venerdì 7 novembre 2014

Che male c'è (libro primo)

Saranno un paio di settimane che ce l'ho qui sulla scrivania. Ci sono anche le pagine con quel modo barbaro di piegarne gli angoli in orecchi segnalibro che mi aiutano a ricordarmi punti salienti che desidero/desidererei citare.

Stefania
Mi era piaciuto il grunge, mi era piaciuta Bjork [...] il trip hop ed altre cose elettroniche. Ma i canali musicali ci rifilavano schifezze, la maggior parte delle radio anche, per interrnet era presto, quindi  c'era solo roba da poco, tutto un po' una schifezza, che però piaceva, come i fast food che andavano tanto anche da noi. Era l'industria globalizzata, il gusto globalizzato, l'appiattimento spacciato per esotico, l'abbassamento spacciato per novità, lo sfruttamento spacciato per occasione.
[...]
Avete mai notato quanto sono curate le case alpine? Nell'insieme e nei dettagli, spontaneamente, ognuna un davanzale fiorito, un balcone lavorato, una gradinata di ciottoli tra due case, i colori di un orto o un segno di benvenuto alla porta... aprendo gli occhi, anno dopo anno, sui particolari di Pesariis e dei paesi sotto me ne meravigliavo, tanto più che non esiste gente peggio vestita della friulana e della carnica in particolare. E invece le case... mi chiedevo perché fossero così belle. Semplicemente le materie prime? O qualcosa di più? [...] Secoli e secoli di tentativi, di apprendimento reciproco e quindi di tradizioni, in terre adatte a poche delle cose che il mondo ha da offrire? In pianura è tutto più facile, e il risultato è il disordine.
p. 456 - 457

La mia eroina ecoradicalintellettuale adotta in questo primo libro di Che male c'è la struttura di
racconto intrecciato, ogni capitolo è una dei protagonisti a raccontare. Ho impiegato qualche pagina per accorgermi. Cazzo è 'sta roba di capitoli che hanno nomi che si ripetono?
Quando finii di leggere questa prima parte dell'opera, così piacevolmente sorpreso, messaggiai a Gaia qualcosa tipo (non trovo più il messaggio, forse "buttato fuori" dal normalofono Nokia 29€ oppure rimasto nel furbofono (a casa, lo uso sempre di meno).

Un canestro di giunti, di vite, di racconti, di amori, sofferenze, di passato, di presente.
Con dentro la vita.

Era riuscito meglio il messaggio ma ora me lo ricordo a spanne così.
E' la storia di ragazzi di Udine, delle loro vite intrecciate, dalle prime vacanze con la parrocchia in Val Pesarina, la scoperta dell'eros, le vite che si inoltrano nella vita lasciando alle spalle l'adolescenza, l'osservazioni delle classi, di censo e di cultura e come esse plasmino fortemente, quasi ineluttabilmente le vite, le realtà trasgressive in provincia. E la storia.
Perché Stefania, l'intellettuale disadeguante, non conforme del gruppo  - eheh, potete pensare a UnaRagazzaInCammino, un certo punto, nella sua ricerca della vita dietro le apparenze, inizia ad intervistare Arrigo, il nonno, combattente nel battaglione Leone Nassivera, testimone della vita aspra che impose una morale austera e rocciose alle genti alpine. Arrigo inizia a raccontarle delle violenze efferate commesse in Friuli dai cosacchi, unitisi ai nazisti (fuggiti dalle persecuzioni staliniste, dai nazisti era stato promesso loro che avrebbero avuto il Friuli come loro terra, la Kosakenland).
Ero un po' indispettito, all'inizio. In questo periodo soffro di intolleranza alla religione cattocomunista ad iniziare dalla truffaldina e squallida speculazione per il potere sulla resistenza. Ma col tempo il libro mi ha ha avvinto. Non c'era ideologia, non più di un forte e semplice credere in futuro migliore, di libertà e giustizia.

Arrigo, intervistato da Stefania
Qui però non dovevano comandare i partigiani. Qui lo doveva decidere la gente da chi voleva essere governata. Ogni comune doveva eleggere la sua giunta popolare. [...] La regola era che si votava per capofamiglia come nelle vecchie latterie sociali. E siccome tanto uomini erano in guerra, o morti, o chissà dove, dove la famiglia era retta da una donna votava la donna. Per la prima volta nella storia d'Italia.
p. 401 - 402

Ma come avvenne anche qui in Emilia, molte erano resistenze di persone semplici e degne contro lo sfruttamento orribile prima della borghesia terriera così sostenuta dal fascismo e quindi dalla rapina degli invasori nazisti alemanni (e dai cosacchi in Friuli). La storia dell'Italia è una storia di predazioni, di sopraffazioni, di sfruttamento, di scorribande, di conquista, di violenza, di eccidi da parte di stranieri e Stefania fa da majeuta nei confronti di Arrigo per non perdere quella testimonianza di resistenza.

Guarda, era una cosa mostruosa, cacciare i friulani dalle loro case per far posto ai cosacchi.

e di racconti delle incursioni, povere famiglie contadine strappate dalle loro case, alle quali veniva dato fuoco, perso il fieno, con gli animali arsi vivi nelle stalle. Sapete cosa significa(va) perdere casa e mezzo di sostentamento in una aspra valle alpina clima articoalpinoboreale, con inverno fame e malattie a -15° fuori? Puoi immaginare questa violenza?

Arrigo conserva umanità, si rende conto della tragedia della quale furono vittime dello stalinismo i cosacchi prima, poi carnefici nei confronti dei furlan e quindi di nuovo vittime disperate (arrivarono ai suicidi di massa) quando restituiti dai granbritannici agli stalinisti.
E racconta di una morale dell'onore (sì, quella ora affermata dalla Nuova Destra di Alain De Benoist, pensate un po') per la quale i comandanti partigiani morirono come mosche, dando l'esempio ("L'autorità di chi comanda e dà l'esempio", p. 325) ed essendo avanti, nei combattimenti, non certo a mandare al massacro la truppa impartendo ordini dalle retrovie.

Avrei voluto citare molte cose del romanzo di vita - non è saggio storico ma la vita è storia in sé - le parole di Leo sulle neoreligioni che vogliono spegnere la coscienza, uniformare a quelle nuove (p. 393), gli scetticismi su quelle tradizionali dalle quali i ragazzi si allontana(va)no, sul viaggio nel samsara del mondo nichilista della tossicodipendenza di Francesca.

Devo dire che ho trovato una scrittura a volte moderata, che ha perso talvolta il realismo (crudo, politicamente scorretto, maleducato, preciso, fotografico la realtà non si conforma a questi giudizi morali) dei registri adottati in Dove si sta bene. Però... iniziato un po' in lentezza, sono rimasto avvinto alla fine in questo libro di intrecci, un cesto di giunchi con la vita dentro. Ora Gaia Stella Stefania, come queste due, è andata a vivere in montagna, là dove si sta bene. Chissà quando arriverà il libro secondo.

Che male c'è
Libro primo
Gaia Baracetti
Phasar Edizioni


9 commenti:

  1. Grazie, per questa recensione e complimenti a Gaia.
    Mi sembra un ottimo suggerimento letterario!

    RispondiElimina
  2. All'inizio ho travato adolescenziale e non così intrigante per me la parte del libro che... riguarda l'adolescenza dei protagonisti.
    Col senno di poi devo dire che questa capacità evocativa è stato un altro punto di forza nella scrittura di Gaia.

    Sulla Kosakenland carnica ho trovato questo documento di Pieri Stefanutti fatto molto bene.

    RispondiElimina
  3. un libro con tante pagine, tra l'altro.....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci sono anche libri che hanno qualche centinaio di pagine. Lo trovi strano?

      Elimina
    2. di questi tempi sì. e ti dirò: diffido in genere dei libri troppo consistenti come numero di pagine.

      Elimina

Rumore, robaccia fuori posto, pettegolame, petulanze, fesserie continuate e ciarpame vario trollico saranno cancellati a seconda di come gira all'orsone.