lunedì 28 settembre 2015

Viene, s'alza e se ne va - 4

(Viene, s'alza e se ne va - 3)

Sabato sono tornato con un piccolo gruppo di cinque, al borgo fantasma visitato con _zzz a giugno (v. "puntata" 3 e poi a ritroso). Una dei partecipanti aveva dimenticato gli scarponi a casa e ... al volo ho deciso di seguire un percorso più facile che poteva essere affrontato anche con calzature leggere lungo una strada forestale lunga ma con poco dislivello che arriva ad un centinaio di metri dal paesino morto.
Devo dire che... è stato meglio così, visto che avevo avuto dissenteria prima di partire e poi. anche la sera tornato a casa, devo essermi preso il virus caccarello e non ero granché in forma.
Ho trovato il borgo un po' incasinato, il segno di visite moleste di qualche persona indegna. Essi non hanno avuto la fortuna dell'insegnamento di mio padre :- Lascia i luoghi come li hai trovati o meglio!
Insomma alcuni usci erano stati aperti, hanno lasciato delle bottiglie di plastica, roba spostata negli interni e fuori. Voi non potete immaginare l'impatto estetico devastante della plastica in ambienti sia pur in disfacimento ma pur sempre integri come quello. Ecco, se io dovessi trovare l'Epiteto, il termine Dispregiativo per questo orribile mondo liquido / (post)modernista è proprio plastica.

Il senso di precarietà che dà quel nucleo di memoria in disfacimento è incredibile. La giornata più nuvolosa ha contribuito, l'approssimarsi dell'autunno aumenta la percezione di precarietà, di finitezza. La quinta e la sesta foto spero diano la percezione, nella vista dal versante emiliano, da nord, di come esso sia perso, mangiato da chilometri di boschi. Ancora una volta quel giro inquieta, diventa un esercizio spirituale camminato.
Uno dei temi della proposta era il bramito dei cervi che, dal tardo pomeriggio (avevo posticipato appositamente l'inizio dell'escursione) hanno iniziato a duellare acusticamente. Sono veramente impressionanti e udirli in mezzo a chilometri di boschi ne amplifica ulteriormente l'effetto.
Eravamo distesi su un prato vicino allo stallone in rovina pure quello, poco sole, già il fresco, mi ero appisolato un po' per la debolezza della dissenteria un po' perché avevo dormito poco, sentivo le chiamate di qualche poderoso maschio a qualche centinaio di metri di distanza e poi, su altri versanti, sopra sul piano sul monte sopra e dall'altra parte della valle, altri maschi rispondere incazzerecci :- Guarda, bello, che qui ci sono io!

Ancora una volta ho notato la grazia di quegli ambienti per quanto poveri fossero e grama la vita condotta da quegli avamposti umani. E l'effetto rinvigorente, l'energia che il contatto con la natura dà, anche a persone delle arti e dello spettacolo e le loro vite "dure d' ritmi e ambienti artificiali" come questa volta.

Devozione mariana

La stanza per i figli, al di là della parete in assi

Tra Caravaggio e Morandi

Secoli di vita grama

La selva si riprenderà tutto

Deserto colmo come nulla di vita


13 commenti:

  1. In linea generale meglio non entrare in edifici disabitati, sia perché non è roba tua, sia perché c'è il rischio di farsi male.

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    1. > c'è il rischio di farsi male
      Su alcuni interni, infatti, ci siamo affacciati solo dall'uscio: gli impalcati erano messi poco bene.

      > non è roba tua
      Sai, mi piacerebbe capire osservare senza toccare di cosa sarebbe lesivo?
      Se portassimo la tua posizione al limite, ricercatori, archeologi, antropologi non potrebbero fare alcuna ricerca perché metterebbero il naso in luoghi che non sono/erano loro.
      La proprietà qui perde talmente di senso che... gli edifici stanno andando in malora.
      Ci sono edifici di pregio che stanno andando in malora perché i proprietari li trascurano (un caso frequente sono le liti pazzesche per questioni ereditarie) e la proprietà privata diventa un feticcio assurdo che porta alla distruzione di quanto dovrebbe essere da essa tutelato.

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    2. Infatti gli archeologi prima devono avere dei permessi per potere "mettere il naso" in un posto qualsiasi. Gli archeologi normalmente non operano per proprio conto ma con l'autorità dello Stato. Quelli che intendi tu non sono gli archeologi, sono i tombaroli.

      A parte le leggi che proteggono la proprietà privata e anche la proprietà pubblica, che in questo Paese alla vigilia dell'apocalisse lasciano il tempo che trovano, è una questione di educazione, semplicemente non si entra in casa d'altri, se non per una causa di forza maggiore.

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    3. Quello è un luogo proprio interessante.
      Io lo considero un posto di esercizi spirituali sulla caducità, sulla precarietà e pure sulla brevità della vita ma lo è anche per altre cose.
      In quel posto derelitto e in disfacimento che senso ha la proprietà privata come ente da rispettare a prescindere?
      Ora, poiché non abbiamo neppure aperto degli usci (tanto meno forzato etc.) per entrare, un osservatore proprietario non avrebbe alcun modo di accorgersi della nostra visita. Essa è semplicemente non osservabile o rilevabile.
      Aggiungo che nell'unica casa in cui siamo entrati, quella con gli immagini di interni, una delle stanze aveva un serramento aperto e spalancato da cui, con la brutta stagione, entrerà acqua e neve, contribuendo al degrado delle murature e statico.
      Ecco, l'unica cosa che ho fatto e di cercare di accostare gli scuri esterni in modo che entri meno acqua.

      Insomma, dal punto di vista ideologico, la proprietà in situazioni così al limite rischia di diventare un feticcio. Se considerassi la proprietà privata come tale, non potrei raccogliere rifiuti in giro, non potrei devitalbizzare gli alberi, non potrei tentare di chiudere i cancelletti che delimitano le aree pascolive in montagna lasciati aperti da qualche coglione, etc. .

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    4. ma uomo, tu hai capito di chi sono queste case ?

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    5. UomoCoso, sono fatti tuoi.
      La considerazione è che abbiamo sensibilità diverse.

      La prima cosa che noto nella tua risposta è: "un osservatore proprietario non avrebbe alcun modo di accorgersi della nostra visita", a cui ovviamente io rispondo a mia volta con: "ma tu lo saprai". Cioè io mi comporto come credo sia giusto non in funzione di "un osservatore" ma in coerenza con me stesso. Non mi mi comporto in maniera diversa con o senza lo "osservatore". Prego notare che la logica dello "osservatore" è abbastanza vicina a quella per cui qualsiasi cosa non sia imbullonata in terra in molte parti di Italia è considerata a disposizione del primo che passa.
      Inoltre...
      Non solo io non entro in casa d'altri se non sono costretto ma se un luogo per me ha una valenza "spirituale" o "simbolica", a maggior ragione non lo "profano".

      Riguardo il resto, se porti giù dalla montagna una bottiglia di plastica non fai un danno ma la regola generale vorrebbe che tu lasciassi le cose come le hai trovate. Capisci che tu hai lo stesso "diritto" di togliere la vitalba che avrebbe Mario a togliere i castagni.

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    6. Francesco, non ho assolutamente idea. Come potrei conoscere i proprietari di case abbandonate anche da cinquant'anni?

      Lorenzo, inizia a diventare una discussione capziosa. Ovviamente io ho delle sensibilità che tu non hai e viceversa e potremmo aprire una ampia e articolata discussione sul fatto che portare a valle i rifiuti abbandonati in proprietà private altrui sia rispettoso o meno, se sia più importante la proprietà privata di un albero morto perché sepolto di vitalba o la proprietà un po' meno privata di un albero che è stato liberato dalla vitalba.

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    7. no, ok questo lo so. io intendo se sai se è gente o si è spostata a 3 km di distanza giù a valle oppure abita a Livorno, ecco.....

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    8. Io conobbi, con A-Woman, solo le due ultime abitanti, madre e figlia (dovrei cercare nel diario della ex-coppia, con qualche ricerca "al volo" non ho trovato la pagina in cui forse raccontai quell'uscita).
      Già a quel tempo erano rimaste da sole.
      Mi ricordo che dissero che alcuni abitanti erano andati nel centro abitato più vicino, altri in città. Ma non ricordo di più.

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    9. UomoCoso, te lo dico in amicizia, è questione di coerenza.
      Noto in te una tendenza a giudicare in maniera draconiana gli altri e ad essere indulgente con te stesso, giustificando la cosa con il "fine superiore" che giustifica i "mezzi".

      Per sapere qualcosa del borghetto secondo me bisogna chiedere negli uffici del Comune nel cui territorio si trova e magari nella parrocchia di competenza. Sono i due luoghi dove, se esistono, ci sono i documenti.

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  3. In questo periodo girano un scaco di virus molesti, e' tipico del cambio stagione e dei primi sbalzi di temperatura. Mi ha fatto ridere la definizione "visrus cacarello". :) Non oso immaginare la situaizone del "poi" a cui fai cenno. Bisogna essere un po' attrezzati in questi casi. Ma un cespuglio nel bosco si trova sempre. :)

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    1. Il mio poi fu, per alcuni secondi, il cesso di casa mia una volta rientrato. Se solo avessi tardato un minuto in più (è molto mentale tutto questo, come per i colpi di sonno) me la sarei fatta addosso.
      Domenica già meglio: ho un buon sistema immunitario. :)

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