domenica 13 settembre 2015

La realtà qui fuori? - 1

Avevo consultato le previsioni e le mappe dettagliate: conoscendo un po' l'Appennino e come si pone rispetto a flussi da ponente, avevo deciso che avremmo fatto l'uscita. Non alto appennino, in quello saremmo incappati in brutto tempo, ma medio appennino (zona che, peraltro, forse non molti lo sanno, è siccitosa, con piovosità che può arrivare a 700mm l'anno, perfino un terzo o un quarto rispetto al versane orografico “tirrenico”). Le nuvole per effetto stau erano visibili a sud, poi diventate via via più plumbee. Era caldo, con sole e nuvole alte e sottili, quando siamo scesi dall'auto.
Circa due ore e mezza dopo, eravamo di ritorno a escursione interrotta, con le cerate sotto un rovescio intenso, arrivati all'auto in tempo per evitarne, in meno di mezzora, decisamente più ruvido.

Ho appena letto La tenaglia immigrazione e dissimulazioni dallo stato di eccezione "kalergico"(effetti a cause "ignote"...) e i commenti. Ho avuto alcune impressioni ma... non vorrei allargarmi troppo.Per farla breve: tentativo di tessitura dei livelli giuridico, costituzionale, finanziario, monetario, migratorio per spiegare alcuni problemi complessi. Beh, almeno su alcuni problemi, come quello dello tsunami migratorio, siamo d'accordo.
La costituzione (io la scrivo con la ci iniziale minuscola) usata per smentire e smontare tesi e lavorio antinazionali. Sì, suo accorto, usare le armi del nemico e il fideismo della costituzione più bellissima del mondo, contro i piani di manipolazione delle menti da parte delle castalie, quelle che cianciano la costituzione per svuotarla e usarla contro di te. In chiave sociale il riferimento a diritti è frequente. Non so se è un antagonista di un centro sociale o di qualche predicatore sinistro sì global che scrive: diritti, diritti, diritti. Ancora l'uso accorto?

Cosa c'entra con il giro?
Abbiamo attraversato una delle molte zone di vita grama del medio appennino che, in Emilia, è caratterizzato da distese enormi di argill(acc)e plioceniche, incistate da frequenti resti ofiolitici degradati. Sono terreni miseri, anti-biotici, siccitosi d'estate e impossibili nella stagione non siccitosa. Nel piccolo boom demografico del XIX secolo vennero colonizzati ma rimasero posti grami, coltivati a seminativo, poi furono arature, erosioni, abrasioni, calanchi, frane, dissesti, dalla povertà alla maggiore povertà, dalla miseria a quella ancora più cupa. Alcuni toponimi ricorrenti - Ca' Inferno (spesso ai piedi di calanchi), Ca' Fame, Ca' Sete -  dicono tutto. La fine dell'estate, questa merdosa africana, ha lasciato provata la flora e il colore più frequente il giallo-bruno, alberi già in defoliazione per il secco, crepe e fessure nel terreno. L'azzurro/bluastro/rossastro di pareti calanchive testimoniano un ambiente infernale, lunare. In mezzora di rovescio siamo passati dal subdesertico di polvere e cretti ad avere scarpon(cin)i enormi, pesantissimi, di palta di creta prima sotto le suole, poi intorno a tutta la calzatura, come la zavorra in piombo sotto ai piedi di Mitchell, Shepard, di Aldrin e Armstrong.
In pochi chilometri e pochi minuti siamo tornati nella natura aspra e feroce, abbiamo avuto intuito di quanto fosse grama la vita qui. Negli anni 60 l'appennino si svuotò per creare i mostruosi tumori periferie delle città lungo la via emilia, dai campi di stenti, alle fabbriche di un salario regolare in formicai umani.
Un gasista diceva che l'Italia è sempre stata misera, sovrappopolata, tante bocche, poco frumento, niente ciccia, pochi denti van via anche quelli. Vi avevo fatto vedere alcune case di vita gramaabbandonate, fuga dalla miseria.
Sorrido quando sento parlare di pari diritti inviolabili, fondamentalissimi, de il problema, causato da tale adesione [a trattati e meccanismi economici, finanziarie e normativi sovranazionali], della "scarsità di risorse", il problema dello smantellamento dello stato sociale.
Ignorare la storia, la realtà, la contabilità aritmetica delle risorse, dei bilanci tra risorse disponibili e quelle richieste, l'ecologia.
Ho osservato calanchi e paleofrane, sono stato nella siccità subdesertica e poi in palte e pantani, stessi luoghi in un tempo di una manciata di minuti. Ho osservato la ferocia della natura, come essa ha smantellato in un epsilon di tempo (geologico) le comunità umane.
I diritti fondamentalissimi, l'ordoliberismo e il pareggio di bilancio brutto, cattivo.
La storia? il mondo e la realtà qui fuori?


(unuomoincammino)

31 commenti:

  1. Accantoniamo per un attimo la faccenda del "Piano", che secondo me diventa via via più evidente ogni giorno che passa.

    Il problema che sta dietro tutti i grandi discorsi che leggi/senti in questi anni è che, tramite opportuno lavaggio del cervello, ormai la gente ha incistato in profondità il concetto che "sociale/collettivo" sia sinonimo di "bene".

    Aggiungo il dettaglio non secondario che la "destra" della vulgata popolare italiana in realtà è ancora "sinistra".

    Il fatto è che non si riesce a capire che la "libertà" esiste sono come emanazione dell'individuo e che tutto quello che sta intorno all'individuo può essere "libero" solo nella forma di associazione tra individui, che ovviamente si associano in funzione di un interesse comune, non per un disegno divino o per un principio morale superiore.

    La "democrazia" dovrebbe essere la massima espressione delle libertà individuali possibile in una comunità di una certa complessità. Ma libertà individuale è necessariamente il contrario di "sociale/collettivo", sopratutto quando il "collettivo" non è la somma degli interessi individuali ma è una entità autonoma, con interessi propri, che si impone sull'individuo, lo asservisce.

    A chi può piacere essere servo di un collettivo, a parte una formica? A persone con gravi problemi di personalità, che vivono la idea dello "Individuo" come una minaccia, un pericolo, un rischio inaccettabile, un po' come il bimbo che non trova la mamma in mezzo ad una folla. Queste persone non nascono cosi, tranne eccezioni patologiche. Vengono condizionati. Vengono condizionati perché le elite esistono solo se esistono i servi e al giorno d'oggi gli strumenti per condizionare le persone sono estremamente economici, pervasivi ed efficaci.

    La penetrazione della propaganda sulla immigrazione dipende dal fatto che il terreno è stato preparato per decenni sulla base del "sociale/collettivo" come difesa contro la paura dello stato di "individuo". Estendere il più possibile i "diritti", cioè le tutele della "collettività", includendo ogni essere umano, rassicura la prima categoria nostrana che a maggior ragione queste tutele saranno sempre e comunque garantite. E' una versione più sofisticata della massima "dove c'è da mangiare per X, c'è da mangiare per X+1"

    C'è un prezzo da pagare. Cioè per essere tutelati dal collettivo bisogna rinunciare ad ogni pretesa di auto-determinazione. Il servo non decide della propria vita. Ancora, l'idea di abbandonare lo Stato - Nazione per diventare cittadini di una aggregazione tra Stati, priva di qualsiasi tradizione, viene accettata con entusiasmo perché in cambio si promette alla prima categoria che questa entità amministrativa sovra-nazionale sarà una mamma ancora più accogliente, buona e solerte nel provvedere tutele ai servi.

    Sempre meno libertà pur di avere la scodella di pappone garantita. Tutto li.

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    1. I marciatori scalzi non marciano per gli altri, marciano per se stessi. Nelle loro menti storpiate c'è l'idea che incrementando i "diritti" per tutti, le tutele di cui loro stessi beneficiano, saranno rafforzate, incrementate, preservate.

      I marciatori sono spaventati a morte dalla idea opposta e cioè che la revisione del concetto dei "diritti", cioè delle tutele che il "collettivo" provvede, li costringa a pensare a se stessi come "individuo", quindi a dovere fare i conti da una parte con la libertà e dall'altra con le responsabilità connaturate.

      Il modo di pensare di questa gente è palesemente irrazionale e anche palesemente auto-distruttivo. Infatti è evidente che il meccanismo "rinuncio alla libertà in cambio della tutela" è insostenibile perché un popolo di servi non produce la ricchezza necessaria a mantenere le tutele a tempo indefinito.

      E qui veniamo ad uno dei corollari della situazione presente, quello della "austerità" contro "gli investimenti pubblici". Se tu fai notare ai marciatori scalzi che siamo piegati sotto il peso di un indebitamento insostenibile e che lo "stato sociale" sta collassando perché, pur pagando una quantità di tasse che ci sta impoverendo, queste non bastano a coprire la spesa, ti rispondono che il "dotto economista" dice che aumentando il debito aumenta il PIL, quindi nella peggiore delle ipotesi non ci impoveriamo, nella migliore ipotesi aumentando il debito ci arricchiamo.

      Ma perché sostengono la fanfaluca del "debito infinito - PIL infinito"? Perché banalmente vogliono la sicurezza dello stipendietto e della pensioncina. Farebbero letteralmente qualsiasi cosa, andrebbero dietro a qualsiasi pifferaio magico.

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    2. > I marciatori scalzi non marciano per gli altri, marciano per se stessi.
      > Nelle loro menti storpiate c'è l'idea che incrementando i "diritti" per tutti,
      > le tutele di cui loro stessi beneficiano, saranno rafforzate, incrementate, preservate.

      Osservazione pertinente.
      In questa pagina e in altre precedenti sottolienavo che NON è l'unico propellente per il problema: si agitano come tonnarelli estratti dall'acqua per tenere a bada le proprie pulsioni salvifiche, i propri ego smanianti di morale, per distrarsi dai propri problemi. Poi ci sono anche le nevrosi e le fissazioni ideologiche (come sfasciare il sistema esistente), pulsioni sadiche e masochistiche travestite mischiate a farneticazioni ideologiche, le uguaglianze per tutti che significa che io che lo blatero sono più uguale, superiore a te (secondo me sono così stupidi che non si rendono neppure conto di quello che buttano fuori dalla bocca).

      Seguono le furie contro l'aritmetica dei bilanci e poi le buffe teorie anti austerità, facciamo il PIL a furia di debiti.

      La stragrande parte della popolazione ormai è talmente ottenebrata dalle proprie credenze che ha sovvertito cause ed effetti, fondamenta e ciò che dovrebbe stare sopra.
      La pazzia si vede negli effetti.

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  2. dì al gasista che l'Italia non è più misera da qualche decennio.....

    ps: ti ho risposto da me

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    1. Correzione. L'Italia del Nord ha una economia assimilabile a quella della Germania e con la ricchezza prodotta li si mantiene il Sud che altrimenti sarebbe più o meno come la Tunisia.

      L'Italia in generale, cioè nell'insieme, non è MAI stata "misera", il gasista ha la solita visione distorta un po' ideologica e un po' senza cognizione storica. L'Italia non per caso è stata il centro dell'impero romano e non per caso la meta ambita di tutte le migrazioni e le invasioni che percorrevano l'Europa, dalle colonie greche ai Normanni.

      Ci sono delle zone meno floride di altre, necessariamente, come dappertutto. CI sono state delle crisi demografiche, dovute a varie cause e delle epoche di aumento della popolazione. Ci sono state epoche di emigrazione.

      Il vero problema dell'Italia non è mai stata la produttività della terra, seppure la orografia ci obbliga alle produzioni intensive. Invece il problema è stato prima l'espansione araba che ha tagliato le vie commerciali verso l'Asia e poi l'apertura delle rotte commerciali oceaniche che ha implicato un ruolo del tutto periferico per l'Italia, ai margini della Europa continentale e affondata in un mare mediterraneo chiuso e asfittico.

      In sostanza la "miseria" dell'Italia è stata che dopo le Crociate la Storia si è fatta altrove.

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    2. x Francesco:
      > 'Italia non è più misera da qualche decennio

      e sta tornando a ciò che è stata per secoli. Non cito statistiche sulla diffusione della povertà etc. O servono i collegamenti a qualche documento, Francesco?

      x Lorenzo:
      > L'Italia in generale, cioè nell'insieme, non è MAI stata "misera"
      Questa è un affermazione falsa.
      I miei mi hanno raccontato la miseria che hanno superato in tempo di guerra e la povertà a volte estrema che caratterizzava anche il tempo ordinario, di "non guerra". Ci sono anche delle pagine qui dentro in cui ho riportato alcuni loro racconti.
      Emigrazioni, fame, analfabetismo, famiglie troppo numerose per le magre fonti di sostentamento, malattie, etc.

      Quanti aneddoti vuoi, in quale provincia?
      pellagra, scorbuto, pediculosi, alcolismo, vite brevi,
      Poi c'è stato il venticinquennio 1950 - 1975 delle vacche grasse e ora si sta tornando a (peggio di) prima.
      L'Albero degli zoccoli lo avete visto?
      Avete mai visto come si viveva nel Polesine? nel foggiano?

      A volte mi chiedo in quali ambienti viviate tu e Francesco.

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    3. Ho scritto "nell'insieme". Quello che tu non consideri è che il malessere e il benessere sono concetti RELATIVI. Non solo nel contesto dell'Italia ci sono sempre state aree depresse e aree relativamente prospere ma devi confrontare l'Italia con il resto del mondo.

      UomoCoso, cerca di unire i puntini: se in Italia c'è il 40% di tutte le opere d'arte del mondo dipende dal fatto che in Italia, per un motivo o un altro, cera abbastanza surplus di risorse da rendere possibile spenderle nel creare cose belle ma INUTILI. Certo, si costruivano palazzi e qualcuno moriva di fame ma nel complesso per costruire il palazzo il territorio deve consentire l'accumulo di risorse.

      Non ricordo esattamente le parole del Marchese del Grillo ma era una cosa tipo "voi stavate nelle caverne co' la pelle d'orso in testa noi eravamo già froci!".

      Come ho scritto, la botta vera alla "economia" dell'Italia non dipende dalla povertà o ricchezza dei suoli, dalla agricoltura ma dai commerci. Mentre il nord Europa si arricchiva con commerci terrestri e sopratutto navali e costruiva imperi coloniali, l'Italia rimaneva tagliata fuori per ragioni topografiche e quindi rimaneva indietro.

      La causa primaria è quella che ho scritto e cioè che l'espansione araba (e poi turca) tagliò le tratte commerciali verso l'Asia, oltre a rendere anche molto rischiosa la navigazione nel mediterraneo. Colombo parte dalla Spagna per cercare di aggirare i "Mori" e raggiungere l'Asia dalla parte opposta. Una spedizione del genere non era concepibile dai Genovesi che non avevano sbocchi sull'Atlantico e che si concentravano sulla protezione delle loro rotte e piazzaforti storiche.

      L'emigrazione, la fame, l'analfabetismo erano endemiche ovunque. CI sono stati tassi di "crescita" diversi in base a diverse epoche storiche. L'Italia unita per prima cosa cercò di recuperare terreno facendosi il suo piccolo impero coloniale e la guerra di Mussolini fu scatenata proprio dal blocco che la Società delle Nazioni aveva imposto contro la politica imperialista italiana (con somma ipocrisia ovviamente).

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    4. Giustamente, bisognerebbe capire cosa si intende per povertà, per miseria, per benessere.
      Non solo: il fatto che, come scrivevo, l'agio diffuso diventa un problema (vedere la distruzione cementizia del paese) e che la concentrazione delle risorse portò a questo giardino di arte unico al mondo (sacrifici e miseria per molti nel ducato di Mantova ma poi è rimasto il palazzo del Te, il teatro a Sabbioneta, etc.).

      L'emigrazione è l'ovvia conseguenza della sovrappolazione e di altri problemi, ma in primi, della sovrappopolazione, ovvero un impronta ecologica che non può essere soddisfatta.

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    5. Io la metterei in maniera più spietata, in un sistema competitivo, o cresci (nel senso di evolvere, assumere nuove e migliori capacità) oppure invecchi (nel senso di avvizzire, perdere capacità prima possedute).

      Nel caso dell'Italia a seconda dei momenti ci sono stati periodi di espansione in cui i nostri avi hanno sviluppato maggiori capacità rispetto ai concorrenti e periodi di contrazione in cui i nostri avi hanno perso capacità rispetto ai concorrenti.

      I fattori topografici che ho descritto sopra (non ho menzionato la colonizzazione delle Americhe) sono stati quelli che hanno causato la contrazione che ha messo l'Italia in secondo o terzo piano rispetto alla Europa del tempo e che ci siamo portati dietro fino al '900.

      Per quello mi dava fastidio il discorso del Cubo di Venezia, perché ancora oggi insistiamo a celebrare i "fasti" delle epoche di gloria come se fossero perduti per sempre. E' un discorso che andava bene quando venivano in visita gli Inglesi dell'800 ma che oggi non ha alcun senso.

      Come sai, noi non abbiamo il problema della sovrappopolazione, abbiamo il problema di essere invasi da aree sovrappopolate perché non abbiamo la forza per ricacciarli indietro, cioè di imporgli un fattore limitante.

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    6. > noi non abbiamo il problema della sovrappopolazione

      No, come so e tu sai noi abbiamo un grave problema di sovrappopolazione anche prima dello tsunami migratorio che peggiora una situazione già gravemente deficitaria (vedere grafico qui, dagli anni 60 in poi).

      Il mio ideale, lo chiarisco, è l'autarchia su base provinciale: produrre, gestire, smaltire su base poco più che comunale, con qualche limitato scambio: mi porti le arance di inverno (qui non crescono) , ti vendo l'aceto balsamico (là il lambrusco proprio non viene), non, come avviene ora, che tu mi porti i cosci di maiale dal Belgio e il vino dal Cile, come se in Lombardia, in Emilia, in Molise non potessimo produrre i nostri maiali e i nostri vini (che non sono sufficienti).

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    7. UomoCoso, l'Italia attuale avrebbe un saldo demografico negativo se non fosse per gli invasori. Il problema attuale che vedo io non è nel numero di persone ma nel livello dei consumi. Secondo me si potrebbe vivere meglio semplicemente razionalizzando e assecondando lo status quo.

      Ovviamente abbiamo contro il "Piano".

      Però anche il tuo radicalismo che vorrebbe una diminuzione della popolazione di quattro quinti è abbastanza inutile.

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    8. Il saldo demografico negativo sarebbe stata la fortuna che ci avrebbe riportato ad una sostenibilità nazionale.
      Se hai un deficit e debito, sarebbe stata una riduzione del deficit annuale (che non significa che sarebbe diminuito il debito).

      Certamente ci sono consumi e sprechi spropositati.
      Si pensi solo alla pletora di esami sanitari prescritti da una pletora di medici passacarte che non sanno più fare visite e diagnosi.
      Eccetera eccetera.
      Poi c'è il piano, Sì sì, quella roba con le sue molte osservabili. Poi lo si chiami come si vuole, io osservo gli effetti.

      Sfruttando la potenza dell'esponenziale a base positiva e minore di u no la popolazione diminuirebbe molto velocemente fino a rientrare nella portanza locale.
      Poi c'è il problema che bisognerebbe estendere il processo fuori e difendere il territorio dalle invasioni.
      Per tornare allo scambio con Daosit, per l'acqua che è la cosa più difficile da trattenere si sono fatte dighe colossali, si può fare anche con gli homo.
      Ma il piano non solo non vuole ma ha progettato il contrario.

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    9. Io osservo le cose nel mio intorno. La quantità di cose inutili in cui si seppellisce la gente che conosco, familiari, amici, è incredibile. La Sanità è un Vaso di Pandora che possiamo aprire un'altra volta ma prima di arrivare li possiamo guardare le abitudini delle persone, dal contenuto del frigorifero ai gadget della automobile.

      L'altro giorno salgo sulla auto di un mio amico, come sai io non ne possiedo. Pronti via, si alza un HUD, tipo areo da caccia, che proietta davanti al guidatore delle informazioni in trasparenza, a fianco si gira un coso e rivela uno schermo multifunzione, il tetto scorre e rivela un vetro sopra l'abitacolo, ping ping fa un cicalino e sullo schermo c'è la telecamera a colori per il parcheggio assistito, eccetera, eccetera.

      Non solo potremmo/dovremmo discutere il dato di fatto di minimo due auto per famiglia ma ogni auto è uno spettacolo barocco di gadget elettronici assolutamente inutili, che poi hanno dietro e davanti tutta una filiera.

      Vale per tutto, c'è gente che va in giro con biciclette da tremila euro. Incluso un nero che ho incontrato l'altro giorno che sicuramente la bicicletta l'ha "trovata".

      Boh.

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    10. Sono anni che sottolineo che è stato creata, speculativamente, un colossale falso ideologico e di modello associando, del tutto impropriamente due dimensioni ortogonali (e, a mio avviso, spesso incompatibili) ovvero consumismo ed edonismo.

      Le persone si riempiono di oggetti possibilmente più costosi possibile, questo peggiora molte cose, esse sono più frustrate e ricorrono a maggior consumismo per compensare.
      E' come se una persona inappetente che non trova mai gusto nel cibo perché continua a mangiare, a smangiucchiare, cercasse cibi sempre più costosi, falsi, elaborati, per ottenere una qualche piacere e li mangiasse in maggiore quantità e frequenza.
      Non funziona.

      Aggiungo l'ovvio, ciò che va a smentire le fanfaluche del razzismo positivista (essi sono migliori perché poveri (?), migranti, e altre stupidate del genere): le masse che arrivano sono perfino peggio in termini di compulsioni consumistiche e servizistiche, come posso osservare tutti i giorni quando osservo atteggiamenti e usi di molti invasori.
      Gli invasori sono ancora più consumisti di noi e questo è uno dei peggio nel peggio: le orribili pacchianate di neo riccastri idioti sono solo la ciliegina sulla torta. essi fanno cose peggiori non perché siano peggiori (il peggio è egalitario) ma perché hanno i mezzi per farlo. Prendi un cialtrone balordo senz'arte ne parte, invasore, lo riempi di soldi e guarda cosa fa (parlo statisticamente).

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    11. Io vedo che la maggior parte delle persone adotta dei "modelli di comportamento" in maniera assolutamente passiva, senza soppesarli.
      In questo consiste l'ostacolo principale ad ogni ipotetico cambiamento in meglio.

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  3. Prima cosa: la libertà parte dall'accettazione della morte come qualcosa di procrastinabile ma inevitabile.
    Seconda cosa: a tutta la questione dei commerci si dà più importanza di quella che, concretamente, ha.

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    1. Secondo me invece la morte è un evento inconcepibile. La libertà consiste nella facoltà di decidere per se stessi e di assumere le responsabilità conseguenti. Il contrario della libertà è la tutela, cioè quando qualcuno decide al posto tuo e non hai la responsabilità delle tue azioni. La prima condizione dovrebbe essere lo status di "uomo adulto", la seconda condizione quella di "infante".

      La questione dei commerci secondo me è la questione degli imbrogli. Il commerciante onesto è un po' come il lavoratore statale, un ossimoro. Questo significa che le persone che non vivono di "fare" ma vivono di "vendere", tendono necessariamente a sopraffare tutti gli altri. Non è tanto la attività del commercio ad essere predominante, sono le persone che la esercitano.

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    2. E rieccoci col "lavoratore statale"...

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    3. MKS, da quello che ho capito tu hai tutte le qualità per rimanere indifferente a quella categoria statistica.
      Insomma, anche io sonoi taliano ma non per questo autossicodipendente o ndranghetista, non caccio i rifiuti per terra, etc. .

      Non solo si dà troppa importanza ai commerci, ma la religione (neo)liberista afferma che rendere commercio e negozio tutto sia la panacea di tutti i mali. Come tutte le religioni, anche questo ama le mezze verità: ovvero sottolinea l'inefficienza del pubblico, assistenzialismo, etc. ma... si dimentica della proverbiale ingordigia dei privati e del fatto che ci sono cose che sono incompatibili con l'affarismo. Ad esempio, le attività artistiche (qui ho citato quelle milonghere) ma, leggo da Francesco, anche le organizzazioni di corsa, in cui l'aspetto lucrativo punta su dimensioni sempre più grandi e le dimensioni sempre più grandi sono industrializzazione ovvero prodotti sempre più omologati sul medio, con il medio che tende ad abbassarsi per la noto problema della tendenza al monopolio o all'oligopolio tra cartelli.

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    4. Il tutto si riconduce al fatto che senza spazi di manovra (e intendo proprio spazi fisici) e senza salutari distanze che rendano sconvenienti o addirittura impraticabili le formule di rapina tipiche della nostra etologia siamo una specie che non può che esprimere il peggio di sè.

      Del resto, immagina una specie considerata "nobile" come quella dei lupi: che fine farebbe la "nobiltà" di centinaia di migliaia di lupi rinchiusi in batterie di serragli a leccare dal pavimento cibo altrimenti improponibile e a implorare guaendo un sorso d'acqua? E se in ogni serraglio fosse presente non un lupo, ma un gruppo di lupi, come andrebbe a finire?

      Tu stesso l'hai detto: siamo bestie (e non c'è da vergognarsene). Razionalmente, se davvero disponiamo di quella razionalità che amiamo millantare, dovremmo saper valorizzare la nostra natura, non creare le condizioni per trasformarla in tragedia.

      Ci siamo spinti troppo in là, e non vogliamo togliere il piede dall'acceleratore.

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    5. La nostra specie funziona abbastanza bene, visto che siamo ovunque, anche nello spazio. Il problema è proprio che funziona troppo bene e quindi siamo troppi.

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    6. Non è che io dico che siamo bestie. Apparteniamo al regno animale, facciamo la cacca, non sia autotrofi, condividiamo l'ordine con altri primati, abbiamo un etologia, etc. .
      I moralisti peggio sono e più usano, a mo' di termine dispregiativo, bestia,.A proposito di lupi e delle assurde inversioni e falsità, rimando alla bella pagina di Lisa Miller in cui ella riporta le osservazioni di Mark Rowlands sulla stupidità alla quale può arrivare questa hybris.
      Homo Insipiens Insipiens, visto che solo il 2? 4? 3? 5? per cento della specie è saggia.

      Ma se io sono così figo e intelligente da aver creato un robo complicato che c'ha un acceleratore - sono proprio un essere divino - perché mai dovrei togliere il piede dall'acceleratore!?

      ;)

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    7. UomoCoso non sono d'accordo.

      I batteri, che sono su un altro ramo della evoluzione, si riproducono all'infinito fino a che trovano risorse sufficienti. Quando non ce n'è, un po' muoiono e un po' si trasformano in spore, cioè una forma dormiente del batterio, per migrare da un'altra parte.

      Nel famoso "ecosistema" la regola chiave è l'equilibrio, che consente ad ogni specie di moltiplicarsi fintanto che non incontra il fattore limitante. L'alterazione di questo equilibrio provoca l'esplosione demografica di qualche specie (vedi alghe, meduse, insetti, ecc).

      Il nostro problema è che tramite la tecnologia cerchiamo sempre di rimuovere tutti i fattori limitanti per la nostra specie. A questo punto tu dirai che se abbiamo l'intelligenza per superare i fattori limitanti dovremmo averne abbastanza per imporci dei limiti da soli. Questo però richiede un modo di pensare "adulto" che non appartiene alle due categorie e alla terza non conviene.

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    8. > se lavessimo 'intelligenza per superare i fattori limitanti dovremmo averne abbastanza per imporci dei limiti da soli

      Ecco, difficile dirlo meglio di così. :)

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    9. Ad esempio perché diversamente ti vai a schiantare? :O

      P.S. In realtà ci siamo già schiantati, solo che (collettivamente) in conseguenza dello shock non ce ne siamo ancora resi conto. Sai, come quando ti spezzi un osso e lì per lì manco ti fa male e ti racconti che t'è andata bene... poi, solo qualche secondo dopo, iniziano i dolori.

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    10. La specie è un'entità media. Può funzionare, nell'insieme, benissimo mentre la maggior parte degli individui che la costituiscono fa una vita che non riserveresti al tuo peggior nemico (si fa per dire). La specie è, in un certo senso, un'astrazione. Gli individui no.

      Tutto questo giro di parole per dire che forse avrei dovuto lasciar perdere la questione della specie, perché della specie stessa mi interessa ben poco. Dunque, oltre ad essere una bestia pare pure ch'io sia odiosamente egoista. Che roba! Inqualificabile.

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    11. Essere intelligentemente egoisti, per dirla alla Osho.
      Ovvero un buono stile di vita, centratura in sé, rendersi conto che abbiamo una componente sociale, che il prossimo esiste e non possiamo ignorarlo, etc. etc.

      La questione paradossale è che questi moralismi per idioti (in realtà queste prpagande che hanno disegni subdoli) continuano a martellarti altruismo, sociale è bello, altro è bello, accoglienza, bontà, misericordia, perdono e altre mezze verità.
      Ad esempio l'accoglienza è nobile quando è scelta, quando non diventa collaborare a crimini (qualcuno vorrebbe essere accogliente con i responsabili di Seveso, per coloro che hanno tirato giuù la funivia del Cermis, etc. ?). Solo che te la presentano a metà e ti fanno il lavaggio del cervello per il quale TU devi accogliere,
      Insomma, siamo ad una serie colossale di cretinate passate come morale con effetti ... massimamente immorali come l'invasione, appunto.

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    12. Secondo me non calcolate che la nostra specie ha avuto successo perché oltre a competere con le altre specie, competiamo anche tra di noi in maniera spietata.

      Purtroppo questo implica il corollario de "mors tua vita mea", che non significa solo dare una botta in testa al vicino per rubargli donne e maiali, significa anche che alle elite non importa nulla se i servi vivono o muoiono come le mosche, fintanto che le elite si riempono la panza di prelibatezze, vivono nel lusso e chiavano a volontà.

      Per cui, decidere di imporsi dei limiti è una cosa che può fare uno come me, che sta "nel mezzo", non sopra e non troppo sotto. Ma per quelli che stanno sopra e per quelli che stanno sotto, l'ipotesi è inconcepibile, i primi perché gli toglierebbe degli agi in cambio di qualcosa a cui non danno nessun valore, i secondi perché, oltre ad avere poche alternative, non sono in grado di valutarle.

      Se qualcuno obbietta che le elite condividono il mondo con i servi, ovviamente è falso. Le elite trovano sempre il modo di vivere nell'ultimo pezzetto di paradiso terrestre, a costo di concimarlo coi femori umani. E' nella natura delle cose.

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    13. La competizione intraspecie è la più severa e questo è noto in biologia.
      Se noi fossimo Sapiens ne prenderemmo atto e cercheremmo di gestire la caratteristica in modo da ottenere il miglior risultato possibile, quindi né di demonizzarlo e propagandare strampalate morali ugualiste e neppure di buttare benzina sul fuoco (ad esempio, usare una meritocrazia radicale in cui, i patrimoni,. siano ereditati solo per alcune cose essernziali, tutto il resto, zacchete, via, non te lo sei guadagnato, non è merito tuo, non esiste, così porresti limite anche all'ingordigia delle elite, non ti serve devastare il mondo per portare il tuo patrimono da x miliardi di euri a y perché solo ai tuoi primi due figli va una sola abitazione, etc. etc.)

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    14. Sì, poi trovi gente che per qualche sua paturnia di fine-vita decide di lasciare i suoi beni a un'entità pseudo-statale che, nell'immaginario collettivo, esiste per fare del bene e crei mostri tipo quello che viene descritto qui.

      Prima di pensare a buttare nel calderone i patrimoni privati occorrerebbe prestare un po' d'attenzione alla qualità di coloro che finirebbero per amministrarli, il che ci riporta alla non-troppo-teoria (ovvero molta pratica) del filtro passamerda...

      Corollario: non c'è soluzione che non sia su scala minuscola.

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    15. Bravo, la "razionalizzazione" delle cose può interessare lo "uomo medio" come me, che sta nel "mezzo", ne sopra ne sotto e che vuole la libertà da esercitare nel suo piccolo intorno.

      DI sicuro "razionalizzare" certi meccanismi non interessa Briatore o il forestale siciliano, per la stessa ragione provenendo da direzioni opposte.

      Non so se il fenomeno sia eliminabile ma l'unico modo che posso pensare per contenerlo è sempre e solo la "educazione" ad un certo tipo di ideali invece che altri.

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