cartesio e cioè io penso quindi esisto.

      E' l'autocoscienza che definisce l'individuo. Come corollario, è la capacità di comunicare che manifesta l'autocoscienza e quindi definisce l'individuo.

      E' una definizione metafisica perché circolare, io penso e quindi esisto, esisto quindi penso. Tanto il pensare che l'esistere sono concetti primitivi (esiste il pensiero?)

      Non conosco altri modi per separare lo "individuo" dal suo intorno. Diventa una faccenda un po' probabilistica, cioè io esisto un po' dappertutto ma sono statisticamente più concentrato in una certa regione di spazio. Necessariamente però mentre sono un po' io, sono anche un po' tutto il resto, in percentuale variabile.

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    8. Come corollario, è la capacità di comunicare che manifesta l'autocoscienza e quindi definisce l'individuo.

      Secondo questo, quindi, se uno non puo' comunicare, nessun altro puo' accorgersi che e' un individuo, quindi non e' individuo ma oggetto.

      Quindi, anche, le persone cui vengono meno alcune facoltà' mentali per i motivi più' vari diventano non-persone?

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    9. Discorso interessante. Metafisica e dialettica per la maggior parte, giacché nel concreto si stabiliscono per forza di cose dei canoni aprioristci. Un po' come gli assiomi in matematica: indimostrabili ma ci sono perché servono.
      Bulutn, sorridere è il risultato sperato, che qui ci si dimentica spesso cosa sia la leggerezza nelle cose e quanto sia importante :)

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    10. E' ancora peggio.
      Non solo per diventare "persona" devi manifestare il tuo "cogito", cioè devi comunicare ma le persone che per qualche motivo perdono la capacità di comunicare perdono lo status di "persona" per diventare via via una "cosa", di cui qualcun altro può disporre.

      Se si decide che un embrione diventa persona solo a partire da una certa età stimata e prima è solo una cosa, allo stesso modo si può decidere che una persona, al verificarsi di certe condizioni stimante, può ridiventare una cosa. La logica è la medesima.

      In realtà la matematica non esiste perché "serve" ma perché è innata, la matematica è una parte del nostro "io", del modo in cui pensiamo (e quindi esistiamo). La matematica esiste perché noi pensiamo, quindi noi pensiamo perché la matematica esiste.

      Invece le cose dette sopra a proposito dello status di "persona" contro lo status di oggetto, è una questione economica.

      Ci sono state epoche in cui gli stranieri erano per definizione animali (appena sopra le cose) e gli uniche persone erano i compatrioti. Oppure epoche in cui le donne erano per definizione animali in quanto non dotate di anima. Si sono elaborate teorie razziali il cui scopo era sempre distinguere tra "persona" e "cosa", per potere poi disporre liberamente della "cosa".

      Ai giorni nostri, c'è la necessità di legalizzare l'aborto e per poterlo fare bisogna togliere al feto lo status di "persona". C'è la necessità di legalizzare l'eutanasia e per poterlo fare bisogna togliere all'infermo lo status di "persona", C'è la necessità di usare gli embrioni e le persone per esperimenti di vario genere, oppure per produrre bambini su commissione, quindi occorre dare e togliere lo status di "persona" a seconda della situazione.

      Se si usasse un criterio logico-matematico, niente di tutto questo sarebbe fattibile perché logicamente lo status di "persona" attiene al POTENZIALE e non può essere dato e tolto secondo criteri arbitrari. In altre parole, logicamente un essere umano esiste appena si incontrano il gamete maschile e il gamete femminile ed inizia la moltiplicazione cellulare. Un essere umano non smette mai di essere tale (per natura) qualsiasi sia la sua condizione clinica, e/o la sua capacità di comunicare.

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    11. Si, ho appena introdotto il concetto di "individuo potenziale" che include il concetto soprastante di "individuo pensante" come caso particolare.

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    12. Il concetto di "individuo potenziale" mi pare sensato.

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    13. Il guaio è che storicamente il "mistero" dello interruttore che fa scattare la scintilla della coscienza nella "materia inanimata" è stato risolto dalle religioni, attribuendo la coscienza ad un "alito divino".

      Di conseguenza, quando ci sono stati movimenti che contrastavano politicamente le organizzazioni religiose, nel tentativo di togliere "presa" alla loro predicazione, si è proceduto a negare il "divino" e quindi grossolanamente negare che esista il "mistero dell'interruttore".

      Negando il "mistero dell'interruttore", risalendo all'indietro, si deve negare giocoforza anche il "potenziale" della coscienza e quindi dell'esistenza come individuo.

      E' ancora più facile se si nega l'importanza/centralità dell'individuo anche a livello sociale e politico per ragionare solo di gruppi, categorie, classi e strutture di relazioni tra questi elementi.

      Da un estremo ad un altro. Ecco perché personalmente trovo rilassante la filosofia classica, che affronta la fisica dell'universo, seppure con lo strumento della parola.

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    14. Sono onorato per i vostri commenti e la loro qualità.
      Grazie.
      Segnalo un lavoro di questi giorni di Jacopo Simonetta proprio su Cartesio, sull'individualismo moderno, sull'individuo come essere pensante e sul tentativo (speculativo, a mio avviso, era necessario salvarsi dai roghi) di trovare una logica, un dimostrazione per l'esistenza di dio.

      Lorenzo, a me piace Gabriele D'Annunzio e lo considero un Grande. Quindi rischio proprio di essere decadente.

      bulutn: secondo alcuni pensatori (Sartre ma non solo, è una teoria anche della PNL), sostanzialmente non si può comunicare se non ad un livello "superficiale", proprio perché, come osserva Alahambra, ciascuno di noi ha dei canoni, degli assiomi esistenziali, che determinano semantica, ovvero la mappa base.
      Senza scendere in profondità, noto qui e altrove che è impossibile comunicare con le parole e l'unica dialettica fruttifera, capace di determinare un cambiamento sostanziale, è quello delle esperienze comuni vissute in prima persona.

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    15. UomoCoso, cosa ti posso dire. Su certe cose siamo inconciliabili.

      Lasciando da parte per il momento Dannunzio, nelle sue cause e nelle sue conseguenze e lasciando da parte la ridicola comparazione tra Cartesio e Campanella, che è una posa con le sue cause e le sue conseguenze, non sono affatto d'accordo con la tua citazione di Satre, il quale per altro era ovviamente un cretino, dato che: "In seguito Sartre diverrà un sostenitore dell'ideologia marxista e del conseguente materialismo storico".

      Si può comunicare qualsiasi cosa, solo che per poterla comunicare ad altri bisogna che sia chiara a noi stessi, quindi le cose che possiamo comunicare sono solo i concetti razionali.

      Quello che non possiamo comunicare sono le idee irrazionali ma questo non dipende dall'atto del comunicare, dipende dal fatto che queste idee non passano il "censore razionale" quindi non arrivano al livello delle nostra coscienza. Noi non "conosciamo" le nostre idee irrazionali, magari le "percepiamo" ad un qualche livello ma rimangono in tutto o in parte inafferrabili. Dato che queste idee non sono "note" a noi stessi, ovviamente non siamo capaci di comunicarle.

      A questo punto qualcuno farà la obiezione delle forme di comunicazione "implicite", non verbali, chiamale come ti pare, cioè forme di comunicazione che operano sotto il livello della coscienza, non come atto intenzionale ma come atto istintivo.

      Il nostro cervello si sa, è stratificato, nel senso che conserva organizzazioni dei nostri antenati primitivi. La ragione è che a seconda della situazione conviene avere un meccanismo di riserva. Per esempio davanti ad una minaccia improvvisa non conviene attivare il pensiero razionale perché sarebbe troppo lento, invece conviene attivare il cervello primordiale che scatena una reazione tipo "fuggi o combatti".

      Quindi è sicuramente vero che siamo capaci di comunicare a livelli sotto la coscienza, sotto la consapevolezza, quindi in modo inconsapevole. Il difetto è che questi modi di comunicare, risalendo a stati primitivi, funzionano in contesti primitivi, con la principale limitazione del contatto ravvicinato. Devi potere vedere una persona (distanza media), devi potere percepire l'odore di una persona (distanza ridotta), devi potere toccare una persona (contatto fisico).

      Nello stesso tempo queste forme di comunicazione non possono comunicare che "stati" molto grossolani", come "amico/nemico" oppure "sicurezza/pericolo" o ovviamente "pronto per accoppiamento/non pronto".

      Riguardo il rapporto tra arte ed emozioni, il nocciolo della questione è che l'arte può essere una comunicazione convenzionale, come un linguaggio e allora comunica concetti razionali (posto che uno conosca il linguaggio in questione), oppure può essere una comunicazione non convenzionale e allora di solito non trasmette gli "stati" dell'artista ma invece suscita degli "stati" in chi la osserva, non necessariamente corrispondenti. In sostanza due persone vivono due "stati emotivi" diversi davanti alla stessa opera.

      Riguardo il "qui e altrove", il tuo errore è aspettarti il cambiamento e questa è una cosa che ti continuo a ripetere. Devi smetterla di pensare di potere "convertire" la gente con cui parli. I tuoi interlocutori o sono capaci di fare da soli il percorso che porta da A a B, oppure no e tu non puoi farci assolutamente niente.

      Non è un problema della comunicazione, è ancora un problema interno, che pre-esiste la comunicazione, dato che la radice dei "problemi" a cui ti riferisci è ovviamente irrazionale.

      Prendiamo Satre, è una contraddizione essere "marxisti" ed essere razionali. Nonostante che (ironicamente) il marxismo si proponga come una teoria assolutamente scientifica e "materialista", mentendo spudoratamente perché si tratta di metafisica.

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    16. Il punto cardine è che per comunicare in modo efficace occorre avere un linguaggio comune. Se io dico mela e tu immagini una carota sarà difficile intendersi. Quindi prima di tutto, prima dei pensieri razionali, è necessario un substrato nel quale tutti gli intervenuti si intendano. Non credi Lorenzo?
      Voglio dire, se Bulutn si mettesse qui a sparare fisica a tutto spiano lei sarebbe perfettamente a suo agio ma di certo io non la capirei. E magari diremmo la stessa cosa senza saperlo mai.

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    17. No non credo.

      Non si inventa niente. Mettiamo che io e te viviamo su due pianeti diversi. Io non so niente di te e viceversa. Allora provo con qualcosa di elementare, tipo:

      I
      II
      III
      IIII
      V
      VI
      VII
      eccetera

      Tu, essendo alieno ma intelligente, rispondi con qualcosa di appena più complesso tipo:
      Cerchio
      Triangolo
      Quadrato
      Pentagono
      Esagono
      ecc

      Dai e dai, per incrementi successivi, mettiamo insieme un dizionario e una grammatica che ci permettono di "parlare" una lingua comune.

      All'inizio sarà elementare e si potrà usare solo per comunicare concetti elementari, poi via via si potrà perfezionare.

      C'è una unica discriminante, anzi due, il tempo e la determinazione.

      Se per ipotesi ci fosse una ecatombe e BuluCosa fosse l'unica fisica sopravvissuta, la prima cosa che farei io è metterla li a trasmettere TUTTO quello che ha in testa al maggior numero di bambini possibile. Non dovrebbe fare altro dalla mattina alla sera finché vive e nelle pause, mettere tutto per iscritto (oppure lo farei fare a 10 scriba che poi lei correggerebbe).

      Riguardo a "non saperlo mai" non è possibile. Se tu dici "carota" e io capisco "mela", prima o poi ci imbattiamo in un errore. A quel punto se te ne freghi, fine del discorso, altrimenti rispondi con "errore" e se me ne frego, fine del discorso, altrimenti io rispondo cercando di localizzare l'errore e di girarci attorno.

      Ancora, è questione di tempo e di motivazione.

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    18. Alahambra, è come la misurazione del tempo.
      Ciò che è sufficientemente preciso in un contesto, in altri contesti può diventare talmente impreciso da togliere il senso alle cose.
      Il minuto va bene per gli orari dei treni, se passi alla fisica delle particelle o alla nano fisicachimica è un tempo enorme.

      Quindi se parliamo di fresco e ombra, io dico albero, tu capisci albero e immagini una quercia, io dico albero immaginando un faggio. Non è un problema.
      Ora, se io ti dico vammi a comprare semi di albero e tu mi porti delle ghiande, io averei potuto aspettarmi delle faggiole, inizio a fare il muso storto etc. etc.

      Le nominalizzazioni di concetti e più astratti e non definibile rigorosamente è un... delirio.
      Sole le scienze esatte dure possono avere un linguaggio comune e un sistema formale ed efficace di descrizione della realtà.

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    19. Ancora no. Stiamo solo dicendo che ci sono degli errori. Se misuriamo la distanza tra casa mia e la casa di UomoCoso con il legnetto del ghiacciolo, otterremmo un errore grandissimo. Ma la cosa non finisce li. Essendo noi esseri dotati di ingegno, proveremmo con un bastone lungo dieci metri, errore più piccolo, poi con una corda lunga 100 metri, introducendo un altro tipo di errore, alla fine ci verrebbe in mente di usare gli angoli con la trigonometria e alla fine inventeremmo un laser con un meccanismi riflettente che ci darebbe la misura con un errore trascurabile.

      Non esiste un problema di comunicazione invalicabile. Esiste in problema prima della comunicazione, nella natura del messaggio. Come ho detto, non posso comunicare quello che non conosco.

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    20. Concetto interessante Lorenzo. Razionale come al solito. Detto così lo condivido ma diciamo la stesa cosa: si crea un linguaggio comune per arrivare a comunicare.
      Il cosa, il contenuto del messaggio, mi trova ancora d'accordo.
      E sì, prendere Bulutn e metterla a trasmettere la sua conoscenza in quella circostanza sarebbe probabilmente la cosa più razionale da fare posto che Bulutn non dovesse contemporaneamente occuparsi della propria sussistenza.

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    21. Possiamo dire che ci sono degli errori.
      Per la frescura e l'ombra della chioma, l'errore quercia <-> faggio non ha rilevanza, per altre cose sì.
      Quel che io sottolineo ancora, è che a volte sia le mappe che il mondo che esse rappresentano sono diverse e se si scende in prodondità o si va nel dettaglio o è necessario avere una rappresentazione precisa della realtà, questo non può funzionare.

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    22. > Prendiamo Satre, è una contraddizione essere "marxisti" ed essere razionali.

      La realtà è che nessuna persona può essere completamente incoerente (irrazionale) e neppure completamente coerente (razionale).
      Siamo alle solite: se Sartre sottolinea un aspetto della realtà che io ritengo precisa osservazione, il fatto che egli sia stato marxista non cambia nulla la qualità di quella osservazione.
      Essendo Sartre di formazione marxista, quasi certamente non condividerò molte delle sue cose, ma non significa che tutto sia da buttare.

      Io devo sempre difendermi dai fanatici che sclerano quando scrivo che le dittature, compresa quella fascista, franchista e nazista, hanno avuto dei pregi e ora devo subire il tuo martellamento antikomunista, Lorenzo.
      Insomma, la prendo a conferma che sono su una buona strada. ;)

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    23. Lorenzo: Se per ipotesi ci fosse una ecatombe e BuluCosa fosse l'unica fisica sopravvissuta, la prima cosa che farei io è metterla li a trasmettere TUTTO quello che ha in testa al maggior numero di bambini possibile. Non dovrebbe fare altro dalla mattina alla sera finché vive e nelle pause, mettere tutto per iscritto

      Spero davvero che non ci sia un'ecatombe e se ci sara' che ci sia almeno qualche altro fisico che sopravvive con me: perche' altrimenti mi aspetta un periodo lavorativo di quelli che nemmeno adesso, in piena subbmission di ben 2 + 1 proposal, nemmeno il mio capo e' tanto tiranno!!!

      (no, e' tiranno, sto mentendo, ma uno dei proposal l'ho mandato ed e' un gioiellino... l'altro sto finendo il budget adesso. Pregate per me che non si pianti il sito per l'online submission!!!)

      Divertitevi ragazzi, poi finisco di leggere!

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    24. UomoCoso, il mio "martellamento" è un elenco di fatti. Se hai tempo, non devi fare altro che usare Internet per documentarti sulla critica al pensiero marxista, cosi vedi che non si tratta di una mia fissazione ma che invece c'è tutta una bibliografia.

      Ovviamente la tua difesa per "sfumature di grigio" o se vogliamo "probabilistica", per cui Satre ha in parte torto e in parte ragione e il marxismo è in parte valido e in parte no, per me è inammissibile.
      La qualità della osservazione di Satre non esiste, infatti rifiuto anche quella.

      A margine, se dire che una cosa è sbagliata significa "sclerare" mi sa che dovrai inventare un nuovo termine quando mi vedrai "sclerare" sul serio.

      BuluCosa, la tecnologia ti viene in aiuto, infatti ovviamente ogni tua giornata sarebbe registrata, tranne i momenti in cui fai la cacca a meno che tu non riesca a trasmettere fisica anche seduta sulla tazza, nel qual caso ti riprendiamo anche li. La registrazione consente di non dovere ripetere le cose all'infinito, tranne dove serve.

      Inoltre, se l'ecatombe non risparmia nessun fisico ma risparmia qualcuno che è un po' sotto il fisico, quello che devi fare è riempire le parti mancanti, non partire dall'alfabeto. Una volta formata una prima classe di "fisici", l'evangelizzazione si delega a loro e tu passi alla seconda infornata.

      Non vuoi sapere cosa ti toccherebbe se oltre ad essere l'ultimo fisico tu fossi anche l'ultima donna...


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    25. "se si scende in prodondità o si va nel dettaglio o è necessario avere una rappresentazione precisa della realtà, questo non può funzionare."

      La "rappresentazione della realtà", cioè la "realtà" che immagina la nostra mente, non è ovviamente conoscibile quindi non è comunicabile, quindi NON CI INTERESSA.

      E' assolutamente ozioso dire che Lorenzo non saprà mai cosa intende UomoCoso con la parola "verde", perché potrebbe essere il "giallo" di Lorenzo e il "giallo" di UomoCoso potrebbe essere il "blu" di Lorenzo, eccetera. Il fatto è che UomoCoso non sa cosa significa "verde", cioè non sa se quello che il suo cervello immagina esista fuori da UomoCoso-pensante. Quindi, siccome non lo sa, non lo può comunicare.

      Quello che ci interessa è la "realtà convenzionale", cioè il fatto che quando Lorenzo dice "cavallo", UomoCoso pensa allo stesso animale e non importa se la forma, il colore, i suoi, l'odore, ecc siano gli stessi che percepisce Lorenzo. Quello che importa è che in un recinto con pecora, maiale, gallina e cavallo, UomoCoso e Lorenzo indicano lo stesso animale quando dicono "cavallo".

      In questo caso, se Lorenzo dice "cavallo" e UomoCoso indica il maiale, l'errore è evidente, quindi Lorenzo e UomoCoso, dopo avere localizzato l'errore in "cavallo - maiale" possono lavorare per aggirare l'errore, correggendo il dizionario convenzionale.

      Esisteva il detto "tutto cioè che è reale è razionale". Io invece direi che noi non sappiamo se esista qualcosa di "reale", fuori da noi, e le uniche cose che "sappiamo", cioè che appartengono alla sfera della coscienza, che possiamo girare e rigirare e che possiamo comunicare (intenzionalmente) sono necessariamente razionali.

      La relazione tra le cose che pensiamo e la "realtà" si può considerare solo da un punto di vista funzionale, cioè secondo il criterio del cavallo - maiale di cui sopra. Se io dico "cavallo" e tutti indicano lo stesso animale, funziona. Punto.

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    26. BuluCosa, la tecnologia ti viene in aiuto, infatti ovviamente ogni tua giornata sarebbe registrata, tranne i momenti in cui fai la cacca a meno che tu non riesca a trasmettere fisica anche seduta sulla tazza, nel qual caso ti riprendiamo anche li.

      1) ma dopo un'ecatombe secondo te si puo' contare sulla tecnologia??

      2) io sulla tazza non so insegnare proprio niente: voglio la mia privacy!!!


      Non vuoi sapere cosa ti toccherebbe se oltre ad essere l'ultimo fisico tu fossi anche l'ultima donna...

      3) Sai che bel (!) mondo una popolazione di individui geneticamente fratelli per parte di madre... sai le malattie genetiche che si perpetuerebbero... come nelle popolazioni delle isolette della Micronesia ("L'isola dei senza colore", libro bellissimo!) in cui le isolette, davvero ISOLATE nel bel mezzo dell'oceano, subivano di quando in quando tracolli di popolazione pazzesche; in cui nei colli di bottiglia alcuni individui molto prolifici perpetuavano le loro anomalie genetiche...

      Brrr!!!

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    27. Dipende dal tipo di ecatombe. Se cade un asteroide, difficile che sopravviva la tecnologia. Invece se sopravviene una epidemia le cose rimangono intatte.

      Eh no, in realtà tu dovresti produrre solo figlie femmine e lo stesso dovrebbero fare loro, bisognerebbe calcolare sulla base degli individui maschi esistenti, quando iniziare a produrre anche figli maschi.

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    28. Ah poi, sempre per via della tecnologia, congelando quello che serve, si potrebbero produrre figlie femmine per parecchio tempo.

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  4. ma si parla di zanzare o mutande ?

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    1. A proposito di zanzare, non tutti sanno che in realtà si nutrono di nettare dei fiori. Le femmine assumono sangue perché il nettare fornisce l'energia per il volo a maschi e femmine ma alle femmine servono le proteine per portare a maturazione le uova.

      Un'altra cosa poco nota è che le zanzare, anche se hanno delle prede preferite, non sono specializzate e se costrette pungono qualsiasi cosa, non solo mammiferi ma anche uccelli, rettili, anfibi ed altri insetti (nel qual caso non succhiano sangue perché non ce l'hanno ma emolinfa).

      Inoltre, la maggior parte delle zanzare di giorno si nasconde nei luoghi bui, per esempio dove la vegetazione è fitta oppure nelle cavità degli alberi (o ovviamente, degli edifici). In città per la maggior parte si riproducono negli scarichi (tombini, fogne di vario tipo, ecc).

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    2. Sembra la rubrica "Forse non tutti sanno che..." della Settimana Enigmistica, a cura di Lorenzo Angela.

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    3. Abbiamo trasmesso "Spigolature". *_*

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    4. Zanzare e mutande.

      Per oggi passo eh :D

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    5. Le mutande celano il centro del mondo.
      Da ciò che è sotto la mutanda viene tutto.
      Gustave Courbet lo aveva raffigurato molto bene. :)

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    6. Le mutande non servono a celare. In origine la gente portava lo stesso vestito per mesi, senza cambiarlo. Per evitare che puzzasse troppo, era necessario cambiare frequentemente le parti più soggette a raccogliere secrezioni, da cui il concetto di "mutanda", cioè un capo di vestiario che si cambia di frequente.

      Poi per le donne e gli uomini ci sono due problemi differenti, gli uomini secernono meno sostanze però hanno bisogno di contenere/sostenere i genitali esterni per potersi muovere liberamente. Da cui due tipi di mutande diverse (e UomoCoso che se le cambia ogni tanto).

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Rumore, robaccia fuori posto, pettegolame, petulanze, fesserie continuate e ciarpame vario trollico saranno cancellati a seconda di come gira all'orsone.